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Full text of "Archivio italiano per le malatie nervose e più particolarmente per le alienazioni mentali"

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ARCHIVIO ITALIANO 

PBR LB 

MALATIE NERVOSE 

E Pili PARTICOLARMENTE 
PER LB 

ALIE-NAZIONI MENTALI 



OI6M0 DELLI SOCIETÀ FREIlATIIiCI ITIUIII 



Diretto dai Dottori 
ANDREA VERGA 

Prchman H ■•didn* mMtale neirOspitftl* maggioc» di MUaao, 

SERAFlINO BIFFI 

]I«4Ìeo-Dirc(liort del priTato Xudeomio » San Cèbo* 



ANNO UNDECIMO 



STABILIMENTO DEI FRATELLI RECfflEDEI 
187 4,. 



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^^"^^ MEMORIE ORIGINALI 



8B E OOMB SI POSSA DEFINIRE LA PAZZIA. — DiscOrSO 

con evi il prof. VERGA inaugurò V anno psichia-^ 
irico 1873-74 nelT Ospitale maggiore di Milano. 



L 



Se io sorgessi qui oggi a trattare per la prima volta 
in vita mia di cose psichiatriche, o se io credessi di 
non aver qui innanzi a me che giovani affatto digiuni 
di cognizioni psicologiche , io mi guarderei bene , o 
signori, dal fare argomento d'una prolusione la natura 
ddla pazzia tentando di definirla. Perocché se dall'una 
parte è naturale e ragionevole V annunziare nel bel 
principio d' un corso psichiatrico ciò che devesi inten- 
dere per pazzia, dichiarandone i caratteri più gene- 
rali ed essenziali ; dall' altra parte è notorio che non 
hawì cosa più seria del definire. 

Definire è sapere vuoisi che abbia detto Socrate. La 
definizione in&tti è V ultima parola , il riassunto , il 
coronamento d' una scienza ; non vi si può aspirare 
senza aver percorso in lungo e in largo la scienza 
stessa. Chi definisce fauna sintesi, e alla sintesi non 
si arriva che in seguito a paziente e severa analisi. 
Definire^ riflettete bene alla potenza etimologica del 
vocabolo > vuol dire segnare o delineare i confini di 
dò che si prende a discutere o che si è discusso ; 
è rinchiudere V idea d'una cosa nei giusti suoi confini» 
come ins^^ò quel bizzarro intelletto di Erasmo di 



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Qoo^^ 



4 

Rotterdam (1). Ora tutto in natura si lega con annel- 
la invisibili : natura non fàcit saltus. Con transizione 
insensibile il caldo si tramuta nel freddo^ la veglia nel 
sonno, la salute nella malatia, la vita nella morte. 

Né la psichiatria è scienza antica, alla mano, esplo- 
rata in ogni sua parte. Essa è anzi la più giovane delle 
scienze mediche; come è la più augusta, la più circon- 
fusa di tenebre, stava per dire la più terribile. È meno 
d' un secolo che si ricominciò a studiarla con giusto 
indirizzo. Nella lunga notte del medio evo la pazzia 
non fu pur considerata come infermità. 

n. 

Siamo tutti d'accordo su questi particolari Ma volge 
ormai il nono anno che io qui rinnovo il mio corso 
di ^imigliari conferenze sulla pazzia , offrendone ben 
anche alla publica osservazione, quando mi sia possi- 
bile, i tipi viventi. Io mi vidi in quest' aula liberissima 
onorato sempre d' un eletto drappello d' uditori, tra i 
quali figurarono con singolare costanza dei medici che 
per Tetà ed il senno mi potrebbero essere maestri. U 
programma da me sviluppato senz' altro vincolo o ri- 
guardo che non fosse quello della migliore reciproca 
istruzione, riuscì larghissimo; e siccome ora si tratta 
di cavarne un costrutto , voi mi permetterete di ri- 
chiamarne i punti principali. 

(1) Elogio della pazzia, — Di quesVOpera» che ebbe un im- 
menso successo, meravigliosa è Terudi^ione, ma falso il concetto 
fondamentale. É la pazzia che celebra il proprio elogio! La paz- 
zia ba molte facce; perlomeno bisogna concedergliene due , Tana 
opposta airaltra, come quelle di Qiano ; Pana triste o da Eraelitò, 
^altra gaja o da Democrito. Ma evidentemente Erasmo non oo- 
nobbe che la mania acnta, ciarliera, vanitosai qaellaobe precorre 

a paralisi generale. 



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b 

Dopo avere esposto V anatomìa e la fisiologia dei 
centri nervosi e dei loro involucri ossei e membra» 
nacèi, nel che mi giovai all'uopo dell'estensione di 
pQZzi umani freschi e di preparati del nostro Gabi- 
netto anatomo-patologico , io mi tratenni lungamente 
sui aintomi che occorrono nella pazzia, e notai coi più 
accreditati psichiatri moderni che essi accennano per 
la maggior parte ad alterazioni apiretiche e più o meno 
profonde della sensibilità^ dell' intelligenza e della vo- 
lontà, che sono le speciali funzioni dell' enceMo. Io 
dimostrai in seguito che le dette alterazioni dipendono 
in alcuni individui da un vizio congenito dell' en- 
ceialo, in altri da una malatia che sorge sia idìopar 
ticamente sia simpaticamente nel corso della vita, sotto 
l'azione di cause diverse e sopratutto per l'influenza 
dell' eredità e del temperamento. Finsdmente io feci 
osservare che le stesse alterazioni , alle quali non di 
rado si aggiungono alterazioni varie dei sensi e della 
motilità, formano gruppi morbosi di forma svariata, 
d'andamento ora contìnuo, ora remittente, ora inter- 
mittente, alcuni dei quali dopo un certo tempo si sciòl- 
gono e scompaiono / altri si trasformano e si aggra- 
vano e finiscono colla morte ; tutti poi cotali gruppi 
hanno per effetto di rendere l' individuo intellettual- 
mente e moralmente diverso da quel che egli era e 
da quel che è la commune degli uomini, e di scemare 
ed anche distruggere del tutto la responsabilità delle 
sue azioni. 

£S questo il programma che pazientemente e ripe- 
tutamente io svolsi, intercalandovi soltanto delle con- 
siderazioni generali sui pregiudizi che ingombrano il 
campo della psichiatria , suU' importanza di applicare 
la statistica allo studio delle alienazioni mentali e sui 
perìcoli del 8a<^ificare alle viete fantasticherie teolo- 



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6 

gìche. Io non posso dunque essere tacciato di teme- 
rità^ ee, quasi a conclusione finale, tutto quello che 
ho discorso, io vengo ora a stringerlo in una defini- 
zione ddla pazzia. Perocché sostanzialmente Fattuale 
conferenza vuol essere riguardata piuttosto per Tul- 
tima dei corsi psichiatrici preceduti, che per la prima 
del corso che essa ha Paria d' inaugurare. 

L' avermi poi alcuni uditori seguito fedelmente per 
più anni, il non essersi per conseguenza il mio udi- 
torio rinnovato mai integralmente, il trovarmi io anche 
oggi in mezzo a volti amici e a vecchie conoscenze, 
son circostanze che, rendendo meno arduo e mena 
intempestivo il mio compito, giustificano sempre più 
il mio ardimento. 

Io non contesto le grandi analogie della ragione 
colla pazzia. Dirò anzi che la pazzia fino a un certo 
punto può vivere abbracciata col genio, confermando 
la verità del vulgare adagio : li estremi si toccano. Il 
primo Napoleone, della cui mente vasta, serena, ful- 
minea fu testimonio e giuoco mezzo il mondo , con- 
fessò un giorno a Filippo Pinel, il padre della psi- 
chiatria francese, che in alcuni momenti egli non si 
sentiva discosto dalla pazzia che la grossezza d'un 
cinque centesimi (1), e « badate bene, gli diceva, io 
potrei cadere nelle vostre mani da un momento al- 
l' altro. » E il povero Filippo Pinel per una scala di 
cui in quel giorno avea forse già fatto i primi gradini 
senza accorgersene, doveva anch'egli passo passo di- 
scendere fino all' estrema demenza. È noto del resto 
che in Gerolamo Cardano, in Torquato Tasso, in Gian 

(1) Epaisteur de 5 liards^ scrive Scipione Pinci, nipote di Fi* 
lippo, raccontando quest' aneddoto nel[a sua Ph^fiólogie de Vhom* 
me aliene. Liard è una vecchia moneta francesci di basso valore» 
molto sottile; ne corse di rame e di billione. 



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7 
Giammo Rousseau e in altri molti i lampi del genio 
si aTYÌcendayano colle tenebre della pazada. 

Ma queste antitesi psichiche non devono sorpren- 
dercL Esse hanno molto ovvio risccmtro nello stato 
fioco di certuni che, simili alle mela bacate, mentre 
offirono il più florido aspetto del mondo , nascondono 
ernie, varici, fontanelle ed altre magagne sotto pannL 
Io ho già detto che la transizione insensibile che à 
osserva dalla ragione alla pazzia, si trova anche dallo 
stato di salute a quello di malatia. è lecito dunque, 
lecitissimo , il tentare la definizione della pazzia , o 
non è lecito il tentarla di alcuna infermità dell'umano 
<N^;anismo. 

m. 

Si vuole che il definire la pazzia tftmi per alcune 
particolari ragioni stranamente dififllcile. Un primo 
grande imbarrazzo sarebbe fatto al medico alienista 
dalla moltiplicità e varietà e mutabilità dei sintomi della 
pazzia, alcuni dei quaH, secondo lo stadio e la forma di 
essa, possono non che diversi essere del tutto opposti. 
Voi, signori, avete passato a rassegna in questa stessa 
aula con me parecchi individui, pazzi da molto tempo 
e già messi con regolare consulto a carico della Se- 
navra, e avete notato che non uno rassimigliava per- 
fettamente al suo compagno, e che alcuno anzi offriva 
il perfetto rovescio ddUa medaglia. C!ome comprendere 
tante e si svariate e sì ripugnanti fisionomie in una 
sola definizione ? — Un'altra grande difiOcoltà consiste 
nell' essere noi all' oscuro della sede predsar e della 
condizione patologica della pazzia. Non basta il dire 
die essa risiede nell' encefalo ; bisognerebbe saper dire 
quali parti dell'ence&lo soffrano nelle diverse forme 



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8 

di pazzia. Bisognerebbe anche sapere qualche cosa fli 
più preciso circa il modo di lesione dell' encefieJo^ se si 
4;ratti cioà di semplice congestione o di vera inflam- 
Inazione o d'anemia o d'un vizio di nutrizione. Al- 
terazioni dell' encefiEJo si trovano frequentemente nei 
cadaveri dei pazzi ; ma esse variano da un cadavere 
all'altro, e potrebbero essere semplici coincidenze od 
anche effetti piuttosto che cause della pazzia. Vi sono 
infatti dei pazzi nel cui cadavere il più esperto ana- 
tomico non scoprirebbe alcuna lesione encefalica, men- 
tre alterazioni d' una certa gravezza incontransi tal- 
volta nell'encefedo d'individui che non hanno mai de- 
lirato. E certamente la lesione dell'encefalo non deve 
essere profonda né stabile in quei pazzi che guariscono 
da un giorno all'altro, come svegliandosi d'un sogno, 
se bene d'ordinario per ricadere. 

Queste con4derazioni sono giustissime ; ma non de- 
vono farci credere che la psichiatria, a differenza di 
altre scienze , sia ancora nelle fascie , e non abbia 
anzi ancora aperti li occhi. La varietà e mdtiplicità 
e mutabilità di sintomi non è propria soltanto della 
pazaa, ma è commune a molte altre malatie. La scro- 
fola, per esempio, nei diversi individui e nello stesso 
individuo , secondo i diversi stadi , si manifesta con 
sintomi del tutto diversi. Questo vale anche della si- 
filide, della pellagra, dello scorbuto. Quanta varietà e 
versatilità di forme non abbiamo poi nell' isterismo , 
nell'ipocondriasi e nella clorosi ! Anche l'oscurità che 
regna intorno alla sede e alla condizione patologica 
della pazzia, non è un difetto esclusivo di questa in- 
fermità.. Che sapiamo noi di esatto e di sicuro intorno 
alla sede e alla condizion patologica dell' epilessia, 
dell'idrofobia, della corea e di altre nevrosi? Non 
hanno finalmente tutte le altre malatie, anche ^pieUe 



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della vita vegetativa , le loro incognite ? Non è Tin^ 
tera patologia dominata dall' invitto mistero della vita? 
Se dunque i medici tentarono coraggiosamente di de- 
finire le diverse infermità dell'umano organismo, non 
v' è ragione per cui i medici alienisti debbano rifa- 
gire dalla definizione della pazzia. 

IV. 

Certamente nei rapporti forensi sarebbe di gran- 
dissima importanza il poter determinare il principio 
r ingresso della pazzia, e quando essa arriva al 
punto di togliere all'individuo ogni responsabilità delle 
sue azioni, e quando invece non fa che scemarla. Di- 
sgraziatamente noi non possiamo ricorrere a tal uopo 
né alla chimica né al microscopio. Noi non abbiamo 
un dinamometro delVintelletto e della volontà, come lo 
abbiamo per le forze muscolari. L'ascoltazione e la 
percussione, applicate alla diagnosi delle malatie del 
cervello, rimasero pressoché senza risultato. Soltanto 
in questi ultimi tempi si arrivò con mezzi ingegnosi 
a misurare meglio la sensibilità generale e la forza 
di alcuni sensi speciali. 

Ma é necessario tanta perfezione, direi quasi tanto 
di lusso di scienza, per poter definire la pazzia ? Noi 
sapevamo benissimo in che consistesse la miopia e la pre- 
sbiopia e la sordità, anche prima che si fossero trovati 
i mezzi opportuni per determinare il grado di queste 
fisiche imperfezioni. Dal punto di vista clinico, la 
pazzia, al pari d'ogni altra infermità, non vuol essere 
tanto studiata nel suo germe onel suo primo fiorire, 
quanto nel suo pieno sviluppo o quando é a perfetta 
maturità. Un clinico che vuol dare un'idea chiara e 
netta del tetano o della pneumonite, si perde forse a 



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questionare se rono o l'altra si possano già dire esi* 
stenti qoando un ìndiTÌdao, non sentendo che una 
eerta rigidezza nei movimenti della persona o una 
semplice gravezza di respiro^ attende^ come fosse ancor 
sano« ai suoi doveri? 



V. 



Ma voi ben vedete» o signori» che queste sono ubbie. 
Furono sempre pochi coloro che si fecero scrupolo di 
ragionar di pazzia e di pazzi senza aver prima ap* 
profondita la materia. Preti, filosofi, letterati, poeti, 
legisti, tutti sentenziano liberamente intorno alla pazzia 
e a* suoi confini. Alcuni codici danno anzi al giudizio 
dei profani maggior valore in certi casi concreti che a 
quello degli stessi medici alienisti. Si direbbe (aberrazione 
inesplicabile !) che essi ammettano nei profani un sesto 
senso per giudicare della pazzia, oppure che suppongano 
in essi degli speciali criterii negati ai medici, oppure che 
credano che il buon senso, che ognun porta dalla na- 
scita, vada facilmente sommerso e perduto per lo studio 
della medicina e della fisiologia ! 

Io dunque non indugierò più oltre a costruirmi una 
definizione della pazzia, e volendo fare mio prò dei 
lumi e degli errori di coloro che mi precedettero in 
questa bisogna, pongo subito a me stesso il seguente 
quesito : 

Come si è definita e si definisce questa proteiforme 
malatia che, caricando variamente nei diversi individui 
le tìnte dell'umanità, rende taluni oggetto di beffa e 
di giuoco, altri oggetto di ammirazione e di culto su- 
perstizioso , altri oggetto di paura e d'orrore ? Con 
qual giro di parole si è preteso di esprimere questa 
terribile infermità che tiene relegati più di 2000 in* 



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dmdai nei diversi ospedali e manicomi del Regno e 
ad un numero di poco minore o toglie o limita Y e- 
serdzio dei diritti civili ? 

VI. 

Coloro che amano le formule brevi e semplici de- 
finiscono neffotivamefite la pazzia, chiamandola la per-- 
dita della ragione, nello stesso modo che soglion dire 
che la malatia è la perdita della salute. É la defi- 
nizione di una gran parte dei dizionarii. Aprite quello 
d^li academici deUa Crusca, e vi troverete che la pazzia 
è mancanjga di discorso e di senno ; il contrario della sor 
viesM. Ma in che consiste la ragione o la saviezza? Noi 
non possiamo definire Tuomo ragionevole o savio che 
fÌ9kcendo T inventario delle operazioni regolari che co- 
stituiscono la sua vita intellettuale e morale. Ma resta 
poi a vedersi come tali operazioni devano modificarsi, 
perchè un uomo meriti di mutare l'epiteto di ragio- 
nevole o savio in quello di pazzo o disennato. E qui 
io vi domanderò con un brillante scrittore francese (1). 
È proprio necessario che tutte le di lui sensazioni 
sieno £edse, tutti i sentimenti pervertiti, tatto le idee 
sconvolte, tutti i giudizii erronei, tutti i raziocinii 
illogici^ tutte le reminiscenze cancellate o confuse, 
tutte le azioni stravaganti , che nessuna fecoltà intel- 
lettuale o morale rammenti in alcun modo Tuomo ra- 
gionevole, che nessun fenomeno si succeda in lui con 
ordine, con misura, con regolarità ? I profani, coloro a 
coi lo stadio e le scuole non hanno guasto il buon 
senso, pare che abbiano veramente una tale idea della 



(1) Alberto Lemoine, L'aliene devant la philosopMef la morale 
ei la sodeiè, Paris ises. 



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pazzia^ perche non contenti di dire che il pazzo è un 
4iomo che ha perduta la ragione , rincarano talvolta 
la dose col dire che ha perduto il cervello, anzi vanno 
più in là e dicono che ha perduta la testa. Ma in 
questo caso non sarebbe possìbile di trovare un pazzo 
né dentro né fuori dei manicomii^ a pagarlo un mil- 
lione. Né si saprebbe dove collocare coloro che durante 
li accessi di pazzia mostrano più vivace T imagina- 
zione, più fedele la memoria , più pronto il ragiona- 
mento. Basta al contrario per costituire la pazzia che 
un solo dei fenomeni componenti la vita intellettuale 
o morale si compia irregolarmente « o che una sola^ 
delle facoltà dello spirito sia in difetto ? Basta che una 
sensazione sia falsa« una imagine troppo viva> un'idea 
fallace, un giudizio erroneo, un ragionamento sofistico l 
In questo caso, anche nelle academie, nei parlamenti , 
nei concilii, nei congreesi, vi sarebbe difficilissimo il 
pescare un uomo ragionevole : tutto il mondo sarebbe 
stato mai sempre una vera gabbia di matti. E forse 
il numero degli, errori quello che distingue la pazzia 
dalla ragione ? Ma il monomaniaco può errare in una 
sola idea, e vi sono uomini reputati ragionevoli che 
versano in moltiplici errori. È forse la natura dei- 
Terrore che segna questa divisione? Certamente tale 
criterio é meno infedele e più attendibile ; ma quali 
stravaganze ed enormità non possono dirsi e commet- 
tersi in un momento di passione, di sogno, d'ubria- 
chezza, senza che costituiscano una vera pazzia? La 
durata del disordine intellettuale é pure un segno di 
qualche valore, ma la pazzia può durare tutta la vita 
e un sol giorno. 

Il definire dunque la pazzia per la perdita della 
ragione o del senno potrà piacere ai psicologi, agli 
ideologi, agli uomini di facile contentatura; ma i 



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medici e i fisiologi^ coloro che vogliono penetrare un 
po' addentro nelle C08e« non vedono in questa defini- 
zione che uno scambio di parole. Ad essa poi sfuge 
la numerosissima &miglia dei jpazzi ragionanti, sfuge 
il triste drappello di coloro che sono tratti da forza 
irresistibile a portar le mani violente sopra sé stessi e 
SQ altri, a bestemiare, a incendiare » pur conoscendo 
ed aborrendo il male che fanno. I medici alienitrti e i 
direttori di manicomio perciò la ripudiano. 

In letteratura è communissima la frase perdere il 
ben deir intelletto per diventar pazzo. Non hawi libro 
italiano che tratti di pazzia, ove questa locuzione non 
dia usata ed abusata^ É dessa evidentemente presa 
dall'Alighieri, il quale nella Divina Camedia si fa dir da 
Virgilio, suo duce attraverso Tinferno e il purgatorio ; 

...tu vedrai le genti dolorose 
Che hanno perduto ì\ ben deirintelletto (1). 

Ma il primo che usurpò in tal senso la frase dan- 
tesca o non intese il nostro sommo poeta o volle pa- 
rodiarlo. Giacché per l'Alighieri le genti dolorose che 
hanno perduto il ben delVintelletto sono i dannati che 
hanno perduto per sempre la grazia di veder Dio, e 
non già i pazzi, molti dei quali lungi dalFessere do- 
lenti, sono allegrissimi e felici, credendosi d'una na- 
tura privilegiata, principi, imperatori. Dio stesso. 

Quantunque però torta in senso tanto diverso, la 
frase dantesca, per la sua eleganza, può correre e 
corre in letteratura , alternandosi coli' altra frase di 
cui ho già fatta giustizia ; ma scientificamente essa è 
inesatta e vaga per le stesse ragioni per le quali ab- 
biam detto essere inesatto e vago il dire che la pazzia 
consiste nella perdita della ragione o del senno. 

(I) Deltlnfèrno, Canto III, verni 17, 18. 



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Le stesee stessiinime obiezioni si possono fare a 
coloro per i quali la pazzia è la perdita del libero 
arbitrio. Un profondo metafisico» il signor Maine de 
Byran, essendo non solo stato di quest'avviso ma avendo 
identificata la coscienza colla volontà e fatto dipendere 
da queste due facoltà l'esercizio della percezione» del- 
Tattenzione, del giudizio, e della memoria» definì il 
pazzo una machina vivente, un atOoma, un mostro (1). 
E questa una esagerazione ridicola» ormai giudicata 
da tutti. 

L'automatismo dei pazzi ben di rado giunge fino 
alla sospensione o all'abolizione completa della volontà. 
Questa nobilissima facoltà offre» come l'intelligenza e 
la sensibilità» innumerevoli gradazioni. Nella maggior 
parte dei pazzi la volontà non è che indebolita e lo 
è soltanto ad intervalli o per rapporto a certe azioni. 
In altri» sotto lo stimolo di allucinazioni o di false 
idee» la volontà acquista per lo contrario una tensione 
e una fermezza straordinaria. 

Più viva e seducente è la definizione del signor 
Moreau di Tours» e quale poteva attendersi da un 
profondo scrittore di patologia mentale. Egli chiama 
il pazzo un uomo che sogna ad occhi aperti. Ma anche 
questa definizione non può rigorosamente applicarsi a 
tutti li stadi e a tutte le forme della pazzia. Ci sono 
del resto così cognite le condizioni del sogno per farle 
servire di spiegazione ad un'incognita? 

Bisogna confessarlo. Fra quante definizioni della 
pazzia ci hanno lasciate i filosofi» quella di Voltaire è 
la più comprensiva e la più vera. Vi brilla l'osserva- 
zione e il buon senso. Voltaire prese per criterio e 

(1) NouveUes conHderatiom sur les rapporta du physigue et 
du maral. 



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misora della pazzia la ragione universale. Per lai quindi 
Talienazione mentale è una malatia che impedisce al- 
r uomo di pensare e di agire come li altri. Peccato 
che» per amore di sraiplicità e di brevità^ non siasi 
aggiunta a quella parola malatia un epiteto che la 
particolareggiasse. Così la definizione di Voltaire ha 
il difetto di attagliarsi non solo alla pazzia» ma alla 
encefalite» alla meningite, al tifo. Anche la corea» la 
paralisi» il tetano e qualche malatia chirurgica impe* 
discono all'uomo » se non di pensare » certamente di 
agire come li altri. Insomma ho lodato la definizione 
di Voltaire come la più comprensiva» e mi accorgo 
che doveva anzi appuntarla perchè lo è troppo» ab- 
bracciando delle forme morbose che non sono la pazzia. 
In questo difetto però cadde anche im grande alie- 
nista. Il Guislain» in non so quale delle sue Legane 
orales sur les phrenopathies, disse che la pazzia è un 
morbo che pone chi ne è affetto nell' impossibilità de 
gerer sa pet^sonne et ses affaires. Chi non vede che 
qualunque malatia si accompagni di febre e inchiodi 
al letto» pone egualmente un pover' uomo nell' impos- 
sibilità de gerer ses affaires et sa personne ? 

VIL 

Ma la perdita della ragione o del ben dell'intelletto» 
la perdita della volontà » il sognare ad occhi aperti » 
il pensare ed agire diversamente dagli altri uomini» 
il non saper ben governare nò la propria persona nò 
i propri afiisuri» si risolve in una malatia del corpo o 
in una malatia dell'anima 7 Questo premerà ad alcuni 
di sapere. Perocché pur troppo le tradizioni teologiche 
pesano sui medici ed andie sui medici alienisti» e 
le parole malalie psichiche, malatie mentali» malatie 



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16 

delh spirito, tanto ancor famigliari nella scienza, ne 
sono una prova* 

Queir Heinroth che vide nella pazzia niente altro 
che il peccato o la punizione del peccato , in nessun 
rapporto coll'organismo e co' suoi mali, era un medico 
filosofo, contemporaneo dell' EsquiroL Quell'Ideler che 
ride nella pazzia nient' altro che una passione cieca 
e irresponsabile da combattersi con una passione an- 
tagonistica o col castigo , era non solo medico , ma 
dirigeva, non è molto, un manicomio a Berlino. Quel 
Leuret che in apposito volume , stampato nel 1840, 
volle dimostrare che il pazzo è un uomo che s' tnffanna 
e a cui non conviene che una cura morale, era in 
quell' anno istesso medico nell' Ospizio di Bicétre a 
Parigi. Tutti costoro avevano in pectore una sempli- 
cissima e brevissima definizione della pazzia. Col motto : 
è una malatia delVanima, l'avrebbero distinta da tutte 
le altre che vedonsi appoUajate tra le ramificazioni 
dell' immenso albero della nosologia metodica, le quali 
sono malatie del corpo. 

Ma dobbiamo noi qui affrontare l'eterno indovinello : 
se l'anima possa ammalarsi, o se ciò che va soggetto 
a tanti stati diversi, come il peccato, l' errore, la pas- 
sione e la pazzia, possa considerarsi un puro spirito ? 
Ho già mostrato in altra occasione che quel che si 
insegnò dai panteisti , dai vitalisti e dagli animisti 
strettamente detti sulla natura dell' anima non è che 
una ipotesi (1). L' insistere su quest' argomento sa- 
rebbe fatica altretanto improba che vana. Anche la 
vecchia contesa tra materidisti e spiritualisti ha per- 
duto del suo vigore e del suo veleno, dacché li uni e 
li altri rifletterono che non è men duro a intendersi 

(1) Una scorserélla nei campi delV animismo. Milano, 1872. 



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17 
come un'entità immateriale funzioni per mezzo della 
materia di quel che una materia acquisti facoltà spi- 
rituali, e girando intomo uno sguardo ai loro colleghi 
si avvidero che la mente influisce molto meno del 
cuore sulla condotta dell' uomo, e che si può ensere 
materialisti e fior di galantuomini, e per converso spi- 
ritualisti e perfetta canaglia. 

Quello in che convengono medici e filosofi d' ogni 
colore si è che Tuomo sovrasta a tutti li animali per 
facoltà e funzioni particolari, il cui complesso si volle 
personificare, anche per commodità di linguaggio, nel- 
r annna, o nella psiche. Che tali facoltà o funzioni di 
ordine superiore sieno in stretta relazione coli' orga- 
nismo e rientrino nel circolo della vita, lo provano le 
modificazioni che esse subiscono sotto le diverse ma- 
latie del cuore, dei polmoni, del fegato, del ventricolo, 
delle intestina, dell' utero, ecc- Ma resta a vedersi se 
nella pazzia esse appajano così esclusivamente scon- 
certate da autorizarze i medici alienisti a fare della 
pazzia una malatia nettamente distinta da tutte le 
altre e degna del titolo di malatia deWanima. 

Si racconta che il signor Villemain , illustre lette- 
rato francese dei nostri tempi , essendo stato subita- 
mente colpito da alienazione mentale, mentre era mi- 
nistro della publica istruzione , abbia risposto ad un 
suo intimo amico che lo richiedeva ove fosse amma- 
lato: ho male aWamma. Interrogato novamentese sof- 
frisse al capo : no, no, più in alto, rispose. — Non ho 
difficoltà a credere a quest' aneddoto (1). Perocché ana- 
loga risposta mi sovviene d'aver io ricevuta da indi- 
vidui travagliati da scrupoli religiosi. Interrogati se 

(1) V Unità Cattolica del 13 maggio 1870. 

Archivio, anno II.* ^ 



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18 

patissero di vertigini, di cefelea, di susurro d'orec- 
chi, d' offuscamento di vista, essi, dopo avere ad ogni 
domanda opposto una negativa , a mo' di conclusione 
perentoria, dichiararono nettamente di non essere am- 
malati nel corpo ma nell' anima. Quali si potran dire 
malatie delV anima, se queste non sono ? 

Ma questi fatti avrebbero valore soltanto quando 
noi dovessimo prendere sul serio tutte le parole dei 
pazzi, senza pur badare alla loro educazione, alle loro 
credenze, al loro temperamento, al grado e alla forma 
della loro malatia, ecc. Ad ogni modo a questi fatti 
isolati noi possiamo contraporne miUiaja nei quali la 
pazzia incominciò con cefalee, vertigini, stordimenti, 
rumori d' orecchi , insonnia , allucinazioni , febre, in- 
somma con tutti quei sintomi che attestano una ma- 
latia del cervello. Abbiamo casi numerosi d'alienazione 
mentale che cedettero facilmente ad una cura diretta 
a togliere una pertinace congestione cerebrale, oppure 
uno stato opposto di anemia o d' idroemia. Abbiamo 
finalmente un' intera famiglia di debolezze e imperfe- 
zioni mentali prodotte o sostenute da incompleto svi- 
luppo del cranio e del cervello. E dunque troppo chiaro 
e costante nella pazzia l' interessamento del cervello 
per non tenerne conto nella definizione della mede- 
sima. Se ci ostinassimo a chiamare malatie del cer^ 
vello soltanto le meningiti e le encefaliti, riserbando 
il titolo di malatie delVanimu alle alienazioni mentali, 
noi dovremmo stabilire una distinzione anche tra le 
malatie degli altri visceri, appellando malatie fisiche 
quelle che ne intaccano la tessitura, e malatie vitali 
quelle che ne alterano soltanto le funzioni, perocché 
ciò che si chiama anima o psiche rappresenta appunto 
la vita le funzioni del cervello. 

Comunque sia, poiché, per ragioni altrove discusse. 



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che qui sarebbe troppo lango il richiamare^ dalla grande 
maggioranza dei medici alienisti di tutte le nazioni è 
ammesso che la «pazzia è una malatia cerebrale^ io 
non so con quale logica si potrebbe porre un doppio 
mistero per base d'una definizione^ chiamando la paz- 
zia stessa una malatìa delV anima. Sarebbe tempo di 
lasciar Tanima come e dove Dio V ha creata, e di oc- 
cuparsi un po' più del cervello, dove V uomo ha con- 
statato che si svolgono e si esercitano le più mera- 
vigliose sue facoltà. 

Vili. 

Eppure, Signori, ciò che vi ha di più commune 
nelle definizioni della pazzia è appunto la trascuranza 
e l'oblio dell'elemento somatico. Vediamolo, per quanto 
il consente la mia scarsa erudizione. Io non ritornerò 
più alle definizioni dei letterati, dei filosofi, dei dotti 
che stan paghi a rischiarar un punto della pazzia con 
una frase luminosa ; ma sceglierò le mie nuove testi- 
monianze fra i medici ed anche fra i medici alienisti. 

Paolo Zacchia defini le amenze o le demenze ( ciò 
che noi diciamo la pazzia ) per tutte quelle affezioni 
nelle quali la facoltà razionale dell' uomo appare men 
retta e men conforme a natura — omms affectus in 
qutbiis rationalis facultas in homine suis operationtbus 
mtntis recte et ex naturce instituto fungi conspicitur (1). 
Ma il medico di Papa Innocenzo X, 1' archiatro degli 
Stati della Chiesa, scrisse nel secolo XVII, in cui era 
ancor formidabile il Santo Uffizio. Veniamo ai tempi 
nostri, tempi di maggiori lumi e di minori paure. 

L' eruditissimo Giuseppe Frank nel suo Trattato di 

(l) Questionum medico-ìegalium, tomi tres. Vonetiis, 1737. 



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20 

medicina generale ha queste precise parole : Morbos 
chronicos in privatione usus rationis circa unum vel 
plura objecta consistentes, qui cegrotos officia in civi-' 
tate óbire prohibent et eosdem a conversatione cum 
aliis eoccludunt , munias nuncupamus (1) ; parole che 
il nostro dottor Longhi traduce così : chiamiamo manta 
(titolo che per Giuseppe Frank corrisponde a pazzia) 
alcune malatìe croniche che consistono nella privazione 
delVuso della ragione sopra uno o piò, oggetti, che im- 
pediscono ai malati di adempiere alle loro funzioni di 
cittadini e li escludono dalla società degli altri uo- 
mini (2). 

Il dottor Spurzheim, il collaboratore di Gali, definì 
in tre diverse maniere, ma che si equivalgono, la paz- 
zia, chiamandola — o fo sconcerto d'una sensazione 
d*u7ta operazione intellettuale in un individuo che 
non è capace di distinguere questo stato morboso ; op- 
pure V aberrazione d'un sentimento qualunque in un 
individuo che non può distinguere questa aberrazione 
che non ha V influenza della volontà sulle azioni di 
questo sentimento ; oppure lo stato d'un uomo che è 
incapace di distinguere li sconcerti delle sue operazioni 
mentali o che agisce irresistibilmente (3). 

Il dottor Giov. Battista Fantonetti , dopo aver di- 
chiarato che la pazzia non si può definire, perchè non 
si può mettere innanzi V essenza e la qualità delle 
cose , si provò d' avvicinarvisi col dichiarare , che la 



(1) Praxis medicee universa! prcecepta. Taurini, 1821. 

(2) Trattato di medicina pratica unitersale. Versione italiana 
per cura dei dottor Antonio Longlii, riveduta dall'autore. Mi- 
lano , 1864. 

(3) Osservazioni sulla pazzia e sui disordini delle funzioni 
morali ed intellettuali dell' uomo, ecc. Versione dal francese in 
italiano Roma, 1819, T. I. 



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21 
pazzia è quel qualunque alteramento , pervertimento 
sviamento che dir si voglia negli atti della facol- 
tà per cui si opera il confronto o il discernimento 
degli oggetti e dei soggetti , sicché essi atti che pure 
con una cert-a attività si eseguiscono , si allontanino 
dalV ordinaria maniera che retta si ritiene. Ed aggiunse, 
che questa condizione anormale dura cronica , essen- 
zialmente non accompagnata da febre, e con più o men 
chiari periodi (1): codicillo che spiega, ma non migliora 
il testamento. 

n dottor Stefano Bonacossa di Torino, il nestore 
dei psichiatri italiani, dichiarò di considerare per pazzia 
il supremo grado morboso d' ogni facoltà mentale deU 
Vuomo, per cui le medesime si scostano necessariamente 
dalle leggi naturali o cessano di essere attive indipen- 
dentemente dalla volontà ed in opposizione con essa. 
Definì egli pertanto la pazzia : una necessità di pensare 
e ragionare e di operare^ o non appalesantesi secondo 
i varii modi di manifestazione proprii alle singole fa^ 
colta mentali, o con la sospensione delVazion loro, col 
silenzio (2). 

n dottor Francesco Bonucci, che fu medico prima- 
rio del manicomio di Perugia, e gentile ed acuto scrit- 
tore, avea già definito la pazzia: un disordine delle 
facoltà delVanima che le diparte dalle leggi della son 
Iute e che esiste indipendentemente da ogni altra forma 
morbosa (3). Ma poco sodisfatto egli stesso di così 
vaga definizione, ne diede una seconda, a mio parere, 
non meno disgraziata, col dire che le alienazioni menr 

(1) DeUa pazzia. Saggio teorico-pratico di Giovanbattista Fan- 
tonetti. Milano, 1830. 

(2) Elementi teorico-pratici di patologia mentale. Torino, 1851, 
pag. 47. 

(3) Fisiologia e patologia delTanima umana, Firenze, 1852. 



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22 

tali Significano soltanto quelle specie dt nialatie morali, 
in cui vengono offese le piil alte facoltà dell' vmana 
natura, cioè la ragione e V arbitrio (1). 

Il dottor Paolo Mantegazza finalmente pare che 
della pazzia non siasi fatta un' idea molto diversa da 
quella del dottor Spurzheim , perchè in una Lettera 
altretanto gentile che briosa e interessante a me di- 
retta, la definì : una aberrazione permanente di una 
pia facoltà intellettuali o sentimentali , che non può 
essere corretta dalla volontà e che non è quasi mai 
avvertita dalla coscienza (2). 

In nessuna di queste definizioni^ come anche in quelle 
che prima discussi, non è pur nominato il cervello. 

{Continua). 

RIVISTA 

sullo sdoppiamento delle eoneezlonl; del dot- 
tor Huppert. — Un fenomeno frequentissimo a riscontrarsi 
nei deliri di persecuzione è questo, che i malati accusano di 
sentirsi ripetere tuttociò che pensano, tuttociò che leggono , 
tuttociò che scrivono ecc. Ora questo fenomeno , secondo li 
studii deirHuppert, non sarebbe devoluto ad alterazione della 
sensazione né della percezione, ma bensì dalla concezione e 
precisamente ad uno sdoppiamento di essa. Infatti si ammette 
che ogni pensiero che sorge nella mente nel suo stato nor- 
male nasce contemporaneamente in ambedue li emisferi , la 
sinergia funzionale dei quali lo rende unico alla coscienza 
nello stesso modo che la doppia imagine degli oggetti che 
formasi negli occhi non è che unica perula percezione. Ora 

(1) Della classificazione delle malattie mentàlù — Appendice 
psichiatrica della Gazzetta Medica lombarda^ 3 agosto 1857. 

(2) De la classificatUm des maladies mentaleSf de leur traite^ 
meni par le coca et de leur début. — Archivio italiano per le 
malatie nervose^ ecc., 1865, pag. 290. 



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23 
negli stati patologici in coi si abbia disarmonia nella funzione 
dei dne emisferi, per alterazione di uno di essi, le due con- 
cezioni non si formano più simultaneamente^ ovvero non ven* 
gono contemporaneamente trasmesse alla coscienza: per cui 
qnella che tarda si ripercuote come nn'eco neir orecchio del 
malato, che riportandola come avviene di tuttociò che sorge 
anormalmente nel cervello, ad un^orìgine estranea a lui stesso, 
se ne impressiona e duole, come d'effetto dell'altrui persecu- 
zione. E ciò non si verifica nel sogno di questi malati, poiché 
nel sonno, secondo la teoria di Schroeder van der Kolk, nn 
solo emisfero funzionerebbe; quello che per la declività uni- 
laterale in cui vi è comunemente tenuto il capo , trovasi per 
la minore afidnenza del sangue in maggiore attività di cir- 
colaiione e quindi d'innervazione. Questo sdoppiamento delle 
concezioni può avvenire tanto per le puramente ideali, quanto 
per le sensorie : ma il fatto più comune riguarda le concezioni 
uditive. Pertanto questa bella quanto semplice teoria ha tro- 
vato una splendida conferma nell'alterazione anatomica ri- 
scontrata da Huppert nell'autopsia d'uno dei malati da lui 
studiati che presentavano il fenomeno dello sdoppiamento , e 
precisamente in uno che ogni volta si poneva a leggere, sen* 
Uoa ripetere ogni parola che gli passava sotto gli occhi, sic- 
ché in esso l'imagine visiva sì trasformava e non contempo- 
raneamente • ma con qualche ritardo, in una imagine uditiva. 
L'autopsia dimostrò in esso , un' apoplessia capillare apprezza- 
bilissima ad occhio nudo neWisola del lato sinistro. Ora è pre- 
cisamente nelle pareti che formano la scissura del Silvio che 
le ricerche del Meynert hanno provato aver luogo la trasfor- 
mazione della imagine visiva in imagine uditiva ; dunque la 
apoplessia capillare difficultando e in molti punti impedendo 
la libera funzionalitìi degli elementi nervosi, ritardava questa 
trasformazione nel lato sinistro, e la concezione uditiva che 
ne risultava seguiva come un eco quella normale e contem- 
poranea alla visiva del lato destro. E questa stessa alterazione 
anatomica spiega tutte le altre allucinazioni d' udito da cui 



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24 

era tonnentato Tammalato, poiché il Meynert ha riscontrato 
un legame anatomico fra le cellule della sostanza corticale che 
forma le pareti della scissura del SìItìo e le fibre del ner70 
acustico. {Archiv. fur Psi^chiatrie 1871-72). 

V A. Tamburini. 

Della pazzia ereditaria. — Il signor Legrand du 
Sanile in una conferenza volle dimostrare, che l'eredità perpe- 
tuando nella specie le malatie nervose, le trasforma e le mo- 
difica, costituendone una intera serie di tipi morbosi, vera fa- 
miglia nosologica naturale, i cui membri presentano, in mezzo 
d*ana apparente diversità sintomatica, un complesso di segni 
communi, che loro danno una fisionomia distinta, un' aria di 
famiglia^ dalla quale è facile riconoscere la loro parentela e 
la loro commune origine, o in altri termini che la denomi- 
nazione di pagaia ereditaria^ a torto rifiutata da molti autori, 
merita di prender posto nella scienza a fianco della pazzia epi- 
lettica e della pazzia alcoolica. 

Quando si tratta d'un malato , egli dice , che fa pib volte 
chiuso in un manicomio, si può quasi con certezza diagnosti- 
care una pagaia ereditaria. Morel parla d' una donna che fa 
rinchiusa ben 37 volte. La menoma contrarieiÀ provocava in 
essa una mania furiosa che durava da 6 settimane a 2 mesi, 
terminava quasi subitamente, ed era seguita da un periodo di 
remissione che durava 5-6 mesi. Non sono vere ricadute que- 
ste della pazzìa ereditaria, ma periodi alternanti d'una stessa 
malatia, la quale riconduce a fisso intervallo le apparenze della 
calma e della ragione e le manifestazioni della pazzia. 

Quel che disse Hofmann delle malatie ereditarie in ge- 
nerale , quadra a cappello alla pagaia ereditaria : (Egriue 
semper curationem admttunt, facile recorrunt et medenti- 
bus multum negotii facessunt. 

Non vale però di essa quel che Yan-Swieten disse dell'epi- 
lessia ereditaria, che cioè il medico non può impedirle di com- 
parire al termine fisso per la sua evoluzione , come non può 
impedire che i peli e i denti , i cui germi sono egualmente 



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25 
disposti nel bambino, spuntino a una data epoca. Perocché in 
mdti casi di pasfBta ereditaria pnò il medico recare un mi- 
glioramento la guarigione. 

Si pnò sperar bene sopratntto quando la malatia mentale 
ha fatto subita esplosione a un* età avanzata, senza precorrenza 
di disordini psichici ralutabili. C ò da sperar meno quando 
nella gìoTinezza si poterono constatare anomalie fisiche e di- 
sordini periodici anche leggieri della facoltà dello spirito ; e 
ancor meno, quando fin dal principio l'influenza ereditaria si 
è manifestata con pervertimenti morali ed affettivi e con di- 
sordini notabili dell'intelligenza. Una statistica del dott. Eraft- 
Ebing parla chiaro su questo proposito. 

L* impukdone ò uno dei sintomi pih caratteristici della pa^- 
già ereditaria, e conduce spesso i malati ad atti immorali o 
pericolosi, dei quali sono poi chiamati a render conto davanti 
i tribunali. 

Le statistiche e particolarmente quella di Hugh Grainges 
Stevard dimostrano che la durata media della vita è notabil- 
mente più corta nella pag0ia ereditaria che nelle altre. H pih 
dei pazzi soccombe tra i 40 e i 65 anni , e la maggior parte 
degli ereditarli fra i SO e i 60. 

Finalmente la pae»ia ereditaria è grave relativamente alle 
spedo. Compromette la sorte delle famìglie col fatto della 
sterilità dei malati o della mortalità precoce dei bambini. Se 
vi sono dei bambini vitabili, questi hanno probabilità grande 
di portare dei segni di degenerazione ancora più accentuati 
di quelli che presentavano i loro ascendenti. {Le Mouvement 
medicai, 18 ottobre 1873). F. 

Itol svilcldlo indiretto. — Il dottor Eaatzer di 
Marburg chiama suicidio indiretto quello degli individui che, 
col compiere delitti puniti dalla legge colla pena di morte, 
agognano ad ottenere dai magistrati la condanna a questa 
stessa pena : ò dunque un procurarsi la morte legale per man 
del carnefice. L' autore racconta a qnesto proposito la storia 
d'un mugnaio d'anni 89, che senza dimostrabile ereditarìeià avea 



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26 

fin dalla giovinezza spiegato alcnn che d' abnorme nelle sne 
fctcoltà intellettuali. Era stato sempre tadtomo , raccolto in 
sé stesso ed amante della solitudine. Dopo tre anni di scnola 
si die' al vagabondaggio, lavorando qua e là, finché alla pri- 
mavera del 1866 fa ricondotto a casa cencioso ed in arnese 
desolante. Quivi si mostrava assai malcontento del i^uo destino 
e di frequente dichiarava che il pros^nire la vita gli era una 
disperazione : abbattuto , apatico , sfugiva la compagnia e i 
piaceri ; esternava propositi di suicidio, ed aveva fatto un ten- 
tativo di appiccarsi, che però falQ. Al 29 aprile nella casa di 
un suo cognato, che fin allora l'aveva amorosamente accolto e 
soccorso, rompe con un coltello da tasca la porta di una ca- 
mera nella quale dormiva il bambino non ancor battezzato 
del cognato, e l' ocdde con un rullo da pasta (Magelpuppe). 
Subito arrestato sostenne costantemente < che egli si riteneva 
perduto e che era stanco della vita, che guidato dair idea di 
occidere sé stesso , si era proposto di commettere un delitto 
capitale end' essere , mediante la pena di morte , tolto dal 
mondo; ch'egli credeva questo mezzo più sicuro deU'appicca- 
mento ; eh' era riconoscente alla sorella ed al cognato , e che 
amava il bambino ; l'aveva ucciso onde un giorno non lo co- 
gliesse nella vita un destino infelice come il suo. > Nella 
prigione si mostrò schivo , parco di parole ; desiderava insi- 
stentemente la morte e rifiutava spesso il cibo , onde dovè 
nella camicia di forza essere artificialmente alimentato. Fu 
trasportato al manicomio di Halle , e nel momento del suo 
ingresso in questo Stabilimento era estremamente debole e 
smagrito, e presentava fenomeni che preludevano alla melan- 
eolia stupida. Fin dall' agosto lo si dovette alimentare arti- 
ficialmente, ed alla fine di settembre morì in uno stato di 
massimo esaurimento. 

Alla sezione si trovarono osteofiti abbastanza stipati all'in- 
terno della vOlta; leggiero intorbidamento della pia-meninge, 
pallida la sostansu grigia, sotto le circonvoluzioni un focolaio 
telangectasico largo 3i4 di pollice. Li altri organi nulla pre- 



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sentarono di importante. Il cranio esaminato da Welker awi- 
dnavaai alla forma dei crani oosidetti progenei (progeneen- 
form) e mostraya parziali e totali OHsificazioni di molte sa- 
ture. La parte facciale era obliqua, sproporzionatamente piccola, 
in confronto della parte cerebrale; le ossa del cranio, meno 
quelle della base , erano ispessite. L* autore correda questa 
storia di altri 31 casi raccolti nella letteratura medica. Quanto 
al sesso, nel < suicidio indiretto » prevale il maschile sul 
feminile (5 : 1) ; l' età più frequente corrisponde a quella dei 
suicidi comuni (20-30 anni). Neil' ultimo periodo del secolo 
passato il € suicidio indiretto » sarebbe stato assai frequente 
tanto che in taluni codici stavano appositi paragrafi secondo 
i quali ora si sospendeva la pena di morte , od ora si ina- 
spriva (colla ruota, ecc.) Li oggetti dell* uccisione erano pre- 
ferìbilmente bambini, e l'idea dominante è « che i bambini 
son da ritenersi felici, perchè si tolgono da questo mondo an- 
cora innocenti. » È rara la simulazione di delitti onde incor- 
rere nella pena di morte. L'autore ne porge due casi. L' au- 
tore non trova nella letteratura medica forense che pochi 
criteri pel giudizio medico-legale, e respinge come falsa la 
opinione di Marc, che il fatto per sé dimostri una psicosi. Di 
questi infelici molti avevano agito in stadi della melancolia, 
altri erano epilettici. {Riv. di Med. e Terap. agosto 1873). 
Il magnete e I pazEl. — In una seduta che ebbe 
luogo al manicomio di Boma , durante il Congresso XI , de- 
gli scienziati italiani, il dottor Solivetti parlò snll' agitazione 
dei maniaci m rapporto colle perturbazioni atmosferiche. Disse 
che molti alienisti si sono occupati di questo soggetto senza 
che finora se ne siano avuti risultati concludenti. Egli pensò 
di cercare se fra quelle agitazioni e le perturbazioni magne- 
tiche potesse esistere un legame. Prima di entrare in materia 
porta a cognizione della classe medica, che in questo manico- 
mio di Boma i pazzi sono divisi in 3 categorie : tranquilli , 
agitati e sudici. Le osservazioni fette a questo intento, furono 
divìse in decadi, e riunendo le osservazioni giornaliere si ebbe 



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26 I 

la curva delle decadi e poi quella del mese. Non disimula il 
dottor Solivetti di esser stato sorpreso da una coincidenza quasi 
matematica fra quelle osservazioni e la costanza dei risultati, 
i quali già fino dal 15 dicembre 1866 egli communicava in una 
tornata scientifica che soleva tenersi in questo manicomio. Le 
conclusioni del suo discorso si riassumono nelle seguenti pro- 
posizioni : 

1. L'agitazione degli alienati ò in stretta relazione colle 
perturbazioni del magnetismo terrestre. 

2. Li alienati si agitano costantemente il giorno innanzi a 
movimenti dei magneti. 

3. L^ agitazione degli alienati non si ò veduta mai conse- 
guire alla perturbazione dei magneti. 

4. Li alienati tornano in calma quasi istantaneamente, mentre 
i magneti ritornano al loro stato regolare parecchie ore , e 
qualche volta anche un giorno dopo la loro alterazione. 

5. L'agitazione degli alienati corrisponde alle esagerazioni 
del bifilare. 

6. L'agitazione dei sudici corrisponde all' abbassamento dei 
magneti, particolarmente del bifilare^ ed ò maggiore quando vi 
si accoppia l'abbassamento del barometro. 

7. L' agitazione dei sucidi non si manifesta così precoce- 
mente come negli agitati ; ed ove ciò avvenga la cadata degli 
istrumenti sarà per essere grande e quasi repentina. 

Termina facendo premura ai direttori dei manicomii di ri- 
petere e verificare queste sue esperienze. F. 

Odore di maschio in due idioti. — Non sono 
rarissimi li individui di fresca età, anche sani, i quali man- 
dino un odore di muschio, specialmente dalle ascelle. 

Tuttavia il fatto riscontrato dal dottor Frigorie in due idioti 
del manicomio di Pesaro, i quali allorché sono in stato di 
esaltamento, mandano sì forte Todore di muschio cól sudare 
da lasciarne pregna Varia che sta sul loro cammino , me- 
ritava d'essere registrato, come lo fu nella Rivista diniea di 
Bologna. 



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Se ci6 dipenda da speciale modificazione dei nervi vaso mo* 
tori da altro, hoc est demonstrandum. V. 

HalaAle mentali nella età Infantile. — U 

dottor Gonyba ha osservato nn gran numero di disturbi 
mentali nei bambini. La pazzia ò relativamente rara nella 
età infantile , ma anche i pochi casi dimostrano la falsità 
della opinione, che la pazzia sia in special modo la conse- 
guenza di passioni sfrenate. 

La disposizione alle malatie mentali è o ereditaria o in- 
dividuale ; l'ultima si rende talora manifesta con la comparsa 
di deliri per malatie febrili di poco momento. 

Le cause occasionali più frequenti sono: onanismo, pe- 
derastia, precoce mestruazione, elmintiasi, traumi, spavento, 
attossicamenti (alcool, piombo, ecc.), pregressa meningite, 
acuti esanteoii retropulsi (!), epilessia, e, per la pazzia epide- 
mica, la imitazione. 

Se i bambini soffrono di allucinazioni, possono con la loro 
intelligenza poco sviluppata opporre a queste minor resistenza 
degli adulti ; così sono per lo pih dei bambini sofferenti di 
allucinazioni quelli che diedero occasione a numerose istorie 
miracolose. 

La pazzia dei bambini è o generale o parziale. 

La generale si presenta o col carattere della depressione 
psichica con quello della mania. 

Nel primo caso i bambini seggono con sguardo fisso , con 
la espressione di angoscia sul volto, e girano il capo di tanto 
in tanto, come se ascoltassero delle persone; le loro pupille 
sono dilatate. Essi sono apiretici , ma hanno per lo pih un 
nn polso espanso e frequente* Questo stato mostra non di rado 
delle complete intermittenze, che possono condurre u guari- 
gione. 

Nella forma maniaca i bambini chiacchierano molto e senza 
connessione su persone e cose che li circondano , hanno illu- 
sioni e allucinazioni, onde &nno delle smorfie, fischiano, ridono, 
bestemiano. Questo stato esiste di frequente affatto senza fe^ 



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30 

bre, e non condnce sempre a nno indebolimento deirintelligenza. 

Nella mania parziale i bambini mostrano nna tendenza ir- 
resistibile a distruggere , nccidersi , incendiare , rubare , eco. 
I deliri si presentano per lo più intermittenti. 

Alcuni di questi bambini distinguonsi per una grande ec- 
citabilità, per un ritmico tremolio delle mani ; altri si agi- 
tano continuamente qua e \\ evidentemente sotto l'influenza 
di allucinazioni. 

La mania parziale è il piii spesso cagionata dall'onanismo, 
e si può persino riportare direttamente ad esso alcuni accessi 
maniaci ; perciò tali bambini usano per lo più delle espres- 
sioni impudiche, fanno gesti disonesti, oltreché i loro genitali 
portano i segni non dubi degli onanisti. 

La pazzia dipendente dalla mestruazione mostra una conti- 
nua alternativa fra lo stupore e la propensione a muoversi, 
convulsioni isteriche , allucinazioni spaventevoli , che non di 
rado conducono al suicidio. 

n dottor Oouyba descrive due casi di disturbi mentali in 
bambini cagionati da pederastia passiva. Questi bambini di- 
stinguevansi per un fare stupido, apatico; talora cadevano in 
accessi di furore, od erano pieni d'angoscia, timorosi, cercavano 
nascondersi o distrugger tutto, e rifiutavano di nutrirsi. (L'CT- 
nion méd., n. 86, 1872). 

Del bromuro di potassio e speelalmeitte del 
suo oso nelle malatle del sistema nervoso. — 
Questo è il titolo di una Memoria del dottor UUersperger di 
Monaco, stata premiata nello scorso anno dalla Società me- 
dico-chirurgica di Liegi. Il nome dell'Autore è già noto fa- 
vorevolmente ai lettori iAV Archivio per 1' assidua operosità, 
colla quale, valendosi della conoscenza delle principali lingue, 
egli cerca di fare conoscere in Germania i risultati degli studj 
medici delle altre nazioni. Anche la succitata Memoria ha il 
merito di avere riassunto in modo nitido quanto venne pn- 
blicato sul bromuro di potassio da tutte parti, in Europa e in 
America. 



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f 31 

Il lavoro è diviso io due partì e disposto assai bene. Pre«» 
cede la parte storica del rimedio « poscia si parla de' snoi 
caratteri chimici e farmaceutid e dei vantaggi che il me- 
desimo ha snlle altre preparazioni bromiche , qnindi in se- 
parati capitoli si tratta delle esperienze fisiologiche istituite 
col bromoro di potassio sngli animali e snll' nomo , e delle 
prove fatte nella cura delle malatie neirnomo. Tntto ciò nella 
prima parte del lavoro. Nella seconda parte si passano in ri^ 
vista le malatìe speciali , nella cara delle quali si disse che 
giovi il bromuro di potassio : neuroflogosi, neuropatìe, neuro- 
psicosi; si accennano le formolo più accreditate del rimedio', 
nondiè i sintomi dell' avvelenamento ohe esso può addurre. 

In questi ultimi tempi non vi ebbe rimedio che abbia suscitata 
tanta aspettazione per la cura delle malatie del sistema nervoso 
quanto il bromuro di potassio ; e i medici che specialmente 
si occupano deUe malatie nervose, consulteranno con interesse 
il dotto e bel lavoro del valente dott. XJllersperger, che è una 
completa monografia del decantato rimedio. Noi accontentandoci 
di qui segnalarne appena qualche punto sagliente, accennere- 
mo che per quanto riguarda l' azione fisiologica del bromuro 
di potassio, si ò trovato che esso attutisce le facoltà dei cen- 
tri deUa motilità , della sensibilitii e delle azioni riflesse. Di 
qui la sua efficacia terapeutica antispasmodica^ sedativa^ an^ 
Ufrodisiaeay finalmente anodina e ipnotica^ senza addurre k 
gravedine di testa nò la stipsi che sono provocate dall'opio. 

Il bromuro di potassio passa rapidamente nel sangue e quivi 
talora si decompone e viene eliminato colla respirazione, più 
spesso finisce nelle orine. Preso in larga dose irrita la mu* 
cosa del ventricolo. 

Da codeste premesse è facile capire ohe il rimedio sia stato 
encomiato come antifloffisHco cer^aie^ a mo' d' esempio nelle 
congestioni cerebro-spinali dei bambini durante la dentizio- 
ne , ecc. ; — come calmante , nei tumulti di cuore e in ne- 
vralgie svariatissime ; — come antispasmodico^ nella epilessia, 
nell'isterismo, nella chorea, nel delirium tremens, perfino nel 



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32 ^ 

tetano ; — come anafrodisiaco^ neironanismo, dhI priapismo, 
nelle polluzioni nettarne , nella ninfomania ; — come seda- 
tivo e antiflogistico, nella mania ac^ta, nella mania puerpera- 
le, nella melancolìa, eco. 

In mezzo alle lodi che da tante parti si prodigarono a questo 
rimedio levato a cielo quasi una vera panacea delle malatie 
nervose, non mancarono di sorgere qua e là i dubii e le obie- 
zioni su quei vantati trionfi. Ebbene la Commissione incaricata 
dalla Società medico-chirurgica di Liegi di riferire sul lavoro 
del dottor Ullersperger, couchiude la sua relazione colle se- 
guenti parole di Fonssagrives (1) che noi qui riferiamo, come 
il migliore complemento di ciò che si è publicato in questi 
ultimi tempi intorno al bromuro di potassio. < Non vi avrebbe 
alcun altro medicamento atto a indicazioni più numerose e 
pih importanti , ed esso è certamente una delle più belle con- 
quiste che l'arte salutare abbia fatto in codesti ultimi qua- 
rant' anni. Ma è necessario che un' entusiasmo irreflessivo né 
un couchiudere precipitoso e leggiero nou ne faciano una 
specie di panacea, discreditandolo coU'^estendere abusivamente 
le sue applicazioni. La popolarità ha i suoi inconvenienti pei 
rìmedii come pei re, e da alcuni anni il bromuro di potassio 
attraversa la prova pericolosa della voga promessa a ogni 
nuovo rimedio che pure possiede qualità serie. Esso è dive- 
nuto il lione terapeutico del giorno. Da ogni parte gli amnu- 
ratori entusiasti si attaccano al carro trion&le del nuovo idolo, 
a rischio di rovesciarlo coljvolerne affrettare di troppo la corsa. 
Bisogna moderarli ; bisogna riprendere lo studio ad una ad 
una delle indicazioni di questo bello e prezioso rimedio : sot- 
toposto a un controllo severo, esso non potrìi che guadagnare. » 

Siffè. 

n tiloraro di potassio nella epilessia. ~ Si è 

il dottor Lander quegli il quale in seguito ad esperimenti ri- 

(1) Fonssagrives. Le Bromure de pojtassiunL — Dictionnaire 
encyclopédique des sciences, mèdicales, tom. X, 1869» p. 676. 



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33 

petuti propone che il cloruro di potassio venga sostituito al 
bromuro. Le ragioni che FAntore adduce sono le seguenti, n 
cloruro è più attivo : è di minore costo ; e non dà Inogo ai 
disordini consecutivi del bromuro. Egli incomincia il tratta- 
mento degli epilettici con piccole dosi di cloruro , e continua 
nel trattamento per dei mesi , senza che abbia ad osservare 
alcun inconveniente. La dose giornaliera da lui in genere usata 
fu da una dramma a una dramma e mezza. Secondo che ne 
asserisce il Lander, il bromuro di potassio è trasformato nello 
stomaco in cloruro. Si ha perciò, secondo. l'Autore, una ragione 
di pia per prescrìverlo fin dal bel principio in questa forma 
ultima di preparazione. {Laneet e Baccóglitore Medico). 
a. Feddi. 

BIBLIOGRAFIA 

note statiitlco-elliilelie raceolto nelle divisio- 
ni per 1 maniael dell' ospitale elvile di Pa- 
dova dal 1S69 al 1871 — dal dottor AUGUSTO 
TEBALDI. — Padova, 1873. 

L' egregio professore , lamentando le lacune che , suo mal- 
grado, ha dovuto las^^iare in codesto lavoro , giustamente ne 
dà la colpa agli inconvenienti che presentwo le divisioni pei 
maniaci negli ospitali communi ; « le quali non sono bene nò 
manicomio uè ospitale ; perdono i vantaggi deiruno e dell'al- 
laro modo di istituzione, mentre le difficoltà si accumulano sul 
capo di chi si accinge a dirigerle. » — Non e* è che dire : 
ogni santo nella sua nicchia, e i matti vanno allogati negli 
asili espressamente istituiti per questa speciale categoria di 
malati. 

Biassumendo i dati esposti minutamente nelle tabelle sta- 
tistiche onde è ricco il lavoro del prof. Tebaldi, accenneremo 
che nel quinquennio 1867-1871 nello spedale civico di Padova 
vennero accolti 537 pazzi del sesso maschile e 418 del fé- 
Archivio, anno IW" 3 



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34 

minile, in tatto 953 , notandosi un progressivo crescendo di 

ammissioni di anno in anno. Queste furono più numerose per 

ordine, nei mesi di maggio , giugno, luglio , aprile , agosto e 

gennaio. 

Per ciò che riguarda V età , si notò la maggiore frequenza 
della pazzia dai 20 ai 40 anni negli uomini; dai 20 ai 30 e dai 
40 ai 50 anni prevalsero in proporzione considerevole le donne. 

Più numerosi furono i pazzi addetti a professioni agricole 
(286); a occupazioni industriali e commerciali (278) ; al ser- 
vizio di famiglie (127). 

Fra le cause fisiche della pazzia (355) primeggiarono le di- 
sposizioni congenite (83); la miseria (63); l'abuso degli alcoo- 
lici e di venere (57); la senilità (37); l' isterismo (22); la e- 
pilessia (22); le apoplessie cerebrali (14); la mestruazione 
disordinata (14); il puerperio (9); Tabuso del salasso (9). — 
In codesta categoria di cause il punto più culminante % oc- 
cupato dalla pellagra (602 casi) ; ma della pellagra V autore 
si occupa a parto in fine del suo lavoro. 

Le cause morali della pazzia salirono a 74, e fra queste 
primeggiarono i patomi d'animo per discordie di famiglie (40) 
e r esagerato sentimento religioso (22). 

Ecco le cifre riassuntive delle varie forme di pazzia osser- 
vato duranto il quinquennio : 

Mtischi 
Delirio acuto 
Mania. 
Melancolia . 
Ipocondria . 

Ipocondria eretistica . • 
Nevrosi trasfl - Epilessia 
» - Isterismo 

Follia alcoolica . 
Paralisi generale 
Demenza . 
Imbecillità • 
Idiozia 
FoUie pellagrose 

Totale del quinquennio 953 



hi Fem. 


Totale 


10 


5 


15 


42 


25 


67 


33 


20 


53 


23 


11 


34 


4 


3 


7 


17 


6 


23 


1 


22 


23 


44 


8 


52 


5 


1 


6 


22 


12 


34 


19 


12 


31 


2 


4 


6 


315 


287 


602 



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35 

I celibi furono 292 , i conjngati 500 , i vedoyi 161 ; la Te- 
dovanza riesci più dannoBa alle donne ; fra conjngati e tra 
celibi fnrono in maggior numero li uomini. 

Nel quinquennio esdrono : 

Maschi Fem. Totale 

Guariti 112 106 218 

MigUorati 254 174 428 

Non migliorati «... 20 12 82 
Passati al manicomio di Venezia 55 36 91 

Fuggiti 3 — 3 

Per non yerìficata alienazione . 21 13 34 

II numero rilevante degli usciti migliorati si deve all'essersi 
licenziati con tale qualifica quasi tutti i pellagrosi. 

I morti nel quinquennio in tutto furono 129 (67 uomini e 62 
donne). Prevalsero i guai al capo : 5 morirono per emorragie 
cerebrali, 2 per rammolliniento cerebrale, 3 per periencefalite 
cronica, 3 per meningite acuta , 1 per meningite tubercolare, 
5 per ateroma cerebrale senile. Più innanzi vedremo le con- 
dizioni anatomo-patologiche dei morti pellagrosi, i quali fu- 
rono ben 76. 

A proposito di anatomia patologica della pazzia , amiamo 
riferire ciò che scrìve Tegregio professore delle osservazioni 
ottalmoscopiche da lui istituite in alcuni casi di demenza pa- 
ralitica. 

— < 1.*^ Nell'esame ottalmoscopico della paralisi generale 
doversi fiure attenzione al periodo in cui l'esame si compie, allo 
special modo di decorrere del morbo in quel particolar casOf 
aDe complicazioni. 

2.* Il quadro del morbo, giudicato dal fondo oculare, e stu- 
diato nei suoi stadi progressivi, assomigliarsi ad un processo 
infiammato rio del nevrilema e del nervo ottico, col periodo d 
iperemia, di edema consecutivo, di essudazione, finalmente di 
atrofia. 

8.*^ L'atrofia della papilla essere l'esito più frequente della 
paralisi; il non essere costante si pub spiegare col riesdre il 



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86 

processo morboso cerebrale letale, prima che esso sia irradiato 
al fondo oculare. 

4.^ All'atrofia condurre due differenti processi, uno per neu-^ 
rito ottica, Taltro per suffusione della papilla, analoga al pro- 
cesso di rammollimento rosso-cerebrale. 

5.^ Il reperto differente per li occhi di uno stesso individuo 
accennare ad un periodo differente del morbo , da un lato e 
dall'altro ; e mettere sulla vìa per determinare la differente 
localizzazione del processo morboso nella maggior sna inten- 
sità, ciò che par succedere con una certa predilezione di un 
lato, piucchè distribuirsi esso processo equabilmente ed este- 
samente. 

6.^ In armonia a questa ultima deduzione sta la varietà dei 
disordini funzionali, la loro mutabilità e la differenza di sede 
e di estensione, che presenta Talterazione patologica in que- 
sta forma. 

7.® La compartecipazione del nervo ottico al processo mor- 
boso, proprio della paralisi generale , dover essere pressoché 
costante, dappoiché sopra 20 osservazioni una sola volta Te- 
same non fece riconoscere alterazioni di molto significato. » — 

Come abbiamo già accennato, l'autore si è occupato a parte, 
e con speciale cura dei pazzi pellagrosi accolti nello spedale 
civico di Padova durante il quinquennio. —Essi salirono nien- 
temeno che a 602 (315 uomini e 287 donne) ; 491 appartene- 
vano all'agro padovano. L' autore riconosce nello scarso ali- 
mento, nell'alimentazione guasta, la causa precipua della pel- 
lagra; e in pari tempo ritiene che molte circostanze indivi- 
duali ed estrinseche agli individui , agiscano come concause 
non solo nel determinare le varietà delle forme pei diversi 
luoghi, come osservò il prof. Lombroso, ma ancora nel modi- 
ficare la proporzione dei pellagrosi per le varie regioni. 

Le forme di pazzia nei pellagrosi furono : 



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87 



MtMcìii Fem. Totale 



Esaltamento 

Dopi'QOQÌODO 

Neyrosiea . 

Impnlsiya . 

Per alterata ematosi . 

Atrofica 

Florida 

Paredca 

Marasmatica 

Tifica. 

Associata ad alcoolismo 

Associata ad epilessia 

Associata ad imbecillità congenita 3 



79 


89 


168 


67 


78 


145 


24 


14 


88 


25 


25 


50 


50 


28 


78 


8 


3 


6 


1 


3 


4 


31 


17 


46 


18 


17 


85 


11 


8 


19 


8 


4 


7 


— 


1 


1 



Fra i molti pellagrosi che ha osservato, Pautore ha notato 
talora una forma conynlsiya epilettiforme, talora nna coreica, 
tafan ima edamptica, e non ha mancato di notare fenomeni 
d'ìsttiìsmo. Egli si loda dell'addo arseniosofe dell'alcool nella 
C8Ea della pellagra. 

I pellagroBi dimessi nel qmnqnennio salirono a 464 (249 
WDìni e 215 donne); la maggior parte erano migliaraU. 
I morti fiuoDo 76 (39 nomini e 87 donne); fra i qndi 5 mo- 
rirono per edema cerebrale , 4 per anemia cerebrale , 6 per 
pwamemite cmposa, 8 per ipertrofia del onore, 1 con insuffi- 
efeaza valFolare , 5 per nefrite albuminosa , 18 per enterite 
CKonicai 6 per marasmo, presentando nn considerevole assetti- 
lamento delle mncose intestinali. — Geme ognnn vede, so- 
nakbandarono i guai abdominali. 

V aabnre chiude il suo lavoro fitcendo il confronto fra il 
novìmeiito della popolazione della Divisione pei pazzi nello 
^ledala cìTÌle di Padova nel quinquennio 1862-66 e nel quin- 
qisinio 1867-71. Menke nel eecondo quinquennio, come ab- 
Uamo amnciato vennero accolti 958 pazzi (537 uomini e 416 
doone); nel primo quinquennio le accettazioni furono appena 
$a (2D9 nomini e 819 donne). 



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88 

È notevole che la mortalità dal 20 per cento che era nel 
primo quinquennio, discese al 10 per cento nel secondo quin- 
quennio ; lo che si deve alle savie riforme ed ai miglioramenti 
non ha guarì colà introdotti. 

Il benemerito professore si compiace di segnalare il conso- 
lante concorso degli studenti medicina alla sua clinica e 
alle sue lezioni ; e noi alla nostra volta ci congratuliamo con 
lui, vedendo debitamente apprezzato lo zelo e la valentìa con 
che egli si consacra alla nobile sua missione. 

Biffi. 

Abusi deir alcool» della Tenere» del tabacco e 
pacsla. - Note statistico-cliniche del dottor GIUSEPPE 
BEBQONZI, di Beggio nelVEmilia. 

V onorevole dottor Bergonzi nella sua dotta dissertazione ha 
svolto dal punto di vista della scienza psichiatrica, il notorio 
proverbio : Bacco^ tabacco e venere ridueon Tuamo in cenere. 
Cominciando dalla influenza degli abusi in genere, quali cause 
di pazzia, l'Autore fa la debita parile alle cause morali , alle 
cause fisiche e a quelle miste, e appoggiandosi ai dati statì- 
stici raccolti da celebri alienisti , fra questi anche dal com- 
pianto nostro Cesare Castiglioni, mette in chiaro la prevalenza 
sagliente delle cause fisiche. E qui egli, che fu per qualche tempo 
medico-ajuto del manicomio di S. Lazzaro a Beggio d'Emilia, 
non lascia d'illustrare questo punto, come fa anche in seguito, 
coi dati raccolti nella sua pratica. 

Venendo a dire delle soverchie libazioni a Bacco, dopo avere 
riassunte le odierne dottrine sulla natura chimica degli {dcoolici, 
sul loro modo di agire sull'umano organismo e sulle alterazioni 
anatomo-patologiche arrecate dal loro abuso» riferisce alcune 
storie cliniche da lui raccolte, nelle quali la pazzia era stata 
provocata dagli abusi summentovatì. Egli cita la diffusione 
allarmante che va prendendo in alcuni paesi 1' abuso delle be« 
vande alcooliche e i gravi guai ohe esso spiega non solamente 



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89 
sa ooloro che lì si abbandonano, ma benanche sulla infelice 
pndediqnei genitori visiosì; prole a?relenata fino dalla radi- 
ce, e ohe poi fornisce uno spaventoso contingente di epilettici, 
di matti, di sniddi e di gente tra matta e cattiva, che popola 
le prigioni e costituisce il nadeo delle rivolte che si segnalano 
con eccessi d'ogni maniera. 

Nel Capitolo consacrato a dire degli abusi venerei, si dtano 
le diverse opinioni sulla sede del senso erotico, si passano in 
rivista i fenomeni fisiologici locali e generali dell* accoppia- 
mento, le perdite materiali , dinamiche o nervose che si su- 
biscono neU'uso dei piaceri sessuali, le diverse malatie e quelle 
specialmente dei centri nervosi, che tengono dietro all' abuso 
di quei piaceri. L' Autore correda queste nozioni con alcune 
storie cliniche di individui divenuti pazzi in seguito ad abusi 
venerei e da lui osservati nel manicomio di 8. Lazzaro. 

Dissertando degli abusi del tabacco , l'Autore fa la storia 
della diffusione in Europa della Nicotiana tàbacum , della 
vìrth attiva e pericolosa di questa pianta erbacea, segnak 
le esperienze istituite sulla nicotina, ed enumera i guai che 
adduce l'uso e sopratutto 1' abuso di ftamare , di fiutare e di 
masticare il tabacco. Egli segnala con speciale cura i disturbi 
talora gravi del sistema nervoso che vengono provocati da 
quella abitudine, e anche qui riferisce alcuni casi da lui os- 
servati di pazzia consecutiva a siffatto abuso. 

Senza dubio non bisogna dimenticare che le suaccennate 
abitudini spiegano una influenza più o meno nocevole a se* 
conda delle diverse costituzioni individuali e dei diversi climi. 
Fumatori instancabili e strenui bevitori di birra sono i Te- 
deschi , robusti pensatori e studiosissimi. li Olandesi usano 
ìn^unemente di tabacco e di liquori spiritosi in larghe dosi 
che rìescirebbero &tali ai popoli meridionali. E Tlnglese che 
recandosi nelle Indie, persevera nelle abitudini che egli soppor- 
tava benissimo nella madre patria , non le scoperta più nel 
miovo dima e ne ritrae malatie pericolose e micidiali. — Le 
abitudini sono dunque relative ; ma l'abuso va sem]^ com- 



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40 

battuto , e noi fooiamo eco al dotto Autore, invocando 'che 
la istruzione bene appropriata, le Società di temperanza, Tap- 
poggio dei baoni, contribaiscano a impedire che cose, le qnaK 
adoperate sobriamente, allietano la vita , cogli eccessi arre- 
chino invece tanti e così gravi guai e la degenerazione fisica e 
morale delle classi popolane. ^iffi- 

Glemale di medicina mentmle, organo dei mani- 
oomio di Palermo. — Nuova serie. Anno J, fasdeolo I. 
Palermo 1878- 

Questo periodico vuol essere da noi fratellevolmente accdto 
e incoraggiato. Ciome dichiara esso medesinu), ò Tergano spe- 
ciale del manicomio di Palermo, e mira a far conoscere i 
miglioramenti sì materiali che morali che in quel manicomio 
si compiono, i metodi di cura che vi si adoperano, 1 risulta- 
menti che vi si ottengono. Nel sodisfare a così modesto com- 
pito , il periodico raggiungevi un altro intento , che è quello 
di mostrare che li studi psichiatrici non sono negletti in Sicilia 
e che vi sono degli nomini che li coltivano con amore ed 
abnegazione. 

Sotto altro nome questo periodico levò altre volte la sua 
voce, ma svariate circostanze lo costrinsero a tacere. Ora esso 
riprende la parola sotto li auspici di quel nobile veterano 
della scienza mentale che è il dottor Francesco Pignocco , e 
coll'aiuto di valenti collaboratori intraprende una nuova serie 
di publicazioni. 

n primo fascicolo che abbiamo sott'occhio conta tra i lavori 
originali : 

Una relazione clinica del dottor Pignocco sul movimento 
della popolazione nel manicomio di Palermo dall'aprile al giugno 
del 1873 ; 

Un progetto di sale balnearie, dello stesso dottor Pignocco, 
quali si desiderebbero per completare il materiale elettro*te- 
rapico del manicomio di Palermo; 



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41 
Uno stadio clinico del dottor Giliforti sul profilo dei eenti- 

menti, delle abitudini e dei costami degli alienati, stadio che 

sarà contìnuato. 
Aaguriamo langa e prospera la seconda vita al nostro di- 

screto confir atello di SiciKa. K 

NOTIZIE-VARIETÀ 

I medici allenlistl airuudeeimo Congresso 
degli sclenmlatl In Roma. 

I pochi medici alienisti che, aderendo al^'inTito loro diretto 
dai compilatori di questo giornale, si presentarono in Boma 
all'XI Congresso degli scienziati italiani, diedero beli' esempio 
di concordia , di fermezza e di operosità. Essi insistettero 
nelle sedate dei giorni 20 e 21 dell' ottobre 1873 presso la 
Sezione di medicina e chinirgìa raccolta in Campidoglio e 
ottennero anzi tatto di formare ana Sottosezione per poter 
trattare pih liberamente e più particolarmente di cose rela- 
tive alla loro spedalità. E, grati alla compiacenza dei colleghi, 
ebbero la delicatezza di rianirsi tatti i giorni alle ore 11 di 
matina nella stessa sala dei Conservatori, ove al mezzogiorno 
rionivasi la Sezione di medicina e dì chirargia , affinchè qaei 
medici e chirarghi che amassero di intervenire anche alle 
sedate di psichiatria, non avessero altro incommodo che di an- 
ticipare di aa* ora la salita al Campidoglio. Le poche sedate 
^Ua Sottosezione alienistica procedettero alacremente, nei modi 
più fiunìgliari ed espansivi, e qaello che in esse siasi trattato 
e conchinso risalterà dal segaente Rendiconto officiale. 

Sedata del 88 ottobre 1878. 

Si trovano presenti i signori: 

Jufjfurri Ing. Francesco^ membro corrispondente della So- 
defà medico-psicologica di Parigi. 

BaManétti prot CKulio^ medico primario degli Spedali di 
Boma. 



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42 

Bonfigli doti Oìodomiro^ medico-direttore del Manicomio 
provinciale di Ferrara. 

Cappelli dott. Chetano^ medico-direttore del Manicamo 
provinciale di Lacca. 

C7ar2t^cf dott. comm. ClitOf rettore dell'Università romana. 

Fiordispini dott Paólo^ medico assistente nel Manicomio 
di Boma. 

Girólami prof. Giuseppe , medico-direttore del Manicomio 
di Boma. 

Livi prof. Carlo^ medico-direttore del Manicomio di Siena. 

Lombroso prof. Cesare^ medico-direttore del Manicomio di 
Pavia, ecc. 

Michetti dott. Antonio , medico-direttore del Manicomio 
provinciale di Pesaro. 

Neri prof. Giuseppe , medico-direttore del Manicomio di 
Perugia. 

PineUi prof. Giuseppe Domenico^ rappresentante T Asso- 
ciazione nazionale degli scienziati, ecc. di Napoli. 

Verga prof. comm. Andrea^ professore di clinica freniatrica 
presso l'Ospitale maggiore di Milano. 

Si procede alla costitazione del seggio e dietro proposta del 
dottor Verga si acclamano presidente il Girólami , e segre- 
tario il Bonfigli. 

Il presidente dichiara immediatamente aperta la sedata. 

Il Verga^ prima che incomincino i lavori speciali della Sot- 
tosezione, si permette di chiamare l'attenzione dei medici 
alienisti ivi presenti sali' importanza di ciò che si è ottonato 
dal gentile assenso dei nostri confratelli in medicina. — A 
dae fatti ei vuole che in particolare si ponga mente , e anzi 
tutto al tenue numero degli scienziati che convennero ai 
Congressi generali dacché l'Italia si è emancipata dallo stra- 
niero. Né la simpatica Siena» egli dice, né l'augusta e sospi- 
rata Boma hanno potato scuotere li italiani divenuti tutt'a 
im tratto neghittosi e attaccati alle loro terre. Ciò prova 
meglio di ogni ragionamento, che i Congressi generali hanno 



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&tto il loro tempo Beli' opinione pnblica. L' assenza di tanti 
campioni soliti a comparire in queste brillanti giostre del 
sapere è nna protesta che i Congressi generali , dopo aver 
compiuta la loro sublime missione, non hanno più ragione di 
essere. In questa stessa sala si udirono ieri eloquenti discorsi, 
inspirati certamente da nobili sensi, e si è detto, che i Con- 
gressi generali non possono né devono morire ; parve che si 
avesse ribrezzo di pronunidare le parole morte ed uccisione 
dei Congressi, quasi fossimo per farci complici di un suicidio 
di un assassinio , e si conchiuse doversi pensare non a fiur 
morire i Congressi generali ma a trasformarli. Chi però non 
si lascia illudere da un giuoco di parole vede che i Congressi 
generali appunto muoiono perchè si trasformano, non essendo 
andie la morte dell' uomo e d' ogni cosa organica ed inorga- 
nica, fisica e morale, che una trasformazione. — Dunque 
possiamo dire, che i Congressi generali furono : 

Fuit Hium et ingens 

Gloria teucrorum 

e noi fiEiciamo voti , perchè appunto , come dalla distruzione 
d'Ilio ebbe principio la gloria dei latini, così caduto Y albero 
annoso dei Congressi scientifici generali, rampollino dalle sue 
radia dei Congressi parziali , e che questi abbiano vita al- 
tretanto prospera e molto più lunga di quella del loro glo- 
rioso genitore* 

n secondo fatto che vuole notato il Verga ^ altro sintomo 
dell'epoca, del quale siamo testimoni e parte, è il numero rela- 
tivamente grande degli alienisti presenti all'attuale Congresso. 
A Siena non furono che sei o sette, e qui ne sono invece con- 
venuti undici dodici, e io, dice, posso assicurarvi che molti altri 
sarebbero accorsi, se dolorose circostanze non avessero im- 
pedita la loro venuta, (qui egli deposita intanto sul banco 
della Presidenza lettere di Biffi, Bonacossa , Shertoli^ Pi- 
jf9toceOf Tamburini ed altri, che deplorano di non potere assi- 
stere al Congresso , ma convengono nell'idea di costituirsi in 



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associazione autonoma). Ciò è rìproTa, che il Congresso pei* 
chiatrico è destìnato a sorgere dalla morte e dallo sfiu^imente 
dei Congressi generali. -— Se a Boma abbiamo finalmente 
ottenuto qnello che ci era stato negato a Siena, h perchè li 
sdensiati italiani in quest'ultimo decennio potarono persuadersi, 
che i medici alienisti sono ormai in numero ed in forse sof- 
ficienti per £are da sé. 

Oggi dunque si compii) per noi un fiiusto avvenimento. Sotto 
li auspici di un Congresso generale , auspici che sono da ri- 
putarsi tanto più sacri e solenni, perchè si tratta di un mo- 
ribondo, noi inauguriamo una nuova vita. L^'ultimo Congresso 
scientifico italiano ha dichiarato nel suo testamento, che fra i 
molti figli che lascia al mondo vi sono i medici alienisti , e 
che essi sono degni di emancipazione e d'indipendenza. 

Stringiamo ora i nostri vincoli fraterni ; diamoci una soda 
e compatta organizzazione, e senza dimenticare i rapporti che 
ci annodano ai diversi rami dello scibile medico, attendiamo 
ai nostri interessi ed allo sviluppo della psichiatrìa italiana, 
e attendiamoci in modo da giustificare la nostra insistenza a 
Siena e a Boma per ottenere una posizione separata, e la 
gentile adesione con cui i nostri confratelli in medicina Thanno 
secondata. 

Pindli dichiara, che anche il Miraglia di Napoli ha scritto, 
mostrandosi dispiacente di non poter intervenire al Congresso, e 
desiderando la costitazioììe ài nntL Società freniatrica italiafki. 

Bonfigli fa un'identica communicazione riguardo dJì'Adrianif 
al Monti, al ToselU e al Bettini. 

CHrolami (presidente) dice, che dopo le parole del Verga 
crede, che debba subito darsi opera agli studi relativi, e ram- 
menta i quattro punti , che nella circolare d'invito agli alie- 
nisti proponevansi a trattare ; cioè 1.^ costituzione di una So- 
cietà psichiatrica italiana ; 2.^ petizione al Governo con cui d 
invochi una Legge che tuteli li interessi degli alienati ; 3.^ clas- 
sificazione uniforme delle malatie mentali; 4.® progetto di 
statistica generale dei pazzi del Segno. 



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45 

Cmìueei dice, che i Congressi come sono non possono sos- 
\ , ma devono trasfonnorsi. Domanda però se le diverse 
ai devono essere del tatto slegate , ovvero se debbano 
avere dei vincoli che reciprocamente le unisca. Non vorrebbe 
de esistessero antonome e senza alcun legame fra loro , ma 
farebbe che fira tutte si conservasse un certo addentellato. 

Lifn & riflettere che costituirsi in Società non esclude Tas- 
soeiaàone a Società affini. Per economia di tempo crede poi 
epporbuio , che si debbano metter fuori subito delle idee per 
ooBtitiiirsL 

Neri dice che vi sono dei (yommissari nominati apposita* 
mate Jalle singole classi i quali devono trattare dei Con- 
greed generali , e che perciò non spetta a noi la discussione 
su tale argomento. 

Carlmeei crede i Congressi generali già finiti ; vorrebbe solo 
ruBìone fra i Congressi speciali della quale ha parlato. 

CafpMi stima inutile che si parli pih a lungo dei Con- 
gre» generali , e domanda che si venga al fatto della costi- 
tosione di una Società medico-psicologica. 

Verga diiede che a tal fine venga nominata una Commis- 



Giróiami conviene nell'idea del Verga. 

lÀri vorrebbe che fra noi si gettassero le idee fondamentali 
che dorrebbero r^olare una tale associazione, e prega il Pre- 
sidente di aprire la discussione intomo a tale argomento. 

Il Presidente domanda dove si vorrebbe stabilire la sede 
della Società. 

Verga risponde, che la sede della Società ò in tutta Italia. 
Ha la Società deve avere una rappresentanza, una presidenza, 
e questa non può esistere che in una data città. 

n Presidente crede che a tale idea si opponga la confign- 
mioBe geografica della patoia nostra. 

Verga. Ia sede della presidenza potrebbe essere mobile e 
variabile di tempo in tempo. 

Liei sa che in Italia esiste e prospera una Società di na-) 



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46 

toralisti , che ci potrebbe servire d'esempio ; non la conoscci 

ma vorrebbe si vedesse se è possibile il prenderla a modello. 

Lombroso non crede focile una tal cosa, perchè la SodeUi 
dei naturalisti è molto numerosa, mentre qnelhi degli alienisti 
non pnb all'opposto disporre che di uno scarso numero di 
soci. Ciò impedisce per lo meno che la Società degli alienisti 
possa trovarsi nelle condizioni finanziarie di quella dei na- 
turalisti. 

Cappelli prima di parlare della sede della Società vorrebbe 
che si trattasse della forma che converrebbe dare alle riunioni 
La Società non si dovrebbe riunire di rado , ma spesso, e le 
sedute dovrebbero distinguersi in ordinarie e straordinarie. 

Verga dice che bisogna rinunciare a ciò e tenere tutto al 
più un Congresso all'anno. Il giornale della Società potrebbe 
negl'intervalli servire ai soci per communicare le loro idee. 

Lombroso dice che la Società nelle sue adunanze dovrebbe 
decidere molte questioni gravi, che di tratto in tratto si pre- 
sentano in vari luoghi relativamente alla direzione dei ma- 
nicomi, ai contrasti fra medici ed amministratori, ecc. 

Verga incomincia la lettura di due proposte di programma 
per r associazione che si vuole costituire, l'una del Biffi e l'altra 
dello Zani da breve tempo defunto. Domanda, se debba darsi 
all' associazione il titolo di Società medico-psicologica , come 
fecero i francesi, aprendo così l'ingresso anche ai filosofi. 

Lombroso non lo crede opportuno. 

Ùvi e Verga vogliono che i filosofi non sieno esclusi, po- 
tendo essi molto giovare coi loro lumi agli studi psicologici. 

Bonfigli dice che le malatie del sistema nervoso con alie- 
nazione mentale devono essere studiate e curate dai medici, e 
che però una Società che>i occupa dello studio di tali malatìe, 
deve essere essenzialmente composta di medici, e non di filosofi. 

Livi distingue filosofi da filosofi ; anche egli non vuole i 
metafisici , ma desidera si uniscano a noi quelli che nei loro 
studi adottano il metodo sperimentale e che perciò ci possono 
essere utili. 



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47 

Qirciami dice che li stadi non sono arrivati a tal punto da 
dovere esdadere la psicologia dalla scienza nostra. 

Ltmbroso non vorrebbe che d facessimo imitatori della 
nob franoeee, e non vnole a colleghi gente che si allontana 
dal tonalo su coi noi camminiamo. Propone pinttosto che se 
psicologi eminenti vogliono assistere alle nostre sedute e 
prender parte alle discussioni, sieno padroni di farlo. 

BùnfigU dice, che se dovessimo associare a noi chiunque 
Bensa appartenere alla nostra Socialità può esserci utile, 
dovremmo chiamare a &r parte della nostra associazione 
anche li iatolc^ i chimici, i fisici, i zoologi, ecc. 

Terga Terrebbe appunto non escludere alcuno, non doven- 
dosi del resto le nostre sedute tenere a porte chiuse. 

Lombroso accetta la proposta Verga , ma in tal caso non 
viHrrebbe che si nominassero particolarmente i psicologi. 

Terga conviene, e ridomanda se la Società debba chiamarsi 
priékiairiea o medico-psicologica. 

IÀ9% non vorrebbe alcuno dei due nomi ; dice esservi la 
ladicale greca fren, che si presta meglio della parola psiche 
ad esprimere le nostre idee, e crede pertanto più conveniente 
appellaria Società freniatrica. 

Terga continua la lettura dei due programmi., e domanda 
infine che si nomini una Commissione, la quale tenendo conto 
dei due progetti , formuli un programma da presentarsi alla 
MfproYumne del Congresso. 

n Presidente chiama a ht parte della Commissione Terga 
lÀm e Xofn&ro30, che accettano. 

Livi domanda di sottoporre alla decisione della Sezione fire- 
ndrica del Congresso alcuni quesiti relativi a cose risguar- 
danti il regolamento intemo dei Manicomi , dimostra quanto 
pooa esaere importante la soluzione di tali quesiti , li legge 
e quindi depone il manoscritto sul banco della Presidenza. 

I quesiti proposti dal Livi sono i seguenti : 

1.* QuBsiTo. — Crede la Sezione freniatrica del Congresso 
<ke la presenza assidua, continua di donne in una Sezione di 



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alienati maschi, donne dedioate a tutte le esigenze del servizio 
e della assistenza dei malati , possa essere nociva in genere 
alla salate fisica e morale dei malati medesimi? 

2.^ Quesito. — Crede la Sezione freniatrica che la presenza 
e la vista continua di donne fra nomini e nomini pazzi possa 
risvegliare più q^ecialmente passioni erotiche e cupidigie car- 
nali, capaci di sconvolgere più che mai le funzioni freniche» 
di indurre e ribadire più che mai il pravo abito della ma- 
sturbazione, difficoltare, ritardare, impedire la guarigione I 

3.^ Quesito. — Crede la Sezione freniatrica che donne messe 
a capo di serventi uomini possano conoscere tutte le esigenze, 
tutti i bisogni materiali e morali d' un servizio cosi arduo e 
delicato ; possano avere quella forza d' animo ed energia ne- 
cessaria a reprimere ed ovviare disordini, abusi, e mancanze 
nei loro sottoposti ; possano esercitare sopra di essi quella 
influenza ed autorità così necessaria per il buono e regolare 
andamento del servizio medesimo? 

4.^ Quesito. — Crede finalmente la Sezione freniatrica che 
l'obligare donne giovani , costumate , che hanno anch' esse un 
pudore , una dignità personale da custodire , obligarle conti- 
nuamente a stare notte e giorno fra i maschi e fra i pazzi » 
non sia un'esporlo senza una ragione di necessità a pericoli 
per la loro sicurezza, ad offese continue a questo pudore e a 
questa dignità medeùma ? 

Il Presidente dichiara essersi sempre opposto all'introduzione 
delle donne nel servizio della Sezione uomini nei manicomi» e 
tale dice esser anche attualmente la sua opinione ; però p^isa 
che si debba nominare una Conunissione per rispondere con- 
venienteoiente ai quesiti del Livi , e sceglie a fieume parte 
Neri e Cappelli. 

La seduta è levata alle ore 12 meridiane. 

Seduta del 85 ottobre. 

La seduta è aperta alle ore 10 e mezza antim. 

Si legge e si approva il verbale della seduta precedente. 



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49 

LM presenta lo Statuto per la Società freniatrica italiana 

die 8i vQole costituire, quale è stato redatto dalla Oommissione. 

Verga ehiedd che prima di leggere il progetto di Statuto, 
si tomi a discutere sul nome da darsi alla Società. Parla 
della proposta fatta dal Livi di sostituire alla radicale psiche 
l'altra fren^ che egli ha approvata ; siccome però da tutti si 
è fpk sanzionato l'uso della prima, gli parrebbe non opportuno 
il fiare orano tal cambiamento di nome, che d'altra parte ha 
poca importanza, e vorrebbe che la Società si dicesse pskhia" 
iriea. 

Lkn erede, che tale discussione potrebbe riservarsi al mo- 
mento in eoi si dovranno discutere ed approvare i singoli 
articoli del progetto. Fa intanto osservare che la radicale 
firen già da tempo è stata introdotta nell' uso commune della 
nostra lingua , esempio le parole frenesia , frenetico^ ecc. La 
panda psiche rappresenta Y anima secondo il concetto piato* 
tonico , mentre fren rappresenta il complesso delle forze di- 
namiche dell'organismo. 

Verga riconosce col Livi la maggiore proprietà dalla radi- 
cale fren^ ricorda quanto scrisse sulla medesima il Guislain e 
asfflcnra che egli stesso se ne è servito di preferenza nelle 
sue lezioni e nei suoi scritti, ma siccome qui si tratta di fon- 
dare un' associazione ad imitazione di altre che in Francia, in 
G^mania ed altrove diconsi psichiatriche , insìste perchè si 
lasci correre questa parola, e non si apportino innova^oni. 

MkhetH riflette, che se anche il Verga crede più conve- 
Dieste di dire frenasi anziché psicosi^ freniatra anziché 
ptichixjtro^ ecc. é questo il momento di adottare quella dono- 
miBazione, e domanda la chiusura della discussione. 

Si scambiano su tale argomento brevi parole fra Livi^ jSfi- 
chetti^ Lawìbrasa e Verga^ il quale ultimo finisce per ritirare 
la sua mozione. 

lÀvi propone, che si legga per intero il programma e che 
Viindi vraga discusso e votato articolo per articolo. 
Areh.^ anno 11.^ 4 



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50 

Il Presidente accetta la proposta Li?i, il quale dà lettnra 
del programma della Commissione. 

Sorge questione sulla convenienza di chiamare a far parte 
della Società anche i medici-legali, intitolandola Società fre^ 
niatrico'legale. Si oppongono a ciò Verga^ Bonfigli^ Michetti^ 
Oirolami; parlano in favore Livi e Lombroso. 

Michetti propone, come temperamento, che in un articolo 
si dica, che possono far parte della Società anche i medici 
legali. 

Verga vorrebbe che , a garantire lo Statuto da troppo fre- 
quenti modificazioni, si aggiungesse un articolo in cui si dicesse, 
che lo Statuto non può esser cambiato in alcuna parte, se non 
dietro mozione fatta almeno da 5 soci. 

Lombroso, Nop vorrei che ciò impedisse agli altri colleghi 
di entrare nella Società. 

Livi appoggia la proposta Verga , e vorrebbe anzi che la 
mozione avesse ad essere discussa innanzi ad un Congresso. 

Si passa alla lettura del programma articolo per articolo; 
nella discussione aperta su qualcuno di essi parlano Verga^ 
Bonfigli , Lombroso , Girolami , Livi , Michetti ; si fanno 
alcune modificazioni, e viene infine approvato lo Statuto 
seguente : 

Statuto organico della Società freniatrica italiana. 

Art. 1. — E istituita in Italia una Società , col nome di 
Società freniatrica italiana^ che avrà per iscopo l'incremento 
degli studi freniatrici, il progresso degli istituti manicomiali, 
la tutela ed il vantaggio degli alienati. 

Art. 2. — Oltre li alienisti, che si considerano soci nati^ 
possono far parte della Società i medici, i giurisperiti, i ma- 
gistrati , tutti quei cultori delle scienze naturali e filosofiche 
che si prendono a cuore lo studio dell' uomo fisico, nelle sue 
relazioni morali e sociali , tutti coloro insomma che in qual- 
siasi modo intendono di giovare alla causa degli infelici alie- 
nati. 



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51 

Essi devono sodisfare a quanto è imposto dall'art. 13. 

A qnesti soci effettivi potranno aggr^arsi dei soci onorari, 
die verranno proposti fra li alienisti pih insigni delle estere 
nazioni. Qnesti vanno esenti da ogni tassa. 

Art 3. » La Società è rappresentata e amministrata da nn 
Presidento e da nn Segretario-tesoriere, i qnali durano in of- 
ficio dascuno per un triennio. 

Art 4 -* La Presidenza della Società avrà sede in una delle 
grandi città dltalia (Torino, Milano, Venezia, Firenze, Boma, 
Napoli, Palermo). Essa durerà per nn triennio, ma potrà es- 
sere confermata per il triennio successivo. 

Art 5. — Ogni tre anni, all'autunno, la Società si radunerà 
in un Congresso , durevole non più di 8 giorni , in una città 
italiana diversa dalle indicato, purché abbia nel suo seno o a 
bre?e distanza un manicomio. 

Potrà wche riunirsi fuor dì questo periodo in Congresso 
straordinario, quando un terzo almeno dei soci effettivi lo ri- 
chieda alla Presidenza, indicandone la sede. 

Art 6. — Il Congresso sia ordinario sia straordinario nella 
sua prima adunanza sceglie un Presidento, un Yice-Presidento 
e un Segretario, i quali durano in officio soltanto per il tempo 
dei Congresso. 

Art. 7. — Il Congresso ordinario triennale nella sua ultima 
seduta, nomina la Presidenza della Società per il triennio 
successivo, nonché la città ove dovrà aver sede il successivo 
Congresso. 

Art. 8. — La Presidenza della Società freniatrica procura 
il buon andamento scientifico ed economico della medesima, 
£su»ndosi sopratutto esecutrice di quanto verrà stabilito nei 
Congressi si ordinari che straordinari. 

Art 9. — Nella prima adunanza di ciascun Congresso or- 
diaario la Presidenza della Società per mezzo del Segretario 
dà conto dell'andamento scientifico ed economico del triennio 
antocedento e lo presenta all'approvazione del Congresso. 

Art 10. — La Presidenza della Società pub convocare delle 



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adunanze nella cittìt ove risiede, per lettore e discnssioni scien- 
tificbe che riguardino il yantaggio della scienza e delle ieti- 
tozioni manicomiali o li interessi della Società. 

Art. 11. — Trattandosi di discnssioni che conducano a delle 
deliberazioni, la Presidenza della Società sarà in dovere di 
avvisarne per tempo i soci , affinchè possano prendervi parte 
in persona o inviare per lettera il loro voto con o senza mo- 
tivazione. 

Art. 12. — La Società avrà a suo tempo un giornale offi- 
ciale che ne porterà il nome e ne publicherà li atti e i lavori 

Art. 13. — Ogni socio effettivo pagherà una tassa di L. 10 
all'atto dell'ammissione, eduna tassa annua di L. 20; colle 
quali tasse verrà provisto alla stampa del giornale e alle 
spese di segreterìa. Il socio effettivo ha diritto a una copia 
del giornale officiale della Società. 

Art. 14. — Tutti li officiali prestano l' opera loro gratui- 
tamente. La maggiore parsimonia e semplicità informa la ge- 
stione sociale. 

Art. 15. — Lo Statuto non potrà essere modificato in alcuna 
sua parte che dietro proposta di almeno 5 soci e previa di- 
scussione della medesima in un Congresso. 

Bestano a discutersi le disposizioni transitorie, e ciò si ri- 
mette alla seduta prossima. 

Lombroso dichiara, che nel caso in cui dovesse per assenza 
da Boma non assistere alla venture adunanze , egli rapporto 
ai quesiti proposti dal Livi nella seduta del 23 ottobre , si 
pronuncia per l'esclusione delle donne dal servizio dei malati 
maschi nei manicomi. 

La seduta è levata alle 12 meridiane. 

Seduta straordinaria del 36 ottobre. 

La seduta ò aperta alle 12]meridiane. 

Si legge e si approva il verbale della seduta antecedente. 

Verna dice di essersi fatto promotore di questa seduta 



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53 
«traordinaria, anche a costo di mancare a un precetto della 
Chiesa (era una Domenica)* perchè possano essere nltimati i 
Ia?ori pih importanti , innanzi che alcuno degli alienisti qui 
convenuti abbandoni il Congresso. Propone che nello Sta- 
tuto della Società fra le disposizioni transitorie si aggiunga , 
che li alienisti che oonTonnero all' XI Congresso degli sden- 
xiati italiani, o che vi si fecero anche con semplice parola rap- 
presentare, siano qualificati soei fondatori. Ciò darà la misura 
dell'accordo dei medici alienisti italiani nel creare questa So- 
cietà. 

La proposta h approvata. 

Livi legge le disposizioni transitorie dello Statuto. 

Alla discussione sui singoli articoli prendono parte Jlfi- 
ehetti^ Vergoj Lombroso, Livi, Bonfiffli, Pinelli. 

Li artìcoli delle disposizioni transitorie approvati sono i 
seguenti: 

Disposinoni transitorie. 

1. 1 medici alienisti che convennero all'XI Congresso degli 
sdenziatì italiani o che anche soltanto verbalmente vi si fe- 
cero rappresentare, sono riconosciuti fondatori della Società 
freniatrica italiana. 

2. La dttà che dovrà accogliere per prima la sede della 
Presidenza della Società, è Milano. 

8. Un regolamento intemo subordinato allo Statuto organico 
vorrà presentato didla Presidenza air approvazione del pros- 
simo Congresso. 

4. 1 presenti alla Sottosedone eleggono il Presidente e il 
Segretario-tesoriere che dureranno in finzione un triennio, 
dok fino all' autunno del 1876 , in cui si terrà il primo 



In quel Congresso poi verranno nominati il Presidente e il 
Segretario-tesoriere durevoli in officio per il triennio successivo. 

5. I medesimi eleggono la città ove dovrit tenerd. 

6. n giornale die provisoriamente sarà organo officiale della 



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54 

Società freniatrica italiana^ è V Archivio italiano per le ma-- 
latie nervose e le alienaaioni mentali. 

A seconda dell'Art 4, delle disposizioni transitorie, si pro- 
cede alla nomina del Presidente e del Tesoriere-segretario 
per il fntnro triennio. 

Sono eletti pnr acclamazione a Presidente il prof. Comm. 
Andrea Verga ed a Tesoriere-segretario il prof. Gay. Sera^ 
fino Biffi. Verga ringrazia. Sebbene alla sua età s' inclini 
più alla quiete che ad altro, egli accetta Tonorevole incarico 
per non far perdere tempo, x 

Per uniformarsi poi ali* Art. 5. delle disposizioni transitorie 
suddette, si passa a stabilire la sede del prossimo Congresso 
triennale. 

Verga propone , che il prossimo Congresso si tenga nella 
città di Imóla^ città quieta, propizia agli studi, e dove sorge 
un nuovo e celebrato manicomio. 

Lombroso preferirebbe Siena. 

Si procede alla votazione per schede segrete, ma risultando 
sempre un numero eguale di voti per le due città, si conviene 
di rimettere la soelta al Presidente , che si pronuncia per 
Imola. 

Cappelli relatore della Commissione incaricata di redigere 
una risposta ai quesiti proposti dal Livi nella seduta del 23, 
legge la sua relazione. 

É impossibile non riconoscere la sconvenienza di vedere af- 
fidato alle donne nelle sezioni di alienati maschi un servizio 
qualunque, e in ispecie un servizio che deve essere autorevole, 
largo, ed assiduo. Si pub concedere che le donne assistano e 
prestino i loro servìgi agli uomini negli Spedali communi e 
nei militari ; non ripugna di accordare il conforto della carità 
pOrta con dolcezza d'aiamo e soavità di modi, com' è dato alk 
donna soltanto di poter fare , ai miseri che soffrono nei letti 
degli Spedali : ma affidare i pazzi nelle ore del giorno e della 
notte aU* assidua cura ed assistenza di alcune donne» che poa* 



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55 
sono essere giovani ed av? enenti , essi che non hanno la ra- 
gione, e che per seguire le loro impetuose tendenze ben di 
rado rispettano le leggi della economia del corpo e della pro- 
pria conserfazione, ò lo stesso che voler suscitare nei mede- 
simi passioni cieche e tormentose, è lo stesso che aggiungere 
esca al fuoco dei loro istinti già troppo esaltati e pervertiti» 
e spingere a maggior disordine e sconvolgimento le fiinzioni 
fremcbe di cotesti infelici. Oltre a questa impressione contraria 
alla calma ed al riposo dello spirito dei mentecatti, e diciam 
così alla buona igiene del morale, ognun vede poi che le donne 
non arriverebbero mai ad acquistare quel prestigio e quell'au- 
toritk che sono indispensabili d' albronde in coloro che devono 
comandare e dirigere le persone sane ed inferme , incaricate 
di adempiere nei manicomi maschili svariatissimi ufBcì , o 
bisognose di cure complesse e difficili. Le donne sono per natura 
deboli, timide, troppo tenere e troppo inchinevoli alla dolcezza, 
prerogative cotesto ragguardevoli ed eccellenti pel governo di 
una fiuniglia vincolata con santi affetti sotto la dipendenza 
della donna ; ma non sempre bastevoli e sufficienti perchè sien 
tenuti in rispetto i molti che per malizia o per l'impeto della 
malatia tenderebbero a sviare ad ogni momento dal retto sen- 
tiero. Frattanto la pratica di tutti i giorni e' insegna che a 
volere le cure procedano regolarmente, che vengano adempiuti 
in tempo debito e con la massima precisione gli ordini sva- 
riati e molteplici della medica direzione, e che si eseguiscano 
prontamente e senza ambagi tanti e tanti servizi, i quali ta* 
lora sono molto pericolosi, quasi sempre disagiosi, bassi ed anco 
luridi, fa mestieri che le persone prescelte a guida degli in- 
fermieri, che devono stare alla testa di questi e degli infermi» 
fa mestieri, diciamo, che sieno di buon cuore A, ma al tempo 
medesimo devono essere di carattere fermo ed enendco« e non 
prive di coraggio : e diciamo che devono essere anche corag- 
giose, perchè al bisogno nessun ritegno deve loro impedire di 
mettersi in immediato nq^porto e talora in opposizione e in 
lotta eoi pazzi per frenarli o per altre necessità, sieno pure i 



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56 

medesimi ÌDdecentì negli atti , o per furore agitati e minac- 
ciosi. Ma qualità personali contemperate nella guisa che ab- 
biamo indicata sarebbe una stranezza davvero andarle a ricer- 
care nell'animo della donna: la presenza della quale pertanto 
nella sezione maschile di un manicomio chiaramente apparisce 
come più che giovare arrecherebbe perturbamento e rilascia- 
tozza nel servizio, e grande difetto nella immediata assistenza 
deg^i ammalati. É facile immaginare in&ttì che grinservienti 
non regolati con la debita energia e severità di modi, redar- 
guiti con una certa mitezza, invigilati fino ad un certo punto 
soltanto, presto si sentirebbero tentati di fare a fidanza con 
qualche omissione, poi colla negligenza, poi col poco rispetto, 
e così via. Ma questo non basta ; ed altra circostanza che de- 
frauderebbe gli alienati di mente di una parte importantissima 
dell'assistenza a loro dovuta, si ò l'obbligo nel quale h la donna 
di custodire il proprio pudore. Per questa ragione non potrebbe 
ella permettersi di sorvegliare il buon andamento dei bagni 
dove incontrerebbe uomini ignudi, si asterrebbe di ùi atto d] 
presenza nei dormitorii al coricarsi e all' alzarsi dei pazzi , 
né potrebbe accertarsi se questi ^ in specie i paralitici , sono 
tenuti sotto panno mondi dalle fecce e dagli insetti parassiti, 
e tanto meno le sarebbe permesso di tener dietro al perico- 
losissimo vizio della masturbazione e portarvi rimedio con quei 
compensi che V arte consiglia. Oltreché alla vista di qualche 
atto osceno (i pazzi ne commettono talvolta publìcamente) la 
donna bisogna che si cuopra e se ne fugga via ; inibendo a 
sé stessa di ùxe quello che farebbe ad esempio Y Ispettore, di 
accorrere cioè a reprimerlo, prendendone in pari tempo occa- 
sione per dare una lezione di moralità .all'autore di quello ed 
agli altri pazzi ivi presenti. Ma sul proposito di questo vizio 
turpe vuoisi notare che non soltanto la donna per rispetto alla 
castità sua è impedita a scuoprirlo presso coloro, e sono i più, 
che un resto di pudore consiglia a tenerlo nascosto, ed è im- 
pedita a reprimerlo ; ma, lo diremo firancamente, fatalità vuole 
che ella invece , in grazia delle prerogative del sesso , porti 



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Baco stimoli dqotì ed acuti alla concnpiscenza e àiristìnto ero- 
tico morbosamente esaltato del povero pazzo. Chi sa qnanto 
sia facile ad insorgere la smania dell'onanismo nei manicomi, 
chi ha aynto luogo di notare come la sola vista dei giovinetti 
impazziti nei primi anni della vita , desti in alcuni alienati 
affetti impuri e forte propensione a compiere su di essi osceni 
toccamentì e veri atti di pederastia , non troverà difficoltà a 
convenire con noi che la vicinanza e Y assidua presenza delle 
donne nel manicomio maschile abbia a rendere più pervicace 
la passione del masturbarsi in coloro che già ne hanno l'abi- 
tudine, e debba risvegliarla e farla nascere negli altri presso 
i quali era assopita o che mai ne sentirono il malefico influsso. 
E parlando noi a così provetti colleghi è inutile aggiungere 
che cresciuta nel manicomio la masturbazione devono crescere 
di pari passo i casi d' insanabilità per demenza cronica , la 
•quale uccide Tanima , ed i casi di tabe e di tubercolosi delle 
diverse viscere che in breve tempo uccide l'anima e il corpo. 
Ora ci pare onesto l'osservare che 1' uomo messo alla testa e 
all'alta direzione di un manicomio, il quale conoscesse questi 
&tta, e persistesse tuttavia nel sistema di mettere delle donne 
a capo del basso servizio nella sezione dei pazzi, ikrebbe opera 
altamente riprovevole , e la sua coscienza non potrebbe mai 
rimanere affrancata dal dubbio di aver sottratto alle speranze 
della guarigione più alienati di mente, e di averli sospinti per 
lo contrario nei termini estremi testé indicati. — Con queste 
brevi parole ci sembra intanto di aver soddisfatto alle dimanda 
presentate nei due primi quesiti. Ora ci rimane di rispondere 
agli altri due, lo che faremo anche più brevemente. 

Abbiamo già detto qualche cosa sul contegno dei serventi 
posti sotto la immediata dipendenza d'una o più donne: e qui 
aggiungeremo che effettivamente un tal sistema avrebbe ad 
essere generatore di disordine e d' indisciplina. Profittando il 
servente della superiorità che gli viene dal sesso se non aper- 
tamente nel &tto tratterà colla donna , che pnre nell' ordine 
gerarchico è situala al disopra di lui, per lo meno da pari a 



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pari : ma qaesto non basta che la povera donna dovrà essere 
umiliata ancora di più al cospetto del suo dipendente per altro 
motivo ; e cioè, tatto le volte che si trova negli imbarazzi per 
custodire e difendere il pudore e la dignità propria; la qual 
cosa agli occhi degli uomini trae sempre seco un poco di ri- 
dicolo. Queste due cause saranno sempre occasione di esauto- 
ramento per la donna, e si troverà sempre inferiore ai ser- 
vigi che le si addimandano ^ qualunque sieno d* altronde i 
compensi ai quali possa aversi ricorso per sostenerne e pun- 
tellarne il prestigio. E che ciò sia vero basterà a dimostrarlo 
il non vedere preferite le donne agli uomini nei posti d' 1- 
spettoro, Sott' ispettore , capi di lavori od altro nelle sezioni 
maschili dei manicomi bene ordinati, e che anche gli Spedali 
communi, per quanto contenti del servizio delle donne nelle 
sezioni delle ammalate e nella guardaroba cercano di riti- 
rare le medesime dalle sezioni degli infermi per sostituir 
loro uomini capaci, come per citare un esempio hanno fatto 
circa due anni or sono li Spedali di Pisa e di Lucca (1). Del 
resto nel caso nostro che considera la donna situata in luogo 
dove gli istinti i pih strani di tanto in tanto scorrazzano bal- 
danzosi la campagna, e dove non dimora la ragione che in- 
segni le convenienze sociali, non vogliamo tacere che la donna 
stessa deve trovarsi profondamente umiliata anche al cospetto 
di sé medesima e al cospetto della società : essa non potrìt pih 
compiacersi dell* ingenuo candore nativo del quale ogni donna 
costumata naturalmente fa grandissima stima; e la società che 
inclina sempre a esagerare il male , può fare pur troppo dei 

(1) Per lo Spedale di Lucca ò bene si sappia che le Suore ab- 
bandonarono il servizio nella sezione degli ammalati maschi , in 
conseguenza deiressersi licenziato in massa dal Luogo Pio piuttosto 
che accettare alcune savissime riforme di queiregregìo Commissario 
che diminuiva alcun poco il numero delle medesime. Ma ò pur 
sempre vero che il servizio in quella sezione procede adesso colla 
massima regolarità, con disciplina ammirabile, e con 80ddÌ8£Bizi<me 
di tutti. 



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giudizi meno che benevoli sni pudore e la moralità delle infelid 
gettatela senza necessità alcnna in mezzo a nomini rozzi o pazzi, 
die non sanno o non si curano di rispettarne la onoratezza. 
Concludiamo^ sembrarci che le donne, alla testa del servizio 
fra i pazzi uomini, sieno nocive per il male che &nno e per 
il bene che impediscono. Per il male che fanno, perchè colla 
loro debolezza non possono non favorire V indisciplina e la ri- 
lasdatezza nel servizio, perchè per rìgnardo al loro pudore e per 
defidenza di forza fisica è impossibile che estendano la loro 
azione e la loro vìgile influenza su tutti i rami del servizio 
medesimo, perchè in fine colla semplice presenza risvegliano 
negli infermi Y istinto sessuale , e si fanno cagione assai di- 
retta di pratiche viziose e letali a questi disgraziati. Sono poi no- 
cive per il bene che impediscono, perchè esse stanno in luogo 
di queir Ispettorato, che deve essere d' uomini capaci , i pih 
eon&centi al bisogno , e tali da costituire un vero e solido 
anello di congiunzione fra la medica direzione dall'una parte, 
{^ anunalati e Tintiero servizio dall' altra. 

Dottor Nbbi. 

Dottor Cappelu, Belatore. 

Verga dice che nell' Ospitale maggiore di Milano il com- 
parto dei deliranti maschi trovasi sotto la sorveglianza di una 
Suora di cariià , e che questa nel caso speciale presta buoni 
servìgi Cionviene per altro che le eccezioni non infirmano la 
egola, anzi ben pon derate la confermano. 

Cappelli ùk riflettere esser anche diverso il caso , non po- 
tendosi paragonare il compartimento dei deliranti di un ospi- 
tale commune con un manicomio. 

Livi Ingiunge che le donne di cui egli intende parlare non 
eserdtano solo una sorveglianza di tempo in tempo, ma sono 
sempre nella Sezione insieme agli infermieri. — Ringrazia la 
Commissione per la risposta data ai suoi quesiti, e prega solo 
die in essa non si nominino le Suore , perchè per lui non è 
foestione di abito. 



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60 

La relazione della Commissione viene approvata ad kmo- 
nimilà. 

Lombroso domanda che il Congresso fiiccianna mozione al 
Governo perchè si istituiscano dei manicomi criminali. 

Livi crede che debba parlarsi dei manicomi criminali trat- 
tando della Legge organica sui manicomi, che pure deve prò* 
porsi al Governo. 

Verga ricorda che nel X Congresso degli Scienziati, i me- 
dici alienisti ivi con venati si diedero la briga di formulare 
una petizione al Governo per una Legge sugli alienati, ma la 
loro petizione restò senza risposta. 

Lombroso vuole che appunto perciò si facia dei manicomi 
criminali una proposta distinta; la questione di tali manicomi 
sta ora sul tappeto * e si esita a farli soltanto per ragione 
della spesa che occorrerebbe per costruirli. Per togliere tale 
ostacolo vorrebbe che si facesse riflettere al Governo, che spen- 
dendo per i manicomi criminali , si risparmierebbe l' equiva- 
lente in spese processuali alle Corti d'Assise. 

Verga propone, che il Girolami, il quale ha già fatto studi 
su tale argomento, rediga, associandosi il Michetti , una pe- 
tizione al Governo , in cui si chieda una Legge sui manicomi 
e sui pazzi. 

Oirolami dimanda di esser dispensato, e prega il Michetti 
di occuparsene da solo. 

Michetti accetta rincarico. 

Livi domanda che anche in tale petizione si accenni alla 
desiderata istituzione dei manicomi criminali. 

La seduta è levata alle ore 3 pom. 

Sedata del 28 ottobre. 

La seduta è aperta alle ore 10 ani 

Verga ritornando sopra l'art. 4 delle disposizioni transitorie 
dello Statuto per la Società freniatrica italiana , vuole che 
si deliberi , che il primo Congresso che si deve adunare in 



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Imola , anziché tenersi da qnì a tre anni , venga convocato 
nell'anno venturo. Ciò crede necessario , perchè ò pericoloso 
nn provisorio così prolungato nella gestione della Società 
in questo suo primo periodo^ e perchè uno Statuto ammanito 
in tanta fretta deve pur troppo far desiderare delle aggiunte 
e delle riforme. In seguito poi le riunioni avranno luogo ogni 
tre anni, come si era stabilito. 

Cappelli e Michetti appoggiano la proposta. 

Livi chiede alcuni schiarimenti in proposito. 

II Presidente pone ai voti la proposta Verga. 

£ approvata. 

L'articolo 4 delle disposizioni transitorie risulta pertanto 
modificato come segue : 

Art 4. — I presenti alla Sottosezione eleggono il Presidente 
e il Segretario-tesoriere , che dureranno in funzione per la 
prima volta> soltanto un anno» cioè fino all' autunno 1874, in 
cui si terrà il primo Congresso. 

In quel Congresso poi verranno nominati il Presidente e il 
Segretario-tesoriere durevoli in officio per un intero triennio. 

Michetti dà lettura della petizione al Qoverno con cui si 
chiede una Legge che riguardi li alienati e i manicomi. 

Fanno alcune osservazioni Verga^ Cappelli^ Neri^ Livi, Cri" 
rolamiy dietro le quali viene modificata qualche espressione. 

La petizione approvata ad unanimità, è la seguente. 

La prima e più importante proposta che i medici alienisti, 
riuniti in sezione speciale e costituitisi in Società freniatrica 
italiana ali undecimo Congresso degli scienziati in Boma, tro- 
varono necessario discutere , fu questa : di rinnovare cioè le 
pih calde istanze afBnchè il Gtovemo con una Legge degna 
della presente civiltà e dei progressi della scienza alla sorte 
dei miseri alienati prontamente sovvenga. 

Già nel decimo Congresso degli scienziati italiani tenutosi 
in Siena nel 1862, la Sezione nvedica , plaudendo al voto del 
eh. cav. prof. Oirolami, firmato dagli illustri Trompeo, Vergai 



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Biffi, Neri, e Livi, avvisò all' insufficienza delle vigenti leggi 
parziali, ed alla necessiiÀ di provedere all' interesse generale 
degli alionati. Ed ora che la grand'opera della patria rigene- 
razione è compiuta , ora che una nuova vita operosa e po- 
tente imprime in tutti i rami della publica amministrazione 
quel carattere di tecnica competenza, che è ad un tempo con- 
dizione indeclinabile di ordinato procedimento, e base saldis- 
sima allo sviluppo di ogni benefica e liberale istituzione, non 
è più vano sperare che con sapiente zelo il Governo corra in 
soccorso di quella classe diseredata di cittadini che appunto 
perchè infelicissima, alle più solerti e più efficaci previdenze 
ha ragione. 

I medici alienisti che presero parte al Congresso degli 
scienziati italiani in Boma, confermando pertanto quel voto , 
istantemente implorano, che una Legge eguale per tutto il 
Begno, sull'esempio delle più civili nazioni d' Europa, regoli 
tutto ciò che si riferisce agli alienati ed ai manicomi : che 
il Governo affretti la costruzione degli ospizi per li alienati 
delinquenti : e che un'Ispettorato generale , dalla cui autorità 
immediata tutti li stabilimenti manicomiali dipendano, renda 
superflua qualunque influenza estranea alla medica direzione ; 
affinchè questa godendo della pienezza dei suoi diritti possa 
chiamarsi dell'opere sue interamente responsabile. 

La Sezione freniatrica italiana adempie con quest' atto ad 
un solenne dovere, sicura che il Governo non esiterk di ri- 
spondere con favorevole adesione all'appello della civiltà, della 
scienza, dell'umanità. 

Terga propone che il Presidente racx^omandi la petizione 
alla Sezione medica nella prossima seduta , acciocché venga 
presentata al Governo accompagnata da più autorevole voto. 

Livi presenta un progetto dell'ingegnere Azzurri, accompar 
guato da acconci disegni, perula costruzione in Boma di una 
Casa di salute a padiglioni diseminati da servire per alienati 
ricchi, cui diede il titolo di Gheel moderno. 



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Il progetto è lodato in massima, come quello che riunisce 
i pregi della colonia di Gheel evitandone i difetti, ma i soci 
al riservano di pronunciare un giudizio definitivo, quando 
avranno esaminate con agio le fotografie dei disegni, di cui è 
stata promessa la distribuzione. 

Ltm, CHrolami e Verga avrebbero voluto che si fosse anche 
trattato di proposito, durante Fattuale Congresso, della istitu- 
zione dei manicomi criminali , non che di un tentativo di 
classificazione uniforme delle frenosi per tutta la Penisola; ma 
la mancanza di tempo non ha permesso d' addentrarsi in ar- 
gomenti così importanti, la cui discussione avrebbe richiesto 
ancora molte sedute ; e però mentre se ne raccomanda lo 
studio a tatti i colleghi , vengono posti all' ordine del giorno 
per la prima riunione della Società , che si terrà in Imola 
nell'autunno venturo. 

La sedata è levata all'una pomer. e si dichiara sciolta la 
Sottosezione freniatrica deU'XI Congresso degli scienziati ita- 
liani. 

Il prof. Carlo IjItI. — Quest' uomo di cui tutti i 
professori di medicina legale e i direttori di manicomi si 
vantano colleghi, quest'uomo che per scritti di vario genere 
altretanto sapienti che amabili si è meritata la simpatia e 
la venerazione di tutta Italia, quest'uomo a cui il manicomio, 
l'univerdità, la città tutta di Siena devono tanto, se i gior- 
nali dissero il vero, abbandonerà la soprintendenza del ma- 
nicomio di Siena per quella del manicomio di Beggio d'Emilia. 

Di chi è la colpa ? Il bravo professore da molto tempo re- 
clamava che nel manicomio di Siena fossero levate le Suore 
di caritìt dalla Sezione dei maschi quando non si fosse cre- 
duto miglior partito di toglierle affatto da quello stabilimento. 
Perocché ivi non solo sono preposte alla vigilanza generale 
ieg^i alienati donne spesso giovani ed avvenenti e che hanno 
un passato non sempre trascorso all'ombra di un chiostro, ma 
qneste sorvegliano i medesimi durante la notte e spesso si per- 
mettono d'orinare senza il parere dei medici le misure coercitive 
che dettano loro un momento d'isterismo o di mal umore e di 
modificare il regime dietetico dei malati , rispondendo alle 



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giuste lagnanze dei medici che esse non dipendono da loro ma 

dalla superiora della casa centrale. Cose enormi, incredibili 

nella lìbera Italia e nella gentile Siena, ina asserite, come noi 

qui le narriamo, dal giornale La vita nuova (23 novembre 

1873). 

Ai ripetuti reclami del prof. Livi Xex veneràbile Compa^ 
gnia dei disciplinati ora Società di esecutori di pie dispo^ 
sisfionif che amministra il manicomio di Siena, non diede 
mai risposta. Per il che il prof. Livi si decise ultimamente 
di interrogare su una questione, in cui era quasi trattato da 
pazzo, i medici alienisti convenuti al Congresso di Boma. Con 
molta delicatezza però egli si tenne sulle generali e non ha 
pur nominato né il manicomio di Siena né le Suore di ca- 
rità. Come è naturale , tutta l'adunanza rimase sorpresa alla 
serie dei quesiti da lui posti , ai quali era ovvio che non 
si poteva rispondere che con altretante affermative. 

Forte di queirautorevele voto, il prof. Livi, cui intanto e- 
ransi fatte sollecitazioni e offerte per il manicomio di Reggio 
d'Emilia, dichiarò che non sarebbe restato alla direzione del 
manicomio di Siena se non a certe condizioni , fra le quali 
era Tesclusione delle Suore dalla Sezione uomini. 

Vex veneràbile compagnia dei disciplinati^ posta nel bivio 
di conservare le sentinelle avanzate della reazione clericale o 
di fare omaggio alla scienza e alla moralità publica^ scelse 
il primo partito. Nell'adunanza del 28 novembre del 1873 , 
si fece da certo conte Carlo Bavizza , ex guardia nobile del 
Papa, un vero panegirico delle Suore di carità e si affermò 
l'opportunità di mantenerle al governo del manicomio. Vi fu- 
rono dimissioni in seno al Consiglio stesso d'amministrazione 
e lamenti in tutta la città di Siena ; la Bappresentanza di 
questa fece anzi pih tardi per mezzo della sua Giunta rego- 
lare e solenne protesta, inviandone copia al Ministero dell'In- 
terno e alla Deputazione provinciale. M^ il prof. Livi fu co* 
stretto ad accettare la Soprintendenza del manicomio di Beg- 
gio d'Emilia {B libero cittadino del 30 novembre 1873). 

Noi ci condogliamo sinceramente con Siena, la cui iattura è 
pur troppo difficilmente riparabile , e ci rallegriamo inrece con 
Beggio d'Emilia; ma sopratutto ci rallegriamo col nostro 
collega che mostrò di ossero dolce e longanime ma non al 
punto di mancare alla propria digoità d'uomo e di scienziato. 



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HABlcomlo proTlneiale di Pesaro. — n dottor 
Antonio Michetti, succedato al prof. Cesare Lombroso nella 
direzione di questo Manicomio , ha indirizzato recentemente 
alcune Note al deputato provinciale cav. Giuseppe Vaccai di- 
rìgente l'amministrazione dello stesso Manicomio ; dalle quali 
appare come egli, continuando le onorate tradizioni del suo pre- 
decessore, attenda seriamente con proposte di riforme e mi- 
glioramenti che il Consiglio provinciale approva, a ricondurre 
quello Stabilimento all'antico splendore, 

Ulaoieoiiiio di Ferrara — Questo Manicomio, 

benché edificato per la massima parte da poco tempo, e benché 
sia già costato all'amministrazione provinciale la somma non 
indifferente di oltre 900,000 lire , pure , secondo il giudizio 
degl' intelligenti , presentava ancora mancanze gravissime di 
fronte ai grandi progressi introdotti dalla scienza moderna 
nella parte tecnica di simili stabilimenti. Ora da un rapporto 
del nuovo medico-direttore, dottor Clodomiro Bonfigli, appro- 
vato dalla Commissione amministrativa e da questa presentato 
al Consiglio provinciale insieme al bilancio, apprendiamo, che 
con lodevole intendimento vuoisi dar opera a riparare ai difetti 
maggiori» e che a parecchie cose urgentissime si ò già pro- 
veduto. Così abbiamo sentito con piacere, che già sono state poste 
in ordine le infermerie, tanto nel comparto degli uomini, che 
in quello delle donne , e che niente si ò trascurato perchè le 
medesime nulla lascino a desiderare sotto il rapporto igienico; 
che si sono proveduti i necessari apparecchi per le cure elet- 
tro-terapiche ; che si sono riformati i letti che devono servire 
per i sueidi e per li agitati ; che si sono aboliti li antichi 
mezzi coercitivi, ecc. — I lavori nuovi, che nel suddetto rapporto 
vengono proposti dal Direttore, e che certamente a poco alla 
volta saranno eseguiti, sono stati dal medesimo distinti in 
urgenti, necessari ed utili. I primi hanno per scopo di mi- 
gliorare le condizioni igieniche di certe parti dell'asilo, e di 
render possibile il più libero trattamento degli alienati secondo 
il sistema del no restraint ; i secondi , senza pur perdere di 
vista l'igiene, sono destinati a dare allo Stabilimento un aspetto 
migliore e che ricordi meno che sia possibile il carcere ; li 
ultimi poi sarebbero diretti a rendere, quasi direi, piacevde 
il soggiorno nello Stabilimento , a facilitare il servizio e la 
Areh.^ amo U.*» 4 lj2 



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sorveglianza » e nello stesso tempo anche a portare un utile 
economico all'amministrazione. — La convenienza di fare e- 
seguire i detti lavori è stata riconosciuta dal Consiglio pro- 
vinciale, ed una somma è stata già stanziata nel bilancìol874y 
perchè possa ai medesimi darsi principio ; anzi sapiamo , che 
fra il medico-direttore e Tingegnere-capo della provincia sono 
stati già presi li opportuni accordi per allestire subito con- 
venientemente le sale da bagni , e per migliorare i rapporti 
igienici di alcuni locali, — TJn bravo di cuore ai signori della 
Commissione, e si accertino, che quando il publico denaro 
viene speso saviamente e per utile dell'umanità sofferente, 
nessuno potrà muovere lamento..., 

ir noTS Casa di salute. — In Rapallo , piccola città 
sulla linea ferroviaria Genova-Spezia, a 30 chilometri da Ge- 
nova, posizione amenissima, clima dolcissimo, un antico sta- 
bilimento di bagni venne recentemente fornito di apparecchi 
idroterapici , elettrici , ginnastici , di camere aspiratone con 
polverizzazione d*aqua marina e d'altri liquidi medicinali, di 
un deposito di aque minerali, ecc. ecc. 

Questa nuova Casa di salute, delizioso soggiorno invernale, 
deve riuscire particolarmente utile e commodo per coloro che 
sono afflitti da malatie croniche del sistema nervoso. 

Medico interno di questo Stabilimento ò il signor dottore 
Edoardo Maragliano; medico consulente è il signor dottore 
Errico De Benzi, professore di clinica medica presso la regia 
Università di Genova, il quale visiterà li infermi non meno di 
due volte ogni settimana. 

La felice posizione e il ricco impianto dello stabilimento e 
più di tutto la valentìa dei medici preposti alla direzione sa- 
nitaria del medesimo, sono arra di ottimo successo per li in- 
fermi che vi si recheranno non meno che per il suo proprie- 
tario, signor Casaccia. 

Premio Fossati. — Tutti sanno che l'egregio Cav. 
dott. Giovanni Fossati di Novara, il compagno, l'amico e l'al- 
lievo prediletto di Gali, il nestore venerato dei frenologi, non 
contento di aver dotata Milano , che egli amò sempre come 
patria adottiva, di quella magnifica collezione frenologica che 
ammirasi nel Museo civico, volle fondare nella stessa Città 
un premio annuo per l'incremento dell'anatomia , della fisio- 
logia e della patologia del cervello. 



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Ora siamo lieti dì poter finalmente pnblicare il programma 
del primo concorso. Il quesito , secondo la volontà del bene- 
merito fondatore , venne formolato dal B. Istituto lombardo 
di scienze e lettere, in concorso dei dottori Cornalia e Verga, 
che lo stesso fondatore designò come particolari depositari 
delle proprie idee. 

Eccolo : 

Storia dei progressi ddV anatomia e della fisiologia del 
cervello nel secolo corrente , con particolare riguardo alla 
dottrina di Gali. 

I concorrenti prenderanno le mosse dalle ultime publica* 
zioni di Gali e verranno fino al 1870. 

Premesso uno schizzo dello stato in cui si trovava l'anato- 
mia e la fisiologia del cervello a queir epoca , esporranno le 
conquiste che fecero in seguito queste due scienze. 

I concorrenti dovranno specialmente curare la chiarezza e 
l'esattezza dell' esposizione, corredandola all'uopo di opportune 
figure. 

U concorso \ aperto a tutti li italiani. 

I manoscritti dovranno essere presentati non piti tardi delle 
ore 4 pom. del giorno 1 aprile 1876 al protocollo della Giunta 
municipale di Milano. 

Ogni manoscritto sarà accompagnato da una lettera sug- 
gellata portante al difuori un' epigrafe uguale all'epigrafe del 
manoscritto, e al di dentro il nome delVautore e V indicazione 
precisa del suo domicilio. Il giudizio sarà pronunziato dalla 
Commissione da nominarsi dal B. Istituto lombardo di scienze 
e lettere, ed il premio sarà conferito nella seduta solenne che 
detto Corpo scientifico terrà nel giorno 7 agosto dell' anno 
1876. 

II premio è di Lire 2000. 

I manoscritti premiati saranno restituiti all' autore perchè 
ne curi a sue spese la publicazìone, e dell'opera publicata dovrà 
consegnarne tre copie al Municipio, destinate una al B. Isti- 
tuto, l'altra alla Biblioteca dell'Ospitale maggiore di Milano, 
e la terza a quella del Museo civico di Storia naturale , nei 
quali Stabilimenti potranno essere consultate da tutti. 

Ifeerolo^ia. — L' anno 1873 è stato terribilmente ne- 
fasto alla freniatria italiana. Non ci siamo per anche riavuti 
dal profondo rammarico per la perdita della preziosa esistenza 



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d'Ignazio Zani , ed ecco che la morte inesorabile ne invita a 
compiangere altro nostro collega non meno stimato e amato 
da tutti noi. Il prof. Oiuseppe Herl di S. Miniato, preso 
da violentissimo morbo , cessava di vivere in Perugia il 23 
del perduto dicembre , compiuto appena l' undicesimo lustro 
deiretà sua. Era il prof. Iferi uomo colto, forbito scrittore, 
dotto nella scienza e peritissimo nella pratica della freniatria, 
n suo grande amore per questa parte nobilissima del medico 
sapere lo condusse alla direzione del manicomio di Lucca nel 
quale attese con diligenza esemplare al sollievo e alla cura 
dei suoi infermi che lo amavano come padre ; rafforzò non 
senza duri e pericolosi incontri , la disciplina della gente di 
servizio in quel tempo assai rilasciata; e non potendo per ni- 
mistà dì circostanze applicare certi suoi ideati miglioramenti 
in tutta l'azienda manicomiale, si die quivi tutto allo studio 
de' suoi ammalati, e arricchì in tal modo sé medesimo di un 
nuovo tesoro di pratiche cognizioni. Da Lucca passò alla So- 
printendenza dello Spedale di Fisa ; e qui pure formarono una 
delle sue maggiori sollecitudini i poveri alienati di mente : 
prese lui ntesso la partìcolar cura dei pochi mentecatti ivi 
raccolti, e dettò in quella celebre Università lezioni libere di 
freniatria. Ma per un così valente freniatro la semplice sala 
d' osservazione di un commune spedale non era campo ade- 
quato alla sua tanta operosità. E la città di Perugia gli con- 
feriva ed egli accettava, con reciprocità eguale di scambievole 
onoranza, la direzione del suo riputatissimo manicomio: dove 
sospinto sempre dal nobile desiderio di divulgare il più pos- 
sibile r istruzione di questa nostra scienza, s' impose di nuovo 
il compito di dare anche in quella Università l' insegnamento 
teorico-pratico delle malatie mentali. Come egli abbia adem- 
piuto aironorevole ufficio, nel quale ha perdurato con zelo e 
alacrità invidiabile fino agli ultimi giorni di sua vita, lo di- 
cono le splendide onoranze funebri , e il profondo cordoglio 
del fiore della cittadinanza perugina. Il prof. If eri ò autore 
di varie memorie pregevoli per il dettato, per la solidità della 
dialettica , per la importanza dei punti di dottrina presi a 
trattare. Sono fra le pih lodate : / cenni siatistici del ma^ 
nicomio di Lucca ; Una lettera a Ubaldino Perueei suU 
V ordinamento dei manicomi ; Una prolusione sulC impor- 
tan$a dAV insegnamento della psichiatria ; Sulla ubicasioné 



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6» 
dei mamcomi ed in particolare della convenien0a di averne 
uno in Pisa^ Egli prese, in grazia sopratatto di cotesto pu- 
blìcazioni , posto onorevole noi mondo scientifico : e , come 
suole accadere ai valenti^ colla estimazione traendo verso di 
sé le migliori disposizioni degli animi, gli venne fatto agevol- 
mente di procurarsi moltissimi, veri e provati amici ; i quali 
di ricambio esso tenne sempre carissimi» e come potè onorò 
ne' suoi scritti. Così ebbe anche modo di mostrare Taltra parte 
non meno bella di sua natura, e di svelare nella cerchia del 
vivere civile un carattere intero , un cuore sensibilissimo e 
loale, maniere urbane e squisitamente gentili, e di aggiungere 
all'ammirazione dei pregi della mente quelli non meno stima- 
bili di un animo ben &tto. 

Povero Werl ! noi t' inviamo col cuore uji durevole salutò : 
e, acciocché la pietra della sepoltura ti sia men grave , sta 
sicuro che al cordoglio della vedovata consorte e alle lagrime 
delle due desolate bambine che allietavano nel seno della fa- 
miglia i tuoi giorni non sempre sereni , è compagno oggi il 
cordoglio e le lagrime di tanti amici ; e sii sicuro del pari 
che, quando li eredi di tanti affetti ti raggiungeranno nella 
dimora della morte , quaggiii rimarrà sempre onorata , come 
ambivi in vita onestamente, l'orma che hai stampata nel tuo 
diletto campo della freniatria. Dottor G. Cappelli. 



La Presidenza della nuova Associazione freniatrica ita^ 
liana publica Teleuco di coloro che, durante il Congresso degli 
scienziati a Boma, promossero la fondazione di quella Asso- 
ciazione le diedero il loro assenso ed appoggio appena ne 
ebbero sentore. È di buon augurio che tutti i medici diret- 
tori e un gran numero di medici assistenti dei manicomi 
siansi affrettati a fare adesione alla nuova Società. Se la Pre- 
sidenza fosse per avventura caduta in qualche omissione , sia 
riguardo alle persone , come riguardo ai titoli , si farà pre- 
mura di ripararla , appena ne s^irà avvertita. 

I membri della Associazione, a tenore dell* Art. 13. dello Sta- 
tuto Organico, riceveranno ciascuno un esemplare dell' Archi- 
vio ; e però vorranno essi indirizzare al segretario dell'Associa- 
zione — Dottor Serafino Biffi, Corso S. Celso, 81 Milano — il 



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70 

Vaglia postale pel loro contributo e le proprie oeservazioni. Per 
contrario coloro che sono semplici abbonati dell' Archivio , 
continueranno ad indirizzare Y importo dell'abbonamento agli 
Editori-tipografi Fratelli Rechiedeiy Vìa S. Pietro all'Orto, 16. 
Ecco r elenco accennato: 

Adriani Roberto, medico-direttore del manicomio provinciale 

di Fermo. 
Arpesani Giuseppe, medico-assistente del privato manicomio 

presso S. i.elso, in Milano. 
Banfi Pietro , medico-assistente del manicomio provinciale di 

Ferrara. 
Berarducci Carlo , vice medico-direttore del manicomio prò* 

vinciale di Perugia. 
Bergonzi Giuseppe , già medico -assistente del manicomio pro- 
vinciale di Beggio d* Emilia. 
Berti Antonio , medico primario delle deliranti neir Ospitale 

civile di Venezia e professore di medicina mentale nello stesso 

Ospitale. 
Bettini Enea , vice-direttore del manicomio prov. di Ferrara. 
Biffi Serafino, medico-direttore del privato manicomio presso 

S. Celso in Milano. 
Bini Francesco, medico- direttore del manicomio provinciale 

Bonifacio di Firenze, e professore di medicina mentale. 
BoNAcossA Giovanni Stefano, medico-capo dei manicomio prov. 

di Torino, prof, di medicina mentale in quella R. Università. 
BoNFiGLi Clodomiro , mcdico-direttore del manicomio prov. di 

Ferrara. 
Brocca Giovanni , medico primario del comparto delle deliranti 

noli' Ospitale maggiore di Milano. 
Bruononi Luiqi, medico-ispettore dei manicomio prov. di Astino, 

presso Bergamo. 
Calastri Luioi , medico-assistente del privato manicomio in via 

Fontana, in Milano. 
Cappelli Gaetano , medico-direttore del manicomio prov. di 

Lucca - la Fre^nonaja. 
Cardini Coriolano ; vice-direttore del manicomio prov. Boni- 
facio di Firenze. 
Chiverni Giavanni', medico-assistente del manicomio prov. di 

Milano, succursale di Mombeilo. 
CiAcci Domenico, medico-assistente del manicomio provinciale 

di Siena. 

Colombo Achille, medico-direttore del privato manicomio a S. 

Vincenzo, in Milano. ' 
CoRBETTA Francesco , medico-direttore del privato manicomio 

presso S. Vittore al Corpo, in Milano. 
Cupone Giovanni i medico-assistente del manicomio di Aversa. 



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71 

Db Vincsnti Angelo, medico-assistente del privato maniooiDio 
presso S. Celso la Milano. 

Federi Federico, direttore del manicomio di Aversa. 

Fjordispini Paolo, medico dei manicomio pablico di Roma. 

Frioerio Luigi, vice-direttore del manicomio prov. di Pesaro. 

Galli Enrico, medico-assistente del privato manicomio presso 
S. Vittore al Corpo, in Milano. 

Gianni Carlo, medico-alienista in lincea. 

Gilardi Nicola , medico primario del manicomio prov. di Mi- 
Inno — succursale di Mombello. 

GiLFORTi Fortunato , medico del manicomio di Palermo. 

GiROLAMi Giuseppe, medico-direttore del manicomio publico 
di Roma, prof, di medicina mentale in quella R. Università. 

Girone Carlo, medico primario del manicomio prov. di Aversa. 

Gonzales Edoardo medico-assistente del manicomio provinciale 
di Milano , la Senavra. 

Grilli Pietro , mèdico-assistente del manicomio prov. Bonifacio 
di Firenze 

Levi Raffaello, medico-assistente del manicomio prov. Boni- 
facio di Firenze. 

Livi Carlo , medico-direttore del manicomio provino, di Reggio 
d* Emilia. 

LoLLi Luigi, medico-direttore del publico manicomio d' Imola. 

Lombroso Cesare, medico primario del manicomio prov. di Pavia, 
prof, di medicina mentale in quella R. Università. 

Lucchini Carlo, medico-alienista in Navacchio presso Pisa. 

Majnardi Antonio, medico primario del manicomio provinciale 
di Cremona. 

Manzini Giov Battista , medico primario del manicomio pro- 
vinciale di Brescia. 

Mbncucci Giambattista", medico direttore del manicomio pro- 
vinciale di Ancona. 

MiCHETTi Antonio, medico-direttore del manicomio provinciale 
di Pesaro. 

MiRAGLiA Biagio, direttore emerito del manicomio di Aversa e 
professore di medicina mentale. 

MocHi Luigi, medico del manicomio provinciale di Firenze - sno- 
carsale dì Castel Pulci. 

Monti Lorenzo, medico-direttore del manicomio provinciale di 
Parma in Oolorno. 

Palmerini Ugo, vice-direttore del manicomio provinciale di 
Siena. 

PiGNocco Francesco, medico-direttore del R. manicomio di Pa- 
lermo e prof, di medicina mentale in quella Università. 

PoLCARo Giulio, medico- primario del manicomio di Aversa. 

Ponza G. Lodovico, medico-capo del manicomio provinciale di 
Alessandria, 



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72 

Porporati Michelakgblo, medico-primario del manicomio pro- 
yinciale di Torino - saccnrsale di Gollegno. 

PozzoLi Cablo , medioo^primario del manicomio provinciale di 
Crema. 

Riooi Gerolamo , medico-assisteute del manicomio proTinoiale 
di Milano, la Senavra. 

RiNALDiNi Gaetano, ff. di medico-direttore del manicomio pro- 
vinciale di Milano, la Senavra. 

Roncati Francesco, medico-direttore del manicomio provinciale 
di Bologna e prof, di medicina mentale in qaella R. Università. 

Rosmini Giovanni, medico-primario del manicomio provinciale di 
Milano, la Senavra. 

Rotondi Giorgio , medico-primario del comparto dei deliranti 
neli'Ospitalcf maggiore di Milano. 

Ruffo Francesco, medico del manicomio d'Aversa. 

Sacchi Achille, già medico-primario del manicomio provinciale 
di Mantova. 

Salbrio Padre Prosdocimo, medico-direttore del manicomio cen- 
trale maschile di 8 Servolo in Venezia. 

Salvaja Carlo, medico-direttore del privato manicomio la Villa 
Cristina, presto Torino. 

Sbertoli Agostino, medico-direttore della Casa di salate di Colle 
Gigliato, presso Pistoja. 

Solfanelli Pietro, medico-interno del pnblico manicomio di 
Roma. 

Spatuzzi Achille, medico-statista della Città di Napoli 

SoLivETTi Alessandro, medico del pnblico manicomio di Roma. 

Tambor'ni Augusto, medico del manicomio provinciale di Reg- 
gio d*£milia. 

Tarchini-Bonfanti Antonio, medico-direttore del privato ma- 
nicomio in via Fontana, in Milano. 

Tebaldi Augusto , medico-primario del comparto pei deliranti 
neiro^pitaie di Padova, professore di medicina mentale in quelU 
R. Università. , 

Toselli Enrico , medico-direttore del manicomio provinciale di 
Racconigi (Cuneo). 

Vbrduna Luigi, medico-direttore del manicomio provinciale di 
Genova, prof, di medicina mentale in quella R. Università. 

Verga Andrea , prof, di medicina mentale presso 1* Ospitale 
maggiore dì Milano. 

Vigna Cesare , medico-direttore del manicomio centrale femmi- 
nile di S. Clemente in Venezia. 

Virgilio Gaspare, medico primario del manicomio di Aversa. 



J)ottor Serafino Biffi, Gerente, 



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73 

IMEmORIE ORIGINALI 

SE E COME SI POSSA DEFINIRE LA. PAZZIA. — DisCOTSO 

con cui il prof. VERGA inaugurò V anno psichia- 
trico 1873-74 neW Ospitale maggiore di Milano. 

(Continuazione e fine\ vedi pag. 3^ anno corrente). 

IX. 

Quando nel 1867 un Ulustre clinico napoletano (Sal- 
vatore Tornasi) fattosi a porgere dalla sua catedra 
Nozioni generali di psichiatria, insegnò come cosa 
nuova che le malatie psichiche deggiono ormai far 
parte delle malatie cerebrali per la ragione che il cer^ 
vello ne è la sede, ed accusò i psichiatri di esser ri- 
masti troppo isolati e di non aver seguito i progressi 
della scienza, comB se le malatie psichiche dovessero 
studiarsi in sé stesse e non nelV organo che le pro^ 
duce (1), un grido di sorpresa e di riprovazione sorse 
tra i medici alienisti d'Italia. Ma quel clinico» che è tra 
i più dotti della Penisola, non dovea così parlare senza 
un perchè, ed io scommetterei che non essendosi egli 
potuto addentrare nello studio della psichiatria quanto 
in quello di altri rami della medicina, fu appunto con- 
dotto a così torti giudizi dalle imperfette definizioni 
della pazzia, che egli avea incontrate nel vestibolo 
della scienza nostra. 

Non v' ha dubio infatti che la maggior parte delle 

(I) Vedi Riforma clinica di Napoli^ l giugno, 1867. 
Archivio, anno 11.** 6 



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74 

definizioni da me enunciate danno alla pazzia un fon- 
damento e un carattere piuttosto psichico che soma- 
tico; e ne nasce il sospetto che i loro autori sieno 
piuttosto dei filosofi e degli ideologi che dei medici. 
Ma quando riposatamente e a fondo si scandaglino 
le dottrine che sulle malatie mentali tanto dalle ca- 
tedre quanto per le stampe in Italia si professano , 
subentra un sospetto opposto. L' idea della sede ce- 
rebrale della pazzia appare in quelle dottrine così ra- 
dicata e commune da dover conchiudere, che se molti 
medici, anche alienisti, nel definire la pazzia non ac- 
cennarono alla parte essenziale che vi esercita il cer- 
vello, ciò non avvenne se non perchè essi credettero 
la cosa per sé troppo evidente e non bisognevole di 
dichiarazione. 

Non parlerò qui del Mantegazza , che è uno degli 
spiriti più indipendenti e arditi che io mi conosca. 
Nella stessa Lettera in cui diede la definizione della 
pazzia, egli avverte di essere lontano dai sogni dei vi- 
talisti e di non ammettere alterazione funzionale senza 
alterazione mecanica^ e nella cura dei maniaci raccom- 
manda singolarmente la coca, la quale mentre narco^ 
tizza i centri nervosi ajuta la digestione (1). — Non par- 
lerò del venerando Bonacossa. Egli ha troppo lunga- 
mente vissuto coi pazzi ed è troppo dotto per non 
considerare la pazzia qiial malatta essenzialmente ce- 
rebrale, e per non rintracciare le cagioni della me- 
desima in tutto ciò che può far deviare V organismo 
cerebrale dal suo stato naturale. Queste precise espres- 
sioni si leggono ne' suoi Elementi teorico-pratici di pa-- 
tologia mentale (2). — Non parlerò neppure del dottor 



(I) Archivio citato, p. 292 e 383. 
ìy) Opera citata, p. 90. 



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75 
Spursheim. È impossibile che un frenologo il quale 
misura la potenza delle facoltà intellettuali» dei sen- 
timenti e degli istinti dal maggiore o minore sviluppo 
di certe parti dell' encefalo , non riponga nelle alte- 
razioni o nella sproporzione delle stesse parti la causa 
principale della pazzia. Egli infatti ha un articolo ove 
si propone di dimostrare che la causa prossima della 
pazzia è nel cervello , ed ove conchiude che fo parti 
cerebraK sono la sede della pazzia , come i polmoni 
sono la sede della dispnea e lo stomaco della dispep^ 
«a (1). — Il dott. Fantonetti, conoscitore ed apprezzatore 
delle idee di Spurzheim» non poteva esprimersi molto 
diversamente. Dopo avere infatti accennato che istru- 
mento corporeo o materiale degli attributi, delle pro- 
prietà, delle potenze dell' anima tiensi per fondatis- 
sime ragioni il sistema nervoso e V apparato encefa* 
lieo in specie, di questo adunque, egli dice, alla stretta 
dei conti bisogna darsi pensiero , lui studiare , lui 
investigare, onde poter arrivare a concepire come operi 
per appalesare le operazioni dell'anima ; perchè è nel 
pervertimento, nello sviamento , nelV anormalità delle 
azioni movimenti in cui consiste F operar suo, che 
di necessità procede la causa prossima della pazzia , 
ossia la natura, l'essenza sua (2). — Giuseppe Frank, 
nello stesso volume in cui dà quella sua strana definizio^ 
ne, insegnando che la pazzia, mentre non consiste che 
nello sragionare intorno ad uno o più oggetti , con- 
danna le sue vittime a perpetuo isolamento, ha sane 
idee sulla sede e sulla condizion patologica della me- 
desima. Egli sostiene apertamente che la pazzia è un 
genere di mali a reliquis morbis cerebri haux omnino 



(I) Opera citata, voi. I., p. 113. 
l'i) Opera citata, p. 20. 



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76 

diversum, e vuol dimostrare che essa nasce ex iis^ 
dem conditionibus morbosis quce aliis cegrituiimbus 
ansam porrigunt, e spera che la dottrina delle alie- 
nazioni mentali vestem qua eam nonnulli inter recen-- 
tiores induerunt, deponet, oc in sphceram aliorum 
morborum modeste redibit, et quidem cum evidenti 
cegrorum lucro (1). Poteva spiegarsi più chiaramente ? 
1 soli, la cui dottrina intorno alla pazzia poteva te- 
mersi conforme alla definizione che ne hanno data, 
sono lo Zacchia e il Bonucci : lo Zacchia per il tempo 
in cui visse , il Bonucci per V aperta professione di 
animismo che trovasi nelle sue Opere. Eppure anche 
questi due non disconobbero la parte essenziale che 
ha il cervello, come nell'esercizio regolare delle fun- 
zioni psichiche, così nd disordine delle medesime. — Lo 
Zacchia, seguace di Galeno, scappa fuori a chiamar 
cerebri functiones le operazioni dell' intelletto e di- 
chiara che le alienazioni mentali medici soli agnoscunt, 
che in caso di pazzia medici ad judicandum adhiben- 
tur, che ipsis solis creditur, che quando si debba con- 
cedere la facoltà di testare e quando no eco medica so- 
lummodo officina depromere jurisconsultis licet (2). — 
Quanto al Bonucci, l'essere egli animista come S. Ago- 
stino e S. Bonaventura, con qualche tendenza al pan- 
teismo germanico, non gF impedì di confessare che 
l'anima manifesta nell'umano organismo la sua po- 
tenza per mezzo del sistema nervoso. Di più, egli non 
trova chimerica la localizzazione delle facoltà dell' a- 
nima e rifiuta quella di Gali soltanto perchè gli pare 
arbitraria. Secondo lui, i sentimenti , le inclinazioni , 



(1) Opera citata, Tom. V, Cap. XXVI. De maniìs, p. 371. 

(2) Opera citata. Libris secundi, titulas primus. De demenU'a 
et rationis Icesione, ecc. 



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77 
li istinti avrebbero la loro radice nel sistema nervoso 
gangliare, e fe facoltà intellettuali nel cervello. 

Voglia dunque l'egregio clinico napoletano riconci- 
liarsi coi medici alienisti, per lo meno d' Italia, e vi- 
vere persuaso che da Zacchia , anzi da Ippocrate e 
Galeno, eccettuati alcuni che nella lunga eclissi del 
medio evo s' imbrancarono coi teologi e per prudenza 
o per ignavia ne adottarono il linguaggio, tutti rive- 
rirono nel cervello la sede delle facoltà psichiche e 
ammisero per conseguenza che le malatie psichiche 
£suino parte delle malatie x^erebrali. Un uomo non si 
giudica da una frase ; e tale che ha le più giuste e 
più complete idee d'una malatia può benissimo o non 
darsi la briga o non aver la fortuna di mostrarlo nella 
definizione della medesima. Chi si fece burlar da Dio- 
gene per aver definito l'uomo un bipede impiumò fu 
nientemeno che il divino Platone. 



Ad ogni, modo anch' io non potrei approvare che 
nella definizione d'una malatia si omettesse d' indicare 
l'organo che ne è la sede o il substrato. Sotto questo 
rapporto io trovo che alle definizioni fin qui discorse 
della pazzia meritano di essere preferite quelle che or 
vengo ad esporre, del Ghiarugi, dell'Esquirol, del Geor- 
get, del Brouscsais e del Berti. 

Il Ghiarugi definì la pazzia: un delirio cronico e 
permanente con offesa primitiva delV organo cerebra- 
le (1). Definizione degna d' un buon osservatore , ma 
che ha il difetto di essere troppo recisa. Le sue brac- 
cia non arrivano a tutti i casi di pazzia, a quelli di 

(1) Della pazzia in genere e in ispecie, Firenze, 1808, p. 1. 



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78 

breve durata, a quelli con delirio intermittente, a 
quelli in cui l'offesa dell'organo cerebrale è seconda- 
ria e simpatica. Va qui a buon conto ricordato che, 
secondo Nasse , Jacobi , Flemming ed altri, la pazzia 
sarebbe invece un' affezione viscerale che si trasmette 
per irradiazione al cervello. 

Procurarono di evitare i difetti della definizione del 
Chiarugi TEsquirol e il Oeorget, ed era facile il riu- 
scirvi, n primo chiamò la pazzia : una affezione ce^ 
rebrale ordinariamente cronica ed apiretica, caratte-- 
rizzata da disordini della sensibilità, deWinteUigenza 
e della volontà (1). Il secondo la qualificò più larga- 
mente e più negativamente : un^ malatia apiretica del 
cervello, per sobto di lunga durata, quasi sempre con 
lesione incompleta delle facoltà intellettuali ed affettive, 
senza notevole disordine nelle sensazioni e nei movi" 
menti volontarii e senza grave sconvolgimento ed an- 
che senza perturbazione sensibile nelle funzioni 7iutri' 
tive e generatrici (2). Ma anche queste definizioni la- 
sciano, come vedremo, qualcosa a desiderare. 

Il Broussais, il fiero misontologo , per il quale la 
ragione , 1' io , la coscienza non esprimevano che dei 
risultati dell' azione della materia nervosa dell' ence- 
falo, giudicò la pazzia vn effetto dell* irritazione pri- 
mitiva simpatica delVencefalo, per la quale, siccome 
le malade, per servirmi delle sue parole, ne jout d'une 
raison constante ni d'une raison toujours juste, il n*est 
pas dans des rapports normaux avec les autres hom^ 
mes (3). É una definizione netta e viva, e non sarebbe 
stata cosi presto dimenticata, se la parola irritazione 

(1) Des maladies mentcUes. Paris 1838. Tom. I, p. 5. 

(2) Dizionario classico di medicina e chirurgia e igiene pu- 
blica. Art. FoUì€l 

(3) De Virritation et de la folie, Paris 1839. Tom II, p. 481. 



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79 
avesse conservato presso i moderni quel senso largo 
che gli attribuiva il Broussais. 

n dottor Antonio Berti, professore di medicina men- 
tale presso il civico Ospitale di Venezia, dichiarò an- 
ch' egli senza ambagi che la pazzia è una nevrosi ce- 
rebrale, una affezione psicosomatica che impaccia più o 
meno la coscienza e l'arbitrio. 

Finalmente mi sia permesso di citare in coda a 
tanti illustri, a titolo d'onore, un uomo che fu bensì 
medico, ma non esercitò la medicina e molto mencia 
psichiatria, essendosi tutto consacrato alla letteratura 
e specialmente alla filologia. È questo il nostro grande 
e non abbastanza apprezzato, dottor Giovanni Oberar- 
dini. Nel Supplmento proposto ai vocabolari italiani 
così egli definisce la pazzia: È lesione del cervello 
cagionante errore di giudizio o allucinazione, che tra-^ 
sporta ad atti di furore, a durare negli stessi atti e 
nelle medesime idee. Confrontate, se vi piace, questa 
definizione con quella già citata del vocabolario della 
Crusca, che tanti altri vocabolari hanno ricopiata; e 
ditemi se in essa, come in tante altre, il dottor Ohe- 
rardini non appaia singolarmente informato ai pro- 
cessi delle scienze e studiosissimo della proprietà 
della lingua nostra. Presenta anch'essa il suo tallone 
alla crìtica: ma almeno il Oherardini si ricorda in 
essa di aver studiato medicina e dice delle cose giuste 
e vere. La sua volgare perspicuità fiat bellissimo con- 
trasto colla dotta caligine e il fare labirintèo di certi 
scienziati. 

XI. 

Nel passare in rivista le varie definizioni della pazzia, 
parmi dì aver notato che esse per i loro difetti prin- 
cipali possono venir divise in tre gruppi. 



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80 

Al primo gruppo appartengono le definizioni o troppo 
vaghe troppo esaggerate. Tali sono le definizioni del 
volgo, quelle di alcuni letterati e filosofi che per co- 
gnizioni psichiatriche non valgono più del volgo; le 
definizioni che della pazzia non considerano che Y e- 
stremo termine o il punto culminante, e fanno del 
pazzo un uomo senza ragione, senza intelletto, senza 
volontà, un sognatore, un automa che non sa regolar 
so stesso né vivere in società. Di pazzi cosi fatti ^ne 
esistono ma fortunamente sono rarissimi e quasi ec- 
cezionali. 

Fanno parte del secondo grappo le definizioni troppo 
ristrette, incomplete, semplicemente ideologiche o psi- 
cologiche. Tali sono le definizioni che accennano sol- 
tanto a malatie dell'anima, a sconcerti di operazioni 
intellettuali, ad aberrazione di sentimenti, ad impotenza 
di volontà. Pazzi ai quali si attaglino tali definizioni 
non si incontrano che nei drami e nei romanzi. 

Nel terzo gruppo si rifugiano naturalmente tutte 
le altre definizioni, quelle che io credo le migliori; 
alle quali però è quasi commune un difetto, ed è di 
non far cenno delle malatie psichiche congenite, quali 
sono l'idiozia, l'imbecillità e il cretinismo. Queste forme 
morbose è probabile che si vogliano da alcuni consi- 
derare come affatto distinte daJla pazzìa; ma fino a 
tanto che li imbecilli , li idioti ed i cretini verranno 
accolti nei manicomi e formeranno oggetto degli studi 
e delle cure dei medici alienisti e otterranno li stessi 
riguardi che i pazzi dai tribunali, non potranno restar 
esclusi da una definizione della pazzia che aspiri ad 
essere pratica a un tempo e completa. 



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81 
Xll. 

Premesse queste indagini e questi raffronti^ voi non 
vi meraviglierete se nella mia definizione io mi reco 
particolarmente a cuore di indicare anzi tutto Ter- 
gano o il viscere che nella pazzia è affetto; e se 
per comprendere tutte le forme e varietà e gradazioni 
della pazzia ricorro anch' io a un giro di parole forse 
un po' troppo largo e vago» accennando primamente 
a due grandi sezioni in cui le malatie psichiche pos- 
sono essere divise. 

Io intendo infetti per pazzia — o urCaffegione con-- 
genita del cervello, per la gtiale essendo rimasto più 
meno viaiato lo sviluppo del medesimo, un individuo 
non può esercitare che imperfettamente e irregolare 
mente le speciali funzioni della sensibilità, delVintelhr 
genza e della volontà e appare perciò diverso dalla 
commune degli uomini, — oppure una affezione ac-^ 
qudsita ed accidentale del cervello, primaria o secon-- 
daria , idiopatica o simpatica , ef ordinario lenta ed 
apiretica, e mal avvertita dal paziente, per la quale 
alterandosi le relative funzioni della sensibilità, della 
intelligenza e della volontà, un individuo appare dioerso 
dalla commune degli uomini e da quel che era egli 
stesso. 

xm. 

Dopo avere lungamente peregrinato in cerca degli 
elementi atti a dare una definizione che valga ad 
esprimere la pazzia nelle sue diverse forme « nei di- 
vèrsi suoi stadi» e ovunque si trovi» negli ospitali» nei 
manicomi, nelle prigioni e in libertà ; dopo avere con 
aspirazioni così superbe osato appuntare e mettere da 
parte tante definizioni» cui la fema dei proprii autori 



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82 

garantiva rispetto; sono io veramente riuscito a edi- 
ficarne una che meriti di essere a tutte preferita? 
forse avrei fatto meglio ad imitare la prudenza ed il 
riserbo di Filippo Pinel, del Girolami, del Griesinger 
e di altri « i quali si occuparono bensì lungamente e 
largamente di quanto riguarda le malatie psichiche « 
ma non si decisero mai a formulare della pazzia una 
definizione e ne lasciarono tutta la cura al benigno 
lettore ? 

Sia pure. Abbia io pur fatto semplicemente della 
ginnastica intellettuale» un esercizio scolastico» un la- 
voro pedantesco» o» come dicono li artisti» uno stvàio. 
Non giudico per questo né inutile» né riprovevole la 
mia opera. Bisogna bene ogni tanto raccogliere le 
nostre idee sopra li argomenti che più solleticano la 
nostra curiosità e sforzarci di condensarle in una forma 
riducendo il vario al semplice» il multiplo all'uno. E 
ciò non può essere fatto se non per virtù del verbo, 
il quale fece ogni cosa ed é eterno (1). 

Se non altro» quanto venni fin qui esponendo mi é 
occasione e stimolo a due riflessioni» non nuove ma 
di pratico interesse» che io porrò qui a modo di chiusa» 
col desiderio che siano sentite anche fuori di que- 
st'aula. 

Se io che per dovere e per genio mi accinsi allMmpresa 
di definir la pazzia ed ebbi in ciò la fortuna d'essere 
precorso da tanti valorosi» non ho approdato a nulla 
di sodisfacente; se nella mia definizione» che é il 
risultato di lunghi anni di studio e di esperienza e 
Tultima conclusione di un intero trattato sulla pazzia» 
non sono arrivato a cogliere le facce più importanti 
del poliedro di questa infermità» e forse ho evitato 

(1) S. Giovanni nel principio del sao Evangelo. 



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83 
Scilla ma sono urtato in Cariddì ; con quale coscienza 
i magistrati pretendono talvolta su' due piedi da un 
medico-perito, che non è sempre alienista, la defini- 
zione della pazzia ? 

D'allra parte, se la pazzia vuoisi riguardare per 
malatia dell'umano organismo, come qualsiasi altra 
malatia, su di che tanto insistette il prof. Temasi; 
se il cervello vuoisi avere per sede della pazzia allo 
stesso titolo che i polmoni son la sede della dispnea 
e lo stomaco della dispepsia, secondo la frase del 
dottor Spurzheim ; se per conseguenza il trattar di 
pazzia e di pazzi spetta esclusivamente ai medici, 
come ebbe coraggio di asserirlo fin da' suoi tempi lo 
Zacchìa; con quale coscienza i procuratori e sotto- 
procuratori del re si fanno antagonisti o contradittori 
dei medici ? Perchè almeno non si contentano essi di 
oppor ragioni a ragioni, affine di rischiarar sempre 
più la mente di coloro , ai quali il codice e la sorte 
accordarono una tremenda inappellabilità, ma ricorrono 
invece ad ogni artifizio per muovere il cuore e sor- 
prendere il suffragio dei giurati? Perchè profittano 
essi persino delle coscienziose titubanze dei medici- 
periti e del loro imbarrazzo, tanto naturale in quistioni 
delicate e di gravissime conseguenze, per screditarne 
in &CCÌQ, al publico la dottrina e il carattere? Perchè 
giunsero essi a tal^ ignobile ed indegna piacenteria 
di dichiarare innanzi ad una Corte d'assise, con ma- 
nifesto sprezzo della legge, che essi non vogliono un 
giurì di medici''periti , ma un giurì di uomini onesti 
e che sapiano quel che si dicono? 



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84 

DELLA MELANCOLIA CATALETTICA Saggio del dottOT 

FRIGERIO, vice-direttore del manicomio provin-- 
ciale di Pesaro. 

Una forma di franosi che sembrami degna d' illu- 
strazione, perchè trovai non molto frequente, è quella 
conosciuta sotto il nome di melancolia catalettica, at- 
tonita iperfrenica. 

Questa malatia che Pinel confondeva coir idiotismo 
e che Esquirol riteneva quale una demenza acuta , 
venne anche dagli alienisti a noi più vicini, varia- 
mente considerata. Baillarger, fra li altri, che ne diede 
la definizione meno inesatta , dicendola una varietà 
della lipemania, alla quale si associano accidenti di 
stupore, non fece menzione della quasi completa abo- 
lizione della volontà , che per osservazioni fatte in 
proposito, stimerei il sintomo principale di questa ma- 
latia. 

Luigia P....> di Vicenza, non conta fra i parenti al- 
cun caso di frenopatia né di malatie affini. Conjugatc^ 
senza prole, ammalava di risipola al capo e di metro* 
peritonite poco prima di impazzire. Dall'autunno del- 
Tanno 1869 datano i primi disordini intellettuali della 
P...., aventi carattere di ipocondriasi e per i quali nel 
luglio del successivo anno veniva inviata a questo ma- 
nicomio. 

Premetto inoltre che, da quanto mi si assicurò, lo 
stato nel quale io osservai l'ammalata era poco dis- 
simile da quello presentato in passato. 

La P.... è di costituzione fisica assai debole, depe- 
rita ; la cute, specialmente alle guancie è pieghettata, 
la muscolatura floscia ed assottigliata. 

Ciò che colpisce lo sguardo dell' osservatore è an- 



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85 
zitutto il particolare atteggiamento della fisionomia : 
l'occhio rivolto al suolo, lagrimoso e senza vita, i li- 
neamenti deformati dalle angolosità delle ossa sotto- 
stanti, appariscenti sotto la pelle per scomparsa del 
panicolo adiposo; pallide le mucose visibili. L'esame 
degli organi del petto e dell'addome, come l'esplora- 
zione dei sensi non dinotavano alcuna imperfezione. 

Interrogata la P.... non risponde che poche parole, 
esprimendo ogni volta il vivo desiderio di rivedere 
i parenti e più ancora il marito, per la qual cosa si 
commuove e piange dirottamente. 

È tale il trasporto che Y invade per tali discorsi , 
che una volta fra le altre , prese a correre spedita- 
mente verso il parlatorio ove credeva rinvenire 1' og- 
getto della sua aflfezione. 

Nessun altro movente potè mai indurla ad uno sforzo 
di volontà così grande ; toltala dal letto ed abbigliata 
bisognava che altri la traesse seco per farla passeg- 
giare e, se per caso veniva lasciata sola, non sareb- 
besi mossa dallo stesso punto e dalla posa che teneva ; 
obligandola ad imprimere agli arti svariati movimenti, 
aveva d'uopo per ricomporsi d'altrui impulso. 

Incapace di compiere qualsiasi atto volitivo, doveva 
essere ogni giorno nutrita in modo particolare da 
paziente infermiera , la quale messole il cibo nella 
bocca, glielo faceva masticare scuotendole or Tuna or 
l'altra guancia. 

Sottopostala a corrente elettrica d' induzione trovai 
difettosa la contrattilità e la sensibilità muscolare ; la 
P.... non dava segno di sentirne l'eflfetto se non dopo 
parecchi minuti, benché la corrente fosse intensa, quando 
poi cominciava ad accusarne la sensazione manifestava 
di non tollerarla con scosse violenti e pregando con 
voce] insolitamenteconcitata di sospendere l'applicazione. 



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80 

Per circa due anni non notai nella P.... il più leg-* 
giero miglioramento^ nemmeno quell'alternarsi dell'af- 
fezione con periodi d'agitazione che talora è foriero 
di relativo benessere, 

L' idroterapia, l' elettricità, la cura tonica , le pas- 
seggiate, ecc., riuscirono invano ; i vescicanti, i setoni 
applicati specialmente alla nuca, venivano appena av- 
vertiti dall'ammalata. 

Certamente un' inerzia fettale invadendo il campo 
della vita organica e vegetativa, ne ritardava il com- 
piersi delle funzioni; il peso del corpo, che raggiun- 
geva i 34 chilogrammi, quando fu qui accolta, era di- 
sceso a 28 poche settimane prima della morte. 

Al reperto anatomico , il cranio appariva di forme 
regolari, le ossa sottilissime. 

Molto ispessita la dura-madre, aderente alla volta 
del cranio. 

n cervello, senza li involucri, pesava 1200 grammi. 
La sostanza corticale e la sostanza midollare legger- 
mente edematose. 

Negli altri organi nulla di notevole, tranne che 
neU' intestino si verificavano le traccio d' una colite 
ulcerosa sopraggiunta ad accelerare la in&usta fine 
della P..,. Ora, cercando il nesso che legava proba- 
bilment3 le cause della malatia ai risultati anatomo- 
patologici, è lecito supporre che l'ispessimento anor- 
male della dura-madre e le sue aderenze colla volta, 
riconoscessero l'origine nella risipela al capo sofferta 
dalla P...., e fors' anche nella metrite che vi avrà in- 
fluito, dacché assai numerosi sono i casi di pazzia coin- 
cidenti con disturbi uterini. 

C... L... d'anni 22 celibe, di Sogliano al Rubicone, 
ebbe molti casi di alienazione mentale fra i suoi an- 
tenati materni. Taciturno di carattere amava tuttavia 



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87 
il giuoco ed occupavasi volentieri nei lavori inerenti 
alla soa professione di agricoltore. La sua giovinezza 
trascorse per tal modo senza alcun accidente notevole 
fino al 1866 in cui cominciava a dar segno di men- 
tale aberrazione col mostrarsi avverso ai parenti che 
prima retribuiva d'immenso affetto. 

Fattosi allucinato e pieno di sospetto, confidava al 
medico di aver bevuto in un certo calice presentatogli 
da un chierico che lo guardava sinistramente ; costrin- 
geva inoltre la madre ad assaggiare i farmaci che gli si 
apprestavano, convinto che si attentasse ai suoi giorni. 

Erronee convinzioni e scrupoli d*ogni altra natura, 
frutti probabilmente di falsa educazione, invasero la 
mente mal ferma del C... il quale dai degni parenti 
creduto vittima di stregoneria fu £atto visitare da un 
fattucchiere. 

Si disse che in seguito a ciò il C... presentasse una 
certa tranquillità; troppo breve però: dopo pochi giorni 
si rinnovavano le prime scene coi parenti e coi reve- 
rendi del paese, finché fattosi con tutti minaccioso fu 
imprigionato. 

Continua insonnia, inappetenza, taciturnità ed apatia 
manifestarono, il completo svilupparsi della frenosi per 
la quale veniva qui trasportato. Brachicefalo, non mo- 
strava nessuna anormalità nelle altre parti dello sche- 
letro che al pari del capo erano molto sviluppate. 

Profondamente denutrito, le parti molli erano flac- 
cide e coperte da cute di colore cereo, arida e fredda ; 
scarsa capigliatura rossiccia, pochi peli al mento. 

Le ciglia lunghe, le palpebre cadenti e circondate 
da un alone lividastro, la retina poco sensibile alla 
luce ; all'esame ottalmoscopico offriva infiltrazione ede- 
matosa ad ambe le pupille e turgescenza dei vasi ca- 
pillari. 



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83 

Degli altri organi : il cuore era affetto da ipertrofia 
del ventricolo sinistro per stenosi aortica. 

Nell'aspetto, il C... appariva concentrato in se me- 
desimo ed ognora immobile; dirigendogli qualche in- 
terrogazione , rispondeva a monosillabi ma in modo 
chiaro e preciso. Non richiedeva mai che gli si por- 
tassero cibi, però avutine li mangiava, non occorrendo 
adoperare per lui le manovre che vedemmo necessarie 
colla P... Abbastanza proprio, disimpegnava senza in- 
citamento le funzioni di escrezione, le quali egualmente 
come il sudore davano del resto assai scarso prodotto. 
I sensi partecipavano della generale atonia, meno il 
gusto che mantenevasi abbastanza sveglio. 

Tacerò per brevità dei risultati avuti dall' applica- 
zione della corrente elettrica, di quanto si riferisce ai 
fenomeni catalettìformi , al decorso della malattia ed 
alla cura seguita, corrispondendo tuttociò assai dav- 
vicino alla descrizione fatta nella prima storia. Dirò 
quindi dell'interessantissima autossia eseguita sul C... 
morto per marasma. 

Plagiocefalia posteriore assai pronunciata, in cranio 
voluminoso e molto pesante (1). 

Ossa Wormiane numerose verso l'angolo superiore 
dell'occipitale. Suture non saldate ; fori cranici nella 
volta più numerosi del normale. 

Le ossa presentavano un lieve spessore, la sottigliezza 
era massima lungo la sutura sagittale. I solchi per le 
arterie meningee medie appena tracciati ; le fosse oc- 
cipitali molto profonde, la fossa laterale posteriore 
sinistra presentava una profonda solcatura lungo il 
margine del foro occipitale ; la medesima fossa era 



(1)1 detaglì della descrisione del cranio furono raccolti aven- 
dolo dissecato, molti mesi dopo Tautossia. 



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89 
divisa da un rilievo osseo parallelo alla cresta occi- 
pitale interna. 

I seni frontali molto sviluppati. 

La massa encefalica , assai voluminosa » levata la 
calotta ossea, parve volesse uscire dalla cavità in cui 
era trattenuta: spoglia degli involucri pesava 1520 
grammi. 

La dura^nadre, ai lobi frontali era ossificata; la 
pia-madre ispessita alla base. 

La sostanza grigia sensibilmente atrofica e resistente 
alla pressione del dito, la sostanza bianca pure con- 
sistente; osservata al microscopio rivelava una rigo- 
gliosa formazione di tessuto connettivo, le fibre ner- 
vose stipate e compresse. 

Negli altri organi nulla di rilevante tranne che nel 
cuore si confermò la diagnosi desunta in vita. Ora, 
lasciando da parte le accidentali anormalità ed alcune 
lesioni anatomiche di minor conto, sembrami ammis- 
sibile che le ripetute congestioni cerebrali conseguenti 
aUo squilibrio di circolazione portato dal vizio di cuore 
e dimostrate anche dall'esame ottalmoscopico, possono 
spiegarci Tesuberante proliferazione di connettivo in- 
terstiziale generatosi a detrimento degli elementi ner- 
vosi : che poi il germe ereditato possa aver contribuito 
al disordine funzionale dei detti elementi, sembrami 
fuori di dubbio. 

Questa forma d'alienazione mentale, in entrambi i 
casi vedemmo svilupparsi per trasformazione della li* 
pemania, della quale anzi rivestì i caratteri esageran- 
done alcuni sintomi, ed assumendo quella forma che 
Wachsmuth assai opportunemente chiamava Timagine 
dolina catalessia cronica. 

Arch.f anno 11.^ 7 



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SULLA FINA ANATOMIA DEL CERVELLETTO UM.\NO. 

Ricerche del dottor CAMILLO GOLGI , medico-<:ht^ 
rurgo primario dell'Ospizio degli Incurabili in Ah^ 
biategrasso. 

Lettura fatta all'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere 
nella seduta del giorno 8 gennaio 1871. 

I reperti che in questa nota io verrò esponendo 
sono ancora frutto del metodo di preparazione, da me 
trovato, consistente nella prolungata immersione de'pez- 
zi, previamente induriti col bicromato di potassa, in una 
soluzione di nitrato d'argento (1 : 100) — Con tal me- 
todo, gli elementi costitutivi de' pezzi studiali coloransi 
in nero ( nero intenso gli elementi nervosi, nero ros- 
sastro gli elementi connettivi), mentre le parti inter- 
stiziali conservano l'aspetto pallido normale. — Ciò 
che rende più prezioso il metodo è, che, a seconda del 
periodo di indurimento nel bicromato, colorasi ora sol- 
tanto r una ora soltanto l'altra serie di elementi ; ad 
esempio, ora si colorano le sole fibre nervose, colle loro 
più fine diramazioni , ora solamente gli elementi cel- 
lulari, nervosi o connettivi, ora infine parte degli uni 
e parte degli altri, ciò che permette di studiare nel 
miglior modo i vicendevoli loro rapporti. 

Tutti gli elementi costitutivi del cervelletto vennero 
da me studiati con questo nuovo metodo e intorno a 
ciascuno di essi mi fu dato scoprire qualche interes- 
sante dettaglio. 

L 

Metto a capo dell* esposizione de'nuovi fatti da me 
trovati intorno alla struttura delle circonvoluzioni ce- 
rebellari, la descrizione di un particolar sistema di 



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fibre nervose esistente nello strato esterno della cor- 
teccia (così detto strato molecolare). — Credo conve- 
niente tale descrizione preliminare, sebbene, corno si 
vedrà in appresso, quel sistema di fibre si possa consi- 
derare una continuazione delle fibre che attraversano 
lo strato granulare, perchè alla sua formazione con- 
corrono tutti gli elementi nervosi delle circonvoluzioni* 
ed altresì perchè lo studio di questo stesso sistema 
conduce direttamente alla soluzione de' problemi sul 
modo d'origine delle fibre nervose cerebellari e sulle 
leggi che regolano i rapporti fra le cellule e le fibre 
nervose. D' altra parte le fibre medesime, allorché la 
reazione del nitrato d'argento si faccia nell'opportuno 
periodo d' indurimento ( dopo un' immersione nel bi- 
cromato di 30-45 giorni neUa stagione estiva, di 2-3 
mesi nella stagione fredda), sembrano veramente co- 
stituire un sistema a sé. 

Le fibre, sulla cui esistenza e sopra i cui rapporti 
intendo ora di richiamare l'attenzione dei cultori della 
fina anatomia, non essendo esse finora state descritte 
da alcun osservatore nel vero loro modo di presen- 
t arsì, trov^nsi in tutto lo strato corticale esterno del 
cervelletto, però sono più particolarmente spiccate, per 
numero e spessore, nella metà interna dello strato me- 
desimo. In generale, specialmente le principali, situate 
nel terzo intemo, decorrono fra loro parallele e sono 
per la massima parte di lunghezza molto considere- 
vole, potendo molte di esse contornare perfino un'inte- 
ra circonvoluzione. — Varie particolarità, oltre il lungo 
decorso orizzontale od arcuato, concorrono a dare a 
questo sistema di fibre un'impronta tutt' affatto carat- 
teristica, cioè: 1. Le diramazioni che in tutto il loro 
decorso esse danno, tanto in direzione periferica, quan- 
to in direzione centrale ; 2. U modo di ramificarsi ; i 



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rami secoudarii, come già ho notato pel cervello, spio- 
cansi isolati, ad angolo retto o con leggiera inclina- 
tone ; 3. La connessione recìproca fra le diverse fibre, 
la quale ora ha luogo per mezzo di corti tronchi, che 
partendo da una fibra s'inseriscono ad un'altra vicina, 
ed ora succede invece in modo diretto all'incontro di 
fibre decorrenti in direzione diversa; 4 finalmente 
un altro carattere degno di p articolar menzione è la 
tendenza di queste fibre a complicare e ad allungare 
il loro decorso col mezzo di giri sorprendentemente 
complicati, — Ora sono lunghe anse orizzontah o ver- 
ticali, ora complicate spire, spesso così larghe da rie- 
scire difficile il vederne i due opposti confini o punti 
in cui succedono le curve di ritorno; ora, ben anco, 
specie di nodi di forma svariata e d'ampiezza diversa, ec. 
Questi bizzarri modi di decorso verificansi specialmente 
nella zona media dello strato molecolare , o più esat- 
tamente, i giri a lunghissimi tratti, colle curve di ri- 
torno trasversali, notansi specialmente nelle parti pro- 
fonde dello strato, ove le fibre sono più robuste ; mano 
mano venendo verso la superficie i giri diventano più 
numerosi e si fanno in più ristretto spazio, per cui nel 
campo microscopico ci si afiPacciano con maggior evi- 
denza. 

Riguardo alla provenienza del qui descritto siste- 
ma di fibre , per ora mi limiterò a notare com' esse 
si possano considerare derivanti dallo strato di gra- 
nuli ; si vedrà in appresso come la loro origine sia 
assai complessa. — Osservando la zona di confine tra 
lo strato dei granuli e lo strato corticale esterno, scor- 
gesi una fitta siepe di fibrille, isolate o riunite in fa* 
sci, talune finissime, altre robuste, le quali, eoa de- 
corso generalmente tortuoso, contornando il corpo delle 
cellule di Purkinje ed emettendo continuamente rami. 



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attraversano la detta zona e penetrano nello strato 
corticale esterno, ove subiscono vicende svariate. Al* 
cane si inseriscono tosto (ad angolo retto, se incon- 
trano fibre orizzontali, ad angolo acuto, con aper» 
tura in basso, se incontrano fibre ascendenti) ad 
altre fibre nervose che incontrano nel loro tragitto; 
altre ripiegansi assumendo decorso parallelo alle fi- 
bre già orizzontalmente decorrenti; altre, prima di 
ripiegarsi, portansi in linea retta verso Paltò, arri- 
vando talvolta fino verso la metà, ed anche oltre, 
dello strato molecolare ; alcune poche finalmente, dopo 
breve tragitto verticale od orizzontale, veggonsi met- 
tere capo alle piccole cellule nervose disseminate nello 
strato corticale esterno; tutte poi, a distanze di una 
certa regolarità, continuano ad emettere filamenti , i 
quali, dopo un decorso più o meno lungo ip direzione 
radiata, o s* inseriscono ad altri filamenti o ripiegansi 
orizzontalmente o s'incurvano in altri diversi modi, 
continuando essi pure a ramificarsi. 

Da quanto dissi sin qui si può già arguire che le 
fibrille formanti il complicato sistema ora descritto 
sono destinate a metter capo alle piccole cellule ner-^ 
vose dello strato molecolare. Tale modo di terminar 
zione io riescii infatti a verificarlo in buon numero 
di casi; talora Tosservai per le fibre che s'innalzano 
verticalmente, partendo dalle fibre arcuate ; più spesso 
la vidi succedere soltanto" dopo che quelle fibrille , 
da prima verticali, avevano subito complicati andiri- 
vieni ; qualche volta infine, osservai verificarsi la con- 
nessione in modo assai più diretto , per mezzo delle 
fibre discretamente robuste decorrenti orizzontalmente. 

Da tutto questo sistema di fibre e fibrille orizzon- 
tali, oblique, verticali, tortuose, risalta un intricatis- 
simo intreccio, senza che però si possa dire esista un 



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vero reticolo nello stretto senso della parola. Le fi- 
brille di terzo, quarto e quinto ordine pare conservino 
costantemente una certa individualitn, sebbene si pre- 
sentino infine di finezza estrema. Sembra però , d'al- 
tra parte, che alle singole cellule nervose mettano 
capo numerosi filamenti provenienti da diverse fibre. 

IL 

Intorno alle cellule nervose dello strato corticale 
esterno, che vennero da me già più volte menzionate, 
credo opportuno aggiungere qualche nuovo cenno, in- 
quantochè fra gli osservatori alcuni ne segnalarono 
r esistenza, ma fornirono nessuna idea sulla loro for- 
ma , disposizione e rapporti, e molti le negarono ben 
anche in modo assoluto. 

Mercè il nuovo mio metodo di preparazione, Y esi- 
stenza di cellule nervose nello strato molecolare viene 
nel modo più facile verificata , e si può altresì con 
tutta esattezza delinearne la forma, la legge di rami- 
ficazione, la disposizione ed i rapporti. — Sono in 
numero assai cospicuo, potendosi calcolare che in de- 
terminato spazio siano pressoché in egual numero che 
nella corteccia cerebrale. Esistono in tutta l'estensione 
dello strato molecolare, dal fondo cioè, a livello delle 
cellule di Purkinje, fino alla superficie, ad immediato 
contatto della pia-madre, ed hanno all'incirca il diametro 
di 6-12 {A. La forma loro è di molto lontana sì da 
quella delle cellule di Purkinje che da quella delle cel- 
lule cerebrali ; hawene di tipi diversi, alcune sono ir- 
regolarmente poligonari o tondeggianti, altre ovoidee, 
altre allungate fusiformi ; prevalentemente sono trian- 
golari coniche ad angoli molto smussati e tondeg- 
gianti. Sono fornite di 4, 5, 6 prolungamenti, ed anche 
più, elegantemente e complicatamente ramificati in 



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modo dicotomo, intorno alla natara dei quali vale la 
stessa legge che per le cellule della corteccia cere- 
brale; cioè uno soltanto di essi si può qualificare 
come essenzialmente nervoso, comechè destinato a con- 
tinuarsi in una serie di fibrille nervose ; agli altri 
conviene esattamente la denominazione di prolunga- 
menti protoplasmatici, essendo una diretta continuar 
zione del protaplasma cellulare e non dando origine 
a fibre nervose. 

Questi prolungamenti, per le cellule situate verso 
il fondo dello strato molecolare, dirigonsi in generale 
verso la periferia del cervelletto, arrivando spesso fino 
a toccare Testremo margine della corteccia ; per le 
cellule situate alla periferia dello strato, la direzione 
dei prolungamenti protoplasmatici è, non di rado, in- 
versa, essi portansi cioè all' ingiù verso lo strato dei 
granuli ; ordinariamente però in quest'ultima località, 
come anche più in basso, verso il mezzo dello strato, 
non havvi direzione ben determinata; molti dirigonsi 
orizzontalmente, per ripiegarsi in vario senso; alcuni 
vanno direttamente verso il fondo, altri verso la pe- 
riferia. 

Il prolungamento nervoso parte di solito da uno 
dei lati delle cellule per ripiegarsi poi od all'ingiù o 
verso l'alto ; non di rado parte invece dalla superficie 
profonda; in casi non affatto rari, infine, parte dalla 
superficie periferica. A poca distanza dal punto d'ori- 
gine ( 6, 10, 20 jx. ), questo prolungamento, dopo es- 
sersi estremamente assottigliato , comincia ad emet- 
tere filamenti per la massima parte di finezza estrema, 
i quali, alla lor volta, si suddividono analogamente a 
quanto succede nelle cellule nervose cerebrali , colla 
differenza che qui le ramificazioni sono molto più fine 
e succedono a minor distanza Tuna dall'altra. — Nel 



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96 

modo di comportarsi del prolungamento nervoso delle 
cellule in quesvtione sonvi molte differenze, alcune 
delle quali meritano d'essere qui notate. Ad esempio : 
talora esso discende verticalmente « fin quasi a li- 
vello delle cellule di Purkinje, per riascendere quindi 
in alto , formando un'ansa di varia larghezza, e- 
mettendo continuamente in questo lungo tragitto dei 
filamenti laterali ; — talora forma curve bizzarre in 
vario senso ; spesso, ciò che io notai specialmente verso 
il fondo dello strato molecolare, partendo dal corpo 
delle cellule, assume decorso francamente orizzontale^ 
decorso che conserva per lunghi tratti, dando inserzione 
a numerose fibrille nervose ascendenti e derivanti dallo 
strato granulare ; spesso ancora, a poca distanza dal 
punto d'origine, scomponesi in 4, 5, 6 e più fibrille 
ramificate, emananti a breve distanza Tuna dall'altra, 
le quali discendono quasi verticalmente fin presso lo 
strato granulare, ove sottraggonsi all'esame. — Nel mo- 
do di comportarsi di questo prolungamento nervoso, 
pertanto, vediamo ripetersi press' a poco quanto ve- 
demmo succedere delle diramazioni delle fibre ner- 
vose, tanto che, sebbene non si riesca sempre a con- 
statare la diretta continuazione delle fibrille nervose 
col prolungamento cellulare ora descritto, si può ar- 
guire che ognuna delle fibrille emananti dallo stesso 
prolungamento vada a costituire una fibrilla nervosa, 
od a connettersi con una fibrilla nervosa, la qual con- 
nessione del resto, come già ho . notato , può essere 
ora facilmente constatata. 

IIL 

Per ciò che riguarda le cellule di Purkinje, lo sta- 
dio di pezzi convenientemente trattati col mio metodo. 



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97 
ci & rilevare varie interessanti particolarità. Almeno 
il metodo del nitrato d'argento ci fa vedere, anche 
su sezioni, la ramificazione nei suoi più fini dettagli, 
al che assolutamente non poteasi riescire coi metodi 
sinora conosciuti. 

Il modo di ramificarsi dei prolungamenti protopla- 
smatici ci appare notevolmente diverso da quello fi- 
nora descritto dagli istologi , non escluso quello de- 
scritto in questi ultimi anni da Hadlich, Obersteiner 
e BoU. 

Nell'insieme abbiamo le apparenze di una rete uni- 
forme grossolana (visibile come tale coi più deboli in- 
grandimenti Obj. 4, oc. 3 Hartnack), continua, esteil- 
dentesi dal fondo alla superficie dello strato moleco- 
lare. — Un più attento esame ci fa accorti non trat- 
tarsi di una rete in stretto senso, bensì di un intrec- 
cio fitto e complicato del quale soltanto con figure credo 
si possa dare un' idea prossima al vero. — Trattasi , 
presso a poco, di un sistema di ramificazioni ema- 
nanti da tutto il contorno dei prolungamenti proto- 
plasmatici, cominciando dalla loro prima origine dal 
corpo cellulare fino alle ultime suddivisioni finora de- 
scritte, le quali ramificazioni suddividendosi, incro- 
ciandosi e contorcendosi nel modo più complicato e 
bizzarro, riescono appunto a costituire quell'uniforme 
intreccio, d'apparenza reticolare, esteso dal fondo alla 
periferia dello strato corticale esterno. 

Sul modo di terminazione delle ramificazioni dei 
prolungamenti protoplasmatici, non credo di potermi 
peranco pronunciare con sufficiente sicurezza ; ritengo 
però di potere fin d'ora escludere eh' essi diano ori- 
gine a fibre nervose, o riescano a costituire la fina rete, 
descritta da Boll, matrice di fibre nervose midollari. 

Più interessante ancora è il modo di comportarsi 



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98 

del prolungamento nervoso delle cellule di Purkinje 
del così detto prolungamento cilinder axis. Esso, 
che, come è noto, spiccasi da quella superficie deUe 
cellule che volgesi verso lo strato dei granuli , colo- 
rito mediante il mio metodo in nero intenso, nelle 
sezioni può esser veduto a colpo d'occhio, anche coi 
più deboli ingrandimenti, attraversare tutto lo strato 
dei granuli con decorso ora rettilineo , ora obliquo, 
ora ad S, od anche con curve più complicate , por- 
tandosi negli strati midollari entro i quali, unito ai 
fasci di fibre nervose, lo si può seguire talora per 
lunghissimi tratti (fin 5-600 jt.) Durante questo lun- 
ghissimo tragitto, non rimane semplice, come dopo 
Deiter s' è creduto dagli osservatori, ma continua ad 
emettere diramazioni, le quali parimenti si ramificano 
complicatamente, seguendo, circa il modo di ramifi- 
carsi, leggi quasi identiche a quelle notate per le di- 
ramazioni del prolungamento nervoso delle cellule ce- 
rebrali. — Intorno a questo sistema di filamenti ema- 
nanti dal cosidetto prolungamento cilinder aocis delle 
cellule di Purkinje, due fatti meritano in particolar 
modo d'essere posti in rilievo cioè : 1.^ la tendenza 
che hanno molti di essi a portarsi, ripiegandosi in 
alto, verso lo strato corticale esterno. 2.*" La loro con- 
nessione con nuclei ; connessione che si verifica in 
modo analogo a quello delle diramazioni delle fibre 
nervose provenienti da raggi midollari. 

Le fibrille che ripiegansì verso l'alto per recarsi 
nello strato molecolare, percorrono il tragitto tortuo- 
samente, dando tratto tratto origine a fibrille, le quali 
o disperdonsi nello strato granulare , oppure vanno 
del pari verso V alto ; queste e le prime , poi, conti- 
nuando il tragitto, talora rimangono isolate, più spesso 
s' uniscono ai fasci di fibre e fibrille nervose che del 



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99 
pari penetrano, nel modo suddescritto , nello strato 
corticale esterno. Colà pervenute di solito ripiegansi 
orizzontalmente^ entrando a far parte del sistema di 
fibre dianzi descritte , colle quali anzi in alcuni casi 
le vidi mettersi in connessione ; generalmente però, 
riunite e confuse colle fibre nervose , sottraggonsi al- 
Tosservazione senza cbe si riesca a constatare la finale 
loro sorte ; tuttavia, argomentando dal fatto eh' esse 
assumono aspetto , modo ,di decorrere e di ramificarsi 
eg^le a quello del sistema di fibre arcuate da me 
descritto, e sopratutto argomentando dalla verificata 
connessione tra Tuno e l'altro sistema di fibre, 
parmi ovvio Y ammettere come regola generale , che 
le fibrille emananti dal prolungamento nervoso delle 
cellule di Purkinje entrinola far parte costitutiva del 
sistema di fibre nervose dello strato molecolare, sistema 
che, come vedemmo, risulta costituito, da una parte dei 
prolungamenti nervosi delle piccole cellule gangliari 
dello stesso strato molecolare, dall'altra, dai fasci di fibre 
provenienti dai raggi midollari, il qual sistema potrebbe- 
bì in certo modo considerare come intermediario fra le 
fibre midollari e le piccole cellule nervose. Ciò posto le 
fibrille in discorso, provenienti dalle cellule di Purkinje, 
sarebbero in certo modo delle fibre comunicanti tra 
due diverse specie di cellule. 

IV. 

Anche intorno alla struttura dello strato de' gra- 
nuli mi fu dato scoprire alcune interessanti partico- 
larità. 

È innanzi tutto sulla natura e sui caratteri degli 
elementi che soglionsi comprendere sotto il nome di 
granuli, ch'io intendo ora pronunciarmi. 



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100 

Contro r opinione abbracciata dalla maggioranza 
degli osservatori, ed anche da me non ha guari am- 
messa, devo ora sos^nere che i così detti granali 
devonsi in generale considerare quali piccole cellule 
nervose fornite di tre, qaattro, cinque ed anche sei 
prolungamenti di solito ramificati. — Pare che, al- 
meno per quanto finora a me risulta, uno soltanto di 
questi prolungamenti debba considerarsi essenzialmente 
nervoso, comecché esso dia origine a fibrille nervose ; 
gli altri prolungamenti servirebbero a connettere Tun 
granulo coll'altro ; tal connessione avverrebbe per una 
specie di fusione delle estremità dei singoli prolunga- 
menti , o delle singole loro diramazioni, collo scarso 
protoplasma di cui 1 granuli sono rivestiti. 

In secondo luogo, ancora nello strato granulare, 
col metodo del nitrato d'argento, pervenni non sol- 
tanto a constatare l'esistenza, da alcuni negata, delle 
bellissime caratteristiche cellule nervose che ivi si 
trovano, ma ben anco a delineare di queste stesse cet 
lule con esattezza la forma, la disposizione e le leggi 
di ramificazione. Alcune sono grandi e perfino di di- 
mensioni eguali a quelle di Purkinje ; la maggior parte 
sono alquanto più piccole, buon numero sono minori della 
metà od anche di due terzi; può dirsi che il loro diame- 
tro in larghezza oscilli tra i 20 ed i 60 ji. Quanto alla 
forma havvene di svariatissime , però se ne ponno 
grossolanamente distinguere due tipi, cioè 1. cellule 
allungate irregolarmente fusiformi col mastsimo dia- 
metro diretto parallelamente alla superficie delle cir- 
convoluzioni ; 2. cellule irregolarmente tondeggianti o 
poligonari, ad angoli arrotondati, alquanto schiacciate 
ai lati, somiglianti a certune che trovansi negli strati 
profondi della corteccia cerebrale, col massimo dia- 



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101 
metro posto trasversalmente alla direzione dello strato 
granulare e perciò perpendicolare alla superficie delle 
circonvoluzioni. Queste e quelle sono fornite di nu- 
merosi prolungamenti, circa la natura dei quali vale 
sempre la legge che uno soltanto, emanante ad uno 
dei lati del corpo cellulare o da quella superficie di 
esso che volgesi verso lo strato midollare, si può 
considerare come essenzialmente nervoso, essendo gli 
altri , che ponno essere perfino in nùmero di sei , 
otto e più, di natura protoplasmatica. — Questi ultimi 
sono diretti in vario senso, con tendenza però ad as- 
sumere determinate direzioni, diverse pei due menzio- 
nati tipi di cellule, — Le cellule allungate inviano i 
loro prolungamenti protoplasmatici, alcuni dai quali 
di lunghezza enorme, prevalentemente verso lo strato 
granulare. I prolungamenti delle cellule del secondo 
tipo, invece, dirigonsi prevalentemente verso lo strato 
molecolare attraversandolo spesso in tutta la sua lar- 
ghezza, ed arrivando ben anche fin proprio alla periferìa. 
n modo dì divisione, come pei prolungamenti delle 
piccole cellule dello strato molecolare, è dicotomico in 
guisa da dar luogo ad un angolo acuto con apertura 
verso la periferia ; e si nota che i rami secondarli, 
dopo un decorso divergente più o meno lungo, ten- 
dono a farsi paralleli. 

Anche il prolungamento nervoso delle cellule in 
discorso conservasi semplice fino alla distanza di venti 
a trenta millimetri , quindi si ramifica complicata- 
mente, seguendo il tipo di ramificazione proprio di tal 
genere di prolungamenti. — In più di un caso dal 
solo prolungamento nervoso d'una di queste cellule 
vidi, risultare per le ripetute e fine suddivisioni veri- 
ficantisi in tutte le direzioni, un complicato intreccio 
di filamenti esteso dal fondo alla periferia dello strato 



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02 

granulare e nelle due direzioni laterali esteso per più 
di 200 jx. 

Quanto alla posizione, si può dire che le cellule 
gangliari in questione esistono tanto alla periferia 
dello strato, a livello delle cellule di Purkinje, quanto 
nel mezzo e nelle parti più profonde ; di più talora 
veggonsene alcune situate entro i raggi midollari, 
ove le fibre nervose stanno ancora fra loro parallele 
od hanno appena incominciato a divergere. 

Le diverse altre particolarità da me rilevate intomo 
alla struttura dello strato granulare, le esporrò nel 
descrivere il decorso delle fibre nervose per entro lo 
strato medesimo. 



n fatto più saliente che ci si aflfaccia studiando il 
decorso delle fibre nervose nelle circonvoluzioni cere- 
bellari, partendo dai raggi midollari, è la complicata 
loro ramificazione. Tal fatto, descritto gih da varii 
osservatori, (Gerlach, Deiters, Boll, ecc.) non solo 
venne negato da altri (KòUiker, Henle, Stieda, ecc.), 
ma egli è altresì evidente che quelli i quali descrissero 
le ramificazioni lo fecero per gran parte in base a 
concetti aprioristici, imperocché il modo di ramificarsi 
e di decorrere delle fibre nervose finora descritto è 
lungi dal corrispondere al vero. Egli è perciò che io 
ritengo il fatto tuttora meritevole di speciale consi- 
derazione. 

Non è soltanto nello strato granulare che s'osserva 
la ramificazione, ma ben anco negli strati midollari. 

Già nelle parti più interne dei raggi midollari, ove 
le fibre decorrono fra loro parallele, veggonsi qua e 
là spiccare, in generale ad angolo retto, oppure con 



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103 
leggiera inclinazione^ dalle fibre midollari che in linea 
retta si dirigono verso la sommità delle circonvolu- 
zioni, delle diramazioni secondarie , ora fine , ora di 
diametro press' a poco eguale a quello delle fibre da 
cui partono, le quali diramazioni dirigonsi verso lo 
strato dei granuli. In generale però le ramificazioni 
cominciano a farsi numerose soltanto nella zona di 
confine tra lo strato midollare e lo strato granulare, 
diventando assai frequenti in quest' ultimo strato. 

Intorno al modo di comportarsi delle diramazioni 
delle fibre nervose nello strato de' granuli, meritano 
speciale rimarco le seguenti particolarità, cioè : 1. la 
connessione coi così detti granuli e colle cellule ner- 
vose dello stesso strato granulare. 2. La connessione 
reciproca fra le diverse fibre. 3. Il tortuoso, lunghis- 
simo assai complicato decorso, analogo a quello del 
sistema di fibre dello strato molecolare. 

La connessione delle fibre nervose coi granuli as- 
solutamente non è quale venne in modo generale de- 
scritta da Gerlach. 

Notammo come gli elementi ai quali si volle appli- 
care la generica denominazione di granuli si possano 
considerare come piccole cellule nervose fornite di 
vani prolungamenti, dei quali, per regola generale, uno 
soltanto passerebbe a costituire una o più fibrille 
nervose, mentre gli altri servirebbero a connettere 
r un granulo coU' altro. Se si prende ora per punto 
di partenza, non già i granuli, ma le fibre nervose, 
ci risulta che queste, nel lungo e complicato loro tra- 
gitto, inviano, specialmente dai punti nodali, numerose 
ramificate fibrille, le quali appunto passano a costituire 
il prolungamento nervoso dei singoli granuli, e sue 
ramificazioni; è poi ovvio il constatare come allo 
stesso granulo mettano capo fibrille nervose prove- 



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104 

nienti da opposte direzioni. — Tale è il modo di 
connessione delle fibre neryose coi granuli. Ma egli 
è vero, ad ogni modo, che si verifica anche un fatto 
il quale in certa guisa corrisponderebbe alla connes- 
sione delle fibre nervose coi granuli qual' è descritta 
da Gerlach. Si osserva cioè che le fibre sono nel 
loro decorso interrotte (espressione di Gerlach) da 
nuclei circondati da uno strato di protoplasma gra- 
nuloso col quale la sostanza delle fibre sembra con- 
fondersi. Quasi costantemente queste specie di inter- 
ruzioni ci appajono come dei punti nodali ai quaU 
confiuiscono o dai quali emanano varie fibrille nervose 
per alcune delle quali si constata la descritta con- 
nessione coi granuli. 

Nello strato granulare devonsi pertanto distinguere : 
i granuli o piccole cellule nervose, che sono organi 
di terminazione e di origine delle fibrille nervose, ed 
i nuclei, che interrompono il decorso delle fibre, i 
quali di solito sono dei punti nodali. 

La reciproca connessione delle fibre nervose è facile 
a constatarsi e si verifica in modo analogo a quello 
descritto per le fibre arcuate dello strato molecolare. 

Anche le tortuosità di decorso delle fibre nervose 
nello strato granulare hanno un riscontro nelle già 
notate tortuosità oflferte dalle stesse fibre nello strato 
granulare, vale a dire le fibre, attraversando lo spa- 
zio esistente tra i raggi midollari e lo strato mole- 
colare, descrivono una, due od anche tre curve late- 
rali, ritornando, più o meno spostate all' innanzi , in 
una direzione parallela. 

Da tutte le qui descritte vicende delle fibre ner- 
vose risulta che esse costituiscono nello strato gra- 
nulare un plesso di estrema complicazione. Dal mar- 
gine periferico di questo plesso, poi, emerge la fitta 



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105 
siepe di fibre o di fascettì di fibre , che , nel modo 
sopra descritto, unendosi alle fibre emananti dal pro- 
lungamento cilinder accis delle cellule di Purkinje, 
portansi a costituire il sistema di fibre arcuate dello 
strato corticale esterno. 



Volendo ora fare un'esposizione sintetica di quanto 
venne dame accertato intomo al modo d'origine delle 
fibre nervose e intorno alle leggi che regolano i rap- 
porti tra le cellule eie fibre nervose, parmi di poter 
asserire : che nel cervelletto esistono quattro sistemi di 
organi da cui hanno origine le fibre nervose, cioè : 

1/ Sistema delle piccole cellule gangliari dello 
strato Molecolare , le quali , col loro prolungamento 
nervoso, in concorso dei fasci di fibre provenienti dai 
ra^ midollari , formano il sistema di fibre nervose 
arcuate esistente nella metà profonda dello strato mo- 
lecolare , sistema intermediario tra le fibre nervose 
midollari e le piccole cellule gangliari in questione. 

2.* Sistema delle grandi cellule di Purkinje si- 
tuate nella zona di confine tra lo strato granulare ed 
il molecolare. Il tronco principale del prolungamento 
nervoso di tali cellule pare vada direttamente a co- 
stituire una fibra nervosa ; i filamenti emananti dallo 
stesso prolungamento s'uniscono alle fibre, che, partendo 
dai raggi midollari, portansi allo strato molecolare per 
costituire il sistema di fibre arcuate dianzi accennato. 
In altre parole le diramazioni del prolungamento ner- 
voso delle cellule di Purkinje sono specie di fibre co- 
mumcanii tra i due sistemi di fibre nervose prove- 
nienti dalle due specie di cellule ora accennate. 

3.^ Sistema dei granuli formanti lo strato che da 
Arehirio, anno 11.** 7 



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106 

essi prende nome. Ogni grannlo> come vedemmo, puossi 
considerare organo d' origine di nna o più fibrille 
nervose. Questo sistema, per altro, forse deve essere 
compenetrato nel primo , perchè le fibre nervose , 
che mandano i rami ai granali, sono quelle stesse che 
recansi nello strato molecolare. 

4.* Da ultimo il sistema delle grandi cellule gan- 
gliari disseminate nello strato dei granuli ed anche 
collocate a fianco delle cellule di Purkinje. Forse , 
anche questo sistema, come il precedente, va compe- 
netrato nel primo , essendovi una notevole analogia 
nella forma e nelle leggi di ramificazione tra queste 
cellule e quelle dello strato molecolare. 

Per ciò che riguarda la significazione dei singoli 
reperti da me descritti, perora mi limiterò a richia- 
mare Tattenzione su quelle eh' io chiamai fibrille co^ 
municanti , sulle fibrille cioè , che, partendo dal pro- 
lungamento nervoso delle cellule di Purkinje , vanno 
a congiungersi colle fibre arcuate dello strato mole- 
colare, le quali, alla loro volta, stanno in diretta con- 
nessione col prolungamento nervoso delle piccole cel- 
lule gangliari dello strato medesimo. 

U fatto parmi di non lieve importanza per lo studio 
della fisiologia del sistema nervoso centrale. 

Io non mi fermerò ora a discutere se le piccole cel- 
lule nervose dello strato molecolare siano organi di 
ideazione od organi sensorii, e le cellule di Purkinje 
organi di moto, o, viceversa, organi di moto quelle ed 
organi sensorii o di ideazione queste. Tal discussione 
avrebbe, per ora, troppo scarsa base di fatti ; parmi 
però di non andare troppo oltre nel campo delle ipo- 
tesi ammettendo che, come diversa è la forma, la 
disposizione ed i rapporti dell'uno e dell'altro sistema 



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107 
di elementi^ cosi diverse ne Biano le funzioni. — Ciò 
posto le fibrille in questione evidentemente assume- 
rebbero il significato di fibre destinate a stabilire dm 
rapporti funzionali trai due diversi sistemi di cellule. 
Supponendo poi» come affatto ipoteticamente venne 
ammesso da alcuni, che le cellule dì Purkinje siano 
motori e« dovrebbersi dire sensuali o psichiche le altre 
cellule, e in tal caso nelle fibrille comunicanti ve* 
drebbersi rappresentate le vie per le quali l'eccita- 
zione psichica o sensoria del primo sistema di cellule 
viene trasmessa o riflessa sulle cellule di Purkinje, 
supposte cellule motorie. 

RIVISTA 

Arterie nntrizie del bulbo raetaidlano. — Il 

dottor Dnret divide le arterie di questo bulbo in 3 ordini. 

1. Alcune sono destinate alle radici dei nervi che si stac- 
cano dal bulbo, da lui chiamate arterie radicolari ; 

2. Altre vanno a distribuire il sangue ai nuclei del pavi- 
mento del quarto ventricolo, verso i quali si dirigono dal solco 
mediano : arterie mediane o dei nuclei ; 

3. Altre infine si distribuiscono alle altre parti costituenti 
il bulbo airavanti ed all' indietro (piramidi, olive, corpi re- 
«tiformi, ecc.): arterie delle altre parti costituenti il bulbo. 

Le arterie radicolari sono tutte piccole (da 1/3 ad Ili di 
^millimetro): procedono direttamente da un grosso tronco, 
(basilare, vertebrale , cerebellare) : sì dirigono in fuori verso 
le radici dei nervi, quivi si dividono in due rami, uno ascen^ 
dente e T altro discendente y dai quali dipendono i capillari 
che penetrano e si insinuano tra i fasci fibrillari delle radici 
stesse. Descrìve poscia le arterie speciali che vanno alla ra- 
dice di ciascun paio dei nervi cranici, ad eccezione del primo, 
secondo e quarto. 



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108 

Le arterie mediane o dei nuclei sono principalmento de- 
stinate ai nadei del pavimento del quarto yentricolo, e pos- 
sono essere divise in : 

a) Arterie hulhari propriamente dette j che Tengono dalla 
spinale anteriore, che si dirigono rettilinee ed orìzontali verso 
il pavimento del quarto ventricolo, ove si decompongono nu- 
trendo specialmente i nuclei del settimo^ undecime e dodice- 
simo pajo, e giungendo talune fin sotto Tependima ; 

h) Arterie sotto protuheraneiali, le quali in numero di 
tre quattro contornano il bordo inferiore della protuberanza 
e vanno alla metà inferiore del pavimento del quarto ven- 
tricolo, distribuendosi particolarmente ai nuclei dell*8.^, 9.^ e 
IO.* pajo; 

e) Arterie medio^proluheraneiali, le quali procedono, in 
numero di quattro a sei, dal tronco basilare, convergono fra 
loro e vanno, come le altre, al pavimento del quarto ventricolo. 

d) Arterie sopra-protuberaneiaHy che nascono dalla bifor- 
cazione superiore della basilare, circondano i peduncoli cere- 
brali, dirigendosi obliquamente verso la parte superiore del 
pavimento del quarto ventricolo. 

Le arterie delle altre parti costituenti il bulbo sono: 

a) quelle che vanno alla piramide ed alla oliva, proce- 
denti direttamente dalla vertebrale corrispondente ; 

b) quelle che si distribuiscono agli oggetti laterali del 
bulbo ; vengono principalmente dalla cerebellare inferiore ; 

e) quelle infine destinate alla faccia posteriore del bulbo; 
Tengono tutte dalla stessa cerebellare inferiore. 

Di queste TAutore dà poi una detagliata descrizione, occu- 
pandosi anche delle arterie che vanno a costituire la tela co- 
roidea ed i plessi coroidei. 

Alla descrizione delle arterie l'Autore fa seguire alcune ap- 
plicazioni patologiche, ed illustra la Memoria con quattro belle^ 
figure colorate, munite della relativa spiegazione. {Architf. de 
physiolog. norm. e patolog. 1878, e Rivista di med., ehir. 
e terap., dicembre 1873). 



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10» 

DecQMMudooe dei nervi ottici. *- Il dottor Man- 

delstammi dopo aver ricordate le ricerche di Biesiadecl, che 

affermano questa decassazione, yiene a oonfermarla con nuovi 

fotti anatomici e fisiologici. 

Il metodo tenuto nella ricerca anatomica consistette nelle 
sezioni orizontali e nello sfibrillamento, a luce obliqua e ool- 
Taiuto di una lente di ingrandimento^ dei chiasmi umani in- 
duriti trattati con una concentrata soluzione di potassa. 

L* esperimento fisiologico consistette nell'ablazione delle due 
anteriori eminenze quadrigemelle e del talamo ottico di un 
emisfero in giovani conigli , e nella successiva osservazione 
ottalmoscopica e sezione. — Già verso la fine della prima 
settimana il bulbo oculare presentava totale o quasi totale 
scomparsa delle fibre nervose a doppio contomo della retina 
deirocf^hio del lato opposto, con perfetta integrità delFomonimo. 
L'autopsia e le ricerche microscopiche confermavano il reperto 
ottalmoscopico. 

Facendo applicazioni a ll'emiopia, che presentasi nei processi 
morbosi intracranici (tumori, stravasi sanguigni, ecc.), TAutore 
nota come le neoformazioni od altro nella linea mediana del 
cervello prima del chiasma nei lobi cerebrali , ecc., dovreb- 
bero produrre emiopia verso i temporali (insensibilità delle 
due inteme metà della retina) ; — i processi morbosi dietro il 
chiasma, e miopia verso il naso (insensibilità delle due esterne 
metà della refina) ; i processi morbosi in una scissura del Silvio, 
laterale emiopia (destra o sinistra), perchè in questo caso sol- 
tanto un angolo esterno del chiasma viene affetto. Le due 
oltime forme di emiopia fino ad ora o non vennero quasi punto 
spiegate» o venne loro data una falsa interpretazione ed hanno 
dato origine ad erronei giudizi) sulla sede delle neoformazioni 
cerebrali. La totale o parziale amaurosi di un'occhio potrebbe 
essere determinata semplicemente da affezioni di un tratto 
ottico nell' intero suo decorso fino al peduncolo cerebrale ed 
anche più oltre, quindi di un emisfero, o in affezioni perifé^ 



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no 

richd nella base del cranio per alterazioni di an nervo ottico. 
(Rivista di Med., Chir. e Terap., fascicoli 21 e 22). 
Del cordone posteriore del midollo spinale. 

— Pierret dimostrò che in questo cordone esistono due fasci 
fisiologicamente e patologicamente ben distinti. 

I. Neirembrione di sei o sette settimane le prime vestigia 
dei cordoni posteriori sono rappresentate da due pìccole iso- 
lette ovali, le quali ricevono nel loro angolo anteriore le ra- 
dici posteriori. Queste isolette rappresentano le futnre zone 
radicnlari ; nessuna traccia per anco esiste del fascio mediano. 

Arrivati allottava o nona settimana, le zone radiculari sono 
ancora distinte ; ma airinterno del loro angolo posteriore ed 
all*indietro della commessura grigia sono comparse nuove fibre 
nervose, costituendo due piccole eminenze mammillari simme- 
triche. Sono queste eminenze che in prosieguo riescono a co- 
stituire il fascio mediano. —Esse infatti sviluppansi succes* 
sivamente in tutta T estensione del midollo spinale, separate 
r una dalP altra dalla scissura posteriore e disgiunte dalle 
sene radiculari per un piccolo solco , il quale piii tardi non 
persiste che alla regione cervicale. Col crescere del midollo 
la commessura grigia subisce un movimento di retrazione , i 
fasci mediani trovansi ben presto compresi nell' angolo rien- 
trante formato dai corni posteriori di sostanza grigia, e, se- 
guendo le zone raliculari il movimento, avviene che il punto 
d* inserzione delle radici posteriori s' è avviciiAito alla linea 
mediana e si trova separato dal bordo esterno del fascio me- 
diano da un piccolo solco, che persiste , come s' è detto, per 
tutta la vita alla regione cervicale, ma s'appiana rapidamente 
alla regione dorsale, diventando ivi già invisibile neirembrione 
dì quattro a cinque mesi. 

II. Fin dal 1844 , Foville constatava resistenza del fascio 
mediano in tutta V estensione del midollo ; ed anche Leuret 
e Qratiolet non guari dopo avevano fermata la loro attenzione 
su questo fascio , rimarcando com* esso fossQ piti visibile in 
certi animali adulti (carnivori, scimie cinocefale) che neiruomo 



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Ili 

arriYato ad uno stato di perfetto sviluppo. ~ W altra parte 
i fisiologi ammettevano V esistenza ne' cordoni posteriori di 
fibre commissurali lungitudinali, però senza precisamente lo- 
calizzarle. — U non essersi con esattezza rilevato che il fascio 
mediano posteriore è anatomicamente distinto dalla restante 
porzione dei cordoni posteriori e che, essendo il medesimo fascio 
quasi unicamente costituito di fibre commissurali loDgitudi- 
nali> deve spettargli una parte funzionale speciale , dipende , 
secondo Pierret, da ciò che i moderni istologi nei loro studi 
sui cordoni posteriori delPadulto non tennero coilto dello svi- 
luppo fetale. 

Le nozioni embriologiche applicate alla descrizione del cor- 
done posteriore, conducono naturalmente a concludere che se 
nelV adulto le forme esterne sono un po' variate , cioè se la 
distinzione del fascio mediano ò diventata assai difficile, non 
è meno vero che il cordone posteriore ò sempre costituito 
daU'addossarsi delle zone radiculari al fascio mediano. 

I rapporti reciproci delle tre zone, due radiculari e l'altra 
mediana, differiscono, com'è naturale , secondo le regioni del 
midollo ed il volume delle radici posteriori efi'erenti. Le zone 
radiculari , strette alla regione dorsale , più larghe a livello 
del rigonfiamento cervicale, alla regione lombare sono talmente 
voluminose che ri coprono le fibre parelelle verticali caratteri- 
stiche del fascio mediano , le quali in questa regione sono 
pertanto assai poco sviluppate. Alla sua volta il fascio me- 
diano aumenta a misura che si avvicina al mezzo della re- 
gione dorsale ove esso forma la massima parte del cordone 
posteriore, e resta sempre costituito da fibre longitudinali 

ensibilment^ parellele. Che queste fibre siano veramente 
commissurali lo si può dimostrare facendo delle sezioni lon- 
gitudinali in modo che la commissura grigia resti divisa se- 
condo un piano pih o meno perpendicolare alla sua intema 
superficie ; veggonsi allora delle fibre uscire dalla commissura 
e penetrare nei cordoni posteriori, talune di esse fra loro in- 
erociandosi. — Su sezioni trasversali riesce poi facile il rile- 



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112 

vare che altresì esistono rapporti intimi fra le fibre del fctseio 
fnediatw e le così dette colonne posteriori di Glarke. Seguendo 
poi lo stesso fascio mediano alla regione cervicale, ove nello 
adulto esso resta apparente sotto il nome di cordone di Ooll^ 
lo si vede terminare ai due piccoli corpi od ammassi gan- 
gliari , conosciuti sotto il nome di piramidi posteriori , le 
quali pertanto parrebbero far parte del sistema posteriore della 
midolla spinale. 

III. L'anatomia patologica controlla e corrobora i risultati 
fomiti deirembriologìa e dall'anatomia normale. Sopratutto lo 
studio delle degenerazioni secondarie porge importanti dati in 
proposito. Essendo queste alterazioni il risultato d'un'irritazione 
che, localizzata in certe fibre nervose, si propaga in tutta la 
loro estensione per l'irritazione della vicina nevroglia^ la linea 
di diffusione delle alterazioni medesime potrà farci arguire il 
decorso ed i rapporti dei fasci di fibre alterati, e invero fu 
in base a tal legge di fisiologia patologica che si potè consi- 
derare come certa resistenza di fibre nervose colleganti i lobi 
otticostriati d'un emisfero ai cordoni laterali del midollo del 
lato opposto. Ora, secondo Pierret, nella maggior parte delle 
mieliti trasverse, interessanti una suflBciente parte de'cordoni 
posteriori, vedesi appunto svilupparsi una sclerosi ascendente 
che occupa quasi esclusivamente le fibre del cordone mediano. 
Ma un argomento ancora più importante, che dimostra l'ana- 
tomica, fisiologica e patologica indipendenza del fascio mediano 
rispetto alle zone radiculari, lo si avrebbe nel fatto che quelle 
diverse zone possono primitivamente ammalare senza che av- 
venga diffusione dell'affezione dall'una allaltra, e presentando 
un diverso quadro di sintomi. {Biv. di med,^ chir. e terap,, 
fascicoli 21 e 22). 

I cordoni anteriori del midollo spinalo se- 
gniti nel cervello. — Con fine sezioni trasversali e lon- 
gitudinali praticate nei piccoli mammiferi, sul cervello indu- 
rito dapprima nell'alcool, poi nel bicromato di potassa , Le- 
bedeff pervenne a seguire il decorso dei cordoni anteriori del 



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113 
midollo spinale nella loro porzione intracranica. Per assicu- 
rarsi deiresattezza dei primi risaltati, FAutore ricorse ad un 
altro modo di preparazione. Egli fece indurire il cervello in 
una soluzione di bicromato di potassa a 2 o 3 per 100 , e le 
sezioni dopo averle poste neirosmio e nel cloruro d'oro ven- 
nero colorate col carmino (? Rei). 

Lebedeff potè in tal modo assicurarsi che i cordoni ante- 
riori continuano direttamente il loro decorso nel midollo al- 
lungato, passano sotto Taquedutto del Silvio, discendono sotto 
forma di un &scio compatto nei corpi mammillari, ove si con- 
torcono a cifra S, per elevarsi in un fascio sul talamo ottico, 
alla superficie del quale essi si espandono a penello. 

Questa opinione trovasi in disaccordo con quella, che è 
generalmente ammessa, secondo la quale i corpi mammillari 
sarebbero formati dai peduncoli anteriori della vòlta a tre 
pilastri, i quali a questo livello si contorcerebbero su sé stessi. 
Quest'ultima opinione, secondo TAutore, sarebbe il risultato di 
un modo difettoso di preparazione. {Meditzinisky W%estni\ 
e Biv. di med. Chir. e di Terap., Fase. 21 e 22.). 

Etcr^topia della sestanza grigia. — Di questa 
anomalia furono registrati già parecchi casi. Il dott. Mescbede 
riferì recentemente negli Archivi di Virehota tre nuove os- 
servazioni di sostanza grigia sviluppatasi nel tronco midollare 
degli emisferi del cervelletto. Ma finora questa anomalia si 
trovò sempre legata ad alterazioni psichiche. Anche le osser- 
vazioni di Meschede riguardano due individui affetti da mania 
epilettica e un vecchio paralitico. Ma ecco che il dott. Erman 
nei suUodati Archivi di Yirchow publica un caso di eterotopia 
di sostanza grigia da lui trovato in donna d*anni 62, che non 
offri mai disordini psichici, e nella quale una sostanza ma- 
croscopicamente affatto simile alla sostanza grigia cerebrale 
estendevasi nientemeno che dal principio del corno anteriore 
fino ai principio del corno posteriore dei ventricoli laterali. 

r. 



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U4 

€)mMO di straordinaria mlerocefalia In nn a- 
dnlto. >~ Memoria letta dal prof, Zoja di Pavia al H. 
Istituto Lombardo di scienze e lettere nel febrajo 1874. — 
Sunto delV autore. — Da parenti sani e ben nutriti , canipa- 
gnuoli, conducenti vita tranquilla e comoda, nasceva a Co- 
chabamba (Bolivia) nel 1834 un bambino, che fu allattato 
dalla propria madre e crebbe in famiglia. Di questo indi- 
viduo non si conoscono tutti i particolari dell* infanzia ; si 
sa soltanto che ali* età di 17 anni , in cui morì , aveva una 
statura minore di un metro, un corpo assai magro ed asciutto. 
Possedeva pronta Tintellìgenza, non articolava parola alcuna, 
ma si faceva intendere e comprendere con segni. 11 suo sguardo 
era penetrante, il sopraciglio mobilissimo, l'udito fino. Chia- 
mato, correva col corpo fortemente incurvato ali* innanzi od 
appoggiato sulle quattro estremità. Amava arrampicarsi sugli 
alberi, saltando agilmente anche da un albero all'altro. Meno 
il pelo, il suo volto, i suoi movimenti ed i suoi costumi eran 
propri della scimmia. Aveva una sorella che presentava li 
stessi precisi caratteri, ed a Coehabamba erano conosciuti sotto 
il nome di scimie umane. 

Di questo iudividuo non si ò potuto avere che il teschio, 
il quale è completo e ben conservato (1). — Esso appare assai 
piccolo e sensibilmente sproporzionato confrontando il cranio, 
àie è angustissimo , colla faccia sufficientemente sviluppata. 
Del cranio poi la parte che difetta in grado massimo ò la 
v61ta. La fronte è assai bassa , stretta e sfuge rapidamente 
ali* indietro, restando come separata dalle enormi arcate so- 
pracigUari per mezzo di una profonda solcatura trasversale. 
Oltre al frontale sono pure assai piccoli i parietali e la squa- 

(1) Il teschio di questo nano Boliviano tn regalato dat dottor 
Vincenzo Olivieri , dimorante a Santiago (Chili) , e deposto nel 
gabinetto anatomico delPUniversità di Pavia. (Vedi H Gabinetto 
di anatomia normale déUa R. Università di Puma, descritto dal 
direttore e professore Giovanni Zoja. — Pavia, ^^ 1874 - serie B., 
Osteologia, pag. 91. n. 191). 



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116^ 

ma delVoccipìtale. Le satare sono tatto aperte ad eccezione 
della sfeno-basilare e delle occìpito-mastoidee. — Sono assai 
sporgenti all' infaori le apo63Ì orbitali esterne ; molto lunga 
la glabella ; robusta V arcata zigomatica ; profonda la fossa 
temporale ; piccole le apofisi mastoidee. -— Tutti i fori della 
base del cranio appaiono assai stretti, specialmente i carotici : 
i fori spinosi sono uniti e confusi coi vicini fori mascellari 
inferiori. 

La faccia è armonica, un pò* prognata. Sono spuntati tutti 
i denti, anche quelli della sapienza, e si appalesano in ottimo 
stato. 

Le indicazioni pih precise si desumono dalle seguenti mi- 
sure principali. 

Circonferenza orizontale • • . . mill. 300 



Diametro longitudinale esterno 

Trasversale biparietale 
» massimo 

Verticale 

Capacità cranica 

» delle due orbite 

Indice cefalico .... 
» cefalo-orbitale 

Angolo facciale di Camper 

Peso totale del teschio • 
Da queste misure si può rilevare che : 
è microcefalo in altissimo grado, in piccolezza supera tutti i 
microcefali adulti publicati finora daVogt^ Lombroso, Man- 
tegazza, Adriani e Valenti. La circonferenza orizontale del 
eranio del nostro microcefalo è eguale a quella del cranio di 
ui neonato; il diametro antere-posteriore corrisponde a quello 
di nn bambino di 15 giorni ; il diametro biparietale a quello 
di nn feto di otto mesi ; la capacità cranica ò eguale alla mi- 
nima di un neonato a termine , corrisponde ad un quinto 
della capacità cranica di un teschio ordinario di quella età, ed 
è al disotto della capacità del cranio di tutte le scimie 



. » 118 
. » 82 

> 88 

> 90 
cent, cubi 270 

» 35 

74,576 

7,714 

gradi 60 

grammi 275 

il teschio in discorso 



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116 

antropomorfe clie figurano nella tabella di Yogt sui micro- 
cefali. 

Pei vani caratteri anatomici del teschio, per V altezza per- 
sonale dell'individuo a cui apparteneva e pei costumi decisa- 
mente scimmieschi che offriva durante la vita — questo caso 
nelle mani di Darwin, Yogt e seguaci è certamente un elo- 
quente esemplare di atavismo umano. 

Un frantniento di patologia del simpatico; 
Nota del dottor De Giovanni^ letta al R, Istituto lombardo 
di scienee e lettere nella seduta del 22 genajo 1874. — Nel 
1871 occorse all'Autore un caso stranissimo di marasmo in un 
paziente in cui, non essendo possibile altra diagnosi, sospettò 
una lesione del simpatico. Alla necroscopia trovò questo assai 
assottigliato ed il ganglio cervicale inferiore di sinistra , non 
che il primo dorsale piti degli altri e del normale consistenti. 
Non potè, attese sfortunate circostanze, passare all'esame mi- 
croscopico del nervo a ciò estratto dal cadavere. Però convinto 
che si dovesse intraprendere lo studio clinico delle alterazioni 
del simpatico, mettendo in evidenza i rapporti che stanno fra 
alcune manifestazioni morbose e le sue alterazioni anatomiche, 
venne ad una serie di indagini i cui risultati qui rìassumonsi 
brevemente. 

Le alterazioni constatate sono: 

1. La dilatazione dei capillari venosi^ che osservò nel dm- 
patico di individui morti per diverse malatie e non vide in 
quello dei cani in istato sano, nò in quello di un feto morto 
nelFatto del parto. 

2. La infiltrazione di cellule bianche de' gangli. Distingua 
due maniere di infiltrazione : — una a cellule costituite da 
protoplasma granuloso , con nuclei ed aventi un diametro di 
8-9 (t, per la massima parte una forma rotondeggiante , ta- 
lune surate, tal' altra con prolungamenti lunghissimi , che si 
coafondono colle fibre connettivali, massime verso la periferia 
del ganglio; — 1' altra a cellule con protoplasma finissimo» 
omogenee, del diametro di 4-6 (a. Questa seconda maniera di 



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117 
infiltrazione linfotica è di gran lunga più copiosa delia prima, 
la quale in^lcanicasiècosì scarsa che appena può riguardarsi 
come nn fenomeno patologico. 

S. La iperplasia del connettivo^ specialmente di qnello che 
ittomia le piccole arterie. 

4. L* esistenza di corpi aventi aspetto di grossolane fibre 
bianche, rigide, schiacciate, intreccìantisi in mille modi, ora 
lunghe, ora brevi o tronche , ora sul decorso delle fibre ner- 
Tose, ora a ridosso delle cellule ganglionari, ora sui vasi, ora 
dentro i medesimi, che l'Autore propende a credere sieno pro- 
dotte da fibrina. 

L'Autore presenta figure in cui veggonsi le accennate alte- 
iasioni. Si astiene dal fare applicazioni cliniche per ora, amando 
raccogliere numerosi fatti, e promette ulteriori communicazioni 
diniehe ed anatomiche. 

1/ addo fosforico nell' arlna delle mslaiie 
cerebrali. — Secondo Mendel, V acido fosforico contenuto 
Bell' urina delle 24 ore di un uomo sano varia da 0,942 a 3,52 
grammi, corrispondenti in media a 3,223 Ojo delle materie so- 
lide deirurìna stessa. Durante il giorno, calcolato dalle 7 ore 
antim. alle 10 pom., l'uomo sano elimina in complesso mag- 
gior quantità di acido fosforico, che nella notte (dalle 10 pom. 
alle 7 antim.) ; ma la quantità relativa di ogni ora è molto 
maggiore nelle ore notturne. Questa differenza fu trovata an- 
ecnr pia rilevante in un manìaco, in una donna assai agitata 
dorante il giorno e tranquilla di notte, e in un individuo af- 
fetto da un primo grado di demenza senza paralisi, pure tran- 
quillissimo di notte. 1 medesimi rapporti si osservano per 
r eliminazione del solfo. 

Nelle malatie croniche del cervello, comprese le emorragie 
e Tepileasia, diminuisce la quantità giornaliera complessiva 
dell'acido fosforico eliminato, e ciò avvenne anche nella ma- 
nia furiosa. Lo stesso fu verificato sugli animalit ai quali si 
produsse malatìe del cervello , infiggendovi aghi attraverso 
al craoio. (Dallo Sperimeniàlef anno XXY). 



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118 -^ 

Tumori primitivi della dura-madre. -* I dot- 
tori Bizzozero e Bozzolo studiarono 27 tumori di» questa na- 
tura. Erano tutti di haturu connettiva, e quanto alla loro 
ricchezza in elementi cellulari , presentavano tutti li stadii 
di passaggio dal sarcoma al fibroma. Nei tumori della dura- 
madre si osservavano, però, tali particolarità di struttura, che 
non sarebbe esatto identificarli coi tumori connettivi delle altre 
parti del corpo. — In essi i fasci connettivi, piii o meno ra- 
mificati , sono generalmente sclerosati ; le cellule sono enor- 
memente appiattite, lamellari , omogenee, simili alle endote- 
liche, sicché li autori propongono di designarle col nome di 
•endotelioidi. Nella piìi parte dei casi queste cellule si riuni- 
scono a costituire globi a strati concentrici (globi endotelioidij^ 
il cui numero varia a seconda dei casi, e che pure vanno sog- 
getti a sclerosi pel depositarsi di una sostanza omogenea fra 
le cellule che li costituiscono. — Tanto nei fasci, quanto nei 
globi si formano spesso delle concrezioni calcaree, pel depo- 
sitarsi di sali calcari nella sostanza sclerosata. 

Generalmente questi tumori nascono dalla superficie interna 
della dura- madre, della quale essi sono una neoformazione 
omologa, e dalla quale hanno i vasi sanguigni. 

Li autori hanno riconosciute tre forme principali di tum<ni 
della dura-madre, corrispondenti alle forme dei soliti tumori 
connettivi, cioè: 1. sarcoma endotelioide alveolare; 2. sarcoma 
endotelioide fascicolato ; 3. fibroma endotelioide. — La prima 
specie dà tumori talora assai grossi ; l'ultima tumori piccoli 
e spesso completamente calcificati. — Fra quelle tre forme 
tipiche si notano poi molte forme di transizione. 

Da tutto ciò risulta la convenienza dì accordare un posto a 
parte ai tumori endotelioidi nella classificazione oncologica. 
Questa convenienza esiste anche dal lato clinico, poiché ì tu- 
mori endotelioidi aache piti ricchi di cellule non danno 
origine a nodi secondarli. — Quanto alla calcificazione, 
è fenomeno secondario, e può aver luogo in tumori di ognuna 
delle tre specie summenzionate ; sicché non può autorizzare 



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119 

la costìtazione di una specie a parte di tumori ( li psam- 
marni) fatta da Virchow. (Biv, di med,^ ehir. e terap.). 

Caso di eoselalgia nerFosa — II dott. Achille Vi- 
sconti mostrò col racconto di un suo caso, come la coscialgìa 
nervosa non si possa confondere colla infiammatoria. La paziente 
soffriva di tale affezione interpolatamente; così dal quarto al se- 
sto mese dell i gravidanza. Nel caso di cui egli descrisse con molta 
cura i particolari, è perentoriamente provato che la coscialgia 
era nervosa soltanto. Giovarono i mezzi mecanici, fra cui la per- 
manente applicazione d'un apparecchio di estensione, essendoché 
teneva Tarto sofferente in continua flessione e abluzione. La 
condizione nervosa pareva associata a qualche disturbo d*utero ; 
della qual cosa non mancavano li indizii nel frequente aborto. 
Fatto notevole è che la madre dell' inferma ebbe a soffrire 
dello stesso male. (J?tt7. di med., chir. e terap,), 

Cor^a guarita col bromaro di potassio ad 
alte dosi. — Una giovinetta quattordicenne, d*abito scro- 
foloso-cachettico e d'ingegno superiore alla sua età, mestruata 
fin dal dodicesimo anno , cominciò ai primi d'ottobre 1871 a 
falsi triste, a perdere l'appetito, a stancarsi facilmente. Es- 
sendosi aggiunti leggieri accessi convulsivi, le si somministrò 
olio di ricini e calomf^lano con santonina. La ragazza parve 
sulle prime migliorare, ma alla fine del mese si spiegò invece 
la corea volgare o il ballismo. Si tornò al chinino e agli 
antelmìntici, e finalmente si chiamò il dottor Tarclietti. 

Questi, dopo alcuni giorni di osservazione, ricorse, il giorno 
8 di novembre, al bromuro di potassio, cominciando da 20 cen- 
tigrammi in 100 grammi d' aqua distillata, da consumarsi in 
tre volte alla distanza di un'ora, alla matìna, a stomaco di- 
giuno. Ogni giorno si accresceva di 20 centigrammi la dose. 

L'ammalata ai primi di dicembre si era già fetta più tran- 
quilla, la notte meno agitata, la parola piii facile. Ai 20 del 
genaio 1872 il miglioramento era tale che il dottor Tarchetti, 
il quale era andato sempre aumentando la dose giornaliera 
del rimedio, credette bene di diminuirla colla stessa graduata 



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120 

proporzione, dandone cioè ogni giorno 20 centigrammi di meno. 
Nel marzo la ragazza riebbe i suoi mestrui e potè ripigliare 
li antichi stndi. 

Non essendosi prescritto altro rimedio in questa malatia, non 
saprebbesi a che attribuirne la guarigione se non al bromuro 
di potassio, alle forze medicatrici della natura {Annali uni- 
versali di medicina, ottobre 1873). F. 

Antropofiigia In an epilettico. — Il doti Adriani 
racconta che un contadino di 42 anni , epilettico , a cranio 
brachicefalo , rimarchevole per le arcate sopraciliari promi- 
nenti, la fronte retro volta , V osso occipitale piatto e schiac- 
ciato verticalmente , per le mammelle molto sviluppate , le 
orecchie deformi e l'occhio sanguigno, era il terrore dei com- 
pagni di lavoro, perchè impensatamente e senza provocazione 
si faceva talora ad aggredirli ed a morderli rabbiosamente ; 
e fra di loro uno ve ne era che mal giungendo a difendersi, 
ne avea portato al braccio aspra ferita. Sotto il malefico in- 
flusso della epilessia quest' uomo venne preso da voglia vorace 
di carne umana, né si curò di celarla. Un giorno , scontrato 
sulla via un giovanetto, lo assalì, e poi che l'ebbe atterrato, 
gli dilaniò la carne delle guancie. Sorpreso ed arrestato, fu tratto 
in' prigione ; ma con fiera arditezza attaccò e disperse i cu- 
stodi che gli recavano il cibo , e scappato corse alla propria 
casa , dove trovò tutta sola una figlioletta di due anni che 
nel suo letticciolo dormiva il sonno dell' innocenza. Lo sna- 
turato padre prese tutta nuda com' era la povera creatura, e 
si die a morderla ed a mangiarle le carni. In questo mentre 
sopragiunta la madre , alla vista dello scempio della sua fi- 
gliola , si lanciò furibonda sul feroce marito , e già s' impe- 
gnava una terribile lotta, quando alle sue grida strazianti ac- 
corsero i vicini, che fattisi sopra al forsennato, gli tolsero la 
figlia e r obligarono a fugire. La povera bambina aveva per- 
duto in parte la carne delle natiche, del petto e delle coscie, 
e sanguinando da ogni parte , fra spasimi orribili dopo due 
giorni moriva. Questo mostro abominevole , dopo avere va- 



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121 
gato giorno e notte alcnn tempo tntto nado per le campagne, 
fece ritorno verso la casa, e scorta la moglie che cogli altri 
figli all' appressarsi di lai se ne fagiva , la insegui , la rag- 
ginnse, e toltole a forza nn maschio di cinque anni che nelle 
braccia recava, cercò d* infrangergli il cranio contro terra , e 
Tavrebbe morto di certo , se la coraggiosa madre non avesse 
combattuto per la sua creatura finché giunsero persone a sal- 
varla, insieme ai figli, dalla vorace rabbia del marito. Nello 
stesso giorno appressatosi a un casolare ne rapì un fanciullo, 
ma molti contadini gli furono addosso , lo presero e legatolo 
strettamente lo consegnarono alla publica forza, onde fu tra- 
dotto al carcere, e dal carcere al manicomio. {Rivista di me- 
dieina^ di chinirgia e di terapeutica , fase, di genajo 1874). 

Halatle cardiaelie e pslchielie ( Heart disease 
and insanity). — Il dott Burmann crede di poter conchiudere 
delle sue ricerche statistiche, che esiste mi rapporto fra le ma- 
latie cardiache e le psichiche , in quanto che ambedue si sono 
in Inghilterra aumentate nel corso degli ultimi anni si asso- 
lutameli vO che relativamente alla popolazione, e che inoltre i 
distretti che hanno un maggior numero di cardiopatici, hanno 
anche un pih grosso numero di alienati. 

L'esame del cuore nei vivi e nei morti diede per risultato 
che le malatie del cuore sono molto piti numerose negli alie- 
nati die nei sani di mente. Su 500 cadaveri di pazzi si trovò : 
in non meno del 36 per cento una malatia delle valvole o 
deUe aperture del cuore ; 14 li2 per cento mostrarono iper- 
trofia del cuore , senza affezione delle valvole, probabilmente 
vincolata alla malatia del cervello; altri 30 per cento offer- 
sero ipertrofia , degenerazione adiposa ed altre malatie car- 
diache di minor importanza; soltanto 20 per cento avevano 
perfettamente sano ti cuore. 

In G80 alienati maschi si ebbe il 44 per cento di malatie 
di cuore; e si noti che soltanto quelle poterono esser prese 
in considerazione che si rilevarono ad un boLo esame. 
Arch.^ anno IL® 8 



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122 

n peso medio del cuore nei pazzi d'ambo i sessi ò maggiore 
d'un' oncia dì qaello dei sani di mente. Quest'aumento è sol- 
tanto in parte da ascriversi alle piti frequenti malatie yalyo- 
lari, perchè in parte dipende dalVipertrofia che avviene nella 
mania cronica e ricorrente come nella consecutiva demenza, 
esiste senza vizio valvolare e spesso non prende che il ven- 
tricolo destro. 

Nella paralisi progressiva degli alienati e nella consecutiva 
disorganizzazione del cervello il peso del cuore fu trovato con- 
siderevolmente maggiore che nelle altre malatie mentali. 

Affetti da malatie di cuore erano per la ma^ior parte alie- 
nati con melancolia ipocondriaca, col così detto delirio di per- 
secuzione, e sopratutto con quelle forme che portano un umore 
cattivo e brontolone , e sembra che la malatia di cuore pre- 
valga ove le sensazioni subjettive prestano un largo appoggio 
alle illusioni ed alle allucinazioni. 

La pazzia cronica e avanzata determina un tipo essenzial- 
mente astenico anche nella circolazione ; le estremitìi sono 
fredde e livide, il polso piccolo e debole. {Psichiatriches Cen'- 
tràlblaU, novembre 1873, Vienna). F. 

]>ella pammia elie consegae le malatie aemte. 
— Li Archivi generali di medicina hanno publicato un' im- 
portante Memoria del dott. Christian, basata sullo studio di 
114 casi ; dalla quale caviamo le conclusioni seguenti : 

1. La pazzia semplice può succedere a tutte le malatie acute 
le pib benigne come le più gravi. 

2. Può assumere tutte le forme del delirio vesanico sia ge- 
nerale sia parziale. 

3. Sopravenendo ora in suir inizio , ora duran te il corso di 
una malatia acuta, or durante la convalescenza, ritiene sem- 
pre siccome causa un disturbo della nutriaione del cervello. 

4. Tale disturbo d* origine primitivamente riflesso , viene 
mantenuto dalle diverse alterazioni del sangue e dai disturbi 
del drcolo, i quali a gradi diversi accompagnano la maggior 
parte delle malatie acute. 



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123 

5. L'esordio ò spesso brasco* istantaneo ; e nulla fa presa-- 
gire, nei sintomi e nel corso della malalia acnta^ Tapparizione 
del delirio. 

6. La durata è generalmente breve , come il suo termine 
abituale ò la guarigione. Ciò nuUameno questa pazzia , può 
divenire cronica ed incurabile. 

7. La cura non differisce in nulla da quella delle altre forme 
della pazzia. Devesi avere di mira sopratutto le lesioni atxses- 
Borìe prodotte dalla malatia acuta, le quali alimentano il [de- 
lirio ed improntano la sua speciale fisionomia. ( Archivio di 
medicitia, chirurgia ed igiene, ottobre 1873). 

L» mania sempliee studiata istologieameii-i 
te. — Nelle alterazioni anatomo-patologiche delle' cellule 
gangliari dei pazzi , si possono distinguere , secondo Yoisin ^ 
tre gradi. 

Nel primo grado il protoplasma ha subito una degenerazione 
adiposa o pigmentaria ; nucleo e nucleolo sono intatti ; Y al- 
terazione colpisce da prima soltanto la parte interna della 
cellula, in seguito la comprende tutta. 

Nel secondo succede un riassorbimento del protoplasma^ il 
contorno della cellula gangliare diventa indistinto, si raggrinzar 
qua e là addossandosi al nucleo sinché questo incomincia a 
formare una parte del contomo della cellula gangliare, la quale 
va diventando sempre più opaca, granulosa, pigmentata ed a 
margini irregolari ; nucleo e nìicleolo , in mezzo a questa 
massa bruniccia, diventano sempre meno visibili ; nello stesso 
tempo anche il cilindro delFasse s^ atrofizza diventando esile 
fibra. — Li altri prolungamenti mostrano la stessa atrofica 
alterazione e diventano estremamente fragili. 

Nel terzo grado finalmente il protoplasma ò quasi del tutto 
scomparso, il cont«)rno del nucleo corrisponde a quello della 
eellula, il corpo gangliare assume una forma affatto irregolare, 
angolosa ed un color rugginoso. Scomparsi sono i prolungaci 
menti secondari, ed il dlinder axis s'è staccato dalla cellula 



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124 

e di esso rimane soltanto nn assai sottile e raggrinzato pic- 
ciuolo od ancbe non ne rimane più alcuna traccia. 

Le ora descritte alterazioni anatomo-patologiche delle cel« 
lule cerebrali si troverebbero, secondo Voisin, in diverse lo- 
calità del cervello ed in diverso grado, a seconda della forma 
dell' alienazione mentale ed a seconda che questa è generale 
parziale, a seconda infine che l'ammalato ha coscienza del 
suo stato trovasi in perfetta demenza. 

Nella monomania allucinatoria le descritte alterazioni col- 
pirebbero i talami ottici e le circonvoluzioni parietali, mentre 
le circonvoluzioni frontali rimarrebbero normali. Se all'incontro 
r alienazione ò generale ed havvi incoerenza o perdita com- 
pleta dell'intelligenza, allora tutte le circonvoluzioni sarebbero 
affette. {Rivista di medicina^ chirur. e terap., fascicolo 21 
e 22). 



NOTIZIE-VARIETÀ 

Hanlcomio primato Rossi di Hilano detto 1& 
Senavretta. — Il medico assistente di questo privato ma-^ 
nicomio dottor Calastri ci ha offerto delle tavole statistiche 
che noi crediamo tanto piii interessanti in quanto che riguar- 
dano la pazzia nelle classi abbienti della società. Esse comin- 
ciano dal 1868, ^he ò l'anno in cui il sig. Barone dott. Tar-^ 
chini Bonfanti assunse la direzione di quel manicomio, e ven-^ 
gono fino alla fine del 1872. Il compilatore non vi aggiunge 
alcun commento, prevenendoci soltanto che se la cifra delle 
morti ci pare elevata, dovremmo riflettere che molti degli 
ammalati (16) erano stati accolti prima del 1850 ; e quanto 
alle cause si fisiche che morali che determinarono la pazzia, ci 
avverte che furono registrate quali vennero accusate dai pa- 
tenti degli ammalati ed anche dagli ammalati stessi ; e che 
quando si fu in presenza di molte cause si accennò quella che^ 
sembrò la principale. 



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126 

BpecchieUo dei pasfgi entrati nel quinquennio^ secondo Tetà. 

[Età Uomini Donne Totale 

Dai IO ai 20 7 6 15 

» 20 » 30 33 9 42 

» 30 » 40 34 i6 50 

» 40 » 50 31 18 49 

» 3a » 60 18 i8 36 

» 60 in 8U i9 11 30 

Secondo lo stato civile 

Nubili Gonjugati Vedovi Totale 

Uomini 62 68 8 138 

Donne 24 43 15 82 

Totale . . 86 111 23 220 

Secondo la professione 

Sacerdoti N. 8 Due recidivi 

Medici » 3 Lo stesso recidivato due volte 

Avvocati » 5 Uno recidivato due volte 

Dottori in Le^^ ...» 4 

Ingegneri » 5 Uno recidivo 

Professori » 3 

Ragionieri » 1 

Studenti » 8 

Militari » 5 

Impiegati » 10 Due recidivi 

Possidenti » 38 

Civili » 76 Sette recidivi 

Pensionati » 3 

Commercianti . ...» 41 Quattro recidivi 

Pittori » 1 

Scultori » 1 

Artisti di canto . ...» 1 

Albergatori » 2 

Prestinai » 4 

Salsamentarj • ... « » 1 

In tutto N. 220 



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127 



Secondo i mesi e le stagioni 



Genaìo 
Febrtio 
Mano . 
Aprile . 
Maggio 
Giugno. 



N. 16 
» 14 
» SM) 
» 18 
» 15 
» U 



Agosto. . 
Settembre. 
Ottobre! . 
Novembre. 
IMoembre. 



N. 

» 
» 
j> 10 

» 22 



23 
28 
15 
15 



Prìmavera » 55 

Estate . « » 75 

Aataono d 40 

laverao » 52 

Secondo le cause fisiche che svilupparono la pasfsfia. 

Uomjm Donne Totalità 

Googenite N. 12 8 20 

Abuso di piaceri seasns^ • • » 15 5 16 

Onanismo » 7 ^ 7 

Disordine di menstnii ...»..- 6 6 

Abuso alcooliei ...••» 14 1 15 

Pnerperìi ;;....•» — 4 4 

isterismo ; » — • 5 5 

Epilessia » 1 — 1 

Apoplessìa o 4 * 1 5 

Insolazione » 5 — 5 

Cardiopatia » 7 2 9 

SeniUtà » 8 5 15 

Memngite d 5 — 5 

Congestione cerebrale ... » 1 1 2 

Deotifo »' 2 1 5 

Età critica ..*...'.'.))'— 7 7 

N.. 77 44 121 



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128 



Secondo le eause moràU che svilupparono la pa$eia 









Uomini 


Donne Totalità 


Dispiaceri fomigliari . 


• • • 


N. 


i5 


9 24 


Disp aceri vari • . 




» 
» 


5 
6 


3 8 


Rovesci di fortuna . 


• • • 


3 9 


Amore contrastato . 


• • • 


» 


2 


4 6 


Gelosia 


• • • 


» 


2 


3 5 


Esagerato sentimento 


reUgioM 


» 


9 


12 21 


Spavento • . . . 




» 


3 


2 5 


Vita disipata . . . 


• ♦ • . • 


» 


10 


3 13 


Avvenimenti politici 


t • • • 


» 


. 2 


- 2 


Eccesso d'ocenpazione inteliett 


, » 


4 


2 6 






N~ 


58 


41 99 


Secondo la forma di alterasione mentale 










Riportato N. 106 


Esaltazione maniaca 


. N. i 




Mania 


ragionante. . » 3 


Mania 


» 22 




» 


epilettiforme . » 1 


» caotica . . 


. » 4 




>lelancolia . ...» 34 


» ambiziosa . 


» 27 




» 


suicida . » 12 


D circolare . 


. » IO 




)) 


persecutiva d 10 


» persecutiva 


. » 23 




» 


religiosa . » 10 


» erotica . . . 


» 6 




J>emenza ..••)) i3 


» furiosa . • 


. » 5 




» 


senile. • . » 4 


» suicida . . . 


» 1 




» 


paraliUca • » 26 


» isterica . . . 


» 7 




Delirio sintomatico . » 1 


Riporto 


N. lU 






Totale N. 220 



Specchietto dei pa0$i dimessi nel quinquennio^ 
secondo V epoca del loro ingresso 

Nel primo mese N. 29 

Nei primi tre mesi » 57 

Nel semestre » 36 

Neil' anno e io sn » 32 

N."54 



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129 



Dimessi secondo V età 











Uomini 


Donne 


Totale 


ai 


10 


ai 20 t 


inni 


7 


5 


12 


y> 


20 


» 30 


» 


16 


15 


31 


» 


30 


» 40 


» 


50 


19 


49 


n 


40 


» 50 


» 


22 


i3 


55 


» 


50 


» 60 


» 


11 


6 


17 


D 


60 


» 70 


» 


8 


— 


8 


» 


70 


in sa 




—. 


-. 


.. 



94 



58 



152 



Dimessi secando lo sialo civile 




NnbiU 


GonjugaU Vedovi 


Totale 


Uomini 43 


31 20 


94 


Donne 22 


27 9 


58 


""65 


58 29 


152 


Dimessi secondo la professione 






Riportato 


N. 24 


Sacerdoti. . . . N. 6 


Impiegati . . . 


» 15 


Medici .... » 2 


PossiJenU . . . 


» 20 


ÀYTocati. ...» 4 


Civili 


» 58 


Dottori in legge . . 3 


Commercianti . . 


» 27 


logegnerì ...» 2 


Pittori .... 


» 1 


Ragionieri ...» 1 


Albergatori . . . 


» 1 


S adenti .... » 5 


FittabiU .... 


» 3 


Militari di grado sup. » 1 


Prestinai . ... 


» 5 


Riporto N. 24 


Totale N. 152 


Dimessi secondo i 


mesi e le stagioni 




Genaio .... N. 12 


Luglio .... 


N. 21 


Febraio . ...» 12 


Agosto .... 


» 18 


Marzo » 12 


Settembre . . . 


» 14 


Aprile. .... » 9 


Ottobre .... 


» 12 


Maggio . ...» 14 


Novembre . . . 


» 12 


Giugno . ...» 15 


Dicembre • . . 


» 2 



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130 

Prìmavera N. 35 

Estate » ^ 

Autunno » 58 

Inverno » 26 

Dimessi secondo la forma morbosa 

Mania semplice. . N. 47 Riportato N. 105 

» ragionante . » 6 Melancolia semplice » il 

» ambiziosa ; » 14 » mìdùk . » 5 

» persecutiva, » 20 » persecutìva» 12 

» ftiriosa . . » 7 » reUgiosa » 14 

» omicida . . » 4 Demenza semplice. » 4 

» isterica . . » 5 » paralitica » 5 

Riporto N.7o3 Totale N. 152 

Specchietto dei paeei morti, secondo T epoca del Uro ingresso 

Nel primo mese » 11 

Nei primi tre mesi » ^ 

Nel semestre » 10 

Neil' anno ed in su ..•»•'> 15 

N. 39 

Secondo jr età. 

Uomini Donne Totale 

Dai 10 ai 20 anni — — — 

» 20 » 50 » 1 1. 2 

» 50 » 40 » 6 — 6 

» 40 » 50 » 4 1 5 

» 50 » 60 » 11 5 14 

» 60 » 70 » 5 2 7 

y> 70 in su 4 1 5 

ITsi 8 59 

Secondo lo stato civile. 

Nubili GoDjugati Vedovi Totale 

Uomini ... 15 12 6 51 

Donne. ... 1 5 2 8 

Totale N. "l4 17 8 59 



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Morii, $ewndo la loro professione 



ISl 



Sacerdoti. • . . N. 


2 


RiporUto N. 


20 


Ayyocati .... » 


I 


Commercianti . . » 


6 


Professori ...» 


2 


Civili » 


8 


Ingegneri ...» 


i 


Cantanti .... » 




Impiegati. ...» 


2 


Scultori .... » 




MHilarì .... » 


1 


Incisori .... » 




Possidenti ... . » 


9 


Fittabiii .... » 




Ragìonierì ...» 


2 


Fornai .... » 




Ripiurto N. 


20 


Totale N. 


59 


Morth secondo i mesi e le stagioni 




Genaio . . . . N. 


4 


Luglio . . . . N. 


2 


Febraio .... » 


5 


Agosto .... » 


5 


Ibno » 


— 


Settembre ...» 


2 


Aprile » 


3 


Ottobre .... » 


4 


Maggio .... » 


1 


Novembre . . . » 


5 


Giagno .... » 


5 


Dicembre . . . » 


7 



Primavera N. 4 

Estate » 12 

Autunno » 9 

Inverno » 14 

Morti^ secondo la forma morbosa mentale 



Marna semplice . . N. 5 

» persecutiva . » 5 

» ambiziosa . . » 3 

» erotica ...» 1 

Melancolia semplice . » 4 

Riporto N. 16 



Riportato N. 16 

Melancolia religiosa . » 2 

» persecutiva » 4 

Demenza semplice . » 6 

» paralitica. » Il 

Totale N. 59 



Specchietto delle eause determinanti la morte 

Riportato N. 
» 14 Vainolo confluente • » 

> 1 » emorragico . » 
I) 11 Flemmone gangrenoso » 

> 1 Bronchite catarrale . » 
ì 2 Polmonite catarrale . » 
!) 1 Tubercolosi. ...» 
» 1 Colite ulcerosa . . » 



Apoplessia . . . 
Marasmo senfle . 

Tabe 

Enterite catarrale 
Febre tifoidea 
Meaiogo encefalite 
Favo 



51 
1 
i 
1 
1 
2 
1 
1 



Riporto N. 3i 



Totali N. 59 



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132 

nanleomlo proTtaciale di Bergamo. ^ Fino 
dal 1839 una nobile e generosa signora (Paola Carrara-Donata) 
affatto estranea all' amministrazione e all'andamento del ma- 
nicomio d'Astino presso Bergamo, legava la metà del suo po- 
dere di Gurno, perchè si allargasse quesVOspizio ; il che vuol 
dire che fin da quell'epoca si riconoscevano e si deploravano 
le tristi ed insalubri condizioni del medesimo. Ciò non ostante 
solo nel 1854, ossia 15 anni più tardi, l'Autorità competente 
se ne diede per intesa e proclamò di voler concorrere colla 
pia testatrice a togliere uno sc<mcio indecoroso per il pae s 
e che paralizzava l'azione e snaturava il carattere di questa 
stessa beneficenza. Noi siamo ora entrati nel 1874, e i lamen- 
tati inconvenienti non solo sussistono ma si si sono accresciuti 
1.^ per le accresciute esigenze della scienza e della civiltà pro- 
gredite, 2.^ pel naturale deperimento di tutto ciò che invec-' 
chia, 3.^ per Taumentato numero dei rìceverati che da 123, 
primitivo numero legale, salirono a 160, senza che l'antico pe- 
rimetro dell'Ospizio già riconosciuto insufficiente per quei pochi 
sia stato ampliato d'un palmo. 

Questo lamento» con cui l' egregio Ispettore del manicomio 
di Astino, dott Brugnoni, apre una sua Belazione al Consiglio 
degli Istituti ospitalieri di Bergamo, può volgersi, muiatis mw- 
iandiSy a gran parte delle Deputazioni provinciali di Lombardia. 

È veramente inconcepibile la fiaccona dei nostri onorevoli 
amministratori per tutto ciò che riguarda i poveri pazzi ! Essi 
procedono letteralmente con piedi di piombo nel preparar loro 
migliori ricoveri. Pur troppo i nostri manicomi, lungi dall'es- 
sere, come dovrebbero, il più potente ed efficace mezzo di cura, 
continuano ad esseme il primo e principale ostacolo; giacché 
pei loro difetti di spazio, di scomparti, di occupazioni regolari, 
bisogna costantemente , e non sempre con vantaggio , lottare 
contro ogni sorta di difficoltà, anche solo per mantenervi in- 
tatta la disciplina e l'ordine che sono i cardini del trattamento 
morale. — Vedete , oltre il manicomio di Bergamo, quelli di 
Como, di Pavia , di Mantova e di Milano stessa ! 



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138 

Vn nnoTO manleoinlo proTlnelale di Napoli 
te S. Francesco Sales. -- Sotto questo titolo troviamo 
nel Soma (19 febraio) , giornale del matino che si stampa 
in Napoli, una lettera del prof. G. B. Miraglia, che ò valida 
protesta contro un progetto dissennato. Ne riproduciamo la 
parte più importante. 

< Quando lessi nei giornali che il locale di S. Francesco 
Sales sarebbe stato addatto a raccogliere i folli della provincia 
di Napoli, già da tre anni rinchiusi in una sconcia casa nel 
TÌllaggio detto della Madonna dell* Arco, ed alla quale per le 
jnntìli e non lievi spese &tte si volle appiccicare il nome di 
manicomio, reputai che ciò, essendo una strana ripetizione del 
junmo errore, fosse stato detto per celia. Imperocché chi non 
mi che essendo una costruzione speciale architettonica della 
casa la prima condizione indispensabile per la cura dell'alio- 
naàone mentale, debbono siffatti asili costruirsi di pianta ed 
in seguito di programma &tto da alienisti pratici , se vuoisi 
ottenere lo scopo e non perdere le spese. In Italia per essersi 
fino a pochi anni &, per lo più voluto per labe credenze eco- 
nomiche , come se la formazione e la organizzazione di un 
ospizio sì singolare fosse questione finanziaria e non di cura 
e di 8icurezz2(, ridurre locali impossibili a manicomio, non si 
hanno in generale asili veramente speciali, ma bensì sem- 
plici ricoveri che diventano spesso funesti sì per l' indole dei 
malati, che per la condizione di prigione che si è costretti di 
dare all'ospizio non opportunamente potuto ridursi per la tu- 
tela e sicurezza dei ricoverati e pei trattamenti. 

« 11 locale di S. Francesco Sales, appena riducibile per una 
meno pessima caserma, è del tutto inadattabile ad una casa 
di pazzi. Esso ò un &stellone di quattro piani, oltre del pian 
terreno , ai quali si ascende per varie scale strette , erte e 
pericolose; che ove si credesse rendorle sicure, vestendole di 
graticole di ferro, diverrebbero gabbie ridicole pure alla mente 
degli stessi alienati. 

€ Questo vasto &bricato non si compone che di alcuni gran- 



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134 

di stanzoni inutili pei pazzi ; molti corridoi per lo più con volte 
basse e sparpagliati, come lo sono qna e là altre stanze. Non: 
yi è giardino non solo che sia suflBciente alla cultura cui do- 
vrebbero addirsi i folli, ma neanche pel loro trattenimento • 
passeggio, tanto piìi cbe mancano vicine campagne. E questo 
piccolo terreno circondato da case abitate, e da un precipizia 
da un lato, diverrebbe un pozzo, ove volesse circuirsi di 
alte mura. 

< Insomma questa casa in mezzo ali* abitato ed ai rumori, 
sconcio serio che contradice il precetto dell' isolamento , nel 
quale h la calma di un cervello stranamente funzionante al- 
l'azione degli oggetti estemi; senza alcuna veduta piacevole, 
senza terreno coltivabile , senza aqua abondante , ed impos- 
sibile ad ottenere le condizioni che si richieggono per l'accen- 
nato isolamento, e per le distribuzioni opportune ed indispen- 
sabili dei quartieri, secondo le classi dello stato sociale ed in- 
sieme delle specie di follia dei reclusi , non sarà mai affatto 
un manicomio. 

€ Intanto il fabricato è in gran parte cadente e puntellato 
da centinaia di grosse travi, e si dice averlo la Provincia com- 
prato per lire trecentomila ; e che ora si sta pensando alle 
spese per riattarlo e ridurlo , come imaginano, a manicomio. 
Le spese certo saranno enormi. Ma quali studi tecnici oppor- 
tuni sono stati fatti per dar luogo ad un programma medico, 
e così poter conoscere se, secondo i principj di esso programma, 
eh' esser deve la realizzazione dei precetti della medicina men- 
tale, fosse qualche quartiere di quel locale riducibile per ot- 
tenere almeno in parte lo scopo a cui dev' essere destinata una 
casa di pazzi ? I manicomj non sbucciano come i funghi, sì se 
debbono farsi di pianta, sì se, alla men triste , vi si potesse 
ridurre un buon locale con non molte spese. E per questo da 
pertutto studi lunghi e pratici fatti da alienisti sommi, studi 
da cui deve sorgere un buon programma medico, devono det- 
tare le norme pei progetti architettonici. Ma ciò riuscirebbe 
impossibile per S. Francesco Sales, se, come ho detto, l'attuale 



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135 

saa sconda strattara si oppone ad ogni riforma necessaria 
almeno per le condizioni principali di cura e di sicurezza ; 
anzi nello stato in cnì ora trovasi quel fabricato bisognerebbe 
spendere più centinaia di migliaja di lire , per ottenere poi 
non solo niente , ma un fatto di regresso deplorabile, ed a 
danno dei miseri pazzi. 

€ Ma piti di tutto chi non sa che a quell' altezza non lieve 
sul livello del mare le malatie nervose e specialmente le ce- 
rebrali vi troverebbero un funesto alimento , come già ve lo 
ritroTano le malatie del sistema circolatorio sanguigno , ma- 
latie ambo tanto legate tra loro per le influenze reciproche 
tra questi due sistemi. Anzi sapiamo che fin da molto tempo 
in 3. Prancesco Sales non furono mai accolte donne malate di 
cuore, atteso che sollecitamente vi perivano. E vi si vogliono 
ora recludere i pazzi? 

« Alzai la voce quando 200 folli della Provincia si colloca- 
rono nei pessimi locali alla Madonna dell'Arco. Biconosciuto 
infine Terrore, si vuole dopo tre anni ripetere lo stesso fallo^ 
per poi in seguito ricominciar da capo. E dissi inoltre in un 
mio lavoro (1) che il Ministero dovrebbe guardare non con 
occhio ingenuo come si spende il denaro della Provincia. Ed 
in &tto di manicomio , che per la sua struttura speciale si 
TOgliono tanti studi di pratici alienisti per risolvere difficili 
questioni, è singolare, perchè la Provincia dà il danaro, che i 
suoi consiglieri si arroghino la pretensione di essere già sa- 
pienti di una dottrina dai cui principj ineluttabili dipende la 
opportuna struttura architettonica ed organizzazione di una 
casa che per la influenza che dere arere sulla mente dei rin- 
chiusi ne costituisce la principale ed indispensabile condizione 
del trattamento curativo , della vigilanza e della eoononua ; 
studi ad essi totalmente ignoti. » 

I^iario di manleMnil. — Già da buona pezza la di- 
rezione del Manicomio di Pesaro publica il Diario di quel- 
li) 11 nuovo manicomio proviociale di Napoli, 1871. 



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136 

l'asilo ) e la direzione del Manicomio di Colorno ha imitato 
r esempio. Ora il dott. Bonfigli accingendosi a fare lo stesso 
pel Manicomio di Ferrara, ha esteso lo scopo del Diario, in- 
serendovi articoli atti a diffondere nei profani alla medicina 
ntili nozioni su ciò che si riferisce alla pazzia ed al tratta- 
mento dei pazzi. 

Corso di frenologia. — Il prof. Biagio Miraglia ha 
ripreso all'Istituto della Associazione nazionale degli Scien- 
ziati, Letterati e Artisti in Napoli il suo Corso di frenologia 
e fisiologia del cervello, che già abbiamo annunziato nell' J.r^ 
ehivio dello scorso anno. 



fitocletft freniatrica Italiana. — La Presidenza di 
questa Società ha ottenuto dalla cortesia dell' onorevole Con- 
siglio degli Istituti ospitalieri di Milano di poter valersi di 
altra delle sale della Biblioteca dell* Ospitale Maggiore per le 
poche adunanze che le occorresse di tenere. 

La detta Presidenza desiderando di predisporre il Begola- 
mento interno, secondo li impegni presi nel Congresso costi- 
tuente di Soma, invita i membri tutti della nuova Società 
fireniatrica ad una seduta, che avrà luogo appunto nella terza 
sala della nominata Biblioteca, il giorno 14 del corrente mese 
di marzo, alle ore 2 pomeridiane ; e li prega a voler riguar- 
dare questa notificazione come regolare lettera d' invito. 

Si continua l'elenco dei Membri della Associazione frenia- 
trica italiana : 

Fochi Camillo , medico ordinario del manicomio provinciale di 

Parma. 
Maranelli Pietro, medico-assistente del manicomio provinciale 

di Macerata. 
Tonino Giovanni, medico-direttore del ffianicomio provindale di 

Macerata. 



Erra ta-€orrlge« 

A pag. 28, linea 17 invece di agitazione degli alienati \ 
leggi agitazione degli agitati. 

Dottor Serafino Biffi, Gerente. 



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137 

MEMORIE ORIGINALI 

DEI RAPPORTI CHE PASSANO FRA LE CARDIOPATIE E LR 
ALIENAZIONI MENTALI. — Studii del dottOT PIETRO 

SOLFANELLI, medico assistente del manicomio di 
Roma. 

La proportion d^bypiH-tropbie da coeur qu'on rencoatre 
chez Jes aliéoéM est ▼raiment prodjgieuse. 
FOVILLB. 

Il non pìccolo numero di cardiopatie e di tuberco- 
losi polmonari che si riscontrano nel nostro Asilo 
i^ingevami a più minute investigazioni di quel nesso 
etiologico fra questi morbi ed i psichici, che non dirò 
venisse negletto ma sempre appena borato ; e d<^ 
ripetute osservazioni sembravami di poterne trarre 
qualche meno generica deduzione. 

Non toccherò per ora che i prfmi , riserbando ad 
altro tempo i secondi ; e mi adoprerò 1."^ di provare 
come, contrariamente a ciò che il Mandsley (1), il 
Niemeyer (2) ed altri asseriscono , non rare volte i 
mali del cuore siano sì intimamente legati alle alie- 
nazioni che vi si accompagnano, da ritenersi queste 
da quelli procedere ; non che di accennarne i scam- 
bievoli rapporti patologico-clinici : ed in 2."* luogo come 

(I) Egli ammette nei cardìaci soltanto qualche idea teirorìflca ed 
ima qiecie di melaocooica apprensione e non ona vera forma vesanica. 
— Corpo e nunUy trad. del Collina, pag. iOO. Orvleio, 1872. 

{%) Nel sao Trattaio di patologia in$erna^ voi. 3, pag. 304 efelude 
l'iperemia cerebrale dipendente dairipertrofia del cuore, e multo meno^ 
^mny^>M^ il turbamento delle ftaadoni cerebrali ne^li infermi di car* 
ie. 
AtOl, anno ìì.^ 9 



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138 

a proposito di tali raffronti per argomento di analogia 
ne discenda esser sì grande la solidarietà fra i due 
sistemi sanguigno e nervoso da doversi riportare molta 
parte dei morbi meiitjUi ad anormalità del primo (siano 
idrauliche che di mistione ) come influenti a disordi- 
nare la funzione dell' altro , che vai quanto dire il 
disordine funzionale o dinamico nel più dei casi do- 
versi riguardare non anteriore, come si vorrebbe ge- 
neralmente dair illustre prof. Verga (1) e da altri , 
ma posteriore a quello vascolare. 



Nel giro di 4 anni e poco più si ebbero a notare 
nel nostro asilo da ben 70 cardiopatie , delle quali 
una gran parte furon cagione di morte, e si diagno- 
sticarono in vita; alcune si rinvennero nelle autopsie 
di alienati decessi per altre infermità ; ed un esiguo 
numero di esse affligge qualche individuo ancor vi- 
vente. 

Se ne avea circa una quarta parte sui decessi, pro- 
porzione al certo ben rilevante e da pareggiarsi a 
qualcuna di quelle già registrate dagli antichi alie- 
nisti fino ai dì nostri. Così Esquirol ne contava un 
quindicesimo, Webster un ottavo, Tyermann un set- 
timo, Bayle un sesto, Quomberg tre settimi, Georget 
e Foville cinque sesti, Calmeil e Thore un terzo, per 
non dire di altri che sarebbe qui superfluo T enu- 
merare. 

A bene apprezzare però le relazioni di causalità fra 
i due generi di morbi che mi era dato a studiare do- 

(1) Reminiscenze sulla paralisi generale. Archivio Ital. delle m#- 
latìe nervo^Cy geoajo 1873. 



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139 
▼evano eliminarsi le cardiopatie provenienti dalla 8o* 
yerchìa attività dei maniaci^ dalla congestione polroo- 
naie degli epilettici, non che gli altri che in certa 
guisa potevano aversi come una semplice concomitanza; 
e solo quelli prescegliersi che per le indagini anam- 
nestiche, o per la gravezza delle lesioni cardiache 
messe in raffronto collo sviluppo della alienazione, 
potevano aversi come preesistenti alla psicosi , e da 
giudicarsi con qualche fondamento esser questa a quelli 
subordinata. 

Si raccolsero in tal modo 17 casi > tredici donne 
appartenenti al comparto afi&datomi, dove più libera* 
mente e a tatt' agio poteva volgere il mio studio , e 
4 uomini , che prima delle mia destinazione al com-> 
parto muliebre servirono d' incominciamento a queste 
mie osservazioni. E ad evitare le solite stucchevoli 
relazioni isteriche , stimai cosa più semplice di pre- 
sentarli in un prospetto sinottico dinotando la forma 
mentile e le principali lesioni cardio-cerebrali, quando 
seguì la morte dell' infermo, che avvenne in tutti ad 
eccezione di un solo. 

Ma prima di venire ai fatti, per avvalorare vieppiù 
Targomento, mi si conceda di ricordare le strettissime 
relazioni anatomo-fisio-patologiche fra il centro circo- 
latorio e il cervello , non che le opinioni di distinti 
pratici che parteggiarono per gli ultimi nominati rap- 
porti. 

E primieramente ognun sa come il cervello sia il 
primo viscere irrorato dal sangue arterioso, che sboc- 
cando dall'aorta gli giunge in larga copia per le ca- 
rotidi ; e come variamente in esso si distribuisca pei 
diversi tronchi emananti sia dalla carotide esterna 
(rami meningei , piccola e media ) , sia dall' interna 
(oftalmicar cerebrale anteriore , media, communicaute 



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140 

anteriore posteriore, coroidea, ecc.) sia dalla sncclavia 
d'onde le arterie vertebrali, basilari, ecc. Da tale di- 
stribuzione, si ha che la maggior quantità di sangue 
arterioso va alla sostanza grigia o corticale , viene 
quindi la bianca , i corpi striati , i talami fino alla 
protuberanza, cui ne perviene di tutte le altri parti 
la minor quantità. 

Ognun conosce eziandio quanto cospicuo sia il si*^ 
stema venoso cerebrale costituito da 17 vasti seni pris- 
matici privi di valvole, ove affluiscono le vene tutte 
delle membrane e delle varie parti dell' encefalo ; e 
come da essi venga il sangue venoso a sboccare per 
le giugulari nelle innominate o succlavie destra e si- 
nistra, dalle quali ha origine la cava superiore , che 
immette nella orecchietta destra del cuore (1). 

Si aggiungono a questa importante relazione circo- 
latoria tra il cuore e il cervello i rapporti nervosi sta- 
biliti dal pneumo-gastrico e gran simpatico, del quale 
i filamenti cardiaci originati dal midollo spinale o dai 
proprii gangli valgono a promuovere e governare i 
movimenti del cuore , come fa anche il vago ma con 
minor energia. E come il simpatico trasporta dai vi- 
sceri le sensazioni che possono commuovere e turbare 
il cuore nei suoi movimenti, così il vago vi trasporta 
r influsso delle esterne morali impressioni (Lussana). 

Claudio Bernard in una conferenza sulla fisiologia 
del cuore e suoi rapporti col cervello tratteggia mae- 
strevolmente le influenze vicendevoli di questi due vi- 
sceri quando dice che « Tespressione dei nostri senti-- 

(i)*Il Trélat per uoo studio particolare fòtfo sui sistema tcdoso 
del cervello vieoe a descrìvere dei piccoli serbatoi ai lati del seno 
loogìtudiuale , delle piccole veoe di communicazioDe tra alcuni seni, 
nen che Tesisteuza di un nuovo fenoe di altro confluente venoso, ecc. 
*- Archivio Italiano delle malaUe nervose^ maggio 1872. 



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141 
menti si fa per uno scambio tra il cuore e il cervello, 
le due ruote più perfette della macchina vivente... e 
che tra il cuore ed il cervello v' ha la più grande 
solidarietà di azioni reciproche.... che la vita negli 
organismi elevati è un continuo scambio fra il sistema 
sanguigno e il nervoso. » Dice Vierordt non darsi libero 
compimento delle funzioni psichiche senza Topportuno 
afflusso di sangue arterioso al cervello^» e quindi se- 
gnatamente di ossigeno. 

£ nel senso patologico, lasciando di parlare dei 
scambievoli rapporti di alterata innervazione che pro- 
babilmente associansi ai vascolari (1), non s' ignora in 
genere, che in ispecie può osservarsi nei singoli casi 
che qui si inseriscono, come dalle varie cardiopatie si 
producono al capo gli ingorghi dei seni, gli opaca- 
menti dell' aracnoide con le infiltrazioni del cellulare 
sottostante, le injezioni e dilatazioni dei capillari con 
Tedema della pia madre cui tien dietro Tappianamento 
delle circonvoluzioni, e quindi la sostanza corticale 
mostrarsi di color violetto o roseo secondo che vi pre- 
valga il sangue venoso o arterioso, che forzando i 
suoi vasellini li dilata, e talvolta ancora li lacera da 
produrvi T emorragia cerebrale. In seguito le altre 
parti che meno ricevon di sangue, come vedemmo, si 



(1) lì Krìshaber (Paris, 1873) souo il tìtolo di oevropaUa cerebro- 
ctrdiaca ba descriud ooa ba guari una ouoYa forma di nevrosi, uelU 
<|iiaie si DOUuo due grup,>i di sialomi uno pel capo, l' altro pel cnor^. 
L'interpretazione fisio-patologica sarebbe un' eccitazione del sistema 
•enroso centrale e ?aso-motore, d'oude si produrrebbe la contrazione 
e il rìstriogimento dei piccoli vasi p^l quale conseguirebbe Tiscbemia 
di alcuni punti del eenrello, in ispecie del mesoetffalo organo Inter- 
aadio fra le sensasiooi e le percezioni ; ed il gran simpatico origi- 
nato io quelle vicinanze entrerebbe a parte di quella ecciuzione pro- 
dm» ^o cosi i sconcerti del cuore. Le cause di questa nevrosi sa- 
rebbero ideoticbe a quelle delle altre. 



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142 

offirono punteggiate al taglio, e si hanno nelle cavità 
versamenti sierosi : ovvero notansi scoloramenti per 
deficienza dì sangue» talvolta i rammollimenti dì varie 
q>ecìe nelle diverse parti della polpa cerebrale, e tutto 
dò, in una parola, che può costituire una serie di 
trovati macroscopici provenienti da iperemie, cenge* 
stioni, anemia del cervello e sub membrane, donde 
si ha nei cardiaci, come conseguenze morbose, dalla 
semplice vertigine, pesantezza di capo, tintinnio agli 
orecchi, scintille agli occhi fino all'apoplessia fulmi- 
nante« o colpo cardìaco. Qaal meraviglia che, data una 
proclività nevropatica, fra i due estremi di questa 
scala di fenomeni morbosi possa aversi una qualche 
forma vesanica? 

Non è raro d'imbattersi in cardiopatici a lieve 
grado mutabilissimi, intolleranti, acclini ad eccentricità; 
mentre altri veggonsi oppressi da spavento di ogni 
cosa ed immersi nella più esagerata apprensione per 
vane dubbiezze e timori. Con un grado più spinto del 
morbo cardiaco ìnducenie più gravi lesioni cerebrali, 
sempre che siavi una proclività frenopatica, non può 
forse dalla semplice stravaganza ed anormalità di ca«* 
rattere trabocarsi nella pazzia? 

Diceva il Tenta (1) che le affezioni cardìadie possono 
portare come all'epilessia, così alla stessa mania; ed 
il Corvisart (2) asseriva che gli infermi di aneurisma 
cardiaco al secondo grado non raramente son colti 
da delirio furioso. L' Hope (3) e il Markham di 



(i) MaléHe del cuore. Firenze, Ì8i5, tom. % pag. 87. 

(2) Stiggio $opra le maLaie e le lesioni organiche del cuore , eee. 
Pilermo, 1822, p. 112. 

(5) Trattato delle nuUatie del cuorcy Irad. dairiogleae. Ifilano, 1856, 
pag. 239-288. 



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148 
Londra (1) parlano di soggiogamento compiato delle 
facoltà mentali , e di offesa diretta al cervello prove^ 
nienti dalla ipertrofia del onore sinistro: ed il lJae«- 
cdli (2) fa derivare dalla ipertrofia del sinistro ven* 
tricolo come il primo e il più naturale ordine dei 
sintomi il turbamento cefalico. Così pure il tedesco 
Frìedreidi (3)^ parlando delle lesioni valvolari» benché 
veglia credere che i disturbi cerebrali nelle malattie 
cardiadie non assumono che raramente la forma di 
ben determinate malattie mentali, tuttavia» egli dice, 
€ la scienza ce ne da qualche esempio incontebtabile. » 
Fra gli alienisti uno dei primi sostenitori delle 
follie simpatiche» o meglio dette seconriarie di car- 
diopatie» fu Nasse alemanno che nel 1818 pubblicava» 
quasi direi esagerando le sue osservazioni su tale ar- 
gomento: ed in seguito il Renaudin (1854) asseriva in 
modo piuttosto generico di aver più volte veduto Tin*- 
tima relazione di causalità fra le lesioni degli organi 
toracici (cuore e polmoni) e il delirio» che considerava 
come una conseguenza immediata delle medesime. 

U Loiseau» benché poco propenso per tali patogeniche 
reazioni» pure in una sua Memoria del 1856 sulla 
foUia simpatica non ha difficoltà di affermare che < les 
maladies du coeur son tantdt causes et tantdt effets» 
de Talienation mentale. » Ne parlò in seguito il Morel 
nel 1860 ; il Marce nel 1862 servendosi delle parole 
del dottor Saucerotte il quale dice < che le stasi san» 
gnigne, che hanno luogo nei vasi del cervello per la 
ìmperfdzione del centro circolatorio» possono senza alcun 
dubbio essere ritenute come la cagione principale dei 
sconcerti intellettuali. 

(i) MalaHe del cuore, tnid. dall' Inglese. Napoli, i859, pag. 236. 

(2) Irattato delle malatie del cuore, voi. 3, pag. 161. 

(3) Traiti dee maladies du coeur. Paris» i873. 



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144 

Non isfoggiva al Salerio direttore di S. Servolo m 
Venezia che nel suo rendiconto triennale 62-63-64 at- 
tribuisce r origine della mania (in specie di perse- 
cuzione) in un buon numero di individui alle affezioni 
cardiaco-vascolari. 

£ prima di por termine alle autorità psichiatriche, 
delle quali ancora ve ne sarebbero all'uopo» mi corre 
l'obbligo di ricordare come l'illustre prof. Girolami, 
che in varie occasioni si mostrò fervido propugnatore 
di tal genere di psicosi, ne trattasse con maggiore 
affermazione e più diffusamente di ogni altro nel suo 
terzo rendiconto statistico sul manicomio di Pesaro 
(1864) citando dei casi rimarchevoli, seguiti da im- 
portanti riflessioni, che mi passo per brevità dal tra- 
scrivere. 

Si stava sempre però sulle generali, ^non escluso il 
Bourmann (1) che nel novembre ultimo scriveva in un 
giornale psichiatrico di Vienna aver egli trovato in 
500 cadaveri di alienati solo il 20 per cento col cuore 
^9ano, e che per la maggior parte in vita erano affetti 
da melancolia ipocondriaca, senza però far parola dei 
riscontri anatomici fra il cuore e il cervello, e di altre 
particolarità •necessarie a conoscersi. 

Prendendo ora a disamina i casi del nostro asilo a 
fine di riconoscere se i trovati anatomici cardio-cere- 
brali serbassero dei regolari scambievoli riscontri , e 
se a questi rispondessero quasi costantemente alcune 
determinate forme vesaniche, come da certi vuol cre- 
dersi, dalla prima ricerca risulta : che in genere alla 
ipertrofia del ventricolo sinistro (vedi prosp. n. 4, 6» 1^ 
senza lesioni degli ostii e delle valvole corrispondevano 



(1) Architfio Italiano delle malatie nervou. Milano i874 » lìisdcolo 
di marzo. 



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145 
al capo dei reperti indicanti iperemìa flussìonaria o 
congestione attiva^ come T ispeesimento della durar 
madre, ingoi go deiseni, opacamente deiraracnoide» 
injezioni dei vasellini, e tutto ciò, in una parola, che 
f^ dipendere da una maggiore attività circolatoria 
prodotta dal soverchio impulso del cuore ipertrofico, 
che senza trovare ostacoli, spisge in larga copia il 
sangue arterioso per Taorta ascendente fino al cer- 
Tello, eh' è Tergano più vicino e prima d'ogni altro 
irrorato. 

Nel solo caso (Verli prosp. n. 1). di incipiente ipertrofia 
del ventricolo sinistro da stenosi aortica, poiché Tiper* 
trofia comf ensatrice non giungeva per anco al grado di 
vincere restacelo ojposto al regolare passaggio del san- 
gue arterioso attraverso Taorta, doveva necessariamente 
trovarsi Tanemia cerebrale. Così pure nelle ipertrofie 
del cuore sinistro con o senza dilatazione del destro, 
accomp^ignate da insufficienza mitrale ed aortica, la 
quale ultima doveva aver preceduto, (vedi prosp. n. 3 
e 15) si avevano riscontri cerebrali : per Tinsufitcieuza 
mitrale con dilatazione del ventricolo destro, d'if ere- 
Biia mistsl a segni di congestione da stasi, rappresen- 
tata dalle injezioni venose delFaracnoide, dagli infil- 
tramenti ed edemi (e ciò è chiaro per Y accresciuta 
pressione nelle cave dopo il rigurgito del sangue nelle 
Tene polmonari) : e per Finsufficienza aortica prevalente 
si avevano trovati di semplice iperemia a causa dello 
aforzo del ventricolo sinistro onde scaricarsi del so- 
verchio sangue arterioso reduce in esso per l'imper- 
fetta chiusura dell'aorta. 

Nei casi 8, 16 ove alle lesioni degli orifizi e valvole 
in una. alla dilatazione del cuor destro si univa l'iper- 
trofia del ventricolo sinistro, che poteva spingere an- 
cora con una certa forza il sangue attraverso l'aorta 



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146 

per equilibrare in qualche modo la stasi renosa prò** 
veniente dalla fiacohezsa del ventricolo destro (^mi* 
nando nel n. 8 ciò che poteva attribuirsi al fiocd^ 
emorra^co e sue vicinanze) si avevano i reperti di 
iperemia misti a quelli di congestione» segnalati dal- 
rinfiltrazioni sierose esterne ed inteme. 

Si ravvicina ai due precedenti il n. 9, per Tinsuf- 
ficienza, la dilatazione del cuor destro, e per TipertrofiLa 
sinistra ; ma in tal caso Tultima endocardite» aumen- 
tando rimpulso del cuor sinistro, doveva far prevalere^ 
come avvenne, lo stato iperemico del cervello. 

Nell'aneurisma passivo del Corvisart, o clinicamente 
asistolia (vedi prosp. N. 5, 7, 11) cui può unirsi il N. 17, 
che nell'essenza delle lesioni può dirsi pressoché iden- 
tico, si avevano nel capo tutti i segni d'ipervenosità 
dei seni, delle meningi e della corticale, che in ge- 
nere si vedeva appianata e spesso anemica con gli 
edemi soprastanti ; e questi esterni ed intemi da .ca- 
gionare in qualche punto il rammollimento bianco e 
tutto ciò che dipende da quel che in vita si dice cachessia 
cardiaca o distrofia. E ben si comprende doversene 
accagionare la deficiente forza del cuore a spingere 
il sangue arterioso; d'onde e pel tardo ricambio nei 
vasi cerebrali, e per Timpedito deflusso nel seno destro > 
ne conseguono le indicate lesioni. 

Le atfezioni ateromatose dell'aorta e della omonima 
sigmoidea che ci offrono i N. 10, 12, 13, come si fa- 
cero cagione d'ipertrofia sinistra, così furon seguite 
dagli ateromi arteriosi cerebrali, in ispecie alla base, 
d'onde, per l'abolita elasticità di quei vasi, e il ral- 
lentamento del liquido che doveva trascorrervi, traeva 
(erigine l'irregolare irrigazione sanguigna, e, come con^ 
seguenza, l'anemia cerebrale. El ecco verificarsi nei 
nostri casi ciò die afferma il Jacqoad: « che si pto^ 



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147 
duce di^i ateromi una Tara dìsorasia arteriosa, ed 
ano stato di scadimento, dia ha molta analogia col 
marasmo senile » e, quando siavi attitadine, noi ag- 
giungiamo, andie la demenza senile, come ebbe lu(^o 
in due delle inferme sopranotate. 

Da questa analisi di rela^oni anatomidie discende 
come corrispondano invariabilmente delle alterazioni 
macroscopiche cerebrali alle varie specie di cardio-* 
patio. le quali, per ciò dxe si è veduto, non è a du- 
bitare che precedessero le prime, e le producessero* 
Quanto aUe forme di pazzia non v' è regola , nò 
corrispondenza costante coi trovati encefalici ; che anzi 
si direbbe involgervisi una qualche contradiz!one. Poi- 
ché all'iperemie per ipertrofia del ventricolo sinistro 
rispondono manie e lipemanie ; alla congestione ve- 
nosa delle membrane ed anemia corticale prodotta 
dall'aneurisma di Corvisart stan di fronte manie, li- 
pemanie, un monodelirio e via dicendo. 

Tali apparenti assurdità non sono esclusive delle 
vesanie cardiadie, ma si riscontrano anche nelle 
lollie idiopatiche o primitive, ove si hanno i medesimi 
reperti cerebrali che in quelle secondarie o dei car- 
diopatici, di cke ogni medico di manicomio avrà po^ 
tato convincersi, e chiunque può a suo bell'agio ve- 
rificare nei trattati di Parchappe, Foville, Calmeil ed 
altri, ove si descrivono le lesioni delle follie comuu 
idiopatiche sì acute che croniche al tutto identiche 
a quelle dei nostri folli cardiaci. 

Or brae, per argomento di analogia, come si diss^ 
se negii sposti fatti precedevano indubbiamente le 
lesioni circolatorie àA cervello alle funzionali, perchè^ 
io domando, ove si riscontrino nelle psicosi comuni 
simiglianti lesioni, ed è il più sovente, dovrà dirsi 
che seguirono e non precedettero le funzionali? 



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148 

Ed eccoHìi alla seconda parte della tesi ove mi pro- 
verò di sostenere il già enanciato mìo assunto che 
cioè in gran parte delle pazzie^ i dissesti sangnigni 
precedono i funzionali, confutando brevemente le diffi- 
coltà degli oppositori, senza lasciare di accennare di 
volo qualche nuova ipotesi sulla patogenia mentale. 

Una delle prime difficoltà è Festosa influenza delle 
cause morali sullo sviluppo delle alienazioni , ed a 
questa si può. rispondere come rispose il Gray (1) di 
New-York all'ulti mo congresso psichiatrico di Madi- 
son, « che cioè in via ordinaria le cause morali agi- 
scono lentamente , sicché a tutt' agio disturbano le 
funzioni organiche (d'onde si altera il sonno, la nu- 
trizione, rematosi) e quelle dei centri nervosi » ed 
aggiungasi che spesso si confonde la causa con Talie- 
nazione incoata, senza poi tener conto della labe gen- 
tilizia che può farsi ad un tempo cagione predispo- 
nente ed occasionale. 

Una seconda difficoltà viene stabilita dai casi dì 
follia istantanea per gravissime commozioni deiranimo; 
ed anche a questa si può rispondere col Oray che 
d'ordinario è fugace, e non si pronuncia se non in 
quelli che vi tendono per influsso ereditario, dal quale 
inducesi una mobilità e debolezza congenita nel si* 
stema nervoso ; oltre di che sì può aggiungere, come 
andie opina Tillustre Bernard, che nelle violenti im- 
pressioni morali entra a parte anche il cuore, d'onde 
per un grave dolore si ha l'arresto di circolo a guisa 
di sincope, e quindi pel rallentato arrivo di sangue 
arterioso al cervello, ha luogo l'anemia cerebrale se- 
guita da crisi o irritazione nervosa. Per una smodata 



(t) Arehhio lialiano delle malatie nervose, ecc. Milano 1875 , fa- 
«eicolo di •euembre. 



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149 
gicga, per un'intenso amore si. ha Temozione prodotta 
da maggiore attività circolatoria, per cni Tespansione^ 
il rossore del volto, ed in seguito per chi v' inclina, 
i turbamenti nervosi : ovvero secondo Schiff e Mole- 
schott, per influenza del vago sui vaso-motoriì , che 
paralizzandosi, indurrebbero una stasi sanguigna al 
cervello. 

La terza difficoltà è la mancanza di trovati necro- 
scopici in qualche alienato ; ma anche questa non au- 
torizza ad esclu'lere le pregresse anemie, iperemie, ef- 
fusioni sierose, le qiudi possono anche scomparire 
dopo il periodo acuto, nel quale non si ha che ra- 
ramente la morte degli alienati, lasciando quindi inetti 
i centri nervosi a riprendere la regolare loro funzione. 
Come ancora potrebbe dirsi che le lesioni cerebrali, 
sieno pur macroscopiche, potrebbero sfuggire senza 
una minuziosa ed accurata indagine, ciò che fece dire 
allo Schroeder van Der Kolk che negli ultimi 25 
anni del suo esercizio psichiatrico , ne' quali si era 
dato a più esatte ricerche, non aveva fatta una dis- 
sezione di un pazzo senza trovarvi una sufficiente spie- 
gazione dei fenomeni osservati in vita. 

L' ultima difficoltà è il riscontro indeterminato e 
contradditorio tra le forme mentali e le alterazioni 
patolc^iche del cervello e suoi involucri, come si vide 
verificarsi anche nei nostri pazzi cardiaci, cioè a dire 
la stessa condizione patologica in correlazione con 
forme dissimili ed opposte; e diverse condizioni pa- 
tdk^iche per la stei^ forma di alienazione. Abbiamo 
ad esempio T iperemia che in taluni induce la mania, 
in altri la lìpemania; la stessa mania prodotta da ipe- 
remia e da anemia cerebrale ; la congestione venosa 
eolie relative infiltrazioni sierose dar la mania, la li- 
pemanii^ il mono-deUrio. Ciò sembrami possa spie- 



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150 

garsi considerando che la forma d' alienazione « e la 
qualità del delirio più che alia causa prossima debba 
rispondere a quella predisposizione o atteggiamento 
dell'individuo che si rannoda all'età^ al sesso ^ alle 
tempra iisico-morale « alla educazione scientifico-re* 
Ugiosa e non di rado all' infezione gentilizia , che 
spesso ( secondo Lucas ) è di somiglianza o di uni- 
formità. 

Per ciò che la stessa forma si colleghi a due stati 
patologici contrarj oltre che può servire il medesimo 
principio, può anche applicarsi la sentenza d'Ippocrate 
« Convulsio fit aut repletìone, aut evacuaUone » che 
corrisponde all'altra di MoUeschott, « Gli organi sof- 
frono del troppo, o del troppo poco » e vai quanto dire 
che tanto dal troppo sangue quanto dal poco, o punto, 
nonché se viziato, viene impedita la giusta nutrizione 
delle cellule nervose cerebrali, d'onde il risentimento 
e l'irritazione. 

Si sa di più per gli esperimenti di Flint e Roshental 
che la diminuzione dell'ossigeDO nel sangue arterioso 
fa crescere l'eccitamento nervoso, e ciò darebbe in 
qualche modo ragione della mania anemica ; che Tau- 
mento di acido carbonico prodotto dalle forti conge- 
stioni venose stimola ed irrita soverchiamente l'ence- 
falo; per la qual cosa si spiegherebbe come nella 
ipervenosità cerebrale può aversi eziandio la forma 
maniaca. 

Ma senza entrare in minute interpretazioni ci basti 
per ora di attenerci alla pervertita nutrizione delle 
cellule nervose che tien dietro ai disordini vascolari^ 
per mezzo della quale possono spiegarsi anche le psi- 
cosi provenienti dall'alterata crasi sanguigna, come 
le miasmatiche, le puerperali, le pellagrose, le sifili-* 
tiohe» le alcooliche che in genere vengono originate 



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161 
da sangue difettoso (I) per la sproporàone di qualche 
suo elemento costitutivo, o in vario modo inquinato. 

Le varie teorie emesse dagli oppositori della pre- 
minenza sanguigna sulla funzionale potrebbero in certo 
modo essere incluse nello stesso principio. Così Felet- 
trìca, fondata sull'aumento o diminuzione della ecci- 
tabilità riferibile al perturbamento delle correnti ner- 
vose, che dopo essere state disvelate dal Matteucci e 
dal Duboj Reymond si attribuirono o alle azioni chi- 
miche, o alla metamorfosi retrograda dei tessuti, o 
alla maggiore o minor quantità del ferro nel sangue 
(Tamin Despalles) (2) non potrebbe rannodarsi alla 
pervertita qualità del sangue, dalla quale avrebbero 
origine il disordinato chimismo, le deviate metamorfosi, 
la sproporzione del ferro e tutto ciò che si crede inge- 
nerare r irregolarità delle correnti medesime? 

E la maggiore o minor quantità ed ossidazione del 
fasforo messo in rapporto coli' ozono atmosferico per 
ispiegare le alienazioni mentali ; e la maggiore o mi- 
nor quantità di colesterina, dalla quale lo stesso Ta- 
min Despalles vorrebbe far dipendere lo stato della 
mente, non costituiscono forse una chimica anorma- 
lità del cervello da collegarsi ad una alterata mistione 
del sangue da cui tali elementi vengono forniti? 

Prima di questi il Meynert (B) si adoprò di spie- 
gare le varie specie di alienazioni col cambiamento di 
forma delle cellule gangliari, che diverrebbero globose 

(1) n prof. Verga beucbè poco proclive alla precedenza dei disesli 
sanguigni, pare neW Archivio del luglio 1873 a proposito dell' AgnO" 
letti cosi si esprifne : u la srieoza odierna trovò che molli delirii sono 
« sostenuti da un san; uè che per essere troppo scarso o troppo sie- 
« roso non Irriga debitamente il cervello. > 

(2) Tamin Despalles. Alimeniatìon du cerveau et de$ nerft. Paris, 
1873, pag. 102. 

(3) fUndfleisch. litologia patologica. Paris, 1873, pag. 671. 



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1S2 

o sferiche mentre fisiologicamente sarebbero angolose 
stellate: ma oltreché ciò si negiava dallo Schultze, 
che trovò dipendere la forma delle cellule dal rag- 
grinzamento del protoplasma o sostanza fibrosa che 
le circonda, potrebbe anche domandarsi , se tali tra- 
sformazioni abbiano luogo primitivamente per un' in- 
tima disposizione della cellula stessa, cioè per una 
forza sua propria, ovvero succedono per la potenza 
di un'altro agente: ed in quest'ultimo caso non po- 
trebbe essere il sangue ? In ciò è concorde anche il 
Rindfleisch (1) dicendo che le alterazioni delle cel- 
lule gjtnglionari e delle fibre nervose non sono che 
secondarie e passive rapporto a quelle dell'apparecchio 
vascolare. 

Ad ogni modo per non farci esclusivi col rigettare 
le enunciate ipotesi, finché la fisiologia cerebrale non 
sia da tanto (e forse noi sarà mai) da farsi più si- 
cura guida neir investigazione dei singoli fenomen 
morbosi dell'encefalo, ci piace di non dilungarci da 
ciò che più colpisce i nostri sensi, e più o meno ci 
conduce alla interpretazione degl'indicati fenomeni. 

E per conchiudere dirò col (2) Rindfleisch « Mal- 
« heureusement toutes les données fournies par l'anar 
« tomie pathologique indiquent que la base anatomi- 
« que de toutes les affectiones mentales est essentiel- 
« lement à rechercher dans une anomalie de la di* 
« stribution du sang et ses consequences. » 

Riepilogando da ultimo ciò che si è detto sembrami 
poterne dedurre: 

1. Non potersi mettere in dubbio l'esistenza di vere 
alienazioni da cardiopatia. 



(I) Op. cit., pag. 673. 
(S) Op. di.j ptg. 671. 



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15» 

2. Che quantunque le forme psichiche non serbino 
una regolare corrispondenza colle lesioni che le pro- 
ducono, pure queste ci danno ragione di quelle. 

3. Dal paralello fra i reperti cerebrali delle psico^ 
patie secondarie con quelle delle idiopatiche o primi- 
tive può rivendicarsi la priorità dei disordini vasco- 
lari su quelli funzionali o dinamici in una gran parte 
di alienazioni. 



PROSPETTO COMPARATIVO DI N. 17 CASI DI ALIENAZIONE 
PER MALATTIE DI CUORE E RISCONTRI ANATOMICO- 
MACROSCOPICI TRA IL CUORE ED IL CERVELLO. 

1. Gollalti Giuseppe, d'anni 55» conjagato» pittore, entrato 
il novembre 1866 per lipemania passiva, morto di marasmo 
il dicembre 1866. La diagnosi della cardiopatìa fa antece- 
dente alia alienazione. 

n cuore piuttosto oblnngo per incipiente ipertrofia del ven- 
tricolo sinistro con stenosi aortica. 

Qaasi vuoti di sangue i seni ed altri vasi delle meningi che 
8i mostravano pallide ed avvizzite. 

Scolorata ed anemica la sostanza corticale e la midollare- 

2. Gua."»* Generoso, d'anni 26, celibe, chierico, entrato nel 
dicembre 1862 per lipemania stupida, fìi dimesso a richiesta 
dei parenti nel 1866. 

Notevole ipertrofia sinistra e spostamento del cuore a destra^ 
e un poco in basso. 

U colore del volto quasi cianotico e la soi^ concentrazione 
mostravano un'ingorgo sanguigno permanente al cervello. 

3. Massarìni Sim."^, d'anni 34, conjugato, fornajo , entrato- 
nel dicembre 1865 per lipemania ipocondriaca, morto nel marza 
1867 per tubercolosi polmonare. La malattia di cuore antica. 
e diagnosticata. 

Caore sferoidale per ectasia del ventrìcolo destro ; ipertrofia 
Archivio, anno ìì.^ 10 



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154 

del ventrìcolo sinistro e del seno dello «(tesso lato con aumento 

cavitario* insufficienza mitrale. 

Seni ingorgati, infiltrazione cellulare sotto-aracnoidea ; inje- 
zione venosa con edema della pia-madre. Poco siero nei ven- 
tricoli laterali. 

4. Qo.. Camillo, d'anni 26, conjugato, possidente, entrato nel 
giugno 1866 per mania, morto nel giugno 1867 per enterite 
La cardiopatia conosciuta in antecedenza. 

Cuore allungato da ipertrofia eccentrica del ventricolo si- 
nistro con notevole ingrossamento delle pareti e cavità normale. 

Bigogliosa ed ispessita la dura-madre coi seni stipati di 
sangue; Taracnoide opacata con ingrandimento delle granu- 
lazioni ; pia-madre arborizzata con dilatazione dei vasellini, 
aderente in qualche punto alla sottostante, corticale, anch'essa 
iujettata a forma di aneurismi dissecanti riprodotti nell'epen- 
dima ventricolare ; punteggiatura al taglio della midollare. 

5. Biancini Rosa, d'anni 69, conjugata, massaja,- entrata nel 
marzo 1867 per mania, morta nell'ottobre 1871 per cardiopatia. 

Aneurisma passivo di Corvisart col ventricolo sinistro non 
completamente dilatato. 

Sangue fluido ed atro nei seni ; come avvizzita la dura-ma- 
dre; scolorata l'aracnoide e la pia-madre; infiltrazione cel- 
lulare nei spazii sotto - aracnoidei ; abbassamento delle circon- 
voluzioni; anemia di tutta la polpa cerebrale* 

6. Laur. Enrica, d'anni 59, vedova, massaja, entrata nel 
novembre 1870 per lipemania con allucinazioni visive, morta 
nel settembre 1871 per enterite. 

Forte aderenza del cuore al pericardio, ipertrofia rilevante 
del ventricolo e seno sinistro con cavità regolari; rendocardio 
arrossato fino ad un bel tratto dell'arco dell'aorta ; nulla negli 
orifizi e valvole. 

Ripienezza dei seni, dilatazione ed ingorgo dei vasellìni della 
pia-madre ; injezione corticale ; ingrossati i plessi coroidei ed 
un manifesto arborizzamento nei talami ottici ed in tutto 
l'ependima dei ventricoli laterali. 

7. Porcarelli Vittoria, d'anni 72, vedova, contadina, entrata 



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155 
nel loglio 1870 per mania, morta neiraprile 1872 per car- 
diopatia diagnosticata in antecedenza. 

Cuore bovino con dilatazione di tutte le cavità e lesioni 
rdative degli orifizii e ralvole. Endoarterite deformante d'un 
bel tratto dell'arco dell'aorta con varie placche calcaree nella 
«uà parte convessa. 

Sipienezza di seni con nn trombo verso la metà del longi- 
indiiiale, edema della pia-madre, appianamento delle circon- 
Tolnzioni ; siero nei ventricoli laterali ; rammollimento bianco 
midollare in specie verso le pareti dei ventricoli stessi. 

8. Fiorelli Maria, d*anni 57, conjagata, contadina, entrata 
nel giugno 1872 per mania, morta nel successivo dicembre per 
«moragia cerebrale da embolia. Era cognito il male di cuore. 

Cuore bovino piuttosto oblungo per enorme ipertrofia del 
ventricolo sinistro con ingrossamento delle pareti e cavità nor- 
male; restringimento dell'ostio auricalo-ventricolare dello stesso 
lato ed insufficienza mitrale; grosso trombo o vegetazione 
fibrinosa nel ventricolo sinistro. 

Seni ripieni, aracnoide opaca; vasellini della pia-madre 
rilevati per ingorgo; infiltrazione cellulare sotto-aracnoidea, ed 
edema della pia-madre; grumo sanguigno (64 grammi) nella 
adssura silviana sinistra ; punteggiamento midollare e alquanto 
aiero nei ventricoli. 

9. Casali Suor Benedetta, d'anni 37, religiosa , entrò il 28 
agosto 1864 per mania con allucinazioni acustiche, morì nel* 
l'agosto 1872 per una seconda endocardite , avendo già sof- 
ferto r altra che produceva i guasti valvolari , ed in seguito 
l'ipertrofia antecedentemente allo sviluppo dell'alienazione. 

Cuore sferoidale con ipertrofia di ambo i ventricoli, dilata- 
zione cavitaria destra, normale la sinistra. Traccio di endo- 
cardite antica con un segmento della sigmoidea aortica ristretto 
e indurato nel suo margine libero ; una lacinia della mitrale 
retratta e insufficiente ; traccio di altra recente endocardite 
espresse da opacamente ed arrossamento dell' endocardio con 
rilevatezze disseminate. 

Ingorgo dei seni ; granulazioni aracnoidee ingrossate; ede- 
ma della pia-madre*^ aneurismi dissecanti della corticale; 
punti sanguigni nei tagli midollari. 



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156 

10. Siila Lucia, d'anni 60, nubile, massaia , entrò nel giu- 
gno 1872 per mania; mori nel settembre stesso anno per car- 
diopatia già cognita ed antica. 

Cuore allungato con ipertrofia del ventricolo sinistro ingros- 
sato nelle pareti e normale di cavità ; infiltrazione calcarea 
di un piccolo tratto dell'arco dell'aorta e sigmoidea omonima, 
con insufficienza. 

Leggiero ingorgo dei seni ; e la dura-madre secca e aggrin- 
zita ; pallore della corticale ed anemia delle altre parti ; ate- 
romasia di qualche tratto delle arterie basilari. 

11. Scbiapponi Maria, d'anni 56, vedova, massaia, entrò 
nel giugno 1869 per lipemania ipocondriaca ; morì nel settem- 
bre 1872 per sincope dopo penosa asistolia diagnosticata ed 
antica. 

Aneurisma passivo di Corvisart.^ 

Sangue diffluente nei seni, infiltrazione sotto-aracnoidea , 
edema della pia-madre coi vasellini dilatati e molto oscuri ; 
appianamento delle circonvoluzioni scolorate e avvizzite ; poco 
siero nei ventricoli. 

12. Mattei Matilde, d' anni 65 , nubile , entrò nel febbraio 
1871, morì per sincope nel dicembre 1872. 

Notevole ipertrofia del ventricolo sinistro con inrcostazione 
calcarea di un trattod ella convessità aortica e di un segmento 
della sigmoidea dello stesso lato. Dura-madfe pallida e ag-* 
grinzita, atrofia ed anemia corticale, ateromasia basilare. 

13. Tossi Domenica, d'anni 70, nubile, entrò nell'agosto 1872 
per demenza agitata ; morì per sincope nel novembre dello 
stesso anno. 

Le medesime alterazioni della precedente sì cardiache come 
cerebrali. 

14. Polidori Maria, d' anni 60, vedova ; entrò nel gennaio 
1870 per mania ; morì nel maggio 1873 per la cardiopatia 
della quale già si era informati per gli anamnestici. 

Cuore allungato per grande ipertrofia del ventrìcolo sinistro 
ingrossato nelle pareti senza diminuzione di cavità. 



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157 
Bij^enezza di seni» la corticale arborizzata^ ingrossati e ri- 
gogliosi i plessi coroidei. 

15. Sironi Vincenza, d'anni 49, conjagata ; entrò nel Inglio 
1869 per mania ; morì nel giugno 1873 per febbre tifoidea , 
e dall'inferma si ebbero notizie delle sue sofferenze cardiache. 

Grande ipertrofia al ventricolo sinistro coir aumento delle 
pareti e cavità normale ; insufficienza aortica, ingorgo dei seni, 
opacamente deiraracnoide, inj e/ione ed edema della pia-madre, 
punteggiamento midollare. 

16. Barcellini Bosa, d'anni 65, conjugata ; entrò nel giugno 
1873 per mania ; moA per sincope nello stesso giugno. 

Cuore taurino globoso con dilatazione delle destre cavità , 
ingrossamento delle pareti ventricolari sinistre con stenosi del- 
l' ostio e insufficienza aortica. 

Ingorgo dei seni, opacità aracnoidea, dilatazione dei vaselr 
lini della pia-madre , injezione corticale e in qualche punto 
delia midollare, rammollimento giallo e bianco verso i ventri- 
eoli laterali ripieni di siero. 

17. Baldeschi Domenica, d'Ianni 75, vedova; entrò nel mag- 
gio 1873 per monodelirio di persecuzione per allucmazioni 
acustiche ; mori nell'agosto 1873 per la rottura dell'aneurisma. 

Cuore globoso con enorme ectasia delle cavità destre, inci- 
piente dilatazione del ventricx)lo sinistro ed ossificazione di 
un tratto dell'arco aortico e di un segmento della sigmoidea 
corrispondente. Un vasto aneurisma vero del tronco celiaco 
rotto con molto sangue coagulato e attorniante il rene sini- 
stro. Ateromasia di una porzione dell' aorta addominale so- 
prastante al treppiè celiaco. 

Seni duri e tesi ; injezione venosa ed edema della pia-ma- 
dre, appianamento delle circonvoluzioni e pallore della corti- 
cale ; rammollimento bianco della midollare verso i ventricoli 
laterali ripieni di siero come anche rammollito il centro striato 
Binistro. Ateromasia nella biforcazione Silviana dello stesso lato. 



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158 

Omicidio commesso da un vecchio in corso di li- 

PEMANIA CON DELIRIO DI PERSECUZIONE. — Giudi- 
zio medico-legale dei dottori SERAFINO BIFFI e 
barone ANTONIO TARCHINI-BONFANTI. 

Nel novembre dell' anno 1872 la cronaca cittadi- 
na dei giornali milanesi registrava la lugubre notizia 
d*una buona popolana uccisa in un sobborgo di Milano 
il 6 di quel mese dal vecchio suocero , un Giovanni 
Rossi, che fino allora aveva menato vita incensurata. 
Questi, senza avere nemmeno avuto in quel dì alcun 
diverbio colla nuora, esciva dalla casa lì vicina, 
brandendo un coltelaccio di cucina , e recatosi difilata 
contro quella poverina che confabulava tranquilla- 
mente colle amiche, la colpiva nelle reni in modo da 
freddarla quasi sul colpo. 

Dopo di ciò il Rossi riportava quietamente in casa 
il coltello, errava alcune ore nei campi e poi si con- 
segnava alle guardie di publica sicurezza, confessando 
il fatto. Si avviò il processo, ma prima di chiuderlo^ 
il Giudice istruttore ci invitava a riferire sullo stato di 
mente delF imputato , e noi rassegnammo il giudizio 
medico-legale che ora publichiamo. In base a quel 
giudizio il tribunale civile e correzionale di Milano 
decretava non farsi luogo a processo, e inviava il 
Rossi al manicomio provinciale di Milano, la Senavra> 
dove trovasi tuttodì. 

Lo studio che del Rossi poterono istituire in questi 
ultimi quattordici mesi li egregi medici del manicomio, 
riconfermava che quello sciagurato era affetto da me- 
lancolia con delirio di persecuzione e da ipocondriasi„ 
legate a ricorrenti disturbi talora cardiaci, talora gastro- 
epatici , talora cerebro-spinali , e che egli ora volge 
a demenza. 



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159 
Premessi codesti cenni a illu;3trazione del fatto, ecco 
il gìadizio medico-legale ch€t noi abbiamo rassegnato 
al Giudice istruttore. 



n caso del Giovanni Rossi, non è uno di quelli 
che rivelano a primo tratto il turbamento mentale 
dell'imputato colla agitazione maniaca o collo sprolo- 
quio di concetti assurdi, sicché il giudizio delle di lui 
facoltà mentali riesca agevole ai profani della medi- 
cina psichiatrica. Anche ai sottoscritti medici periti, 
per potere emettere un conscienzioso giudizio , non 
bastò consultare il processo bene particolareggiato del 
Rossi, ma essi hanno dovuto studiare pazientemente 
l'imputato, visitarlo ripetute volte, in tratenendosi a 
lungo con lui, e dovettero pure assumere accurate 
informazioni dalle persone che osservavano da vicino 
il detenuto durante la sua degenza nella infermeria 
del carcere criminale. Ed è solamente dopo insistenti 
indagini , che i sottoscritti poterono finalmente farsi 
un adeguato concetto del presente caso. 

Per mettere in chiaro quale fosse lo stato di mente 
del Rossi, allorquando egli consumò l'omicidio della 
propria nuora, riescirà opportuno presentare un som- 
mario esame psichico e somatico dell' imputato , de- 
scrivendolo a parte a parte, quale egli era nello stato 
ordinario della sua vita antecedente; — quale nel mo- 
mento della esecuzione dell'omicidio e nel tempo che 
da vicino precesse e susseguì quel fatto ; — finalmente 
quale si è egli appalesato durante la procedura e la 
detenzione nel carcere. — Questi tre distinti periodi 
della vita dell' imputato si completano l'un l'altro nelle 
indagini del medico perito, per modo che alcuni fatti 
manifestati nel primo e nel secondo periodo , e che 



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160 

per sé soli potevano lasciare in qualche incertezza 
sulla loro apprezzazione» vengono chiariti e spiegati 
dai fatti che si manifestarono nel terzo periodo. 

n Giovanni Rossi, sui 67 anni, vedovo, con 5 figli, 
ormai male atto alFantico mestiere di bugandajo, da 
qualche mese aveva ceduto al figlio Pietro l'avere suo, 
consistente in due libretti della Cassa di Risparmio 
dell'ammontare di circa tre mila lire ; e il figlio erasi 
assunto l'impegno di mantenere il vecchio padre nella 
propria famigliola e di dargli ogni domenica un pajo 
di lire. 11 Pietro era il marito della Giovannina, la 
poveretta che venne poi uccisa dal suocero Giovanni 
Rossi. — Questi aveva infino all' ultimo menato vita 
incensurata di buono operajo ; benché portato ai pia- 
ceri sessuali , conservasse tendenze erotiche anche 
nella sua avanzata età. In ogni modo nessun prece- 
dente del di lui carattere morale avrebbe mai auto- 
rizzato il sospetto che egli avesse potuto consumare 
r atroce fatto, pel quale venne tradotto in giudizio. 

D'altra parte l'imputato con circostanze bene par- 
ticolareggiate, racconta come egli avesse un carattere 
ipocondriaco e facilmente si scaldasse la testa, e narra 
che dieci anni fa , in seguito a dispiaceri domestici , 
aveva tentato il suicidio, e che qualche anno prima , 
avendo un vento turbinoso messo sossopra e confuse 
insieme le biancherie del bucato che erano distese nel 
prato per asciugare, egli si era inquietato per modo 
da uscire di senno e da dovere essere curato dal 
dottor Belcredi, medico in allora del sobborgo di 
Milano, dove abitava il Giovanni Rossi. Ma pur trop- 
po il dottor Belcredi è mancato di vita, e i figli del 
Rossi, confermando per filo e per segno il racconto 
del padre, vollero approfittare della Éawjoltà che con- 
cede loro la legge di non intervenire in giudizio ; 



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161 
e coei sol surrìlerito turbamento mentale del Rossi 
non si poterono ottenere giurate deposizioni. Però 
dal tutto insieme deUa cosa« e avuto riguardo alla 
breve durata di quella malattia, e all'essere la me- 
desima stata curata in famiglia senza che si divul- 
gasse la notizia della pazzia « pare ai sottoscritti 
che il Rossi , più che altro , abbia allora sofferto un 
accesso di delirio acuto e fugace. Il Rossi soggiunge 
che da quell'epoca in poi soggiaque a ricorrente sba- 
lordimento, o come egli lo chiama con significativa 
frase vernacola, un molesto balordone nel capo, che si 
^eva vieppiù sentire allorquando egli provava com* 
mozioni e patemi d'animo. Ed è noto che codesta serie 
di incomodi si verifica non di rado negli individui che 
hanno sofferto qualche precedente processo acuto flo- 
gistico del capo. 

Venendo ora a dire dello stadio che abbraccia l'e- 
poca in che fu consumato l'omicidio della povera Gio- 
vanni na, emerge dai documenti del processo che il 
Rossi erasi fitto in capo che la nuora intratenesse una 
tresca amorosa e sciupasse il denaro di casa col- 
Tamante. 11 Rossi credeva pure che quella donna nu- 
trisse tanto rancore contro di lui tanto da minacciarlo 
nella vita, e che anzi avesse ella già tentato una volta 
di avvelenarlo con due uova, e un'altra volta di gettarlo 
in una caldaia di aqoa bollente. — Cose tutte ripu- 
gnanti alle numerose deposizioni dei testimonii, i quali 
concordemente affermano che quella sventurata era 
onesta, casalinga, buona massaia e di animo mite. 

Innoltre raccontando quelle cose, il Rossi appoggia 
i suoi giudizii a circostanze futili, poco probabili, talora 
indeterminate e confuse. Ciò fa credere che egli si fosse 
anche in questi ultimi tempi scaldata la testa con fan- 



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162 

tastiche fissazioni; e allorquando narra di avere udito 
il bisbiglio dei discorsi tra la nuora e rimaginarìo 
amante» e di avere veduto i cenni che si facevano 
da lontano, tutto ciò ha l'aria di vere allucinazioni. 
Non meno imaginario è il supposto tentativo di av* 
velenamente colle uova, e questa fissazione era proba- 
bilmente dovuta ai ricorrenti dolori intestinali, ai quali 
andava soggetto il Rossi, come depose Fattuale medico 
del sobborgo da lui abitato. 

Anche il subito credere che la nuora, per favorire 
l'amante, avesse sciupati i libretti deUa Cassa di Ri- 
sparmio del Rossi, perchè egli il dì che commise l'atroce 
fatto, non gli aveva trovati colà dove si conservavano 
tempo addietro, ha il carattere della inconsulta pre- 
cipitazione di una mente riscaldata, che trascorre a 
gravi conclusioni senza premettere le necessarie e ovvie 
verificazioni della cosa. Ogni uomo nel suo buon senso 
e padrone di sé, avrebbe prima istituite reiterate e di- 
ligenti indagini in altre località della casa, e riuscite 
queste inutili, avrebbe mossa interpellanza pei suoi 
libretti della Cassa di Risparmio alla nuora, e meglio 
ancora al proprio figlio Pietro , il quale doveva cer- 
tamente serbare buona custodia di quella sommetta di 
denaro, che era cospicua per una famigliola di operai. 

E oltre che Tatto enorme dell'omicidio era troppo 
lontano dal modo ordinario di pensare e di sentire del 
Rossi Giovanni, e dalla sua età e dalle sue abitudini, il 
subito imbrandire la prim' arma che gli capita tra mano, 
e di pieno giorno, al cospetto di tante persone che lo 
conoscono, recarsi difilato dalla nuora, e senza cercare 
né avere spiegazioni sui supposti torti, ferirla a morte, 
è l'operare di chi avendo la mente affascinata da idee 
deliranti, non serba più nessun riguardo, né apprezza 
ciò che fa, sospinto com'è da morboso impulso. 



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163 
In speciale modo merita di essere notata una circo- 
stanza importante e che sempre più conferma il giu- 
dizio or ora esposto, ed è che i numerosi testimonii 
del fatto, in mezzo al terrore per quella atroce scena, 
notarono con meraviglia il contegno del Rossi, che, 
ferita a morte la povera Giovannina, rimase impassibile, 
silenzioso, come trasognato, sia che in quei primi istanti 
versasse tuttora nello stato anormale in che egli aveva 
compiuto Tomicidio, sia che escendo allora da quello 
stato morboso, rimanesse egli stesso colpito pella e- 
Dorme azione commessa. — Ridivenuto padrone di sé, 
egli si consegnava spontaneamente alla publica Au- 
torità, confessando ogni cosa. 

Certamente a volere frazionare, per cosi dire, le 
singole circostanze che precessero, accompagnarono e 
SQSseguirono Fomicidio, e a volerle esaminare a parte, 
una per una, si può forse attenuare il valore patolo- 
gico di ciascuna di quelle circostanze. Ma quando si 
osserva il fatto in tutto il suo insieme, non si può a 
meno di conchiudere che il medesimo presenta T an- 
damento e quel complesso di condizioni che caratterizzano 

Fomicidio compiuto durante uno stato morboso. 

« 

Il successivo studio che i sottoscrìtti medici periti 
poterono istituire del Rossi durante la sua detenzione 
nel carcere , venne a confermare pienamente il giu- 
dizio, che già potevasi fare , appoggiandosi alle cir- 
costanze finora mentovate. — Infatti il Rossi appena 
entrato nel carcere vecchio di San Vittore, presentò tale 
orgasmo nervoso da dovere essere mantenuto legato sul 
così detto letto di forza. Trasportato poi nella inferme- 
ria del carcere detto criminale, offerse una lunga serie 
di sintomi che rivelavano in modo evidente il morboso 
patimento dei suoi centri nervosi. E da principio 



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164 

il Rossi apparve agitato, tremava come uomo convulso, 
rifiutava i cibi, lagnavasi di cefalea e più propriamente 
di un senso di molesta costrizione nel capo, lagnavasi 
di tremiti interni nel petto, aveva orine torbide. Poscia 
si ricompose in calma taciturna, non interrompendo il 
silenzio che con querimonie ipocondriache ; una volta sì 
ferì al basso ventre, facendosi negli integumenti cutanei 
tre incisioni con una forbice, per cavarsi sangue e li- 
berare la testa che sentiva assai greve. Egli manifestò 
insonnia pertinace, intense convulsioni epilettiformi , 
stordimento e confusione di mente e un accesso di 
delirio con allucinazioni. 

Notisi bene , che per potere simulare i summen- 
tovati disturbi nervosi, sarebbe occorso che il Rossi, 
in luogo di essere un rozzo bugandaio, fosse stato un 
esperto medico specialista, il quale per studio e lunga 
esperienza di siffatti malati, sapesse come quei disturbi 
si manifestano e procedono in alcuni gravi patimenti 
cerebro-spinali. E ciò che più importa, parecchi sintomi 
offerti idi Rossi, e d^ noi constatati, erano indipendenti 
dalla volontà dell'individuo, quali a cagione d'esempio, 
la dilatazione e la inerzia delle pupille e la palpitazione 
del cuore, che i sottoscritti poterono verificare nel Rossi 
subito dopo che egli aveva presentato le convulsioni 
epilettiformi. Innoltre in quello stato il Rossi presen- 
tava il fare stordito e smemorato, la generale cascag- 
gine , la fisionomia insomma che è caratteristica , o 
come dicono i medici, è patognomonica di chi ha ap- 
pena sorpassato un grave accesso epilettico o epilet- 
tiforme ; e quello stato si dissipò gradatamente , ap- 
puntino come accade in casi siffatti. 

Questo complesso di sintomi morbosi psichici e so- 
matici presentati dal Rossi nella infermeria del car- 
cere criminale, imprime per così dire il suggello della 



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16& 
autenticità anche ai turbamenti nervosi da lui offerti 
per lo addietro ; e dal tutto insieme poi di codesti 
sintomi morbosi e turbamenti nervosi ne risalta quella 
particolare specie di pazzia che nella scienza psichiatrica 
ha nome di melancolia o Upemanìa complicata da con- 
vulsioni e con ogni probabilità anche da allucinazioni 
dei sensi. 

Per tutto ciò noi concludiamo che il Rossi, allor- 
quando si determinò a compiere l'omicidio della propria 
nuora Giovannina e mentre consumava l'atroce fatto, 
trovavasi sotto la pressione di idee deliranti e fors'anco 
allucinate, stato che a scanso di equivoci da parte dei 
giudici^ noi, attenendoci alla nomenclatura di Legge, 
denominiamo col semplice nome generale di pazzia. 

In quanto poi allo statuire se tale stato di pazzia 
fosse assoluto, per adoperare ancora i termini legali, 
e cioè togliesse all'imputato Tuso totale della sua fa- 
coltà volitiva ; oppure non fosse assoluto e gli lasciasse 
libero in parte l'uso della volontà, noi stiamo perla 
prima anziché per la seconda opinione. 

Alla domanda fattaci dal Giudice Istruttore, se 
anche ammesso il surriferito nostro parere, si potrebbe 
tradurre in giudizio l' imputato , rispondiamo che il 
Rossi ha manifestato i maggiori disturbi nervosi ad 
accessi ; cioè i suoi sofferimenti subirono intercorrenti 
recrudescenze coli' intermezzo di intervalli più o mena 
lungui di calma. Tale è del resto in parecchi casi il 
decorso della pazzia negli individui soggetti a convul- 
sioni epilettiche o epilettiformi, e certamente durante 
gli intervalli di calma il Rossi potrebbe comparire in 
giudizio, dando buon conto di sé e comportandosi a modo. 

Finalmente il Giudice Istruttore ci richiedeva se il 
Rossi a noi paresse uno di quei pazzi, che una volta 



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€6 

ricoverati nel manicomio, non possono più venire di- 
messi per considerazioni di publica sicurezza. — Su 
codesto proposito rispondiamo che il delirio lipoma- 
niaco, quale è queUo del Rossi^ complicato da convul- 
sioni e con ogni probabilità anche da allucinazioni è 
una delle forme di pazzia le più pericolose e che me- 
nano talora a fatti atroci e inattesi. Perciò la reclu- 
sione di codesta categoria di pazzi è necessaria, e 
deve essere mantenuta, anche a malgrado di lunghi 
intervalli di calma, durante i quali il male fa tregua 
e sosta, ma non di rado poi esplode quando meno si 
attende, e talora colle più gravi manifestazioni. Se da 
una parte sarebbe crudeltà e ingiustizia infierire con 
condanne e castighi contro poveri sventurati che, a- 
vendo per malatia offuscato il lume della ragione e 
turbate le facoltà volitive, non sono più responsabili 
delle loro azioni, dall' altra parte la società ha il di- 
ritto di essere tutelata e messa al sicuro dalle enor- 
mità che possono commettere qnesti disgraziati. 

Senza dubio suU' esito delle malatie mentali è te- 
meraria cosa pronunciare pronostici troppo recisi e 
assoluti , perchè talora anche forme gravissime pos- 
sono volgere a guarigione, o tramutarsi da una forma 
nell'altra, dando per tal modo adito a nuovi provedi- 
raenti a riguardo ai malati. Nel caso concreto del Rossi, 
questi, per la sua età avanzata e per la complicazione 
delle convulsioni , con probabilità non tarderà a pas- 
sare alla demenza, e una volta ridotto allo stato di 
completa imbecillità egli potrebbe anche divenire tutto 
affatto innocuo. Comunque però vadino le cose, noi opi- 
niamo che il Rossi appartenga a queUa categoria di pazzi 
che non si possono dimettere dal manicomio senza gran- 
dissime precauzioni e senza che il medico si concerti da 
prima colle Autorità giudiziarie e di publica sicurezza. 



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167 

RIVISTA 

Eie pslcMd deUs Tecclilajs; per U dottor WUle. 
— L'autore pone anzitutto in rilievo» come oggi gli speciali- 
sti 8i ooenpìno di risolvere in parecchi gmppi il complesso 
morboso che sin qui è stato compreso sotto il nome di pa- 
ralisi progressiva degli alienati o demenza paralitica. Per 
giongere a tale scopo servono sopra ogni altra cosa le ri- 
cerche etìologiche, patogenetiche ed anatomo-patologiche ; me- 
diante le medesime Tanno a prendere un posto distinto molte 
malattie, che prima troTavansi riunite soltanto per la somi- 
glianza dei sintomi. Una di tali malattie è la demenza se- 
nile, poiché anche in essa dal lato sintomatico trattasi di una 
demenza gradatamente progressiva e di paralisi pure prò- 
gressiya. — Trova perciò giustificato il profittare del suo ma- 
teriale per contribuire allo studio della medesima. — Dopo 
alcune considerazioni intorno al principio della veccbiaja nel- 
l'uomo, intorno ai caratteri della medesima e sulla frequenza 
delle alienazioni mentali nei vecchi, entra Fautore a parlare di- 
rettamente delle psicosi dei vecccbi, e queste anzi tutto distin- 
gue in semplici e complicate. Le prime sarebbero processi 
morbod psichici semplici, senza complicazione con sintomi di 
debolezza psichica o con disordini d' altra fatta da parte dei 
centri nervosi, come che le medesime possano in discreto grado 
dipendere dairinvoluzione psicologica propria delPetà: esse 
presentansi in forma di deliri acuti, manie, melancolie, con 
concezioni deliranti di genere depressivo od espansivo. A que- 
ste appartengono gli stati di depressione psichica apparente- 
mente lievi, e che restando il più delle volte non apprezzati, 
sono causa della maggior parte dei suieidii nei. vecchi. Il 
corso dì queste psicosi semplici è acuto o cronico ; il loro 
esito è la guarigione o il passaggio in una forma di debo- 
lezia psichica. Nel rapporto etiologico si verifica, che per lo 
più Tengono prodotte da cause psichidie, e specialmente da 



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168 

patemi d'animo violenti, e dall'abuso degli alcoolici. La prò* 
gnosi ò abbastanza favorevole , quando non si tenga conto 
della probabilità necessaria di una prossima morte in persone 
che hanno 60 ad 80 anni di età. La base anatomo-patologica 
di tali alterazioni psichiche risiede solo in leggieri disordini 
nutritivi, che danneggiano le funzioni del cervello. — Diversi 
sono i rapporti, secondo l'autore, nelle psicosi complicate dei 
vecchi, cioè nella demenza senile degli autori francesi. Lo 
sviluppo di queste è per solito preceduto da uno stadio prò* 
dromico più o meno lungo ; un certo grado di deboleaza in- 
tellettuale, di smemoraggine, d'inettitudine alle occupazioni 
ordinarie si sviluppa sotto sintomi di un generale malessere, 
ma che però non si riferisce all'affezione di alcun organo de- 
terminato. In altri malati Talterazione psichica si manifesta 
come un cambiamento graduale del loro carattere. Molte volte 
questo stadio ha principio con un accesso apoplettiforme , & 
cui succede per un tempo lungo debolezza in una parte del 
corpo, ovvero accessi simili sopravvengono nel corso di essa 
stadio insieme agli altri sintomi. Quando questo periodo ha 
durato una o più settimane , pub sopravvenire un vero ac- 
cesso apoplettico con successiva emiplegia durevole o transi- 
toria, la quale quando è del destro lato non di rado si nni- 
sce all'afasia. Ovvero si dà origine ad un periodo acuto di 
alienazione mentale ; oppure insieme ad uno stato di debo- 
lezza psichica si presentano concezioni deliranti di diversa 
natura. In rari casi tale stato si complica anche con accessi 
ei»ilettiformi ed epilettici. Questo stadio non è raro che re- 
troceda completamente, specialmente nei casi in cui esiste- 
vano soltanto sintomi di debolezza psichica e somatica. — 
Nella maggior parte dei casi però gli accessi si rinnovano ed 
allora, od anche dopo un'^altra ripetizione dello stesso processo, 
si sviluppa uno stato di debolezza psichica permanente. An- 
che quei casi che incominciano come un alienazione mentale 
acuta presentano per lo più assai presto i segni di psicUca 
decadenza. In alcuni casi i malati mostransi alienati di mente 



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16» 
solo nella notte, mentre nel giorno sembra cbe si trovino 
pressoché nello stato normale; appena si fa buioi abbandonano 
il letto, girano per la camera e commettono azioni le piìi 
stravaganti. Tali accessi notturni che si ripetono anche nel- 
Tnlteriore corso della malattia, pare che sieno collegati con 
illosioni della vista e deirudìto. Talvolta però dipendono senza 
dubbio da accessi di angina pectoris, che non di rado si com- 
plica all' alienazione mentale dei vecchi, forse per la coesi- 
stente alterazione nel onore e nei grandi vasi, così facile nella 
vecchiaia. — Già in questo stadio non sono infrequenti i se- 
gni di paresi nel distretto del facciale e specialmente in quei 
rami che si distribuiscono ai muscoli delle pinne del naso e 
degli angoli della bocca. Qualche volta osservasi anche devia- 
zione della lingua e deiruvola, anche senza sintomi emiplegici- 
— Tale stato diventa a poco a poco permanente, e la ma- 
lattia ra{^ungendo pure un ulteriore sviluppo, si manifesta, 
del pari con un doppio ordine di alterazioni, cioè deirintel- 
ligenza e della motilità. — Le prime si caratterizzano in 
genere come una forma di debolezza psichica. Gl'infermi per-^ 
dono la memoria, specialmente delle cose prossime, attendono^ 
incompletamente o niente affdtto ai soliti affiori, non sono in 
grado di occuparsi a lungo con determinati oggetti, e la stan- 
chezza rintema inquietudine li spinge a mutar sempre le- 
loro occupazioni ; talvolta corrono qua e là senza scopo> tal 
altra se ne stanno immobili, attoniti ed apatici. In quest'ul- 
timo caso, se si tenta eccitarli, prorompono facilmente in pianti 
e lamenti senza motivo, il che però non toglie che non pos- 
sano rapidamrate cadere in una disposizione d'animo opposta». 
Invece dell'apatia in qualche malato mostrasi un' irritabilità 
straordinaria» ovvero una melancolia di alto grado, dalla quale 
possono ensere anche condotti al suicidio. Col progredire della 
malattia rintelletto s'indebolisce sempre pia, il circolo delle 
idee si ristringe, si perde la conoscenza delle cose e ì malati 
non cMioecono più nò i figli, né i parenti, uè il luogo, uè il 
Arch.f anno U.^ 11. 



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170 

tempo in cui vivono. Anche in qaesto stato, nel qnale devono 
esser lavati, vestiti, imboccati ecc., mantengono talora la ri- 
cordanza di cose imparate nella loro gioventìi. È cosa fre- 
quente, che in tale periodo si sviluppi un* insolita tendenza 
all'uso degli alcoolici, ed al soddisfacimento di piaceri ses- 
suali senza riguardo alcuno. Senza manifestare vere conce- 
zioni deliranti, i malati si abbandonano ad atti i più stra- 
vaganti; col crescere della debolezza psìchica spesso aumentasi 
anche Tagitazione; giorno e notte si aggirano qua e là senza 
saper dove, né a quale scopo. Se si cerca trattenerli diventano 
cattivi e cercano abbattere tutti gli ostacoli. Con quest'agita- 
zione si alterna sempre più in tale periodo uno stato di son- 
nolenza; appena si pongono a sedere o a mangiare chiudono 
gli occhi e cadono in sonno profondo ; se si destano incomin- 
ciano di bel nuovo ad agitarsi. Questo stato di sonnolenza pre- 
vale nel giorno, mentre nella notte conservansi per lo più 
inquieti. — L'ulteriore decorso e l'esito finale caratterizzasi 
infine per l' aumento della sonnolenza, di modo che i malati 
sembrano presi dal grado più profondo dell'ebbrezza, e vivono 
in uno stato di completa insensataggine. In ultimo cessa af- 
fatto l'agitazione, i malati stanno in letto soporosi o mormo- 
rando sommessamente parole non intelligibili, sinché si ad- 
dormentano per non più risvegliarsi. 

n secondo gruppo di alterazioni risguarda la sfera motrice. 
— É stato già detto che nel primo stadio possono soprav- 
venire più volte accessi epilettiformi ed epilettici, che possono 
ripetersi anche per tutto il corso della malattia. Un'altra al- 
terazione motrice, e che pure si presenta nel primo stadio, è 
l'emiplegia. Oltre queste non sono pure infrequenti il tremore 
del capo e degli arti e l'emiplegia facciale, ora ooUegata con 
i disordini di moto indicati, ora indipendente. Peraltro i sin* 
tomi di paralisi generale progressiva sono quelli che vengano 
osservati nel maggior numero dei casi. — Nel primo stadio 
della malattia osservasi anzi tutto negl'infermi debolezza in- 
cipiente nelle estremità inferiori; l'andamento loro diventa 



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171 

poDOBo, dìi&cile, incerto. Meno espressa è la debolezza nelle 
estremità snperiori; perb osservasi che i malati non possono 
pib esegoire lavori fini^ che tremano nel mangìaroi che la- 
sciano facilmente cadere gli oggetti ecc. Esplorando la fom 
muscolare, si osserva che la forza h scemata in tatti gli arti^ 
ma sempre più in nn lato che nell'altro. Nella più parte dei 
casi la loquela ò piuttosto difficile , come se i malati tenes- 
sero in bocca qualche cosa. In questo stadio si % più volte 
osservata incurvatura della colonna vertebrale. — Nelle pu- 
pille osservasi che, esse reagiscono debolmente e tarde al- 
l' azione della luce ; solo in pochi casi si è trovato ristringi- 
mento permanente od ineguaglianza transitoria delle mede- 
sime. — Progredendo la malattia i segui di debolezza si ac- 
crescono» in modo che il malato deye alfine giacere sempre 
in letto. Però anche in questo stadio solo per eccezione os- 
servasi una paralisi assoluta delle estremità. Il disordine dei 
linguaggio raggiunge il grado massimo e complicasi con di- 
sordine della deglutizione. 

Belativamenle ad altri disordini funzionali, osservasi qual- 
che Tolta in principio, quasi sempre neirulteriore decorso della 
malattia, un danne^tamento negli organi dei sensi. I malati 
diventano sordi, vedono poco e perdono il gusto e Tol&tto. 
La sensibilità della pelle scemasi pure notevolmente. Taluni 
lagnand di male indeterminato alla testa. A poco a poco pren- 
dono un abito marastico ; il corpo si ritrae, la schiena e le 
gambe s'incurvano. Alla costipazione succede spesso la diar- 
rea, i vomiti non sono rari. Il polso prima tardo, diventa fre- 
quente, senza che la temperatura si accresca. I malati perdono 
spesso Torina, ovvero questa rimane lungo tempo in vescica. I 
decubiti, le diarree, le infiammazioni degli organi del petto, i 
processi vasoparalitici, ecc., determinano infine Y esito letale. 
Talora negli ultimi giorni di vita ritoma la coscienza in modo 
mirabile. 

Ia durata e il corso della malattia sono molto diversi. Al- 
cuni casi hanno il eorso acuto di alcune settimane; tali sono 



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172 

quelli ohe vennero desorìtti da Lobstein col nome di morb<y 
dinjaterico, e da Virchow con quello di atrofia febbrile dei 
vecchi. La durata media della malattia è di 1 a 3 anni. 
Vi sono però anche dei casi cronici, nei quali la malattia de- 
corre assai lentamente e può durare 6 anni e più. Sono que- 
sti i casi, in cui lentamente e per gradi sviluppasi la debo- 
lezza intellettuale primaria con o senza sintomi emiplegìe!. I 
sintomi di paralisi generale progressiva si sviluppano con len- 
tezza, ed i malati possono morire per marasmo cronico, pri- 
ma che appariscano bene espressi i fenomeni paralitici; di 
questi i più costantemente osservati sono Temìplegia facciale 
e la paralisi deiripoglosso. Nei casi cronici per ultimo indi- 
cati ò interessante l'intermittenza che osservasi nel eorso della 
malattia ; da ogni attacco risorgono però i malati sempre pitt 
deboli di corpo e d'intelletto, ed in ultimo muoiono spesso 
rapidamente come quelli della seconda categoria. La dirisione 
del corso della malattia in tre periodi fatta da Marce, non si 
adatta assolutamente per tutti i casi, come pure non ò co- 
stante il parallelismo fra i disordini psichici e motori stabi- 
lito dallo stesso scrittore. 

La diagnosi della demenza senile ( psicosi complicata dei 
vecchi ) secondo FA. è facile ; però in parecchi casi potrebbe 
confondersi, 1."^ con le psicosi semplici dei vecchi ; 2."" con la 
paralisi progressiva ; 3.^ con la demenza epilettica ; 4.'' con 
rorgauica. — Dall' alienazione mentale semplice nei vecchi si 
distingue per non esser questa una conseguenza immediata 
della vecchiaia e delle alterazioni cerebrali che ne dipendono, 
ma bensì dei patemi e dell' abuso degli alcoolici , e non di 
tado per presentarsi la medesima come una recidiva di ma- 
lattia simile già esistita. Inoltre nelle psicosi semplici man- 
cano i fenomeni paralitici , la debolezza intellettuale fin dal 
principio, e l' abito senile bene espresso. Tuttavia la distin-» 
zione diventa talora difficile ed anche impossibile, quando la 
malatia ha un corso cronico e quando la psicosi semplice si 
converte in complicata. — Per distìnguere la demenza senile 



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X78 

dalla paralisi i^rogressiva varrà la considerazione dei segnenti 
punti : Tetiologia ; la molto rara presenza del delirio di gran- 
dezza e dei delirii parziali ; la rara comparsa delle allucina- 
zioni, e resistenza di una debolezza regolarmente progressiva 
delle funzioni e degli organi dei sensi ; la mancanza di disor- 
dini della sensibilità ; la presenza piuttosto frequente dell' e- 
miplegia e della paralisi permanente del facciale e dell' ipo- 
glosso ; il genere dell'alterazione motrice, che non è atassioa, 
ma consiste in una debolezza muscolare^; la rarità dell' ine- 
guaglianza delle pupille ; la rarità dei così detti accessi pa- 
ralitici ; la rarità della paralisi degli sfinteri. ^ Dalla de- 
menza epilettica si potrà pure distinguere la senile accompa- 
gnata da accessi epilettici od epilettiformi, specialmente col 
mezzo dell' anamnesi. L' epilessìa rarissime volte incomincia 
dopo i 60 anni, ed è raro, che li epilettici in gioyenth, quando 
sono anche dementi , giungano ad un' età avanzata. — La 
demenza prodotta da una malattia a focolaj del cervello potrà 
infine non confondersi con la senile, considerando Tanamnesi, 
l'età, e sopra tutto lo sviluppo ed il genere della psicosi. 

Nel rapporto auatomo-patologico il cervello e le meningi 
dei vecchi prAsentano in genere dei mutamenti abbastanza 
eoBtanti, che in certo qual modo si tengono nella cerchia fi- 
lologica e si designano col nome di marasmo senile. — ' Tro- 
vansi inspessimenti od atrofia della calotta ossea, aderenze più 
o meno estese della dura-madre col cranio , processi di in- 
fiammazione cranica diffusa sulla pia, mollezza o durezza non 
ordinaria della sostanza del cervello, anemia od iperemia della 
medesima con dilatazioni dei ventricoli, ateromasia grave delle 
arterie, e tuttavia durante la vita di questi individui si sono 
solo osservati i sintomi della così detta debolezza senile. Di 
queste alterazioni, secondo Y autore, la primaria è l'ateroma- 
sia del sistema vascolare e quindi i processi d' infiammazione 
conici ; le altre sarebbero solo stati consecuti?! dei due pro- 
eessi suddetti. L'abuso degli alcoolioi, le passioni, i traumi, 
le affiasiom acute, ecc., possono dar luogo ad aumenti gravi 



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174 

dei processi medesimi, e così prodarre in ultimo le alterazioni 
anatomo-patologlche cbe stanno a base della demenza senile* 
L'osserrazione clinica e' insegna già a distingnere due gruppi 
principali di casi di demenza senile ; in uno la malattia in- 
comincia con sintomi di focolai distinti , insieme a cui e da 
cui si sviluppano le alterazioni generali del cervello ; nel se- 
condo, qnand* anche il principio sia come quello d"* un colpo , 
pure si hanno subito sintomi che accennano ad un'alterazione 
generale del cervello, che gradatamente si accresce nel corso 
della malattia. — Nei casi del primo gruppo le ricerche ana- 
tomo-palologiche scoprono per lo più focolai emorragici e di 
rammollimento in un lato solo, in quelli del secondo trovansi 
spesso focolai multipli di rammollimento insieme ad alte- 
razioni cerebrali diffuse; queste ultime sono però sempre 
in proporzione maggiore. — Oltre le suddette vi sono però 
alterazioni comuni ad ambedue i gruppi che ristabiliscono 1* u- 
nilà della forma morbosa; esse sono 1* atrofia cerebrale più 
meno grave che h^ sede specialmente nella sostanza grigia 
e la calcificazione ed ateromasia delle pareti arteriose. I no- 
minati mutamenti anatomici sono quelli che nella maggior 
parte dei casi stanno essenzialmente a base della demenza se- 
nile. Li altri reperti anatomici, come la pachimeningite, Y i- 
drocefalo, la leptoroeningite sono in regola generale di natura 
secondaria, osservandosi i sintomi della demenza senile anche 
senza la loro presenza. — In parecchi individui morti per 
demenza senile si è anche trovata la meninge-encefalite, senza 
che in vita si fossero osservate idee di grandezza. — L"" esa- 
me microscopico dei cervelli dei morti per demenza senile, 
corrispondentemente alle alterazioni macroscopiche , ha fatto 
riconoscere : 1) alterazioni dei vasi , 2) alterazioni della so- 
stanza stessa del cervello. Le prime riguardano le pareti delle 
arterie grandi e piccole e dei capillari del cervello. Si osser- 
vano in esse granuli di grasso diversamente disposti , talché 
ne risulta ora il dilatamento , ora la perforazione , ora il ri- 
stringimento delle piccole arterie e dei capillari. Da tale stato 



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175 
del sistema Tftseolare deri?a natnralmeiito un* imperfetta un- 
triitone del cervello a coi corrisponde V atrofia cerebrale e la 
degenerazione grassosa delle cellule ganglionari o delle Sbn 
nerree che si scopre col microscopio. Tali alterazioni sono più 
meno pronunciate secondo la gravezza e dorata della ma- 
lattia e stanno sempre in rapporto con la gravezza dei feno- 
meni morbosi. I fenomeni psichici della malattia trovano la 
loro spiegazione fisiologica nell'atrofia della sostanza corticale 
del cervello, nella degenerazione grassosa cbe sta a base della 
medesima e nella distruzione finale delle cellule ganglionari; 
a questi processi corrisponde la demenza progressiva, con cui 
si ha sempre a fare in questa forma di malattìa. Deve sem- 
pre evitarsi di riguardare i sintomi psichici di eccitamento 
cerebrale come segni d'irritazione attiva , o come fenomeni 
flogistici. Come tutto il processo morboso, che ha un carattere 
passivo dipendente dalV atrofia progressiva degli elementi 
del cervello per metamorfosi regressiva in segtdito a nutria 
Mione deficiente , così anche i sintomi d' eccitamento dipen- 
dono assolutamente da questi rapporti nutritivi anormali (stato 
dì anemia ed idroemia ael cervello). Un' eccezione apparente 
formerebbero quei casi in cui trovasi per reperto una menin- 
go-encefalite piti o meno estesa, però in essi o trattasi real- 
mente di sola demenza paralitica, che può presentarsi anche 
nei vecchi, o di una complicazione della medesima con la de- 
menza senile. Anche nei casi in cui trovasi un ematoma note- 
vole della dura-madre, devesi pensare ad una complicazione, 
la quale ha del resto utf importanza essenziale nei casi cro- 
nici a corso intermittente. 

Per spiegare le alterazioni motrici nella demenza senile si 
ricorrerà ai focolai emorragici e di rammollimento del cer- 
vello, quando si tratte di emiplegie e di steti paralitici incom- 
pleti, e quando si trovano nella sezione focolai semplici o 
multipli. In quei casi però, nei quali mancano tali lesioni a- 
natomiche cerebrali e trattasi solo d* una atrofia senile del 
cervello , queste deve servire a spiegare i disordini motori , 



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176 

arendo provato la patologia sperimentale, che la sostanza cor- 
ticale del cervello ò centro eccito-motore. Ciò però non e8(da- 
de che in molti casi i disordini di moto si debbano anche ad 
alterazioni del midollo spinale. In moltissime autopsie si è 
veduto concordare perfettamente lo stato della midolla spi- 
nale con quello del cervello, rapporto airanemia ed iperemia, 
consistenza e stato atrofico. 

Meno si accorda il reperto relativamente allo stato delle me- 
ningi , ai focolai , alla degenerazione dei vasi e delle cellule 
ganglionari e fibre nervose. Nel midollo il reperto pih fre- 
quente sono le cellule granulose ed i corpuscoli amilacei, che 
però non si veggono stare in rapporto con i fenomeni paralitici. 
Pertanto mancando altre alterazioni del midollo spinale si ha 
ragione di riferire i sintomi paralitici air alterazione cere- 
brale, tanto p'ù, che oltre Tatrofia della sostinza grigia con- 
corrono sempre a spiegarli anche l'edema delle meningi e le 
idrocefalie che ad essa s'associano. 

Rapporto al trattamento di uno stato morboso che fin dal 
princìpio si è ritenuto come incurabile, poco si pub dire. — 
Secondo V À., il miglior trattamento consiste nella migliore 
custodia possibile, la quale non ò certamente facile. Speciale 
attenzione deve farsi a che i malati sieno ben nutriti e ri- 
scaldati ; quando V alimentazione riesce difficile devono som- 
ministrarsi buone dosi di vino ; il vino e i bagni tiepidi nella 
sera sono gli agenti che più valgono a procurare una notte 
migliore. — Dei medicamenti quello che potrà usarsi più 
impunemente e più a lungo è la morfina ; il cloralio , anche 
a piCfM)le dosi produce per lo più cattivi effetti (disordini nella 
respirazione). — À mantenere la pulizia dei malati servirà 
molto bene il ricorrere al cateterismo ed ai clisteri. Quando 
i malati non lasciano più il letto, Tattenzione dovrà special- 
mente rivolgersi a che venga impedita per quanto è possibile 
la formazione delle piaghe di decubito. {Allgem. Zeilsehr. f. 
Pst^chiatrie, ecc. Dritt. H. 1878). 

a BonfigU. 



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177 

Ij' etH erltlea e le malatie mentali. -- Seoondo 
la etatistioa del dott. Tilt, le ?ere malatie mentali nell'età 
critica sono passabilmente rare» yerificandosene soltanto 6 in 
&00 casi. 11 dott. Sacberland si diede cionondimeno la briga 
di studiare tatti quei casi di malatie che neir ospitale di 
Westminster nello spazio di 13 anni si erano manifestate dopo 
la cessazione dei mostrai. Altri elementi fisici e morali sem- 
brano perb avervi contemporaneamente infinito. La malatiasi' 
predasse ordinariamente tra i 43 e i 47 anni, dal qual perìodo 
in so e in giù la disposizione alle malatie mentali va a poco 
a poco considerevolmente diminuendo. Vi fa eccezione una donna 
di 31 anni, e un'altra di anni 58. Il primo accesso per lo pih 
occorse un anno dopo il cessare dei mestrui : si constatarono 
tuttavia delle oscillazioni da 2 a 48 mesi. Lo stato nubile o 
coniugale, come pure il numero dei parti, non sembrano aver 
influenza. 

Quanto alla forma psichica, si riscontrò 67 volte la melan- 
colia, 24 la mania, 4 la demenza, la frenosi epilettica 3 volte 
e )a paralisi generale 2. 

Nel maggior numero cominciò la malatia coirabbandono dei 
doveri domestici ; le ammalate erravano senza scopo e senza 
requie. Fu frequente anche lo sgomento per qualche cosa di 
incognito, un rammaricarsi di sé e la tendenza al suicidio (in 
56 casi) il rifiato del cibo (in 21). Le ammalate parlavano d'or- 
dinario delle loro speranze di morire. Predominavano idee di 
persecuzione, sospetti non fondati , sopratutto vaneggiamenti 
éì natura triste. Violenze contro le persone erano rare, pih 
frequenti contro le cose. Assai rare anche le idee di gran* 
deeza e le allucinazioni. 

Di 100 ammalate 40 poterono essere guarite ; proporzione 
lavorevole , tenuto conto dell' età. Per le guarite la durata 
della malatia variò dai 2 mesi ai 4 anni ; per la maggior 
p«uie fu di un anno. Delle altre 60 ne morirono 12 ; il resto 
vive ancora nello Stabilim^to. (Psyehiixtrisehes Oentralblati^ 
25 dioembi^ 1873). V. 



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178 

Ea nevrllMà. — È im fatto «he U fliir» Deryose mo- 
trici e le seosorìe hanno la stessa appareasa e la stessa strot- 
tnra. Era naturale pertanto il domandare se le fibre motrici 
non potrebbero all'occorrenza diventare fibre sensorie e TÌce- 
versa. 

Una Memoria presentata il 5 febraìo 1853 dal sig. Fburens 
all'Àcademia delle scienze di Parigi in nome del sig. Y olpian, 
parve appunto dimostrare con una serie d'esperienze coriosissiHie 
sni cani, che le fibre sensitive e le motrici possono trasmettere 
indistintamente si le impressioni che il movimento. In&tti il 
nervo ipoglosso che commanda i movimenti delia lingua, era 
stato saldato dal sig. Yulpian, capo per capo, col nervo lin- 
guale , cbe è il nervo della sensibilità , e le eccitazioni del 
nervo linguale si erano trasmesse al nervo ipoglosso. Si sa 
che anche il sig. Bert innestò nella pelle del dorso d'un ratto 
la coda del medesimo , poi la tagliò a un centimetro circa 
dalla sua orìgine, e dopo alcuni mesi vide che la coda pizzi- 
cata in questo nuovo posto da?a segni di sensibilità. 

Perciò si ammise dai fisiologi che i fenomeni intimi, mole- 
colari, provocati da un^ eccitazione nelle fibre nervose sono 
identici , sieno queste fibre sensorie, motrici o simpatiche , e 
che se 1* effetto finale è differente , ciò dipende soltanto dal- 
Tessere alcune fibre in rapporto coi muscoli ed altre in rap- 
porto con quella o questa parte del sistema nervoso. Ciosi na- 
que la teorìa, che fu detta della nevrilità. 

Ma le citate esperienze non erano state interpretate a do- 
vere. 11 sig. Vulpian con rara lealtà confessò d'aver osservato 
bene, ma conchiuso male. Perocché egli si accorse poi che nel 
nervo linguale vi ò mischianza di fibre motrici e di fibre sen- 
sorie. Di qui Terrore. Se infatti nel cane si taglia entro la 
cavità media dell' udito la eorda dd timpano che dà fibre 
motrici al linguale , Tirritazione di questo nervo non sveglia 
pih alcuna contrazione nella lingua dell' animale , benehò sia 
stato perfettamente saldato colTipoglosBo^ 

Ad onta di ciò il sig. Vulpian persiste neU' ammettere in 



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179 
tutte le fibre sensorie» motrid e aiinpatiche delle proprietà 
iBtriiieecte cotkimitnì, e dichiara ohe le sae nacve esperienze 
non possono essere oonsiderate come nna cenfatazione peren- 
toria della teoria della nevrilità. V. 

Della nevriasi. — Il dottore Badcliife designa con 
qnesto nome la malattìa da cni sono affetti i così detti 
malati nerrosi, isterici, ipocondrìaci, che facilmente si spos*- 
sano, diventano deboli per difetto di nutrizione e spesso 
sentono il bisogno di dormire. In tali malati Fattività voli- 
tiTa è fiacca, le loro azioni impulsive portano Timpronta del 
loro umore, e per il loro modo di pensare e di sentire pub 
dirsi che stiano nel punto di confine fra la salute e la pazzia. 
Questa malattia di rado s'incontra negli uomini, h più fre- 
quente nelle donne e non attacca gl'individui robusti e dotati 
di forte intelligenza. In questi malati che tanto dal lato fi- 
sico che morale rammentano il carattere femineo, presentansi 
certe particolarità corporee ed intellettuali. Anche ad ogni 
lei^i^^ eccitamento sentono lo stimolo ad emettere un'orina 
pallida, limpida e neutra, per lo pia soffrono di gonfiore di 
ventre prodotto da ventosità e di eruttazioni di gas, sono fa- 
cilmente inclinati a convulsioni di rìso e di pisnto, talora 
senza motivo, sputano molto, provano la sensazione di una 
palla che ascenda dentro di essi e che loro serri la gola, sono 
ostinatamente costipati, accusano dolori or qua, or là, quando 
8i prema loro sul ventre o sul dorso, e sono disposti a fcon- 
▼uleioni varie, che ritornano a periodi determinati. Psichica- 
mente la malattia si distingue per una sensibilità eccessiva, 
per tendenze e contrarietà perverse, debolezza volitiva, fanta- 
sia eccentrica, facilità ad abbattersi di animo, e diminuzione 
di dò che si dice sentimento morale. 

Quand'anche debba ammettersi resistenza di unaceriacon- 
nesaione fra Tisterismo e l'utero, fta Tipocondria ed il fegato 
e Ira ambedue queste malattie ed il sistema nervoso, non può 
d'altra parte negarsi, che spesse volte si ò abusato delle de<- 
nominadom suddette, e che con esse si wmo designati stati 



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180 

morbosi che nulla hanno di comune con quegli organi. La 
malattia di sopra descrìtta^ nella quale non sono specialmente 
affetti nò Futero, nò il fegato od altri organi abdo minali e 
neppure il sistema nervoso, FA. appella nevriasi^ e crede, che 
per la medesima si troyerk un nome anche pih adattato, il 
quale accenni alla causa dell'affezione nella sfera intellettuale 
6 nervosa. — Per combattere questa malattia FA. spera sopra 
tutto nelFeducazione sana ed intelligente, la quale può im- 
pedire lo sviluppo della medesima. Quando i bambini sieno 
fin dalla prima età guidati con intelligenza e ferma volontà 
dalle loro madri per ciò che riguarda il loro sentire e le loro 
azioni, non solo verranno sminuite le sofferenze che procura 
la nevrìasi, ma verranno anche evitate le piti gravi delle ma- 
lattie mentali. {The med. Record 182. 1873, e Allgem. med. 
Centràl'Zeitung, N. 80. 1873.) C. B. 

nel latirismo; per il prof. Arnaldo Cantoni. — Vi 
ha una malattia che si manifesta con rilasciamento ed inde- 
bolimento progressivo delle estremità inferiori sino a riuscire 
impossibile lo stare in piedi , e che le più accurate ricerche 
etiologiche fanno dipendere dall'uso prolungato della cicerchia 
( Lathy'rus Climenium L. ) come alimento. Di questa ma- 
lattia, fino ad ora molto imperfettamente studiata, il prof. Can- 
taci ha fatto argomento di un' importantissima lezione. Dal- 
Fanalisi clinica dei casi illustrativi risulta , che in tale affe- 
zione non trattasi già dì nevropaiia^ ma ben^ di sistemopatia 
muscolare.^ la cicerchia non fornirebbe a sufficienza i prìn- 
cipii nutritivi indispensabili alla nutrizione dei muscoli e fa- 
cilmente assimilabili da questi, ovvero, il che ò pia probabile, 
conterrebbe addirittura dei principii nocivi , velenosi per la 
vita e vegetazione della fibra muscoUire. In questa malattia, 
che il Gantani vuol chiamata laiirismo^ la paralisi ai mani- 
festa a preferenza in molti muscoli degli arti inferiori e negli 
spinali. Come un' influenza nociva che colpisce tutta la massa 
muscolare possa produrre effetti parziali, può spi^;arsi consi- 
derando che i muscoli indicati sono in genere pia soggetti a 



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181 
fittìche, ovvero ammettendo che i medesimi abbiano una par- 
tieolare affinità per il veleno della cicerchia, analogamente ai 
singoli nervi, cbe^ per esempio, si risentono di nn veleno nar- 
cotico, mentre non vengono influenzati da nn altro. Dei mu- 
scoli degli arti inferiori sono più specialmente attaccati i 
flessori ; degli estensori restano colpiti quasi solo quelli delle 
dita. La malattia ha un corso cronico ed è sanabile ; in tre 
casi studiati dal Cantani, due guarirono ed uno migliorò. La 
cura si fece consistere nella dieta corroborante, nelFapplica- 
zione della corrente galvanica col polo positivo alla spina e 
il negativo ai muscoli affetti , ed in altri agenti che valgono 
a fivoiire il ricambio materiale , come il joduro di potassio, 
i bagni tiepidi, i bagni termali , ecc. — La prova della na- 
tura miopatica della paralisi si ottenne con l' esame micro- 
scopico di un pezzo di muscolo escisso dalla gamba di un in- 
fermo, nel quale il prof. Armanni riscontrò diminuzione delle 
rtrie trasversali e molte gocciole di grasso. ( Il Morgagni . 
12, 1873). Bonfigli. 

Ascoltfazlone del toraee nelle malatle del 
eerrelle. — In una seduta dell' Academia di medicina di 
New-Tork, il dott. Brown-Séquard fece, non ha guarì, alcune 
considerazioni sulla importanza di praticare frequentemente 
Tascoltazione del torace nei casi di raalatìa organica del cer* 
vello. £i citò fatti occorsi negli animali e nelF uomo , i 
qnali mostrano che le lesioni del cervello sono facili a in- 
generare empiema , pnenmonia e malatie del fegato , dello 
stomaco e dei reni. La pneumonia ò pih frequentemente de- 
terminata allorchò la lesione è al destro lato del cervello. Ei 
riportò 188 casi di tubercolosi tratti da varie sorgenti , nei 
qnali la orìgine della malatia si rinvenne, non come un fatto 
accidentale , ma derivante dalla infiammazione del cervello. 
Kgli conclade dicendo , che negli animali che hanno subito 
lesioni cerebrali non raramente sopravviene V infiammazione 
iei polmom, ed è perciò, che la lesione termina con la morte. 
Lo stesso saccede nell* uomo ; e spesso accadrà poter salvare 



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182 

la vita, dopo le lesioni cerebrali, con la sollecita e frequente 
ascoltazione e percossione dei malati {Medicai Timea and 
Oasette, 1873). 

Cheratite degli aliemstl. — Il dottor Baggi ama di 
distinguere col titolo di nevroparalUiea la cheratite che sì 
manifesta particolarmente negli alienati cachettici, pellagrosi, 
sfiniti , recando in pochi giorni la distrazione di parte della 
cornea e la procidenza dell'iride* 

L* essere questa cheratite ordinariamente binoculare mostra 
che essa è prodotta da una condizione morbosi generale ossia 
da una subparalisi dell* innervazione e particolarmente della 
trofica. Bicorda Y autore a questo proposito le cheratiti die 
s* indussero artificialmente negli animali col taglio del trige- 
mino nelV intemo del cranio. 

Indispensabile è in questi casi la &sciatura delVocchio of- 
feso, perchè la lesione corneale per le irritazioni mecaniche 
esteriori non abbia ad aumentarsi. Il generale bisogna soste- 
nerlo coi rimedj tonici , coli' idroterapia , colla buona ^eta. 
(Rivista clinica di Bologna, ottobre 1878). V. 

Sullnso del bromuro di potamlo eontro l'e- 
pileulft. ^ Il dottor Ad. Michaelìs communica la storia 
di diciasettd casi di epilessia curati nella clinica di QSttingen 
e di un caso osservato nel manicomio della stessa città, nei 
quali fu usato il bromuro di potassio. — Il materiale pub- 
blicato parla molto in favore del medicamento, in quanto che 
dei 17 casi delia clinica di Gottingen 7 guarirono, 6 miglio- 
rarono essenzialmente e solo 4 non rimasero aflàtto modifi- 
cati dal rimedio. Dei casi guariti 3 erano di data recente • 
gli altri datavano già da parecchi anni ; ciò conferma quanto 
era stato asserito da Yoisin, cioè, che i casi recenti d'epiles- 
sia idiopatica permettono la proc^nosi piii favorevole nella 
cura col bromuro, ma che però coll'istesso mezzo possono es- 
ser guariti anche casi inveterati. I casi della clinica di (}9t- 
tingen confermano anche quanto è stato detto dallo stesso 
Voisin sulla rapidità con cui talvolta Tengono allontanati gli 



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183 
aco688i epilettici per mezzo del bromuro; in parecchi dei ma- 
lati gnarìti gli accessi non A presentarono pih dopo il prin- 
cipio della cara, ed in altri assunsero un carattere pib mite, 
poiché dopo bre?e tempo in luogo dei veri accessi si presen- 
tafa solo nna leggiera yertigine o un tremore, senza che la 
coscienza restasse ntenomamente abolita. D'altra parte risulta 
pare dalle osseryazioni delFA. , che anche nei casi in cai 
non succede nn miglioramento rapido non deve dubitarsi della 
guarigione, poiché in un caso in cui nel principio della cura 
sembrava crescere la frequenza degli accessi, si ottenne tut- 
tam la guarigione continuando per un altro mezz'anno l'uso 
del medicamento. La necessità di un uso continuato del ri- 
medio risulta anche dalla storia del caso curato nel manico- 
mio di OOttingen, la quale dimostra nello stesso tempo, che 
andie l'epilessia notturna può guarire per mezzo del bromuro 
di potassio. In questo caso gli accessi yenivano ogni notte 
un quarto d*ora dopo che il malato era andato a dormire, 
svanirono completamente sotto Fuso del bromuro, ma ritor- 
narono però ogni qual volta il rimi^io fu sospeso per qualche 
giorno. L'abuso dei liquori spiritosi sembra die indebolisca 
gli eflfotti del bromuro. In nessun malato mostraronsi feno- 
meni d'attossicamento cronicot né l'esantema speciale descritto 
da Yoisin e Neumann; l'acne si presentò solo in un caso, ma 
scomparve spontaneamente continuando nell'uso del medica- 
mento. In nn caso il rimedio diminuì il numero degli accessi, 
ma non impedì la successione della demenza. Il bromuro di 
potassio fu usato in tutti i casi a dosi elevate, che secondo i 
diversi individui oscillarono fra i 3 ed i 12 grammi (DetUsehe 
Klinik. 7, 1874 ed Allgem. medidn. Central-Zeitung, 15. 
1874). 

C. Bonfigli. 



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184 

BIBLIOGRAFIA 

Rapporto stattslleo dol manlcoinlo di Pem- 
gin per 11 anni 1890 71-72 * del medic<hdiret' 
tare cav. professore GIUSEPPE NEEI. — Perugia, 1874. 

U prof. Neri, avera appena consegnato al tipografo il ma- 
noscritto di codesto lavoro , che colpito da violento malore 
veniva tolto alla Hua affettuosa f^imiglia , quando ancore 
arrideva virilità fiorente. Con mesto animo noi faciamo men- 
zione deir ultimo lavoro del nostro caro amico che tanto si 
distingueva per 1* accuratezza nelle osservazioni , la chiarezza 
di idee , il criterio e V animo buono. E qua e là citeremo le 
sue stesse parole che ritraggono con tanta efficacia e nitidezza 
e con forbita lingua i suoi concetti : e quelle parole sono come 
Tnltimo suo vale ai lettori à^ìV Archivio! 

La tavola prima del lavoro presenta il Movimento generale 
del triennio 1870-71-72 nel Manicomio perugino : 

Uomini Donne Totale 
Esistenti al 1.*^ genaio 1870 ... 97 75 172 
Ammessi la prima volta .... 118 66 184 
Riammessi per recidiva .... 28 26 54 
Totale degli ammessi e riammessi .146 92 238 
Totale degli ammessi ed esistenti . 243 167 410 

Partiti migliorati e non alienati .16 4 20 

Quanti completamente 87 64 151 

Totale dei partiti 103 68 171 

Morti nel triennio 50 16 66 

Eestati al V gennajo 1873 ... 90 83 178 

Come bene scriveva 1' egregio prof. Neri ^ a chi voglia e 
sappia intenderle, le cifre parlano di per sé con eloquenza ba- 
stevole, e le cifre della tabella statistica che abbiamo qui ri* 



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18& 
prodotta, mettono in evidenza i felici risultati da lui ottenuti. 
L* Autore li paragona con quelli di altri reputati manicomii 
nostrani e forestieri, echi ha pratica di codesta materia non 
esiterà a riconoscere che egli davvero si poteva ritenere sod* 
disfatto di quei risultati. 

Anche nel Bfanicomio perugino, come in quasi tutti i ma- 
nicomii d* Italia e fuori, la popolazione va crescendo, e le am- 
missioni del triennio in discorso a Perugia furono pih nume- 
rose che nei tempi addietro. A questo proposito per dimostrare 
quanto variate e molteplici sieno le cagioni della cresciuta 
popolazione dei manicomii , scriveva il Neri : « Bisogna peri^ 
riflettere che in passato molti casi di pazzia non erano cono- 
sciuti, che molti alienati andavano in mano del S. Uffizio ri- 
tenuti per indemoniati, che più spesso gemevano nelle carceri^ 
finivano la vita angosciosa sul patibolo, e che i dementi per 
età, i folli epilettici, li imbecilli, li idioti non si ammettevano 
nei manicomii, come non vi si conducevano tutti coloro che 
avevano mezzi di essere custoditi in famiglia ; essendo ben 
naturale che si cercasse ogni mezzo per esimersi dal ricorrere 
a questi Asili quando vi si adoperavano le catene ed il nerbo. > 
A proposito della eccedenza notevole del sesso mascolino 
nel manicomio di Perugia, egli crede che « la vita piti riser- 
vata e pia calma delle donne le espone meno alle cauée della 
pazzia. Negli uomini è maggiore l'attrito sociale, e maggiori 
sono i disturbi, le fatiche, i dissesti, i patemi. Nei paesi ov» 
le donne prendono una parte attiva alla vita politica e com- 
merciale, come in Francia, in Olanda e nel Belgio le alienate^ 
superano lì alienati. — Le donne anco tra noi vanno a pren- 
dere in società il posto che loro conviene, e le offre occasione 
di rendere utili servigi, non in Parlamento non avendo fibra 
da tanto, ma in altri uffici e specialmente nelle scuole. E il 
maggiore sviluppo di vita intellettuale, e la vita nuova, ¥ e- 
q^rrà a qualche nuovo dolore , ed a qualche cagione di piti 
che le sia occasione di mali nervosi ; d'altro lato però reste- 
idre^ Itàlé^ anno il. 12 



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186 

ranno immani dalle pazzie che non infrequentemente prore- 
nivano dalle stregonerie, dairascetismo , dagli scmpoli : e ri- 
tengo per questo ohe le donne non impazziranno in nnmero 
maggiore degli nomini. » — Sayii concetti , ai quali non si 
pub a meno di fare piena adesione. 

n prof. Neri ha notato che airopposto di quanto accade in 
alcune altre località , nella provincia di Perugia e di Lucca 
li uomini recidivano più facilmente. Tra le cause poi di reci - 
diva, egli accenna il ritiro prematuro degli alienati dal ma- 
nicomio, la intemperanza» la miseriai il disaccordo domestico^ 
r indiscretezza dei vicini. A questo proposito egli caldeggia 
la istituzione di una Società di patrocinio pei licenziati dal 
manicomio. « Esiste, scrive egli, una S(»cietà di patrocinio in 
Toscana peri liberati dagli stabilimenti carcerari ed essendovi 
appartenuto come sotto -tesoriere, fui in grado di vederne i 
buoni effetti. Perciò fin dal 1860 la proposi pei dimessi dal 
manicomio di Lucca, e tornai a farne parola nei cenni stati- 
stici che suir istesso manicomio stampai nel 1864. Ma dis- 
graziatamente era cessato il buon vento che mi aveva fatto 
ottenere tante megliorìe per queir Asilo, e non ebbi il piacere 
di vedere Lucca ad essere la prima a possedere questa filan- 
tropica istituzione, che qualche anno di poi ebbe vita in Bo* 
legna, o?e il mio egregio collega cav. Zani ebbe la fortuna di 
trovare persone che tosto ne appresero V importanza. Io spero 
di veder sorgere in Perugia questa Società che finora per dire 
il vero non chiesi, tenendo il sistema di non affastelbir di- 
mando finché ne resta da risolvere di quelle che hanno im- 
portanza maggiore. » — A chi succederà a Perugia nel posto 
del professore Neri , leghiamo il compimento di questo suo 
filantropico voto! 

Nel resoconto che abbiamo sott* occhio , vi hanno dati sta- 
tistici e commenti sulle epoche , mesi e stagioni , — durante 
le quali si sono verificate in maggior copia le ammissioni, le 
dimissioni e le morti nel Manicomio perugino. Per non dif-* 
fonderci in particolari troppo minuti, preferiamo dare conden- 



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187 
flato in un* unica tavola , il Movimento della popolazione del 
Hanicomio perugino durante il triennio, osservato dal punto 
di Tista della forma di alienazione. 



Forma di alienazione 



Esìstenti 



I Ammessi 



Partili Morti 



U. 



t.uJd 



Mania . • • . 
Monomania . • 
Lipemanìa . • 
Stupidità • . . 
Imbecillita . . 
Idiozia .... 
j Fcilia epilettica 
Follia paralitica 
Demenza . . • 



18 

18 

11 

6 

1 

3 

2 

3 

35 



36 59 
34! 22 



I' 



94 40 

3^ 



32 

1 
2^ Si— 
i' 3 



3; 8 

i ' 

62| 10 



II 



20 



69:i5 

30| 2 



38, 



10 



27 
97 75'172 146 92238 10368 171 50 16 



1 

4 

6 

15 

66 



Al lettore balzeranno airocchio la frequenza della lipemania 
ma sopratutto della mania, e il crescente accumularsi dei de- 
menti , ebe costituiscono una specie di capomorto dei mani* 
eomii. Ancbe la follia paralitica assume proporzioni notevoli 
nel Manicomio perugino. 

€ Fino all'età di 10 anni non avemmo occasione di am- 
mettere nel nostro Asilo alcun pazzo. Prima di questa età 
lì idioti» li imbecilli fanno sperare che invece del difetto si 
tratti di semplice ritardo nello sviluppo delle facoltà mentali. 

< Quindi per l'età cotesti esseri degradati sono i primi a 
ricorrere al manicomio , e dopo vengono li epilettici, che in- 
sieme formano la cifra maggiore dei malati che non raggiun-' 



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188 

gono i 20 anni. Di poi segne 1* età delle prepotenti passioni 
ohe pongono in rivoluzione il onore e la mente, e dai 20 ai 
30 anni cresce notevolmente il onmero dei pazzi. Questo svi- 
luppo maggiore di alienazione è poco sensibile nelle donne 
che in questa età sono sempre al coperto da molte di quelle 
cagioni che più d'ordinario le disturbano, ma è mollo sensi- 
bile negli uomini. Però la cifra massima di essi Tabbiamo a 
mezzo del cammin di nostra vita, perchè non sempre si esce 
illesi dalla selva selvaggia ed aspra e forte. Il tempo delle 
illusioni è cessato ; cominciano le triste realtà , li attriti , li 
urti e si logora il corpo e Y anima. L"* età di 30 ai 40 più 
pericolosa allo sviluppo della pazzia negli uomini , non lo è 
ugualmente per le donne, che perdono il senno più facilmente 
dai 40 ai 50 anni, e cagione precipua n' è Y età critica. La 
menopausa riesce a molte femine assai burrascosa. Tal- 
volta la ce3sazione dei mestrui è precoce, e quindi le conge- 
stioni uterine e le nevrosi per azione reflessa. Ed è da ag- 
giungersi che spesso in questa età alcune donne si trovano a 
dolorosi disinganni , i facili adoratori si dileguano , ed esse 
che unicamente si affidarono ai pregi del fisico, restano nel- 
Fisolamento a meditare sul tempo che iu. > 

Dalla tavola relativa allo stato civile si rileva che il nu- 
mero dei celibi affetti da pazzia (88 uomini, 33 donne, totale 
121), è superiore al numero dei coniugati (54 uomini, 44 donne, 
totale 98) ; e che la influenza del celibato si è fatta sentire 
più sinistramente sugli uomini , mentre la vedovanza (4 no- 
mini , 15 donne , totale 19) è stata più fatale alle donne. A 
questo proposito Y À. scrive : « Parevami che mancando al 
celibe Y affetto sincero ed i conforti della famiglia dovesse 
trovarsi a più amari disinganni , più focile ad ardite impres- 
se, più libero di abbandonarsi senza freno ai piaceri smodati 
che pongono a soqquadro il corpo e l'anima ; parlo del sesso 
forte. — Il sesso debole per la vita che conduce e Teducazione 
che riceve tra noi, sfugge a moltissime delle cagioni che val- 
gono a disturbare la mente. 



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1S9 

€ È inoltre da considerarsi che molti abasi non sono ad esse 
roTÌnosi quanto lo sono agli uomini , come a mo* d' esempio 
lo prova la vita libera delle prostitute, tra le quali è rarissima 
a pazzia. » 

Per ciò che riguarda la condizione sociale degli individui 
ricoverati durante il triennio , la grande maggioranza fa co- 
stituita da contadini e braccianti : non mancandovi però li 
individui di condizione agiata, e ben sessanta furono i rettanti 
ammessi nel manicomio di Perugia in quel periodo di tempo. 

Fra le cause fisiche della pazzia primeggiarono la eredità 
(41), li abusi dei piaceri e Vonanismo (23), quello dei liquori 
(22), la epilessia (18), la pellagra (12) ; r— e fra le cause mo- 
rali i patemi d'animo (55) , i dissesti economici (12), la mi- 
seria (10), li spaventi (9), Tamore contrariato (8). 

L'Autore fa savii commenti sulla importanza e sul modo di 
agire delle diverse cause nel determinar^ la pazzia; mostra come 
le cause fisiche (179) prevalsero notabilmente sulle morali 
(137), in ispecie negli uomini ; le cause morali al contrario 
si rinvennero con maggior frequenza nel sesso debole. Egli 
dimostra che ho 1* intemperanza approda sovente alla pazzia , 
però a questa fanno capo anche i mali fisici, i dolori morali, 
la eredità, sicchò erronea, ingiusta è la opinione di coloro che 
ritengono la pazzia un effetto obligatorio Molla vita disordi- 
nata , come diceva Heinroth , una conseguenza del peccato. 

Una tavola del lavoro è consacrata a mettere in chiaro i 
risultati relativi alla durata del trattamento occorso per le 
diverse forme di alienazione. Di quel prospetto apparisce che 
nei primi quattro mesi guarì una cifra di alienati maggiore 
che nei successivi quattro anni, e che entro il primo anno ne 
risanò un terzo più che nei due anni successivi. 

< Le cause delle morti avvenute nel triennio, furono quasi 
tutte poste in chiaro dalla sezione cadaverica. Le paralisi pro- 
gressive e le apoplessie sanguigne fecero le maggiori vittime: 
poi vennero i tubercoli, la pellagra e le enteritidi tra li uo- 
mini, le febbri adinamiche tra le donne. » 



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190 

Dal confroDto delle statistiche dei pazzi delle diverse Pro- 
vincie italiane, quella di Perugia che conterrebbe un alienato 
SQ 2906 abitanti, potrebbe dirsi assai fortunata. 

Il prof. Neri poneva termine al suo lavoro porgendo i cordiali 
ringraziamenti al personale sanitario e a quello di sorveglianza, 
che lo avevano aiutato ^on amore e zelo nel difficile e spi- 
noso nfScio. E noi crediamo che tutto quel personale come 
avrà con acerbo dolore sentita la improvisa ed inattesa per- 
dita del loro direttore, conserverà cara memoria di queU* ot- 
tima persona, che per le sue qualità di mente e di cuore in- 
spirava stima e affetto a tutti quanti avevano il bene di 
conoscerlo da vicino. biffi- 

li manicomio provinciale di Pesaro dall^anno 

1867 all'anno 1S72. — Cenni statistici del dottore 

LUIGI PRIGERIO, medico vice direttore. — Pesaro, 1874 

Questi cenni statistici nella loro semplicità e schiettezza 
riescono di molto interesse e perchè abbracciano un perioda 
di cinque anni e perchè non trascurano alcuno degli elementi 
piìi degni di essere sottoposti a calcolo: Tetà, il sesso, lo 
stato civile, la forma morbosa, Tepoca d'ammissione, la causa 
presumibile d'alienazione, la malatia a cui soccombette il ri- 
coverato, ecc. 

Le numerose tavole (18) che corredano questi cenni hanno 
il merito singolare di comprendere ciascuna parecchi elementi 
a un tempo ; il che torna molto utile per le deduzioni , ma 
quanto esse costino di fatica, non lo può dire che chi le ha 
fatte. Se si eccettuino l'ultime due, non vi ha tavola che in- 
sieme ad altri elementi non contempli la forma mentale ed 
il sesso. 

Io devo poi ringraziare particolarmente V egregio Autore 
perchè abbia confermato alcuni fatti sui quali io ho chiamata 
Tattenzione dei medici alienisti , come l'efficacia paranogenc^ 
del matrimonio, la mutabilità della forma d'alienazione, l'anal- 



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191 
gesia e rallotrio&gia che si sviluppano in alcuni alienati, la 
speciale disposizione dei medici alla pazzia paralitica ecc. ecc. 

In questo accurato layoro si trova altresì la conferma del- 
rosservazione del Webster sulla maggiore influenza che eser- 
cita Tereditarietà nella femina che nel maschio , non che la 
conferma della osservazione di Hugh Grainges Stevart, essere 
cioè minore la durata media della vita nei pazzi ereditarii 
che nei pazzi communi. 

N% manca il giovane ed operoso vice-direttore del manicomio 
di Pesaro di rilevare i &tti che devono particolarmente sve- 
gliare le sollecitudini del Consiglio provinciale e del paese. Tali 
SODO, il farsi sempre più larga e minacciosa la piaga della 
pellagra, e il soccombere di molti alienati (63) nel bel primo 
mese del loro ricovero. Si vede che anche nella provincia di 
Pesaro le condizioni della classe agricola non vanno miglio- 
rando, e che anche là i deliranti vengono dalle famiglie fret- 
tolosamente evacuati dai manicomi, senza badare nò al periodo 
del male , né all' inclemenza della stagione , né ai disagi del 
trasporto. 

j5 desiderabile che ciascun manicomio dia di quando in quando 
notizia di sé con cenni statistici informati agli stessi princìpii 
ed accompagnati da osservazioni egualmente sobrie e sensate. 

F. 

Heg o e on to statlstleo del manlcontle provili -> 
«tale di B. ^roee In Macerata — del medieo^di" 
rettore dottor GIOVANNI TONINO. - Maceraia, 1878. 

L'Autore produce in tavole separate i dati statistici riferi- 
bili al vecchio Ospizio che ha continuato a funzionare sino al 
termine dell'anno 1871, finché venne appunto in quel!' epoca 
i^wrto il nuovo manicomio, e i dati statistici riferibili a que- 
8t' ultimo, che abbraccerebbero il periodo del primo semestre 
dell' anno 1872. Noi porgiamo qui tutte queste cifre conden- 
sate in una unica tabella. 



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9 


1 


10 


7 


12 


19 


67 


41 


108 



192 

Uomini Donoe Totale 

Esistenti il 1. genajo 1871 .... 38 22 60 

Eatrati dorante i 18 mesi dal 1 ge- 
najo 1871 al 30 giugno 1872 . . 45 32 77 

Usciti guariti o migliorati nei pre- 
detti 18 mesi 

Morti nei detti 18 mesi 

Bimasti al 30 giugno 1872 .... 

L*Àotore studia codesta popolazione sotto il punto di vista 
del sesso , della età , dello stato civile , delle località da cui 
sono oriundi, ecc , ecc., istituisce dotti commenti e paragona 
i suoi dati statistici con quelli prodotti in altre reputate sta- 
tistiche nostrane e straniere. In tutto ciò egli si mostra al 
giorno dei progressi della psichiatria, ma noi, attendendo che 
Tegregio collega riassuma in qualche successivo Resoconto li 
attuali riiultatiy insieme a quelli che andrà di qui innanzi a 
mano a mano raccogliendo tanto da costituire un cumulo di 
cifre pili imponente , ci riserviamo di prenderli in allora in 
considerazione. Per ora ci accontentiamo di segnalare ai no* 
stri lettori quel nuovo e bel manicomio appoggiandoci a quanto 
ne dice il suo benemerito direttore. 

< A pochissima distanza dalla città ( 1024 , 50 m. ) sopra 
l'amenissimo colle di S. Croce, sorge Timponente edifizio com- 
posto di tre avancorpi elevati a due piani sopra quello terreno 
congiunti a due bracci di un sol piano superiore, colla fronte 
volta a levante e misurante nella sua maggiore lunghezza 
metri 137. 50. Esso è tutto Caiuso da un muro di cinta della 
lunghezza complessiva di metri 574 64, racchiudente una su- 
perficie di metri quadrati 24072. 89, dei quali 20082. 68 sono 
occupati dal parco, da un bosco d*alto fusto, dai prati, dalla 
neviera, dai giardini e cortili , e da comodi stradoni di pas- 
seggio. — Essendo il muro di cinta poco elevato, lo sguardo 
anche da questi luoghi può liberamente correre dalF Appen* 
nino air Adriatico mare. » 

Ciollocato in posizione amena , isolata e a giusta distanza 



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193 
da un notevole centro di popolazione, il nuovo Ospizio ò for- 
nito di tatto ciò che occorre ai commodi, alle occupazioni , ai 
divertimenti dei ricoverati ; abondante , sano , variato vi è il 
cibo, e mentre la occupazione e le distrazioni vi sono pro- 
mosse con impegno, salvo in pochissimi casi eccezionali, sono 
pressoché banditi i mezzi coercitivi. Anche la cura terapeu- 
tica vi è prudente , sobria , semplice , conforme alle inspira- 
zioni dei più riputati alienisti. E si è benanche dato mano a 
organizzare il patrocinio pei poveri, che vengono dimessi dal- 
l'Ospizio. 

Dal presente Besoconto risulta che perfetto è raccordo fra 
il Consiglio di amministrazione e il medico-direttore , e che a 
qnest' ultimo vengono dati appoggio e ampie facoltà in modo 
da potere egli spiegare la sua operosità ; questa è sicura arra 
che al felice impianto materiale del nuovo manicomio corri- 
sponderà il buon andamento della istituzione. 

B. 



NOTIZIE-VARIETÀ 

MOTlBiento del manicomio proTinciale di 
Bergamo nel biennio 1873-78. 



Esistenti il 1 di genaio del 1872 • . 
Entrati a tutto il dicembre del 1873 

Usciti durante il biennio 156 

Morti durante il biennio 

Bimasti la sera del 31 dicembre 1873 



Non solo la popolazione di questo manicomio nel breve giro 
di due anni si aumentò di 50 ospiti , ma Tegregio Ispettore 
dottor Brugnoni ci avverte che nello stesso perìodo di tempo 



Uomini 


Donne 


Totale 


88 


83 


171 


218 


165 


383 


156 


110 


266 


38 


29 


67 


112 


109 


221 



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194 

altri 60 alienati (38 uomiai e 22 donne), pei quali era per- 
venuto alla Direzione del manicomio il decreto d*accettazione» 
non poterono neppare esservi presentati , perchè quando la 
grazia finalmente fu loro concessa, i poveretti, privi di cura 
e d* opportuna assistenza ai rispettivi domicilii , si erano già 
resi defunti o cronici, ed incompetenti al manicomio. Le cause 
di questo aumento della popolazione sono » a giudizio del re- 
latore : 1. la miseria e 1* immoralità, che specialmente nelle 
classi proletarie ed agricole si estendono sempre più ; 2. la 
consegaente maggiore difusione e gravezza della pellagra; 
3. le inquietudini morali dipendenti dalle oondizioni politico- 
religiose del paese; 4. li ostacoli posti all'accettazione degli 
alienati e lo stato materiale informe insufficiente dello stesso 
manicomio, che rende impossibile il suo buon ordinamento 
scientifico, cioè la sua azione sanitaria. Li infermi vi arrivano 
ad uno stadio troppo avanzato e appena si son fatti tranquilli 
vengono licenziati per far posto ad altri di loro più pericolosi 
e più bisognevoli di cura. Cosi avveune che nel citato biennio 
21 dei licenziati fossero ricondotti al manicomio prima che 
fosse scorso un mese. Quei pochi che per avventura si possono 
tratenere non guadagnano quanto dovrebbero, condannati, come 
sono, ad un ozio snervante e demoralizzatore. Badino dunque 
i signori Consiglieri e Deputati provinciali a non contribuire 
con un mal inteso spirito d' economia al bilancio passivo 
dello Stabilimento 1 II dottor Brugnoni finisce col consigliare» 
come precipui rimediì, V istituzione d*un patronato e di sus- 
sidii pei pazzi dimessi , e il miglioramento delle condizioni 
edilizie ed igieniche dello Stabilimento, cominciando dalFan- 
nettervi una fattoria , sicché la reclusione continua e la ri- 
gorosa custodia si limiti agli ospiti dominati costantemente 
da irresistibili tendenze sovvertitrici o gravemente pericolose. 
Queste proposte, si aC'Cettino o no, avranno sempre l'approva- 
zione di chi zela da vero l'interesse dei poveri alienati. 



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195 
Quadro dei pazzi recidivi che entrarono nel manicomio di 
Bergamo durante il citato biennio : 

Recidivi per la 2.* volta ....... 39 





z.* * 




4.» » 




6.* » 




6.* » 




?.• » 




8.» » 




12.' > 



Uomioi 


Donne Totale 


89 


81 


70 


18 


19 


37 


6 


5 


11 


5 


5 


10 


2 


3 


5 


1 


1 


2 


1 


— 


1 


1 


— 


1 


73 


64 


137 



Oscillando , secondo il Qnislain, la cifra dei pazzi recidivi 
in Europa tra il 19 e il 50 ogni 100 guariti, 137 su 266 for- 
merebbero una cifra molto grave, ma il doti. Brugnoni fa os- 
serrare che egli tenne conto dei recidivi da una seconda fino a 
una dodicesima volta nello spazio di uno fino a ventisei anni 
e che per conseguenza la sua cifra riguarda alcune milliaja di 
dimessi. Egli riflette inoltre che una buona metà de^'suoi re^ 
cidivi erano stati dimessi colla qualifica A*ÌHCompetentiy per- 
chè innocui ed insanabili, ciò che prova Tinutilità e la scon- 
Temenza di simili dimissioni, quando non sia possibile un di- 
Terso e più congruo collocamento dei licenziati. 



H^viatento del ■umtconito proTlneiale di 
Pesaro sei qelnqnesulo 18H8-7d. — Dagli inte- 
ressanti Cenni statistici di questo manicomio publicati dal 
dottor Frigorie ricaviamo il seguente specchio : 

Esistenti il 1 di genaio dei 1808 . . 
Entrati a tutto il dicembre del 1872 . 
Usciti durante il quinquennio . . . 
Morti durante ii quinquennio . . . 
Simastì la sera del 81 dicembre 1872 



omini 


Donne 


Totale 


132 


110 


242 


437 


837 


774 


271 


191 


462 


120 


124 


244 


178 


132 


310 



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196 

> Anche in questo manicomio la popolazione subì qualche 
aumento, giac4;hè da 242 sali a 310 ; ma la solerzia deirono- 
reYole Deputazione provide che i locali e i mezzi di cura vi 
crescessero in proporzione» 

I riammessi furono 166 (106 m.> 60 f.) , ossia più d' un 
terzo di guariti nel quinquennio, ma mentre nel manicomio 
di Bergamo si riammise relativamente ai guariti un maggior 
numero di femine (64 su 110), a Pesaro prevalsero i maschi 
(106 su 271). Il dott Brugnoni ed il doti Frigerio si accor- 
lano nello stabilire come causa di recidiva il ritornare a do- 
micilio fra quelle cause fisiche e morali che determinarono il 
primo scoppio della frenopatia. Il che vale specialmente dei 
poveri pellagrosi. 

lllailieoinio in Colorito. ^ Questo nuovo asilo per i 
pazzi della provincia di Parma ha vita da circa nove mesi, ed 
in seguito alla triste e luttuosa circostanza del cholera, che 
invadendo la città di Parma nell* estale prossimo passato, obligò 
quel Consiglio provinciale a traslocare i mentecatti nei vasti 
locali adiacenti al palazzo già ducale di Colomo. 

Con ciò al lungo progett'are che per qualche anno si era fatto 
per migliorare la sorte degli infelici pazzerelli, ricoverati nel- 
r ospedale il più disadatto ed insalubre, e al succedersi delle 
molte commissioni, che all'uopo venivano nominate si è 
posto termine , e si spera per sempre, ad onta che il nuovo 
istituto sia ancora tenuto in Colomo in via provisoria e di 
esperimento. Il notevole miglioramento, che già ne ricavano 
ì malati, e quelli specialmente, che erano caduti nelle pih de- 
plorevoli condizioni fisiche per la lunga dimora fetta nel ma- 
nicomio di Parma, non potrà però tenere più incerti quei saggi 
ammiaistratori a stabilire definitivamente in Colorno quell'asilo. 

Non completamente sistemato, è per ora desso costituito da 
due soli edifici. Il pih vasto, una volta convento dei domenicani, 
di forma quadrilunga e di solida e grandiosa costruzione, è diviso 
da un grande atrio centrale in due bracci laterali perfettamente 
uguali. Formati questi da largo ed altissimo corridojo, che lunga 



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197 
i saoi lati condnce a stanze assai spaziose, vennero destinati ai 
malati d'ambo i sessi. Al pianterreno le camere del lato ante- 
riore servono per sale di riunione dei tranquilli, e quelle po- 
steri ori che riescono su due cortili interni, racchiudono le dae 
piccole sezioni dei deboli : al piano superiore poi sono posti i 
diversi dormitori dei tranquilli e le infermerie. Li ufSci, i 
parlatori, ed i servigi generali collocati presso l'atrio centrale 
separano completamente Fun sesso dall'altro. 

Neil* altro edificio , che si è prestato al riattamento assai 
pili del primo , ed a questo è unito mediante un cavalcavia , 
vengono al piano superiore ricoverati li uomini più tranquilli 
ed educati; ed al pianterreno li agitati, che hanno una sezione 
assai ben disposta con un vasto cortile appartato. 

Così composto e distribuito il nuovo asilo non riesce per5 
completo, e alle donne manca uno scompartimento delle agitate, 
che, imitando quello degli uomini, può collocarsi in un altro 
fìibricato adiacente al palazzo , e che s'unisce al grande con- 
vento ad angolo retto prospettando il sovradescrìtto edificio 
degli uomini. 

Oltracciò e benché già sì abbia per passeggio dei tranquilli 
un vastissimo prato posto dietro e lungo il grande convento, 
fa d'uopo che al manicomio sia aggregato il grande giardino 
del palazzo, onde istituirvi la colonia agricola. 

Ha intanto per le ottime condizioni igieniche dell'asilo, per 
i nuovi sistemi e discipline introdottevi, per la libertà, il lavoro 
e le distrazioni concesse ai malati, hanno questi di molto mi* 
glìorato il loro tristissimo stato, e giungono ad ottenere grandi 
vantaggi nella salute. 

HaniconAlf» provinciale di Reggio d'Emlllm. 
— Il nuovo direttore dott. Carlo Livi ha già qui dato prove 
della sua grande operosità, instituendo una scuola per li tn- 
fermieri^ di cui ò sentito universalmente il bisogno. Egli li 
istruisce pazientemente e dà loro una tintura generale adat- 
tata alla loro intelligenza sulle malatie mentali e sul regime 
oiiDicomiale. Detta ed essi copiano ; spiega ed interroga. An- 



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198 

che in ciò che va dettando segne la forma socratica» domanda 
e risposta, che gif sembra la pih acconcia coi vnlgari inljel- 
letti. L* in&ticabile direttore ha messo su anche una seuoh 
di ginnastica e ha già date le prime lezioni all' aria aperta, 
sor un bel prato, in faccia alla colonia, che è fra le cose pih 
belle lasciate dal povero Zani. Egli ha inoltre già dato mano 
a un progetto di statuto per una Società di patrocinio che 
intende istituire per li alienati dimessi. 

Mauieoinlo provinciale di Fermo. — Sebbene 
r attuale manicomio di Fermo si trovi già in condizioni sodi- 
s&centi, sapiamo che TAmministrazione di quella provincia 
(Ascoli-Piceno) ha destinato una somma rilevante per un pih 
vasto e convenevole asilo, e già si sono incominciate le rela- 
tive opere di fabrica. 

Additiamo questo nobile esempio alle Provincie di Como, 
di Sondrio, di Mantova e ad altre che non hanno ancora un 
manicomio né bello, né brutto. 

9IoTi mento del manicomio di A ver sa del 
1872. — Da un recentissimo rapporto publicato dalla Di- 
rezione di questo manicomio alla Commissione amministrativa 
risulta, che nel detto anno si accolsero 262 . maschi e 97 fé- 
mine, ossia 359 alienati, cifra che sorpassa di 60 quella degli 
accolti nel 1871. Laonde la Direzione si felicita coU*onorevole 
Commissione perchè abbia data pronta opera alla costruzione 
di nuovi locali e al riattamento degli antichi, e le fa com- 
prendere doversi insistere in questa via. La cifra dei riam- 
messi fu di 55 (41 maschi e 14 femine) sopra 100 (77 ma* 
schi e 30 femme) guariti. 

Tranfasione del Mingue nella pellagra. — n 
giorno 18 aprile p. p. il prof. Caselli eseguiva nel manicomio 
di Seggio d'Emilia la trasfusione diretta del sangue in una 
malata pellagrosa nella quale aveva gik eseguita altra simile 
operazione il 9 detto. Questa volta però si valse di un nuovo 
istrumento da lui ideato, che congiunge alla massima sem- 
plicità la maggior facilità d'^applicazione e che merita di esaere 



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199 
generalmente adottato nella pratica chìmrgica. La malata 
durante la trasflisione si rianimò in modo evidentissimo e 
continua sempre a mostrarsi rìoTigorita. 

AlVoperazione assistevano oltre il Direttore e li altri me- 
dici del Manicomio anche molti medici della città e della 
provincia che apprezzarono sempre più la valentia dell* ope- 
ratore e Futilità del suo nuovo istrumento. (JJItalia Cen- 
trale, U 21 aprile 1874). 

MeoTm eattedrm ili mediclnm mentale in 
Itali». — II cav. doti. Livi , nominato testé direttore del 
manicomio S. Lazzaro a Beggìo d* Emilia e professore a un 
tempo di medicina legale e dMgiene alla vicina Università di 
Modena, come se ciò non bastasse alla sua operosità, propose 
ali onorevole Commissione amministratrice dello stesso mani- 
comio di fare le pratiche necessarie affinchè egli fosse inca- 
ricato di dare alla Università di Modena anche un corso re- 
golare di lezioni su le malatie mentali. Quanto era bello e 
felice il pensiero deirillustre professore, altretanto fu pronto 
il consenso ed efficace la cooperazione degli egregi Ammini- 
stratori, i quali non solo ottennero dal Ministero che al pro- 
fessore Livi venisse affidato eziandio quello speciale insegna- 
mento teorico e pratico nell* Uuiversità , ma desiderando di 
procurare agli studenti un più vasto e adatto campo di studi 
e di osservazioni pratiche, si adoprarono in modo, d'accordo 
colla rettorìa dell' Università , che gli studenti potessero una 
volta almeno la settimana fare escursioni e visite nel mani- 
comio di S. Lazzaro, ove il prof. Livi darà loro lezioni di 
clinica sulle alienazioni mentali con pratiche osservazioni ed 
esercitazioni. Inoltre per le indicate escursioni TAmministra- 
zione del manicomio è riuscita a conseguire a vantaggio degli 
studenti dalla Società delle ferrovie dell'alta Italia la riduzione 
del 5 p. e sul prezzo dei biglietti. 

Nò qui si è fermata l'opera della Commissione amministra- 
tiva ; poiché sappiamo che ha rivolto calorosi uffici al Mini- 
stero al fine ^e due almeno dei sussidi annuali , che il Go- 



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200 

verno ò solito concedere a giovani stadentt delle Università 
per completare e perfezionare la loro i^trazione in Italia o 
airestero, siano assegnati per gli studi di perfezionamento salle 
alienazioni mentali, indicando come tali studi potrebbero essere 
compiti in questo manicomio dove la Commissione medesima 
offrirebbe agli studenti preferiti dal Governo l'alloggio gra- 
tuito. 

Ci perviene ora la notizia che il Ministero ba approvato la 
nobilissima proposta, ed ba dichiarato che, quantunque esso 
non possa prescrivere agli studenti il luogo e Tlstituto in cui 
debbano perfezionare i loro studi, del quale la scelta è lasciata 
in piena loro facoltà, tuttavia nell*avviso di concorso ai sussidi 
indicherà e raccomanderà agli studenti il manicomio di San 
Lazzaro, come quello in cui potranno molto opportunamente e 
con grande vantaggio compiere gli studi di psichiatria- {Cor- 
riere di Reggio d*Emilia, 24 aprile 1874). 

Corso liJiero di medlelua mentale. — Nella Uni- 
versità di Parma il signor dottor Giuseppe Bergonzi ha ini- 
ziato un corso libero di medicina mentale. 

CaM» grave. — Il signor dott. B. Miraglia ci partecipa 
da Napoli, che in quella città la giovane signora Vernieri da 
lui giudicata in corso di erotomania con uno screzio di lipe- 
mania, e che era stata m^'ssa in un privato manicomio di 
colà, venne dal Tribunale dichiarata sana di mente. Un vecchio 
medico che ebbe parte nel collocamento di quella signora nel 
Manicomio, venne condannato a tre anni di carcere. — Ora 
la Causa è in appello , e davvero è importante che piena 
luce sia fatta su codesto grave caso. 



Oontlnaaztone deireleneo del Membri 
della Societft Freniatrica Kallana. 

Bastianelli Giulio, medico primario deirospeJale di S. Spirita 
e già medico del manicomio di Roma. 

Cattaneo Giovanni, medico assistente del privato manicomio 
S. Vincenzo in Prato in Milano. 

Gualandi Giovanni, già medico del manicomio di Roma. 
Dottor SxBAFiNo Bivpi, Gerente. 



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201 

SOCIETÀ FRENIATRICA ITALIANA 



La Società freniatrica tenne il 14 marzo pros. pass, nella 
biblioteca dello Spedale maggiore di Milano la sua prima adu- 
nanza, alla quale intervennero i dottori : Biffi, Brocca, Gala- 
stri, Cattaneo, Colombo, Corbetta, De Vincenti, Galli, Gon- 
sàles^ Biggi, Rinaldini, Rotondi, Verga. Scopo precipuo di 
questa adunanza era di predisporre il Begolamento interna 
della stessa Società, da sottoporre alla approvazione del Con- 
gresso di Imola. 

A questo intento il Presidente ricordava che nel Congresso 
costituente di Boma, per le angustie del tempo, erasi potuto 
appena tracciare le norme fondamentali dello Statuto organico 
e che perciò tanto pia necessario tornava per la Società un 
Begolamento interno che svol^^esse le modalità di applicazione 
di quelle norme e all'uopo le completasse. 

Dopo non lunga discussione , li intervenuti conclusero che 
la redazione d*un progetto di Begolamento interno doveva af- 
fidarsi ad apposita Commissione; e la Commissione risultò 
composta dei membri Biffi, Brocca e barone Turchini-Bonfanti. 

Nella successiva seduta, che ebbe luogo il 14 aprile e alla 
quale oltre ai membri già nominati intervenne anche il barone 
Tarchini Bon&nti , il relatore della Commissione dott Biffi 
lesse un progetto di Regolamento interno. Radunanza, dopo 
averlo discusso articolo per articolo e approvato airunanimi^^ 
deliberò che lo si dovesse stampare e diramare ai membri della 
Società. Per tal maniera ognuno potrà recare al Congresso le 
osservazioni che gli venissero suggerite dalla lettura del pro- 
gettato Begolamento e le innovazioni che si proponesse di in- 
trodurvi. 

In fine della seduta l'adunanza venne dal Presidente invi- 
tata a voler riunirsi di nuovo nella biblioteca dell* Ospedale 
maggiore dì Milano alle ore due pom. del 15 del prossimo» 
maggio, e questa volta allo scopo principale di stabilire l*epoca 
precisa del Congresso, al quale il Municipio di Imola ha gik. 
prestata gentilmente la più favorevole adesione. 



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PROGETTO DI RBQOUMBNTO INTERNO 

PBR LA 

SOCIETÀ FRENIATRICA ITALIANA 



CAPITOLO !.• - PrmdenM déBa Società. 

1. La Presidenza, allorché convoca nna adunanza, ne desi- 
gna r epoca, la sederli oggetti da trattare, in un avviso che 
dirama a tutti i membri della Società almeno dieci giorni 
prima, « 

2. Una adunanza, per essere valida , deve alla sua prima 
seduta avere presente per lo meno la maggioranza dei mem* 
bri effettivi della Società appartenenti alla provincia nella 
quale ha sede la Presidenza. 

3 Bie^cita deserta la prima adunanza per difetto di numero, 
sarà valida la seduta successiva , qualunque sia allora il nu- 
mero dei membri presenti. — Codesta seconda seduta verrà 
tenuta il giorno dopo, alla stessa ora e nella stessa località 
già designate per la prima seduta. 

4 1 pareri scritti trasmessi alla Presidenza dai membri della 
Società, a mezzo del Segretario vengono letti ali* adunanza 
prima di avviare la discussione. — Quei pareri non hanno 
valore deliberativo. 

5. Le deliberazioni della Società freniatrica, nelle adunanze, 
nei congressi e in ogni circostanza, vengono prese a pluralità 
di voti dei membri presenti alla deliberazione. In caso di pa- 
rila di voti prepondera quello del Presidente. — Da questa 
lego'a vanno eccettuate le votazioni designate agli ari 39 e 40. 

6. Al Presidente della Società spettano in special modo la 
rappresentanza, la iniziativa e T .indirizzo dell'Ufficio. 

7. Il Segretario-tesoriere aiuta il Presidente in ciò che è da 
lui richiesto nel disimpegno delle mansioni della Presidenza ; 



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4 

stende i rapporti, prepara il resoconto dell'operato dalla Pre- 
sidenza da' presentare al Congresso. In quel resoconto egli & 
una saccinta commemorazione dei membri della S >cietà de* 
fanti neir intervallo di tempo fra un Congresso e Paltro. 

8. Nella saa qualità di Tesoriere, raccoglie le qaote che de- 
vono essere pi^te dai membri della Società; tiene in ordine 
i registri ; custodisce il denaro che ha raccolto e del quale è 
responsabile ; fa le spese occorrenti per la Società durante 
Tintervallo fra un Congresso e l'altro, e presenta quei conti al 
Congresso, che li deve verificare e approvare, come all'art. 22. 

9. Egli fa le spese anche durante il Congresso, tenendo un 
conto a parte di codeste spese e rassegnandolo nel modo in- 
dicato air ari 23. 

10. In caso di malattia dì un membro della Presidenza, l'al- 
tro lo supplisce nelle sue mansioni. — Qu<«ti, se la malattia 
del collega procede in lungo oltre due mesi, si aggrega come 
aiuto il membro più anziano della provincia nella quale ri- 
siede la PuBsidenza. 

11. In caso di morte di un membro della Presidenza , il 
collega superstite, il giorno dopo indice nei debiti modi una 
adunanza, perchè questa proveda al posto rimasto vacante. 

CAPITOLO IL* - n Congresso. 

12. Le presentì norme valgono tanto pel Congresso ordinario 
ohe per lo atraordinarìo. — La Presidenza della Società offi- 
cia in tempo utile le autorità competenti per avere nella cittìt 
designata a sede del Congresso, una località adatta per le se- 
date, e per ottenere ai membri del Congresso le possibili fa- 
cilitazioni per li alloggi e pei mezzi di trasporto. 

Di tutto ciò e dell'epoca precisa dell'apertura del Congresso 
dà avviso particolareggiato ai membri della Società, almeno 
un mese prima di quella apertura. 

13. Il Congresso non potendo durare pih di otto giorni, 
nella sua organizzazione deve inspirarsi alla più grande sem- 
plicità e speditezza. — Esso, allorquando è stato raccolto nei 
modi voluti dallo Statato organico, lo si ritiene costituito le- 
galmente, qualunque sia il numero dei membri della Società 
intervenuti. 

14 La Presidenza della Società presiede alla elezione che 



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ì membri presenti &ddo della Presidenza del Congresso. — 
Quando questa è nominata , la Presidenza della Società le 
cede il seggio e rende conto al Congresso della sua gestione, 
poi m ritira dalla sala, e i membri presentì alla seduta deli- 
berano sul di lei operato. — Dopo quella votazione essa è ri- 
chiamata nella sala per udirne il risultato. 

15. I conti del Segretario-tesoriere rimangono intanto sul 
banco della Presidenza del Congresso per essere riveduti e 
approvati nel modo accennato nell'articolo 22. 

16. La Presidenza del Congresso, composta com' ò del Pre- 
sidente, del Vice- presidente, del Segretario , ha le sue man- 
sioni così ripartite? 

il Presidente ò il capo e il direttore del Congresso ; 

il Vice-presidente supplisce e ali* uopo coadiuva il Pre- 
sidente ; 

il Segretario stende il resoconto del Congresso e disim- 
pegna le mansioni che gli vengono commesse dal Pre- 
sidente. 

17. Pel sollecito e regolare disbrigo delle diverse facendo, 
il Presidente del Congresso nella prima seduta nomina tre 
Comitati, quello degli affari, quello delle proposte, quello delle 
finanze. 

1^. Ogni Comitato si compone di tre o di cinque membri 
del Congresso, e il maggiore per età assume ufficio di capo, 
il piìi giovine quello di relatore del Comitato. 

19. Per ciò che riguarda semplici modalità di ordine, ven- 
gono accolte senz* altro le proposte dei Comitati ; per tutto 
«io invece che riguarda cose importanti, i Comitati non fanno 
èhe formulare le loro proposte, che la Presidenza sottopone 
alla discussione e alla deliberazione del Congresso. — I mem- 
bri del Comitato si astengono dal votare nelle deliberazioni 

4be riguardano le facendo a lui affidate. 

20. 11 Comitato degli affari predispone ciò che si riferisce 
all'andamento del Congresso : letture , visite a stabilimenti e 
particolarmente al manicomio locale, indirizzi, ringraziamenti 
aUe autorità, ecc. 

21. Il Comitato delle proposte predispone le proposte che 
bì hanno da &re nel Congresso. 

22. Il Comitato delle finanze esamina i conti del Segreta- 
rio-tesoriere scaduto d* ufficio, e su di essi presenta al Con*^ 



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4 

grosso il suo motivato parere per la relativa deliberazione» 
-* Sa di questo punto la Fresilenza della Società scaduta 
d*ufBcio, si astiene dalla votazione. 

23. Col Comitato delle finanze si consulta il suddetto Se* 
gretario-tesoriere per le spese durante il Congresso, la cui nota, 
a mezzo della Presidenza del Congresso, egli trasmette al suo 
Bucce ssorOf il Segretario*tesoriere nuovo*eletto. 

24. Il Comitato delle finanze propone al Congresso le mo- 
dificazioni che gli paiono opportune circa Tandamento econo- 
mico della Società, sul contributo annuo dei membri effettivi, 
sulla estensione da dare al Giornale officiale, ecc., ecc. 

25. La operoditìk del Congresso si manifesta colle letture, 
colle discussioni de*suoi membri, col lavoro delie Commissioni. 

26. Chiunque yoglia fare una proposta o una lettura al Con- 
gressi), la depone nella prima seduta sul banco della Presi- 
denza del Congresso. — Il Presidente trasmette le prime al 
Comitato delle proposte, le seconde a quello degli affari. 

Anche i membri assenti possono trasmettere al Congresso 
le loro proposte scritte o motivate. 

27. Perchè una proposta venga presa in considerazione, 
deve essere appoggiata almeno da cinque membri della Società. 

28. Il relativo Comitato riferendo al Presidente su quelle 
proposte, emette il proprio avviso motivato sul loro valore e 
su ciò che converrebbe farsi dal Congresso a loro riguardo. 

29. n Comitato degli affari predispone il turno delle letture 
e vede se è il caso di farne al Congresso un semplice sunto, 
di publicarle nel Giornale officiale della Società, ecc. 

SO. Le letture sobrie, succinte, lungi dal divagare in astra* 
zioni^ avranno di mira lo scopo acni tende la Società frenia- 
trica. — Ma sopratutto devono assumere importanza le di- 
scussioni, per utilizzare la opportunità di ottenere su questioni 
interessanti il giudizio collettivo di parecchi medici alienisti 
riuniti insieme. 

31. Le Commissioni per studiare qualche punto della scienza 
della pratica alienistica, vengono nominate dal Presidente 
del Congresso, in seguito al parere esposto dal relativo Go- 
mitato e alla annuenza del Congresso sulla opportunità di 
nominare quelle Commissioni. 

82. À seconda della natura dell* incarico avuto^ le Commis- 
sioni riferiscono sul loro mandato o al Congresso , durante il 



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5 

quale vennero nominate, oppure alla Presidenza della Sodetà» 
al Congresso successivo. 

CAPITOLO 111.* — n CHortiale, argano officiale 
della Società. 

33. Una volta cessate le attuali condizioni transitorie sta* 
bilìte per Y Archivio^ il Congresso nomina un Comitato di re- 
dazione del Giornale officiale della Società. Questo Comitato 
consta dei Redattori e del Consiglio di Sedazione. 

I Redattori sono due e devono risiedere nella città nella 
quale si publica il Giornale. 

B Consiglio di redazione è composto di tre o di cinque 
Membri della Socieijt freniatrica. 

34. Ai Redattori si inviano le comunicazioni della Presi-» 
denza della Società, di quella del Congresso, i loro resoconti 
i relativi estratti, li annunci, ogni cosa insomma da stam- 
pare nel Giornale ; i Redattori ne curano la pnblicazione. 

I Redattori, coIFaiuto dei Membri del ConsìgMo'di Reda- 
zione, &nno la Rivista delle Opere e dei Periodici che itte- 
ressano la psichiatria, e che deve essere pnblicata nel Giornale. 

35. Per la publicazione , nei casi ordiuarii si dà la prece- 
denza ai lavori originali dei membri della Società freniatrica, 

36. Insorgendo dubbi o contestazioni su questioni di pre- 
minenza, di opportunità, di spesa eccessiva di qualche publi- 
cazione, i Redattori chiedono parere al Consiglio .di redazione, 
i di cui membri insieme agli stessi Redattori^ decidono sul 
da &re. 

37. n Comitato di redazione, a mezzo del pih giovane dei 
Redattori, pe^'suoi bisogni e per le sue osservazioni, si dirige 
alla Presidenza della Società, presenta al Congresso un suc- 
cinto resoconto deirandamento scientifico ed economico del 
Giornale e invoca i provedimenti suggeriti dalla esperienza. 
Da questo resoconto prende le mosse per le sue proposte il 
Comitato delle finanze (24). 

CAPITOLO IV.* — Nomina, oblighi, diriUi 
dei membri détta Società freniatrica. 

38. I medici addetti a un manicomio publico o privato, 



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a usa Casa di salute di malattie nervose, a un comparto di 
alienati in qualche Ospedale, a catedre di psichiatria^, o di 
medicina legale in Italia, essendo Membri nati della Società, 
ne divengono Membri effettivi sopra loro domanda indirizzata 
alla Presidenza della Società. 

39. Li altri cultori delle scienze naturali o filosofiche che 
intendono giovare alla causa degli alienati, diventano soci, 
sopra loro domanda indirizzata alla Presidenza della Società 
che, presentata con motivato parere dal Comitato delle pro- 
poste al Congresso, venga accettata da 3i4 dei membri pre- 
senti alla seduta. 

Questi soci hanno lo stesso nome e. li stessi diritti e do^ 
veri dei Membri nati. 

40. I Metubri Onorarli sono acclamati nel Congresso, in 
seguito a parere motivato del Comitato delle proposte. 

Bssi hanno li stessi diritti dei Membri effettivi. 

41. Il Membro effettivo durante il 1.^ trimestre dell'anno 
trasmette direttamente al segretario-tesoriere nel modo il piìi 
semplice ed economico Tammontare delPannua tassa. 

42. Ogni membro oltre al diritto di ricevere a domicilio 
senz'altra spesa un esemplare del Giornale officiale della So- 
cietà ha nei casi ordinarli la preminenza sugli estranei nella 
publicazione de'suoi lavori in quel Qioruale, e può invocare 
il giudizio e Tappoggio morale della Società in questioni scien- 
tifiche di ufficio relative alle mansioni di medico alienista. 

Perchè siffatta ultima domanda venga presa in considera 
zione, dovrà essere appoggiata da 5 membri almeno della So- 
cietà freniatrica. 

43. Chi lascia trascorrere una annata senza pagare la quota 
che deve alla Società, viene sollecitato a quel pagamento 
dal Segretario-tesoriere, e se lascia trascorrere ancora 3 mesi 
senza saldare il suo debito, egli cessa di far parte della Società. 



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201 

MEMORIE ORIGINALI 

In causa di uxoricidio. — Perizia medica del pro^ 
fessure CARLO LIVI. 

Noi sottoscritti dott. Carlo Livi professore di medi- 
cina legale, igiene e freniatria nella R. Università di 
Modena, e direttore del manicomio di Reggio d'Emilia, 
dottor Augusto Tamburini assistente nel manicomio 
suddetto, e dottor Alessandro Carletti medico-chirurgo 
carcerario, il 15 febbraio 1874, fummo citati a com- 
parire dinanzi all'illustr. sig. avv, Livio Palazzi, giu- 
dice istruttore del tribunale civile e correzionale dì 
Reggio per riferire sulle condizioni mentali presenti del 
detenuto Benedetto Galimberti, e su quelle nelle quali 
poteva trovarsi il 20 gennaio quando uccise la moglie. 

Condotti in carcere a visitarlo, unanimemente dichia- 
rammo non poter rispondere d^un subito ai quesiti gra- 
vissimi proposti ; essere necessario prendere in serip 
esame li atti riguardanti il delitto medesimo, e sotto- 
porre ad osservazione medica il Galimberti* Il i8 suc- 
cessivo poi richiedevamo al giudice istruttore, per dare 
un giudizio sicuro e coscienzioso, che il detto Galim* 
berti fosse tradotto al manicomio, per sottoporlo ad 
esame continuo ed accurato. Nello stesso tempo do- 
mandavamo ci venissero forniti ulteriori schiarimenti 
sugli antecedenti di vita del Galimberti, e su certi 
particolari attinenze del misfatto. 11 medesimo giorno 
egli veniva tradotto al manicomio. 

Benedetto Galimberti è un giovane d'anni 23, bifolco, 
nativo di Gualtieri, domiciliato a S Martino vecchio. 

Archi io, awto 11.® 13 



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202 

ammogliato da due mesi. In famiglia non ebbe alienati 
o malati di affezioni cerebrali o nervose. I genitori sono 
due buoni campagnuoli, costumati, tranquilli, vissuti 
sempre in pace e contenti con questo loro unico figlio. 
n figlio non ebbe mai malattie ; non conobbe mai vizi 
né stravizi. Serio, ruvido, di poche parole, un po' svo- 
gliato nel lavoro, ma non ozioso, un po' bisbetico e rotto 
di modi, ma non cattivo, era una di quelle nature chiuse, 
difficili, che non sanno amare né farsi amare. 

Pur nonostante egli aveva messo da due anni gli occhi 
sulla Rosina Bozzi, una vezzosa contadinella della stessa 
sua età, buona, quieta, modesta, riservata, e seria an* 
ch'essa, ma di quella serietà contegnosa che indica anche 
sotto povere vesti animo puro ed eletto. E la Rosina 
aveva finito per cedere il cuore al Galimberti, sperando 
che l'affetto suo mite avrebbe aggentilito e ravvivato 
un poco quel naturale buono, ma freddo e selvatico. 

Durarono due anni li innamorati a parlarsi. La Rosina 
stava a servigio in casa di certi Alfieri, che le avevano 
posto amore come a una figlia. La sera, quando il fi- 
danzato veniva da lei, ella voleva che la padrona stesse 
presente : contegno, dice la padrona medesima, inusitato 
tra* nostri campagnvoli. Mai questa non ebbe a sentire 
bisticciamenti od alterchi tra di loro. Il di 25 novembre 
si davano la mano di sposi. Ma furono brevi le gioie nuzia- 
li. Dopo pochi giorni la Rosina cominciò a farsi vedere 
trista e pensosa ; le amiche, le vicine, la sorpresero tal- 
volta colle lagrime agli occhi ; anche il Galimberti si 
era fatto più cupo ed accigliato del solito; aveva spesso 
l'occhio fisso e stralunato ; fuggiva più che mai il 
conversare, e interrogato, a mala pena rispondeva. 

Questo contegno avea qualche cosa del misterioso 
in principio : ma il mistero non tardò molto a sve- 
larsi. La Rosina non potè a meno di confiviarlo aUe 



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203 
amiche « alla madre. Il suo Benedetto era diventato 
geloso, freneticamente geloso. La ricopriva giorno e 
notte d'ingiurie e di rimproveri ; neppure le donne voleva 
che avvicinasse ; se mai per caso le fosse toccato di 
avvicinare un uomo, erano guai. Già tutte le donne 
erano per lui di malaffare, e lei una di quelle. Fino 
dalla prima notte se n'era avveduto, che non era ver- 
gine, lia madre della Rosina era giunta a strapparle 
wàche questa confidenza, che quando il marito si re- 
cava a letto la sera, le faceva complimenti, r acca- 
rezzava, faceva il piacer suo, e dopo la faceva ar- 
rabbiare , non la lasciava dormire per molta parte 
della notte, ed anche fino al mattino. 

D demone tremendo della gelosia era entrato nel 
povero Galimberti ; e in quell'animo chiuso, triste, era 
naturale che la malnata passione più s'infiggesse, quanto 
più era incapace di reagire con la ragione e l'energia 
del volere. Ai genitori del Galimberti, che lo avevano 
sotto occhio tutto il giorno, e d'altra parte sapevano 
« vedevano il contegno e il costume illibato della Rosina, 
non pareva sufficiente la gelosia a spiegare tutto quello 
strano vivere del figlio. E vedendolo a quel modo pallido 
e sparuto, e più tardo del solito al lavoro de' campi, 
sospettarono non forse abusasse dei diletti del talamo : 
e per un vecchio conoscente lo fecero richiamare e 
ammonire. Ma il Galimberti, melanconico e cupo, non 
dava altra risposta che si sentiva male, che non poteva 
più reggersi, che lei lo aveva assassinato. 

La mente cominciava a smarrirsi. L'inquietudine, il 
malessere, la smania che la gelosia gli aveva messo 
addosso doveva avere un motivo , una spiegazione ; e 
il Galimberti in quella sua mente ottenebrata seppe 
trovarlo. La Rosina era una strega ; essa lo aveva 
stregato; stregato anche prima di sposarlo: il matri- 



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204 

monìo non era stato che una stregonerìa ; e la stre- 
gonerìa doveva estendersi, si estendeva già a tutta la 
&niiglia. La strega lo aveva castrato: altre malattie 
e disgrazie preparava quello spirito perverso a lui ed 
alla famiglia. 

La poveretta era in ambascie crudeli : non più male 
parole, ma torve occhiate le dava ; le parole più miti 
e affettuose riuscivano per lui inascoltate e incomprese. 
Tristi presentimenti la funestavano, e tremava al solo 
vederselo avvicinare. Quel buon uomo del vecchio Ga- 
limberti, a cui quel parlare di streghe o di stregonerìe, 
quel fare spaurito, e il dimagrare e impallidire del 
figlio aveva risvegliato qualche apprensione, pensò bene 
di mandare a chiamare un parroco vicino, confessore 
del figlio, perchè lo benedicesse. Quegli trovò in cucina 
il Galimberti con la sposa e la madre, e domandatolo 
di sua salute si udì rispondere, che era disturbato, che 
sentiva un malessere, del quale non conosceva la causa 
e desiderava riacquistare la quiete. 11 prete varcando 
i limiti del suo ministero, gli tasta il polso, e lo trova 
nvolto alterato, ma senza febbre, e dal complesso rileva 
che si trattava più di fantasia ammalata che di mali 
reali. Pur non ostante, cedendo alle istanze della madre 
e degli s^osi, il prete si fa a benedire ; quando il Ga- 
limberti gittandosi in ginocchio, e giungendo le mani, 
ahi povero me , esclama , se il signore non mi fa 
guarire! Del resto per tutto quel tempo in cui si 
trattenne là , il giovane non disse quasi niente , non 
rispondendo che per monosillabi, cosicché ei lo ritenne 
in preda ad un esaltamento di fantasia. 

Una crìse tremenda si avvicinava. Il giorno dopo (20 
gennaio), verso le tre pomeridiane due fanciullette sta- 
vano tranquillamente giuocando nel cortile della To- 
marola, quando dalla casa Galimberti sentono venire un 



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205 
grido, poi un altro» poi dei colpi come quando si spaccano 
le Ugna coli* accetto. Attoniti si fermano a guardare 
Terso quella parte, e vedono dopo pochi istanti uscirne 
il Galimberti con gli occhi stralunati e la bocca stra- 
Tolta, scamiciato, e via fuggire pei campi. Con li occhi 
e la bocca stravolta Tavevano veduto poco innanzi en- 
trare nella stalla e n'avevano avuto triste impressione. 
Cosi dichiararono al Giudice. 

Temendo qualche forte sciagura per la Rosina, corrono 
subito ad avvisare le donne vicine perchè vengano in 
aiuto ; la madre del Galimberti è la prima ad accor- 
rere, ed un orrendo spettacolo le si para davanti nella 
stanza terrena della sua casa. La povera Rosina giace 
esanime in terra in un lago di sangue, orribilmente 
mutilata nel viso, nel collo, nelle mani : tre dita sono 
staccate dalla mano sinistra ; quel furibondo V aveva 
uccisa a forza di scure; la scure giaceva tutta insan* 
guinata e col manico rotto ài fianco del cadavere. Tanta 
quiete e felicità domestica in poco più di due mesi, 
era andata a finire in cosi terribile realtà. 

n Galimberti la mattina dopo si faceva trovare da* 
Carabinieri giacente in letto in casa d'una sua zia che 
abitava lontano di lì. Tradotto dinanzi al pretore di 
Guastalla, apparisce sin da primo in preda a un eo* 
citamento nervoso, e preso da violenti e continui tre* 
miti. Egli ha rocchio torvo e fisso, il volto smunto. 
Poi eccitato a parlare, dice 

« Ho il sangue guasto, sono stato rovinato, sono stato 
assassinato dalla mia donna nei fatti miei (accenna le 
parti genitali) : essa mi ha castrato, mi ha fatto uno 
«tregamento prima che la sposassi. Quello che ho com- 
messo è stato perchè era assassinato e stregato; anche 
i miei sono morti per ìstregamenti. » 

E seguita poi come da solo a solo a parlare 009)* 



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206 

« Sono stato con lei cinquanta o sessanta giorni, e 
non mi voleva pur vicino ; mi diceva , ti voglio tra* 
dire, ti voglio far morire arrabbiato come un cane 
Lo domandi a mio zio Bertelli, che quando arrivai là 
quella sera non v'era acqua che mi dissetasse. Ho 
fatto quel che ho fatto proprio dalla disperazione ; erano 
5 o 6 giorni che non potevo andar di corpo. )► 
Interrogato sul fatto, risponde : 
« Credo di averla ammazzata : ci ho dato un colpo 
con un coso che ho trovato in terra : credo sia stato 
una scure. Ella ha gettato un grido così forte, ed io 
sono fuggito. Ora che mi sovviene , credo , che sia 
avvenuto alla Tomarola. Povero mio padre, e mia 
madre...! Credo, siano morti anche loro, li hanno 
assassinati ieri sera: io li ho sentiti gridare. » 

Domandato dove e quando sentisse gridare i suoi 
genitori, risponde : 

« Me lo ha detto il mio sangue. Mio padre me lo 
diceva sempre : se prendi quella putela là, deve essere 
la nostra rovina e pur troppo la è stata ; anche tutta 
la gente me lo diceva. Io l'ho sposata perchè capisco 
che mi aveva fatto uno stregonamento : non v' era 
dubbio che potessi sposarne un'altra. Ieri ero nella 
stalla ; ma siccome vi era anche la Rosina, io non ci 
potei più stare perchè mi sentiva una gran cosa addosso, 
e un gran dolore qui ne' fatti miei (accenna le parti ge- 
nitali); andai in casa, e mi levai una camicia di due che 
ne aveva. La Rosina mi venne dietro : credo che avesse 
già preparato il coltello sulla tavola per ammazzarmi 
Erano due o tre giorni che mi diceva che una gra- 
mezza simile non la voleva più dinanzi agli occhi. 
Povero me, volevo andare a chiedere la grazia al 
beato Lorenzo, ma non ho fettto a tempo. Se mi aprono 



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ao7 

lo stomaco con un coltello, vedranno tutti ì segni dello 
stregamento. » 

In coi^ dire il tremito gli era cessato. Incitato a 
dire quanti colpi avesse dato alla propria moglie : 

« Ma ho dato un colpo così , e poi sono fuggito. 
Ma rho fatta pur troppo per me, è vero, Tho fatta. 
Ma anche lei ne ha fatte a me : praticava con chi ne 
aveva voglia, lo diceva tutta la gente. — Ieri per m$ 
era la mia ultima giornata, la mi disse : uno dei due 
doveva morire. » 

Domandato sopra altre circostanze del misfatto, ri<- 
sponde sempre con le parole credo, non so bene, ecc. 
Intanto è caduto in abbattimento e parla colle mani 
giunte e li occhi socchiusi. Mostratagli la sua giacchetta 
intrisa di sangue, dice : 

« Sarà la mia, pur troppo, per me e per lei e per 
tutta la mia famiglia. E finché mondo sarà, mondo non 
si sentirà giammai più a dire d'una aggressione com^ 
pagna sofferta da me e dai miei. » 

Mostratagli la scure insanguinata « Ah sarà quella 
che taglierà il collo a me. Giù , giù , eccomi pronto, 
io sono tra le loro mani ! E in così dire si china col 
viso infine a terra, offrendo il collo, e dicendo. Sono 
pronto. — Pur troppo sarà quella per me. » 

Ma la prostrazione cresce, il malato non risponde 
più alle domande, e si desiste dall'interrogatorio. So* 
lamente domandato in ultimo se avesse prove e testi-^ 
moni a sua difesa, risponde : 

« Di testimoQi per discolparmi da quel che ho fatto 
non ne ho : ma che lei mi calunniava in tutte le ma- 
niere lo possono dure le famiglie .... che stanno presso 
alla Tomafola. » " 

Finalmente appone la sua firma al verbale : una firma 
tutta tremante, specialmente nel B maiuscolo, le cui 



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fi08 

linee sono tutte spezzate e ìrreconoscibili : nell'ultima 
parte poi del cognome» la mano già stanca per quei 
pochi segni, non ha vergati che tratti in coi non si 
riconosce più forma di lettere. 

Noi abbiamo voluto riferire tutto questo interrerà- 
torio fatto il giorno dopo dinanzi al pretore, perchè 
da esso traspare lo stato morboso dell'animo di Be- 
nedetto Galimberti. 

Certamente l'indole di lui cupa e selvatica. Tintel* 
ligenza corta, e come introflessa in sé medesima, era 
già una predisposizione alle aberrazioni mentali. Cer- 
tamente una bieca passione come la gelosia, una volta 
nata, doveva finire per storcere quel grossolano in- 
telletto, e tirarlo nei ciechi impeti d'un esaltamento 
frenetico ; e così avvenne. 

Come poi la gelosia nascesse così veemente in lui, 
oon quella buona ed affettuosa creatura dinanzi, sa- 
rebbe difficile indagare. Forse quel sentirsi così me- 
schino dinanzi a lei, così ricca di grazie naturali ; la 
novità delle gioie del talamo (egli non aveva avvici- 
nato mai donne) ; forse qualche Aiomento d'impotenza 
cagionato dal soverchio ardore dell'amplesso coniugale, 
e la non creduta integrità verginale, e i pregiudizi, e 
le vecchie superstizioni ; tutto doveva congiurare a 
sconvolgere quel povero cervello. L'idea d'essere stre- 
gato, ammaliato dalla moglie si fece ben presto gigante, 
e risvegliò tutti quelli allucinamenti del senso interiore 
e tutte quelle fantasime che finirono per tiranneggiare 
la sua ragione, e per armare la mano di lui contro 
quella innocente. 

Egli difatti dice d'avere il sangue guasto, d'es* 
sere stato castrato, assassinato qui nei fatti suoi: per 
lei non c'è acqua che lo disseti : per lei deve morire ar- 
rabbiato come un cane : per lei non può andar di corpa : 



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209 
gli aprano lo stomaco con nn coltello, e vedranno i 
segni dello stregamento. Questi li allucinamenti del 
senso intemo ; ma non mancano allucinamenti e illu- 
sioni dell^udito e della vista, che si avviticchiano col 
delirio, e fanno come una fantasima sola. 

Egli sente la Rosina che gli dice : ti voglio tradire, 
ti voglio far morirei egli la vede che prepara il col- 
tello per ucciderlo : sente tutta la gente che gli dice 
che essa sarà la sua rovina: e in questa rovina sa- 
ranno involti tutti i suoi genitori. Fu certamente una 
di queste illusioni, uno di questi allucinamenti che 
spinse finalmente la mano a disfarsi di chi per lui 
era stato causa di tanti mali. 

Malgrado tutto questo, qualche lampo di coscienza, 
di rimorso, di pentimento balena alla mente del Oa* 
limberti. Egli rammenta il fatto: ma ne ha una me- 
moria confusa come di cosa molto lontana: credo di 
averla ammazzata, egli dice : credo fosse una scure : 
creio sìa avvenuto alla Tomarola. Egli arriva anche 
a pentirsene, e invoca il castigo sopra il suo capo. 
Al vedere la scure insanguinata. Sarà quella, egli 
grida , che taglierà il collo a me. — QiH , giù , ec- 
cond pronto: e porge la testa in atto di sacrificarsi. 

Questi ravvedimenti momentanei, questi fugaci ri- 
morsi negli alienati, d'animo non cattivo o perverso, 
che commìsero qualche azione criminosa, sono facili 
e frequenti a verificarsi. In qualche caso il misfatto 
medesimo, agisce in modo d'una terribile crise, e il 
malato ritornato nella pienezza della coscienza e della 
ragione, sente tutte le pene interne di una colpa che 
egli ha commesso quasi a propria insaputa e involon^ 
tarìamente. 

n 25 gennaio il Galimberti era tradotto alle car- 
ceri di R^gio : il 15 febbraio noi eravamo citati di- 



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210 

nanzi al Giudice istruttore : il 18 era tradotto al 

Manicomio. 

Eccoci finalmente in presenza dell'imputato. Noi 
abbiamo studiato fin qui il misfatto e i suoi antece- 
denti. Studiamo ora Taomo nel suo abito fisico, nelle 
sue condizioni di salute mentale. 

Il 18 febbraio troviamo il Galimberti in letto, in 
giacitura abbandonata : ci accoglie senza parola, senza 
movimento, senza volgere neppure un'occhiata: egli 
è in un profondo abbattimento fisico e morale. I linea- 
menti del volto sono piuttosto regolari senza espressione 
di malignità : anzi rivelano una certa bonomia. La testa 
è dolicocefala , come si pare dalle misure craniensi : 
il mento ortognato; la fronte piuttosto ampia ed alta; 
la gobba frontale sinistra sporge più della destra ; an- 
che le gobbe occipitali sono piuttosto sporgenti; nel 
resto il cranio è simmetrico. Li occhi sono piuttosto 
grossi e sporgenti; le congiuntive pallide e ane- 
miche ; le pupille tarde a contrarsi alla luce , come 
per accomodarsi alle distanze; lo sguardo languido e 
smorto. L'esame ottalmoscopico rivela pallore del cir- 
colo coroideo , restringimento de' vasi retinici , mas- 
sime delle vene. Le orecchie sono alquanto aperte al- 
l' infuori ; sporgenti li zigomi ; le arterie temporali 
spiccano turgide e tortuose specialmente a sinistra: 
i denti sono bene impiantati; ma le gengive sono 
paUide e tumide e facili a sanguinare. 

La statura è giusta; il colorito della cute è pal- 
lido ma sur un fondo brunastro ; i capelli d' un ca- 
stagno scuro; folti i sopracigli e la barba. U corpo 
è alquanto denutrito: pesa chilogrammi 48. La sta- 
tura è metri 1, 570. 



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211 
La craniometrìa dà le segmenti misure le quali non 
si discostano molto dalla media: 



Circonferenza del cranio . . mmi. » 


545 


Diametro fronto-occipitale . . . 


» 


175 


» biparietale . , . . . 


» 


135 


» bitemporale . . . , 


» 


130 


» bifrontale 


» 


115 


> occipito-breguiatico . . 


> 


155 


» mento-verticale . . . 


» 


230 


Curva fronto-occipitale .... 


> 


355 


» biauricolare .... 


> 


320 


Larghezza della fronte in alto . 


• » 


165 


» > in basso. 

\ j_j.- ^ -: j- - : 


» 


125 

_ «A 



Domandato, non risponde: conviene iterare più e 
{àà volte la domanda per ottenere una qualche ri- 
sposta che viene sempre fuori con accento fioco e 
Abbile. Del suo stato, dell'appetito, delle funzioni or** 
ganiche risponde a grande stento, ma però coerente- 
mente. Ma richiesto del perchè fosse portato in carf* 
cere, della sua famiglia, e della casa, non pronunzia 
che moDosillabi — ma — non so, e simili : dei genitori, 
risponde son morti; chiestogli della sua povera mo- 
glie, -- lei lo sa — risponde, e mostra negli occhi un 
certo intenerimento. A molte interrogazioni su tale 
argomento rimane muto. 

Grandissima è la prostrazione muscolare. Invitato 
ad alzarsi sul letto, risponde non potere, ed ò neces- 
sario prenderlo per le braccia. Tiene abitualmente il 
capo chino, e conviene esercitare un certo sforzo per 
rìiJzarlo. Al solo toccarlo , anche al semplice avvici- 
narglisi si desta in lui un forte tremito per tutta la 
persona. 



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212 

19. Febbraio. — Brevissimo il sonno nella notte; 
continua la tristezza e V abbattimento. Alle dimanda 
che s'aggirano sul misfatto del 20, risponde sempre 
col silenzio; alle altre adeguatamente. Nel resto si 
mantiene sempre quieto e silenzioso. Prende il cibo» 
e i medicamenti senza difficoltà. Egli viene sottoposto 
di subito alla cura ricostituente. 

23 detto. — Continua la stessa cupezza e prostrar 
zione: a mala pena ci riesce alzarlo e farlo cammi- 
nare. Soffre di stitichezza ostinata che non si hsm, 
vincere da clisteri e purganti. Questa stitichezza sem- 
bra preoccuparlo fortemente, e forse serve ad alimen- 
tare sempre il delirio dell' ammaramento. Infatti si 
lamenta sempre del non andar del corpo. Le notti 
sono sempre insonni. Di quando in quando è preso 
da sussulti tendinei. In questo giorno cominciamo a 
misurare la termogenesi, il rimmo respiratorio e dr^ 
colatorio, e seguitiamo per tredici giorni, vale a dire 
fino all' 11 marzo, a tener dietro alle fasi di queste 
tre funzioni. Noi le riporteremo tali e quali le ab- 
biamo registrate. 



Febbraio 



Polso 



Respiro 



Calore 



23 M. 






363(5 


S. 


80 


32 


361i5 


24 M. 


84 


24 


36 4i5 


S. 


104 


20 


37 1^5 


25 


92 


16 


361t6 


26 


90 


20 


86 £{5 


27 


72 


20 


362i5 


28 


72 


16 


86. 



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21S 



Respiro 


Calore 


16 


36 


16 


36 


16 


36 


16 


354i5 


16 


36 


16 


36 


16 


361i5 



Mano Polso 

1 76 

2 60 

3 60 

5 68 

6 72 
9 48 

11 60 



Come apparisce da questo prospetto» il calore segna 
un notevole abbassamento sotto la media» e si man- 
tiene per tatto il tempo dell'osservazione» discendendo 
fino a 35» 4(5» sebbene il termometro fosse introdotto 
nella stessa cavità orale. La sera del 24 si ha note- 
vole risalto di polso (104)» e relativamente anche di 
calore ; infatti appariva in preda ad uno stato sub- 
febbrile: però questo che in lui è risalto» non era 
die la temperatura normale di tutti li altri. U polso 
non presenta andamento costante ; dapprima molto 
frequente » discende dopo 5 giorni » non progressiva-» 
mente» ma con linee spezzate» e un giorno giunge fino 
alla cifra bassissima di 48. Si noti poi che il polso si 
manifesta sempre irregolare, e specialmente intermit^ 
tento. Solo il respiro » dapprima molto frequente , si 
accosta di subito alla normale e vi rimane. 

U 24 Marzo persistendo la stitichezza gli fu ammi- 
nistrato un clistere purgativo» che portò discrete eva- 
cuazioni di materie fecali e orinose. Le orine erano 
molto dense» e di colore rosso sanguigno. Il loro 
esame dà reazione acida, e i risultati seguenti: 



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214 

Peso specifico . . . I« 021 

Urati abbondantissimi 

Fosfati abbondanti 

Cloruri scarsi « discreti 

Solfati normali 

Urofeina abbondante 

Albume nulla 

Zuccbero nulla 

Sangue nessuna traccia. 

Nei giorni in cui lo sottoponemmo a questo esame 
fisico^ cominciammo a osservare un lievissimo risve- 
gliamento di forze nel fisico» come nel morale. Il Ga- 
limberti si alzava, dava qualche passo e prendeva la 
iniziativa a fare qualche cosa, dava qualche risposta, 
sebbene in monosillabi. La concentrazione cupa però 
in pensieri dolorosi e terrifici dura sempre. Qua- 
lunque cosa gli si dimandi, per me è finita, egli ri- 
sponde, tutti hanno giurato di farmi morire ; mi man- 
'Hnopure alla morte, perchè già so che per me non c'è 
altro. Domandato della sua povera moglie , risponde 
sempre allo stesso modo. Un giorno vedendo un com- 
pagno leggere un giornale, gli si avvicina e si pone 
a guardare nel foglio. Interrogato dalFinfermiere per- 
chè guardasse, risponde. So che mi hanno messo sui 
giornali: guardavo se e* era il fatto che ho com^ 
messo. 

20 Marzo. — La nutrizione del corpo e il colorito 
ha ripreso alquanto ; il passo è meno incerto e vacil- 
lante; la persona si tiene più dritta, il capo più al- 
zato : li occhi sono meno socchiusi ; le forze musco- 
lari alquanto aumentate; le congiuntive meno pallide 
e tumide ; le pupille sempre alquanto dilatate, ma più 
sensibili alla luce, e più mobili airaccomodazione. Le 



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215 
arterie temporali si mantengODo però sempre turgide ; 
la sensibilità corporea e specialmente la dolorifica 
sempre ottusa. Il viso è sempre addolorato; egli si man- 
tiene cupo e taciturno. Nella notte riposa pochissimo, 
ed emette con frequenza sospiri e fiochi gemiti. 

30 Marzo. — Compiono oggi 40 giorni dacché il 
Galimberti è al Manicomio, quasi due mesi dappoiché 
commise il misfatto. Ora dall'esame degli antecedenti 
e deirawenimento, dall'esame di tutta la condotta di 
lai dinanzi ai Magistrati ed al medico, una cosa ri- 
sulta chiara: uno stato morboso cerebrale a forma 
frenetica che lo trascinò ad un atto di sì efferata cru- 
deltà contro la moglie. E non può essere altrimenti. 

Nel Galimberti mancava affatto natura di delin- 
quente. Tutti i testimoni, ninno eccettuato, lo dicono 
uomo ruvido e poco socievole, e tutto a sé e d'inten- 
dere corto; ma nessuno ha da citare contro di lui 
una mala azione : tutti lo riconoscono per un buon 
figliuolo, incapace di far male a veruno. Corse voce, 
è vero, che pochi giorni innanzi al fatto egli avesse 
tentato di soffocare la moglie con un lenzuolo : ma 
questa voce, nata dopo il 20 gennaio, non ebbe raf- 
ferma da veruno de' testimoni. E quand'anche il fatto 
fosse vero, niun dubbio che avrebbe partecipato della 
stessa natura morbosa. 

Dicemmo che la gelosia fu il primo movente di 
quella serie di aberrazioni che andarono a finire poi 
in un immane delitto di sangue. Ma questa gelosia, 
che in sì breve tempo divenne adulta e potente, por- 
tava anch^essa evidentemente l'impronta morbosa. La 
Rosina era un angelo di bontà, un esempio di riser- 
vatezza: nulla in lei poteva dare appiglio a cotesta 
malnata passione. 

Cotesta gelosia si alimentò poi di sospetti i più 



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216 

ingiosti ed assordi; si alimentò di illusioni e alluci- 
namenti dei sensi esterni» e del senso intericn^e, e di 
ideali £antasticamenti. All'amore che aveva durato due 
anni sottentrò in due mesi odio e bramosia di ven- 
detta ; e odio e vendetta si sbramarono ferocemente sul 
corpo dell'innocente creatura» e il pentimento e il ri- 
morso non tennero dietro a così immane delitto» o 
apparvero solo come debolissimi lampi a far risaltare 
più che mai V oscuramento di quel povero intelletto. 
Invece egli ha seguitato ad accusare la sua Rosina 
anche dopo averla uccisa: invece egli non ha che 
sentimenti e pensieri egoisti; il non andar di corpo, 
l'angustia più del presente e del passato. 

n suo contegno nei primi quaranta giorni di re- 
clusione nel Manicomio non può essere che di un alie- 
nato ; è il contegno d'un lipemaniaco. La sua prostra- 
zione fisica mostrata dall'atonia muscolare» dall'ab- 
bassamento costante del calore» dalla ipoestesia» dalla 
ostinata stitichezza» dalla mancanza dell'appetito; la 
prostrazione morale indicata dalla profonda tristezza 
e taciturnità; il disordine intellettuale che si rivela 
per le alterazioni della sensività corporea e morale» 
e per le aberrazioni della mente» sono fenomeni che 
si collegano tutti patologicamente fra loro» che non 
potrebbero essere simulati» e stanno a rappresentare 
quella forma speciale frenopatica che si conosce sotto 
il nome di lipemania con delirio di persecuzione. 

E siccome la passione triste che forma il fondo della 
lipemanìa può erigersi talvolta in vero accesso furi- 
bondo» fu in uno di questi accessi che l'infelice Gar- 
Umberti incrudelì così ferocemente sul corpo dell'in- 
nocente sua moglie. Noi perciò in tutta coscienza 
non possiamo a meno di dichiararlo irresponsabile 
d'un atto che egli commise sotto un impulso morboso. 



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217 
Proposta d'una classificazione uniforme delle 

MALATIE mentali A SCOPO PARTICOLARMENTE STA- 
TISTICO — presentata dal dottor VERGA alla So-. 
detà freniatrica italiana nella seduta del 24 giugno 
1874. 

I. 

Passando in rivista quell'esercito di classificazioni di 
malatie mentali» a cui ogni colta nazione prestò il suo 
contingente» si vede che a fondamento della massima 
parte delle classificazioni medesime sta la psicdogia. 
Ciò è naturale. Alla definizione della pazzia, che ab- 
biam visto essere stata sempre più psicologica che fi- 
siologica» dovea corrispondere una classazione di egual 
colore. 

Siccome poi l'alterazione quantitativa o qualitativa 
delle facoltà intellettuali e morali (che è appunto il 
fondamento psicologico della maggior parte delle clas- 
sificazioni dei pazzi) non si può desumere che dai 
sintomi fisici e dalla forma esteriore; così la classifi- 
cazione delle malatie mentali» come quelle di tutte le 
altre malatie delFumano organismo» può dirsi in fondo 
basata sulla sintomatologia o sulla forma. Anche questo 
è naturale. Le malatie non appaiono e non si possono 
dimostrare che per la forma. L'essenza delle malatie 
può includersi e non includersi nella forma» ma ciò 
che le rappresenta è sempre la forma. I perfeziona- 
menti della scienza medica e Torgoglio inquieto d'alcuni 
suoi adepti non sono ancora riusciti a dare lo sfratto 
dalle tavole nosologiche alla nevralgia» alla paralisi» 
alla corea, all'epilessia» al tetano» e a tante altre forme 
morbose del tutto sintomatiche. I pochi che tentaronp 
delle classificazioni anatomiche non ebbero seguaci. 
Arch^ anno 11.* 14. 



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218 

Anch'io pertanto nella classazione delle malatie men- 
tali che sto per proporvi mi attenni in gran parte alla 
forma. Ma pensando che la stessa classazione è destinata 
particolarmente ad indagini statistiche e di generale 
interesse, mi parve molto importante^ raggruppare le 
diverse forme d'alienazione mentale nei modi più na- 
turali, tenendo conto sopratutto dell'elemento etiologico; 
ed è su questo punto che invocherò più tardi la vostra 
attenzione. 

II. 

Le forme più elementari e tipiche dalla pazzia, che 
sono la mania, la melancolia e la demenza, furono na- 
turalmente viste e studiate per le prime. I nomi di 
mania e di melancolia si leggono già nei libri d' Ip- 
pocrate, di Galeno e d'Areteo ; colla sola differenza, che 
secondo Ippocrate e Galeno la mania era caratterizzata 
dal furore e dalla violenza, e la melancolia dal timore 
e dalla tristezza, mentre secondo Areteo il primo vo- 
cabolo designava un delirio generale, e il secondo un 
delirio parziale o l'idea fissa. Anche la demenza fu già 
segnalata da Galeno col titolo di avota Ma bisogna 
venire fino al secolo XVII per vederla trattata come 
si conviene. Fu Felice Fiaterò che ne parlò per il 
primo largamente e magistralmente. La sua imhecil- 
litas mentis comprende tanto la demenza quanto Ti* 
diotismo, del quale noteremo qui di passaggio aver egli 
distinto un tipo endemico osservabile nell'Egitto, nel 
Vallese, nella Carinzia, che è evidentemente il creti- 
nismo. 

Le tre forme di maglia, melancolia e demenza ri- 
òorrono in quasi tutte le classificazioni di pazzia anche 
più moderne. Chiarugi phiamava melancolia una pazzia 



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219 

parziale limitata ad uno o pochi oggetti, mania la pazzia 
generale accompagnata da audacia e da furore negli atti 
volontari, e demenza la pazzia generale o quasi generale 
con irregolarità d' azione delle facoltà intellettuali e 
della volontà ma senza emozioni (1). Filippo Pinel ag^ 
giunse alle tre forme elementari del Chiarugi VicHa^ 
tismo, del quale avea già così bene discorso il Fiaterò. 
L'Bsquirol divise opportunamente Vtdiotismo di Filippo 
Pinel in due gradi, chiamando imbecillità il più leg- 
gero, idiozia il più grave; e distinse non meno opportu- 
namente la melancolia semplice con predominio d'idee 
tristi e deprimenti (alla quale diede il nome più scien- 
tifico e proprio di lipemania) dalla monomania o delirio 
parziale con eccitamento o con predominio d'una passione 
allegra od espansiva. 

I molti discepoli dell'Esquirol, dei quali alcuni sono 
ancor vivi, rimasero quasi tutti fedeli alle tradizioni 
del loro grande maestro, ma non tralasciarono di ado- 
perarsi per aumentare il patrimonio scientifico da lui 
redato. — Così Georgeted Etoc-Demazy misero in rilievo 
una forma già intraveduta dall'Esquirol sotto il titolo di 
clemenza acuta e dal Chiarugi sotto il titolo di melala 
colia attonita, che chiwoiaiTono stupidità — Georget, Gross 
e il nostro Benedetto Monti, camminando sulle orme di 
Pinel e di Esquirol, dimostrarono esservi delle mono^ 
manie intellettuali e delle monomanie puramente istin- 
the od impulsive. — Trélat, Brièrre de Boismont, Cam- 
pagne ed altri sulle stesse orme trovarono quella strana 
psichica anomalia contrasegnata particolarmente da ir- 
r^olarità del carattere e della condotta, che chiama- 
rono pazzia lucida, pazzia morale , pazzia d* azione, 
pazzia ragionante. Non è ancor deciso se dessa «a una 

(1) Della pauia in gmere ed in ipeeie. Firenze 1794. 



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220 

forma distinta e indipendente dalle altre, o una sem- 
plice varietà o gradazione delle communi forme di 
pazzia, e grandi difficoltà s' incontrano a farla accet- 
tare dalla publica coscienza ; ma è appunto per qqesto 
ohe devono i medici alienisti studiarla e segnalarla 
con maggior impegno. Cosi si solleciterà anche l'isti- 
tuzione dei manicomii criminali che, se non m'inganno, 
son destinati ad accogliere particolarmente le vittime 
della pazzia morale e della monomania impulsiva. — 
Baillarger tenne dietro a casi singolari di pazzia mista» 
nei quali si avvicenda un periodo di melancolia con 
un periodo di mania, e che furono da lui distinti col 
titolo di pazzia a doppia forma e da altri col titolo 
di pazzia circolare o ciclica. 

1 soli medici alienisti che abbiano ardito ribellarsi 
contro le forme tipiche di Pinel ed Esquirol sono il 
Falret figlio, che espimse dal ruolo delle alienazioni 
mentali la mx)nomania, e il Morel, che si studiò di sop* 
primere le entità nosologiche della mania e della me- 
lancolia. — Altri, meno audaci, si accontentarono di 
mutare i nomi di alcune antiche forme, sostituendo ad 
un vocabolo della lingua viva un vocabolo greco o la- 
tino, e più frequentemente mutando un vocabolo greco 
o latino in altro pur latino o greco. Così Guislain con 
un capitale grandissimo di dottrina e d'esperienza riuscì 
a stabilire sei forme, che non &.nno altro che ripro- 
durre in veste greca di nuovo taglio fórme già cono* 
scinte. La sua frenalgia corrisponde infatti alla lipema- 
nia; la frenoplessia, sdl'estasi o all'attonitaggine; Viper^ 
frema, alla mania; ì&parafrenia, alla follia morale o 
alle anomalie della volontà e degli istinti; l' ideofrenia, 
«Uè anomalia delle idee o al delirio ; l' afrenia^ alla 
demenza. Di minor conto è la sostituzione che fece 
Rush di quelle parole ibride , mezzo greche e mezzo 



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221 
latine» di tristimania e amenomania, ai vecchi vocaboli, 
di pura orìgine greca ma certamente men chiari» di 
Kpemania e monomania. Poco felici sono anche le in<- 
novazioni lìngoistiche fatte recentissimamente dal si* 
gnor Berthier ; e non so qnanto si avvantaggerebbe 
la scienza chiamando plessomania la stupidità» terato- 
mania V ìdi(^ia e Timbecillità » zoomania la demenza» 
fisiomania la monomania impulsiva. 

Né sono dandole psicologica solamente le forme ele- 
mentari dell'Esqoirol» che circondate di tanto rispetto 
e immutate anche di nome giunsero fino a noi. Con- 
siderazioni d^ indole puramente psicologica servirono 
di norma e di base anche alle principali classificazioni 
delle malatie mentali. Gira e rigira» è stata sempre 
Testensione e la qualità del delirio» o l'esaltamento e 
la depressione dell'animo» che riportarono in questa bi- 
sogna i primi onori. Basterà qui ricordare alcune delle 
meno antiche classificazioni della pazzia. 

Tra quelli che presero per punto di partenza Testen- 
sione del delirio abbiamo il nostro Fantonetti» a cui • 
dobbiamo la divisione della pazzia in parziale o mo- 
Tiotnama» moltiplico o poUmania » generale od oloma^ 
ma (1). Questa divisione per una certa semplicità se- 
ducente ebbe dei seguaci in Italia e fuori. 

Tra quelli che badarono meno al numero delle facoltà 
offese che alla loro diversa qualità troviamo Heinroth» 
che distinse tutte le malatie delF anima (SeelenstS'' 
rungen), in quelle del sentimento fGemiìthstortmgenJ, 
in quelle dell'intelletto {"GeistesstórungenJ e in quelle 
della volontà (^WillensstorungenJ. 

n nostro Clerici» senza niQla sapere delle specula- 
zioni dell'acuto alemanno» riuscì ad analoga classazio* 

(1) Dgtta pauia, saggio teorìco-pniico: Mllauo, 1830. 



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222 

ne (1). Egli divìse anzi tutto le pazzie che dipendono 
primamente da un pervertimento delle nostre affezioni 
da quelle che dipendono da un impedito o irregolare 
esercizio del pensiero. Le prime da lui chiamate este-- 
siopatie o alterazioni dei sentimenti, corrispondono alla 
Gemùthsstorungen di Heinroth ; le seconde , da lui 
chiamate frenopatie o alterazioni del pensiero, corri- 
spondono alla GeistessiÓrungen del medesimo. Se egli 
trascurò le lesioni della volontà o le Wtllensstórungen 
di Heinroth, non posso fargliene carico, parendo anche 
a me che simili lesioni debbano sempre essere una 
conseguenza del disordine del pensiero e specialmente 
di quello dei sentimenti. Felice poi e degna d'un filo- 
sofo osservatore è la distinzione che il medesimo fece 
delle estesiopatte. Queste alterazioni del sentimento , 
. questi delirii affettivi, vennero da lui suddivisi in /ito- 
patie, nelle quali predomina Tespansione, e misopatie, 
nelle quali predomina il concentramento, riferendo alle 
prime tutti i delirii versatili, gai, fantastici , erotici » 
ambiziosi , teosofici , ecc. , e collocando nella seconda 
tutte le forme cupe, melancoliche, ipocondriache, da- 
mnofobiche. Quanto alle alterazioni del pensiero, ^li 
vi fa corrispondere V idiozia e V imbecillità per mala 
conformazione del cranio e imperfetto sviluppo del cer- 
vello, la demenza dipendente dall'età o consecutiva ad 
infiammazione cerebrale o ad alcune delle affezioni 
mentali, e la manda che dà invece all'individuo un 
insolito flusso d' idee e una singolare vivacità d'azione. 
Non molto dissimile è la classazione proposta 4 anni 
appresso dal dottor Bonucci (2). Secondo quest'argato 

(i) Cenni psicologici diretti allo studio della pa%%ia. — Appendice 
psichiatrica della Gazzetta Medica Lombarda^ 4 aprile )853. 

(2) Preliminari d^una classi/icazione delle malatie mentali, — i^ 
pendice psichiairica^ ecc., 3 agosto 1857. 



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223 
alienista, o le facoltà deiranima sono alterate qualita- 
tivamente e costituiscono i deUri; o sono alterate quan- 
tìtatÌTamente e costituiscono le mentecattaggini. Nei 
delirii poi o predomina V espansione e prorompe in 
movimenti ed azioni, ed abbiamo la follia, l'esaltamento 
maniaco e la mania; o predomina invece la concentra- 
zione, con speciale interessamento degli istinti o dei 
sentimenti o delle facoltà contemplative, e abbiamo la 
monomania istintiva, la monomania sentimentale o li- 
pemania, e la monomania intellettuale. Come vedete , 
la divisione dei deliri del Bonucci in espansivi e conr 
centrativi rammenta le filopatie e misopatie della clas- 
sazione precedente. Le alterazioni di quantità per il 
Bonucci non possono essere che nel senso del difetto 
igiaochè egli non è di quegli alienisti che considerano 
il genio come una malatia o una mostruosità della 
mente umana) , ed è perciò che egli volle designarle 
ed titolo di mentecattaggini. Ora secondo il grado 
maggiore o minore di tal difetto, il Bonucci ne deriva 
la stupidità, la demenza, Y imbecillita e T amenza. Ti- 
4ÌQzia e il cretinismo. 

Sono belle queste classificazioni, ammirabili per il 
loro simmetrico biforcarsi, ma sembrano fatte piuttosto 
da filosofi e da teologi che da medici, sono atte a fi- 
gurare nei libri piuttosto che a servire nei manicomi. 
Che cosa, ci dicono esse sulle cause, sulla prognosi ,. 
soUa cura delle malatie mentali? 

Semplice e di un certo saper clinico parmi la clas* 
sazione del Oriesinger (1). Egli divide la pazzia in due 
grandi classi. Nella prima colloca li stati di emozione 
d'animo in cui si trovano alterazioni anatomiche ; stati 



(I) Ttmiié des wmladies mentalesj paàu>logique et IhirapeutiipUf ecc., 
tndak par Doumic. Pairìs, IS65. 



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224 

primitivi e che d' ordinario guariscono. Questi stati 
possono essere con depressione d'animo^ e allora ab- 
biamo r ipocondria » la melancolia , la stupidità e la 
melancolia con tendenze distruttive; oppure sono con 
esaltamento d'animo , e allora abbiamo la mania , la 
mania senza delirio e la monomania. Nella seconda 
classe il Griesinger colloca le lesioni d' intelligenza 
e di volontà che d* ordinario sono la conseguenza e 
Tesito dei primi. Qui vengono la pazzia sistemizzata 
la demenza agitata» la demenza apatica» Tidiozia e il 
cretinismo. Per quanto piacia a primo aspetto questa 
classazione , si resta alla fine disgustati deUo strano 
avvicinamento che il Griesinger vi fa dell' idiozia e del 
cretinismo alla pazzia sistemizzata e alla demenza. 
Come l'idiozia e il cretinismo, lesioni congenite , pos- 
sono stare a fianco di quelle lesioni d' intelligenza e 
di volontà che sono 1' ordinaria conseguenza e l'esito 
degli stati emotivi che il Griesinger collocò neUa pri- 
ma classe? Inoltre abbiamo anche qui troppo dello 
psicologico e dell' antiquato. 

Chi ha pratica di pazzi sa che altre forme morbose 
si accolgono e si curano nei manicomii oltre le de- 
cantate forme tipiche dell' Esquirol — Bayle, Foville , 
Calmeli ed altri molti con importanti publicazioni 
fecero accettare una forma complicata di lesioni in- 
tellettuali, sensorie e motorie, disgraziatamente assai 
ovvia, che prima fu detta paralisi generale degli atie- 
nati ed ora più communemente pazHa paralitica. — 
Per i lavori accumulati di Leuret, Eenaudin, Lélut, 
Baillarger , Brièrre de Boismont sulle allucinazioni, 
venne generalmente riconosciuto che la pazzia può in 
alcuni casi essere dalle medesime costituita e soste- 
nuta. — Per lo studio particolarmente del Clerici e di 
altri suoi compatrioti fu messa in chiaro un' altra for- 



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225 
ma complicata di pazzia, propria dei pellagrosi (1). 
— Per le ricerche inaugurate da Magnus Huss colla 
sua famosa opera sali' alcoolismo cronico, risultò che 
anche i bevitori vanno soggetti a forme diverse ve- 
saniche. — Per le serie indagini di Marce, Leidensdorf 
ed altri venne provato che particolari condizioni or- 
ganiche dispongono ad una alienazione che ora assume 
la forma maniaca, ora la melancolica, e che si con- 
venne di chiamare pazzia o psicosi puerperaU. — È 
poi notorio che 1' ipocondriasi , V isterismo e V epiles^ 
sia possono trasformarsi in vera pazzia, come è notorio 
che Vetà avanzata può indurre non solo il marasmo e 
r indebolimento fisico ma anche la demenza. 

Non dirò che tutte queste forme sieno sempre sfti- 
gite all'osservazione dei medici alienisti e dei direttori 
dei manicomii. Nelle classazioni di Erlenmeyer, Sci- 
pione Pinel, Delasiauve, Baillarger, Brièrre de Bois- 
mont e del nostro Mantegazza trovo già indicate le allu- 
cinazioni come costituenti una speciale forma di ma- 
latie mentali. — Nelle classazioni di Parchappe, 
Girard de Cailleux e di alcuni italiani , vedo contem- 
plata tanto la forma epilettica quanto ìb, paralitica. — 
Nelle classazioni di Brièrre de Boismont, di Scipione Pi- 
nel e di Delasiauve appaiono la pazzia senile, e Vdlcoo- 
Kca. — Parchappe riferisce al suo gruppo delle pazzie 
composte la pazzia convulsiva od aìcoolica, e prevede 
che verranno a costituirsi definitivamente altre forme 
e varietà noeologiche, e segnatamente la pazzia puer^ 
peraìe, Visterica, V ipocondriaca, la pellagrosa, ecc. (2). 

Mb, bisogna confessarlo, soltanto ai giorni nostri si 



(1) Del delirio pellagroso, — Appendice psichiatrica della Gazzetta 
Medica lomhotda^ 4 giagiio 1855. 

(2) Articolo Alienadon oel Diaionaité dee scimees medieaUs. 



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226 

diede alle forme composte o complicate della pazzia il 

debito peso e se ne fecero delle vere entità Dosologiche, 

denominandole per la maggior parte dall'elemento 

causale. 

n Morel si è spinto forse troppo oltre per questa 
via» avendo fatto una classificazione quasi esclusiva- 
mente etiologica. Egli infatti contempla: 1. le alienazioni 
ereditarie, alle quali riferisce il temperamento nervoso 
od emotivo, la monomania e la mania istintiva , e la 
idiozia; 2. le alienazioni da intossicazione, ossia da nar- 
cotismo, da alcoolismo, da nutrizione insufficiente od 
alterata (ergotismo, pellagra, ec), da influenze paludose 
e geologiche (cretinismo) ; 3. le alienazioni da trasfor- 
mazione di certe nevrosi (pazzie isteriche, epilettiche, 
ipocondriache) ; 4. le alienazioni idiopatiche, alle quali 
riferisce Tindebolimento progressivo delle funzioni ce- 
rebrali e la pazzia paralitica; 5. le alienazioni sim- 
patiche , 6. la demenza (1). Nei nostri manicomi , ove 
è così difficile ottenere notizie esatte dai ricoverati e 
specialmente dalle loro famiglie , si resterebbe il più 
delle volte esitanti ed incerti ove allogare li infermi» 
secondo qaesta classazione. 

Tuttavia la scienza deve esser grata al Morel per 
la sua ardita e feconda iniziativa e per la innegabile 
naturalezza d'alcuni suoi gruppi. 

n Laurent divide prima di tutto le alienazioni men- 
tali in tre grandi classi , cioè in semplici , miste , e 
complicate od organiche propriamente dette. Suddivide 
le semplici nelle diverse forme di mania, melancolia, 
monomania e demenza, che già conosciamo. Suddivide 
le miste, secondo le nevrosi che vi sono associate, in 
ipocondriache, isteriche ed epilettiche. Suddivide final- 

(i) Traiié det maladUs meniaUs. Paris» i863. 



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227 
mente le complicate in paraUHcke (paratisi generale) 
in specifiche o dipendenti da cronico avvelenamento,, 
in cachettiche, ed in sintomatiche di lesioni locali più 
o men gravi. Con questa classazione il Laurent crede 
di aver riassunto dalle lezioni dei suoi maestri , dai 
lavori di quanti scrissero sulla pazzia e dalle proprie 
osservazioni il meglio del patrimonio della patologia 
mentale (1). È certamente la sua una classazione pra- 
tica e commoda. Ma parmi che si possa semplificare 
sopprimendo la distinzione tra le alienazioni miste eie 
complicate. Le alienazioni infetti ipocondriache, isteriche 
ed epilettiche risultando dal connubio di una nevrosi colla 
ahenazione, o meglio essendo la stessa nevrosi elevata 
al grado di pazzia, ci offrono lo spettacolo di disordini 
intellettuali ed affettivi complicati da lesioni più o 
men gravi della sensibilità e della motilità. 

Da tali idee pare sia stato condotto il Berthier nella 
soa recentissima classazione (2). Egli infatti non sìr 
occupa che di due sorta di deliri : dei deliri vesamci 
o delle pazzie semplici , infinite per la loro varietà , 
ma riducibili per le analogie psichiche ad un certo- 
numero di forme, che non differiscono che per il nome 
da quelle universalmente conosciute ed ammesse; e 
dei deliri vesani formi o pazzie secondarie, legate alle 
affezioni convulsive, aUe intossicazioni, agli stati dia- 
tesici e costituzionali. 

ffl. 

Visto che li antichi tipi freno-patologici di Chiarugi,. 
Pinel ed Esquirol , colle aggiunte e i perfezionamenti 

(1) Ètude médUo-légàU mr la $imuUuion de la folte. Paris iS6G. 

(2) ÀMMolee médicO'p$yehologique$. Novembre 1873. Classification 
et étìagnoeHe data le$ mahdkt mentales. — Dì qaeslo laroro diedi io 

o sunto. 



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dei moderai, sono ancora in grande onore ; conside- 
rato che quei tipi sono chiari, netti, alla mano di tutti; 
che alconi sono più o meno curabili, altri del tutto 
incurabili; che alcuni sono più frequentemente che altri 
accompagnati da lesioni anatomiche, sicché ovvio è il 
sospetto che tutti dipendano da speciali alterazioni 
organiche e che le forme svariate del disordine intel- 
lettuale ed affettivo non siano che il riflesso della 
occulta interna modificazione ; io mi sono ben guar* 
dato dal toccarli. Mi è caro di rispettare i vostri idoli 
e di non togliervi alle antiche vostre conoscenze. 

Qualche rivoluzionario della scienza obietta in tuono 
di sarcasmo : la mania e la melancolia non sono forme 
essenziali; la mania o l'esaltamento e la melancolia o 
la depressione delle facoltà psichiche sono semplici 
sintomi che si incontrano in tutte le varietà della 
pazzia. — Prima di tutto io nego che per mania s' in- 
tenda un semplice esaltamento e per melancolia una 
semplice depressione delle facoltà intellettuali e morali. 
No : queste parole non significano un sintomo, sibbene 
un complesso di sintomi, e qualsiasi forma nosologica 
si riduce alla fine ad un complesso di sintomi. Ma si 
trattasse anche di un sintomo solo, di un sintomo 
però evidente, insistente e di cattivo augurio, esso ben 
meriterebbe di essere preso in considerazione. 

Altri objettano che quei tipi non sono sempre schietti, 
che la mania per poco che restringa i suoi divagamentì 
e la monomania per poco che allarghi i suoi, vengono 
ad incontrarsi e confondersi, e che spesso la melan- 
colia passa nella mania o nella demenza. -^ L*objezione 
è giusta, ma si può applicare alla maggior parte delle 
malatie fisiche. Quand' è che si ha a fare con una in- 
fiammazione pura e semplice dei polmoni o delle pleura, 
del ventricolo o del fegato o delle intestina ? Badiamo 



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22$ 
all'affezione prevalente e indidiiamo qnella» secondo 
l'antico adagio: apotiori fit denomtnaiio. Molte volte 
l'apoplessia è conseguenza d' ipertrofia cardiaca ; ma 
in quale nosocomio sì preferisce d' inscrivere questa 
piuttosto che quella atfezione sulla cedola cubicolare? 
Se la mania può dar luogo alla melancolia e la me- 
lancolia alla demenza « anche una malatia fisica può 
essere seguita da un' altra affatto diversa. Basterà qui 
ricordare la frequenza dei passaggi degli ammalati di 
qaesf Ospitale da un comparto all'altro per esservisi 
scoperta o manifestata una nuova malatia. All'epoca 
d'un censimento è naturale che si indichi quello che 
si trova. 

Io non mi sono dato neppur mólta pena di distri- 
buire e classare questi tipi , facendoveli vedere pen- 
denti come frutti maturi dai rami d'un albero noso- 
logieo di mia importazione. Mi bastò di schierarli 
tutti, ad esempio di Berthier, sotto il titolo ài pazzie 
semplici. 

Posi in riscontro a queste» sotto il titolo di pazzie 
conducale, altre forme nelle quali i disordini psichici 
sono complicati da disordini fisici, siano questi limitati 
ai sensi esterni ed interni o si estendano anche alla 
motilità ed alle funzioni organiche. Complicazioni pos- 
sono aver luogo anche nelle forme semplici della paz- 
zia, ma saranno accidentali e transitorie ; mentre le 
lesioni della sensibilità e della motilità che si osser- 
vano nelle forme che i moderni chiamano complicate, 
saranno congiunte all'alienazione mentale nei rapporti 
£ causa ad effetto. 

IV. 

Ma io qui voglio esporre meno sommariamente la 
mia classazione e giuirtificarla nelle varie sue parti* 



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230 

Vi pr^o pertanto di tenervi sotV occhio l'albero da 

me rizzato e di osservarne le ramificazioni. 

TATOI4JI. FREHOPATOIiOGICA 




Imbecillità 

Idiozia 

Cretinismo 



Mania . . . 
^ l Monomania 



Icon furore 
senza furore 
1 intellettuale 
impulsiva 

Melancolia ( semplice 

o lipemania j eon stupore 

/ primitiva 

Demenza ) 

I consecutiva 

Pazzia morale ragionante 

Pazzia a doppia forma circolare 

Frenosi sensoria 

» ipocondriaca 

» isterica 

» puerperale 

» epilettica 

» alcoolica 

> pellagrosa 

» paralitica 

» senile 



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281 
Frenosi e frenastenie. 
Io trovo prima di tatto importante di dividere i 
morbi psichici in quelli che sotto le forme più sva- 
riate colpiscono Tuomo nel corso della vita e ne al- 
terano le facoltà intellettuali e morali già sviluppate, 
da quelli che sono il prodotto d'una infermità conge- 
nita o d'una affezione qualsiasi che impedì lo sviluppo 
organico o funzionale dell' encefalo. 1 primi » anche 
quando sono le conseguenze d'una labe ereditaria» si 
manifestano come un fatto accidentale» determinato da 
un concorso di cause particolari ; seguono un corso » 
descrivono una parabola e tendono a finire colla gua- 
rigione o colla morte, oppure diventano cronichì. I se- 
condi meritano meno il nome di malatia o d' infermità, 
e hanno piuttosto 1' aria d* un vizio costituzionale o 
d' una degenerazione organica. In omaggio ai principii 
per i quali la nostra Società chiamossi freniatrica an- 
ziché psichiatrica, io chiamo i primi frenopatie o fre^ 
tiosi e i secondi frenestesie. Se quest' ultimo vocabolo 
(che vuol dire imbecillità delle funzioni cerebrali, di- 
fetto radicale e incurabile delle attitudini intellettuali 
e morali) vi dispiace , chiamate , frenopatie o frenosi 
acquisite le prime, e frenopatie o frenosi congenite le 
seconde. 

n Parchappe fu forse il primo a far questa capi- 
tale distinzione e non capisco come non abbia avuto 
più largo seguito. Se li autori di nosologie generali , 
invece di dividere le diverse forme morbose, come la 
cecità, la sordità, ecc., in congenite ed acquisite, fanno 
dei vizii congeniti e delle deformità organiche un'or- 
dine, una fieuniglia di morbi affatto separata, perchè 
i medici alienisti continueranno a collocare l' idiozia 
t il cretinismo accanto alla demenza acquisita e per- 
fino accanto alla mania? Ciò facendo essi mostrano 



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232 

meno buon senso del volgo, il quale non ap^dicò mai 
agli idioti e ai eretini il nome di pazzi, ma piuttosto 
quello di s(^mi, scimuniti , fatui , innocenti , ecc. Li 
idioti e i cretini infatti non sono, strettamente par- 
lando, di competenza del clinico, ma del fisiologo e 
del naturalista. Essi abbisognano di cure educative ed 
igieniche speciali; dalla compagnia dei pazzi non pos- 
sono ritrarre che dannose impressioni e spiacevoli 
conseguenze. Perciò saggiamente operavano i padri 
nostri raccogliendoli di preferenza in una casa d' in- 
curabili, e più saggiamente opereremo noi promovendo 
per essi la fondazione di speciali stabilimenti. Già al- 
cuni medici alienisti (come il dott. Robertson in In- 
ghilterra e il dott. Girolami in Italia) vorrebbero esclusi 
li idioti e i cretini dai manicomii ; tanta e sì lampante 
par loro la differenza che intercede tra costoro e i 
veri pazzi. La distinzione poi acquista maggior impor- 
tanza in una tavola diretta a intenti statistid; ed io 
ricorderò che nel Congresso statistico internazionale 
tenutosi nel 1855 a Parigi e nel 1857 a Vienna si rao- 
commandarono ricerche affatto speciali, affatto distinte 
per li idioti e per i cretini , e per i pazzi (1). Nella 
mia tavola poi io ho trovato conveniente non solo di 
distinguere V idiozia dal cretinismo , essendo que^ 
caratterizzato da uno speciale abito esteriore , ma di 
ammettere una varietà o un grado minore di idiozia, 
col titolo d' imbecillità, che comprenderebbe quei casi 
infiniti di incompleta idiozia che non impediscono Toso 
della parola. 

Frenosi semplici. 
Le frenastenie o le frenopatie congenite non vanno 



(1) La tUUi$tiea e Palienaziane mentale. Discoreo iaau^nile del 
prof. A. Verga. Archmo Uoliano per le malatie nervoee , eoe, 1868. 



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soggette ad ulteriore divisione. Bensì si suddividono 
le frenosi acquisite, come abbiam già detto^ in semplici 
e complicate, secondo che consistono in semplici d> 
sordini dell' intelligenza a del sentimento» o si compii* 
cano di disordini dei sensi, della motilità e delle stesse 
funzioni organiche. Le antiche forme diementari della 
pazzia sono la mania, la monomania, la melancolia o 
la lipemania e la demenza. Io vi aggiunsi le conquiste 
moderne ààlB, pazzia morale o ragionane, e della paz^ 
zia circolare o a doppia forma. 

Ciascuna forma elementare presenta delle varietà. 
Mania. 

Giosi la mania può essere gaja^ baccante, mite, cao^ 
tica, furiosa, ecc. Io mi accontentai di notare soltanto, 
ad esempio del Brièrre de Boismont , la [mania con 
furore e la mania senza furore, avendo visto che 
anche nel Congresso statistico internazionale di Parigi 
e di Vienna non si è raccommandato di tener conto che 
di quest' ultima varietà come quella che richiede spe- 
ciali provedimenti. 
Monomania. 

Anche la monomania può essere erotica, persecutiva, 
ambiziosa, teosofica , politica , ecc. Io mi sono accon- 
tentato di dividerla nelle due più capitali sottospecie 
— intellettiva e impulsiva. 
Melancolia. 

La melancolia o lipemania fu pure divisa in due 
sole sottospecie — semplice e con stupore — poiché 
mi stavano in mente li studii fatti da tanti suirattoni- 
taggìne con cai si presisntano molti melancolici ^ sia 
questa pura, o provocata e mantenuta da allucinazioni 
terrifiche. Le altre varietà di lipemania, che io descrissi 
nelle mie Conferenze cogli epiteti di anocia, acuta y 
Arch ., a^ìno li. . 15. 



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234 

maniaca, ecc., interessano più il patologo e il clinico 

che lo statista. 

Se della melancolia con stupore si volesse fare una 
specie a parte, con Guislain, Berthier ed altri, chia- 
mandola frenoplessia , plessomanta o come meglio vi 
piace, non avrei nulla a ridire. 
Demenza. 

Della demenza i medici alienisti hanno pur fatte 
diverse specie, ma io preferii di distinguerla in due 
sole, in quella cioè che altri direbbero essenziale, prò- 
topatica e che io chiamai primitiva; e in quella che è 
Tultimo termine delle forme elementari della pazzia e 
delle aflfezioni acute e mal risolte dell'encefalo e delle 
sue meningi, e che io chiamo consecutiva. Se voi du- 
bitate che esista una demenza primitiva^ e amate me- 
glio di distinguerla, secondo la forma, in agitata e 
apatica, io non mi ostinerò nel mio proposito. 
Pazzia morale e circolare. 

Vi ho già detto perchè io abbia fatto posto nella 
mia tavola alla pazzia morale e aUa pazzia circolarle. 
La prima torna commoda per accogliere V esaltamento 
maniaco o la mania senza delirio di Pinel, la mono- 
mania ragionante di Esquirol , la pazzia Ilici Ja di 
Trelat, la pazzia (T azione di Brièrre de Boismont, tutti 
i casi di pazzia insomma in cui appena avvertibile è 
r alterazione dell'intelligenza e grave all'incontro è il 
' delirio degli affetti e dei sentimenti. Di questi casi il 
P. Salerio nel solo triennio 1871-73 ne contò 11 
sopra 975 ricoverati nel suo manicomio centrale ma- 
schile di Venezia (1). Lsl pazzia circolare o ciclici po- 
trebbe da noi estendersi a tutte le rotazioni frenopa- 

(1) Cenno statistico triennale 1871-73 del manicomio maschile cen- 
trale veneto in S. Servolo di Venezia del P. Prosdocimo dott. Saie rio 
^ei fate-beoe-fratelli, medico direttore. Venezii 1874. 



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23$ 
tologiche > a tutti i casi in cui la mania si alterna 
colla melancolia» T eccitamento colla depressione, la 
amania collo stupore, ancorché non vi si notassero li 
estremi voluti dal Baillarger, secondo i quali però il 
P. Salerio ebbe a trattare 6 ricoverati nel suddetto 
triennio. 

Frenosi complicate. 
Frenoei sensoria. 

Delle forme complicate della pazzia la meno compli- 
cata parmi quella che ha per fondamento e per appoggio 
un errore dei sensi e che io perciò chiamai con L^ut, 
óriesinger ed altrujpazzia sensoria. Lsimeiggiov parte 
degli alienisti la designano col titolo semplice di alluci- 
Tiazioni. Così Baillarger, Mantegazza, Delasiauve , Se. 
Pinel, Brièrre de Boismont, Erlenmeyer. 

Non è questo il luogo di discutere se nelle alluci- 
nazioni sieno affetti i nervi e li organi dei sensi, o 
soltanto i centri percettivi. Sembra che nella maggior 
parte dei casi sieno primitivamente affetti i centri per- 
cettivi e che in alcuni casi questi si risentano seconda- 
riamente dell' affezione dei nervi e degli organi dei 
sensi. A noi basta il sapere che molte alienazioni 
mentali decorrono senza allucinazioni, o poche e non 
bene determinate ne presentano, mentre in altre le 
allucinazioni, specialmente acustiche e visive, sono la 
causa evidente ed unica di tutto il disordine mentale, 
e cessate le allucinazióni cesserebbe anche la pazzia. 

A qualcuno potrà sembrar strano che io abbia col- 
locato tra le frenosi complicate un delirio che ha per 
anico fondamento delle allucinazioni. Se tale fosse 
r opinione dei più, io non avrei difficoltà a spostare 
questa forma morbosa, collocandola fra le semplici, in 
coda alla pazzia circolare. Si avverta soltanto che le 
allueinazioni possono ingenerare tanto l'agitazione ma- 



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236 

niaca quanto il conoentramento melancolìco e Tìmpeta 

monomaniaco. 

In alcuni casi le allucinazioni sono esse medesime 
il prodotto dell' alcoolismo o dell'isterismo; e allora 
non si tratta più di frenosi sensoria, ma bensì di fre- 
nosi alcooKca o isterica. 
Frenosi ipocondriaca. 
Le allucinazioni interne o gangliari o cenestetiche 
sono frequenti nei pazzi ; ma in alcuni individui co- 
stituiscono il principale patimento e sono causa di in- 
terminabili noiose querimonie e di azioni le più stra* 
vaganti e pazze. Sono questi ultimi individui che io 
dico malati di frenosi ipocondriaca. U ipocondria fa 
considerata cernie una forma speciale di pazzia da Bur- 
rows, da Griesinger e da Scipione Pinel. Giuseppe 
Frank e Morel hanno nelle loro tavole la pazzia ipo^ 
oondriaca. Chiarugi, Girolami, Billod contemplano la 
melancolia ipocondriaca. Chrichton segnala una varietà 
speciale di pazzìa sotto il titolo di allucinazioni ipo^ 
condriache. 

Frenosi isterica. 
L'isterimo ha dei punti di contatto coli' ipocondria 
e fa come questa avuto per causa d'alienazione men- 
tale. Se non che la frenosi isterica non si complica 
soltanto di allucinazioni interne ma ben anche di ac- 
cessi convulsivi. Scipione Pinel annovera fira le cere- 
hrie simpatiche Yipocondria e Visterismo, Quest'ultimo 
è indicato come forma speciale di pazzia anche dal 
Baillarger. Il Parchappe si mostrò inclinato ad am- 
mettere la pazzia isterica. Il Morel l'ha senz'altro am- 
messa nel suo quadro. 
Frenosi puerperale. 
La frenosi puerperale parmi che venga molto na* 
turalmente in seguito alla isterica. Già contemplata 



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23f 

d& Saavages sotto il titolo di marna lactea ^ riappare 
Belle olassazioni di Burrows» Girolami, Griesiiiger ed 
andie nella recentissima di Berthier. Essa è abba- 
stanza caratterizzata dal fatto che i^ sviluppa nella 
donna durante la gestazione» nel parto e spedalmente 
nel puerperio; e può quindi riguardarsi come legata 
a speciali condizioni dell' apparato generatore. 
Frenosi epilettica. 

Ancora più generalmente è ammessa la frenosi opcuh 
zia epilettica. Vedete le classazioni§di Parchappe, Girard 
de Gailleux, Morel, Baillarger» Delasiauvey Scipicae 
Pinel , Brièrre de Boismont» e di non pochi italiani^ 
Alcuni considerano l'epilessia come una complicazione 
e ne fanno una varietà della mania (Girolami), o della 
demenza (Brièrre)» o della stupidità (Delasiauve), Ma 
io credo che la forma mentale, qualunque essa sia» 
debba considerarsi come un aggravamento o una tra- 
sformazione del morbo epilettico; e sta il fatto che 
c^ni manicomio contiene buon numero di individui 
impazzati in seguito a ripetuti accessi epilettici. In un 
sdo triennio il manicomio centrale maschile di Ve- 
nezia ne contò 63 sopra 975 ricoverati (1). 
Frenosi alcoolica. 

L'abuso degli alcoolici» colle jUlucinazioni» i tremori» 
li accessi furiosi che ne sono la conseguenza» mi parve 
atto a costituire una frenosi abbastanza netta e distinta; 
che io chiamai alcoolica. Questa frenosi un po' vaga 
quanto alla fisionomia (differendo essa molto da uno 
stadio all'altro e nei diversi individui) ma assai de- 
terminata per la causa» fu notata dal dottor Bru- 
gnoni 8 volte nel biennio 1872-73» mentre 7 volte 
aoltanto era stata da lui notata l'epilessia; 80 casi 

(l) Ceuuo statistico citato. 



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188 

ne notò in un triennio il dottor Salerio. Importa assai 
il vedere in quali provincie o in quali regioni più 
abondi la frenasi alcoolica. Nel Congresso statistico 
di Vienna si deliberò che le ricerche sui pazzi si do- 
vessero distinguere secondo che si trattava di individui 
affetti di demenza» di mania» di monomania» di lipe- 
mania» d'idiozia» d'epilessia» o di delirium tremens. Se i 
medici alienisti fossero abituati a contemplare nelle 
loro statistiche la frenasi alcoolica, avrebbero reso 
molto più facile il rispondere al quesito proposto ul- 
timamente dal R. Istituto lombardo SulV ubriachezza 
in Italia. 

Frenosi pellagrosa. 
Più ancora degli individui multati dall' alcoolismo 
importerebbe numerare li infelici che la pellagra con- 
densa annualmente nei manicomi. U dottor Salerio nel 
triennio 1871-73 ne contò tra esistenti ed entrati nel 
manicomio centrale di Venezia nientemeno che 203. 
n dottor Brugnoni crede che i pazzi ricoverati nel 
manicomio d'Astino sieno per 4^5 tocchi dalla pellagra* 
Sebbene l'alienazione mentale dei pellagrosi si presenti 
sotto fisionomie svariate» parmi tuttavia che la defeda, 
zione cutanea» i disordini del tubo gastro-enterico e 
le lesioni dell'intelligenza e della motilità autorizzino 
a farne una frenosi a parte» col titolo di pellagrosa, 
come già si fa dal manicomio di Pesaro» che registra 
fra le forme mentali oltre la paralisi progressiva e la 
epilessia anche la pellagra (1). Il dottor Clerici però , 
a cui io mi unisco» dà una speciale importanza al 
dehrio pellagroso » che avrebbe sempre la forma di 
una mania vaga o d' una idea fissa assorbente tutta 
l'attenzione del malato» e vuole che il delirio che si 

(1) // MttfUeomio provinciale di Peioro. Geoni sUUsiici del dottor 
U Frigerìo. Pesaro 1874. 



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239 
presenta sotto altre forme debba piuttosto ritenersi 
come innestato in un soggetto pellagroso che una fi- 
liazione della pellagra medesima. 
Frenosi paralitica. 

Non parlo della pazzia o frenosi paralitica, essendo 
questa forma ormai entrata in quasi tutte le tavole no- 
sologìche anche dei manicomi italiani. Così la si vede in 
quella del manicomio d'Astino (IBrugnoni), del mani- 
comio di Perugia (Neri), del manicomio di Ferrara 
(Gambarì), del manicomio di Firenze (Bini, Grilli), del 
manicomio centrale feminile di Venezia (Berti) , del 
manicomio di Siena (Livi) , del manicomio di Pesaro 
(Frigerio), del manicomio di Como (Bonomi), del ma- 
nicomio muliebre d'Aversa (Girone), del manicomio di 
Roma (Girolami), e probabilmente l'avrei vista nelle 
tavole di molti altri manicomii, se meglio ne avessi 
consultati i resoconti. 
Frenosi senile. 

La frenosi senile parmi che non meriti meno di 
essere considerata a parte per la causa manifesta da 
cui è generata e mantenuta, per F indebolimento dei 
sensi e le lesioni di motilità ond'è spesso accompagnata, 
per la sua incurabilità e per le alterazioni cerebrali e 
meningee che sempre si lascia addietro nei cadaveri. 
Il dottor Wille fece recentemente una monografia delle 
psicosi della vecchiaia, e chi vuole erudirsene può 
lecere il sunto che ne ha inserito il nostro dottor 
Bonfigli neWArcfnvto italiano per le malatie nervose. 

Alcuno forse troverà che la mia tavola in questa 
ultima palle si può semplificare , fondendo la frenosi 
senile, Talcoolica e la pellagrosa nella frenosi parali*- 
tica» colla quale certamente esse hanno molti punti di 
contatto. Ma il distinguere quelle frenosi diverse se- 
eondo la causa particolare efficiente, se non importa 



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240 

molto al clinico, importa moltissimo al filosofo, al mo 
ralista, all'uomo di stato. È una cosa che balza agli 
occhi di tutti. 

V. 

Una tavola quasi identica a quella che io vi ho 
communicato, è già in uso da un pajo d'anni in questo 
grande Ospitale ; e se li egregi medici che dirigono 
i comparti dei deliranti non si astennero con me da 
ogni appunto per semplice cortesia, io dovrei dire che 
l'hanno trovata semplice e di facile maneggio. Ora 
io vi ho mostrato che essa offre altri vantaggi ; che 
ha fatto tesoro dei principali progressi della medicina 
mentale, talché può dirsi già avvalorata dal suffragio 
degli uomini più eminenti della scienza, e che nel- 
r accennare alle varietà morbose tenne gran conto 
di quelli elementi che rendono più fruttuosa e raccom- 
mandabìle una statistica. 

Mi sarebbe piaciuto di riportare in beli' ordine e 
quali furono ideate le tavole nosologiche dei diversi 
autori che ho nominati. La fatica sarebbe certamente 
tornata ad onore di alcuni di essi, e avrebbe destato 
in molti curiosità ed interesse ; ma mi mancò il tempo 
e la lena. D' altra parte quasi tutte quelle tavole si 
possono ridurre alle poche che io ho voluto farvi più 
estesamente conoscere. Ciò mi valga di scusa. 

Del resto, io sono ben contento che modifichiate a 
vostro genio la classazione da me proposta, levando 
qualche tipo frenopatologico che vi sembri patire delle 
eccezioni, aggiungendone qualche altro che lo studio e 
r esperienza vi abbia preconizzato, o rendendo più sem- 
plice e più logica la distribuzione generale. Sotto questo 
rapporto il mio albero nosologico è l' albero della 



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241 
libertà. Una sola cosa mi preme^ e per questa vi porgo 
calda preghiera» ed è che tatti v'accordiate nella pro- 
posta di una identica dassazione. 



RIVISTA 

ClaMiifieasi^Be e diagno»! delle nudatie meli- 
teli. — In un lavoro molto nelevole su questo argomento , 
inserito negli Antudes medico- phychoìogiques del 1873, il 
dottor Berthier dimostra che né l'anatomia, né la fisiologia, 
né la patologia , né la sintomatologia , né Y eziologia , né la 
psicologia possono isolatamente fornir la base di una dassi- 
ficazione sicura ed efficace delle malatie mentali, e che biso- 
gna assolutamente ricorrere per tale effetto all'analisi clinica. 
Chiunque abbia senno ed esperienza di matti , andrà subito 
d'aceordo, quanto alla prima proposizione, coU'iUustre medico 
di BieStre, ma forse desidererà di vedere in qual modo il 
signor Berthier si giovi dell' analisi clinica per ottenere il 
suo intento, essendo una buona classificazione un grande sus- 
sidio per la diagnosi , il trattamento e le applicazioni legali 
alla psichiatria. 

Siccome ogni regola ha le sue eceezioni, così anche l'analisi 
clinica non basta in tutti i casi ; ma essa , costituendo un 
metodo complesso, ci sarà sempre una guida meno infedele e 
meno insufficiente di tutte le altre scienze prese a parte a 
parte. 

Seco la via che saol tenere il Berthier. Prima di tutto 
con un esame minuzioso e attento egli procura di eliminare 
il sospetto che si tratti di un delirio accessorio o sintomatico, 
dì uno di quei delirìi insomma che accompagnano, come om- 
bra il corpo , una alterazione organica. Allora soltanto sì é 
in presenza di una vera pazzia. Ma resta ancora a vedersi se 
qoesta é primaria o secondaria. A chiarir questo altro punto 
il signor Befthier insiste nell'esame dei singoli organi e delle 



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242 

loro funzioni, e indaga con molta pazienza e abilità se esisti 
neir ammalato una nevrosi (paralisi , epilessìa , corea) , o un 
avvelenamento cronico (sifilide, alcoolismo), o uno stato co- 
stituzionale diatesico (gotta, erpete, ecc.). Se tanto egli 
arriva a scoprire, non ha più bisogno di andar oltre, e se ne sta 
persuaso che col combattere la nevrosi , Y intossicazione e lo 
stato diatesico o costituzionale, combatterà anche ralienazione» 
che ne è una dipendenza. Ma se si tratta di una pazzia pri- 
maria , essenziale , che fu benà prodotta da una causa fisica 
morale, ma che poi se ne emancipò ed ora vìve indipendente, 
che h il signor Berthier ? Egli giudica prezzo dell' opera il 
continuare il suo esame e guadagnarsi tutta la fiducia del 
paziente per farsi rivelare da lui stesso il genere di pazzia 
a cui è in preda. 

In questo caso adunque il signor Berthier si mette a stu- 
diare le &coltà psichiche cardinali : intelligenza , sentimento, 
volontà, diffondendosi a tutta la vita dell'ammalato, e nell'al- 
terazione di esse facoltà cerca i caratteri fondamentali della 
malatìa, di cui viene a comporre i seguenti otto gruppi. 

1.* Se egli trova la povertà primitiva delle idee, la nullità 
la puerilità dei sentimenti, la mollezza o l'ostinazione pas- 
siva della volontà, riconosce uno dei molti gradi ieìT idiozia 
MVimbeeillUà. Quest'entità morbosa per la quale un malato 
commette atti puerili o ridicoli, dei quali non ha mai posse- 
duto ne possedevi mai il controllo, venne dal signor Berthier 
chiamata teratomcMia o mania mostruosa. 

2.® Se i caratteri fondamentali invece sono : ottusione o 
povertà d'idee, frivolezza o fugacità di sentimenti , indeboli- 
mento vacillazione di volontà, abbiamo quello stato com- 
monemente chiamato di demenza , d' ahbrutimento , che il 
signor Berthier volle chiamare zoomania o pazzia bestiale. 

3.* Se li attributi cardinali sono : idee più o meno esube- 
ranti e instabili, sentimenti mobili ed esplosivi, volontà anar- 
chica ; ne risulta uno stato molto analogo al primo periodo 
dell'ubriachezza. È un delirio generale che dal sig. Berthier , 



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243 
sull'esempio di altri che lo precedettero, è (diiamato óUmania. 

4.^ Se li attributi fondamentali sono : confusione ed oscn- 
senrità d*idee, perplessità di sentimenti, oppressione di volontà» 
talfibè r individuo pare inceppato nelle sue funzioni e quasi 
apoplettico, abbiamo la stupidità^ la mdancoìia attonita^ che 
il signor Berthier chiama plessamania o poMzia stupida. 

5.^ Se invece li atti e i discorsi delFammalato si deducono 
logicamente dalle sue idee chimeriche fisse, allora abbiamo la 
logamania o pagaia rojrionaìe, 

6.* Se il malato è preso ad accessi d'impulsi istantanei che 
lo portano irresistibilmente ad atti strani , quasi sempre pe- 
ricolosi (d furto, alla ghiottonerìa, alla distruzione , alla la- 
scivia), che egli stesso non sa né motivare, né spiegare, ab* 
biamo la fisiomania , altrimenti detta mania imptdsiva , 
irtiniiva, 

7.* Se li attributi cardinali consistono nella stravaganza e 
nell'esaltazione di idee apparentemente plausibili , nella ver- 
satilità dei sentimenti perversi, nei parossismi a^essiri della 
volontà , talché il malato ad accessi piìi o meno perlodid , 
commette atti bizzarri relativamente pericolosi, e presenta un 
abbozzo di tutte le pazzie , che egli procura di giustificare 
colla voce , cogli scrìtti , col contegno , quando sa di essere 
osservato, abbiamo la stechiomania o pa^Ha rudimentale^ che 
dopo alcuni anni finirit in pazzia conclamata o in demenza. 

8.* Se il malato va soggetto a due o tre di questi stati e 
dopo essere stato per un mese ludibrio di impulsioni fatali e 
pericolose senza perdere la facol& logica, a un tratto mostra 
ima incoerenza incredibile n^li atti e nei discorsi , oppure 
mentre é abitualmente ipocondriaco o melancolico, rompe in 
accessi di olomania, il dottor Berthier riconosce a questi li- 
neamenti la poìimania o poggia eamposta. 

Come si vede, TAutore procede nella sua analisi clinica con 
molto accorgimento e dopo avere scoperto le cause della ma- 
htia, ne ricerca la forma e il fondo» e alla sua nuova dassi- 
fleazìoiie io non troverei da rimproverare cke i neologismi , 



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^44 

alooni dei quali sono inutili ai altri iiiopportum ed atti piut- 
tosto a traviare che ad illuminare. 

Un merito di questa analisi è di non badare alle apparenti 
mutazioni di forma, alle varietà sintomatiche, e di attenersi 
ai caratteri fondamentali ed originali deiralienazione mentale, 
indicando tutt'al più con un epiteto i caratteri accidentali, 
quando sieno molto appariscenti e ostinati. Così la hgomania 
potrà essere triste con ttnpore, o gaia con parossismi, Vùto* 
mania potrà essere triste con istinto omicida, la plessomama 
potrà essere interrotta da impulsioni e da accessi d' agita- 
zione, ecc., ecc. V. 

Uso delPelettrIeitA nella passim. — In proposito 
di questa branca speciale della medicina, il dottor WiUiams 
alludendo al lavoro del dottor Amdt di Oreiswald circa alla 
elettroterapia sulle psicosi dice, che questi è di opinione, die 
la corrente indotta potrà essere usata nelle psicosi, avendo di 
mira anzitutto di determinare una eccitazione. Egli non pensa^ 
possa usarsi nella mdaneolia o nelle forme secondarie deUa 
paMMia, come la demenza. Nei casi invece di semplice de- 
pressione essa è essenzialmente favorevole. Non crede pei sia 
necessario agire direttamente sul cervello ; secondo lui , la 
maggioranza delle malatie mentali trae propria origine dal 
cordone epinaU , o dalla midoUa óblungata^ ed è su queste 
parti che la corrente potrà essere portata ; egli consiglia la 
più grande cautela in tutti i casi. Il dottor Williams ha sta- 
bilito inoltre essere piìi utile nei casi, in cui vi è stato molto . 
eccitamento con depressione delle fonzioni organiche^ la m4inia 
da d€bole00a. Egli impiega la corrente costante di una bat- 
teria alla Stohrer , contenente quaranta celle unite , la cai 
forza po6 variare a seconda della toleranza del paziente. 

Undici casi sono enumerati nei quali Y elettricità venne 
adoperata, e di questi, 3 maschi ed 8 f emine. -^ Un soldato 
era il primo, di anni 51, melancolico con depressione di forze, 
insonnia ed avversione al dbo. L' elettrico trattamento ebbe 
un maravigiioso effetto, ed in meno di un mese era oonvale** 



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3tf^ 
seeiite riaférmo. Egli ne era conscio, e Tivamente esprìmeva 
i sooi ringraàamenti. ^ n secondo» nna donna di 50 anni ma- 
ritate, stata pazza da 17 mesi con melancolia ed eccitamento^ 
e con deperimento del generale. Era stata trattata col clora- 
lio, eoU'ergotina, colla morfina, col bromuro di potassio, colla 
canapa indiana, colle doccìatnre calde e fredde, con lenzuoli 
bagnati, ecc. ; e cominciava a manifestare nna tendenza alla 
demenza. L' elettricità fa quindi adoperata, dopo di cbe mi- 
gliorò e fra breve venne congedata. — Il terzo, una donna di 
anni 26 stata pazza per tre mesi ed avente una depressione 
con determinata propensione al suicidio per strangolamento. 
Dopo i soliti rimedi, Telettrìcità fu sperimentata con successo, 
ed in breve essa si licenziò dall'asilo. — - Il quarto, un uomo di 
anni 45 avente un'intensa melancolia ; fti usata la elettricità 
e la guarigione non tardò. — Il quinto, una donna di anni 3& 
affetta da acuta mania la quale era calmata colla cicuta; ma 
in seguito caduta in demensa sotto l'uso dell' elettricità mi- 
norò e divenne convalescente. — Negli altri casi non s' ebbe 
miglioramento mentale, eccetto in uno in cui il miglioramento 
ebbe luogo da principio ^ ma non continuò ; ed un' ultima 
iemina di anni 23 , la quale aveva nna mania tendente alla 
dementa \ il cloralio, la digitale, l'opio, il bagno russo e la 
iniezione sotto cutanea di morfina furono invano sperimentate. 
L'elettrica cura venne quindi cominciata e continuata per 4 
mesi, dopo di cbe divenne convalescente. {The London me- 
Okai Becord, 2 luglio 1873). 

IhmmrwmaAwA ellnlehe ed aimtoBtlehe emneer^ 
mmM la pstologia del gran slmpatleo del dottor 
A. De Giovanni. — In un breve preambolo l'Autore, che ba 
già fittto un'altra comunicazione suirargomento, giustifica la 
presente ed altre molte ne promette in avvenire, dicendo cbe 
la patologia del sistema gangliare è un campo in cui deve 
entoare il clinico colle moderne vedute fisiologiche per tacco- 
gUervi mia messe nuova. Diobiara di ion voler tatto spiegare 
eolle ftanzioni del simpatico, ma di voler solo imparare a co- 



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246 

noscerne le faniioni normali e patologiche, mercè roBaenraEione 
clinica, r indagine anatomica ed ilseyero raziocinio. Annnnda 
poi il suo programma in qnesti termini generali : StalMlire 
1.* in quanto concorre il simpatico a produrre i sintomi in 
ogni malatia ; — 2.^ in quanto esso solo può essere base a 
speciali tipi nosografici. 

Dopo ciò r Autore narra tre casi di catarro gastrico oou 
forme dispeptiche in cui , durante la difficile digestione sto- 
macale, si presentava il singoiar fenomeno dell'ingrossamento 
della lingua. In uno questo fenomeno era piuttosto imponente 
e grave, negli altri due lieve affatto. In tutti tre i casi coin- 
cideva sempre colle più difficili digestioni e andò svanendo e 
sparve diètro cura opportuna. Della quale non & parola, per- 
chè intende tenerne discorso in altra occasione. 

Alla narrarione dei fatti clinici fa seguire l'analisi dei sin- 
tomi e dimostra, che il summentovato fenomeno dell'ingros- 
samento della lingua era prodotto da squilibrio circolatorio 
in causa di alterata funzione degli elementi vaso-motori del 
simpatico alla sua volta determinato da incongrua stimolazione 
fatta sulla mucosa gastrica. Per questi fatti ed altri cui ac- 
cenna crede potere stabilire la massima : che dal ventricolo 
ponno diffondersi sul simpatico li effetti di una incongrua 
stimolazione e causare delle alterazioni funzionali in questo. 

La parte anatomica di questa comunicazione concerne la 
infiltrazione linfatica dei gangli dell'intercostale. L'A. riferisce 
il risultato delle sue osservazioni intomo alla origine degli 
elementi infiltranti e senza negare che essi possano emigrare 
dai vasi, dice, che dall'esame dei suoi preparati gli risulta 
' come abbiano origine dall'avventizia dei vasi. In proposito pre- 
senta due figure dimostrative. In una successiva comunica- 
zione riprenderìt l'argomento della infiltrazione linfatica. {Let- 
tura fatta al JS. IH. lomb. di scienze e lettere, seduta 21 
maggio 1874). 

IJn emmo d*mTTeleiiAHieiito€#lclMPmUa Idrate. 
— Il cloralio è uno dei medicamenti, che oggi sono pi& in 



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247 
liso mi manicomi, e non è foori di ogni probabilitìi, che o 
per nna colpevole trascnratezza degrinfennieri, o per altra 
droostanza, i medici alienisti debbano troyarsi di fronte a 
casi di grave intossicamento doralico. -* Stimiamo perciò 
utile il porre sott*occhio ai nostri lettori la storia di un caso 
d'avvelenamento per cloralio del dott Levinstein^ che trovia- 
mo riferita nell'^UI^^m. ZeUsehr. f. Psyehiatrie B. XXX. E. 
6. 1874, e die ci sembra importante tanto dal lato sintoma- 
tologico, che terapeutico. 

€ n 14 febbraio alle 9 ant. fd trasportato alla Casa di sa- 
lute di Nen-Schdneberg presso Berlino un uomo di 35 anni, 
che affine di avvelenarsi aveva ingerito una mezz'ora prima 
24 grammi di cloralio idrato cristallizzato. 11 paziente era im- 
merso in un sonno profondo, aveva la feccia arrossata,: le vene 
del coUo pih piene del normale, la respirazione profonda , il 
polso a 100. La cura immediata si fece consistere in applica- 
zioni firedde al capo. Una mezz'ora appresso la faccia, la fronte 
e tutto il capo erano suffusi di un rossore profondo, che nelle 
gote e nelle labbra convertivasi in color livido; le vene del 
capo e del collo erano turgide in modo straordinario; il 
pcdso della radiale duro e teso batteva 92 volte al minuto; 
i tuoni del cuore erano normali; la temperatura segnava 
39, 5 del centigrado ; la respirazione era interrotta e si so- 
ispendeva talvolta. 

Terapia. — Avviamento della respirazione artificiale. 

La corrente faradica ristabilisce dopo qualche minuto la fre- 
quenza respiratoria normale. Dopo un'altra mezz'ora : l'aspetto 
esteriore del malato si cangia repentinamente ; la faccia acquisti 
OD pallore cadaverico e l'espressione ippocratica; le vene si 
accasciano ; le mucose diventan livide, l'impulso cardiaco ed il 
polso sulla radiale non sono più palpabili, il polio sulla ca- 
rotide si sente appena ; i tuoni del cuore si odono indistinti, 
g^ occhi sono lacrimosi; le pupille ristrette; la superficie del 
corpo fredda; temperatura, d&, 9^ 



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2« 

Tfìrapia. — Iniezione ipodermica di 0, 003 di nitrato di 
stricnina. 

Sopravvengono ben presto contrazioni dei mnscoli del col- 
lo, della nuca , del petto e delle estremità , snccede indi il 
trisma , mentre le estremità superiori restano in istato di 
tensione tetanica. Con la comparsa delFazione della stricnina 
id dilata la pupilla destra e diventa visibile V impulso car- 
diaco, temperatura, 38, 3^. Dopo alcuni minuti dì nuovo si 
presenta il collapsus, il colore del viso diventa livido, la ca- 
vità della bocca e la lingua si fanno fredde, le pupille mo- 
stransi contratte e più non reagiscono, le palpebre restano 
semiaperte. 

Terapia. — Fregagioni sulla cute> bottiglie calde, e sena- 
pismi alla sura. Involuzione in coperte calde. 

Temperatura 34, 6. La respirazione cessa continuamente e 
viene mantenuta soltanto per mezzo dell'elettricità. L'attività 
cardiaca discende repentinamente al minimum, il polso si sente 
soltanto suUa carotide, sul torace odonsi rantoli e sibili, qua 
e là interrotti da rumore di rombo. 

Terapia. — Iniezione sottocutanea di 0, 002 di stricnina. 

Lo F tesso effetto come prima ; l'attività cardiaca si risveglia, 
la circolazione resta da ora in poi in attività regolare. La 
respirazione dovette all'incontro eccitarsi con la cerrente fa- 
radica sino alle 5 pom., perchè di tempo in tempo si sospen- 
deva, n paziente rimase del tutto anestetico sino alle 6 pom. 
Circa le 7 si notò reazione alla luce delle pupille normalmente 
ampie, e si mostrò sensibile ai vapori ammoniacali la mucosa 
del naso. Alle nove di sera la temperatura era salita a 38*» 
alle 3 ani a 38, 5, alle 7 del mattino a 38, 7, alle 10 era ri- 
discesa a 37, 2. Circa le 3 ant. si ebbe un sonno molto pro- 
fondo, da cui l'infermo non potette esser destato se non che 
per mezzo della corrente indotta; gli fu somministrato qual- 
che cucchiaio di latte, ma tornò subito ad addormentarsi. Nello 
stesso modo fu svegliato la mattina alle 7, bevve del latte» 
e quindi tornò a dormire sin'oltre l'una pom. A quest'ora fti 



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24» 
potato svegliarlo chiamandolo, prese di nuovo dd latte e ri- 
cadde subito in sonno profondo, da coi si destò completamente 
libero circa le 5, cioè 32 ore dopo avvenuto Vavvelenamento. 
Non si ebbero per conseguenza alterazioni gastriche, né ente- 
ritiche, ed anche oggi dopo parecchi mesi, l'individuo relativo 
gode di ottima salute. » 

C. Bonfigli. 

Sifiloma sulla poninue Inferiore del midollo 
cervicale. — Il dottor Laozoai direttore del manicomio e 
dell'Ospitale civile di Fermo, con molta precisione e sapere cli- 
nico descrive la storia importantissima di questa malattia os- 
servatasi in un giovane militare di 22 anni. 

Soggetto questi a sifilide costituzionale dopo sette mesi di 
molte e svariate sofferenze, e quindi preso da dolori alla regione 
cervicale, da torcicollo, da emiplegia ministra, e da anestesia 
destra, ricorre. all' Ospitale civile di Fermo. 

Ivi accolto si mostrava giovane di mediana, statura, robusto» 
ben nutrito e d'intelligenza pronta e libera. Giaceva supino, del 
tutto immobile, colla testa fissa ed oltremodo ripiegata sulla 
spalla sinistra e tirata all'indietro da formare un forte e com^ 
pleto torcicollo con opistotono. II collo molto deformato pre- 
sentava la pelle normale, ed i suoi muscoli sinistri assai as- 
sottigliati e tetanicamente retratti offrivano una durezza lapi^ 
dea, come altresì quelli cervicali sinistri erano contratti ed 
obbligavano la scapola della stessa parte ad essere piti elevata 
della destra, e molto discosta dalla spina dorsale. Il cranio era 
ben conformato, e la faccia presentando marcata iperemia al- 
Torecchio e alla congiuntiva palpebrale si contraeva assai de*- 
bolmente nella metà sinistra. A questa paresi facciale s'univa 
una marcata atrofia muscolare, ed una completa emiplegia tanto 
degli arti sinistri quanto della metà pure sinistra del tronco. 
Su queste parti paralizzate, la sensibilità elettro-muscolare era 
affievolita, mentre per contrario quella termica, tattile e do- 
lorosa era assai esagerata. 

Archivio^ anno 11/ 16 



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250 

La metà destra del corpo presentava sintomi di carattere 
opposto. Liberi i movimenti, normale la sensibilità elettro* 
moscolare, ed abolita quella termica, tattile e dolorosa. 

La temperatura poi era marcatamente differente nei due lati 
del corpo : a sinistra era assai elevata, avendosi sulF orecchio 
sinistro 40% ed a destra 37*; nel cavo ascellare sinistro 38^, 
nel destro 37^ ; e sulla mano sinistra 35^ e sulla destra 23^. 

Restringendo questo quadro nosografico TAutore formula da 
prima un giudizio diagnostico puramente sintomatico, àiemi* 
flegia sinistra con iperestesia e di anestesia destra \ e quindi 
onde stabilire la natura del morbo ricerca se l'emiplegia è di 
origine centrale o periferica, e qualora sia centrale» se cere- 
brale spinale. 

Per mancanza assoluta delle diverse cause specifiche e della 
febbre esclude le molte paralisi periferiche da qualsiasi avvele- 
namento, le tifose, le difteriche, le uremiche, le reumatiche, ecc. ; 
come anche rigetta 1 a possibilità dell'atrofia muscolare o nervosa 
progressiva, essendoché in queste malattie le paralisi sono sempre 
parziali e disseminate in vari punti di un arto. Ritenendo perciò 
la paralisi d' orìgine centrale la giudica spinale perchè il malato 
non ha mai avuto sofferenza alcuna al capo, e perchè Temiplegia 
è estesa anche ai muscoli del dorso e delFaddome, il che mai non 
si osserva nelle emiplegie d'orìgine cerebrale. 

Finalmente appoggiandosi alle belle esperienze del Brovm- 
Sequard, dalle quali risulta che il taglio di una metà laterale del 
midollo spinalo produce emiplegia, iperestesia, aumento di calo- 
rìficazione dal lato della lesione, ed anestesia dal lato opposto, 
il dottor Lanzoni conclude che la lesione spinale nel presente 
caso è posta sulla metà laterale sinistra del midollo cervicale. 

Ma volendo procedere con maggior rigore, ricerca egli il punto 
preciso della lesione, e cioè se posta sulla porzione superiore od 
inferiore del midollo cervicale. 

La periodicità, la frequenza, e il ritmo dei movimenti circola» 
tori e respiratori essendo del tutto regolari gli facevano esclu- 
dere che la lesione derivasse dal bulbo» il quale è centro unico 



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251 

tU quelle fonzìoni; ed ngnalmente egli escludeva la lesione della 
ponione superiore del midollo spinale perchè Feccitamento di 
^ssa, come quello del vago al collo « e del midollo allungato 
diminuisce il numero delle respirazioni. Siccome poi ò noto che 
una ferita profonda del midollo spinale tra la quarta e la quinta 
vertebra cervicale arreca paralisi del diaframma e dei muscoli « 
costali e addominali con minaccia di soffocazione, così per man- 
usanza di tali disturbi funzionali Y autore riteneva la lesione do- 
vere essere al disotto della quinta vertebra cervicale. 

Per il grave torcicollo ed opistotono, per la paralisi completa 
^1 braccio « per Y aumentata temperatura della faccia , e per 
riperemia deirorecchio e della congiuntiva palpebrale sinistra 
doveva giustamente riguardarsi come lesi l'accessorio del Willis, 
il plesso bracchiale, e il gran simpatico cervicale. Traendo questi 
tre cospicui sistemi nervosi la loro origine dalla porzione in- 
feriore del midollo spinale assai giustamente il nostro autore 
stabilisce la seguente diagnosi topografica del morbo : emiple- 
gia per lesione della metà laterale sinistra del midollo cer- 
mcàle inferiore. 

Giunto a questo termine si mette ^li a rintracciare la natura 
di una tale lesione. 

Per difetto di causaUtÀ non ammette alcuna lesione trau- 
matica delle vertebre, e molto meno qualsiasi processo locale 
4a discrasie comuni sviluppatesi in queste ossa. Trattandosi 
però d*un soggetto sifilitico poteva faudlmente essersi svolta una 
esostosi venerea su qualche vertebra cervicale e sul suo perio- 
stio. Ma quanto le esostosi e la periostite sifilitica sono fre- 
quenti nelle ossa del cranio e della faccia ed in quelle lunghe, 
altrettanto sono rare sulle vertebre : inoltre passano esse assai 
£idlmente all' esito necrotico, dando luogo ad ulcerazioni con 
copiose suppurazioni , o ad ascessi migranti. Ora quest^ esito 
non essendosi avuto dopo parecchi mesi da che avevano inco- 
minciato i primi dolori alla regione cervicale, non poteva per 
ciò aversi una esostosi sifilitica delle vertebre, ma bensì una 
leiioiie del midollo spinale, o delle sue meningi. 



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252 

Una congestione meningea spinale oome malattia primitiva 
•da canse comuni è rarissima, impossibile poi di osservarla dr* 
coscritta ad un punto tanto limitato come nel caso attuale: 
altretanto deve dirsi della meningite spinale cronica, la quale 
h sempre molto diffusa. L'anemia parziale sia per ateromasia 
od embolismo delle arterie spinali ; ed ugualmente un coagulo 
sanguigno da emorragia meningea non potevano ammettersi, 
poiché sono due stati morbosi, che ordinariamente danno luogo 
a fenomeni istantanei di paralisi. La mielite lenta o sclerosi 
spinale doveva pure escludersi , giacché essa è difficilmente 
circoscritta , e quasi mai limitata ad una metà laterale del 
midollo. Inoltre lo stato sempre apiretico del malato , ed il 
decorso lento del morbo, dispensavano dal prendere in esame 
qualsiasi malattia acuta del midollo e delle sue meningi ; come 
anche processi specifici discrasici in questi organi non potevano 
ammettersi, stando contro di essi Tetà del malato, la buooa 
derivazione ereditaria, e la sua valida costituzione fisica. 

Ma avuto riguardo che il soggetto era sifilitico, assai giu- 
stamente r Autore indaga se un qualche processo sifilitico si 
sia svolto sul midollo o sulle meningi. 

Sotto r azione di una sifilide costituzionale il midollo spi* 
naie può farsi sede di un lavorio infiammatorio lento e circo* 
scritto, il quale consiste in una essudazione plastica intersii- 
liale, chiamata dal Yirchow gomma. Le mieliti sifilitiche o le 
gomme della sostanza midollare sono però pressoché eccezio- 
nali , pochi casi ne enumera la casuistica clinica ; perciò nel 
presente caso assai facilmente erano le meningi, che dovevano 
essere la sede di un qualche essudato, capace a produrre fe- 
nomeni mart'.ati di compressione sul midollo cervicale. H Yir- 
chow riguarda questi essudati meningei o gomme come una 
proliferazione del tessuto cellulare senza il bisogno di pregressa 
infiammazione, mentre il Wagner, chiamandoli sifilomi, li ri* 
tiene formati esclusivamente di cellule e di nuclei. 

In qualunque modo si voglia anatomicamente considerare 
Tessudato sifilitico meningeo ; un sifiloma o gomma dorerà « 



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253 

iiell*attaal6 malattia, esaere la causa dei molti disturbi sofferti 
dall'infeirmo ; e perciò la diagnosi veniva dall'autore formulata 
nei acuenti termiiii : emiplegia sinistra completa per c^m-^ 
pressione unilaterale di un sifiloma sulla por siane inferiore 
del midollo cervicale. 

La cara antisifilitica istituita portò presto grandi vantai 
sX malato, il quale sottoposto in seguito alla corrente indotta, 
onde combattere i sìntomi paralitici ed atrofici, talmente mi- 
gliorò, che dopo circa due mesi dell'intrapresa cura era quasi 
completamente ristabilito. {Morgagni^ dispensa 3.^, marso 
1874). L. Monti. 

ITn tubercolo noi ponte di Tarolto sonsft 
sintomi speoliill. — Una ragazza di tredici anni e mezzo 
fu accettata per sintomi di scrofolosi ed impetigine. Un giorno 
& presa da vomito, poi da sonnolenza e dispnea, e morì senza 
paralisi, né convulsioni, uè strabismo. 

La sezione scoperse dei tubercoli nei polmoni, con infarci- 
mento caseoso delle ghiandole bronchiali, siero-torbido negli 
spazi subaracnoidei, ma nessuna granulazione tubercolosa nelle 
meningi. Tagliato il ponte, si trovò inaspettatamente un tu* 
more della grossezza d'una nociola, precisamente nel centro di 
quest'organo, sulla linea mediana , il quale sembrava avere 
piuttosto divaricate che distrutte le fibre nervose. 

Il dott Obersteiner, il quale trasportò questo fatto dal Jlfoif; 
vement medicai nel Psychiatrisches Centralbìatt^ 25 dicem- 
bre 1873, osserva che tre circostanze possono >aver resa difB- 
Cile la comparsa dei sintomi e il loro riconoscimento: 

1.^ La sede del tumore sulla linea mediana, essendo noto- 
rio che le lesioni del ponte di Yarolio sono tanto più in* 
tense quanto più tengono i lati ; 2.^ l'essere qui state rispar- 
miate le fibre, che parvero soltanto spostate ; 8.* l'età giova- 
nile della paziente, che lasciava passare inosservati i sintomi 
<> non lì faceva comprendere rettamente. V. 

Tnboreoio dol ponte di TmvoUo diagnosti- 
In Tito. — ITn facchino d'anni 28, accolto nella eli- 



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254 

nica del prof. Cantani a Napoli il 25 genaio 1878, fa troyaW 
affidtto di UH caseosa in ambo i polmoni con caverne ^ tu- 
tercóli miUari neopìasHci, pneumofdte reaUiva interstisiale, 
tatto ciò prevalente a destra. Non basta. Con attento esame 
si notò : blefarospasmo delVoechio sinistro superàbile dalla 
tolontà^ con abdutione del globo oculare , risiretteBza déUa 
pupiUa sinistra e poca mobilità delV iride e leggiera foUh- 
fobia; prevalenza evidente dei muscoli della metà sinistra 
del volto e debolezza dei muscoli délV altra metà^ paràlisi 
quasi completa dell'arto inferiore destro e incompleta del- 
Torto destro superiore. Tra le facoltìi intellettive la memoria 
sembrava aver sofferto di più, ma solo per le impressioni avute 
di recente; vi era anche un certo grado d'apatia. L'amma-*- 
Iato assicurava di avere, neiresordìre del blefarospasmo , sof- 
ferto anche una intensissima cefalea a sinistra , e poco dopo 
di aver inoltre avvertita V anestesia della metà destra della 
fium. Anche attualmente soffriva qualche dolore di capo a 
sinistra, ma meno di prima. 

n prof. Cantani , ricco di tutte le risorse dell' anatomia e 
della fisiologia, seppe far convergere tutti questi sintomi al 
completamento della sua difficile diagnosi , e giudicò che in 
quel tisico vi doveva essere anche un tumore cerebrale^ pro- 
babilmente tubercolo, alla base delV emisfero sinistro^ vicino 
al ponte ed ai corpi quadrigemini^ forse nella metà sinistra 
del ponte stesso. 

Infatti all' autopsia, che venne eseguita il 3 marzo 1873 ^ 
si trovò un tumore del volume press' a poco di un"* avellana , 
diviso in due masse rotondeggianti, di cui l'anteriore esterna 
piti piccola, più regolarmente tondeggiante e del volume d'un 
grosso cece» si fonde con la posteriore più allungata e di vo- 
lume quasi doppio. La prima sta sotto alle eminenze bigemino 
sinistre ed è in parte sviluppata nello spessore delle medesime, 
in parte nella porzione anteriore del ponte di Yarolio. La se- 
conda sta sotto al pavimento del quarto ventricolo, dalla cui 
superficie in alcuni punti non dista che di qualche linea e si 



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255 
approfonda fino alla metà circa dello spessore del ponte di 
Yarolio che invade a sinistra, estendendosi però per un bnon 
tratto anche a destra. Kaquedntto del Silvio è permeabile, ma 
le sue pareti specialmente in basso e verso sinistra restano 
sol di poche linee distanti dal tumore. La massa neoplastica 
è teasformata tutta in sostanza caseosa : la circostante non 
sembra alterata. Il timiore non sporge all'esterno ; non si pub 
dunque trattare di alcun immediato rapporto del medesimo 
col nervo acustico e £EU^iale. 

Il prot Cantani però tenendo conto non della apparente ma 
della vera origine dei nervi cerebrali , ne inferì che i nervi 
ocdo-motori ed abducenti sinistri doveano soltanto essere stati 
irritati dalla grande vicinanza del tubercolo ; che anche il 
trigemino destro non era stato involto nel processo morboso, 
ma solo eccitato dalla vicinanza del medesimo, mentre il tri- 
gemino sinistro poteva essere stato transitoriamente compresso, 
se pure Tanestesia della faccia non fu semplice conseguenza 
di iperemia e dì edema irritativo ; che finalmente il facciale 
destro doveva essere stato parzialmente involto nel processo 
patologico, mentre il sinistro doveva essersi risentito soltanto 
dalla vicinanza del medesimo. Uemiplegia degli arti destri fu 
spiegata dalla sede prevalente del tubercolo nella metà sini- 
stra del ponte. È poi notevole che benché il tumore si avvi- 
cinasse assai al pavimento del quarto ventrìcolo, non produsse 
né mellituria, né poliuria. {Il Morgagni^ genaio 1874). 

F. 

LieatoHl del pedaneolo cerebellare. - Il dottor 
Curschmann di Berlino racconta di una donna di 39 anni che 
offiriva sintomi di tisi polmonare avanzata. 1/ 11 dì giugno 
del 1869 essa fu presa da vomiti violenti e si lagnò di ver- 
tigini e di cefalea al vertice del capo , che continuarono nel 
12 con stringimento delle pupille e delirio. Nel 13 comparve 
il sopore con contrazioni nelle braccia e nelle gambe. H 16 
Fammalata deeumbe sul destro lato, colla testa curvata for* 
temente a destra e un poco in avanti, le braccia stese lungo 



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266 

il corpo , mentre le gambe erano piegate sulle cesoie e uà 
poco anche le coscio sul ventre. Se si tentava di dare alla 
ammalata un'altra posizione, subito, allontanate che fossero 
le mani , essa ripigliava V antica posizione laterale. E tale 
posizione fu conservata forzatamente fino al 19 di giugno, in 
cui segui la morte. 

L' autopsia, oltre una meningite tubercolare della base del 
cervello, rivelò nella sostanza del peduncolo cerebrale destro 
e sopratutto dove sMncontrano il processo del cervelletto alle 
eminenze testes e il processo dd cervelletto alla midolla al- 
lungata, un focolare bruno-rossiccio in cui si riconosceva, dentro 
un tessuto spappolato, una quantità di stravasi sanguigni grossi 
all*incirca come capocchie di spilli. Questa alterazione si di- 
rigeva verso le eminenze bigemine, un poco airesterno ; ma 
il cervelletto e le braccia del ponte erano incolumi. 

Era dunque avvenuta, a stadio avanzato della meningite 
tubercolosa basilare, circa tre giorni prima della morte, una 
apoplessia capillare del peduncolo del cervelletto. 

L'Autore si assicurò anche con esperimenti sugli animali, 
che le lesioni del peduncolo del cervelletto hanno per conse- 
guenza una simile posizione laterale forzata. {Pst^chiatrisches 
CeniralblaU, 25 novembre 1873). F. 

Cisti Tolamlaosa del cervelletto In an ma- 
nlaeo. — Questo maniaco era un contadino d*anni 21. Egli 
avea cominciato a manifestare 4 o 5 anni prima un vero de- 
lirio religioso col confessarsi tutte le domeniche e col gridare 
che era dannato. Colpi con randello il padre. Cercava forbici 
e coltelli per occidersi. Legato un giorno si abbrucciò le mani 
per disciogliersi. Accolto nella clinica del prof. Lombroso il 
novembre nel 1871 » vi mori nel successivo dicembre , senza 
offrire mai gravi alterazioni motorie, nò genitali. 

Alla sezione si trovò alla superficie interna della dura^ma- 
dre una sottile membranella con chiazze emorragiche ai Iati 
del grande seno longitudinale. Ma ciò che v'era di pi& note- 
vole, apparve sotto il tantorio. L'emisfero sinistro del cervel*- 



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28» 

letto presentaya una cisti del volume d*un* avellana, la quale 
rendeva V emisfero etesso nella sua parte posteriore atrofico 
ed incavato. 

Il pro£ Lombroso erede che 1' alterazione psichica di que- 
sto infelice non potesse rannodarsi con altra causa che coU'i- 
niziarsi della ciste. {Annali universali di medicina , marzo, 
1874). 

Cisttcerehl nel cervello di un epUettlea. — 
Un tale che da giovane era stato un buon tempone, a 80 anni 
cambiò a um tratto di carattere, diventò inquieto, contrario ai 
fratelli e alla sorella, e cadde in accessi epilettici e furiosi, dei 
quali si volle dar colpa ad uno spavento sofferto tre anni 
prima. Condotto nella clinica del prot Lombroso il 16 febraio 
1866, vi morì di pneumonite gangrenosa al novembre dello 
stesso anno, previo lungo ed ostinato rifiuto dei cibi. 

Alla sezione, oltre la gangrena polmonare, si constatò una 
grande quantità di cisticerchi diseminati nelle circonvoluzioni 
cerebrali, sotto forma di tumoretti vescicolari, della grossezza 
d*un fagiuolo, globosi. Molti di essi apparvero cretificati. 

H prot Lombroso attribuisce allo svilupparsi di questi ci- 
stieercfai la malatia — e non già al precedente spavento ; e 
si meraviglia come avendone Y individuo offerto in tutto il 
cervello (il cervelletto ne era esente), si fosse mostrato bensì 
leso nel carattere e nel sentimento , ma ben poco nelle fa- 
coltà intellettive e percettive. (Jd.). 

Rottarm del rene In nn epilettico. — Un con- 
tadino d* anni 37 , che era stato sanissimo fino al 1866 , fu 
preso negli ultimi 3 anni da accessi epilettici che si accom- 
pagnavano da delirio furioso. La matina del 27 d*aprile 1869 
trovandosi neUa clinica del prof. Lombroso, ebbe un pugno 
nel fianco da un alienato che covava odio contro di lui. Al 
nuonento apparve pallidissimo e come svenuto ; dopo mezz'ora 
fu trovato immobile , pallido , perdente sangue dal pene , le 
labra livide , il polso difficilmente percettibile ^ calore dimi- 
nnito, sete ardentissima, mobilità degli arti conservata, men- 



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»8 

te abbastanza Incida, non però senza i soliti delirii , per coi 
oanttcchìaya; accusò al prof. Lombroso un dolore al lato de- 
stro, due dita al disotto delle coste spurie. Tutto fu messo 
in opera per salvarlo : ma il povero epilettico , in seguito a 
ripetuti deliquii, alle 12 e li2 dello stesso giorno spirò. 

Alla sezione si trovò alla base del lobo medio destro una 
ciste giallognola ateromatosa, lunga 22 mm., larga 14 , ade- 
rente assai alla sostanza cerebrale , che era intomo notevol- 
mente rammollita. Essa conteneva cristalli di colesterina e 
granuli grassosi. 11 rene sinistro era di volume normale con 
incipiente degenerazione adiposa della sostanza corticale, n 
destro era tre volte piti voluminoso del normale , irregolar- 
mente ovoideo e involto in un denso stroma sanguigno ne- 
rastro sparso di coaguli, col parenchima lacerato profonda- 
mente nella parte mediana , durissimo , cereo , tagliato a 
picco ^ fibroso e quasi cristallino e di color rosso vivo. (Id.). 

I cosi detti nuclei liberi nellm sostanza del 
midollo spinale. — Secondo li ultimi studi del dottor 
Weber: 

1.* Non tutte le forme cellulari che si comprendono sotto 
il nome di nuclei liberi sono cellule connettive o corpuscoli 
lin&tici. Una parte è decisamente di natura nervosa. 

2.^ Le cellule connettive , e specialmente i loro prolunga- 
menti, presentano una grande resistenza alla decomposizione 
e contro Fazione degli usati metodi di macerazione ; le cel- 
lule nervose hanno prolungamenti straordinariamente fragili , 
i quali cadono assai facilmente in decomposizione. Le fibre 
che connettonsi coi corpuscoli connettivi sono assai nume- 
rose (10-20) ; quelle degli elementi granulosi che apparten- 
gono {^li elementi nervosi sopravanzano ben raramente il 
numero di tre. 

I prolungamenti dei corpuscoli connettivi sono uniforme- 
mente chiari e si ponno in essi constatare delle divisioni; quelli 
delle cellule nervose sono granulosi , ed a cagione della &- 
die decomposizione si possono ottenere soltanto per brevi 



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259^ 
trftttL — Anche i nuclei delle celiale nervose si differeniiano 
da quelli delle cellule connettive pel caratteristico splendente 
nucleolo. (Riv. di med. Chir. e di Terap. Fase 21 e 22). 

Rapporti delle fibre nervose spinali eoi eer- 
▼ello. — njaschenko assicura che neir interno del midollo 
allungato e del ponte del Yarolio , in località determinate r 
troYfuisi in tutti i vertebrati cellule gangliari, le quali veo- 
nero sinora riguardate come irregolarmente diseminate e come 
strumento di communicazione pel sistema di fibre trasver- 
sali. Tali cellule stanno nel tratto tra il 2.'' e 3.^ paio dei 
nervi cervicali, di rincontro air incrociamento delle piramidi 
ino alla terza parte posteriore del ponte. — Nei pesci sona 
esse in minimo numero, nell'uomo al massimo , sicché esse 
sono in proporzione diretta della grandezza dei peduncoli ce- 
rebrali. 

Le fibre nervose spinali in corrispondenza di questi gruppi 
cellulari si scompongono in fibrille che portansi verso le cel- 
lule medesime. Al di là di questi strati cellulari il tessuto 
cerebrale offre una fondamentale differenza dei caratteri isto- 
logici (In che consistano queste differenze non risulta dalla 
breve relazione deirAutore). Iljascenko deduce da questo reperto 
che quasi tutte le fibre spinali terminino in prossimità dell'ac- 
cennato sistema di cellule e che soltanto poche di esse si con-* 
tinuino, non interrotte^ fino al cervello e cervelletto. 

Le fibre del midollo spinale prendono una parte piccoUs* 
sima all'incrociamento delle piramidi. La massima parte delle 
fibre fra loro incrociantisi devono esser fibre che emanano 
dal cervello e si continuano nella midolla allungata. I fasci* 
culi teretes della fossetta romboidale formano le radici longi- 
tudinali dei nervi puramente motorii del midollo allungato : 
ipogloeso» fiEtcciale , abducente e porzione minore del trige- 
mino. I nervi motori-sensitivi, (accessorio, vago e glosso-farin^ 
geo) hanno le loro radici longitudinali negli oscuri tondeg- 
gianti discetti che terminano entro la midolla allungata in- 
sieme al nucleo del glosso-faringeo e salgono al nucleo delle 



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260 

radici motorie deiraeeessorio. {Rwista di med. éhir. e d 

terap., Fase. 21 e 22). 



BIBLIOGRAFIA 

CeiiHa statlstieo triennnale 1871-78 del Ha- 
nleomlf» maftchlle eentrale Tenete in S. Ser- 
valo di Tenezia; del doU, P. PROSDOCIMO SALEBIO, 
— medico-direttore de'' fate-bene- fratellù 

L'egregio P. Salario, in mezzo alle molteplici cnre del sao 
suo aflScio di medico direttore del grande manicomio d S. Ser- 
volo, non intralascia di raccogliere e publicare i dati statì- 
stici di queirasilo. E questi dati acquistano importanza per 
la cifra cospicua degli ammalati ricoverati in quel manicomio. 
Cosi nel recentissimo lavoro del nostro collega, che abbraccia 
il triennio 1871-73, le osservazioni vertono su 975 ammalati, 
dei quali 445 rimanevano in S. Servolo alila fine dell'anno 
1870 , e 530 vennero colà ricoverati durante i tre ^ni sue- 
cessivi. In media si ebbero nel manicomio 480 individui al 
giorno; e nell' attuale triennio le ammissioni sorpassarono di 
85 individui quelle del triennio antecedento. — Come per lo 
addietro la pazzia , rara nella prima giovinezza quando non 
si è ancora scatenato Turagano delle passioni, rara nelk vi* 
rilità matura e nella vecchiaia quando la riflessione e l'espe- 
rienza insegnano a schermirsi dalle passioni e l'organismo af- 
fralito non ne sente più l'orgasmo , la pazzia si sviluppò con 
più frequenza dai 20 ai 40 anni, Tepoca appunto delle pas^- 
sioni effervescenti. 

Si ebbero pih celibi che ammogliati, quasi la metà del 
totale, pochi i vedovi. Prevalsero li agricoltori e i mestie- 
ranti, vennero in seguito i giornalieri, i domestici, le profes- 
sioni liberali. 

Le altre provinole venete diedero a S. Servolo quasi un 
uguale numero di abitanti della città e della campagna ; la 



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provincia di Yenezìa diede un maggior numero di cittadini e 
di reddiyi. 

II P. Salerio, fedele alla classificarione di Esqmrol, divide li 
indiTidoi colà inviati durante il triennio , in maniaci (255)» 
melancolici (117), dementi (147), idioti (18), monomaniaci (3). 

Fra i dementi egli annovera i dementi paralitici, la cui 
cifra è imponente , nientemeno di 40 , il doppio di quelli 
stati accolti durante il triennio antecedente. È pure allar- 
mante la cifra degli uccisori verificatasi fra i maniaci : 31 ! 
£ notisi che altri 49 avevano , se non consumato , almeno 
tentato Y omicidio ! L' A. cita del pari di avere, durante il 
triennio ricevuto dalle carceri siccome delinquenti undici 
alienati. — A proposito di questa categoria di alienati amiamo 
riprodurre un tratto del resoconto che si riferisce alla que- 
stione che si va agitando dei cosidetti manieomii criminali, 
augurandoci che vengano e presto coronati i voti delFegregìo 
nostro collega. 

« Fino dal 1856, scrive egli, in diversi Bapporti, mi permet- 
teva £etr conoscere, V inconvenienza di ammettere questa classe 
di maniaci nei manieomii comuni, e la necessità che venissero 
reclusi in Stabilimenti appositi; ne adduceva per prova di tale 
necessità conosciuta da moltissimi medici di manieomii Tessere 
stata adottata questa pratica presso altre nazioni, e proponeva 
almeno la costruzione di un quartiere speciale etutt'affatto se- 
parato dagli altri, nel caso non si potesse istituirne d'appositi : 
il progetto in massima sembrava adottato, non di meno anche 
da alcuni contrariato, dicendo che quando uno è pazzo è come 
tutti gli altri pazzi; ma pih che tutto, la ragione era finan- 
sanziaria ; per cui e progetto , e disegni vennero rimandati 
agli atti. Attualmente pare che l'aura sia propizia per l'isti- 
tuzione nel Begno di uno o piti manieomii appositi per de- 
linquenti ; alienisti e statasti ne trattarono ampiamente , fa- 
eendoue conoscere la necessitìi ; e se in quell'epoca dubitavaai 
della convenienza , adesso la cosa pare ben diversa ; p^ci^ 
non posso a meno di ritornarvi sopra anch' io , e di ripetere 



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«82 

^aello cbe allora dicoTa, sentendomi sorretto dall'opinione di 
validi ed antorevoli psichiatri : l'ammissione dei passi delin- 
quenti, nei manicoikiii comani è causa di non poche inconve- 
menze, prima, perchè quei poveri infelici che si trovano 
comunemente in questi Ospizi e che conservano un po'di ra- 
gione; quelli che la ricuperarono; altri die hanno lucidi in- 
tervalli; sentono ribrezzo a convivere con questa classe di scia- 
gurati, e si conturbano ritenendosi disonorati ; altri si p^- 
suadono essere anch' essi compresi fra delinquenti , e si la- 
gnano ; più i parenti stessi sentono sommo dispiacere, vedendo 
i loro congiunti ; onesti campagnoli , buoni mestieranti , ot- 
timi artisti, persone civili di un'educazione anche elevata, in- 
temerati, ammalati solo per gravi dispiaceri, patemi e disgrazie, 
accumunati con delinquenti e malfattori : aggiungasi una ra- 
gione ancor maggiore ; questa classe di maniaci delinquenti , 
generalmente parlando, essendo per lo più propagatori di im- 
moralità e del mal costume, peggiorati spesso dal carcere e 
spudorati, servono di sommo imbarazzo alla quiete dello Sta- 
bilimento ed al servizio sanitario, sono causa di frequenti al- 
terchi e risse, orditori di complotti^ violenti, riottosi, scan- 
dalosi, indomabili, e riescono e non possono essere che di 
danno morale ai ricoverati, ed all'andamento regolare di un 
manicomio : da ciò insorge la necessità riconosciuta oramai 
da tutti dell'erezione di alcuni manicomii appositi pei così 
detti maniaci delinquenti. > 

Bagionando sulle diverse categorìe di alienati, TAutore com- 
menta e illastra alcune forme importanti di pazzia. Ciò che 
scrive della pazzia apoplettica è un vero trattatello, succoso, 
pieno di interessanti considerazioni sul decorso , sulla terapia, 
e sulla anatomia patologica di quella terribile malatia , che 
nella maggior parte dei casi, sfida medici e medicine. 

Sono del pari interessanti le considerazioni che egli fa sulla 
demenza paralitica, sulla pellagra. Quest'ultima malatia, entra 
in proporzioni imponenti nella genesi della pazzia dei ricove- 
rati a S. Servolo. 



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263 

< La pellagra, scrive il P. Salerìo, nello scorso triennio ci 
diede 133 entrati, che uniti ai 70 enstenti formano li 203 
ohe 8i ebbero in cnra. 

< Non è qui il luogo di discorrere suU'etiologia di questa 
affligente malatia, speciale si può dire dei poveri nostri con- 
tadini : se il processo morboso cioè, sia o no specifico, se la 
colpa sia proprio tutta del mais immaturo e guasto, se ò en- 
demica, se rnmiditè, le pessime abitazioni, il lavoro protratto 
ed improbo, l'insolazione, l'alimentazione scarsa e cattiva, sieno 
cause occasionali o concomitanti ; questo tema occupò ed oo- 
<mpa tuttora l'ingegno di sommi medici ; certo è questo, che 
la pellagra è una lesione che non ha confini nò in un tes- 
suto, nò in un sistema, nò in un organo; essa prende tutto 
l'organismo, tutti i sistemi, e nerveo, e del circolo, e digerente, 
e cutaneo, e del moto, e si manifesta con tutti i sintomi ri- 
feribili a tutti : digestioni difficili, inappetenza, dimagramento, 
ftdli diarree, vertigini, indebolimento dei movimenti e del- 
l'impulso del cuore, e generale mal essere, ed eritema cutaneo ; 
intanto l'intelligenza va diminuendo, e sopravviene la mania e 
più di tutto la melancolia , e la demenza, alla quale in ultimo 
si riducono; ed ò in questo stadio che per lo più arrivano al 
Manicomio, magri, estenuati, paralitici , dopò avere protratte 
più che poterono le cure, ed averle poi subite a casa o negli 
ospedali , ed alcuni sottoposti altresì a cure deprimenti ener- 
giche. 

€ Nel triennio scorso, i pellagrosi furono in aumento ; nel- 
l'altro triennio, li entrati furono 86t in quello in discorso sa- 
lirono a 133 ; ò &cile trovarne la causa di questo aumento ; 
nel caro del vitto, nella scarsezza relativa degli alimenti, e 
nella privazione quasi totale del vino ; aggiungasi alla scar- 
sezza delle sostanze alimentari, anche la loro qualitìt infe- 
riore ed insalubre ed i patemi ; e si avranno più che suffi- 
cienti cause dell'aumento della malattia. 

« Nei nostri pellagrosi, la cnra ò più generalmente la to- 
nica, la dieta generosa animale, il vino, li ferruginosi, li chi- 



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2d4 

nacei, i corroboranti in genere; ed appena il loro stato di 
miglioramento lo concede, il lavoro aU*aria aperta, contìnaando 
però nella stessa cura terapeutica. Fa scarso il namero dei 
sortiti dì questa classe ; ma se si ricette alle miserabili con- 
dizioni in cui si presentano, e lo stadio inoltrato della ma- 
lattia quando entrano in Manicomio, si può essere anche sod- 
disfatti. » 

In questi tempi anche tra noi si parla moltissimo di isti- 
tuire le Società di patrocinio pei pazzerelli poveri che hanno 
la fortuna di guarire, e qua e là si va facendo qualche ten- 
tativo di siffatta filantropica istituzione. Ebbene, il P. Salerio 
è riescito ad organizzare un istituto pei poverelli di S. Ser- 
volo incamminati a guarigione, che è un vero e grande pro- 
gresso. E qui noi lasciamo la parola alFegregio Autore, il 
quale come usa, alla buona e con rara modestia descrive quella 
sua preziosa istituzione : 

€ Ognuno sa, quanto sieno probabili le recidive nelle ma- 
lattìe nervose in genere, ed ispecìe nelle mentali. È cosa che 
preoccupa i medici quando licenziano individui,. anche se mo- 
strano una guarigione lodevole ; allorché si pensa, che un in- 
dividuo che ebbe il cervello tentato nella sua intima com- 
page ; (die ebbe nervi eccitati, strane sensazioni, insoliti mo- 
vimenti, affetti sconvolti ; facilmente si può persuadersi della 
facilità a recidivare, e molto più se tuli soo;getti vanno in- 
contro a dure privazioni, a Miche, all'avvilimento; molte 
volte vedendosi schivati e rifuggiti , sentendo parole ingin- 
riose ed umilianti, allusive alla sventura sofferta, se non 
trovano chi gli dia appoggio col lavoro e vedonsi abbando- 
nati; leggono essi nella fisonomia, di quelli con cui devono 
trattare, il timore che hanno per la loro patita pazzia; ag- 
giungasi non infrequente, l'indifferenza e la diminuzione di 
affetti nella famiglia stessa, o trovare questa, al loro ritomo, 
privata di qualche persona cara per morte o per altro ; quanto 
non sarà fitcile dunque sentirsi questi infelici scuotersi e ri- 
concentrarsi in pensieri, in dubbii ed abbuiarsi nuovamente 



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2S5 
la loro mente! dicasi anche da un altro lato, il ritorno ad 
antichi ?izi]\ ad abasi, ed intemperanze di ogni genere. 

€ In altri resoconti e fino dal 1857, accennava ai vantaggi che 
potrebbero avere questi infelici da un patronato, che avesse ad 
accoglierli, quando sortono dal Manicomio, senza sussidio, senza 
appoggio e senza che alcuno loro offri lavoro; più si avanza nella 
inratica di queste malattie, e di questi infelici, più si conosce, 
il bisogno e V utilità che potrebbe avere questo patronato. 
Quante volte e di frequente vediamo individui, sortiti guariti, 
aani e robusti, pieni di speranze di un migl ior avvenire, pre- 
sentarsi volontarii allo Stabilimento implorando di esservi ac- 
colti, contentandosi come essi dicono del solo alloggio e vitto, 
pur di trovarsi un punto d'appoggio, non avendo potuto rin- 
venire da collocarsi presso padroni, uè lavoro per guadagnarsi 
il sostentamento ? Qià da una trentina d'anni sorsero in Fran- 
cia, nel Belgio, nella Germania alcuni di questi patronati ; un 
tentativo venne fatto a Bologna dal compianto e troppo pre- 
sto perduto dott Zani, che era ultimamente Direttore del Ma- 
nicomio di Seggio neirEmilià, cercando di promuovere una 
Boscrizione di benefattori che cooperassero, a trovare appog- 
gio, collocamento, e sovvenzioni, a questi infelici. Sarebbe a 
desiderarsi che questa beneficenza venisse applicata anche in 
queste Provincie ; a me sembrerebbe ancor meglio una casa 
di patronato per ricoverarli fino a tanto che, abbiano date 
prove di piena guarigione, e d'essere abili a poter starsene in 
società; ed intanto procurare loro più facile qualche appoggio, 
e più facilmente qualche occupazione e lavoro. Bicordo altra 
volta, quando proposi tale istituzione, essermi sentito rispon- 
dere, che per queste cose vi vogliono metà pareri, metà de- 
nari : mi sono dato maao, e mediante privata beneficenza, si 
è potuto provvedere una casa di campagna con unita terra a 
edtivo, da poter occuparne ed alloggiarne diversi : luogo ca- 
pace di ampliazione, potendosi anche erigervi delle adatte offi- 
ona pei non agricoltori ; si potè fare secondo le forze, e tat- 
ArehMOt anno W. 17. 



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266 

t'affatto privata, senza aggravare li pubblici erarìi, sperando 
che messo il seme, questo abbia a fmttìicare ; porche secondo 
il solitOt anzicchè trovar protezione e favore, non vengano 
foorì censore, disapprovazioni e peggio, come por troppo si ha 
a sentire contro qoesti patronati in genere e pei discoli e po' 
rìcolanti, e pei liberati dalle carceri, e per li vagabondi e per 
sopperire ad altre miserie, aorte in seno della stessa progre» 
dita civiltà ; che o per capriccioso progetto, o per altro, si 
prenda a partito qoalche inevitabile accidente; un cattivo eoe* 
cesso» per sobito denigrare e condannare l'opere anche più 
umanitarie, dicendo che si assoefano i poveri con tutti li co- 
modi, e che qoindi non si adattano pih alli loro abitoalime» 
tedi di vita, che non si fo che favorire la freddezza degli af- 
fetti di famiglia, le quali poco si corano dappoi de' loro pa* 
renti sapendoli ricoverati; e mille motivi che si affibbiano 
anche alli Spedali comoni, alle case di Uicovero ecc., cose 
alle qoali non potranno riparare né i Montesqoieo, nb i Prou- 
dhon, nò i Forìer ecc. colle loro teorie sociali*utopistiche. » 
Noi ci congratuliamo col P. 9alerio della recente sua pa- 
blicazione la quale è, come tutti li altri suoi lavori im- 
prontata a spirito eminentemente pratico ; e rivela Foomo die 
senza lasciarsi fuorviare dalle brillanti e vacue ipotesi , rife- 
risce nitidamente, ciò che si è cercato di osservare con diligensa 
accurata ; lo scritto rivela l'uomo che si adopera con amore 
e con abnegazione in prò' de* suoi malati, vivendo in mezso 
ai medesimi, e prendendo di essi le pih afTettuose core. 

Biffi 

Besoconto statistico del manlcomia provte- 
elale di S. Oroce in Macerata — del medieo-éU- 
rettore dottor GIOVANNI TONINO. - Macerata, 1874- 

À complemento dei cenni che abbiamo publicati nel fiisei- 
colo di maggio ieW Archivio sul Manicomio di Macerata, stam- 
piamo codesta Nota inviataci non ha guari dall'egregio dot- 
tor Tonino, medico-direttore di quel Manicomio. 



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TAVOLA !• 

Mttdmento generale degli alienati dal 1.' luglio 1672 

al SO giugno 1873. 



Al 1.* loglio 1872 

tal l.« loglio 1873 
al30gio«iiol875 


Esistenti 


Usciti 


Morti 


Giornate 
di presenza 


D. 


D. 


0. 


D. 


D. 


D. 


U. 


D. 


67 

Ent 

28 


41 

fati 

27 


11 

6 


6 
5 


2 


4 

2 


21502 
5884 


12774 
5058 


95 


68 


17 


11 


S 


6 


25586 


15812 

l 


165 


28 


8 


41198 



168 faroDO li alienati ayati in cura , 55 li entrati , 2b ii 
nsdti, 8 i morti e 41198 le giornate di presenza. Cosicché le 
uscite (calcolate sopra ì soli etUrcUi giusta la proposta del* 
r ili. dottor Lunier (1)) ascenderebbero al 51 per cento circa 
e le morti (calcolate sulla media annuale della popolazione 
dell^asilo (2)) toccherebbero appena il 7 per cento. Ciò che 
forma il miglior elogio possibile della salubrità di questo asilo. 
TAVOLA n.* 



Uomini 
Donne 



Oiamate di lavoro. 

Giornate 
di lavoro 

. 2154 
3181 



Importo 
L. C. 

969 30 
405 24 



Totale 5335 1374 54 

8i è eolia più grande soddisfazione che si vedono notate in 
questa tavola N. 5335 giornate di lavoro ; tal cifra è segno 

(I) V. àmaU9 Médkihf$9ehologif^e9y janvier, 1869. — Progetto 
4i statistica applicabile allo stadio delle alienazioni mentali, p. 53. 
(È) Opera citau, p. 55. 



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268 

specialmente della maggior validità in genere degli alienati , 
e dei molti mezzi di occupazione forniti dalle solerti cure tlei 
signori deputati provincialit ed in particolare dagli illustriss. 
signori Conte Tambroni specialmente delegato alla 8or?egliaiia 
del Pio Istituto, e Cav. prof. Luciani , supplente a detto of- 
ficio. 

TAVOLA m.* 

Pensionari di seconda e terga classe^ esistenti^ entrati^ 
usciti e morti dal 1.^ luglio 1872 al 30 giugno 1873. 



Pensioaari 
di 

ì* Classe 
1» « 


Esìstenti 
al 30 


Entrati 
dal i. lugUo 

1872 
al 30 giugno 


UsciU 


Morti 


Rimasti 


D. 

* 


D. 


U. 


D. 
4 

1 


1 


D. 

5 


U. 


D. 


D. 
4 


D. 

i 

i 


— 


2 
9 


6 


16 


i 


— 


"1 



La fiducia che si va gradatamente acquistando il Manico- 
mio di Macerata, si può facilmente dedurre dal crescente nn- 
mero di pensionari che accorrono al medesimo (anche da altre 
pro?incie), come ne &nno fede i sedici individui entrati nel- 
r anno. 

Cassa di sussidio 
Al l."" luglio 1872, esistenti in cassa . . L. 121 58 
Oblazioni dai visitatori deir*OspisBio e dagli in- 
tervenuti alle rappresentazioni dranmiatiche 

nel teatro deirOspizio » 24 17 

Prodotto della terza parte del lavoro degli alie- 
nati » 458 18 



Totale L 603 93 
Soccorsi distribuiti ai dimessi poveri . . • L. 55 — 



Al 30 giugno 1873, restanti in cassa 



L. 548 93 



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269 
Dalla saddetta tavola si scorge che sebbene non sia ancora 
nel Manicomio in attìnta la tanto necessaria Società di pa^^ 
trocinio, vi esiste però già una cas3a> per cui si può elargire 
qualche soccorso agli individui piti bisognosi che escono dal- 
l' asilo. Intanto le restanti L. 548 93 (a cui si andranno men- 
silmente aggiungendo altre somme) serviranno come fondo di 
cassa per detta Società, la quale si ha fondata speranza di 
vedere fra non molto istituita. 

Cogliamo intanto quesf occasione per avvertire che le 19 
morti, e le 10 uscite, notate nel predetto fascicolo di maggio, 
vanno distinte nel seguente modo : 
Vecchio manicomio in 8 mesi. Nuovo mauicomio in 10 mesi. 

Usciti ... 3 Usciti 7 

Morti ... 10 Morti .... 9 



N OT I ZI E - V A R I E T A 

IHsposlslanl praTtoorie per 11 ricovero nel- 
1' Ospitale nuigglare di IHllano di passi a ca- 
Fiea della ProTlaela In attesa del loro pas* 
saggio al manleomlo proTlnelale. — In base ad 
accordi intervenuti fra la Deputazione provinciale ed il Con- 
siglio degli Istituti ospitalieri di Milano, resta stahilito : 

1. Li affetti da alienazione mentale che d'urgenza o per 
ragione di publica sicurezza venissero presentati air Astan- 
teria dell'^Ospitale maggiore di Milano, scortati dei ricapiti 
giustificanti la loro appartenenza alla Provincia di Milano e 
la loro povertà e pazzia, a sensi del vigente Begolamento pei 
Manicomj della Provincia stessa, verranno bensì accolti nelle 
apposite sale dell'Ospitale suddetto, ma, poscia fatti tradurre 
al Manicomio il giorno succ^sivo se uomini, ed appena tì sia 
possibilità per lo spazio quando si tratti di donne. 

2. Li affetti da alienazione mentale accolti in via d'urgenza 
o per ragioni di publica sicurezza, come sopra, che non fos- 
sero muniti dm suddetti ricapiti, dovranno pure essere accolti 
aeU* Osj^tale, ma saranno ivi dal Consiglio ospitaliere fatti 



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270 

sottoporre airesame di nna Gommiasione, la quale giudica se 
essi sono o meno presi da aUenazìone mentale. Se li giudica 
taU, essi dovranno essere tradotti al Manicomio provinciale » 
bencbè non fosse per lì stessi giustificata la pertinenza a 
^esta Provincia e la povertà. 

3. La Direzione dei Hanioomj Provinciali può inviare al- 
l'Ospitale maggiore di Milano li indivìdui che fossero stati 
adotti nel Manicomio provinciale e dei quali gli sembrasse 
dubia la pazzia, onde vi siano accolti in osservazione e su- 
biscano poi il giudizio delk Conunìssione, come alla disposi- 
zione dell'art 2. 

4. La Commissione sarìt composta, dì un Medico prinuurio 
dell'Ospitale Maggiore e di un Medico scelto dalla Deputa- 
zione provinciale , i quali poi, nel caso che sorgesse fra loro 
divergenza di parere nel giudizio da pronunciarsi, come so- 
pra, potranno scegliere essi stessi un terzo Medico quale 
arbitro. 

5. La competenza passiva per la degenza jiell' O^piiale 
spetta alla Provincia, nei casi di eoi alFart. 1, a datare .dal 
giorno in cui furono ricevuti nelVOspitale stesse , e nei casi 
contemplati dairarticolo 2, dal giorno nel quale per giudizio 
della Commissione risulti incominciata la alienazioue men- 
tale. — La Commissione si riunisce ogni settimana a giorno 
fisso. 

6. Per il tempo decorso e per il tempo avvenire, nel caso 
che per qualsiasi motivo fosse mancato o mancasse il giudizio 
della Commissione stessa per li alienati accolti come sopra 
nell' Ospitale Maggiore , si dovrà ritenero valido il giudizio 
pronunciato dal solo sanitario dell'Ospitale Maggiore anche per 
la decorrenza della diaria. 

7. La diaria che la Provincia corrisponderìt all' Ospitale 
Maggiore per cura e ricovero degli accennati individui si ri- 
tiene pel quadriennio 1866-67-68 e 69 quella già stabilita 
dsklla Deputazione provinciale per ciascuno degli anni stessi, 
limitatamente però al solo Manicomio provinciale della Senavia 



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271 
(610ÌII80 il suooarsale di MombeUo), e per li uni avrenire 
quella che verrà fissata dalla Deputazione provinciale stessa 
tassativamente pel Manicomio della Senavra alla fine d'ogni 
anno , salvo sempre il diffalco delle 90 piazze cui Y Ospitale 
suddetto è tenuto di provedere , e delle pensioni che even* 
tualmente pagasse alcuno dei pazzi ricoverativi. — 

Questo provisario data dal 30 settembre 1870; e gli si volle 
qui dare publicità, non avendosi speranza che sia per cessare 
cosk presto. 

Ia toasfnslone del suftBgne negli allenati. — 
11 Cav. dott Ponza, che nella Perseveranza di Milano ha publi- 
caio una lettera (1) nella quale caldeggiava la trasfusione di- 
retta del sangue in certe categorìe d'alienati, il 21 giugno p. p. 
nel manicomio provinciale di Alessandria, dinanzi a una eletta 
adunanza di medici, fece eseguire la trasfusione diretta del san- 
gue di agnello in tre alienati. Ecco quanto scrìveva V Osser- 
vatore di Alessandria del 24 giugno p. p. 

€ La prìma trasfusione la eseguiva il dott. Ponza sopra un 
alienato pellagroso, da pih mesi diarroico. Essa fu scevra da 
sintomi di rigurgito, e sappiamo che il giorno dopo il paziente 
abbandonava il letto, ed il profluvio diarroico era cessato com- 
pletamente. 

« La seconda fu fatta dal dottore Trebbi, vicedirettore 
ondioo del manicomio di Seggio d'Emilia, sopra un lipema- 
niaco eon subdelirìo di persecuzione e tendenze suicide con 
allucinazioni di udito, — il quale era da pih mesi contenuto 
colla camicia di forza, onde impedire si gettasse capofitto nel 
buco delle latrine, cosa che tentò rìpetute volte. Quest'operato, 
al qtiale la trasfusione fu praticata con una cannula trequarti 
inventata dal Trebbi , ma nel quale fu spinta una quantità 
maggiore di sangue arterioso, sette secondi dopo Toperazione 
ebbe sintomi gravi di rigurgito , e qualche apparenza di in- 
cipiente cianosi, che si dissipava due ore dopo. Le di lui idee 
deliranti paiono assai modificate. 

€ La terza trasfusione la praticò il professore Ezio Caselli 
con quell'^aggraziata sveltezza prepria di abili ed arditi epe* 

(1) La trasfusione del san^e , lettera del dottor Poma al dottore 
Serafino Biffi. — Nella PeveverwMM del 1 giugno 1874. 



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272 

ratori. Il paziente fa altro lipemaniaco a forma angosciosa con 
Bubdelìrio di persecuzione, ed il quale per ano strano delira- 
mente fece ripetati tentativi di mutilarsi la lingua. La quan- 
tità di sangue arterioso trasfusa, fu in costui superiore ad ogni 
altra. Comparvero però anche qui sìntomi di rigurgito , ed 
invece di una semplice suflFusione generale, s'ebbero sintomi 
di yera cianosi, che per vero dissipossi prestamente, sebbene 
rimanesse nelloperato un 'agitazione piuttosto vivace. 

€ Nessuno degli operati ebbe movimento febbrile; tutti si 
cibarono avidamente contro la loro consuetudine. » 

Dacché il cbiar. prof. Albini ha fatto conoscere le sue prove 
di trasfusiode diretta del sangue, questa venne tentata tra noi 
anche in alcuni alienati , nei quali quella operazione pareva 
indicata. L' egregio dott. Palmerini, attuale direttore del ma- 
nicomio dì Siena, e il chiar. prof. Livi ora direttore del ma- 
nicomio di Beggio-Emilia , furono i primi a eseguire quelle 
prove e continuano in codesti studii colla prudente assenna- 
tezza che li distingue. 

Cen ogni probabilità la importante questione verrìt recata 
dinanzi al Congresso dì Imola. 

SOCIETÀ FRENIATRICA ITALIANA 

Nella seduta del 15 maggio p. p. che ebbe luogo, al solito^ 
nella biblioteca deirOspitale maggiore di Milano, la Presidenza 
della Società freniatrica italiana consultava i colleghi colà con- 
venuti sulla epoca più adatta pel Congresso da tenersi in Imola- 
Prendendo in considerazione le osservazioni emesse dai col- 
leghi e li schiarimenti che cortesemente aveva partecipato su 
queir argomento V egregio cav. dott. LoUi , nella mentovata 
seduta si deliberò che il Congresso si tenga in Imola dal 20 al 
28 del prossimo mese di settembre. 

La Presidenza della Società diramando codesto annunzio agli 
onorevoli membri della medesima, confida che tntti si daranno 
premura di accorrere per inaugurare in fratellevole accordo una 
serie di Congressi destinati a promuovere lo studio della psi- 
chiatria in Italia, il miglioramento dei nostri manicomii, il 
benessere dei poveri alienati e il decoro professionale dei medki 
alienisti italiani. 

Dottor Sbeafimo Biffi, Gerente. 



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27S 

MEMORIE ORIGINALI 

QUESITO SCIENTIFICO. 

Alessandria, il 4 luglio 1874. 
Cbiariss. sìg. Cav. Prof. Andrea Verga , 

Ricorro alla di lei perizia onde avere consiglio com- 
petente, caso mai si riproducesse fra i miei alienati 
quanto avvenne in un tale Spandonaro Tommaso, di 
Cassine, celibe, muratore, scevro di labe gentilizia, 
ricoverato nel Manicomio di Alessandria il 13 febraio 
1874, perchè affetto da alienazione mentale sotto forma 
di lipemania agitante con subdelirio di persecuzione 
associata ad esaltamento religioso, con allucinazioni di 
udito, a tendenze, che amo chiamare mutilatrici, an- 
ziché suicide. 

La condizione smaniosa del mio ospite non fu mai 
guari modificata né dall'uso degli emeto-catartici, né 
dai sedativi nervini, né dai bagni prolungati, né dalle 
doccio frontali, e neppure dal bromuro di potassio. Co- 
stantemente insonne si cibava a sbalzi e scarsamente. 
Nelle brevi fasi di calma i suoi polsi oscillanti tra 56 
e 59 pulsazioni, non denotarono mai veruna reale 
espressione febbrile , né durante le agitazioni mania- 
che, né allorquando d^Ue grida strazianti e prolungate 
passava al pianto più dirotto. La sua termogenesi fu 
quasi sempre minore di 35 gradi ; e perciò i suoi polsi 
parevano proprio quelli di persona anemica per la loro 
poca resistenza. 

Per avere publicamente asserito esser egli figlio 
di altro padre, si ritenne avere grandemente peccato ; 
e perciò in penitenza del suo grave fallo, nel costante 
Arch.y anno 11.* 18. 



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S74 

delirio che l'assediava, asseriva fosse costretto di ta^ 
gliarsi la lingua. Questa strana minaccia non m* im- 
pensierì guari, fiducioso, che sorvegliato a dovere, non 
gli riescisse compiere lo strano divisamente : e quanto 
meno credevo avesse a rattenerlo il dolore, qualora 
nel silenzio della notte avesse tentato mutilarsi. 

Ma ogni mia previsione fallì ; che il 19 dello scorso 
giugno riscontrai come s' avesse più morsicata che mu- 
tilata la punta della lingua ; sia che Tahbia tratenuto 
il dolore o la vigile sorveglianza della guardia che lo 
custodiva a vista. 

Riscontratolo il giorno seguente più calmo, lo feci 
assoggettare alla trasfusione diretta di sangue arte^ 
rioso pecorino. Si adattò calmo e rassegnato all'opera- 
zione, per cui fu possibile al prof. Azio Caselli di pro- 
lungare la trasfusione a 32 minuti secondi, e così gli fu- 
rono immessi 85 grammi di sangue arterioso di agnello. 

Sopravenuti sintomi quasi istantanei di rigurgito, e 
di congestione cardio-cefalica, si mantenne tutta la 
giornata in uno stato di insolito esaltamento. Le sue 
idee deliranti non si modificarono guari ; ma prese a 
cibarsi più regolarmente e copiosamente del consueto. 

Sebbene egli fosse coricato e contenuto colla cami- 
cia di forza, dodici giorni però dopo la trasfusione, nelle 
prime ore della notte , avendo finto di dormire , per 
cui ne fu ingannata la guardia, riesci a mozzarsi coi 
denti la lingua per tutto il di lei terzo anteriore. U 
taglio era riescito così netto e regolare, che sembrava 
un' ablazione fatta da mano maestra con un' ansa in- 
candescente galvano-caustica. 

Ed a comprova dell'intensità dell'idea delirante, che 
lo trascinò ed mal passo, interrogato cosa avesse fatto 
della porzione di lingua amputatasi , rispose : V ho 
inghiottita perchè non me la riattaccassero. 



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275 

Ora per quanto la mia labile memoria ricordi le 
storie di lipemaniaci a strane e distruttive tendenze, 
flon seppe ricordarmi alcun fatto congenere. E siccome 
vivendo con dei pazzi, può accadere che abbia ad im- 
battermi in forme e tendenze deliranti identiche , oso 
chiedere alla di lei magistrale esperienza « come si 
potrebbe impedire una simile mutilazione ! 

Mi era per vero balenato alla mente di far levare 
all'infelice delirante i denti incisivi e canini della 
mandibola superiore; ma mi rattenne il timore, che 
si potesse tuttavia mutilare per mezzo dei molari, per 
cui schiacciata la lingua , rimanesse quasi macinata. 
E sopratatto mi arrestò esterrefatto il pensiero so 
avessi meno la facoltà di fare così sdentare un alie- 
nato, procurandogli con una certa qual deformità an- 
che una masticazione più difficile ed imperfetta ! 

Ma oramai che Tavvenato disastro mi deve mettere 
in pensiero per l'avvenire, altri alienati, potendo benis- 
simo delirare al segno da imitare il povero Spandonaro, 
qaale sarebbe , le chieggo di grazia , il mezzo più 
efficace per impedire consimile mutilazione? Se come 
alienista ho il dovere di tentare ogni lecito modo per 
impedire così strana mutilazione , ho poi il diritto di 
far sdentare il delirante mutilatore? 

Ella è così dotto ed autorevole ,• ella visse così lun- 
gamente ed operosamente fra i pazzi, che a buon di- 
ritto presumo, che l'assennato di lei avviso troverà il 
plauso d'ogni più insigne alienista. Venga dunque in 
aiuto di chi l' invoca per un interesse d' ordine così 
scientifico ed elevato ; ed avrà acquistati nuovi e mag- 
giori diritti alla più viva riconoscenza 

del suo devoliss. 
Doiior G. II. PoiUMi. 



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276 

Milatto, il 25 lufflio 1874. 

Egregio Collega sig. Cav. doti. Ponza, 

Diffidando sempre di me stesso, io profittai d'un 
momento che avevo intorno a me la maggior parte 
dei medici alienisti della provincia di Milano, per com- 
municar loro il quesito scientifico che ella con sì lu- 
singhiera deferenza volle a me indirizzare. Così ella 
ha ora, insieme al mio voto, quello dei colleghi Biffi, 
Brocca, Colombo, Galli, Gonzales, Rinaldini, Rotondi, 
Tarchini-Bonfanti : persone tutte rispettabili e com- 
petenti per la loro età, per li studi che fecero, per 
la posizione che occupano. 

Noi deploriamo unanimi il fatto a lei accaduto, 
ma non veggiamo in esso che una delle molte disgra- 
zie cui sono esposti i manicomii : disgrazie delle quali 
pur troppo si valgono i maligni per screditare i ma- 
nicomii e i loro direttori, ma alle quali non s'addice 
altro titolo che quello di fatalità, essendo superiori 
ad ogni umana previdenza e previdenza. 

Accidenti dispiacevoli, scandalosi, funesti occorrono 
nelle communità più savie, nelle famiglie più ordinate, 
nelle prigioni più vigilate; e si pretenderà che ne va- 
dano affatto immuni i manicomii? 

Della mia lunga famigliarità coi matti io non serbo 
alcun amaro ricordo. Ma conscio de' pericoli che trae 
seco la loro convivenza, io ho consigliato fin dai primi 
anni della mia pratica (i) di isolarli per tempo. Con 
questo però io non ho mai inteso di dire che i ma- 
nicomii garantiscano i pazzi e quelli che sono co- 
stretti a vivere in mezzo a loro da ogni inconveniente. 

(i) Veda la mia nota : Lonian dai tnatti^ ìoserila neW Appendice Psi- 
chiatrica della Gazzetta Medica Lombarda del 5 giugno I85i. 



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277 

Più recentemente il Delasiauve, per reagire contro 
1 clamori elevatisi in Francia intorno a pretesi se-- 
qnestri arbitrarii od illegali , publicò una serie di 
£sitti orribili commessi da pazzi che si lasciarono troppo 
lungamente in libertà (1). Ma io non credo cbe nep- 
pur egli abbia mai proclamato il sequestro , come un 
rimedio sicuro contro tutte le cattive tendenze degli 
alienati. 

U peggiore dei mali che Y uomo possa infliggere a so 
stesso (almeno a guardar la cosa sotto un certo punto 
di vista) è là morte. Or bene , i più celebrati mani- 
Gomii furono teatro di qualche suicidio. I più grandi 
alienisti (Esquirol, Guislain, Buchez, Brièrre de Bois- 
mont^ Robertson, ecc.) parlano di pazzi nei quali que- 
sta tendenza alla propria distruzione si svolse tutto a 
un tratto, senza che alcun ne potesse concepir so- 
spetto^ e parlano di altri pazzi nei quali per conver- 
so questa diabolica tendenza era apertamente confes- 
sata e manifestata anche con insistenti tentativi, ep- 
pure non si è potuto impedire che Analmente non 
sortisse il suo effetto. Anche il prof. Livi dichiarò 
netto e tondo esser impossibile il levare d'intorno e di 
dosso a un alienato ogni mezzo di offesa e il premu- 
nirsi contro la pervicacia e l'astuzia delle fissazioni 
suicide (2). 

Ella può dunque mettere il suo cuore in pace. Che 
è mai alla fine l'amputazione parziale ; della lingua di 
fronte all'estinzione totale della vita ? I pazzi non de- 
vono dar lezione di bel parlare. 

E se lo Spandonaro in seguito a questa mutilazione 

(1) Legga nel Journal de médécine meniale^ specialmente dell'anno 
1870, li articoli intitolati : Afitei fune$Ut accomplis par lei aliinéee* 

(ì) Sui suieidj nei manicomj. Lettera del prof. Cario Livi al dott. 
I. Galligo. Firenze, 1866. 



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278 

avesse a migliorare e a guarire ? Non sarebbe il primo 
caso di pazzia a cui una mutilazione servi di crisi 
benefica. Io ricordo la storia interessantissima, che mi 
communicò il dott. Brugnoni, di un allucinato di vista 
e d'udito che in seno alla propria famiglia riuscì ad 
amputarsi il glande, ove provava una molesta sen- 
sazione. Dopo tale mutilazione , per cui perdette 
molto sangue, egli si sentì istantaneamente guarito 
d*una pazzia che lo affiggeva da un anno e più (1). 
Ricordo anche la storia raccontata dal^dott. Citella, di 
ana donna che essendosi precipitata dall' altezza di 
dodici metri, non solo non riportò alcuna seria le-^ 
sione, ma guarì a poco a poco d'una melancolia che la 
travagliava già da sei anni (2). É vero che nel nostro 
ammalato resterà pur troppo un vizio cronico nel man- 
giare e nel parlare ; ma se egli avesse mai a ricupe* 
rare la ragione, non dovrebbe lodarsi per tutta la vita 
di sì lauto compenso? 

Ma veniamo francamente al quesito ; che fare quando 
8i ripresentasse un caso simile ! Avendo noi riguar-* 
dato il fatto a lei accaduto come una disgrazia su- 
periore air umana previdenza , abbiamo implicitamente 
accusata la nostra ignoranza e impotenza in casi ana- 
loghi. La mente di taluno era corsa al taglio dei mu- 
scoli genioglossi, essendo questi i muscoli per i quali la 
lingua viene portata fuori della bocca; ma oltre che 
una tale operazione è poco men grave di quella che lo 
Spandonaro fece a sé stesso, venne fatto osservare da 
altri giustamente che l'ammalato avrebbe potuto otte- 
nere il suo intento abbassando la testa e lasciando uscire 



J[ì) Appendice Psichiatrica della GaxuUa Medica Lombarda, 1854. 
(2) Appendice Psichiatrica della Gazzetta Medica Lombarda del 7 
febnjo 1859. 



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279 
la lingua dalla bocca per il proprio peso. È presso a 
poco quello che fanno per un istinto ben altrimenti fisio- 
logico i cani ai quali fu reciso il nervo ipoglosso. Siccome 
questi animali, per la paralisi della lingua, non possono 
più allappare, affondano il muso nell'aqua fino a tanto 
che Taqua arrivi alle loro faui^i, poi lo rialzano subita- 
mente, e così riescono ad iniziarne la deglutizione. Venne 
anche 'in mente ad altri di ricorrere alla sbarra. Se 
questo mezzo fu usato dall'antica tirannide per impedire 
a delle povere vittime di sfogarsi contro i loro carnefici, 
potrebbe bene impiegarsi dalla medicina mentale per 
&re che un dissennato conservi la sua lingua per tempi 
migliori. Ma la sharra[rìon si potrebbe lasciare perpe- 
tuamente. Bisognerebbe levarla almeno per i pasti. E 
allora, se l'ammalato persiste nella sua satanica delibe- 
razione, ha abbastanza tempo per mozzarsi la lingua. 
Per assicurare la partita, bisognerebbe nutrire l'amma- 
lato colla sonda esofagea. Ma non è questo un far troppo 
contro un male semplicemente probabile ? Non tutti li 
alienati eseguiscono tutto quello che protestano di 
voler fare. 

Quanto allo sdentare Tamiualato, noi siamo stati tutti 
contrarii. È un'operazione che fu già consigliata nei 
cani, come rimedio radicale contro l'idrofobia, e sebbene 
consigliata a danno di animali e per un intento cosi 
umanitario, non trovò favore. Non sunt facienda mala 
ut eveniant bona, o per non usar frasi che in bocca dì 
un medico possano sembrare equivoche, dirò che noi 
siamo autorizzati soltanto a sostituire mali leggieri a 
mali gravi, mali transitorii a mali permanenti. Ora quale 
è peggio dei due, l' essere senza porzione della lingua 
o l'essere privo dei denti? quale è il guaio più du- 
revole e irrimediabile? Noi che prendiamo tanta parte 
al dispiacere e alla mortificazione che le arrecò il suo 



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280 

ammalato, non so con quali sentimenti avremmo ac- 
colta la notizia che il direttore d'un manicomio, per 
rendere impossibile ad un alienato la minacciata mu- 
tilazione della lingua, si è deciso di fargli cavare tutti 
i denti della mandibola superiore, incisivi, canini e 
molari, (giacché anch'ella confessa che sarebbe insuf- 
ficiente il fargli levare i soli incisivi e canini), ad un 
alienato, dico, d'anni 42', scevro di labi gentilizie e 
ricoverato da pochi mesi nel manicomio ! 

Dopo tutto , un po' di libertà sta bene anche ai 
matti , e il no restratnt mi è appunto intelligibile e 
simpatico in questo senso. Le misure preventive non 
debbono essere esaggerate e vessatorie neppure nei 
manicomii. Come un matto potrà imparare ad apprez- 
zare la vita e s' invoglierà di conservarla , se voi 
gliela avvelenate e rendete sempre più uggiosa? Né 
i direttori di manicomj, e specialmente quelli che ad 
ogni proposta di aumento di personale e d'altri mi- 
glioramenti trovano sorde le Deputazioni provinciali o 
i Consigli amministrativi, devono dare troppo peso aUa 
propria responsabilità. 

Quando io veggo sui nostri direttori di manicomii, 
in occasione di fughe e di suicidi di alienati, aprirsi 
rigorose inchieste e scaricarsi i lagni del giornalismo 
non meno che della superiorità , ricordo sempre la 
calma e la rassegnazione filosofica con cui ho veduto 
in altri paesi accolte simili disgrazie. 

Un anno (non saprei dir quale, ma certamente molto 
lontano da quello che compiamo) io volli percorrere 
col mio amico dott. Biffi, un po' per diporto e un po' 
per istruzione, la Svizzera e le provincie Renane. Visi- 
tammo insieme molti Stabilimenti sanitari e tra questi 
il manicomio di Basilea e quello d' Illenau nel grandu- 
cato di Baden. Nel manicomio di Basilea mi fece senso 



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281 

una galleria del piano superiore che terminava in un 
finestrone senza inferriata. Laonde poco persuaso del- 
r opinione volgare che la Providefiza abbia cura dei 
matti, io mi volsi al dottor Brenner che gentilmente 
ci accompagnava, e con esso incamminai il seguente 
dialogo]: 

Non avete paura che a qualche matto venga il tic- 
chio di fare un salto di qui ? 

È precisamente quello che avvenne alcuni mesi or sono. 

E rindividuo è rimasto malconcio? 

Tanto malconcio che è morto. 

Ne saranno venuti a voi dei gravi disturbi ! 

Oh sì : ho dovuto eseguire la sezione del cadavere 
e constatai la frattura del cranio. 

Non era di disturbi di questo genere che io inten- 
deva parlare ; e conchiusi che il fatto era stato tenuto 
colà per accidentale e non degno d'alcuna osservazione. 

Poco dopo io e il Biffi ci trovavamo a lUenau, e i 
molti complimenti che noi facemmo al dott. Roller pel 
suo magnifico Stabilimento, non e' impedirono di osser- 
vare che il terreno all' intorno, essendo [chiuso da una 
semplice siepe, doveva render facili e frequenti le eva- 
sioni. È verissimo , rispose quell' ottimo direttore, ma 
ciò non ha conseguenze. I matti dopo aver errato un 
tantino ritornano da sé allo Stabilimento, o cadono 
nelle mani dei contadini e dei gendarmi che ce li 
accompagnano. 

Eccole, egregio collega , la nostra risposta al suo 
quesito scientifico. Non badi alle chiacchiere, che son 
tutte mie , ma al sugo e alle conclusioni , che sono 
dei valenti che in principio della lettera ho nominati. 

Voglia bene a tutti e in particolare 

Al $t40 devotissimo 
A. Terga. 



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282 

RIVISTA 

Sopra alenni rapporti esistenti nel midollo 
spinale ninaito tra le degeneraslonl seconda- 
rle ed 1 processi di sTilnppo ; del dott. P. Flechsig. 
— Nelle sezioni trasversali del midollo spinale di neonati 
vitali , i contorni laterali si presentano pih piccoli che nel 
midollo completamente sviluppato. Mentre i cordoni anteriori 
e posteriori sono già completamente costìtaiti da fibre mi- 
dollari, del cordone laterale, che già si presenti midollare, hawi 
soltanto la parte anteriore ed una sottile zona periferica ^ 
qnest' ultima specialmente la si riscontra nella porzione cer^ 
vicale : la restante parte appare grigio-jalina. Inoltre spesso 
nel mezzo della periferia della metà posteriore si nota ona 
retradone , la quale non esiste nel midollo completamente 
sviluppato. 

Nelle parti grigie veggonsi soltanto rare fibre midollari , 
finissime e di medio spessore , eUinder axis non proveduti 
di midolla, una abondante sostanza interstiziale finamente 
granulare ed elementi cellulari , parte dei quali in forma di 
cellule adipose granulari. 

Tal modo di presentarsi de'cordoni laterali, lo si riscontra 
in tutta la lunghezza del midollo ; soltanto nelle diverse al- 
tezze si modifica alquanto la relativa lunghezza delle parti 
bianche e grigie. Anche nei cordoni anteriori , nello strato 
che immediatamente corrisponde al solco anteriore , si nota 
in molti casi un'identico stato, il che però soltanto fin verso 
la metà della porzione dorsale. 

Dello stato qui esposto due spiegazioni l'Autore crede am- 
missibili, cioè : 1. che le parti grigie abbiano raggiunto il 
relativo egual grado di sviluppo, e che soltanto a cagione del 
non completo sviluppo, le normali proprietà delle parti (finezza 
delle fibre nervose, ricchezza di tessuto connettivo) spicchino 
con maggiore evidenza : 2. che le accennate parti siano in 



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288 

ritardo nel loro STiluppo relati?o , e trovìnsi ancora in nno 
stato corrispondente a quello stato fetale cbe appena precede 
riDcominciamento della generale formazione delle guaine mi- 
dollari negli strati midollari del sistema nervoso centrale. 
L'Autore inclina per la seconda di queste spiegazioni , e db 
perchè la prima non varrebbe per quelle parti de'cordoni an^^ 
tenori , completamente sviluppate , che sono caratterizzate 
dallo spessore delle loro fibre, e perchè le sezioni trasversali 
de* cordoni laterali dei neonati sono più piccoli che nel mi- 
dollo completamente sviluppato , non solo in modo assoluto j 
ma anche relativamente. 

Questi reperti sono di molto interesse per la patologia, im- 
perocché le accennate parti sono quelle nelle quali diretta- 
mente si presentano le degenerazioni secondarie discendenti , 
che consìstono : nella scomparsa della guaina midollare , e 
nell* aumento , almeno apparente , della sostanza connettiva. 
Esse vengono prodotte da distruzione di determinate parti del 
cervello e corrispondentemente da interruzione della trasmis- 
sione da queste parti al midollo, il quale stato, secondo Fle- 
chsig, troverebbe il suo analogo, nella mancante connessione, 
per mezzo di fibre midollari, tra la corteccia ed i grossi gan- 
gli, tra questi ed il midollo spinale, ne'neonati. 

Nello sviluppo delle guaine midollari di quelle parti che 
all^epoca del parto sono già provedute delle stesse guaine , 
prime fra tutte sono i cordoni cuneiformi di Bnrdaoh. Quella 
parte de* cordoni laterali , che nella porzione cervicale com- 
prende la metà posteriore della periferia , è anch* essa con- 
trasegnata per precoce formazione delle guaine midollari e 
per Io spessore delle fibre; ed appunto ambedue questi cor- 
doni offrono in grande estensione la degenerazione ascendente. 
Dalle sue ricerche V Autore trae da ultimo le seguenti con- 
dutioni : 

1. Che la formazione e V integrità delle guaine midollari 
dovrebb*6Ssere in relazione intima colla comparsa deireccita- 
bilitìt nel eUinder axis \ 2. che appare possibile si possa di- 



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284 

mostrare lo sviluppo successivo delle guaine midollari delPin- 
treccio fibrillare del sistema nervoso centrale ; 3. che, essen- 
dovi un nesso fisiologico fra la comparsa delle cellule adipose 
granulari, e la formazione delle guaine midollari , risulta ne* 
cessarlo un esatto studio della topografia della stessa forma- 
zione delle guaine midollari, onde poter giudicare se la pre- 
senza delle cellule granulari in determinate epoche e localitìi, 
debba considerarsi come fatto normale o patologico. {Centrata 
blatt, 1874, dalla Bivistadi med- chir. e terapeut. hsc. 5*, 
1874). 

Snlla presenza e clliilea signlfieazlone delle 
eellnle granalarl nel midollo spinale ; del dott. 
Tiggea in Marsberg. — Le ricerche di Tigges sono fatte 
suirindirizzo e sono in certo modo un complemento ed una 
rettifica di quelle del Meyer. Nella sua Memoria V Autore fii 
innanzi tutto uno studio statistico sui casi riferiti da Meyer, 
mettendo in evidenza, con una serie di tabelle, che le condi- 
zioni (dimagramento, paralisi) da questo osservatore ammesse 
come causa della degenerazione dei vasi del midollo spinale , 
hanno in realtà una spiccata influenza , e che parimenti esi- 
ste la relazione tra le malatie degli organi e lo sviluppo 
delle cellule granulari nelle varie porzioni del midollo spinale. 
Da questo studio statistico Tigges fa risaltare di pih, una se- 
rie di particolari non rilevati da Meyer , anzi in una certa 
contradizione colle di lui conclusioni, cioè: 1. Che il grado 
di adiposi nella demenza paralitica per sé , è molto più con- 
siderevole che facendo il calcolo complessivo dei dementi, alie- 
nati di diversa forma , e non alienati. 2. Che nella demenza 
paralitica i cordoni posteriori e laterali insieme, in confronto 
dei cordoni posteriori soli , sono piil frequentemente interes- 
sati che nelle ordinarie alienazioni mentali. 3. Che nella ^ 
menza paralitica il grado dell' adiposi corrisponde al grado 
del dimagramento molto meno che nelle ordinarie alienazioni 
mentali, dimodoché per la prima in particolar modo , oltre i 
generali sconcerti di nutrizione , ecc. , certamenente esistono 



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285 
aneora altre particolari condizioni per l'adiposi. 4. Che in ge- 
nerale la porzione dorsale del midollo spinale è la pih fre- 
quentemente affetta, seguendo la porzione cervicale, e da ul- 
time la porzione lombare. 5. La relazione tra le malatie de- 
gU organi e Fadiposi delle determinate regioni del midollo spi- 
nale deve intendersi con una certa larghezza ; in casi abbastanza 
frequenti, anzi hayvi una assoluta mancanza di parallelismo , 
sicché per le singole località del midollo spinale devono an- 
cora esistere altre condizioni. 

Le dirette osservazioni di Tigges vennero fatte su dieci 
casi di demenza paralitica , sei casi di gravi e progredienti 
alterazioni cerebrali, esclusa la demenza paralitica , e tredici 
casi di malatie organiche diverse, escluse le cerebrali. 

Uno soltanto, fra i dieci casi di demenza paralitica, presen- 
tava assoluto difetto di cellule granulari, essendosi invece 
riscontrato ingrossamento dei setti connettivi de' cordoni la- 
terali e posteriori del midollo, e sclerosi della sostanza bianca 
del cervello. Li altri nove casi presentarono tutti 1* adiposi 
in grado più o meno avanzato, e piti particolarmente le cel- 
lule granulari esistevano nei cordoni anteriori e laterali, meno 
frequentemente nei cordoni posteriori ; in un certo numero 
di casi le si riscontrarono anche nelle piramidi, peduncoli ce- 
rebrali ed in alcuni altresì nelle propaggini del nucleo lenti- 
colare. 

Quanto ai rapporti delle cellule granulari coi vasi , Tigges 
ebbe a notare trovarsi piti volte la degenerazione vasaio in 
località ove non esistevano cellule granulari ; e , viceversa, 
trovò spesso cellule granulari disseminate senza l'adiposi dei 
vasi : non di rado infine, trovò associate ambedue le altera- 
zioni. 

Anche Tigges ammette Finfluenza dello stato generale della 
nutrizione sull'alterazione del midollo spinale, però l'influenza 
medesima egli l'avrebbe trovata di mediocre importanza; assolu- 
tamente egli esclude che la quantità delle cellule granulari stia 
in diretta proporzione col generale dimagramento; del pari egli 



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286 

esclude che eeista paralldiemo tra il grado dei disordini di moto, 
e la diffusione delle cellule granulari. Biguardo alle questioni del 
modo di diffusione dell'adiposi dei vasi e degli elementi della 
neyrogUa, l'Autore inclina ad ammettere V influenza del de- 
corso delle fibre « non potendo però escludere che abbiano 
azione anche altre cause locali ; egli ritiene poi che la de- 
menza paralitica, dal punto di vista tanto anatomico quanto 
clinico, debba considerarsi come forma morbosa essenzialmente 
cerebrale ; le alterazioni spinali sarebbero il pih delle volte 
secondario. La dipendenza dello sviluppo delle cellule granu- 
lari dall'affezione cerebrale » Tigges Tavrebbe veduta all' evi- 
denza nei due primi casi da lui descritti. 

Le conclusioni a cui venne Tigges collo studio dei casi 
della seconda serie (sei casi in tutti i quali esistevano le cel- 
lule granulari) s'accordano essenzialmente colle antecedenti. 

Finalmente, fra i tredici casi di individui esenti da malatia 
cerebrale, dieci non presentarono cellule granulari ; due, morti 
per tubercolosi, ne presentarono in quantità abbastanza con- 
siderevole ; uno, riguardante individuo marasmatico , ne pre- 
sentava uno scarso numero. Risulterebbe da questi fatti che 
il rapporto tra l'alterazione del midollo spinale, e le malatie 
degli organi, esiste in una certa larghezza e che in molti casi 
assolutamente tal relazione non esiste. 

Dall'insieme dei fatti osservati, Tigges trae la finale con- 
clusione : Che sebbene per la presenza delle cellule granulari 
e dell'adiposi vasaio esista una serie di cause comuni, tutta- 
via devonsi ancora ammettere altre condizioni particolari, per 
lo sviluppo e pel modo di diffusione delle stesse cellule gra- 
nulari nella demenza paralitica e nelle altre malatie del si- 
stema nervoso. {Allgemein Zeitschrifi fur Pst/chiatrie, vo- 
lume XXÌX, pag. 151, 1872, dalla Rivista di Med., Chir. e 
Terap., &sc. 21 e 22, 1873). 

Tre casi di paralisi agitante segniti daUe 
autopsie ; del dott. A. Troisier. — Eiunendo le alterazioni 
da Joffroy rilevate col microscopio nel midotfo spinale e bulbo 



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887 
di tre indiTÌdni affetti da parafysis agitansy risalterebbe che 
esistevano alterazioni comuni ai tre casi, ed alteraaioni parti- 
colari a ciascun caso. 

1. Le alterasioni del midollo e del bulbo comuni ai tre 
casi sono: 

a) P obliterazione del canal centrale con elementi do* 
rati a proliferazione dello strato epiteliare deirependima. 

b) Una pigmentazione pih o meno forte delle cellule ner- 
vose. 

e) Dei corpuscoli amiloidei in quantità diyersa. 

2. Le alterazioni particolari a ciascun caso : 

a) Nel primo caso esisteva meningite antica circoscritta 
alla punta del càlamus scriptorius , che trovavasi in grado 
leggierissimo a livello della parte superiore del quarto ven- 
tricolo ; di piii, nella]parte inferiore del bulbo, il tessuto ner- 
voso compreso tra Testremitìt superiore del canal centrale ed 
il becco del caìamus (sede delia meningite) , presentava al- 
tresì le tracde d* un'infiammazione assai attiva. 

h) Nel secondo caso non si rinvennero che le alterazioni 
comuni ai tre casi. 

e) Nel terzo caso si vide una placca di sclerosi superfi- 
ciale a livello della parte superiore del quarto ventricolo. 

Qual*è il valore di queste alterazioni ? Quanto alla oblite- 
razione del canal centrale , alla pigmentazione delle cellule 
nervose ed alla presenza de*corpuscoli amiloidei, essendo esse 
alterazioni che rìscontransi pressoché costantemente nel mi- 
dollo di tutti i vecchi, non si possono evidentemente riguar- 
darle come lesioni speciali della paràlt^sis agitans; soltanto, 
secondo Joffroy , esse possono avere una parte nella produ- 
zione della malatia, predisponendo il midollo a certi scon- 
certi funzionali che traduconsi generalmente nel tremito. — 
Quanto alle lesioni particolari della prima e terza osserva- 
zione, esse perdono tutta la loro importanza pel solo fatto 
ehe non sono costanti. 
L'Autore pertanto condiide esser necessario riconoscere che 



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la sede anatomica della paralisi agitante non è ancora cono- 
scinta. {Arch. de physiol. norm. et patholog., dalla lUvista 
di Med., Ghir. e Terap., fase. 21 e 22, 1873). 

Snlla slgnlfleazione del granali adiposi e 
delle eellule adipose granulari nel midollo spi- 
nale e nel cervello ; del prof. Li4dwig Meyer, in Gòttin^ 
gen. — La questione del significato e dell' orìgine delle cel- 
lule granulari adipose nel cervello e midollo spinale , venata 
airordine del giorno dopo la publicazione dei lavori di We- 
stphal sulla paralisi generale progressiva (Westphal , Uber 
Erhrankungen des Ruckenmarhs bei tUlgemeinen progressi- 
ven Paralise der Irren Virchoto's Archiv.j voi. 39 pag. 105 
e 115 , — Ueher den gegenwdrtigen Standpunht d. Kennt-' 
nisse d, allgem, prog. Parai. Arch. f. Psych.^ voi. 2, p. 74, 
1868), fu, in questi ultimi anni, argomento di numerose ri- 
cerche da parte degli osservatori. 

Westphal, come ò noto, avendo osservato come nel midollo 
spinale degli alienati paralitici da lui studiati, costantemente 
si riscontrassero numerose cellule granulari adipose dissemi- 
nate lungo le fibre nervose , conchiudeva che nella demenza 
paralitica progressiva, costantemente esistesse la da lui notata 
alterazione , alla quale si dovessero attribuire le manifesta- 
zioni che caratterizzano quella malatia , come i tremiti , li 
sconcerti della loquela, le paralisi, ecc., e, spingendo piìi ol- 
tre le deduzioni, egli cercava subordinare alla detta alterazione 
perfino li accessi epilettici ed apoplettici , sì frequenti negli 
individui colpiti da demenza paralitica. Le vedute di West- 
phal vennero ben presto combattute da Simon , il quale non 
soltanto sostenne non essere punto caratteristiche della para- 
lisi generale progressiva Ih alterazioni del midollo descritte 
da Westphal, ma altresì pretese , dicendosi appoggiato a ben 
duecento osservazioni, che la presenza di cellule granulari 
adipose sia un fatto normale, trovandosi esse anche nel mi- 
dollo di individui morti improvisamente, sani per lo innanzi, 
e che del resto le medesime cellule si trovano spesso in molta 



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289 
abondansa nelle pia sTarìate malaide acute e croniche. Quali 
grappi di malatie nelle quali le cellule granulari si trove- 
rebbero in pih coneidereyole quantità , egli annoYeraya : 1/ 
Malatie del sistema nervoso in genere , non esclusa la de- 
menza paralitica, ma senza una prevalenza per essa. 2.^ Tu- 
bercolosi (Simon, Ueber den Zustand des RukenmarJces in 
Dementia paralitica und der Verhreitung der Kdrnchen^ 
sfdlen'MyeliHs, Arch. f. Pst^chiatrie, voi. 1, pag. 583, 1868- 
69, voi. II, pag. 109, 1869 ; id. ib pag. 328, 1870). 

A risultati affatto in contradizione con quelli di Simon 
pervenne Sander coUe sue ricerche sullo stesso argomento 
{Arch. f. Pstfch. u. Nerv.j voi. II , pagina 117). In ventisei 
casi riguardanti individui morti per malatie cerebrali, esclusa 
la demenza paralitica , non rinvenne traccia di cellule granu- 
lari, e lo stesso negativo risultato ottenne in altri 19 casi di 
morti per malatie polmonari, tra le quali frequentemente la 
tubercolosi. Per altro Sander nemmeno trovasi in perfetto ac- 
cordo con Westpbal , non avendo trovato assolutamente co- 
stante nel midollo degli alienati paralitici la presenza delle cellule 
grannlarì; egli infatti riferiva U0 caso, nel quale però manca- 
vano le alterazioni motorie, senza il reperto in questione. In- 
torno al valore di tal reperto , Sander opina che in generale 
esiste un parallelismo tra il grado dell* affezione del midollo 
spinale, ed il grado degli sconcerti di moto» ma senza un rap- 
porto causale tra quelli e questi ; che il parallelo tra i sin- 
tomi clinici, e la diffusione delle cellule granulari, sia piutto- 
sto dipendente dal grado deiraffezione cerebrale, che egli ri- 
tiene il fondamento della paralisi , cui s*aggiunga V influenza 
della durata della malatia. 

Trovandosi a tal punto la questione, il prof. L. Meyer ri- 
tenne : da una parte essere ancor dubi i rapporti tra il re- 
perto delle cellule granulari adipose e la paralisi generale 
pnqpresBiva, dalF altra potersi credere autorizzato il sospetto 
e dò in base specialmente alle ricerche di Simon, che la pre- 
AriMvio, anno \\^ 19 



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290 

senza delle cellule granulari nel midollo spinale e cervello, sia 
alterazione di una significazione patologica generale. E come 
a lui parre che la soluzione di itali questioni potesse coinci- 
dere colla dimostrazione dell*origine e del modo di snliq^po 
delle cellule granulari , così egli fece uno studio altretanto 
minuzioso dal punto di vista istologico quanto dal punto di 
vista clinico. 

Noi ci limiteremo a qui esporre le piii importanti conclu- 
sioni che emergono dalle numerose e detagliatissiiae storie 
riferite dall'Autore. 

Intorno all' origine delle cellule granulari adipose, sostiene 
Meyer ch^esse derivino dagli elementi cellulari delle pareti 
yasali, e non dalle cellule del tessuto connettivo interstiziale, 
come ritiensi dalla gran maggioranza degli osservatori (Vir- 
ishow, Westphal, ecc.); egli ritiene quest'ultima opinione con- 
seguenza di un poco rigoroso metodo d'osservarione. A suo 
credere, allorché 1' esame si facia con diligenza per sezioni ; 
le cellule granulari veggonsi costantemente &r parte delle 
pareti vasali. Che anche il tessuto connettivo interstiziale del 
tservello e midollo spinale partecipi , anzi abbia la parte pre- 
valente , alla formazione delle cellule granulari, lo si può di 
leggieri constatare, contrariamente a quanto dice Mèyer, tanto 
nei preparati per dilacerazione , quanto nei preparati per se- 
zione. Basta in proposito il notare come la massima parte 
delle cellule granulari disseminate nel tessuto nervoso abbiano 
ben di sovente la forma tipica delle cellule connettive degli 
organi centrali nervosi, siano cioè tuttora fornite di straordi- 
nario numero di prolungamenti assai lunghi, emananti in ogni 
direzione, in parte lisci splendenti, in parte presi, al pari del 
corpo cellulare, da degenerazione adiposa. — (Golgi). 

Insieme alla formazione delle cellule granulari, Meyer trovò 
spesHo nelle stesse pareti vasali altre alterazioni , come scle- 
rosi, raggrinzamento , deposizione di sali calcarei , alterazioni 
che nei processi generali di degenerazione possono riscontrarsi 
in tutte le parti del corpo. Dal punto di vista generale» per* 



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tanto TAatore inclina a rìgnardare la formazione de* granaU 
adiposi nel cervello e midollo spinale, unicamente come nna 
parziale manifestazione di sconcerti generali di nntrizione. 

Per quanto direttamente concerne i casi da lui descritti , 
troviamo un certo accordo colle osservazioni di Simon. Avendo 
Meyer studiati li organi nervosi centrali tanto dei paralitici 
quanto di altri alienati, ed anche di individui non alienati 
morti per svariate malatie , trovò e negli uni , e negfli altri 
quasi costantemente le cellule granulari, e precisamente egli 
avrebbe trovato che la degeneraMione adiposa dei vasi del 
midollo spinale e del cervello, sta in una scoia d* intensità 
paràllda a quella dei generali sconcerti di nutrisione. Nei 
casi di morte improvisa di epilettici o paralatioi relativa- 
mente robusti e ben nutriti , trovò mancare assolutamente 
l'adiposi dei vasi, la quale esisteva invece costantemente estesa 
e spiccata nei casi riguardanti individui emaciati, morti dopo 
lunga degenza e per malatie esaurienti, come carcinoma, tu- 
bercoli, ecc. 

Le cause della degenerazione , nota Y Autore , influiscono 
tanto sul cervello quanto sul midollo spinale , però non tro- 
vasi un completo parallelismo tra i due organi , e nemmeno 
esìste una uniforme distribuzione nelle singole regioni del 
midollo spinale; devonsi pertanto ammettere insieme alle 
cause generali, ancora altre particolari per le singole parti; 
come tali devono valere le malatie degli organi delle diverse 
regioni del corpo. Che ciò sia dì fatto parrebbe , stando alle 
osservazioni di Meyer, il quale ad ogni modo credesi autoriz- 
zato a sostenere, che le diverse parti del midollo spinale, nelle 
quali entrano i nervi simpatici degli organi , formino per 
questi in certo modo dei centri d*" innervazione trofica. Nelle 
malatie degli organi del respiro (polmonite , bronchite , tu- 
bercolosi) e del cuore , egli avrebbe trovato prevalentemente 
aifetta la parte superiore e media del midollo spinale ; pre- 
valentemente la porzione lombare, invece, nella carie delle 
vertebre lombari» nelle malatie dei reni e della vescica , de- 



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292 

cubito ; il cono midollare nelle malatie degli organi dell» 
generazione femìnile. Negli epilettici trovò particolarmente 
interessata la porzione cenricale del midollo ed ancora piii 
frequentemente il cenrello. 

Li importanti altri detagli di Mto , e le interessanti di- 
squisizioni dell' Autore intorno alla patologia della paralisi 
progressiva e di altre affezioni del sistema nervoso centrale , 
veggansi nella Memoria originale. {Archiv fur psychiatrie 
und Nervenkrankheitm^ voi. Ili, pag. 1 ; dalla Bivista di 
Med., Chir. e Terap.. fesc. 21 e 22, 1873). 

Anatomia patologica della denteiima parali- 
tica ; del prof, Ludmg Meyer. — L'osservazione clinica ci 
permette» ai dire di Meyer, di qualificare con saffieiente si- 
curezza la paralisi progressiva quale una malatia cerebrale di 
carattere infiammatorio , ma dal punto di vista anatomo-pa- 
tologico la cosa non è tanto semplice. -— Nella massima parte 
dei casi, avendo la malatia decorso eminentemente cronico , 
all' autopsia si presentano svariate alterazioni il cui modo di 
successione non può essere stabilito che molto arbitrariamente; 
abbiamo li spandimenti sierosi delle membrane cerebrali, ab- 
biamo l'atrofia della sostanza cerebrale, il raggrinzamento delle 
cellule gangliari, la degenerazione adiposa e pigmentaria delle 
cellule medesime, ecc., ma la durata di molti anni della ma- 
latia non può non suscitare dubj intomo al valore dei singoli re- 
perti. Come essenziali e veramente patognomonicbe, si ponno 
riconoscere soltanto quelle alterazioni cerebrali che presentansi 
al primo comparire dei sintomi paralitici e che si riscontraao 
costantemente. Neil' intento di raggiungere possibilmente lo 
scopo di sorprendere il processo ne' suoi primordii , Meyer 
studiò in particolar modo i casi a decorso assai breve, esclu- 
dendo assolutamente quelli ne* quali già esistevano segni evi- 
denti di atrofia cerebrale ; casi di tal fitta, in più di 12 anni 
di osservazione, egli potè raccoglierne 20. — In tutti questi 
casi Meyer avrebbe notato una sorprendente uniformità , ol- 



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299! 
trechb del qnadro olinico, anche del reperto anatomo -patologico 
8Ì macroscopico che microHCopico. 

Le principali alterazioni macroscopiche riscontrate furono : 
grande turgescenza delle circonvoluzioni dei lobi frontali e 
delle circostanti dei lobi parietali e temporali, corrispondente 
impicciolimento delle anfrattuosita; vivo arrossamento della 
superficie delle circonvoluzioni interessate, talora di tal grado 
da aversi un aspetto risipelatoso ; aumento dello spessore della 
sostanza corticale, la quale di caratteristico offriva un parti- 
colar splendore come di sostanza colloidea o gelatinosa, aspetto 
che tanto più evidente appariva, se confrontavansi le interes- 
sate circonvoluzioni anteriori colle circonvoluzioni occipitali 
aventi Taspetto normale opaco. — Consistenza delle parti della 
corteccia alterate, ove diminuita, ove aumentata. 

Lo studio microscopico venne da Meyer fatto col mezzo delle 
dilacerazioni di pezzetti del tessuto cerebrale leggiermente in* 
dnrito colle attenuate soluzioni di acido cromico e di bicro- 
mato di potassa. Il &ktto piii saliente e più caratteristico che 
costantemente egli avrebbe riscontrato, fu una proliferazione 
cellulare attorno ai piccoli vasi cerebrali , massime capillari , 
delle circonvoluzioni affette. — Questa proliferazione cellulare 
non era uniformemente diffusa , e nemmeno seguiva rigoro- 
samente il decorso dei vasi ; spesso le stesse provincie vasco- 
lari erano in diversa misura colpite, anzi le diramazioni va- 
scolari trovavansi a tratti alterate, a tratti perfettamente li- 
bere* Le cellule contornanti i vasi erano perfettamente isola- 
bili , della grandezza dei corpuscoli bianchi del sangue , di 
forma tondeggiante, con nucleo relativamente grande , proto- 
plasma trasparente, poco granuloso , talora con un prolunga- 
mento fibrillare a ciascuno de' poli. — L'Autore non è mai 
riescito a scoi^ere la scissione dei nuclei, sia delle cellule gan- 
l^ri, sia della sostanza del cervello ; del pari egli non rin- 
venne mai alterazioni dei nuclei delle tonache vasali per po- 
terne arguire , che li elementi delle stesse tonache prendesi 
sero parte alla produzione delle cellule. 



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894 

Qaeste soltanto sarebbero le alterazioni della corteccia ca- 
ratteristiche del primo stadio della malatia ; coU' ulteriore 
progresso e colla lunga durata della malatia medesima , esse 
si propagano innanzi tutto nella sostanza bianca « dove però , 
a cagione della più scarsa vascolarizzazione, si ponno piti dif* 
ficilmente riconoscere che nella corteccia ; successivamente le 
stesse alterazioni vanno ad interessare anche i gangli cen- 
trali, corpi striati, e talami ottici, propagandosi in alcuni casi 
al ponte, ai peduncoli cerebrali, e al midollo allungato. In uno 
stadio ulteriore, le cellule neoformate si uniscono fra loro e 
coi Tasi , i quali talora, per tale addensamento di cellule , si 
trasformerebbero in specie di otrìcoli a grosse pareti. — In- 
sieme air ispessimento delle pareti vasali si presentano varii 
processi degenerativi , fra i quali trovasi in prima linea, la 
degenerazione adiposa tanto delle cellule neoformate quanto 
degli elementi componenti i vasi, alterazione questa che suole 
presentarsi in piccoli focolai disseminati. Quale ulteriore stadio 
di trasformazione degli elementi cellulari si presenta la scle- 
rosi, la degenerazione calcarea, e pigmentaria , l'obsolescenza 
dei capillari ed anche delle piccole arterie, la formazione di 
numerose dilatazioni aneurismatiche lungo i piccoli vasi ; TÀu- 
toro non potè convincersi che abbia luogo una vera neofor- 
mazione di vasi, sebbene la forte vascolarizzazione da lui nelle 
singole parti di cervello osservata lo portasse ad ammetterla. 

La rarità delle apoplessie osservata fin da Calmeil, e da lui 
confermata , Meyer la spiega colle descritte alterazioni delle 
pareti vasali. Già la recente proliferazione cellulare, egli 
dice, deve mettere un considerevole ostacolo a$rli stravasi, im- 
perocché si formano specie di molli ed elastiche compresse 
attorno ai piccoli vasi, e quand'anche succedano piccole emor- 
ragie, queste non s'estendono mai oltre la barriera formata 
dalle cellule neoformate, che , coagulando il sangue in meno 
a queste cellule , s' aumenta la resistenza contro li ulteriori 
itravasi. 

In conclusione, le alterazioni cerebrali negli alienati paia- 



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295 
litici, Dei primordi della malatia , si ridurrebbero , secondo 
Meyer, alla proliferazione cellulare attorno ai piccoli vasi e 
sue immediate conseguenze. Per ciò cbe concerne essenzial- 
mente la sostanza cerebrale, Y Autore erede di poter confer- 
mare quanto già disse in una comunicazione preventiva su questa 
stesso argomento , cioè ohe: < le ricerche in proposito die^ 
dero un risultato assolutamente negativo, » Giammai egli 
potk scorgere processi di proliferazione né degli elementi della 
pia, né delle cellule gangliari. Così il raggrinzamento, l'atrofia, 
Taspetto granulare delle cellule gangliari , la degenerazione 
adiposa, e la degenerazione adiposo-pigmentaria delle stesse 
apparterrebbero agli ultimi stadj della malatia. 

Quanto ai rapporti esistenti tra sintomi e decorso della pa« 
ralisi col reperto anatomico, Mcyer naturalmente fa derivare 
in modo diretto od indiretto tutte le manifestazioni cliniche 
dalle alterazioni vasali da lui vedute. {Virchow* s Archiv , 
voi. 58, 1873, dalla Biv. diMed., Chir. e Ter., fase. V, 1874). 

Attenrlflins delParterIs cerebrale anteriore 
Impari. — L*ammaIato, d'anni 67, ebbe per la prima volta 
al principio del 1871, senza causa apprezzabile , un accesse 
epilettico^ il quale si ripetè di frequente (4-5 volte al mese , 
specialmente di notte) fino alla morte, che avvenne il 10 ot- 
tobre 1872. Dopo r ultimo accesso l'ammalato non si ristabilì 
più. Apatico , sncido , perdette 1' appetito e le forze, e senk^a 
veri sintomi paralitici e colla apparenza d' un edema polmo- 
nare, spitb. 

Il dott. Ebstein, che consegnò quest'Osservazione al Deutsche^ 
Archivj dice che alla sezione si trovò cervello , cervelletto e 
midollo spinale sani; ma alla superficie inferiore del sinistro 
lobo frontale in corrispondenza della piega olfattiva esisteva un 
focolare di rammollimento grosso quanto una ciriegia. Qui Tar- 
teria cerebrale anteriore, dietro l'arteria communìcante ante- 
rìore, era in gran parte unica od impari (ciò che negli ors 
marini è normale), e quasi per tutta la sua lunghezza offriva 
una dilatazione aneurismatica. 



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296 

Vi era ateromasia dell' arteria aneurismatica e miocardio 
adiposo, ciò che può aver contribuito alla malatia. (P^'cAta- 
trìsches Centralblatt, 30 genajo 1874). V. 

Terspls degli eecltomeiitl psichiei. — U dottor 
Beimer, direttore del manicomio Sachsenberg^ raccommanda 
per la loro virtii tonica ed anestetica sopratutto^ le injezioni 
di morfina. Egli le preferisce persino alla tintura di caneipe 
tanto decantata da Glouston. Quando Teccitamento dipende da 
paralisi dei nervi vaso-motori e da iperemìa cerebrale, ùl le in- 
jezioni al collo : quando ò occasionata da una nevralgia , fa 
le injezioni lungo il nervo offeso. 

Non fa le injezioni nei parossismi maniaci , bensì nell' in- 
tervallo, per provocare il sonno e prevenire la riproduzione dei 
medesimi. 

U cloralio idrato deve combinarsi colla morfina ; solo, è poco 
utile. 

Nelle forme circolari e nella mania cronica T A. usa il bro- 
muro di potassio. {Psyehiatrisches Centralblatt, genajo 1874) 

F. 
Rlcerehe sali» «ede anatomie» dell'epilessia 
e delle eonvolsioiil epiiettiehe; del dott. Sugh- 
lings Jackson. — Meta dell* Autore sarebbe quella di poter 
precisare, in base alle esperienze di Fritsch e Hitzig , Fer- 
rier, ecc., la sede delle alterazioni cerebrali ne' casi di con- 
vulsioni parziali e limitate» 1 due casi ch'egli riferisce sareb- 
bero una importante illustrazione di quest' argomento. Trat- 
tasi in un caso di convulsioni limitate al braccio destro, nel- 
r altro di convulsioni generali , che cominciavano al piede 
sinistro. In ambedue i casi , all' autopsia Jackson rinvenne 
un'alterazione assai limitata della prima circonvoluzione ce- 
rebrale : ma nel primo, la lesione era in alto ed all' indietro 
della circonvoluzione , nel secondo, la lesione trovavasi alla 
parte inferiore della stessa circonvoluzione. {BriU med.jowrn.^ 
1873, e Eivista di med. ehir. e terapeutica, fase. 5.% 1874). 



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297 

BIBLIOGRAFIA 

8e II Tajiiolo più Influisca n turbare o a rior* 
dlnare la mente. 

n dottor Verga che pose a sb stesso questo quesito^ risponde 
colla storia di qnanto egli osservò nella memoranda epidemia 
yajolosa che afflisse nltimamente la Lombardia e che condensò 
ben 4000 ammalati nella Casa dì 8. Michele ai nuovi sepolcri, 
Casa sussidiaria dell'Ospitale Maggiore di Milano, destinata ài 
ricovero e al trattamento delle malatie contagiose. Portando 
una speicale attenzione a coloro che in seguito al vajolo di- 
ventarono pazzi (N. 2) e a coloro che essendo pazzi fecero un 
corso pih men grave di vajolo in detta Casa (N. 32), rac- 
colse i seguenti fatti : 

1. U vajolo produsse direttamente e immediatamente la 
pazzia in una donna di 32 anni, e piti lentamente e grada- 
tamente in un giovane d*anni 16. La prima guarì dopo 5 mesi 
di cura, il secondo passò alla demenza. 

2. Ancor latente, turbò in guisa il cervello di sette indi- 
vidui, da farli ricevere prima nel comparto dei deliranti che 
in quello dei vajolosi. Tutti però guarirono, ad eccezione di 
un uomo di 65 anni e d*una donna di 64, il cervello dei quali 
era antecedentemente offeso. 

3. Per la sua gravezza cagionò pronta morte ad altri sei 
individui. 

4u In altri tredici lasciò la malatìa cerebrale che avea 
trovato, talcbò tutti fecero ritorno al comparto dei deliranti. 
La maggior parte diventarono cronici, due morirono, e quattro 
poterono in seguito ristabilirsi pel concorso felice d'altre dr- 
costanze. 

5. In tre individui sospese o modificò la malatia cere- 
brale in guiift, ehe essi poterono passare per pih o men tempo 
nelle rispettive famiglie. Ma tutti infine ritornarono al com- 
parto dei ddiranti, e vi diventarono cronici. 



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298 

6. In ire donne parve recare vera e solida gaarigione. 
Ma Tana di esse era piuttosto isterica che pazza , Taltra era 
già sai goarire di un delirio consecutivo a fébre tifoide , e 
la terza, che pativa di melancolia, avea già nello stesso anno 
superato un altro accesso melancolico senza alcun soccorso 
speciale. 

Il dottor Verga pertanto crede che il vajolo sia in com- 
plesso piìi atto a sconcertare la mente, minacciando anche i 
centri motori, che a riordinarla, e che per regola generale 
non si debba provocare 1* intervento d* nn agente così perico- 
loso nò a favore dei pazzi nò a favore delle pazze, se bene sul 
sistema cerebrale di queste ultime sembri esercitare un'azione 
pih benefica. 

D'altra parte egli non può aver grande confidenza nella 
virtù della semplice vaccinazione e rivaccinazione, avendo 
visto che questa pratica, in uso per i deliranti dell' Ospitale 
Maggiore di Milano fin dal principio del corrente secolo non 
si mostrò mai ad altro etScace che a preservar dal vajolo» 
al quale unico intento del resto essa era stata introdotta. 



NOTIZIE-VARIETÀ 

Hanieomio di 8. I«azzaro presso Reggio E* 
mllia. — La Commissione amministrativa di questo Mani- 
comio sulla{)ropostadelsuo direttore prof. Livi è venuta nella 
determinazione d' istituire nel detto Manicomio dei posti di 
studio pratico per i medici che si dedicano alla freniatria, già 
matricolati in -qualche Università del Segno. 

Questi posti durano non meno d' un anno e non pih di due. 

Il numero dei praticanti viene limitato dal medico-direttore. 

I postulanti devono dirigere l' istanza al medico-direttore , 
accompagnata dalla matrìcola, e da tutti quei documenti che 
crederanno loro più giovevoli. 

I praticanti hanno dimora nel Frenocomio, ore ricevono gra- 



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2d9 
taitamente una stanza mobiliata con lame e ftioco. In quanto 
al fitto la retta sarà da convenirsi con Y Economo secondo 
il costo dei viveri durante Tannata. 

I inraticanti, oltre alle viaite quotidiane , e agli altri eser- 
dzii clinici , sono obligati ad assistere e coadiuvare li altri 
medici nella cura dei malati , nella redazione delle storie e 
dei registri statistici , nelle necroscopie « nelle alimentazioni 
artificiali, nella yìgilanza del servizio, ed in ogni altra occor- 
renza secondo li ordini del direttore. 

È inutile il dire che il Frenocomio di Reggio per la sua 
posizione centrale, per la situazione salubre in aperta campa- 
goà , sebbene prossimo alla città , per il numero grande dei 
malati che vi si ricoverano, per i perfezionamenti materiali e 
morali ricevuti in questi ultimi anni, per il sistema a colonia 
ìtì largamente e felicemente iniziato, per li altri vantaggi che 
pub offrire agli studiosi, i quali trovano libreria, giornali scien- 
tifici ed ogni mezzo d^ istruzione teorica e pratica, ed anche 
per esser divenuto sede della Clinica freniatrica dell'Univer- 
sità di Modena, h particolarmente atto a questo scopo. Il Mi- 
nistero della pnblica istruzione, previe istanze tàiie dalla be- 
nemerita Commissione amministrativa, si è già mostrato pronto 
ad accordare alcuni dei consueti snssidii annui per V interno 
a quei giovani che saranno dal Ministero stesso giudicati me- 
ritevoli e che dichiareranno di voler &r pratica nel Freno- 
comio di Reggio- Emilia. 

Statuto dell» soeieiJl di patrocinio per gli 
alienati poveri dimeMi dal frenocomio di Reg- 
gio -Knaillia. — Abbiam già publicato in questo Archi- 
vio (anno 1870) lo statuto della Società di patrocinio istitui- 
tasi per li alienati poveri della i^ovincia di Bologna. Non 
dispiacerìi il vedere come questa utilissima istituzione vada 
prendendo piede in Italia e in che il nuovo statuto differisca 
da qudli che lo precedettero. 

L È istituita in Reggio-Emilia una Borietà di patrocinio 
per gli alienati poveri che vengono dimessi convalescenti 



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300 

guariti dal Frenocomio ; la quale Società viene annessa 

all'O. P. di S. Lazzaro. 

2. Essa ha per iscopo di soccorrere questi infelici, non so- 
lamente con sovvenzioni pecuniarie o di vitto o di masserizie, 
ma piti specialmente procurando ad essi lavoro ed occupazione 
e provvedendo poi sempre, con que' mezzi materiali e morali 
di cui potrìk disporre, ad ogni loro bisogno ed alla loro tutela. 

3. La detta Società ha un Consiglio direitivo residente in 
Reggio , composto di un Presidente e di quattro Consiglieri , 
uno de'quali ha rUfSzio di Yice-presidente. 

4. U Presidente di questo Consiglio ò d' Ufficio il Presi- 
dente della Commissione amministrativa dell*0. P. di S. Laz- 
zaro e Vice-presidente il Medico Direttore del Frenocomio. 
Oli altri Consiglieri sono scelti nel!' adunanza generale della 
Società fra i soci residenti in Seggio. 

5. Uno de' Medici assistenti del Frenocomio , a scelta dei 
Presidente, esercita le funzioni di Segretario della Società , e 
il Ragioniere dell' Amministrazione del Frenocomio quelle di 
Cassiere. 

6. I Consiglieri elettivi si rinnovano per un terzo ogni anno 
e possono essere rieletti. Ne'primi anni la scadenza è deter- 
minata dalla sorte; in seguito dall'anzianità. 

7. Il Consiglio direttivo ha 1* alta direzione e amministra- 
zione della Società medesima, e sta in relazione con le auto- 
rità delle Provincie e de'Comuni aggregati al Frenocomio me- 
desimo. 

8. Ogni Comune , che intende di far ammettere i suoi po- 
veri alienati al godimento dei benefici della Società , dovrà 
obbligarsi per un quinquennio ad una tassa annua « propor- 
zionale al numero degli alienati ad esso appartenenti, inviati 
al Frenocomio. 

9. Questa tassa annua è di lire 10 per ogni alienato. I Co- 
muni, i quali in un dato anno non avessero malati nel Fre- 
nocomio, sono tenuti ad una tassa annua di L. 10. Quelli i 



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301 
eoi malati oltrepassano il numero di 20 pagano oltre questi 
primi 20 la metìi per ogni alienato. 

10. Gli altri proventi della Società si traggono : 

1. Dalle tasse dei Soci ordinari ; 

2. Dai sussidi che potranno essere concessi dalle Ammi- 
nistrazioni provinciali, da Opere Pie o da privati benefattori. 

3. Da una tassa pei visitatori del Frenocomio ; 

4 Da recite ed altre rappresentazioni teatrali a pago, che 
aranno date nel teatro del Frenocomio ; da fiere, lotterie, let- 
ture publiche ecc. 

5. Dalle rendite patrimoniali che in seguito si ricave- 
ranno. 

11. I Sindaci de'Gomuni aggregati alla Società e tutti co- 
loro che pagheranno una tassa annua di lire dieci partecipano 
ai diritti dei Soci. 

12. I Soci hanno diritto gratuito : 
L A visitare il Frenocomio ; 

2. Ad intervenire alle feste di ballo e Me recite od alle 
rappresentazioni teatrali; 

3. A tutte le pubblicazioni riguardanti il Frenocomio me- 
desimo. 

18. È in facoltà dei Sindaci d'istituire ComitaH di soccorso 
ìacalit i quali hanno la tutela degli alienati dimessi del pro- 
prio Comune , e possono eccitare in tutti i modi la pubblica 
beneficenza a loro vantaggio. I Sindaci possono anche incari- 
care di tali uffici la rispettiva Congregazione di Carità , ren- 
dendo di ciò avvertita la Presidenza della Società. 

14 Per ogni Comune, suirentrata dell'anno precedente, sarà 
dal Consiglio direttivo st&bilita ogni anno una somma propor- 
itonale ai numero degli alienati poveri del Comune stesso 
ammessi al Frenocomio, da erogarsi in sussidi a seconda della 
sua richiesta. 

Si terrà poi in riserva una somma pei sussidi straordinari. 

15. I Sindaci saranno avvertiti della somma che viene ogni 
anno messa a loro disposizione per sussidi ordinari, e dovranno 



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302 

a fin d'anno rimettere conto al Presidente della Società dei 
sussidi impartiti e delle persone che li hanno godati. 

16. Pei sassidi straordinari converrà , ne facciano speciale 
proposta a Presidente della Società , il quale provvederà se- 
condo le condizioni economiche della Gassa. 

17. La somma stabilita in un dato anno per un Comune , 
e da esso non erogata, passa in entrata delFanno successivo, 

18. Sono condizioni ad ottenere il soccorso : 

1. Lo stato di provata indigenza : 

2. L'orfanezza pe'giovani e la vedovanza per le donne : 

3. L'impotenza o inabilità fisica al lavoro : 

4. La mancanza assoluta di mestiere o di occupazione 
utile. 

19. È dovere principale de'Sindaci o loro delegati , giusta 
lart. 2., e dei Soci, procurare lavoro e collocamento per que' 
malati che all'uscire del Frenocomio, si troveranno senza oc- 
cupazione. A tale scopo riceveranno previo avviso della di- 
missione dal Direttore. 

20. Se cessata la sovvenzione il beneficato, anche dopo del 
tempo, darà segno di ricaduta, i Sindaci rinnoveranno il soc 
corso; a tale uopo ingiungeranno ai Medici Condotti e alle 
famiglie di darne presto avviso, a fine d'impedire, sussidiando 
a tempo, il ritomo della malattia. 

21. Di ogni provento ordinario e straordinario verrà ero- 
gata ogni anno solamente la metà, sino a che con l'altra metà 
siasi costituito il fondo patrimoniale di L. 10 mila : dopo di 
che 9210 verranno erogati, e I2IO andrà in aumento del fondo 
anzidetto, che sarà consegnato in qualche Istituto di credito 
fruttifero a vantaggio della Società, ed a scelta del Consiglio 
direttivo. 

22. I Sindaci ed i Soci saranno convocati ogni anno in ada- 
nanza generale nel Frenocomio , nella quale adunanza sarà 
data lettura della gestione amministrativa e morale deiranno 
antecedente. 

L'adunanza sarà legale quando intervengano la metà pik 



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806 

UDO dei Sod : e se doyrassi procedere per mancanza del nu- 
mero legale ad mia seconda convocazione , quella sarà legale 
qualunque sia il numero degli intervenuti 

I Sindaci e Soci avranno facoltà di f&rsi rappresentare con 
delegazione scritta da un loro collega o consocio. 

23. Ogni modificazione da hm al presente Statuto dovrà 
essere propoeta dal Consiglio direttivo o da 5 soci, per essere 
discussa ed approvata o no nella successiva adunanza gene- 
rale. 

Disposizioni transitorie 

1.* I tre Consiglieri di cui all'art. 4 saranno per la prima 
volta eletti dalla Deputazione Provinciale di Seggio ira le 
persone dall'^articolo stesso indicate. 

2.^ Le somme raccolte nel 1^ anno non dovranno essere 
erogate die neH'anno successivo. 

SOCIETÀ FRENIATRICA ITALIANA 

n primo Congresso generale di questa Società , come si ò 
già annunziato, avrìt luogo in Imola nella seconda metà del 
corrente settembre. E per una curiosa coincidenza due altri Con- 
gressi saranno tenuti in quel turno di tempo a brevissima di- 
stanza da quella città; cioè il Congresso dell'Associazione Me- 
dica Italiana, in Bologna, e il Congresso dei Medici Condotti 
d'Italia in Forlì. 

n detto Congresso della Sodetà freniatrica italiana non po- 
tendo durare, secondo V art 5 dello Statuto organico della 
medesima Società, più di 8 giorni^ verrà inaugurato il giorno 
21 del mese di settembre, e verrà chiuso il giorno 28 dello 
stesso mese. L'iscrizione però al Congresso sarà aperta presso 
il Municipio d'Imola fin dal giorno 20, e ciascun membro ri- 
ceverà all'atto dell'iscrizione una carta di permanenza^ nella 
quale si troverìi quanto è piti neccessario a risapersi dai nuovi 
ospiti di questa città. 



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S04 

Noi non possiamo dare il programma di questo primo Con- 
gresso. Fatta la nomina del Presidente, del Tice-presidente e 
del Segretario del Congresso medesimo, la Presidenza della So- 
cietà freniatrica renderà conto della sua breve gestione, e pre- 
senterà nn progetto di Regolamento intemo destinato ad espli- 
care e completare lo Statato organico da cai ò retta la So- 
cietà. È probabile che in segaito si passi a discatore an pro- 
getto di classazione aniforme delle malatie mentali per tutto 
il Begno dltalia ; che si rinnovi la proposta d*ana Legge por 
aniforme per tatto ciò che riguarda i manicomii e li alienati 
del Begno ; finalmente che si tratti dei manicomi criminali 
e della trasfusione del sangue negli alienati. Ma il vero or- 
dine del giorno dipenderà dal Gomitato degli affari e dal Pro- 
sidente del Congresso, capo e direttore del medesimo. 

La Presidenza della Società ha già preso li opportuni con- 
certi coll*onorevolo Municipio d' Imola, perchè i medici alie- 
nisti che interverranno al Congresso possano attendere tran- 
quillamente e lietamente ai loro studi, e desidera che vi ac- 
corrano in buca numero, potendo la sorte del primo Con- 
gresso freniatrico italiano influire grandemente sui successirì 
e suirandamento di tutta la SociefÀ. 



Si continua 1* elenco dei membri della Società freniatrica 
italiana : 

Dott. Cesare Trebbi, Vice-Direttore del Manicomio di S. Laz- 
zaro di Reggio-Bmilia. 



Errato-corride. 

,A pag. 9, ultima linea, invece di : in cui si trovano 
leggi : in cui non si trovano ; e a pag. 17, linea 19, invece 
di franestesie leggi frenasteAe. 



^ Dottor Sebapiho Biffi, Gerente. 



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i I 






303 



MEMORIE ORIGINALI 



COME PREVENIRE NEGLI ALIENATI LA MUTILAZIQNE 

DELLA LINGUA. — Lettera al dottor Ponza , del dot- 
tore FRANCESCO BINI, direttore del manicomio 
S. Bonifacio in Firenze. 

A^ntcQ € Collega carissimo, 

Firenze, 16 settembre 1874. 

La vostra lettera, pablìcata nell'ultimo fascìcolo 
òeìT Archivio per le malatie mentali, inizia un sistema 
lodevolissimo, che io vorrei fosse da altri invitato , 
perchè potrebbe somministrare argomento ad utilissime 
discussioni tra gli alienisti italiani. 

La nostra Società freniatrica non paò fare adunanze 
mensili e, quando le potesse fare, dovrebbe di neces- 
sità limitarsi (come fa la Società medico-psicologica 
di Parigi) a sentire la lettura di uu qualche rapporto 
e la esposizione per parte di un qualche socio delle 
proprie idee intorno ad un soggetto preso dai suoi 
membri a studiare nell'interesse della psichiatria. — 
Or bene! perchè non possiamo noi, valendoci del Gior- 
nale officiale della nostra Società, aprire delle discus- 
sioni sopra un qualche punto di pratica o di scienza 
psichiatrica? Si sostituiranno così gli scritti ponderati 
ai discorsi improvisati , che al fin dei conti son ri- 
prodotti nei giornali con tali moaincazioni da doversi 
riguardare veri e propri scritti. 

Voi avete rivolto all'esperto e sapientissimo profes- 
sor Verga un quesito scientifico che, a parer mio, ha 
un'importanza grandissima nelle sue applicazioni alla 
Arcfitvio^ anno 11. 20. 



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304 

pratica. Egli vi ha risposto da maestro « trattando la 
questione sotto tutti gli aspetti e fermandosi special- 
mente a riguardare il caso da voi descritto dello 
Spandonaro , come uuo di quei dolorosi avvenimenti 
che per parte di pazzi non "è dato sempre prevedere 
ed impedire , quando pure sieno essi ricoverati nei 
manicomi e sottoposti alla più rigorosa sorveglianza. 

Consideriamo ora per un momento che sia aperta 
la discussione su questa tema tra gli alienisti italiani ; 
io domando la parola, e mi accingo a parlarvi di due 
casi da me osservati, che hanno strettissimi rapporti 
con quello dello Spandonaro e colla questione che 
avete sollevata. 

Certo Alessandro Rosi di Greve, ammesso in que- 
sto Manicomio nel 1854 e morto sul fine del 1856 
in seguito di menìngitide reumatica, presentò durante 
la sua lunga permanenza nell'Asilo rari ma forti at- 
tacchi di epilessia, qualche volta preceduti ed il pia 
spesso seguiti da accessi di follia , che ora assumeva 
la forma di mania transitoria, ora quella di monoma- 
nia religiosa, rappresentata specialmente da scrupoli 
di coscienza per peccati commessi nella sua gioventù. 
E poiché tra questi quello che più si rimproverava 
coesisteva nelF avere avuto rapporti carnali con una 
somara, il 30 di aprile del 1847 suiresordire di una 
dei consueti accessi di monomania epilettica, profit- 
tando di una punta di falce trovata neirattendere ai 
lavori rurali e coll'intendimento di punire gli organi 
peccatori, potè farsi la estirpazione di un testicolo' e, 
poiché non gli riusciva di estirparsi pur Taltro, ricorse 
all'Ispettore per avere da lui un istrumento più adatto 
a tale operazione. 

Soccorso immediatamente guarì prestissimo e quasi 
per prima intenzione dell'estesa e lacerata ferita che 



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805 
si era fatta allo scroto. Neiranno successivo, e preci- 
samente il 6 dicembre, lo stesso Rosi in un accesso 
consimile, accompagnato però da eccitazione maniaca, 
der sfogare la sua rabbia contro un altro organo, che 
al suo dire aveva peccato di maldicenza, si mozzò 
coi proprii denti un terzo della lingua e lo sputò in 
terra. Ciò avvenne mentre egli era fermato in letto 
nella infermeria, ed io coll'aiuto attendevamo alla vi- 
sita nella stessa sala. Nel momento fu mite l'emor- 
ragia ; poco dopo però si mostrò imponente. Preve- 
dendo io questo caso e non essendo riuscito con qua- 
lunque tentativo a fare aprire la bocca al malato, e 
molto meno ad indurlo a far uso dì astringenti locali, 
aveva ordinato che fosse preparato T occorrente per 
eseguire a forza la cauterizzazione attuale. Venuto il 
momento di agire , prima di ricorrere alla violenza, 
pensai di mostrare al Rosi il ferro rovente» dicendo- 
gli che con tal mezzo e colla sua annuenza avrei po- 
tuto distruggere ogni resto dell'organo peccatore. Egli 
tosto spalancò la bocca e si lasciò cauterizzare la 
lingua. Così si arrestò la emorragia e da questa mu- 
tilazione ne derivò soltanto in lui per qualche setti- 
mana una certa di£Scoltà nella masticazione, e per 
tre o quattro anni un impedimento nella pronunzia 
di alcune sillabe, che poi sì dileguò affatto, avendo 
ripreso la lingua (restata un poco più corta) la sua 
configurazione ordinaria. 

Il Rosi dunque come lo Spandonaro si mozzò coi 
proprii denti un terzo della lingua, e s'indusse a pro- 
curarsi una tale mutilazione collo stesso intendimento 
che mosse il vostro malato a commettere V identico 
atto insensato. Lo stratagemma usato per indurlo a 
piegarsi alla cauterizzazione corrispose in lui a me* 
raviglia , e servì a salvarlo da morte sicura : tanto 



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306 

era imponente V emorragia , cke sarebbe mancato il 
teinpo ed il modo per potere a forza cauterizzargli 
la lingua. La fatale risoluzione fu nel Rosi cosi im- 
provvisa ed inattesa che non sarebbero stati applica- 
bili in questo caso i mezzi preventivi da voi invocati 
per una sì strana e perniciosa tendenza. Io ho espo- 
sto il &tto soltanto perchè nella vostra lettera dite 
di non ricordarvi di esempi consimili avvenuti per 
parte di lipemaniaci. Ma poiché la parte più sostan- 
ziale e di utilità pratica del vostro quesito, si riferi- 
sce ai mezzi che convenga impiegare per impedire la 
mutilazione della lingua negli alienati indotti da una 
concezione delirante o da una morbosa impulsione a 
mozzarsela coi proprii denti, vi parlerò di un altro 
caso nel quale mi riusci di frenare una tale propen- 
sione in un malato che aveva le tendenze mutilatrici 
spinte al massimo grado. 

A. N. Maresciallo dei Carabinieri fu inviato al Ma- 
nicomio dallo Spedale militare il 12 agosto del 1870 
con un cenno storico, nel quale si dichiarava affetto 
da monomania ragionante religiosa, e si notavano sol- 
tanto tra gli atti insensati da lui commessi quello di 
essersi imbrattato la faccia con materie fecali, e l'altro 
di aver tentato di evadere dallo Spedale militare. 

Al momento della mia prima visita egli era tran- 
quillo; dava risposte sensate; narrava di essersi da 
oltre due anni dato a leggere trattati e racconti di spi- 
ritismo, e di provare a quando a quando dei momenti 
di aberrazione mentale , nei quali gli si afRacciavano 
delle idee riconosciute poi da lui come fantastiche ed 
irragionevoli. 

Nella mattina del 14 agosto trovai il malato im- 
mobile nel suo letto, affatto insensibile alle impressioni 
esterne , collo sguardo fisso , come in uno stato di 



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807 
estasi tormentosa. Seppi dal serviente, che nello stesso 
stato Taveva trovato nella notte disteso svijL pavimento 
delle soa cella, ma che poco dopo era tornato a par- 
lare ed a comportarsi come persona ragionevolissima* 
Per ragioni di precauzione e d'indcigine clinica lo feci 
fermare nel letto, bensì senz^a manicotto né busto di 
forza, perchè fino a quel momento non si erano ma- 
nifestate in lui tendenze pericolose. Così passò la 
giornata e fu lasciato pure neUa notte , benché fosse 
tornato a parlare assennatamente. Il non avere fatto 
egli veron lamento dei mezzi coercitivi impiegati, e 
la sua dichiarazione che dovea riferirsi ad influenza 
sopranaturale il suo stato della mattina, consiglia- 
vano di adottare un tal partito. Nella notte chiese di 
bevere dell'acqua e poi la ricusò ; sul far del giorno 
poi facendo ogni sforzo per avvicinarsi le mani alla 
bocca, coi denti si strappò le unghie ed i tessuti cir- 
costanti dei diti medi e le ultime falangi dei due ìn- 
dici, senza fare un grido, un lamento. Interrogato da 
me dopo questo fatto, disse di avere ubbidito ad una 
ispirazione di Dio e di aver sentito dolore, ma colla 
compiacenza di chi ha soddisfatto un dovere, quello 
cioè di mortificarsi. Persistendo intanto in questo di- 
visamente, si oppose con ogni sforzo alla medicutraa 
locale opportuna ; si morse il labbro inferiore, un poco 
la lingua, e di più espresse la decisa risoluzione di 
volersela mozzare coi denti* Una tale dichiarazione 
mi poneva nel più grande imbarazzo, non sapendo 
come avrei potuto prevenire un tanto eccesso. Per un 
momento mi riuscì d'introdurre tra le arcate dentarie 
del malato un manico di cucchiaio, poi un tappo di 
sughero da bottiglie ; ma questa sbarra non poteva 
alla lunga resistere, né forse sarebbe riuscito di man- 
tenerla al posto , comunque due custodi prestassero 



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906 

permanentemente a lui la dovuta assistenza. Egli poi 
doveva prendere alimenti e bevande, ed in tal caso 
bisognava togliere questo tappo col pericolo che co- 
gliesse tale occasione per eseguire il suo proponi- 
mento. Fu allora che mi venne in mente di adottare 
una sbarra, a guisa del morso che serve pei cavalli, 
da potersi fissare in maniera che restasse ferma al 
suo posto. Immaginai così un' apparecchio assai sem- 
plice, che consiste in un mezzo cerchio di legno duro 
della spessezza di un centimetro, dell'altezza di due, 
che ha nella sua parte concava un cavalletto di ferro 
fasciato di nastro, fissato con placca di ottone sulla 
parte convessa, cavalletto che a guisa di ansa spor- 
gente dentro la bocca e destinato a mantenere diva- 
ricate le arcate dentarie ed obbligata a stare in basso 
la lingua. Due nastri fissati all'estremità di questo 
arco di legno dovevano servire a tenerlo fermo di 
contro la bocca , legandoli alla parte posteriore del 
capo. Un foro praticato nella spessezza di questo se- 
micerchio di legno di contro al cavalletto o ponticello 
di ferro, permetteva di far passare, mediante un tubo, 
la bevanda ed ogni altra materia liquida alimentare. 
Quest'apparecchio (che si potrebbe fare più leggiero 
e fissare a guisa di briglia} corrispose benissimo ; 
riuscì così poco incomodo al malato eh' egli lo potè 
sopportare a permanenza nei primi giorni e , quando 
allo stato di continuo orgasmo subentrarono in lui de 
periodi di calma, nei quali diceva di pentirsi del male 
che si era fatto, e si raccomandava di esser frenato 
dagli eccessi cui si sentiva trascinato, si potè togliere 
ed applicare secondo il bisogno , lasciando in alcuni 
momenti che egli masticasse V alimento solido. Per 
più di un mese bisognò adoprare questo apparecchio 
ed esercitare sul malato la più assidua vigilanza. In- 



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809 
tanto Taso interno dei sedativi e specialmente la de- 
rivazione operata da estese congestioni flemmonose 
seguite da suppurazioni abbondanti al palmo e al 
dorso delle mani portarono tal cagionamento salutare 
nel suo stato, da liberarlo affatto dalle impulsioni mor-* 
bose, dalle allucinazioni e concezioni deliranti che lo 
dominavano ; per cui il 21 ottobre dello stesso anno 
potè lasciare V Asilo completamente guarito. Egli è 
adesso impiegato, in grado di guadagnarsi da vivere, 
e non gli resta della sciagura sofferta altro ricordo 
che la mutilazione delF ultima falange dei due indici 
delle mani. 

Nel momento in cui mi accingeva ad esporvi questi 
fatti per rispondere al quesito da voi publicato, mi è 
capitato un caso singolarissimo, che se non è identico 
nella sostanza, nelle apparenze almeno si avvicina 
moltissimo agli altri. Si tratta di un giovane assai 
istruito, che ha completa lucidità di mente, coscienza 
del proprio stato e solo teme di esser dominato da 
una forza irresistibile che lo trascinerebbe a cavarsi 
gli occhi ed a mozzarsi la lingua. 

Questo timore però si parte in lui da quella forma 
d'ipocondria, che si è detta cerebrale,' mentale o psi- 
chica. Qualche inclinazione bizzarra da lui provata 
Taveva indotto a leggere il trattato delle malattie 
mentali deirE^uirol, fermandosi specialmente a con-» 
siderare in questo trattato le tendenze irresistibili. 
Una tale lettura lo aveva così fortemente impressio- 
nato da ÉEtrgli credere di non esser più padrone della 
sua volenti^. Torn^entato da qu^to timore, diffidente 
di sé stesso, preoccupato di continuo degli atti irragio- 
nevoli ai quali si sarebbe potuto abbandonare, e pel 
resto sanissimo, passò vari mesi in uno stato di or- 
gasmo continuo , che poi a poco a poco si dileguò 



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810 

mediante le cure che gli furono in tal epoca ap|»re- 
state. Dopo otto anni lo stesso timore si è in lui ri- 
destato al seguito del racconto sentito fare da un 
medico di un soldato, che, cedendo ad una fòrza ir- 
resistibile» si era levato un oecMo. — Nervoso, im- 
pressionabilissimo, disposto per carattere naturale a 
preoccuparsi troppo della sua salute, agitato in quel 
momento da un contrasto di affetti, si mise in testa 
di dover cadere nello stesso eccesso. Questa idea tor- 
mentosa, fissa gli troncò il sonno ; lo distolse da qual- 
siasi occupazione ; lo condusse per varj mesi a parlare 
di continuo colle persone di confidenza e col medico 
della sua disperata situazione. I molti mezzi di cura 
fisica e morale impiegati non servirono che a calmare 
temporariamente la sua agitazione ; tanto che un giorno 
con una mano si dette un colpo in un occhio per ce- 
dere, come egli dice, a questa forza irresistibile. Pen- 
tito dopo andò a consultare i primi oculisti per sa- 
pere come si potessero riparare le coi^eguenze di que- 
sta offesa traumatica, che aveva un poco turbata la 
funzione di quest'organo. 

Intanto sorse nel suo animo un pensiero jwù ter- 
ribile, quello cioò di recidersi coi denti la lingua, di 
mordersi le mani. Allora la disperazione giunse in 
lui al colmo e da sé stesso chiese una sbarra, il ma- 
nicotto, d'esser legato e portato nel manicomio. L's^ 
plicazione di tutti qu^ti mezzi, e specialmente la 
presenza costante di giorno e di notte di due custodi, 
le frequenti vìsite dei Medici della specialità valsero 
presto a rassicurarlo: talché ora non ha più bisc^no 
di tenere in bocca per sbarra un tappo di bottiglia, 
e si contenta di un bocchino e di avere fermate alla 
cintola le mani coperte da guanti di pelle di dante. 
Se non é guarito , migliorato é certamente ; pure a 



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SII 
quando a quando gli si presentano le stesse idee o 
paure, e con queste le morbose ixupressioni» che tanto 
lo agitano. Cederà egli finalmente alle tentazioni che 
suo malgrado dice di prorare» come pur troppo ha ce* 
duto una vcdta senza procurarsi gran male? Basterà 
a prevenire un atto pericoloso la cautela dei guanti, 
del bocchino, del tappo di bottiglia in bocca ? Io non 
oso assicurarlo; bensi lo stato attuale delle cose mi 
induce a considerare un tale aTrenimento come pos- 
sibile, ma non probabile. Ecco tm giudizio pratico 
assai complesso^ dal quale il medico si parte per adotr- 
tare le misure di precauzione reputate nella circo- 
stanza opportune. Se queste non sono sufficienti a 
prevenire una funesta risdnzione, non gli si può far 
carico dell'accaduto, perchè sarebbe stoltezza preten- 
dere da luì una previdenza infallibile. 

A ragione T espertissimo Verga condanna in casi 
consìmili quei mezzi che conducono ad un danno si- 
euro e permanente per prevenirne uno possibile assai 
incerto. Per quanto la sbarra a morso non riesca dan- 
nosa, né soverchiamente molesta, è un apparecchio di 
tortura che, potendo, si deve risparmiare. Pur troppo 
il medico aUenista in certe occasioni si trova nella 
stessa situazione del chirurgo. Ottiene un successo 
col suo procedere ardito o coll'eccedere nelle precau- 
zioni? egli se ne compiace: il publico applaudisce. 
— Non lo ottiene? mm gli mancano rimproveri di 
coscienza e crìtiche severissime. Ma se egli ha tenuto 
conto delle circostanze speciali, delle valutazioni ne- 
cessarie, delle ragioni insomma Ae T hanno indotto 
a procedere in un modo piuttosto che in un altro» 
ha spianato la via per fare la propria difesa; sa che 
nessuno al pari di lui può giudicar della cosa con 
piena cognizione di causa ; non si lascia imporre per- 



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812 

ciò dalle indiscrete supposizioni , dalle infondate ac- 
cuse» riguardandole come spine inevitabili della sua 
professione. 

Scusatemi, caro Ponza, se senza accorgermene, ho 
esteso di troppo queste mie considerazioni intorno al 
vostro quesito ; fatene quel conto che crederete , ed 
abbiatemi sempre quale mi pregio di essere 

Vostro affez. amico e collega 
Doti. Bini. 



Sulla classificazione delle malattie nesivose con 
ALIENAZIONE MENTALE. — SluMi del dottore CLO- 
DOMIRO BONFIGLT, medico-direttore del Manico- 
mio provinciale di Ferrara. 

Memoria letta al Congresso d'Imola. 

Signori l 

Dopo quanto si è detto di recente da tanti illustri 
alienisti di tutti i paesi sull'argomento che ci occupa, 
e dopo che questo è stato in ultimo trattato dal no- 
stro chiarissimo antesignano prof. comm. A. Verga, 
parrà certamente temeraria cosa , che io qui dinanzi 
a Voi venga oggi ad esporre le mie povere idee su 
tanto grave materia. — Ho pertanto bisogno di scu- 
sarmi anzi tutto presso di Voi, e scusa migliore non 
potrei trovarla che nel mio amore per la scienza, 
amore che da voi diviso, vi farà ascoltare benevol- 
mente queste mie disadorne parole, qualunque sia la 
importanza che possiate loro accordare. 

La classificazione delle malattie nervose con alie- 
nazione mentale, secondo il concetto che me ne sono 



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813 
wmato, deve servire a raggiungere un duplice scopo: 
1), facilitare lo studio medico-clinico delle suddette 
malattie: 2), dare gli elementi ai medici specialisti 
per staliilire il genere di trattamento e di custodia 
che devesi ai malati relativi nei manicomi^ e per de- 
terminare la responsabilità degli atti dei malati stessi 
nelle questioni medico-legali. Ora, una classificazione 
unica può servire sotto ambedue i rapporti? io credo 
di no ; perchè quanto può essere utile per ottenere 
il primo scopo, non vale a farci raggiungere il secondo; 
e viceversa, quanto può interessare sotto quest'ultimo 
rapporto, cioè la considerazione della forma dei di- 
sordini intellettivi, ecc. non può prestarci che scarso 
aiuto allo studio medico-clinico della malattia, man- 
cando una relazione costante fra la forma dei disor- 
dini stessi e la lesione materiale che li mantiene. E 
credo anzi, che appunto l'aver voluto far servire una 
classificazione stessa allo studio medico-clinico e allo 
studio (diremo) morale delle malattie di cui parliamo, 
sia la causa per cui tutte le classificazioni date rie- 
scono o sotto un aspetto o sotto un altro imperfette. 

lo stimo perciò, che si farebbe cosa utilissima alla 
scienza ed alla pratica delle frenopatie, quando queste 
si classificassero in due diverse maniere, a seconda 
dello scopo a cui la classificazione deve servire. Con 
runa, le così dette malattie mentali dovrebbero ag- 
grupparsi secondo i processi morbosi che stanno a 
base delle medesime; con l'altra dovrebbero classifi- 
carsi secondo la specie di disordine intellettivo, voli- 
tivo e sensoriale che si osserva nei casi speciali. 

La possibilità di classificare le malattie con aliena- 
zione mentale secondo la prima maniera, viene da 
moltissimi negata, a motivo dell'oscurità che regna 
tuttora nell' anatomia patologica relativamente alle di- 



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814 

verse lesioni del sistema nervoso. — Se ciò peraltro 
ne impedisce di potere in ogni caso assegnare ad ogni 
forma morbosa la speciale condizione patologica, la 
lesione organica, Vaffèctio corporis, che ne sta a base, 
le nostre cognizioni non sono tanto scarse da non 
potere con un'attenta osservazione stabilire nella mag- 
gior parte dei casi la natura del processo patologico 
generale, che forma il sabstratum di ciò che ne ap- 
pare della malattia. Ora, il poter anche stabilire il 
processo morboso generale di una malattia, io credo 
che debba riuscire di un utile incontestabile per lo 
studio clinico della medesima. Il sapere, che la ma- 
lattia con cui si ha a che fare ha per base Tiperemia 
o Tanemia, V infiammazione od un altro vizio di nu- 
trizione, un intossicamento od uno stato di alterazione 
molecolare ecc., può servire egregiamente a stabilire 
un piano di cura razionale, una prognosi che più al 
vero s'avvicini, anche se non si sappia con precisione, 
quale sia la parte più specialmente lesa del cervello 
o del sistema nervoso, quale la natura di un tumore, 
quale la specie di atrofia ecc. 

D'altra parte gh stessi vantaggi non possiamo ot- 
tenerli con le classificazioni sintomatologìche, né con 
le etiologiche. — Con le prime no, perchè non è la 
prevalenza di un sintoma quella che caratterizza la 
malattia nelle affezioni del sistema nervoso, ma è il 
modo di aggrupparsi e dì combinarsi dei sintomi stessi, 
per cui riesce pressoché impossibile, e sempre molto 
vaga ed incerta, una classificazione delle medesime dal 
punto di vista sintomatico. — Né con le classificazioni 
etiologiche potremo pure avere una guida sicura alla 
terapia delle frenopatie, dappoiché non sempre dalla 
causa della malattia può dedursi la lesione organica 
che ne è derivata. Parlando di malattìe comuni, quanti 



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815 
diversi processi patologi ci non vengono per es. pro- 
dotti dal raffreddamento ? e quando noi siamo riesciti 
a classificare una malattia fra le affezioni prodotte da 
raffreddamento del corpo, quale indirizzo ne riceviamo 
per la cura? varrà lo stesso piano curativo per una 
paralisi^ per una nevralgia, per una pneumonite, per 
una peritonite, per una meningite ecc. , quand' anche 
prodotte dalla causa stessa? e nel caso nostro non 
valgono le stesse ragioni? 

Credo pertanto non andar lungi dal vero, ponendo 
per teorema : che per una classificaziorie delle freno- 
patie utile allo studio medico^linico delle medesime, 
deve porsi a fondamento la distinzione dei processi 
morbosi generali che le mxmtengono. 

A questo mio modo di vedere, che già da tempo 
ebbi occasione di esporre privatamente a taluni miei 
stimabili colleghi, si obietterà ciò che già mi fu op- 
posto, cioè, che leccese in pratica vanno diversamente 
che in teoria e che nei più dei casi si resterà im- 
pacciati nell'assegnare questo o quel processo mor- 
boso a base di questa o di quella manifestazione sin- 
tomatica. — Qui, o signori, il campo della questione 
si allarga, né io per il momento intendo di entrarla. 
Dirò solo, che certamente non si riuscirà a trovare 
per ogni caso di malattia il processo morboso che la 
mantiene, fino a che i malati che si raccolgono nei 
manicomi non verranno pazientemente studiati come 
nelle sale cliniche, sino a che col dare an'importanza 
che non merita alla storia anedottica del malato, si tra- 
scureranno i dati anamnestici ed i segni oggettivi 
che possono fornirci una vera luce sulPessenza della 
malattia, sino a che si persisterà nell'idea di ospitare 
in ogni manicomio un numero straordinario di malati 
e sino a che due o tre medici soli avranno per com- 



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316 

pito di curare la parte amministrativa e disciplinare 
di stabilimenti grandiosi e di visitare e curare 500 o 600 
malati. — Tempo verrà , lo spero , in cui e medici 
alienisti e amministratori si persuaderanno, che per 
curare ed assistere i pazzi non basta solo lo*" studiarne 
le tendenze morali, il procurar loro locali convenienti, 
il tenerli in buon ordine negli asili ecc., ma che è 
pur necessario il visitarli diligentemente come i ma- 
lati per altre malattie, ed allora si verrà da per tutto 
ad una separazione fra i malati curabili ed incurabili 
ed i manicomi destinati a ricevere i primi conter- 
ranno meno malati e più medici. 

lo ho però anche detto esser necessaria una feconda 
classificazione delle frenopatie, la quale deve aver 
per base la specie di disordine sensoriale, intellettivo 
e volitivo che si presenta nei casi speciali. Questa 
seconda classificazione reputo specialmente necessaria 
per lo studio e per la cura moral# delle pazzie. Nei 
manicomi i malati devonsi distinguere secondo la 
forma del loro delirio ; importa sapere chi ha ten- 
denze omicide, chi suicide, chi erotiche; chi è d'umor 
triste, chi è gaio. A seconda del delirio si adotta iln 
sistema di custodia piuttosto che un altro, si accorda 
questa o quella compagnia, si concede o no un'occu- 
pazione od un divertimento, e si fa in sostanza la 
cura morale, che non in altro consiste se non che nel 
procurare ai malati il maggior possibile risparmio 
(riposo) del cervello. Oltre a ciò, come dissi in prin- 
cipio, tale classificazione sarà utilissima nelle circo- 
stanze in cui il medico alienista sarà chiamato a ri- 
solvere questioni medico-legali. — Per questa seconda 
classificazione a me pare che poco debba andarsi cer- 
cando; le antiche servono bene, e meglio servono le 
più particolareggiate, come quelle per es. die disiin- 



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317 
guono le diverse specie di delirio parziale, di mania, 
di melancolia, ecc.; stimo perciò inutile roflCrirvi un 
prospetto di quest'ultima, essendo io pronto ad adot- 
tare quella che da questo consesso si stimerà sotto 
tale rapporto la migliore. 

Mi limiterò solo a presentarvi uno specchio della 
classificazione per processi morbosi da me ideata , 
senza pretensione per parte mia di aver fatto opera 
completa, poiché forse dovrà modificarsene l'ordina- 
mento, forse altri processi dovranno aggiungersi ed 
altre cose dovranno esser mutate. 



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318 

Clissifigaziome ddle màlatiie del sistema nervoso^ che pos- 
sono manifestarsi con disordini della sensibilità^ deWin- 
télligenza e della volontà (Frenopatie). 

-Ili l 

g g p rt-g 1 Sviluppo difettoso del cranio o del suo oonte- 
I o'o^'S ) nuto, del sistema nervoso in genere, nella 
-^ o'Ii^ S \ vita embrionale o nei primi anni della vita 



•o t^ o i^ g 



® • 



S J estraaterina (1). 



i i / Iperemìa cerebrale (2). 
^ 1 S S* ! Anemia cerebrale (3). 
^ I S § l Difettosa nutrizione del cervello ecc. (grado di 
<\§2 \ atrofia) (4). ^ 

^/ *"*^ I Infiammazione delle meningi (5). 
21^^ I Infiammazione del cervello (6). 
Emorragia cerebrale (7). 
j§ g |Compressione cerebrale (8). 

Vizi di nutrizione del cervello non compresi 









TS 



So S y nelle categorie precedenti (9). 






«rii.fc» 



o 



S \Stato speciale del sistema nervoso (10). 

£ lignota alterazione molecolare o chimica eco 



;r: g gg lignota alterazione moleci 
^^%^ I del sistema nervoso (11). 






'o o lÀttossicamento del sistema nerveo (12). 



o g, <=> lEsaurìmento improviso o graduale del poter 



T3 



g^ ® I nerveo (13). 

Lesioni circoscritte ai nervi dei sensi specificif 
^.S I f ai loro nuclei centrali, o alle loro termina- 



«j - p 



S g- I zioni periferiche (14). 



1-1 s « 



j2j ►''S \^ Parassiti animali introdottisi nel cervello (15). 



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819 



ANNOTAZIONI 



(!) Io qnesta categorìa rieotrano le forme sintomatiche distinte a 
seconda del grado di lesione funzionale eoi nomi: nervosismo; biz- 
zaria di carattere o eccentricità ; imbecillità parziale ( fondo della 
cosi detta follia morale); imbecillità generale; idiozia; cretinismo. 

(2) Fra le frenopatie per iperemia cerebrale dovrebbero contarsi 
quelle che si sviloppano per pletora generale , per insolazione , per 
sforzi mecanici , per InsQflQcienza della tricuspidale , per compres- 
sione solle giugulari, per certe malattie del fegato, dei reni, ecc. 

(3) Qui hanoo posto le frenopatie per emorragie sofferte, per abuso 
del salasso» per rivulsioni estese alla pelle (vajolo, bruciature ecc.), 
per embolismo al disopra del circolo del Willis, ecc. 

(4) Frenopatie per alimentazione insufGciente, per malattie consun- 
tive io genere (tisi, diabete ecc.), per ostio-stenosi aortica, per tu- 
mori che comprimano i vasi arteriosi che vanno al capo, per atero- 
masia dei vasi cerebrali, per involuzione senile del cervello , ecc. 

(5) Frenopatie da pachimeoiogite, lepto-meningite, meningite della 
base. 

(6) Da encefalite spontanea e traumatica ecc. circoscritta o no alla 
sostanza corticale. 

(7) Frenopatie da apoplessia (Demenza apoplettica ecc.). 

(8) Frenopatie successive a frattura con depressione delle ossa del 
cramo, a tumori del cranio e della dura-madre (esostosi, osteomi, ec), 
ad idrocefalie. 

(9) Frenopatie per tumori del cervello (tubercolo, cancro, sifiloma, 
ecc.), eterotopia di sostanza, sclerosi, rammollimento, degenerazione 
eellBlo-granalosa, cistica; ecc. 

(10) Frenopatie per semplice disposizione ereditaria , ìper nervosi- 
smo, (convnlsibilità , eretismo nervoso, ecc.), stato di gravidanza e 
puerperio, periodo d'ovulazione. 

(11) Frenopatie isteriche, epilettiche, coreiche, ipocondriache e 
riflesse. 

(12) Frenopatie per abuso continuato degli alcoolici, dell'oppio, del- 
I' haschisch, del tabacco, ecc.; per saturnismo, mercurialismo, er- 
gotismo ecc.; per inalazioni di gas deleteri ; per infezione palusire ; 
infezione sifilitica, septoemia, uremia, pellagra (?). 

(13) Emozioni forti improvise ; fulminazione ; abusi venerei. 

(14) Frenopatie per allucinazione dei sensi prodotte da nevriti, ne- 
rromi, tumori multipli, compressioni esercitate da tumori, ecc., carie 
delie ossa del cranio, ecc. 

(13) Gisticerchi nel cervello. 

Archivio^ anno 11.** 21. 



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320 

Da questo prospetto rileverete, o signori, che a pa- 
recchi processi si è tuttora costretti dare un nome 
vago ed indefinito, perchè non abbastanza conosciuti. 
Ma che perciò? noi non possiamo ^tto ad un tratto 
andare al di là di quanto è stato scoperto nello stu- 
dio della medicina generale , ed il perfezionamento 
della scienza nostra dovr^, come quello della medicina 
in genere, andare di pari passo con i progressi del- 
Tanatomia patologica, della fisiologia, dell'istologia, ecc. 
Forse perchè non si sa ancora positivamente quale 
sia il vero processo morboso, che sta a base di talune 
nevrosi, si rinunzia in medicina a classificare la pneu- 
monite fra le infiammazioni, il tifo fra le malattie in- 
fettive ecc.? facciamo tesoro di quanto la scienza sino 
ad ora ne ha svelato ed attendiamo fiduciosi dal pro- 
gresso della medesima la spiegazione degli altri mi- 
steri. Ponendoci sulla via che io vorrei assegnata con 
l'esposta classificazione allo studio delle frenopatie, a 
me pare che ci porremmo in grado di profittare assai 
meglio delle scoperte fatte e da farsi dalla scienza 
moderna nel campo dell'anatomia, fisiologia «ce. e ces- 
serebbe molto l'isolamento, in cui ci si vorrebbe porre 
da chi va ripetendo, che là patologia delle frenopatie 
è una cosa a sé e totalmente diversa dalla patologia 
delle malattie comuni. 



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321 

NOTIZIE-VARIETÀ 
Primo congresso frenlotrleo ItaUano. 



SEDUTA * INAUGURALE 

Il Congresso venne aperto in una grandiosa sala del Palazzo 
Municipale dimola superbamente addobbata, il 21 settembre 
1874 a meszogìorno. 

Intervennero al Congresso i seguenti 32 Membri effettivi 
della Società freniatrica italiana : 

Bergonzi Giuseppe , Berti Antonio , Biffi Serafino , Bonfigli 
Clodomiro, Bonomi Serafino, Brocca Giovanni, Bragnoni Luigi, 
Chivemi Giovanni , Della Torre Gaetano, Gilforti Fortunato, 
Grazianetti Giovanni, Grilli Pietro, Lelli Attilio, Livi Carlo, 
Lolli Luigi, Maranelli Pietro , Mazzoltni Giovanni , Michetti 
Antonio, Mirri Achille, Monti Lorenzo, Morselli Enrico, Fac- 
chiotti Giacinto , Ponza Lodovico , Porporati Michelangelo , 
Tamborìni Augusto , Tarchini-Bonfanti Antonio , Todi Gio- 
vanni, Toselli Enrico , Trebbi Cesare , Verga Andrea , Vigna 
Cesare, Virgilio Gaspare. 

Scusandosi (Ji non avere potuto, per doveri di ufficio, inter- 
venire al Congresso, inviarono la loro adesione al medesimo : 

Arpesani Giuseppe, Bottini Enea, Bini Francesco, Bonacossa 
(Kov. Stefano » Calastri Luigi, Cappelli Gaetano, Cardini Co- 
riolano , Corbetta Francesco , De Vincenti Angelo , Frigerìo 
Luigi, Galli Enrico, Girolami Giuseppe, Levi Raffaello, Lom- 
broso Cesare, Miraglia Bittgio, Mocbi Giorgio, Palmerini Ugo, 
Pignocco Francesco, Biggi Gerolamo, Binaldini Gaetano, Bon- 
cati Francesco , Salerio Padre Prosdocimo, Salvaja Carlo, 
Tebaldi Augusto, Tonino Giovanni, Verduna Luigi. 

Alla solenne inaugurazione presero parte il Prefetto di Bo- 
logna Conte Comm. Capitelli, il Sotto-prefetto d'Imola Conte 
Gabardi, il Sindaco dimola Conte CoJronchi, il Senatore Sca- 



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322 

rabelli, pareceki mediei « personaggi distìnti della Città e un 
numeroso pnblico. A questo rimase sempre libero l'accesso alle 
sedate del Congresso in un Inogo appositamente a ciò disposto. 
Prese pel primo la parola il Sindaco d'Imola cbe pronunziò 
il segaente discorso , che fa piii volte interrotto e coronato 
da fragorosi applausi. 

< Signori \ 

< A nome della città che ho Tenore di rappresen- 
tare, io vi saluto e vi ringrazio. 

< La memoria del primo Congresso freniatrico 
italiano si legherà indissolubilmente a quella d'Imola, 
che vi ha ospitati ; e la cordiale accoglienza della 
popolazione vi attesterà in modo solenne la gratitu- 
dine degli animi per l'onore fatto a questa città sce- 
gliendola a sede del vostro Congresso. 

< Io auguro che la quiete che vi circonda sia pro- 
pizia ai vostri studii; auguro alle vostre conferenze 
di riuscire a conclusioni consolanti per l'umanità. 

« Nobile, altissima missione la vostra 1 Riaccendere 
la luce dell'intelletto in quegl'infelici nei quali è spenta, 
perchò uscirono informi dalle mani della natura, o 
caddero affranti nella rude battaglia della vita, o la 
squallida miseria ne infermò il corpo, e col corpo la 
mente I Né l'opera vostra è ispirata da inerte pietà, 
dalla sollecitudine egoistica di custodire in un asilo 
quegli esseri dai quali la società vuol essere difesa. 
Il vostro compito non si arresta a ciò; ma collo stu- 
dio paziente, colle benevoli cure, col nuovo ardimento 
di trasfondere il sangue nei corpi affievoliti, restituite 
alla società molti di quegli sventurati eh' essa aveva 
respinti. 

« Nobile, altissima missione, se soccorsa dalla li- 



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823 
berta , che ò la più poteute alleata della scienza. È 
solo per la libertà che la scienza si ribella a tutti 
gl'intpedimenti» rovesoiik le nebulose dottrine metafi^ 
skàe» e sostitaisce alle sterili e vane ipotesi lo studio 
profondo e ragionato dei iÌEitti. Come Tantropologia e 
la geologia hanno ricostruita la storia della umanità, 
è da augurare che la psichiatria rivendicando intera- 
mente r uomo ne' suoi rapporti fisici e intellettuali 
alle indagini della scienza, penetri più profondamente 
a determinare le intimità dell'anima col corpo, e stu- 
diando nelle violenti manilBStazìoiti della intelligenza, 
giunga a definire con forme meiK> astratte il suo or- 
ganismo, a quella guisa die dalle lave incandescenti 
del vulcano si rivelano alla fiaca le viscere ignorate 
della terra. 

^ Siate adunque i benvenuti fra noi ad imprimere 
un impulso vigoroso ai vostri studii ; e se l'Italia, dove 
l'antica carità aperse il primo ospizio per gli alienati 
nel secolo XII, rimase dipoi indietro alle altre nazioni 
nello studio e nella cara delle malattie mentali e 
non ascdltò le grida di dolore del Chiarugi e dell'Imo- 
lese Antonio Valsalva, che volevano alle catene che 
serravano i polsi ai maniaci, sostituire cure intelligenti 
e amorevoli, sia oggi in una piccola città italiana 
proseguita l'opera di raccogliere e collegare le vostre 
esperienze, di far prosperare i germi di una scienza 
novella, continuando la coraggiosa impresa all'ombra 
delle insegne di questo Comune» sulle quali sta scritto 
Liberta^, divisa che lacerata per tanti secoli, è dive- 
nuta il simbolo dell'Italia redenta. 

« Ccmipiuto il gratissimo ufficio di salutarvi in nome 
della città, consentite che a nome pure di essa adem- 
pia, a costo di dispiacere alla modestia di un mio 
e<»iaittadino, ad un altro dovere ugualmente grato e 



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324 

che in me si associa ad un sentimento di profonda 

amicizia. 

< Questa città, riconosce Tonore di ospitare gl'illu- 
stri medici freniatrici qui convenuti da ogni parte d' I- 
talia, alla potente iniziativa, all' ingegno operoso, alla 
filantropia illuminata di un nostro concittadino, di 
Luigi Lolli. Egli siede fra voi, prenderà parte alle 
vostre discussioni, vi accompagnerà a visitare uno dei 
meglio ordinati ospizii che vanti l'Italia. Se entrando 
in quel recinto vi sorprenderà quella temperanza di 
schiettissimo stile, onde un artista illustre, il compianto 
Cipolla, tradusse i concetti dello scienziato, se l'am- 
piezza dell'ediflzio v'induce a pensare che quel bene- 
merito che lo concepì, disponesse di mezzi potenti, di- 
singannatevi : è l'ordine, la parsimonia di una ammi- 
nistrazione condotta e disciplinata da una volontà di 
ferro che contribuirono ad innalzare quel grande 
Asilo. 11 filantropo, lo scienziato, l'amministratore si 
confusero in un sol uomo pel progresso della scienza, 
per beneficio dell'umanità. egregio cittadino, io vi 
ringrazio per la città nostra; della scienza sarauno 
interpreti più degni gl'illustri vostri colleghi del CkHi- 
gresso. 

« Signori! 

< Ho r onore di dichiarare aperto il primo Con- 
gresso freniatrico italiano. » {Vivi e prolungati ap^ 
plausi). 

Quindi il prof. Verga, Presidente della Società freniatrica 
italiana, così si espresse: 

Io mi facio interprete dei sentimenti dei miei buo- 
ni colleghi , rendendo publiche grazie in sì bella 



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325 
occasione al benemerito Municìpio d' Imola , che non 
contento di avere prontamente aderito a che qfuesta 
città diventasse la sede del prillo Congresso ordina- 
rio dei medici alienisti italiani^ ci ha preparato T ac- 
coglienza più festosa* la ospitalità più generosa > che 
io, vMchio oramai ai Congressi* oso proclamare senza 
esempio ; e sono dolente che gran parte dei miei col- 
leghi , impediti da spiacevoli circostanze» non abbiano 
potuto goderne. 

Io rendo grazie all'egregio conte Capitelli, Prefetto 
di Bologna , a cui non rincrebbe di abbandonare la 
propria sede per decorare di sua presenza V odierna 
festività. Egli ha così mostrato di avere in animo non 
solo la sicurezza e il benessere materiale della Provincia 
a lui affidata, ma di volere incoraggiare e promovere 
quanto si inizia in essa con intenti morali elevati. 

Siene rese grazie anche al Sotto-prrfetto di questo 
Circondario, che seconda così bene il suo Capo, e a tutta 
questa eletta e gentile parte della popolazione d'Imola 
che è accorsa a vederci con quel sorriso di compia- 
cenza con cui si accolgono le persone care e lunga- 
mente aspettate. 

Noi siamo un pìccol numero, perchè molti furono 
tratenuti da fisiche indisposizioni o dal dovere presso 
i rispettivi manicomii. D'altra parte la psichiatria ita- 
liana non conta un Pontefice in cui si rispetti Y auto- 
rità di convocare dei Concili ecumenici. Né possiam 
pare affidarci di riuscire a grandi conclusioni. Perocché 
la nostra scienza ha rapporti esteriori moltiplici, im- 
portanti, brillanti , ma il suo centro é cupo e. miste- 
rioso come la coscienza umana. Compatiteci dunque, 
se anche noi offrirem forse lo spettacolo, dato da tanti 
altri , di una volontà buona ma impotente , di una 
operosità grande ma inane. 



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a26 

Le più YÌY^ greaÌH però^ le grazie maggiori per noi 
sono dovute all^ illustre Sindaco di questa città. Conte 
Godronchi. Egli non solo si è dato brighe infinite per- 
chè questo Congresso avesse un regolare e felice an- 
damento, ma ha voluto prenderlo, per così dire, sotto 
i suoi particols^ auspieii^ coprirlo colle ali del suo 
patrocinio, inaugurandolo, come oggi ha fatto, con 
un discorso in cui le più profonde osservazioni sono 
espresse colla forma più graziosa, in cui il sentimen- 
to, l'affetto e la dottrina vanno di pari passo, e in cui 
vi sono per noi delle lusinghiere allusioni che deve 
essere nostro impegno di rendere veridiche. 

Signori ! 

Io credo che a tanto merito non basti un semplice 
ringraziamento, e spero che i miei colleghi vorranno 
unirsi a me per acclamare nel Sindaco d' Imola, nel 
Conte Godronchi, il Presidente onorario del primo Con- 
gresso dei medici alienisti italiani! (opp/oust ed ac^ 
clamazioni ). 

Nobili e cortesi parole soggiunse il Prefetto Conte Capitelli. 
Egli ringraziò il Verga delle sue affettuose parole , lodò il 
Godronchi del suo splendido discorso , si congratolò col Lolli 
per r intelligente energia con cai seppe dare ali* Italia un 
manicomio modello , e finì col salutare nel Sindaco d'Imola , 
« un generoso ed egregio tipo di quella Romagna che 
può soltanto essere giudicata male da chi non la co- 
nosce e non la studia, di quella nobile Romagna, 
dove se talvolta li spiriti sono bollenti, ciò deriva da 
un affetto irresistibile alla libertà. » {Applausi). 

Si passò in seguito alla costituzione del seggio presidenziale 
del Congresso. 



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827 

Tres. Verga. Dopo le belle parole ehe abbiamo udito dal 
Sindaco e dalF egregio PreféUe dì Botogua, In onore del profl 
LoDi, mi pare che non possa più rimanere dabio sn ohi debba 
cadere la scelta della Presidenza ; vi prego di salutare nel 
dottor Lolli il Presidente effettivo del primo Congresso frenia- 
trico (aeelamajnoni vivissime). 

LoìIk Bingrazio dell'onore che mi fanno di chiamarmi alla 
Presidenea del primo Gongceeso. A dire il vero non ho parole 
sufficienti per esprimere la oommo4one del mio animo in 
questo momento. Però facio conoscere che le mie forze sono 
assolatamente insufficienti e che fra noi sono uomini distinti 
cui meglio si addirebbe la Presidenza. 

Verffii. Ad nna acclamazione non si risponde che coir ac- 
cettare. {Benissimo \). 

Passiamo ora alla nomina del Vice-presidente. 

Fatua, Io propongo che per acclamazione sia fatta anche 
la nomina del Vice-presidente, tanto piii che la saa modestia 
non verrà offesa, poiché circostanze gravi hanno impedito che 
egli fosse qui presente. Propongo il nome del prof. Livi. {Il 
prof. Livi viene acclamato Vice-Presidente). 

Lolli. Mi è d*nopo insistere nuovamente per essere dispen- 
sato dall' officio di Presidente. Molte incombenze alle quali non 
posso a meno di sodisfare in questi giorni, non mi permet- 
terebbero di assistere alle sedate con quella operosità che A 
richiede. Binnovo quindi le mie istanze 

Vei^a. Ed io domando perdono ma insisto perchè non si 
tonti su quest'argomento. Passiamo a nominare il Segretario. 

Biffi. Io credo ohe il Segretario-nato del Congresso sia il 
dottor BonfigU che ha già &tto ottima prova a Boma. 

Verga. La Presidenza ebbe infatti a lodarsi assai nel Con- 
gresso di Boma dell* opera prestata dal dottore Bonfiglj. An- 
ch' egli potrebbe essere qui nominato per acclamazione {Viene 
acclamato). Ora io scendo da questo posto, ma prima, se mi è 
lecito, vorrei fare una raccommandazione, ed è che noi schi- 
viamo quello che si chiama lo scoglio della raessa latina^ la 
smania cioè di fare dei lunghi e sonori discorsi. Procuriamo 
di essere operosi, spediti e modesti 

11 Dr. Lolli sale al seggio presidenziale. 

Fre$. Poiché li onorevoli membri di questo Congresso hanno 



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328 

fatto violenza p^chè io assuma^ ^ntro ogni mio merito la 

Presidenza, non disobediri» alla loro volontà. 

Intanto comincieremo la seduta colla lettura del Bendiconto 
della Presidenza della Società freniatrica sulla propria gestione 
e colla presentazione dei conti del Segretario-tesoriere. 

A queat' invito il dottor Biffi, Segretario-tesoriere della So- 
cietà freniatrica, fa la seguente lettura: 

Onorevoli CoUeghi! 

L'anno ormai trascorso detcohà a Roma venne pro- 
clamata la Società freniatrica Italiana, fa più che 
altro un periodo di preparazione all'attuale Congresso» 
il quale ò destinato a completare la nostra organiz- 
zazione. In questo lasso di tempo la Presidenza sorta 
dal voto benevolo dei Membri fondatori della Società, 
si è appunto studiata di raccogliere li elementi che 
per quell'intento occorrevano al Congresso, e oggi 
viene a rendervi conto del suo modesto operato, che 
cercò di disimpegnare con amore e diligenza. 

Essa inspirandosi all'art. IO"* dello Statuto Organico 
e al sentimento di fratellanza che informa la nostra 
Società, nel disimpegno del proprio compito si è gio- 
vata dell'opera e del consiglio dei colleghi che aveva, 
per così dire , intorno a sé , i quali dal canto loro 
corrisposero volonterosi all'invito. 

Milano, per la circostanza speciale di avere nel suo 
perimetro la Senavra, quattro manicomii privati e due 
numerosi compartimenti di deliranti nell'Ospedale Mag- 
giore, conta poco meno di una ventina di medici alie- 
nisti, che fanno parte della Società freniatrica ita- 
liana. 

Nella biblioteca dell^Ospitale Maggiore cortesemente 
concessale, la vostra Presidenza convocò nell' anno 
tutti codesti colleghi a cinque adunanze, nelle quali 



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829 
ftirono discusse e concretate le materie che si anda- 
vano di mano in mano preparando. 

Invero i lavori di ordine interno hanno assorbito 
quasi per intiero Fattività di quelle adunanze. Se non 
che il Presidente in una dì esse die lettura della sua 
proposta di classifieasìoiie delle malatie mentali » e , 
come v'imaginerete , V arduo tema sul quale li alie- 
nisti non hanno potuto finora mettersi d'accordo, fece 
nascere una lunga e animata discussione. 

Venne parimenti discusso il quesito proposto dal 
dott. Ponza su ciò che il medico potrebbe esser au- 
torizzato a fare per impedire che un matto dia corso 
a tendenze mutilatrici. E si addivenne alla conclu- 
sione che alcune sciagure sono inevitabili, quando si 
ha da trattare con pazzi, e che in ogni modo, dopo 
avere fatto tutto ciò che si può per curare e sorve- 
gliare il malato, non è lecito istituire sovr'esso ope- 
razioni gravi, né mutilazioni. 

Né vi sarà discaro di apprendere, o Signori, come 
ì medici alienisti di Milano, volendo inaugurare le 
loro sedute con un'opera di beneficenza, fondarono una 
Società di patrocinio pei pazzi poveri dimessi conva- 
lescenti o guariti dai manioomii della provincia mi- 
lanese o dalle sale dei deliranti dell' Ospedale mag- 
giore di quella città. Noi speriamo che la pietosa isti- 
tazione avrà presto un definitivo assetto, e che coli' ap- 
poggio deUa carità cittadina non tarderà a produrre 
benefici frutti. 

Finalmente i medici alienisti milanesi si posero di 
accordo per presentare al Congresso due proposte che 
già furono fatte, ma finora senza risultato, da qualche 
valente collega, e a cui l'autorevole sanzione del Con- 
gresso potrebbe prestare efficace appoggio. Le quali 
due proposte sono: l'adozione in via di esperimento 



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830 

di una classificazione uniforme delle malatie mentali 
per redigere il cedimento dei pazzi in Italia; e la 
propugnazione di una legge pei matti e pei manico- 
mii conforme aUe esigenze delFodierna freniatria. 

Ma, come ho già accennato , la vostra Presidenza 
ha dovuto in modo speciale occuparsi di oggetti di 
ordine interno , e sotto questo punto di vista le in- 
combeva un triplica compito. 

1. Raccogliere T adesione d^li alienisti italiani 
alla nuova Società. 

2. Prepararne il Rcffolafnento interno per pre- 
sentarlo all'approvazione di questo Congresso. 

3. Predisporre tutto ciò che occorreva per la 
buona riuscita di tale Congresso. 

Per ciò che riguarda la prima parte di codesto 
compito, la Presidenza ha publicato nell' Archivio e 
poscia diramato ai medici preposti ai manicomii ita- 
liani una scheda di adesione alla Società freniatrica 
italiana, pregandoli di apporvi la loro firma e di rac- 
cogliere anche quelle dei loro medici-ajutì. E mi go- 
de l'animo nel dichiarare che esse ci pervennero 
da ogni parte sollecite e numerose, porgendo ampia 
prova che la creazione della nuova Società aveva so- 
disfatto a un bisogno generalmente sentita E in vero 
ora che il paese sollecito s'incammina sulla via del 
progresso per guadagnare il tempo perduto, e spi^a 
attività rigogliosa in ogni ramo di studii, era final- 
mente tempo che anche li alienisti italiani si met- 
tessero a parità dei colleghi francesi, tedeschi, inglesi, 
americani, belgi, che da parecchi anni si sono stretti 
in associazioni compatte e fiorenti. 

Certamente noi siamo lontani dall'avere raggiunto 
le proporzioni della Società medico-psicologica fran* 



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3S1 
C6S6 che conta oltre 150 tra membri titolari e cor«> 
rispondenti» e di quella in^ae ohe ha ben 300 mem- 
bri effettivi. Ma por troppo in Italia la organizzazione 
della publica assistenza dei matti è ancora in via di 
formazione, eia Legge cottimanale e j^ovìnciale (1) che 
di qnell' assistenza e della erezione dei manicomii fa 
un obligo alle provinoie» è lontana dall'avere rice- 
Tato la sua completa applicaisifme ; ancora scarso e im- 
pari al bisogno è tra noi il numero dei manicomii, e 
perciò anche il corpo dei me<li<^ alienisti italiani non 
si è potuto finora completare. 

Comunque sia, la nostra Società, nata si può dire 
da ieri, è ormai fondata su base solida, contando già 
88 soci effettivi* E avrete rilevato dall' elenco che 
venne distribuito, che vi figurano i medici-direttori di 
pressodiè tutti i manicomii d' Italia, e un bel numero 
dei loro medici-ajuti : Y elemento provetto e il nuovo 
fasi nel concorde proposito di promovere nel nostro 
paese li studii freniatrici e di migliorare le condizioni 
dei poveri pazzerelli. 

A voi spetterà d'iniziare la lista dei Membri Onch 
rariis e lo ferete certamente con temperanza, onde ren- 
dere quella distinzione tanto più pregiata quanto più 
verrà riservata a persone eminenti. Questa sobrietà 
dì nomine è pur raccommandata dal bisogno di non 
sopracaricare la Società nascente colla spesa di un 
soverchio numero di esemplari àfiW Archivio da distri- 
buirsi gratis ai Membri Onorarti. E per poterci re- 
golare in precedenza sul numero delle copie di quel 
Giornale, forse anche voi troverete opportuno che la 
distribuzione AeVL^ Archimo ai Membri Onorarii inco- 
minci coll'anno venturo 1875. 

(I) Legge commnoale e provinciale promulgata con R. Decreto 20 
marzo ÌS&5, N. Ì9i8. 



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332 

Per redigere il Regolamento interno della Società 
da sottoporsi alla approvazione dell' attuale Congresso, 
il Presidente nominava una commissione composta dei 
dott. Brocca, Tarchini-Bonjfianti e Biffi, ed io appunto 
ebbi l'onore di esserne il Relatore. 

Il nostro elaborato preso in esame dai Colleghi in 
due adunanze e discusso articolo per articolo, venne 
approvato con qualche lieve variante , ad eccezione 
dell'ultimo articolo che fu reietto colla ma^oranza 
di un voto. 

L' articolo che fece naufragio, statuiva che allor- 
quando un membro della Società se ne fosse reso in- 
degno, sopra proposta di 5 membri sporta al Con- 
gresso e accettata da 3/4 dei colleghi presenti , ^li 
doveva essere radiato dal nostro ruolo. — U concetto 
che prevalse nel respingere quell'articolo, fu che esso 
ammetteva una supposizione, che era un torto anticipato 
e probabilmente gratuito, al corpo dei medici alienisti. 

Vi fu distribuito, o Signori, il progetto a stampa 
del nostro Regolamento, perchè possiate tener dietro 
più comodamente all'esame e alla discussione del me- 
desimo. Come avrete osservato, esso è distinto in se- 
parati capìtoli, a seconda delle diverse fasi che pre- 
senta la nostra Società nella sua vita, e dei diversi 
enti che la costituiscono. 

Attesa la concisione dello Statuto organico, il Rego- 
lamento interno ha dovuto assumere maggiore am- 
piezza e provedere a una quantità di particolari ine- 
vitabili in una Associazione come la nostra. In c^i 
cosa però il Regolamento intemo si è attenuto allo 
spirito e fin dove poteva anche alla lettera dello Sta- 
tuto organico, improntandosi a forme modeste, sem- 
plici e spedite. 

Riguardo al Congresso, che rappresenta il periodo 



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333 
più importante della Società, ma che per le molte oc- 
capazioni dei medici alienisti, non può a meno di avere 
breve durata, si adottarono le massime sbrigative e 
pratiche dei Congressi freniatrici americani. Noi spe- 
riamo che darà buoni risultati la formazione di Comi- 
tati , i quali , suddividendo il lavoro , porgeranno la 
opportunità di utilizzare le svariate attitudini indivi- 
duali. 

Le norme pel Giornale officiali della Società ven- 
nero attinte a quelle che reggono li Annali medi- 
co-psicologici di Parigi e il Giornale della Scienza 
mentale di Londra, periodici che contano lunga e flo- 
rida esistenza. 

Non dimentichiamo peraltro che a far prosperare 
un Giornale come il nostro , consacrato a un ramo 
speciale di studii , non basta che i loro cultori 
contribuiscano alla spesa , ma occorre anche che essi 
lo alimentino coi loro lavori, i quali rappresentano 
appunto il movimento e il progresso della freniatria 
in Italia. 

E siccome è desiderata una Cronaca generale dei 
nostri manicomii, così i loro medici-direttori dovreb- 
bero inviare a quel Giornale officiale un riassunto 
esatto dell'andamento, dei miglioramenti introdotti 
negli Asili, delle riforme materiali e morali che a 
questi occorrono, insomma di ogni cosa importante 
riferibile a quella azienda. In tal modo il nostro 
Giornale, pur serbando prudentemente da principio le 
attuali proporzioni, acquisterebbe maggiore importanza 
dai lavori e dalle notizie che vi sarebbero inserite. 

La Presidenza sarà lieta se le intenzioni, dalle quali 
era animata nel predisporre il Regolamento interno^ 
avranno soddisfatto i vostri desiderj. Del rimanente 
voi colle opportune modificazioni saprete renderlo atto 



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834 

ad assicurare il buon andamento della nostra giovine 
Società. Noi abbiamo anzi creduto bene di lasciare de- 
cidere intieramente a voi, o Signori, alcuni punti, come 
tra altri, il diploma da distribuirsi ai Membri onora- 
rii, e la destinazione da dare a quel poco capitale 
che si riuscisse a mettere insieme. 

La vostra Presidenza, persuasa compera che non 
piccola influenza avrà sull'avvenire della nostra So- 
cietà questo primo Congresso, si è adoperata con sol- 
lecitudine a predisporre ciò che poteva contribuire 
al suo buon successo. Quindi non intralasciò dì fare 
istanze presso la Direzione delle Ferrovie dell'Alta 
Italia per ottenere qualche facilitazione nei prezzi del 
viaggio; ma i nostri sforzi sono riusciti inutili. Le 
massime adottate nell'ultima legge d'imposta sui pro- 
dotti ferroviarii resero la Direzione delle Ferrovie as- 
solutamente avversa a quelle facilitazioni che in si- 
mili casi era solita di praticare. 

Assai più fortunati fummo nei nostri rapporti col 
benemerito Municipio d'Imola, il quale accolse subito 
le nostre proposte con quella cordialità che rende 
maggiormente simpatico e prezioso il favore accordato. 
E in particolar modo l' onorevolissimo Sindaco , che 
agli illustri natali accoppia le più belle doti dell'animo 
e della mente e che tutta rivolge la giovanile ala- 
crità al bene e al decoro del suo paese , ha dimo- 
strato pel nostro Congresso e pe' suoi membri, premu- 
re che hanno di gran lunga oltrepassata la nostra 
aspettazione, e riguardi che sono superiori ad ogni 
elogio. Anche il nostro collega dott. LoUi, persona 
meritamente reputata in paese, fu per noi un prezioso 
intermediario" presso il prelodato Municipio Imolese. 

Rimane a parteciparvi , e con gran sodisfazione Io 



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835 
facio, che la Presidenza non ha mancato d'infor- 
mare a suo tempo il signor Ministro dell'Interno della 
costituzione della nostra Società e dell' adunarsi del 
presente Congresso, e che ne ebbe in risposta gentili 
parole d'incoraggiamento. 

La gioia di trovarci qui in mezzo a tanti amici» è 
amareggiata dalla mesta rimembranza • di uno caris- 
simo, di cui deploriamo la perdita. È questi il prof. 
Giuseppe Neri, uno dei fondatori della nostra Società. 
Di lui ha publicato nèW Archivio una affettuosa ne- 
crologia l'egregio dott. Cappelli. Qui basti ricordare 
di volo, che il Neri, robusto, alacre, toccava appena 
i 55 anni, quando un violento malore il 23 dicembre 
dello scorso anno, lo toglieva alla famiglia e agli amici. 

A Lucca, ove incominciò la sua carriera di medico 
alienista» egli si affaticò con gran fermezza di volontà 
e sfidò pericoli per attuare nelle discipline di quello 
Stabilimento un savio ordinamento. Passato alla So- 
printendenza dello Spedale di Pisa, vi dettava lezioni 
libere di freniatria, e le continuava in seguito a Pe- 
rugia, dove venne eletto Medico-direttore del Mani- 
comio. 

n Neri era colto, di mente aperta, scrittore forbito, 
e di lui possediamo parecchie pregevoli publicazioni 
su argomenti freniatrici. Chi poi lo conosceva da vi- 
cino, non poteva a meno di stimarlo e amarlo per 
quel suo carattere onesto e per le sue maniere cor- 
tesi e schiette. I colleghi e li amici serberanno lunga 
e cara memoria del prof. Neri! 

Ma conviene ormai che io ponga» fine al mio dire, 
perchè a noi fa mestieri d'utilizzare il tempo' con 
raddoppiata lena. Una lunga e aspra via ci resta an- 
cora da percorrere. Noi dobbiamo vincere la ritrosia 
Arch.f anno 11* 22 



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1 



336 

di alcune provi ncie che dovrebbero largheggiare per 
Fattuazione delle riforme da noi invocate ; dobbiamo 
combattere i pregiudizii che credono esagerate, uto- 
pistiche le nostre proposte. Convenuti qui da tutte le 
parti d'Italia, stringiamo il fascio delle nostre forze, 
per recare a compimento la nobile impresa, che s'in- 
spira alFamore della scienza e della umanità! 

Mtchetti. Credo interpretare felicemente i sentimenti di 
tutti imìei colleghi, proponendo un ringraziamento ai profes- 
sori Verga e Biffi {applausi). 

È approvata la proposta per acclamazione. 
Si passa quindi alla lettura del Regolamento intemo per 
la Società freniatrica italiana , e dopo breve discussione ven- 
gono approvati i quattro capitoli di cui si compone. 

Biffi. Io domando se si vuole riporre in discussione Y ar- 
ticolo che venne rigettato a maggiorauza di un voto, riguar- 
dante la espulsione dalla Società di un socio che se ne fosse 
reso indegno. 

Pres. È un pò* odiosa la misura, bisognerebbe circondarla 
di molto garanzie. 

Ponza. Siccome Tarticolo fa respinto, mi pare che il rìmet- 
terìo in discussione sarebbe atto poco cortese verso il Comi- 
tato di Milano, che ò stato pur cortese di lasciare a noi fa- 
coltà ampia suU* accettazione o meno di quell* articolo. Io lo 
lascerei da parte. Quando questa sventura della espulsione di 
un membro si verificasse, la Presidenza della Società emetterà 
un suo parere d* ufficio circa alla condotta da tenersi, propo- 
nendo le misure che saranno del caso. 

Messo ai voti Tintero Regolamento ò approvato ali* unani- 
mità. 

Pres. A norma di quanto il Regolamento prescrive, passe- 
remo alla nomina dei Comitati speciali. 

I tre Comitati risultano cosi composti : 



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337 
1. Comitato degli affari : 
Verga, Biffi, Tarchini-Bonfanti. 

2. Comitato delle proposte : 
Ponza, Michetti, Tosellì. 

3. Comitato delle finanze : 
Brngnoni, Bergouzi, CbiTernì. 

Il Presidente annuncia air assemblea che vi sarebbero da 
trattare i seguenti temi : 

1. Classificazione uniforme delle malatie mentali a scopo 
statistico; 

2. Invocazione d* una legge pei mentecatti e pei manicomi!; 

3. Trasfusione del sangue negli alienati. 

Invita il Comitato delle proposte a volerle prendere in esa- 
me e a stabilire quale dovrà essere posto in discussione do- 
mani. 

Il Comitato si ritira e rientra, poscia, proponendo che venga 
poeto in discussione il secondo dei temi indicati. 

Sorge vivo dibattimento sulla opportunità di discutere pel 
primo questo tema, senza avere premessi scrii studii all'uopo. 

Prendono la parola Verga, Toselli, Biffi, oltre ai membri del 
Comitato delle proposte. Si stabilisce quindi di nominare una 
Commissione la quale studii a parte un progetto di legge per 
presentarlo in altro Congresso. 

Pres. Siccome 1* argomento della classificazione delle nui- 
latie mentali è già stato discusso dal Giornalismo medico e 
quindi è conosciuto, crede il Comitato delle proposte di met- 
terlo all'ordine del giorno per domani! 

Ponza, n Comitato delle proposte aderisce. 

Pres. Allora quest' argomento verrà trattato nella seduta 
di domani. 

Invito ì membri del Congresso che avessero scritti e pro- 
poste da leggere, a presentarle in questa seduta. {Banfigli 
depone dei manoscritti sul banco della Presidenza). 

Se il Congresso lo crede utile, noi potremo passare al terzo 



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838 

argomento {la trasfusione del sangue)^ immediatamente dopo 

la discnssione della classificazione delle malatie mentali. 

Verga. Se non m* inganno, si era convenuto di fare qualche 
stadio preparatorio , durante questo Congresso , per la sospi- 
rata legge che riguarda i manicomii e li allenati. Il tempo pas- 
serà presto. Credo che il Congresso dovrebbe nominare subito 
una Commissione ad hoc. 

Dopo breve discussione, la Commissione per li studii pre- 
paratori! sulla legislazione pei mentecatti , viene composta 
di Ponza, Teseli! e Michetti. 



SEDUTA DEL 22 SETTEMBRE. 



La seduta è aperta alle oro 11 li4. 

II Bini annunzia alla Presidenza che fu trovato il ritratto 
del Chiarngi, del quale si è fatta una piccola fotografia che 
sarà distribuita. Il Presidente dà communicazione inoltre di 
varie Opere inviate in omaggio al Congresso. 

Pres, Passeremo alla discussione della classificazione delle 
malatie mentali. È stata depòsta ed autorizzata dal Comitato 
delle proposte una lettura del Bonfigli sopra quest'argomento. 
Dò quindi la parola al medesimo per la lettura della sua Me- 
moria. (Essa è fra le Memorie originali di questo stesso fa- 
scicolo). 

Bonfigli, Signori 1 Dalla lettura di questa mia Memoria 
avrete compreso, cbe a mio avviso necessita una classificazione 
per lo studio medico-clinico ed un altra per lo studio morale 
delle frenopatie e per il censimento dei pazzi; per la prima, 
mentre raccommando che si fondi sulla distinzione dei processi 
morbosi) non riconosco la necessità che debba essere uniforme; 
per la seconda , mi associo ai desiderii più volte espressi da 
altri» cbe se ne adotti una identica per tutti i manicomii del 
Regno. 

Pres, Prima di aprire la discussione su quesV argomento , 
ricorderò ai colleghi che è uscito un progetto di classificazione 



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339 
deUe malatie mentali a scopo statìstico, del prof. Verga (1). 
Sopra questa classificazione » che mira appunto allo scopo di 
adottar una volta una classificazione uniforme che serva per 
tutti i manicomi!, io credo conveniente dare la parola al pro- 
fessor Verga , perchè voglia spiegare la sua Tavola french 
foioìogica zi colleghi , onde poi mettere in discussione se si 
debba adottarla come è, o apportarvi modificazioni. 

Verga. Io prego il sig. Presidente e tutto il Congresso a 
Toler considerare questa Tavola, come proposta dal Comitato 
milanese, il quale V ha fatta sua. Questa Tavola è stata pu- 
Uicata da qualche mese. Credo pertanto che sark già stata 
letta e annotata da coloro che posseggono l' Arehivio per le 
wudatie mentali. Mi limiterò qui a dire che colle Tavole 
Sfarìate che si usarono finora dai diversi medici alienisti 
della Penisola , èra impossibile approfittare delle molte rela- 
zimii di manicomii che si vengono annualmente publicando. 
II Comitato milanese, colla Tavola che presenta, mira invece 



(!) Ecco la tavola cui qui si allude ; 



» a 



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'di 

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2 

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«•I 
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Imbecillità 

Idiozìa 

Cretinismo 



Mania 



Monomaaia 

Melancolia 
lipemania 

Demenza . 

Pazzia morale o ragionante 



con furore 
senza furore 
latelltìttuale 
impulsiva 
semplice 
con stupore 
primitiva 
consecutiva 



a doppia forma o circolare 

Frenosi sensoria 

» ipocondriaca 

)) epilettica 

» isterica 

)» puerperale 

» alcoolica 

» paralitica 

» pellagrosa 



I 



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a rendere proficue tutte quelle publicazioni. Le statistiche dei 
manicomii che non si occupano della forma mentale, riescono 
troppo sterili e manchevoli. Quelle che se ne occupano secondo 
le classazioni del Chiarugì e dell' Esquìrol , mal rispondono 
alle esigenze odierne della scienza. Conveniva usufruttare li 
sforzi fatti dagli alienisti che succedettero a que'maestri, compi- 
lando una Tavola freoo-patologica meno imperfetta, e scegliendo 
sopratutto le forme semplici, piuttosto frequenti, facili a rile- 
varsi, sia per la sindrome sintomatica, sia per il nesso causale, 
e già da molti riconosciute , sebbene con diverse denomina- 
zioni. Io non dirò le basi su cui è costrutta la Tavola del Co- 
mitato milanese, nò mi farò a giustificare a parte a parte le 
entità nosologiche che la compongono. Ciò risulta già dalle 
considerazioni con cui io l'ho accompagnata e raccommandata 
xìéiY Archivio, e ad esse mi rimetto. 

Io sentirò invece volentieri li appunti e le objezioni de' miei 
colleghi, e mi riservo di rispondere a tutti in ultimo per minor 
perdita di tempo. Qui per altro io devo subito dichiarare al dot- 
tor Bonfigli, che io sono d'accordo con lui sulla convenienza di 
adottare una diversa Tavola per li usi clinici. Ciò è già stato 
fatto da altri e in particolare da Scipione Pinel e dal nostro 
rimpianto dott. Cesare Castiglione 

Oilforti. La classificazione di cui ha parlato il dott Bon- 
figli b precisamente una classificazione clinica necessaria ai 
medici per loro uso nel manicomio, ma quella che più interessa 
è una classificazione che serva per uso statistico, la quale deve 
essere di commodo universale e renderci conto dei dati stati- 
stici che si hanno nei diversi manicomii. Quella del prof.jVerga 
ò la migliore, non già che la base principale sia sua, perchè, 
egli stesso lo ha detto, la base della classificazione è di Massi- 
miliano Parchappe. Il prof. Verga ha usato la parola frenasi 
invece di pazsia , e mi pare abbia fatto bene , perchè è un 
nome greco che meglio esprime la natura della cosa. Nella 
classificazione del Terga io trovo i progressi della scienza , 
e su quest'argomento la discussione non si dovrebbe prolun- 
gare. Io proporrei che si passasse subito alla votazione. 

Pres. È bene che la discussione sia ampia e larga, e se 
altri non domanda la chiusura, io dò la parola al signor To- 
selli che me l'ha chiesta. 

Tossili discorre a lungo sulla classificazione del Terga, ha 



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341 
qualche difficoltà ad ammettere la divisione in frenopatie con- 
genite e (icquisitey perchè il germe primitivo della pazzia e- 
siste congenito in quasi tutti i pazzi. Le frenastenie del Verga, 
per non fere confusione, preferirebbe chiamarle frenopatie ie- 
ratologiche. Critica anche la divisione delle frenosi acquisite 
in semplici e complicate ; dice che talune frenosi complicato 
del Verga, come p. es. la puerperahj sono assai più semplici 
di nna mania, la quale pub essere generata e mantenuta da 
tante e tante cause diverse. Preferirebbe dividere le frenosi in 
simpatiche e idiopatiche. Nelle suddivisioni della monomania 
vorrebbe si aggiungesse la monomania sensoria. La demenza 
detta dal Verga consecutiva, vorrebbe si dicesse secondaria, 
e fra le forme semplici di demenza vorrebbe si ponesse anche 
la frenosi senile. Anche la pazzia a doppia forma vorrebbe 
esclusa dalla classificazione, poiché le alternative di esalta- 
mento e di depressione s' incontrano in molto diverse forme 
di malatia mentale. In ultimo dice, che accetta!. Jo le frenosi 
complicate del Verga dovrebbesi ad esse aggiungere la fre- 
nosi coreica. 

Sonfigìi osserva sulla classificazione del Verga , che in- 
troducendo in essa le frenosi complicate, viene a farsi una clas- 
sificazione non solo per forme, ma anche etiologica, con ciò 
per altro, che sotto quest'ultimo aspetto diventa incompleta. 
Ammettendo una frenosi puerpera! e, isterica, alcoolica, pella- 
grosa, non vi sarebbe ragione , per non mettere fra le com- 
plicate anche tante altre frenosi che nella proposta classifica- 
zione restano fra le semplici, e per non dire frenosi meningiti- 
ca, reumatica, sifilitica, idrocefalica, apoplettica, ecc. In ulti- 
ma analisi le frenopatie sono tutte complicate, perchè in tutte 
il disordine intellettuale ecc. è complicato, o meglio provocato, 
da una lesione, più o meno accessibile alle indagini, del cer- 
vello e del sistema nervoso in genere. In un caso sarà Tiste- 
rismo, rintossicamento alcoolico ecc. che alterando i rapporti 
degli elementi nervosi darà luogo alla pazzia , in un altro 
verrà questa prodotta e mantenuta invece da un'infiammazione, 
da un attossicamento saturnino, mercuriale, urico, ecc. Bitiene 
quindi che in una classificazione delle frenopatie a scopo sta- 
tìstico, sia meglio attenersi alle sole forme semplici degli an- 
tichi, unendovi tutto al pih la frenosi paralitica, presentando 
es?;i un tipo speciale che la distingue dalle altre. 



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342 

PorpoTixH. Una classi fieaiàona delle paazie è una necessità 
per tutti li alienisti delle nazioni civili e specialmente per noi 
italiani. Questo desiderio è molto difficile a compirsi , e se 
questo Congresso potesse avvicinarsi ad una classificazione 
sarebbe un gran risaltato^ La dassificasione delle pazae parmi 
non possa avere altra base che le &ooità intellettuali. Se d 
inoltriamo nelle lesioni organiche che producono o accompa- 
gnano la pazzia, non ci intenderemo pih , poiché tali lesi<mi 
sono differentissime. Sicuramente è difficile classificare una 
cosa così variabile come è il morde dell' uomo in istato mor- 
boso. Abbiamo però regole generali per stabilire la classifica- 
zione principale dei deUrii ohe si riscontrano nei pazzi. Com- 
mendo assai il pensiero del dott. Bonfigli che vuol dar norme 
ai medici alienisti non solo per classificare le malatie, ma 
anche per curarle , perchè se un medico alienista tiene conto 
delle lesioni organiche, ha metodo e guida più sicura nel 
trattamento,^di quello che se guardi solo al delirio : ma que- 
sto sistema è difficile troppo e da abbandonare. 

La classificazione che dobbiamo adottare deve servire an- 
cora per le perizie giudiziarie e non solo per la statistica: o 
questa classificazione deve esser messa a confronto col Codice 
civile e criminale, perchè nei giudizii ai quali sono chiamati 
i periti non vi siano contradizioni , come si lamenta gene- 
ralmente. 

Dunque per classificare le pazzie bisogna, a creder mio, pren- 
der a base le facoltà intellettuali e morali. Tuttavia , anche 
prendendo queste per base , vi sono pazzie che hanno lesioni 
organiche le quali sono così necessariamente unite al delirio 
che bisogna tenerne conto , come la pazzia o demenza para- 
litica, la pazzia unita ali* epilessia, il sordomutismo , la paz- 
zia della pellagra. Dividerei quindi anch* io le pazzie in «em- 
plici e complicate^ cioè congiunte con lesioni che non si sco- 
stano mai da esse. 

Io aggiungerei alcune cose a quanto ha detto il pro£ Vei^a. 
Egli osserva che l'idiozia, rimbecillita, il cretinismo dovreb- 
bero essere escluse dai manicomiL Io oppongo che queste tre 
forme di pazzie non si accettano nei manicomii per questa 
sola ragione che sono tali, ma perchè vanno congiunte a ten- 
denze nocive e pericolose. Dunque questi stati congeniti deb- 



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S43 
boQO essere compresi nella pwris, e trovare ricovero nei ma 
iìicomiii)er la facile eventaali^ di accessi maniaci. 

La pazóa intellettoale e morale ! È assai difficile dividere 
e mettere limiti precisi te le lesioni dell' intelletto e quelle 
dei sentimenti che nel delirio veramente si confondono fra 
loro. Sarebbe meglio dividere la nsania in tre classi : 1. la 
poìimamay con furore ; 2. Y esaltamento maniaco, che è sola- 
mente nn delirio senza gran tendenza furiosa; 3. la mania 
periodica; perchè vi sono molte manie che hanno nn accesso, 
poi nn intervallo di calma per 3 o 4 mesi. In queste manie 
periodiche io farei entrare andie le poMeie circolari^ che sono 
piuttosto rare e pur caratterizzate dal periodo. 

Veniamo alla melancoUa semplice e stupida. Anche in questa 
categoria io ammetterei differenze di gradi. Vi è la lipemania 
semplice che arriva qualche volta al delirio ; vi è la lipemania 
con allucinazioni, la lipemania con tendenza al suicidio, e fi- 
nalmente la lipemania attonita o stupida. 

La demensa k divieterei, non come il prof. Verga ha fatto, 
in primaria e secondaria, ma in generale e parsiale , e vi 
aggiungerei la demenza con paralisi generale. 

Paesia morale e ragionante. Io la metterei insieme alla 
monomania che può comprenderla assai bene, e dividerei poi 
la monomania, a seconda del sentimento predominante, in re- 
ligiosa^ erotica, ecc. Ma devo avvertire che per monomania 
io non intendo un delirio parziale d*una sola o due o piti fa- 
coltìl, con integrità delle altre facoltà, bensì una paszia par^ 
0iale, nella quale vi ha predominio d*una facoltà o d'un sen-- 
timento speciale. 

Frenosi sensoria. Vi sono delle allucinazioni o delirii dei 
sensi che accompagnano tutte le forme di pazzia. Vi sono 
bensì casi di allucinazioni così forti che determi uano quasi 
integralmente la forma del delirio, ma sono rari, e perciò una 
pazzia sensoriale potrebbe sembrare superflua. 

La passia purrperale ò una forma ammessa dagli antichi 
alienisti. Essa però si sviluppa diffidlmente senza una predi- 
sposizione ereditaria. Vi sono donne che hanno parti laborio- 
sisaimi e non cadono in pazzia ; ve ne sono altre che vi ca- 
dono per lievissime cause ; in queste il puerperio non è che 
una eaisa occasionale. Quanto a me , la lascerei. 



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1 



344 

L' epilettica io la lascio tale e quale il prof. Verga Y lia 
stabilita. 

Misterica % più dubia; forse si potrebbe, ammettendo la 
paszia simpatica , ridarla a questa. 

V àleoolismo. Anche questo lo lascierei, perchè indica pu- 
ramente una causa speciale di pazzfa che pu> dare uorme per 
la cura. Distogliendo Tindividuo dall'uso dell'alcool, si può ot- 
tenerne la guarigione. 

La paralitica, come didsi, la unirei alla demenza, e anche 
la pellagrosa la lascierei. Nella spiegazione della pazzia pel- 
lagrosa data dal prof Verga, la (temenza paralitica ha molti 
punti di contatto colla pellagra. Nei molti casi da me Teduti 
ho scorta grande differenza fra le lesioni nei mo?imenti dei 
pellagrosi e quelle dei paralitici. Le lesioni dei primi sono 
curabili e meno intense di quelle dei secondi, che essendo radi- 
cate nei centri nervosi sono quasi impossibili a curarsi. La de^ 
menssa senile si può lasciare. Anche nelle malatie dei vecchi 
si scorgono differenze nei delirii : vi sono individui a 80 e più 
anni che hanno delle potimanie e delirii grandissimi. Si po- 
trebbe quindi lasciare la demenza senile, che è come un lo- 
gorìo delle facoltà intellettuali, senza essere pazzia da ascri- 
versi a malatia precisa. 

La classificazione del prof Ver^ ò dunque molto sensata, 
e con qualche modificazione si può adottare, servendo essa non 
solo alla statistica ma anche ai medici periti. 

Bonfigli. Voglio rispondere all' oratore in quella parte del 
suo discorso dove ha detto, che non possono classificarsi le 
pazzie per alterazioni organiche, perchò non vi ò relazione fra 
le lesioni e i sintomi. Qai non ci siamo intesi. Il prof. Por- 
porati riguarda come sintoma la specie del disordine intel- 
lettivo; io considero solo il disordine in genere, senza curar- 
mi della forma. Del resto poi per scoprire le lesioni organi- 
che , io vado a cercare lì stessi segni che i clinici in medici- 
na generale raccolgono al letto del malato , come il polso, la 
temperatura, lo stato delle pupille, del fondo deirocchio, ecc. 
Altra proposizione del prof. Porporati, e che a me pare poco 
giusta, è quella ove parla di certe entità morbose che pre- 
sentano un quadro distinto nell'ordine dei fenomeni peìdhicì. 
Per rapporto alla pellagra devo far notare che mi trovo in 
un manicomio dove dei pellagrosi se ne raccolgono in gran 



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quantitìt, e la forma del delirio ha trovato che non è sempre 
quella ; essa varia e si hanno quasi tutte le forme dei disor* 
dinì intellettuali. Così anche nella paralisi» il delirio di gran- 
dezza, benché sia molto comune, non è un fenomeno costante. 

Bergonssi. Le obiezioni fatte alla classificazione del pro- 
fessor Verga , sono state molte, alcune anzi furono radicali ; 
ma per lo scopo pratico, per ciò che si riferisce al bisogno di 
fare una statistica che sia utile alla scienza ed anche ai rap- 
porti medico-legali, la classificazioBe del prof. Verga può bene 
servire. 

Ma io vorrei dal professor Verga una spiegazione che per 
me valga di insegnamento. Quando parla delle frenasi com^ 
pUcate egli accenna al solo elemento causale e non mi pare 
che determini la forma della malatia. Nella freuosi alcoolica 
per esempio, si hanno le diverse forme di pazzia, dalla lipe- 
mania fino alla paralisi generale. 

Pres. Dopo le belle osservazioni fatte dai diversi colleghi che 
parlarono, scorgo che vi è desiderio in molti di venire alla 
conclusione : adottare una classificazione generale che è de- 
siderio e bisogno della nostra scienza. Io dò quindi la parola 
al prof. Verga, perchè possa rispondere alle osservazioni che 
gli vennero mosse. 

Orilli. Domando la parola. 

Pres. Ha la parola. 

Grilli. Prima di tutto sento il bisogno di dichiarare la mia 
opinione in questo soggetto e questa è che io professo la dot- 
trina somatica. Vorrei che si potesse fare nna classificazione 
basata sopra questa dottrina , e vorrei che si potesse seguire 
l'esempio del dottor Bonfigli, di accettare, cioè, una classifi- 
cazione che più delle altre si avvicinasse alla dottrina soma- 
tiea. Pur troppo però, riconosco che una classificazione così 
basata è impossibile pel momento ; e pel momento bisogna 
seguire ( fino a che la scienza sarà giunta a poterci far cam- 
biare sistema) una classificazione per forme, e dovendola ac- 
cettare tale mi auguro che questa sia provisoria; e come 
tale, per scopo di conciliazione , accetto senza difBcoltii una 
classificazione che parte da una voce autorevole come è quella 
del prof. Verga. Però nelUaccettare la classificazione del prof. 
Verga, mi spiace di dover dichiarare che respingo interamente 
le eccezioni che le furono £eitte; confesso che le osserrazioni 



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846 

del dott. Bonfigli mi fecero impressione. Eliminare le frenosi 
complicate, da altri chiamate psendo-follie, h giusto nel senso 
del dott. Bonfigli, ma d'altra parte no. Qneste psendo-follie sono 
nn primo passo per venire dalla classificazione per forma a quella 
somatica. Non mi occupo quindi delle osservazioni che furono 
&tte, non perchè le stesse non siano state da me trovate molto op- 
portune e giuste, ma perchè se alla classificazione del prof. Verga 
si aggiungono le modificazioni che sono stat« proposte oggi , 
quella classificazione è già disfatta ; bisognerebbe fame un'altra 
e nominare una Commissione che si trovasse d'accordo per for- 
mularla. Questo dico per conto mio, e chiedendo scusa del tempo 
che feci perdere fin qui, prego il sig. Presidente a voler concerleiv 
mi per un altro momento la parola onde parlare a nome dei medici 
di Firenze. Sono da loro incaricato di voler fare osservare che 
come essi dividono il parere espresso da me, così sentono il biso- 
gno ed il desiderio grande che una classificazione unica venga 
adottata dai medici alienisti d'Italia. Questo sarà un primo passo 
perchè la psichiatria anche fra noi assuma un aspetto nazionale. 
Ma quanto è desiderabile questa classificazione , altretanto i 
medici fiorentini ritengono che sia difficile lo stabilirla. Met- 
tersi d'accordo, abbandonare le altre classificazioni già adot- 
tate, è un atto di abnegazione che essi farebbero pel deside- 
rio di vedere anche in ciò li italiani concordi ; ma sarebbe 
però più facile riuscirvi quando tutti avessero in qualche modo 
avuto lo sfogo delie loro opinioni. A nome quindi del pro- 
fessor Bini e degli alienisti di Firenze , propongo che se per 
qualche ragione speciale non è urgente di intendersi oggi, si 
aggiorni un poco la definitiva scelta della classificazione , sì 
facia invito a tutti e si dia tempo di publicare le singole 
objezioni ragionate. Se questa quistione, ripeto, non è urgente, 
la si aggiorni, dando campo, per mezzo del Giornale ufficiale 
ad una polemica molto estesa su quest' argomento , al quale 
oggetto tutti li alienisti dovrebbero essere invitati. Se poi 
questa urgenza esiste, per me adotto la proposta classifica- 
zione del prof. Verga, purché la non venga modificata ; e ciò 
fino a che una successiva discussione per mezzo della stampa 
non venga a far cambiare la classificazione adottata in questo 
Congresso. 

Toselli dice di non comprender bene ciò cht^ voglia il Grilli; 
non vnole si procrastini ancora una risoluzione necessaria a 



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34"? 
prendersi per prevedere ad una statistica generale , ed esprit 
me il desiderio che il Congresse si pronunci subito sullo schema 
di classificazione proposto. 

Virgilio. Tanto il dott. Bonomi che io vorremmo che si 
nominasse una Commissione, la quale domani presentasse que- 
sta classificazioDe delle malatie mentali, modificata nel senso 
in cui alcuni oggi hanno parlato. 

Tostili. Sarebbe desiderabile, giacché siamo entrati in que- 
sto argomento, che qualcun altro esprimesse le proprie idee 
in pioposito affinchè la Commissione che verrà scelta possa 
conoscere il pensiero generale. 

Verga. Giacché nessun altro prende la parola, parlerò io. 
Premetto che io non ho mai inteso di presentare una Tavola 
che dicesse V ultima parola, molto meno una Tavola perfetta. 
Le objezioni che oggi ho sentite in questa sala, le ho già 
fiitte io a me stesso. Io intendeva solo di suggerire un modus 
vivendi^ una Tavola convenzionale qualunque. A questo fine 
ho riunito delle forme di facile diagnosi e già ammesse per la 
loro frequenza dalla maggior parte dei medici alienisti. Io esami- 
nai molte Tavole e vidi che queste forme, con qualche modifi- 
cazione nel nome, si trovano registrate e dai francesi e dagli 
inglesi e dai tedeschi. Voleva rispondere a ciascuno de' miei av- 
versarii, e non mi sarebbe stato difficile il farlo, riproducendo le 
ragioni da me già esposte quando ho publicato la Tavola, ma 
preferisco di non rispondere a nessuno : e dico che dove il Con- 
gresso non si avvicina a me, io mi accosterò volontieri al Con- 
gresso. Di buon grado accetto tutte le sue modificazioni, purché 
su di esse vi sia raccordo della maggioranza. 

Quanto alla mozione di aspettare un altro Congresso, se non 
vi è urgenza (e l'urgenza non vi è), a prendere una decisione 
definitiva, io non mi oppongo. Facio notare però che secondo 
Io Statuto dobbiamo riunirci solo da qui a tre anni. Anche 
allora , se tutti non saranno pronti a fare qualche sacrificio, 
a anbordinare le proprie idee a quelle della maggioranza, noi 
saremo da capo. Il dott. Grilli vuole che la Tavola proposta 
venga accettata soltanto in via di esperimento. Egli e i suoi 
colleghi di Firenze si assicurino che non si è mai preteso di 
più né da me né dal Comitato milanese. Tutto é provisorio 
nella scienza, poiché tutto é in movimento. I tre anni che si 
vorrebbero impiegare in discussioni teoriche, potranno appunto 



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S48 

servire alla prova sperimentale della Tavola proposta. Intanto 
ricorderò che essa è già in pratica nell'Ospitale maggiore di 
Milano, e i medici che ne usano non hanno finora rilevato gravi 
difetti. Prolungare di più la discussione mi pare inutile, e quindi 
invito Ton. Presidente a voler passare alla votazione. 

Poma, Prego Toner. Verga a dirmi se le statistiche state 
presentate al Congresso intemazionale di Vienna e di Parigi 
abbiano qualche rassomiglianza colla sua e abbiano tenuto 
conto di analoghi elementi. Dopo una risposta affermativa noi 
potremmo con più coraggio accettare la proposta di adozione 
provisoria della sua Tavola. Non è questo un atto di servi- 
lità, ma un giusto rispetto alle tradizioni scientifiche. 

Verga, Mi sono infatti informato delle Tavole statistiche 
state raccommandate dal Congresso internazionale di Vienna e 
di Parigi intorno alle alienazioni mentali , e ho constatato che 
in esse si fu meno esigenti quanto alla forma delle alienazioni. 
E ciò ò naturale. Trattandosi di ricerche che dovean istituirsi 
uniformemente da tutte le nazioni civili, non si poteva scen- 
dere a tanti detagli , bisognava accontentarsi delle cose più 
capitali e più universalmente sentite. Ma noi che non ci oc- 
cupiamo che delle cose nostre, possiamo da noi stessi preten- 
dere qualche cosa di più. 

Due cose ho impai'ato dal Congresso internazionale di Parigi 
e di Vienna, e di queste ho fatto tesoro per la mia Tavola. 
La prima ò che si raccommandarono delle ricerche affatto di- 
stinte per i cretini e li idioti e per i pazzi, come se i cretini 
e li idioti fossero per nessun titolo da assimilarsi ai pazzi. 
La seconda è che, mentre si trascurarono le diverse specie e 
varietà di manie, si inculcò di distinguere la mania con furore 
dalla mania sensa furore^ e mentre non si fece una classe 
separata di pazzie complicate, si volle però indicata Vepilessia 
e il delirium tremens, che corrisponderebbero alla mia frenosi 
epilettica ed alcoolica. 

Orilli dà alcune dilucidazioni su quanto ha detto prima e 
mostra che la contradizione appuntata dal dottor Toselli è 
soltanto apparente. 

Pres. Le cose dette dal prof. Verga devono portare ad una 
conciliazione. Anche egli ammette che qualunque decisicme 
sia presa oggi , avrebbe un carattere provisorio e non impe* 
dirà che si torni sullo stesso argomento nel nuovo Congresso. 



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84» 
Pronunciamo adunque un voto e adottiamo finalmente per 
lo ricerche statistiche una classificazione di cui tutti sentiamo 
il bisogno e che vedo già essere dalla maggior parte approvata. 

Biffi. Io credo che la classificazione proposta dal professor 
Verga si potrebbe adottare 9enza ulteriori indugi , in via di 
«esperimento, come si disse, e mettendola subito alla prova. — 
È desiderio comune degli alienisti italiani che si facia tra 
noi il censimento dei pazzi reclusi nei manicomii , nelle case 
di salute, negli ospedali comuni e in altri istituti. Sarebbe 
troppo lungo rimandare quel censimento al venturo Con- 
gresso ; converrebbe invece istituirlo l'ultimo dì del corrente 
anno. Ebbene , in quella occasione si potrebbero invitare i 
medici che hanno matti in cura, a redigerne la statistica, va- 
lendosi della classificazione proposta. Quella sarebbe occasione 
opportunissima per riconoscere se la stessa classificazione so- 
disfa alle esigenze della pratica o se richiede di essere mo- 
dificata, e in qual modo la si potrebbe migliorare. 

I Bedattori iélY Archivio^ diramando ai medici e ai diret- 
tori degli istituti che accolgono matti, la tabella statistica da 
riempire pel sumentovato censimento, riserveranno nella mede- 
sima una larga finca per le annotazioni, che ognuno credesse di 
fare sulla proposta classificazione delle malatie mentali. Anzi 
s'inviteranno espressamente quei medici e direttori ad esporre 
le loro osservazioni, i loro suggerimenti in proposito. E VAr^ 
chivio publicherà tutte quelle note ; e così ognuno potrà gio- 
varsi delle osservazioni di tutti , e per tal modo si avvierà 
nna discussione che potrà menare alla soluzione del difScile 
e importante tema di una uniforme e bene adatta classifica- 
zione delle malatie mentali. 

Dopo altre osservazioni di Verga, Biffi e Michetti viene di- 
chiarata chiusa la discussione e viene all'^unanimità appro- 
vato nn Ordine del giorno presentato da Ponza , Michetti , 
Grilli e Bergonzì, così concepito : 

€ Il Congresso ravvisando conveniente che sìa sollecita- 
mente fatto il censimento generale degli alienati del Segno 
nella maniera più uniforme, adotta in via provisoria per 
qoesto scopo la classificazione proposta dal prof. Verga ed in-* 
vita i medici alienisti italiani a trasmettere il censimento del 
31 dicembre prossimo bìV Archivio italiano^ aggiungendovi le 
analoghe osservazioni. > 



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350 

Pres. Prima di determinare TOrdìne del giorno per domani, 
avvertirò il Congresso che il Comitato degli affari ha ester- 
nato il desiderio che siano nominate dal Presidente alcune 
Commissioni per visitare i diversi stabilimenti di questa città 
e riferire. 

Le Commissioni risultarono cos\ composte: 

Per l'Ospitale: Bonomi, Pacchiotti, Brngnoni. 

Pel Manicomio: Ponza, Porporati, Virgilio. 

Per rOrfanotrofio, Brocca, Grilli e Gilforti. 

Bimane quindi stabilito TOrdine del giorno per la prossima 
seduta. < La trasfusione dd sangue, » 

Ponga vorrebbe che per un dovere di convenienza sì ri- 
mandasse ad altro giorno il tema della trasfusione, dovendosi 
attendere la venuta del Livi, che primo in Italia ha posto in 
opera la trasfusione del sangue nella pazzia. 

Michetti sì oppone , e non vuole che per causa di alcuno 
venga mutato 1* Ordine del giorno stabilito. 

Ponza dà alcune spiegazioni. 

Il Presidente domanda all'assemblea se intende di mantener 
rOrdìne del giorno come era stato fissato e V assemblea ap- 
prova. 

Pacchiotti propone al Congresso di riferire sopra diversi 
fatti che imitano vere malatie chirurgiche quantunque esse 
non esistano realmente, affine di conoscere dai colleghi il nesso 
che esiste fra esse e le alienazioni mentali. 

Pres, Il Comitato delle proposte si è già mostrato favore- 
vole e quindi gli accordo la parola. 

Pacchiotti. Signori, lo scopo mio è di attrarre Tattenzione 
dei medici alienisti sopra questo argomento : quale è il nesso 
che esiste fra certe malatie chirurgiche che verrò brevemente 
esponendo, e uno stato che a me pare mentale ma che non 
saprei definire f Primo esempio : Ho visto nella mia carriera 
4 5 casi di uomini i quali hanno la mente continuamente 
occupata d*una malatia che è abbastanza frequente e conosciuta 
sotto il nome di ostacoli uretrali. Questi uretromaniaci ri- 
corrono a molti medici e chirurghi , si fanno esaminare una , 
due, tre volte: hanno tutti i sintomi subiettivi della malatia 
di cui parlo ; sensazioni penose diverse lungo Turetra, bisogno 
di svegliarsi la notte, difficoltà grande nell'emettere Turina ecc. 
Qualcuno avrà loro detto che esiste lo stringimento. Essi conti- 



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351 
Duano a passare da un medico all'altro, leggono libri, si e- 
saltano e si convincono che hanno questa malatia ed incol- 
pano i chirurghi piti savi ed onesti di ignoranza della mede- 
sima. 

Ora questo stato di cose parte da un fatto reale; esiste una 
sensibilità esagerata in un punto dell' uretra per cui provano 
difficoltà e doglia neiremettere le urine, e perciò la loro mente 
ricorre a questo strano pensiero. 11 come poi avvenga che que- 
sta malatia si perpetui per anni e anni e siano così ango- 
sciati e si faciano essi stessi delle operazioni o ricorrano a 
chirurghi, questo ò un fenomeno psicologico. Sono uretre- 
maniaci e ve ne hanno, ripeto, parecchi. 

Teniamo ad un altro esempio: il calcolo vescicole. Questo 
è ancora più frequente. Yi hanno molti malati avanzati in 
età che hanno alquanto difficile remissione delF orina, perchè 
in essi è accresciuto il volume della prostata: essi si riscal- 
dano r imaginazione colla lettura di libri di medicina : con- 
sultano medici e chirurghi e si persuadono che hanno un 
calcolo in vescica e sembra che ne abbiano tutti i sintomi 
subiettivi , così che anche il chirurgo può essere trascinato 
ad affermare che il calcolo vi sia. Ecco un altro fatto che 
prova esistere un nesso tra la malatia e la mente del malato : 
avvi realmente una leggiera irritazione del collo vescicale, un 
leggiero aumento di volume nella prostata, il resto ò lavoro 
delia mente. I vecchi che hanno tale affezione toccano il ri- 
dicolo. Un vecchio si lamentava con me di avere una iscuria 
per cui non emetteva una goccia di urina. Esaminata col ca- 
tetere, trovai la vescica aflbtto vuota. Ogni momento provava; 
poche goccio uscivano con sforzi, credeva che non ne uscisse : 
era disperato credendo di avere una malatia che non esisteva. 

Altro fatto : Vi sono delle donne che si credono in istato di 
avanaata gestazione. Sono prese da vomiti , nausee , dolori, 
aumento di volume del ventre e del seno. Cominciano a so- 
spettare di essere gravide. Questa idea in loro va crescendo e 
stanno fra la speranza ed il timore per un tratto di tempo , 
per 9 mesi, e descrivono al medico tutti i loro fenomeni con 
grande accuratezza e convinzione ; e se esso loro dice : voi vi 
ingannate, esse passano ad altro medico, cercando sempre co- 
lui che dia loro ragione. E un fenomeno che tocca da una 
ArchitrìOf anno il.® Ì3 



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352 

parte la psicologia, mentre dall'altra è mantenuto da malatia 
negli ovari o nell' utero ecc. da una condizione dinamica od 
organica che poi per un nesso che esiste nel sistema ganglùh 
no/re fa si che la donna venga tormentata. 

Altro esempio. Ho visto una ragazza di 15 anni la quale 
provava da sei mesi dolori, lungo il nervo ischiatico, considerati 
per reumatici dalla madre; vien messa in Ietto. I dolori crescono» 
si chiama un medico che esaminato attentamente il caso, si 
insospettisce che vi sia una coxite. Dopo un mese si esamina 
di nuovo attentamente l'ammalata che non soffre più tanto. 
Si alza e camminando zoppica. Passano quattro mesi così 
zoppicando alcuni giorni sì e altri no. Ben bene esaminata 
all'articolazione, si trovano tutti i muscoli della regione coxo- 
femorale contratti, non c'è allungamento, c*è piuttosto unV 
corciamento ^ i movimenti sono facili in tutti i sensi ed os- 
servato l'andamento delle cose, si conchiude che non si ha co- 
xalgia- Si dice alla madre: fatela camminare e nutritela bene; 
e quella ragazza in poco tempo cammina e non ha piìi nulla. Era 
uno stato speciale d'irritazione pel quale la ragazza aveva finito 
di credere di avere una malatia molto grnve. I medici insospet- 
titi pronosticarono una coxalgia, ma realmente questa non era 
mai esistita. La ragazza di temperamento nervoHo-lin&tico , 
tenuta severamente dai parenti , obligata a studiare molto, 
aveva ascoltate troppo le proprie impressioni morali e fisiche. 

Ho esposto succintamente questi fatti che non sono rari e dei 
quali vi hanno esempii nei libri. Essi debbono avere un nesso 
colla scienza vostra. Io a voi chieggo se queste sieno malatìe 
imaginarie che imitino malatie reali, oppure se alcune condi- 
zioni nervose locali operino sul cervello in modo da creare 
una monomania speciale. 

Verga. Mi pare che i casi così bene descritti dal professor 
Pacchiotti rientrino nella serio numerosa delle aflfezioni ipo- 
condriache. Nelle Opere che la letteratura medica possiede 
suir ipocondria egli troverà casi analoghi a quelli che ba ci- 
tati. È antica la distinzione fatta dai patologi di ipocondria 
cum materia e sine materia, e i fatti che il prof. Pacchiotti 
espose parmi che siano stati da lui stesso riferiti alla seconda 
categoria , poiché parlò di malatie interamente o quasi inte- 
ramente subjettive. Per poco che l'esaltazione mentale fosse nei 
suoi individui progredita, essi correvano pericolo di essere con- 



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353 

segnati ai maDìcomii, ove avrebbero potuto essere registrati 
sotto il titolo di frenasi ipocondriaca. 

Pacchiotti. La malatia chirargica precede o segae la ma- 
latia mentale o la frenasi ipocondriaca f 

Verga. Io direi che è la stessa malatia già incominciata. 

Biffi, Credo che per spiegare i casi addotti dal collega si possa 
ricorrere alla teoria delle sensazioni riflesse. Bisogna però am- 
mettere da un lato ì patimenti sovraccennati e ammettere 
dairaltro lato che essi abbiano luogo in un paziente dotato di 
centri nervosi eccitabilissimi. Le sensazioni consecutive che in 
mi individuo bene costituito si limiterebbero ad una semplice 
noja malessere , nel nostro paziente invece possono raggiun- 
gere il grado di idea fissa e vestire il carattere della ipocondria. 

Verga. La imaginazione entra attivamente in queste ma- 
latia. ì medici alienisti hanno già segnalato diversi casi di 
malatìe ipocondriache o mentali che si ^sviluppano special- 
mente in tempo di epidemie al solo vedere i primi sintomi 
del male in altri. Tutti hanno sentito parlare di Usi fobia, di 
sifilofolia^ di necrofobia^ di cholerofobia, di pestifobia e si- 
mili. 

Torporati. Io credo che in questa malatia più influisca il 
morale che altro. La sensazione riflessa e' entra nel contri- 
buto di uno a dieci. Se il cervello non fosse un poco alterato, 
questa sensazione non potrebbe essere convertita nella idea 
fissa che ha 1* individuo. 

Biffi. Anch' io sono del parere del prof. Porporati, e ho già 
ammesso i due elementi da lui invocati : da un lato la sen- 
sazione sorta da qualche patimento reale , come accennò il 
prof. Pacchiotti ; dalFaltro lato una eccitabilità esaggerata del 
commnne sensorio. Appunto per codesta iperestesia dei centri 
nervosi , una sensazione , la quale nei casi ordinarii sarebbe 
poca cosa , ripercuotendosi sugli organi cerebrali , che sono 
sede delle facoltà mentali, può commoverli e disturbarli in 
modo da dare origine alle idee fisse , abnormi , segnalate dal 
prof. Pacchiotti. % 

La seduta ò levata alle ore 2 \\L 

SEDUTA DEL 23 SETTEMBRE. 

La seduta è aperta alle ore 11 li4. 



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354 

Pres. L'oggetto che ieri fu posto airOr»! ne del giorno per 
la presente adunanza è quello della tra:i:'::s'one del sangue : 
siccome per altro si desiderava che fosse p. so:, e un ìUastre 
collega che finora non è arrivato, così il Comitato degli affari 
sarebbe di parere che si trattasse qualche altro argomento di 
minor importanza, abbiamo il rapporto del Comitato delle 
finanze sulla gestione economica della Società. Abbiamo pare 
una Memoria del prof. Bonfigli relativa alla diarrea vaso- 
paralitica dei pellagrosi. Dopo di che si verrebbe all^ argo- 
mento della trasfusione del sangue. Interrogo il Congresso 
perchè voglia manifestare il suo avviso su di ciò. 

PacchioUi dice che il pro£ Livi arriverà questa sera. 

Verga, Mi pare che , per concedere un po' dì tempo alla 
venuta del prof. Livi, si dovrebbe cominciare in questa sedata 
ad esaurire li oggetti accennati dal sig. Presidente. 

Pres. Allora, se nessuno sì oppone, pregherò il dott. Bonfi- 
gli a voler dar lettura della sua Memoria sulla diarrea vasih 
paralitica dei pellagrosi. 

Bonfigli legge (1). 

Toselli. Approvo interamente i corollarii che il dott. Bonfigli 
ha dedotto dai suoi esperimenti sul clorato di potassa perla 
cura delle diarree vaso-paralitiche. Anch' io ho adoperato molto 
nel manicomio in casi di pazzia nei vecchi il clorato di potassa, 
ma fui condotto a questa cura da un altro punto di vista, cioè 
dal principio che il clorato di potassa fosse un leggiero caute- 
rizzante della mucosa gastro-intestinale. Esso è adoperato dai 
professori di Torino nella cura della diarrea dei bambini , e 
se ne ha grande profitto. Io ho qualche difficoltà ad ammet- 
tere che questa diarrea vaso-paralitica dipenda da mancanza 
di innervazione , perchè i centri trofici dei nervi intestinali 
esistono nel gran simpatico che trae la sua origine dal mi- 
dollo spinale. Ed io ho osservato che nelle diarree croniche 
dei pellagrosi che finiscono per morire, s'incontra quasi sempre 
un' alterazione del fegato ( degenerazione grassosa , amiloide, 
ecc). Queste diarree sierose sarebbero pertanto dipendenti, a 
mio avviso, da alterazione primitiva del fegato. 

Bonfigli. Facio notare che se, come il dott. Toselli afferma, 
i nervi vaso-motori intestinali derivano dal gran simpatico e 

(I) Il lavoro 'verrà publicato xhòW Archivio. 



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35& 

dal midollo spinalo, ciò non contradice a quanto io bo detto. 
(Bilegge). 

Toselli. Non creie dunque il dott. Bonfigli che l'alterazione 
del fegato possa almeno concorrere alla genesi della diarrea! 

Bonfigli. Credo invece che spesso la diarrea, di cui bo par- 
lato concorra alla gODesi delle degenerazioni del fegato. 

Pres. Nessun altro ha osservazioni! 

Verga. La lettura del dolt. Bonfigli ò interessante, perchè 
riguarda una malatia la quale è forse la principale causa delle 
morti che avvengono nei pellagrosi (la diarrea sierosa, cachet'- 
tica ), ed è poi ancora piti interessante , perchè ci suggerisce 
OH mezzo di curare e di gnarire questa malatia, 1* obiettivo 
d«l medico essendo appunto quello di guarire. Ciò mi fa sov- 
venire che in questi ultimi tempi venoero consigliati nella 
diarrea vaso-; raìiwica molti altri rimedii da uomini distinti 
nella scienza, e qualcuno anche dai nostri colleghi. Da Quis- 
lain venne consigliato V uso degli stricnici , e parrebbe, to- 
lendo ragiorare teoricamente, che li stricnici siano più indi- 
cati in un'affo .ione paralitica di quello che il clorato di potassa 
non sia, poiché è notoria Fazione tonica degli stricnici sulle 
colonne anteriori «^.el midollo spinale. Altri suggerirono l'ace- 
tato di piombo, altri il nitrato d'argento, altri il calomelano, 
altri l'acido ar:en:oso. Non dubito che dai colleghi qui pre- 
senti non siaL 1 istituite esperienze cliniche su cotesti rimedii ; 
6 desidererei ' i u di sapere a quali conclusioni siasi venuto 
intorno alla ' >ro < fficacia. 

Toselli. Io 'jo adoperato V acido arsenioso in qualche caso, 
msL, devo conf ssa Io, senza buoui risultati. 

Porporati. Facio elogi alla lettura del dottore Bonfigli , 
cbe ha trattalo un argomento interessante pei manicomii. È 
im fatto che la diarrea sierosa è una delle cause maggiori 
della perdita dei malati. Noi nel manicomio di Torino abbia- 
mo avuto un'epoca in cui le diarree sierose erano molto fre- 
quenti, e tutti i rimedii che si adoperavano riuscivano senza 
^etto. Quando però per saggia misura presa dalla Direzione 
del manicomio si ampliò la succursale di Collegno e si diradò 
la popolazione dello stabilimento di Torino e si migliorò il 
vitto dei pazzi, le diarree sierose, senza rimedio farmaceutico, 
diminuirono di tre quarti. Ed ora la diarrea sierosa nei no- 
stri manicomii dura in proporzioni molto piccole e contro que- 



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856 

sti poobi casi noi usiamo 11^ opiaoei , il bismiito , il piombo. 
Ha ci accorgiamo che senza una natrìziooe migliore generale 
non si pub guarire la diarrea. Il clorato di potassa lo abbiamo 
nsato per altri scopi, come i^t stomatiti aftose^ diateH scor- 
hutìche e ulceri eanceroticke. Ho avnto nn caso di cancro 
epiteliale del labro in nn alienato , che è guarito col clorato 
di potassa usato per nn anno di seguito. Non so se si debba 
veramente attribuire la guarigione a questo rimedio, ma è un 
fatto che il cancro è guarito dopo lungo trattamento col clo- 
rato di potassa. 

Per quanto poi concerne il nitrato d'argento e li stricnici, io 
confesso che li ho provati molte volte, ma non ne ho ottennio 
grandi effetti nelle diarree sierose. Quanto alFacido arsenioso» 
r ho adoperato contro le manie con furore e contro quelle die 
avevano periodi indeterminati di intermittenza ; ma non sono 
stato molto sodisfatto di questa cura, e ne ho cesaato Tuso. 
Mi propongo ora di usare il clorato di potassa nei casi di 
diarrea sierosa che mi occorreranno , e ciò in vista delle os- 
servazioni del doti Bonfigli. 

Pres. Intorno a questo argomento dirò anch' io , che nel 
manicomio d' Imola capitano molti pellagrosi affetti da diar- 
rea sierosa. Li accennati rimediì sono stati usati tutti , non 
esclusi i purganti, 1* opio , ma con nessun effetto. 

Michefii. Ho letto in nn Giornale che fu proposto 1* acido 
fenico sciolto , ed io che ho una certa simpatia per questo 
rimedio , V ho esperimentato anche in molti ammalati trava- 
gliati da diarrea sierosa. Né ho avuto alcuna ragione di 
pentirmene, perchè ne ho vista 1' efficacia. 

Toselli. In qual modo lo usava e in che quantità? 

Michetti. Sciolto lo usai alla dose di nn grammo o un 
grammo e mezzo in dieci o dodici d^ aqua : io ripeto che me 
ne sono trovato contento. 

Bonfigli. Devo avvertire che già da tre anni, molte espe- 
rienze furono fatte coU'acido fenico nel manicomio di Seggio- 
Emilia sotto la direzione dell' egregio dott. Zani , ed io era 
quegli che teneva nota di queste esperienze. Dopo parecchi 
mesi di osservazioni abbiamo dovuto abbandonare l'acido fé* 
nico. Per poter istituire esami comparativi sui diversi rimedìi^ 
bisogna &re osservazioni giornaliere sopra li esperimenti 
tenerne calcolo esatto. 



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857 

JPres. Essendo esaurito 1* argomealo^ dò la parola al Gomir 
tato delle finanze per la lettura del rapporto sulla gestione 
economica della Società. 

Bergomi Belatore, Ugge, 

Fres. Apro la diseassione sopra questo rapporto. Nessuno 
avendo domandata la parola* s'intende approvato. Io prop<»Qigo 
anzi che venga espressa Talta soddisfazione del Ciongresso per 
r esemplarità colla quale venne dai gestori adempiuto al loro 
incarico {aeclamasiom). 

Verga. A nome anche del doti Biffi absente, io dichiaro che 
la vostra approvazione costituisce il nostro premio più dolce, 
e che del resto noi non abbiamo fatto che il nostro dovere. 

Pres. Accordo la parola al prol Toselli perchè legga una 
sua Memoria sopra un caso di pagaia coreica^ avvenuto nel 
manicomio della provincia di Cuneo» a Sacconigi. 

Toselli {legge) (1). 

(Dopo la lettura). 

Ho desiderato di interessare li on« colleghi intomo a que- 
sto caso di pazzia da me caratterizzato per frenosi coreica , 
caso raro &a noi, per la c(4ncidenza dei fienoueni coreid e- 
rtemi ( agitazione coreica delle braccia , delle gambe , dei 
muscoli degli occhi) eolla manifestazione coreica della vo- 
lontà stessa (quel sempre volere e disvolere). Quale influenza 
ha potuto esenùtare sull'elemento nervoso centrale di quest'in- 
dividuo il fatto che la madre lo allattò nei mesi in cui pian- 
geva la morte del marito, grave sventura per quella famiglia? 
Quali lontane influenze hanno potuto avere su di esso le pu^ 
stole impetiginose comparse all' età di un anno ? Come que- 
ste cause hanno potuto influire sulla inclinazione fortissima e 
morbosa, secondo me, che il fanciullo aveva ad applicarsi allo 
studio 9 (}ome le lotte interne confessate da lui e che durarono 
dagli 11 anni e mezzo fino ai 14, come egli confessò pian* 
gendo, si conciliarono con una applicazione fortissima allo 
studio, e feconda di buoni risaltati ì 

Pres. Qualcuno domanda la parola f 

Verga. È difficile rispondere a tante domande che toccano 
la parte pih misteriosa dell'umana natura. Lo potrà far me- 
^0 chi leggerìk attentamente il caso dopo che sarà publicato. 

(i) Questa Memoria verrà publicata néWArehivio. 



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858 

Qui io vorrei sapere (se fossero presenti i sigg. dottori Tir* 
gilio e Gilforti) se il quadro esposto dal dott. Toselli e la fi^ 
sioQomia della malatia da lui dipinta, corrispondano ai cari 
di pcufMia coreica che qnei due colleghi mi affermarono os- 
servarsi con certa frequenza nella parte meridionale d*ltalia. 

CHlforti. Devo contesr^are oon dispiacere che non ho sen- 
tito che le ultime parole dell'esposizione del Toselli, perchè, 
essendo andato in Gommissione a visitare li Orfanotrofi!, 
sono qui arrivato troppo tardi ; perciò io mi trovo proprio nel 
caso di non poter nulla dire. 

Verga dimanda al dott. TosélIi , se nel suo malato non si 
sieno mai riscontrati sintomi che accennassero ad alterazione 
cardiaca. 

Toselli. Non mai. Quando il malato venne al manicomio 
presentava nn polso molto eetore , ma nessun vizio di cuore, 
nessun rumore insolito. Anche la frequenza dei battiti del* 
polso più non si è ripetuta nell' ultima fase della malatia. 
Ogniqualvolta io parlava col giovinetto , la sua fìiccia si fa- 
ceva sempre soffusa e il polso era più frequente ; ciò però non 
avveniva quando egli parlava coi famigliari. 

Verga. Non ha proprio mai sofferto nò di cuore nò di pe- 
ricardio ? 

Toselli. No. 

Berti a Tosdli. I fenomeni coreici hanno preceduto le ma- 
nifestazioni psìchiche? 

Toselli. I fenomeni coreici decisi avvennero dopo. Egli però 
scrive in una lettera che da tempo immemorabile prestava 
molta attenzione a quanto diceva o faceva, per paura che non 
nascesse qualche male da questa sua azione o pensiero. E stu- 
diava in qual modo tenere la bocca chiusa , e dava in mille 
smanie. 

Verga. La domanda del collega dott. Berti ò molto accorta 
e acuta; egli mostra di sospettare che questa, invece di uaa 
pazzia coreica, fosse una pazzia commune a cui si associarono 
dei movimenti coreici. 

Toselli. I maggiori disordini di mente, Tagitazione maniaca, 
i disordini della vita morale affettiva furono posteriori all'in- 
sorgere di queste manifestazioni coreiche. Fino a che il gio- 
vine &ceva questi sforzi per regolare la sua vita esteriore , 
egli studiava, aveva premii, non era ancora pazzo. 



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Berti. Accetto le me dichiarazioni ; la mia domanda ten- 
derà a stabilire la anteriorità. Perocché la corea pnò tramn- 
ttrsi in pazzia, ma in tal caso i fenomeni coreici devono pre* 
cedere. Noi vediamo spesso nelle affezioni mentali insorgere 
paralisi, e noi non le diciamo per questo frenosi paralitiche* 
Quando pero il dottor Toaelli mi dice che , anteriormente ai 
fenomeni coreici decisi , il malato si domandava il perché di 
certi movimenti , sotto Tappar^mte volontà vi era, a mio pa* 
lere , 1* automatismo. 

JBonfigli. Quelli che accostavano il ragazzo avvertivano che 
feu^esae movimenti disordinati f 

ToséUi. Sì, nella bocca e negli occhi. Essi però attribuivano 
queste smorfie a difetto fisico , ed invece il ragazzo provava 
un tormento grande non potendo dominare questi movimenti. 

Bonfigli. Le persone presenti mi pare avessero dovuto ben 
distinguere i movimenti coreici : parrebbe piuttosto che vi 
fi>8se una tendenza in queir individuo a moversi male , e a 
bre smorfie per cercare di regolarizzare movimenti ima- 
ginarii. D*altra psrte l'argomento della relazione che passa fra 
la corea e la mania ò stato studiato recentemente dal Clonston 
6 dal Mayer, che V hanno veduto insorgere quasi sempre per 
cause reumatiche ; ed in molti casi di questa malatia si sono 
fsitte diagnosi di reumatismo cerebrale. 

Porporati. Poiché si disse che nelle Provincie meridionali 
d'Italia la pazzia coreica é piuttosto frequente, quantunque il 
dott (ililforti non abbia assistito al principio della lettura 
fattaci dal dott. Tosellit potrebbe darci qualche schiarimento. 

OilforU. Sinceramente della firenoei coreica io non Lo cs» 
servato molti casi. Solamente, riandando il passato, mi ram- 
mento di un certo individuo il quale dapprima presentava uno 
Btato di abbattimento e di oppressione così forte che veniva 
reputato affetto da quella forma di (Venosi che si chiama li- 
pemania con stupore. Noi adoperammo, ma senza frutto, tutti 
i mezzi suggeriti dalla scienza per strapparlo da questo stato. 
Dal quale entrò in uno opposto di eccitamento, accompagnato 
da tendenza a ballare ; dimodoché noi lo vedevamo ballare in- 
cessaatemente nella sua colletta. Per questa sua tendenza istin- 
tiva. Io dicevamo un maniaco coreico. 

Pres. Passiamo ora ad una propoeta del Gomitato degli af- 
fari, alla nomina di alcuni soci onorarli, e ciò a norma di quanto 



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860 

prescrìve il Begolame&to interno ( Art 40 ). I nomi proposti 
sono tali che onorerebbero qualsiasi Corpo sciaitifico. Voi tatti 
già li avete nella mente e nel eaore. Essi sono : 
Brierre de Boismont e Oalmeil (francesi)* 
Boiler e Flemming (tedeschi). 
Mausdley e Bóbertson (inglesi). 
Crray (americano). 

Questi nomi sono accolti con vive acclamazioni. 

Ore 1 pom. La seduta resta sospesa per mezz*ora. 

La seduta ò ripresa ad ore 1. 30 pom. 

Pres. Siamo all'argomento della b-asfusione del sangue. La 
parola è al prof. Michetti. 

Miehetti. L' argomento della trasfusione è per cosi dira 
palpitante di attualità. Mi guarderò bene dal farmi propugna- 
tore od oppositore di questa operazione ; riferirò soltanto ciò che 
ho veduto, e spero mi sarete indulgenti tenendomi conto, in 
mancanza d'altro, della brevità e della coscienza nelP esposi- 
zione di quanto ò accaduto sotto i miei occhi (legge). 

Pres. La parola è ora al prof. Ponza. 

Ponza. (Legge una sua Memoria). 

Pres. Apro la discussione generale sopra quest' argomento. 

Bergonzi. Illustri colleghi ! Debbo domandarvi venia se oso 
mettervi avanti alcune objezioni circa all'utilità della trasfu- 
sione del sangue (continua leggendo) (1). 

Pacchiotti Domando la parola. 

Pres. Ha la parola. 

Pacchiotti. Le ultime parole colle quali l'onorevole preopi- 
nante ha compiuto il suo ragionamento, sono le più gravi, e 
su quelle bisogna rivolgere la nostra attenzione. Domando 
indulgenza ; sarò per quanto potrò brevissimo. Io non intra- 
prenderò la discussione intera di questo argomento, che è un 
mare magnum dove vi hanno scogli irti e pericolosi. È un 
argomento ancora, per così dire, allo studio, e merita di es- 
sere studiato con coscienza. Guardiamoci bene dalle conclu- 
sioni precipitate , che metterebbero a repentaglio V onore di 
medici e di chirurghi rispettabilissimi , andiamo guardinghi 
e prudenti nel giudicare una operazione , che non fu ancora 

(i) Le letture del Michetti, del Ponza e del Bergonzi verranno p«- 
hUcate DeLe Memorie Originali deìV Archivio. 



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861 
bene esaminata da tnttì i Iatì« Gnardiamoei dal gettare sa di 
eeaa anche un semplice sospetto. 

L' oratore continua riepilogando la storia della trasfusio- 
ne del sangue ; dice come anticamente si fosse già tentata 
con buon esito anche nei pazzi ; parla delle trasfusioni ope- 
rate nel nostro secolo in varie malatie e specialmente nei 
casi di emorragia ; ed afferma che mai la trasfusione fu 
causa diretta di esito letale* Accenna poi alla smania troppo 
grande che si ha oggi di trasfondere il sangue anche in c^i 
non adattati ed indica le controindicazioni di questa opera- 
zione, controindicazioni, che senza rendere pericolosa Topera- 
zione per sé stessa, tuttavia la rendono inutile. — Parla delle 
ire diverse specie di trasfusione, cioè : del sangue venoso da 
vena a vena, del sangue defibrinato e del sangue arterioso di 
agnello. Egli dà la preferenza a quest'ultima specie di trasfu- 
sione. Bitorna indi Y oratore ad insistere suir innocuità del- 
Toperazione , assicurando , che la toUrama délV organismo 
umano è immensa e che resiste a mille ingiurie che a lui 
si rechino ; cita ad esempio le audacissime iujezioni intrave- 
nose di cloralio adoperate da Ore contro il tetano, che benché 
condannate dalFAcademia di chirurgia di Parigi, si sono fatte 
con qualche felice risultato. — Esorta infine i colleghi e spe- 
cialmente i chirurghi a studiare Toperazione della trasfusione , 
affine di renderla sempre più facile , e conclude : deve ora il 
nostro Congresso dare un giudizio definitivo? 

No, signori ; il Congresso ò un areopago di savi che sen- 
tono le opinioni degli uni e degli altri ; le raccolgono, le stu- 
diano e dicono : i tempi non sono maturi, aspettiamo da ulte- 
riori esperienze la soluzione di così grave problema. Se oggi 
non si può affermare che la trasfusione del sangue guarisca 
eerte fornìo di pazzia, perchè si operò in casi assai pochi, non 
8i può neppure dire, mettendo le colonne d'Ercole al progresso: 
nella trasfusione vi è pericolo grave , e non si deve fare. In- 
vitiamo piuttosto li studiosi a raccogliere maggior numero di 
fiitti, a migliorare e perfezionare i metodi operativi, e la luce 
non tarderà a farsi. 

JBonfigli. Parlo per una rettifica. 11 prof. Pacchiotti par- 
lando deirinjezione intravenosa del cloralio, ideata da Ore di 
Bordeaux, disse che era riuscita innoiftia. Neirultima adunanza 
della Società medico-chirurgica dì Parigi fu trattato di que- 



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862 

sto argomento, e risultò che nella massima parte dei casi dietro 
rinjezione del cloralio si svilupparono fenomeni gravìssittii, 
come la flebite, la trombosi, ecc., e che la maggior parte degli 
ammalati morirono. 

Paeehiotti {interrompendo). He detto che l'audacia di OA 
era giunta a tale punto d' immettere cloralio nelle vene , e 
dissi che ebbe anche delle goarigioni. Avvennero però sinistri 
accidenti, e per questi fu condanòato, come ho accennato an- 
ch' io. 

Berti. Dichiaro che io ignoro se vi sia mai stato nessun 
reale danno per la trasfusione del sangne. Voglio perfetta- 
mente credere all'egregio collega Paeehiotti ; però anche egli 
potrà garantire pei casi ai quali assistette, ma non per quelU 
che possono essere avvenuti in tutta Europa. Ad ogni modo 
se io bado alla descrizione scientifica e coscienziosa che fece 
delle proprie trasfusioni il dott. Michettì e osservo a qual 
punto furono condotte le trasfusioni nei suoi infermi , io non 
sarei perfettamente tranquillo che nessun perìcolo potesse ve- 
nire. Se mi dicessero che questa operazione ò fattA non solo 
senza nocumento, ma senza suscitare accidenti, allora tacerei; 
ma quando sento che in alcuni casi si presentarono gravi lì- 
potimie, io temo che moltiplicandosi le esperienze non possane 
in seguito accadere accidenti pih gravi. Questo mio dnbio 
va a conferma delle parole prudenti colle quali concludeva il 
prof. Paeehiotti , vale a dire non occorre procedere a vapore, 
ma colla corriera od anche colle pesanti carrozze, del secolo 
XVI, ed occorre andare tanto più a rilento quanto è più grande 
la fede che si ha nell' efScacia di questo mezzo ; perocchò se 
sulle prime accadesse disgraziatamente qualche accidente, non 
solo neo(\ì Ospitali ma anche nelle case di qualche ricco signore, 
si dovrebbe attendere mezzo secolo prima che si possa riten- 
tar l'operazione. Ed anche per questo dubio io credo col Pae- 
ehiotti, che si debba procedere con tutta prudenza, e in quei casi 
in cui non si ha grande probabilità di miglioramento , non 
&rla. 

MirJieUi. Bingrazio il prof. Berti perle sue gentili parole. 
Siccome è mio intendimento di dire tutta la verità, ag^un- 
gerò che essendomi occupato di raccogliere anche da altri no- 
tizie su operazioni da loro eseguite, il dottor Fabbri che operò 
neir Ospitale di Nocera mi disse , che aveva praticata V ope- 



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969 
nzioiie in otto o nove casi. Discorrando seco 8iill*opportonità 
dalla medesima , il Fabbri ri si mostrò oontrario , e ne ad'* 
doce^a per ragione che di tre donne còlte da emorragia e sulle 
quali praticò la trasfusione, una sola visse , una mori dopo 6 
ore, e la terza entro 18 o 24 ore. Importava però di sapere , 
se queste donne erano morte in forza della trasfusione o per 
effètto della loro malatia, ed egli realmente mi confessò che 
le loro condizioni erano assai gravi ; aveva inoltre sempre u« 
sato il metodo del Ruggì, che a me non ispira la maggiore 
fiducia. Non ostante desiderai d' essere testimonio oculare di 
queste operazioni e vidi quel che ho esposto nella mia lettura. 

Verga, Nel principio di questo secolo, sotto il dominio della 
medicina italiana, quando ai vedevano daper tutto ftogosi^ con- 
gestioni e pletore^ non si voleva che cavar sangue ; ai nostri 
giorni in cui si vedono anemie , leucoemie , oligocitemie, idroe- 
mie da tutte le parti, non si vuole al contrario che trasfonder 
sangue. Da qui venne proprio quella febre che oggi deploriamo 
di voler trasfondere sangue in ogni caso. Una simile febre 
però si accese anche altre volte. Nel secolo XYI si fece infatti 
una grande quantità di trasfusioni in Italia, in Francia, ed in 
Germania. E il dottor Àbramo Oiorgio Mercklin ha stampato 
un opuscolo che mi fu molto a proposito favorito dal mio amico 
doti Bonomi. Esso riassume per così dire il risultato di quelle 
numerose operazioni, ed è importante che voi ne abbiate qual^ 
che notizia (1). 

Mercklin dice che la trasfusione si fa da bruto a bruto , 
dal bruto ali* uomo e dall' uomo air uomo. Della prima non 
spetta al medico il parlarne , spetta al vetorinarìo. La secon- 
da la si deve rifiutare. Allora dominavano certo idee e ripu- 
gnava a tutti il mescolare al sangue dell' uomo quello d' una 
pecora o d'un vitello ; si aveva forse paura di cambiare la na- 
tura umana in bestiale. Questa mi sembra la principale ra* 
gione per cui si era così ricisamento contrarli alla trasfusione 

(I) L'Opera è intitolala : Tractatio m$d, curiosa de ortu et oceat» 
tram^usionii sinnguini$ qua hmc qum fU e bruto in brutum , a foro 
wudieo peniius eliminatur ; illa quas e bruto in hominem peragitmr , 
refutatur ; et i&ta quas ex homiae in hominem exercetur, ad experien- 
iut exanun relegatur: anclore Geor^. Abraham. Mercklino. Norìm- 
bergae. Anao 1679. 



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864 

del sangae dal bruto ali* nomo. Mercklin loda poi la terza ma- 
niera di trasfusione, ma la loda restringendone molto le indica- 
zioni e avvicinandosi alle riserve fatte oggi dal dott. Bergonzi, 
la limita cioè ai casi di emorragia pericolosa per l'ammalato. 
Egli però chiude il suo opuscolo col dire che la trasfusione 
è senza grave pericolo, che è focile , e che si deve incorag- 
giare. 

Vedo che noi ci accostiamo a questa conclusione. Non siamo 
però ancora in tempo a conchiudere. Domani è il giorno de- 
stinato per andare tutti in corpo a visitare il bel manicomio 
diretto dal prof. LoUi. Io spero che essendo appunto la tras- 
fusione affare facile e senza grave pericolo , i trasfusionisti 
che sono qui presenti vorranno dare agli altri colleghi lo spet- 
tacolo di tale operazione. Allora noi potremo con maggiore 
fondamento e con maggiore coraggio pronunziare il nostro voto 
definitivo. 

n Presidente leva la seduta ad ore 3 45 pomeridiane. 

SEDUTA DEL 24 SETTEMBRE. 

(La mattina del 24 i medici alienisti convenuti al Congresso 
si recarono in massa a visitare il nuovissimo manicomio di 
Imola, dove furono anche fatti tre esperimenti di trasfusione 
del sangue su pellacprosi cachettici , affetti da lipemania con 
stupore ( due maschi, una femìna ). Le operazioni furono ese- 
guite coir istrumento ideato dal Caselli, dai chirurghi Lesi, 
Pacchiotti e Caselli, e non durarono più di 5 minuti ciascuna. 
Negli operati si rilevò dopo pochi secondi arrossamento della 
faccia, del collo, della parte superiore del petto ed in uno an- 
che delle braccia. Nessuna modificazione ebbe ad osservarsi al- 
Tistante dal lato delle funzioni intellettuali). 

La seduta è aperta alle ore 7 8[4 pom. 

Pres. dott. LoUi. Continueremo adesso la discussione snl- 
r argomento della trasfusione del sangue. Dò la parola al 
prof. Livi perchè possa leggere la sua Memoria. 

Livi {legge) (1). 

Verga. Nel libro tedesco che io ebbi giU l'onore di citare 

(I) II lavoro verrà publicato ntìV Archivio. 



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865 
ieri, il MercUin c^ins^na che la trasfiisione del sangue fìi già 
adoperata anche contro la pazzia. L'Autore si mostra decisa- 
mente contrario a valersi di tale operazione contro le aliena- 
nazioni mentali , usando di questo semplice dilemma : o si 
tratta di pazzia incipiente» di pazzia recente , e noi abbiamo 
altri mezzi più semplici, piìi facili, meno pericolosi e che hanno 
maggior efficacia alterante che non la trasfusione del sangue ; 
sì tratta di pazzia cronica, che resistette ai mezzi più eroici, 
peggio poi sé è conge.nita , in questi casi bisogna rinunziare 
ad ogni speranza. 

Quello che si disse dal Mercklin della pazzia in genere^ vale 
in particolare della pazzia stupida. iNon voglio qui descrivere 
la lipemania con stupore, ciò che fu fatto dal prof. Livi con 
quel magistero di lingua e di stile che tutti gli riconoscono. Vo- 
glio soltanto far osservare che molti sono i casi di questa for- 
ma che guariscono con altri mezzi e molto semplici ed anche 
senza rimedii Mi appello a tutti i direttori di manicomii qui 
presenti, se frugando nella loro memoria non vi trovano casi 
di individui che si addormentarono la sera in preda alla tri- 
stezza e allo stupore, e si svegliarono vivaci al matino. 

Li annali della medicina mentale riferiscono molti eseropii 
di delirii con stupore che cedettero a poco a poco all'idrote- 
rapia, air elettroterapia , al vescicante applicato alla nuca, e 
r^strano pure esempii d'individui affetti da questa malatia 
ehe guarirono senza uso di alcuna medicina. Potrei io ad- 
dnme uno celebre per la persona che ne fu la vittima. Uno 
dei più benemeriti filologi italiani, il dottor Giovanni Gherar-* 
dini, negli ultimi anni di sua vita andava per l'appunto sog- 
getto ad accessi di stupidità che duravano varii mesi. Comin- 
ciavano questi accessi senza causa nota, e finivano parimenti a 
un tratto senza sapere a chi esserne obligati. Tra un accesso 
e Taltro poi la sua mente faceva mostra d'Anna forza e d'una 
operosità come non fosse mai ntata ammalata. 

Io vedo che il prof. Livi agi con molta ponderazione ne' suoi 
esperimenti ; scelse dei casi gravi, recidivi, ribelli ad altri ri- 
medii, e non può credere che io voglia insegnare a lui. Io parlo 
in generale, e dico che non saprei se la lipemania con stupore 
sia la forma di pazzia più adatta per dimostrare la efficacia 
della trasfusione del sangue. 

L'^efficacia di questo mezzo vuoisi grandissima, specialmente 



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866 

per correggere la crasi del sangue. Qnesta lode gli fa data da 
mo^ti e anche dal prof. Livi. Io non ho ragioni per negarh 
ass 1 tamente, ma mi permetto di dubitarne, ricordando alcane 
osservazioni dei fisiologi. Del sangue che si trasfonde la parte 
attiva non è certamente Taqua e nemmeno la fibrina, la quale 
può essere tolta impunemente , ma bensì i globuli. Or bene 
noi sapiamo che i globuli elittici degli uccelli e delle rane 
introdotti in mezzo ai globuli rotondi dei mammiferi, in bre- 
vissimo tempo scompujono. Ciò risulta dalle esperienze di Ma- 
gendie. Se si fanno esperienze contrarie, come fecero Brown- 
Séquard e il nostro Giannuzzi, si vede che i globuli roiìodi 
del sangue dei mammiferi injettati tra i globuli elittici dal 
sangue delle rane e degli uccelli , resistono piti lungamente 
alla trasformazione , ma anch* essi finalmente scompaiono. E 
la loro distrazione, come ha osservato recentemente il Oian- 
nuzsi, si effettua sempre nella stessa maniera, dalla periferia 
al centro. 

Questi fatti fisiologici mi fanno sospettare che nel sangne 
chesi trasfonde, massime se appartenga ad un bruto, non ri 
possa essere vitalità sufficiente a dar nuovo impulso allarita 
del sangue con cui viene a confondersi. Invece di ottenersi li 
effetti durevoli e grandiosi d'un innesto ematico, forse non si 
hanno che li effetti temperarli di una aumentata tensione dei 
vasi. Il poco sangue iojettato lungo dal migliorare la grande 
massa in cui si versa, pare che venga presto ad assimilarsi alla 
medesima e a scomparire. 

Porporati. Appoggio quanto diceva il prof. Verga, non in 
merito alla trasfusione del sangue , ma quanto alla stni»di- 
tà. La stupidità è delle forme della pazzia la più acnta che 
possa aversi. L'Esquirol Y aveva confusa colla demenza e di* 
cova la stupidità demenza acuta. I posteriori alienisti, che 
separarono l'una dall' altra malatia , abbandonarono la deno- 
minazione di demenza acuta per adottare il termine di stt»- 
pidità. Li stupidi quando si raccolgono per tempo nei mMii- 
comii, guariscono con rapidiiji. La condizione patologica che 
ingenera la stupidità è una congestione cerebrale ; in segnito 
vengono poi stravasi fibrinosi, ecc. Perciò , senza contrastare 
r utilità della trasfusione del sangue, io credo col prof. Verga 
che la stupidità non sia la forma di pazzia più adatta p^ 
essere curata colla trasfusione. 



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m 

I iiies2si poi die possono goarire la stupidità sino dal prin- 
eipio sono i pnrganti, i bagni freddi al capo e le sottrazioni 
aangnigne moderate. Dopo uà determinato tempo li stupidi 
banno bisogno d'una certa tranquillità per essere rimessi nelle 
{oro funzioni ordinarie del cervello. 

Caselli. Non so se le trasfusioni eseguite stamatina ap- 
partengano a seduta legale. 

Pre$. Se ha osservazioni , le &cia. 

C(isellù Farei osservare che io distinguo la trasfusione in 
gnalitativa e quantitativa. Questa seconda ò riservata all'ane^ 
mia ; la prima si fa per le altre forme morbose , nelle quali 
però io sono solito a ù^r precedere o contemporaneamente ese- 
guire qualche sottrazione sai^uigua. Questa matina io mi sono 
contentato di mostrare il metodo che io tengo in questa ope- 
razione e b strumento particolare che ho per essa adottato. 

Lelli. Dopo le parole e li esperimenti dell'egregio prof. Ca- 
selli io non posso tacere relativamente agli studi! da me fatti 
e publicati ad Ancona e communicati a parte degli Onorevoli 
qui presenti. Io mi sono proposto di conoscere quale sia l'esatta 
quantità di sangue che si trasfonde. Bitengo errore assoluto 
ii crederla proporzionale a quella che A raccoglie all'aria li- 
bera in vasetti graduati. Anche dagli esperimenti di questa 
mane io non ho avuto alcun documento per risolvere la quo- 
itione. Collo strumento del Caselli , avuto riguardo b1 lume 
della canna .che permetteva l'uscita del sangue prima all'aria 
libera poi nella vena del malato, si potrebbe calcolare da quanto 
egli ha esposto che la quantità di sangue che usciva all' aria 
libera potesse essere di sessanta ad ottanta grammi. Ho os- 
servato stamane che se si fosse trasfuso negli individui questa 
^pantità di sangue, forse si sarebbero avuti fenomeni più rag- 
guardevoli. Questi fenomeni si sono limitati ad un arrossa- 
mento del volto , ciò che si può ottenere per la immissione 
di poco sangue, essendo nient'altro che fenomeno di irritazione... 

Pacchiotti. {Interrompendo). Domando la parola. 

Lelli. Ripeto che se questa matina li sperimentatori hanno 
creduto di trasfondere da 70 ad 80 grammi di sangue, opino che si 
sìeno ingannati, perchè non ne può essere passata che una piccola 
quantità; e non dico ciò con prevenzione, ma perchè sperimen- 
talmente mi sono persuaso che quando la canna si immette 
Archivio^ armo 11.* 24. 



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8G8 

nella vena , la velocità nel sangue si rallenta e la quantità 
immessa h molto minore df quella che si raccoglie all' aria 
libera. Non abbiamo avuto cosi verun segno che ce ne desse 
la esatta quantità : non abbiamo avuto che un esperimeoto 
brillante , e la cosa pìii rilevante dell' operazione di stamane 
ò stata una specie di turgore nel viso, nel petto e nelle brac- 
cia degli operati; turgore che non deve già considerarsi come 
r effetto dì una sovrabbondanza di' sangue entro il sistema 
vascolare, di una dilatazione de! capillari per raumento della 
massa del sangue, ma deve invece ritenersi sotto la dipendenza 
dei fenomeni riflessi ; tanto h vero che si manifestò molto tempo 
dopo la trasfasione, due o tre minuti dopo all' incirca. Anche 
alcuni esperimenti di questo genere eseguiti sugli animali a Lon- 
dra (salvo errore), che per brevità non Istarò a ripetere que- 
st'oggi , tendono a provare che li effetti di questa operazione 
si devono in massima parte a paralisi vaso-motoria e che so- 
lamente ad essa è dovuto V arrossamento e il turgore prima 
notato. Dalla minore o* maggiore intensità di questo non può 
aversi dunque indizio sicuro per calcolare la quantità di san- 
gue introdotta , perchè in primo luogo non sapiamo quanto 
ne occorra a produrlo, e in secondo luogo non possiamo essere 
certi che una stessa quantità lo ecciti sempre con uguale in- 
tensità , perchè occorrendo alla sua produzione la partecipa- 
zione del sistema nervoso, deve seguire la variabilità di questo 
e mutare non solo nei diversi individui , nelle diverse età e 
costituzioni ma pur anche in un medesimo individuo nei giorni 
diversi. 

Caselli. (Interrompendo). Domando la parola per un fatto 
personale. 

Lelli. Adunque uè col metodo del sangue uscito all'aria li- 
bera, né dai fenomeni più o meno intensi che seguono poco 
dopo la trasfusione, si è potuto a mio credere calcolare ni 
qnesta matina, né mai la quantità del sangue trasfuso. £ 
ne concludo che li studii devono rivolgersi a quest' ultimo 
argomento prima di decidersi in favore o in disfavore di que- 
sta operazione, perchè finora ci manca il dato più interessante 
per usufruirla nella pratica medica. 

E prima di dare termine piacemi di ricordare che nei tre 
esperimenti di questa matina abbiamo potuto osservare come 
neirultimo, della donna, i fenomeni di turgore e arrossamento 



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369 
farouo assai meno rilevanti the negli altri , quantunque la 
trasfusione durasse 24 secondi^ ossia tre aiecondi piti a lungo* 
La qual cosa sta perfettamente in relazione con quanto ho 
esposto per lo avanti. 

CaseUL Veramente per legge idraulica fuori deirorganismo 
umano io ritengo che Tattrito entro il lume della canna possa 
diminuire la tensione della corrente, ma non nelU organismo 
umano. Il sangue nelle vene perchè corre ? Non è già per la 
forza dei capillari. Quando il sangue rifluisce dai capillari 
verso il cuore prendendo la via venosa, la vis a tergo non 
esiste. La forza aspirante del cuore e Tainto del sistema va- 
scolare vi hanno la massima influenza* Per convincerci di 
questo y prendiamo una grossa vena periferica ed una piccola 
centrale collaterale : apriamole, vedremo la piccola centrale 
dare un getto forte, e la grossa periferica dare un getto mi- 
nimo e il sangue uscir adagio. U sangue venoso più si avvi- 
cina al centro e pih acquista velocitìt. Credo quindi che una 
volta portato un getto di sangue arterioso dentro una vena, la 
velocità aumenta invece di diminuire ed entra quantità mag- 
giore di sangue anziché minore , perchè abbiamo una vis a 
tergo molto maggiore di quella che viene dai capillari. Qaesti 
sono fatti ed io pregherei il dott. Lelli a contraporre loro altri 
fatti. 

Gr^'do una cosa gratuita quella della paralisi vaso-motoria. 
Ho fatto esperimenti sopra molti individui, uomini ed animali. 
Una volta in cui non feci il salasso preventivo e volli spingere 
una quantità di sangue fino a 100 grammi, avvenne una con- 
gestione cerebrale che darò un quarto d* ora e ci tenne in 
grave imbarazzo. Io non credo che questa fosse una paralisi 
Taso-motoria. Osservo poi al dott. Lelli che , senza ricorrere 
agli stranieri, possiamo anche noi esaminare e studiare i fatti 
nei nostri gabinetti. Non vi è bisogno di accettare da climi 
diversi, da temperamenti diversi, delle importazioni che tante 
Yolte bisognerebbe mettere in quarantena. 

Per i fenomeni osservati suH' ultimo trasfuso è da notare 
ehe il calibro della cannula era minore. I tre numeri sono 
cosi disposti che il numero minore è eguale al mandrino del 
mag^ore. 

Biguardo aLmanometro, credo che sìa una buonissima idea, 
e lodo il dott. Lelli di averla applicata, ma essa condurrà sem- 



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870 

pre A vedere qnale ^ la taiiriotte non mai la qqantìtk. Né vi 
è il bisogno aasobio di sapete matematicameate quanto san- 
gue entra, perehè io di?ido, oome dissi, la traafoaioBe in qim- 
litativa e quantitativa ; la fado qmwtitatiya in on iodividoa 
anemico e ne introdaco ad oltiransa. Se voglio farla qnalitatiTa, 
lascio uscire nn getto di sangne mestre ne entra un altro. 

Quanto al vedere col maftometeo la tensioiie della corrente, 
io credo che ciò interessi fino tu un «erto punto. Quando pos- 
siamo accertarci chela corrente esiste colle pulsazioni del tubo 
di gomma elastica interposto alle due canne e della yena in 
cui è infisso ristramento, si potrà raggiungere abbastanza lo 
scopo. Se però il dott. Lelli o qualche altro potrà presentare 
uno strumento che abbia perfezione maggiore del mio e possa 
dare «certezza assoluta sulla quantità di sangue che può pas- 
sare, io sarò ben lieto. Ma fino a quel giorno, dacché sopra on 
numero grande di openazioni eseguite col mio strumento non 
si ebbe mai un' esito ìn£tu$to , siamo abilitati a continuare 
collo strumento medesimo nel quale io cercai di unire alla 
facilità il poco prezzo. 

PacchioM. Devo rispondere al sig. Lelli. È impossibile che 
il Congresso possa oggi vivere sotto la impressione del du- 
bio , che esso ha eccitato sulla essenza delle trasfusioni fatte 
questa matina. Egli ha detto : i fenomeni osservati nei primi 
due casi non vi dimostrano che lo stato di irritazione avve- 
nuta. Questo modo di sentenziare» mi perdoni il Lelli, è troppo 
leggiero. Nella trasfusione, dal punto fisiologico, vi sono due 
grandi fatti, uno dinamico ed uno idraulico che non bisogoa 
dimenticare. L*uno e 1' altro convengono nello stesso tempo a 
produrre i fenomeni die noi vediamo. Due minuti primi dopo 
la trasfusione che avviene ? arrossamento della congiuntiva e 
della pelle della faccia e del torace , iniezione generale 1 Poi 
il malato ba un senso di mal essere e si adagia sur un lato« 
ha respirazione un pò* difficile. Poi unurto di vomito rivela la 
pressione prodotta nel cervello da una congestione 'cerebrale. 
La vena giugulare si distende, perchè la circolazione al cuore 
è disturbata. Nascono infatti ingorghi nel cuore destro, quindi 
il sangue rigurgita verso la vena giugulare : la faccia e il collo 
si inj ottano e si manifesta una congestione piii o meno grave 
del capo. Questo è il fatto idraulico inn^^ile visto da tutti, 



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m 

aììzi esso m rivelai, eome se nd aMSsimo am manometro qua* 
lonqne, la misat^ colla quale noi possiamo andar ìnnanad. 

Ib oltre il fttto idranlioo ifhxm fette dhiamico , come 
bene arrertiva il prof. Li?i; è «m sangue arterioso, caldo, vivo 
che entra Ik dentro, pia caldo del saogne venoso, ohe solletica 
la snperficie intema dei o«rOte in un mede che noi non pos« 
namo spiegare. Direi^e qtmti seno fatti di irrìtasione mo- 
mentanea, malgrado che Ti' sisAo cinque grammi di sangae, è 
negare nn fatto positivo die si «fTora sotto i nostri occhi. 

Se nel terzo esperimento sono avveoati meno evidenti i fe- 
nomeni, è perchè abbiamo voluto così^ e abbiamo deciso prima, 
die in una donna la quale seffriva da lungo tempo ed era in 
condizioni gravi di salute , non dovevasi prodigare il nostro 
rimedio. 

Non abbiamo ancor raggiunto nella nostra operazione Tesat- 
tetza matematica , ma questa , come ha ben detto il dottor 
Caselli, non è necessaria. Sapiamo di trattare una questione 
ancora irta di problemi infiniti e domandiamo agli oppositori 
che ci lascino studiare, che d lascino andare innanzi alla ri-* 
cerca del meglio; e il doti Lelli che ha&tto un passo o me- 
glio sta per farlo perchè studia rapplicazione del man(»netro, 
81 unisca a noi; studiamo tutti insieme, e la verità verrà alla 
sua volta 

{Bratti Benel) 

Tonea. Se ieri avessi avuto l'onore d'avere uditore benevolo 
anche Tegregio Lelli, egli non avrebbe cura leggiermente assè^ 
rito che quando si trasfonde passa pochissimo sangue ; né 
avrebbe gratuitamente asserito die i fenomeni consecutivi alla 
fcrasfasione diretta debbano ascrìversi ad una paralisi vaso« 
motoria. E se egli fosse stato presente quando lesd la rela- 
zione sulle trasfusioni eseguitesi nel manicomio di Alessandria 
avrebbe potuto rilevare com' io avessi accennato che il giovine 
dottore Famy, aiuto distintissimo di Béhier, valente operatore 
dell'Hdtel-Dten, abbia a nome dell'illustre suo maestro indi^ 
cato, come segno di intoleranza per il polmone di ricevere al- 
tro sangue, la tosse secca. B giova altresì avvertire che Béfaier 
mveva trasftiso soltanto 80 grammi di sangue venoso iniettane 
dolo coU'istromento del Moncoq, che essendo una siringa gra- 
duata ne stabilisce esattamente la quantità. Inoltre il dott. Lelli 
vorrà pure concedere che il sangue venoso usato dal valente 



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372 

chirurgo dell'Hdtel-DUa, doveva necessariamente essere meno 
eccitante del sangue arteriosa d*agnello che usano immettere 
direttamente i moderni tr^sfusionisti. Ne si può disconoscere 
la grande diversità d*impulso che corre tra Tiniezione di san- 
gue fatta con una siringa, e quello che esercita la tensione 
arteriosa sette volte maggiore della venosa, come lo hanno 
brillantemente stabilito le esperieoze di Luton. 

Moleschott consigliò di non eccedere la quantità di 30 gr, 
quando la trasfusione si facia a soh) scopo ricostituente , e 
non già per ovviare a disastri emorragici come Tha praticata 
il Béhier. 

Se pertanto allorché la trasfusione diretta di sangue arte- 
rioso viene limitata a 22 secondi, come ho avuto 1* occasione 
di verificare, essa non fu seguita da alcuna molestia; ed al- 
lorché fu spinta come desiderò il prof. Paechiotti a 32 secondi, 
sebbene si fosse in antecedenza praticata una sottrazione san- 
guigna , pure il trasfuso passò dalla tos^e secca , ali* emis- 
sione di muco sanguinolento , al trismo ed alla vera cìanosL 
Q lesto fatto caratteristico anziché ascrìverlo ad una sognata 
paralisi vaso-motoria che nulla giustifica, non troverebbe per 
avventura pih adequata spiegazione nella quantità relativa- 
mente eccessiva di sangue trasfuso, nella sua quaUtà somma- 
mente eccitante, e per ultimo noli' irruenza violenta con cui 
arriva al cuore destro, spintovi da una tensione , che se non 
sappiamo matematicamente dimostrate, temo per vero che sia 
sempre superiore a quella dai moderni trasfusionisti valutato 
per approssimazione. 

E quando neir unico intendimento di creare imbarazzi allo 
studio di una quistione così palpitante di attualità si invoca 
il rigidismo dei postulati idraulici, e si pretende che la fi- 
siologia li debba accogliere ad occhi chiusi, edotto che Tidran- 
lica è la parte meno esatta delle scienze matematiche, non mi 
preoccupo pih che tanto , e continuo a trasfondere. E finché 
il Lelli non diventi coli' invocato suo manoDaetro il genio be- 
nefico , che ci assicuri la precisione , attenendoci al risaltato 
empirico, continueremmo a trasfondere. Del resto non man- 
cano esperienze precise che hanno stabilito quale sia la ten- 
sione arteriosa. 

Il Yolkmann e il Ludwig con apposito manometro , hanno 
constatato che il sangue arterioso canmiina con ona velocità 



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37S 
die corrisponde a qaindioi oentimebri di una colonna mercn- 
fiale; il ?eno80 invece ha soltanto una velocità di dieci a 
quindici millimetri, per cni non vi sarà alcnn ostacolo all'in* 
trodnzione di ona quantità di sangue. E non ostante il pochis* 
Simo attrito che i vasi veoosi debbono esercitare ali* irruenza 
del sangue arterioso nell'odierna trasfosione diretta, temo pro- 
prio che ne entri sempre una quantità assai maggiore di quella 
ehe non sapiamo ancora valutare. Per conseguenza , non te- 
Buto calcolo delle espressioni del dott. Lelli , gli auguro che 
facia presto a completare il suo manometro , ma noi intanto 
continueremo a trasfondere. E se accoglieremo riconoscenti 
tntti quei mezzi che ci verranno utilmente proposti per im- 
pedire disastri » lo assicuriamo che per ora le sue teoriche 
idrauliche non ci faranno soprasedere da una pratica utile, ap- 
plicabile ed applicata finora senza danno. 

Lelli. Bipeto che la trasfusione del sangue h operazione 
ìraportante« che si deve studiare, ma che occorre di conoscere 
molto approssimativamente la quantici di sangue che entra. 
Kego al sig. Caselli la forza di aspirazione del cuore colla 
quale esso sostiene, ohe la quantità di sangue che entra nelle 
vene vada colla medesima celerità di quella che esce all'aria 
libera. Quando si fa il salasso e si impedisce al sangue il 
decorso verso il centro, nell'aprire la vena, esce il sangue con 
una celerìiÀ straordinaria: il che significa che non ò la forza 
dì aspirazione che la fa uscire, ma 'è \^ vis a tergo. Se fosse la 
sola torza di aspirazione del cuore, non si dovrebbe avere san- 
gue dal salasso, perchè la legatura impedisce cotesta forza di 
aspirazione. 

Quanto àiropinione del prof. Pacchiott! del riempimento del 
cuore destro, prima di tuùo io mi permetto di osservare, che 
dò è problematico, mentre egli dice di vederlo. È una opi- 
none che ha il suo valore ma chei non decide la questione, 
perchè di fronte ad essa sorgono esperimenti che confortano 
con valido appoggio la tesi che io quest'oggi non ho voluto 
ebe presentare, colPintendimento di proporre che si continui 
mlaeramente in quest'ardua ricerca. 

Voei. Chiusura, chiusura. 

Livi, lo non potrei lasciar chiudere questa importante di- 
scussione senza rispondere qualche parola alle osservazioni 
4bI prot Verga. Mi duole di non poterlo seguitare nel campo 



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374 

fisiologica^ perchè mi fliancano rtudil in proposito , e perche 
ai tratta di es^eriense che sebbene fatte da fisiologi Tales^ 
tissimi mancana delia neeesearia conferma. Bispondo che mi 
guarderò bene dal credere di atere trovato il rimedio acoro, 
la panacea delle alienazioni mentali praticando la trasfusione. 
Io bo detto solo le ragioni, e le indicaziotti che mi indussero 
a praticarla nella lipemania stupida: lu> raccontato fedelmente 
di;^ casi , ed enumerato ooseenzìosameirte gli efletti che noi 
abbiamo avuto senza nulla togliere alla verità. Delle obiezioni 
teoriche se ne potrebbero fiyre molte e belle e buone : ma dice 
che le sole sperimentazioni, radonalmente e coscenziosamente 
fatto, potranno risolvere Tardua questione, della convenlena 
no di trasfondere il sangatt negli alienati. Certo che se il 
primo medico che prov^ per la prima volta la corteccia pera* 
viana fosse andato davanti ad un fisiologo a ad un patologo 
qualunque per domandargli se credesse eonveniento sperimen- 
tare quella corteccia, questi avrebbe avuto non una, ma milli 
ragioni per provare che quella corteccia non ayrebbe mai gas- 
rito le febrì intormittonti. Così h della trasfusione del sangue 
applicata alla cura della fìrenosi; la questione potrà essere de- 
cìsa dalla sola esperienza. 

Presta, Bonfigli e Bergonzi ed altri domandano la chiusura. 
Se Io consentono pere, darei la parola aldott. Bonfigli per lo 
svolgimento di sue osservaziOBi che torminano con un Ordine 
del giorno. 

Voci. Parli. 

Bonfigli. Dopo quanto si è detto con molta dottrina dai 
colleghi Michetti , Ponza^ Livi e Verga, e dopo quanto si è 
fatto sull'argomento della trasfusione del sangue, mi pare 
debba riuscire opportuno il concretare qualche cosa sulFindH 
cazione della meidesima. -^ Dalle cose udite , si può stabi*- 
lire , esser duplice qnest* indicazione. Una di sopperire im^ 
mediatamente ad una quantità di sangue perduto, e Taltra di 
ridonare Teccitabilità normale ai centri nervosi, nei quali per 
una circostanza noorbosa qualunque si ò diminuita. DeUa 
prima indicazione possiamo fare almeno di occuparci, essendo 
assai ruro, che i medici alienisti abbiano a trovarsi dinana a 
casi di anemia acutissima: parlerb piuttosto della seconda. 

Si danno certamente dei casi nei quali tetta Y inaervano- 
ne ò tento depressa, die riesce pressoché impossibile il lav* 



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8WB 

ararla sìa eoi toiiiei\, sia con M eecttaiti kitrodotU per la 
Tìa dallo stomaca. In taH casi , in qnesti nttini tom|>i, 1#^ 
Zaeher tenta?» le inìesloni sottoentonee di liqnidi eocika^, 
•d asserirà avoroe otteiroti booni risultati, e in tidi «ari è, o 
Signori, che anch-io stimo scvrano rinsedio, ed agli altri pre^ 
ferìbile, la trasfhsione det sangue. L'ossigeno, che con esso si 
introduce, se non ò forse a parlar pn>prìamente uno dei pili 
falidi eccitatori del sistema nerreso, come qui fu detto, con* 
Tenendosi meglio tale quaiitlca airaeido carbonico , è senza 
meno un elemento che vale a: rendere eccitàbili i centri ner- 
vosi stessi, quando reocitabiliik in essi sia menomata o pw- 
duta. Oiò ottenendo, la trasfusione piò indiretiamente guarire 
anche talune lesioni che stanno a buse delle firenosi , dande 
cioè modo e tempo ai poteri g«ieraU dett'trganismo per com- 
pensare i disordini avvenuti. 

Se tale è però il modo d'agire del stagne trasfuso , quale 
sarà la quantità del sangue da trasfondersi, quale la qualità, 
quali i mezzi per injettarlo t — I dìeer, i venti grammi di san- 
gue defibrinato, o arterioso pecorùw^ a me sembra che faroppo 
pòca cosa sieno , perchè possa rendersi sensibile nel vasto 
albero circolatorio la tenue quantità di ossigena con esso im- 
portata. Né vale il dire , ohe fenomeni gravi hanno tenuta 
dietro airintenone anche di quei pedd grammi di sangue (os- 
servarione di Mioheiti -^ grammi 10 di sangue defibrinato), 
e che perciò si è fatta ben sentire la quantità di sangue in- 
trodotta. Io stimo che in tali casi i fenomeni osservati si 
dev^sero a qimlche altra circotstanxa indipendente dal la quan- 
tità del sangue, come fbrse per es. a qualche bollicina d'aria 
introdottasi nel circola e soffermatasi alquanta nei capillari della 
piccola cìrcolasione, ovvero a qualche piccolo coagulo, a qualche 
agglomeramento di globuli, cho abbia benché per poco fatto 
da embolo eco. In una trasfusione eseguita nel mio manicomio 
eoIl*istrumento Caselli dairegr.** collega Ctev. dott. L. Ferraresi, 
eanendosi tenuto conto esattissima di tutte le circostanze che 
cirebbera potuta facilitare Tingresso di qualche h(A\a d' aria 
di qualche coagulo nel cireolo , benché la trasfusione di 
sangue pecorina si facesse durare più che 35 secondi , e si 
fosse così injettata una quantiU di sangue enorme , secondo 
i traefasori moderni, pure non si ebbe ad osservare alcun fé- 
Bomeno di rigurgito , né altro immediato tener dietro' alla* 



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1 



376 

trftsfasìone. 8imfb« eBtto ebb» flesso a poco la prima irasfii- 
sione fatta eeegaire dal ÌAvi nel secondo caso^ di coi oggi m 
ha Ietta la storia. E che 'questi fimomeni di rìgai^^to deb' 
bano spesBO avere altrove la lor ' causa piuttosto che nella 
quantità di sangue iniettoto, lo diitiostratio anche le prime tre 
trasfusioni del Ponza , dove i £anomeau saddetti si presenta- 
rono non ostante che contemporaneamente si facesse il sa- 
lasso. Perchè adunque l'ossigeno contenuto nel sangue possa 
accrescere reccitabiiità dei centri nervosi , parmi necessario 
che la quantità di sangue da iDJettarsi debba essere nu^ore 
di quella adoperata in talune esperienze. 

Altro punto questionabile parnù quello della qualità del 
sangue da introdursi. 

Del sangue venoso non parlo , perchè nel caso nostro non 
soddisfa all'indicazione voluta ; restano il sangue defilmnato e 
perciò ossigenato ed il sangue arterioso del bruto trasfuse 
direttamente. Si è qui detto che la trasfusone del sangue 
defibrinato è già stata assolutamente oondannata e che deve 
assolutamente proscriversi. Io erodo invece che non si sia an- 
cora a tal puntot e veggo difetti nomi chiarissimi (Moleschott, 
Polli, ecc.)» sostenere ancora doversi preferire il sangue de- 
fibrinato. — Si è detto che il sangue verberato perde le sue 
proprie qualità e che s'introducono con esso nel drcolo prodotti 
di decomposizione e coaguli. Bapporto ai coaguli, io cjredo cbe 
con una diligente filtrazione possano evitarsi: rapporto ai glo* 
bull disfatti, numerose esperienze ci possono attestare, come 
nessun danno possono produrre : a noi basta die il sangue de* 
Sbrinato possa essere oonduUore di ossigeno, e questo Io è. — 
Il Ludwig (se non erro) ha anzi iperossigenato il sangue fuori 
deirorganismo, defibriuizzandolo e facendolo attraversare da 
una corrente di gas ossigeno, mostrando con ciò, che artifi-. 
cialmente il sangue defibrinato può caricarsi di una quantità 
d'ossigeno maggiore <Ae all'aria libera. — ÀI sangue defibri- 
nato, io vorrei pertanto che nel caso nostro si desse la pre- 
ferenza, perchè al pari dell'arterioso introduce ossigeno nel- 
l'organismo, e perchè usando il medesimo può rendersi tanto 
più facile l'operazione della trasfusione, in confronto di quando 
deve eseguirsi la trasfusione diretta. — B poiché anzi ho par- 
lato delle esperienze del Ludwig, mi piace annunziarvi, es- 
sere mio intendimento sperimentare prima negli animali e poi 



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877 
Bifl'aomOt la trasfusione del sangue ip^rossigeoato , affine di 
poter iniettare con identici effetti nna quantità di sangue mi-» 
nere di quella che comoneoieilte si rende necessario iniettare. 

Bdatiramente ai messi per eseguire la trasfusione, avendo 
io detto preferire quella del sangue defibrinato» è inntile che 
io mi diffonda a descrìvere istrumentì abbastanza cmaosoiiriii. 
Biro solOt die avendo io (idea di esperimentare il sangue ipe- 
rossigenato^ penso servirmi di una siringa di Pravaz, il cui 
tubo contenga circa 30 grammi di sangue, ed il cui ago-can- 
nula sia incurvato a mo' degli aghi ^ehe adoprauo li anato- 
mici, affine di poterlo meglid infiggere nella vena. In tal modo 
se i fatti corrispondessero alle vedute teoretiche, la trasfusione 
diventerebbe un' operazione quasi pih facile della flebotomia , 
e potrebbe realmente sostituirsi oon vantaggio anche alle in- 
iezioni sottocutanee di liquidi eccitanti, tentate, come ho detto 
in principio, da Zuelzer. Allora soltanto la trasfusione potrà 
diventare operazione popolare, come lo sono oggi le iniezioni 
ipodermiche, popolarità che invano aspetteremo per la trasfu- 
sione diretta, dove li apparecchi, le difficoltà che talora s'in- 
contrano, ecc., danno airoperazioue un' apparenza grave e im- 
pediranno che possa dovunque e sa chiunque praticarsi. 

Chiedendo ora la chiusura della discussone, finisco, Signori, 
proponendo all'approvazione del Congresso il seguente Ordine 
del giorno : 

« Il pcimo Congresso freniatrico italiano loda coloro che 
con tanta diligenza ed acume hanno £atto e comunicate nu- 
merose esperienze sulla trasfusione del sangue , e ritenendo 
che ancora non possa decidersi , se la trasfusione sia utile o 
ne nella cura delle frenopatie , esorta a proseguire negli espe- 
rimenti. > 

U Presidente avverte che al banco i»residenzia1e furono già 
deposti altri due Ordini del giorno, l'uno firmato da Verga, Mi- 
chetti. Berti e Morselli, l'altro da Toselli. Quello però di To- 
selli è stato riunito al primo di Verga e altri , del quale dà 
lettora. 

Il dottor Bonfigli rinunzia al suo, prima condizionatamente, 
poi dietro brevi schiarimenti vi rinunzia recisamente. 

Il PresHenie mette ai voti il seguente Ordine del giorno. 

< Il Congresso, sentite le letture e le discussioni che ebbero 
luogo sulla trasfusione del sangue negli alienati , dalle quali 



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878 

risultò BOB essere questa operasioné nò fiiolto dìIBdle rA di 
grave pericolò ; Tkto dalle e£q[)erìeiu6eebe si istituroiio sotto li 
ocebi dei membri d^lo stesso Cofigreeso^ die realmente anche 
la trasfasione diretta del sangne , dalT arteria d' nn agnello 
nella vena d*^un alienato, m esegnisee ton nna certa ikcilità 
e sicurezza ; delibera che si debbano incoraggiare ìi sfora di 
chi si è messo per questa ntK>va via terapentiea« purché vadano 
sempre accompagnati da grande prudenza e sopratattodanno 
studio accurato delle ìndicaslom e controindicazioni. » 

Viene approvato ali* nnaffimità: 

Per Fora tarda la seduta è levata e rinviata a domani* 



SB0UTA DSL 25 SBTT£MBRBL 

La seduta ha principio alle ore 11. 40. 

Il Presidente avverte che alcuni dei membri essendosi as- 
sentati per visitare qualche città della Romagna, non potranno 
oggi assistere alle discussioni. 

Passando all'Ordine del giorno, invita il sìg. dott Bonomi 
a leggere il rapporto della Oommissione che^ fu incaricata di 
visitare il civico Ospitale. 

Bonomi. Pa la sua lettura interrotta da approvazioni e ia 
fine applaudita. 

Pres. Ed ora eguale invito rivolgerò al dottor Gilforti per 
la lettura del rapporto della Oommissione che visitò li Or^ 
fanotrofii maschili e femìniH della CSttà ed il Ricovero di 
mendicità. 

OiJforti. Legge , e finita la lettura si hanno segni di ap- 
provazione. 

Pres. Passando ad altro argomento di molta importanza, 
è noto agli onorevoli colteghi quanto sia manchevole la no- 
stra legislayione intomo ai manicomii e agli alienati. Io in- 
vito i membri di questo Congresso ad esporre le loro idee ed 
osservazioni in proposito, segnalando li appunti e le lacune 
che la odierna legislazione italiana offì^ sui pazzi e sui ma- 
nicomii, e suggerendo i provedimenti che essi credono del caso. 

Verga. Mi pare che sia già stata nominata una Oommis- 
sione per uno studio preparatorio. 

ToselU. Nella prima seduta di questo Congresso si è vera- 



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S7» 

melile nMtiiiata mia Gommmiotiie della ^ale io fado parte, 
eon inearìcodi fonniilare qualche propesta. Mi rincresce assai 
cbe i miei doe coUeghi Pooza e Micbetti, non siano preseati, 
perchè meglio dime avreWi^ro potuto riferire; tuttavia in loro 
maacanza esporrò io le ièee communi. 

In Italia manchiamo tuttpra d* una Legge speciale la quale 
governi la posizione degli alient^^i di mente di fronte alla so- 
oietà civile, di fronte alle io^o famiglie , e per li effetti spe- 
ciali che nascono dalla loro infermità. Alcunf) disposizioni sol- 
tanto trovansi in Circolari e speoialmente nei Godici Civile, 
Criminale e di Pro<^edura penale. 

Noi siamo ben lungi dal poter presentare uno schema di 
legge, il quale richiede lunghi studii, e merita si consultino 
legislazioni civili, nostrane e stranière. Credo che la Toscana 
nostra si trovi in un caso speciale perchè là deve essere in 
vigore una Legge del 1888, la quale fa in parte elaborata su 
una legge tuttavia in vigore in Francia. 

Quanto ai manicomii, essi si trovano in condizioni diverse 
sia quanto alla data della loro istituzione , sia riguardo ai 
mezzi dai quali traggono il loro sostentamento : concìossiachà 
qualcuno abbia la sua vita morale da lasciti piìi o meno an- 
tichi, altri invece, e sono li ultimi sorti dietro la legge del 
1865 , traggono il loro sussidio dalle contribuzioni della pro- 
vincia. 

U primo argomento cbe ei si presenta ò quello deirammis- 
done dei pazsi nei manicomii : questa succede in diverso modo. 
Spesse volte accade che i parenti o per incuria o per malsane 
idee ritardano molto a mettere i loro pazzi nei manicomii e 
ciò è causa di grave danno , pericolo e scandalo alla società, 
oltre essere nocivo alla loro guarigione , perchè durante il 
tempo <^e restano alle case loro, ricevono, se pur ne ricevono, 
cure empiriche, le loro infermità intanto peggiorano di molto, 
e quando poi vengono nel manicomio costituiscono una zavorra 
insanabile. Si dovrebbe dunque affermare nel modo più asso- 
luto il principio di ritirare i pazzi poveri e specialmente i 
maniaci sd pìh presto possibile nei manicomii. É Tincarico di 
promuovere questa sollecita reclusione, dovrebbe esser dato 
alla magistratura, al pretore. Nei casi ordinariì, per Tammis- 
sione. dei pazzi nei manicomii, si presentano i documenti alla 
Deputazione provinciale che nelle sue sedute autorizza il ri- 



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380 

coverò dei medésimi nei manioomii che da essa dipendono. 
Di qui nascono inconvenienti. Alcuni entrano troppo tardi e 
altri non offrono li estremi per entrare in nn manicomio. 
Per 8(*hi?are questi pericoli si dovrebbero inviare i docnmenli 
ai medici del manicomio, prima cfae la Deputazione saunoni 
il ritiro degli ammalati, ciò che s'incomincia a fare in qualche 
provincia. 

Trattando Targomentò deirammissione dei pazzi nei mani- 
eomii, nasce spontaneo un tema di grande importanza , illu- 
strato già da publicazioni di diversi nostri collegfai : Y argo- 
mento della opportunità dì creare Stabilimenti appositi pei 
pazzi criminali. È un fatto stabilito e verificato che questi 
sono i più infesti, la peste dei manicomii. Individui doppia- 
mente pericolosi si lamentano di tutto , non sono mai con- 
tenti di qualunque cura loro si presti ; inoltre, come bene av- 
verte il prof. Verga, essendo per lo piti affetti da pazzia mo- 
rale, mettono il disordine nello Stabilimento, perchè, dotati 
come sono di una certa perspicacia ed energia, acquistano il 
predominio sugli altri. Qui intanto si potrebbe domandare: 

1. Abbiamo noi il diritto di usare uno speciale trattamento 
nei manicomii verso quei pazzi che vengono consegnati dalle 
prigioni ? 

2. Possiamo noi usare mezzi eccezionali per impedire la 
loro evasione? 

Anche suiraccompagnamento dei pazzi v'è da dire. Questi 
vengono or<linariamente accompagnati al manicomio da un 
messo comunale o da Guardie di publica sicurezza, o da indi- 
vidui affatto estranei alla loro famiglia , e vengono introdotti 
con inganni. Io credo che dovrebbero i pazzi esser sempre con- 
dotti (meno qualche caso eccezionale) dai parenti o da qualcuno 
della famififlia, anche perchè colle informazioni orali si pos- 
sa completare la storia degli ammalati : storia che lascia 
sempre molto a desiderare, comunque scritta dal medico locale. 
In secondo luogo i pazzi non dovrebbero jBSsere ingannati 
sullo scopo del loro viaggio ; i meno male il condurli per 
forza , perchè quando si accorgono dove sono, concepiscono 
un odio contro i parenti che in casi speciali può ritardare la 
loro guarigione. 

I parenti poi dovrebbero mostrare la loro carità verso i po- 



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381 
veri rinehiusi, visitandoli meno raramente) e ritirandoli con 
prontezza qnando ne ricevono l'invito* 

Trovanei nei manicomii degU individai che non hanno pa- 
renti, i quali a mo' d'esempio abitavano ana stanza che dal 
a che furono ammessi nel manicomio non fa mai più aperta. 
Quando accada di ritirare individai tali» il Sindaco del loro 
Comune dovrebbe darsi pensiero degli efTetti personali. 

Nei casi d'interdizione avviene ordinariamente che si pro- 
ceda dal giudice senza sentire il medico e senza prender il 
tempo necessario per assicurarsi dell' alienazione mentale. Se 
8i tratta di mania intermittente, può avvenire che il magi- 
strato interroghi l'individuo durante la calma. Per risparmio 
di tempo e di spese e per evitar errori, dovrebbero per legge 
esser dichiarati interdetti coloro che da circa tre mesi tro- 
vansi ricoverati in un manicomio senza offrire miglioramenti. 

Si desidererebbe anche sapere in quali proporzioni, in qoal 
modo, in quale estensione il lavoro si può applicare nel ma- 
nicomio. Per es. se eia permesso di lasciare ai paz^i li utensili 
necessarii ai mestieri di fabro, di calzolajo^ ecc. ecc., in qual 
modo si possa esercitare l'agricoltura nel manicomio ; se sianvi 
strumenti che non si possano accordare ai pazzi, qual sia la 
fiducia che essi ispirano. Ho voluto nello scorso luglio in- 
viare sei sette ricoverati del manicomio ch'io dirìgo a tate 
ì mietitori nei dintorni di Bacconigi. Naturalmente si scel- 
sero quelli che ispiravano maggior fiducia, e non ostante si 
adoperarono le maggiori precauzioni possibili : erano ben sor- 
vegliati , visitati da me almen due volte al giorno , ben pa- 
gati. 11 caldo non era eccessivo, e per città li strumenti non 
erano da loro portatL Questo esperimento ha durato sei o sette 
giorni e la cosa riesci bene. Ma fece clamore ; se ne impos- 
sessarono i publici fogli e io fui accusato di troppa audacia* 

lo vorrei che il Congresso dicesse qualche cosa anche in 
ordine al servizio medico , e alla proporzione in cui i medici 
dovrebbero stare coi ricoverati nei manicomii. Spesso si sente 
a dire che coi pazzi ogni cura è inutile ; sono pazzi, nessuno 
sa curarli. Perciò i medici da per tutto sono insufficienti ; e 
il lamento ò generale. Ma i medici nel manicomio , oltre le 
molte ingerenze , i molti uffici disciplinari che sono chiamati 
a compiere , devono curare tutti li alienati, i quali, oltre alle 
loro forme di pazzia, hanno un disordine delle loro facoltà 



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388 

organiche ; ed ogni cago di paazìa ooatitaìace anche una iih 
ferinità che richiede ]a presenza e le più assidue care dei 
medici ; e ciò fu molto bene capito dal dott BonfigU che 
sulla base di questi disordini organici che sempre esistono 
nei pazzi, Yole?a fare una classificazione medico-clinica deUe^ 
malatie mentali. 

Spetta inoltre al medico di esaminare lo sviloppo delle ùr 
colta mentali non solo neiruomo incivilito adulto e savio, ma 
anche nell* idiota e nel pazzo. Chi non conosce l'uomo in stato 
di pazzia non conosce Fuomo intero. Or bene il medico non 
può a questo modo completare lo studio dell'uomo che sog- 
giornando nei manicomìi. Il medico deve anche esser filosofo, 
e ciò fu tanto bene inteso dalla coltura greca che Platone 
lasciò scritto : « Essere il connubio della medicina colla filo- 
sofia la vera sapienza. » Ed il Cabanis lasciò scrìtto: < Dalla 
sola medicina si deve aspettare il rimedio ai mali che af- 
fliggono il genere umano. > Questo fu interpretato bene da 
un moderno alienista che ieri abbiamo proclamato Membro 
onorario della nostra Società , il Maudsley , che in un suo 
trattato ha fatto precedere lo studio della patologia mentale, 
da un esame della fisiologia dello spirito. Egli ha dimostrato 
la insufficienza del metodo psicologico nello studio delle ma- 
latie mentali e si è energicamente pronunziato contro 1' un- 
imro connubio della scienza nostra induttiva colla speculativa, 
e ha portato lo studio delle alienazioni mentali ad una al- 
t$zza da cui non sì deve fare discendere. È dunque necessario 
che i medici per adempiere a tutti i loro uffici e corrispon- 
dere a ciò che da essi si aspetta, è necessario, dico, che essi 
siano in numero sufficiente per darsi allo studio delle malatie 
mentali. {Bene I) 

Pres. Dopo le dotte osservazioni del dott. Tosellì, invito chi 
ha osservazioni sull'argomento ad esporle. 

Grilli. Seguirei volentieri le proposte che nel nome della 
Commissione ha esposto il dottor Toselli. Egli portava un 
lavoro quasi completo e chiedeva quanto i medici alienisti 
possono desiderare. Io però credo che di fronte al bisogno che 
abbiamo di ottenere molte cose, convenga pel momento chie- 
derne poche , contentandoci di provedere alle altre per mezzo 
di regolamenti intemi e di statuti locali* 

La Legge che deve essere emanata dal Governo, la L^e 



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383 
che spero il Oongremo con voce atttoreyole forra appoggiare 
pres^ il Ministero e il Parlamento, io credo che debba limi- 
tarsi alle cose necessarie, a qaelle che nn regolamento intemo, 
nno statuto, un decreto provinciale non possono stabilire. 
Primieramente io credo che si debba appoggiare presso il 
Ooferno V istitozione dei manicomii criminali ; parlando ad 
nomini come ?ol è inutile che io spieghi qnale è la ragione 
di separare i delinquenti da quelli colpiti da malatie. E con- 
temporaneamente io credo che si debba proyedere anche alla 
Legge che tuteli la libertà individuale dì tutti e ad un tempo 
tuteli il medico da certi processi dei qnaU pur troppo vedemmo 
esempii tremendi in Spagna. Non parlo per la Toscana.; noi in 
Toscana abbiamo fino dal 1839 una Legge che ci garantisce dai 
processi per detenzione arbitraria, una Legge alla quale il pu- 
Uieo fa di cappello , perchè ò sicuro che con quella non sarà 
mai chiuso fra i pazzi un uomo sano. 

Il prof. Livi che per taati anni ha diretto un manicomio 
nelle Provincie toscane , facilmente potrà appoggiarmi ; e li 
altri forse faranno ossequio alla parola del prof. Livi e la Legge 
toscana potrà esser proposta come modello a tutta Italia. In 
fondo )e garanzie toscane s«3no le stesse che si accordano dap- 
pertutto, dove vi sono garanzie. 

ì un fiitto che in Italia, in certe località, di garanzie non 
ve ne sono di sorta. Il regolamento che regge le provinole 
lonibarde ha le stesse reali garanzie ; la differenza sta nel 
modo con cui a queste garanzie si fa la reeognìzione. Per giu- 
dicare di un matto occorre il certificato medico , così a Milano 
e così in Toscana. Ma in Lombardia questi certificati che co- 
stituiscono le reali garanzie sono autenticate dairAutorità di 
publica sicurezza o dairAutoritìk amministrativa ; fra noi in- 
Tece è la giudiziaria quella che autentica questi certificati. 

Signori, io spero che capirete con quanto rispetto io voglia 
parlare deirAutoritìk di publica sicurezza e dell' amministra- 
tiva ; ma pure neiropinione generale si fa prima di cappello 
alla giudiziaria, che all' amministrativa ; ciò fbrma una grande 
salvaguardia, anche pel decreto che yiene emanato. Nessuno 
dubita che 4 giudici adunati in Camera di consiglio, sulla re- 
quisitoria di un procnratore del Re, possano essere tutti sem- 
pre comprati per tenere nel manicomio un uomo sano di mente, 
ArcÌL, anno 11.* 26 



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384 

e siano alieni dairascoltare i reclami di qnelli che vorrebbero 
che molti racchiusi fossero posti fuori. Forse non con giusti- 
zia, ma pure sarà pih facile che quei tali che hanno particolari 
personali interessi perchè o un malato stia nel manicomio o 
se vi ò ne sia licenziato, reclamino e parlino male deirAuto- 
rità di P. S. che non di quella giudiziaria. 

Spero che la voce del prof. Livi servirìi a dileguare dalla 
mente di ognuno il sospetto che questa pratica possa riuscire 
molesta o complicare le regole interne del manicomio. La 
cosa è semplice; nei casi ordinarli sono due righe di certifi- 
cato e nulla piii. Nei casi straordinarii sarà una informazione 
pih lunga, ma quella lunghezza maggiore nel 1* estendere le 
ragioni per le quali venne recluso Talìenato, sarà compensata 
dalla tranquillità in cui può vivere il medico che non sarà 
mai accusato di detenzione arbitraria. 

Livi. Poco nulla ho da aggiungere alla dotte parole ad- 
dotte in difesa della Legge toscana dalFegregio dottor Grilli. 
Solo mi permetto di osservar che la Legge toscana non data 
dal 1838 né copia la Legge francese. La Legge toscana co- 
minciata tino da Leopoldo primo , è stata modificita in seguito , 
ma in certe formalità per le trasformazioni che ha dovuto sn- 
bire la legislazione ; la regola però data da circa 100 anni , 
dalla amministrazione di Leopoldo. Nei 16 anni in cui diressi 
uno dei manicomii di Toscana , non mi sono trovato mai in 
nessun conflitto roU'Autorità giudiziaria ; né vi era modo pos- 
sibile. Perché i diritti del medico sono sempre stati rispettati, 
come fu sempre tutelato il diritto deiruroanità. Come si regola 
in Toscana lammissione degli alienati? È il medico che prende 
la iniziativa con un certificato in cui dichiara la natura della 
malatia e l'urgenza di dovere rinchiudere T alienato nel mani- 
comio ; questo certificato il più delle volte è fatto dal medico 
fiscale ; ma può essere rilasciato anche da un medico qualuu- 
que per urgenza: esso va davanti al regio procuratore che, 
senza pensare mai a mettersi in opposizione col medico, aduna 
la Camera di consiglio che fa il decreto : allora con questo il 
malato viene portato al manicomio e il medico non può che 
obbedire airAutorità giudiziaria. Il medesimo avviene quando 
si tratta di dimettere dal Manicomio l'alienatoi il quale non 
è dimesso senza decreto del Tribunale che ha autorizzato la 
reclnsione ; e il Tribunale non rilascia decreto di dimisiioDd 



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385 
seDzachè preceda un certificato medico del Direttore del ma- 
Dicomio che dichiari o la guarigione deiraiienato o uno stato 
di regolarità e tranquillità tale che permetta al malato di vi- 
vere in famiglia. 

Così si regola la faconda e così vengono rispettati i diritti 
del medico che è il solo giudice del fatto clinico, e viene tu- 
telata meglio con Y intervento solenne dell'" Autorità giudizia- 
ria la libertà individuale. 

Verga, Il dott. Toselli h^ detto molte belle e buone cose, ha 
fatto delle savie e sante osservazioni; ma credo che egli stesso si 
sia accorto che non tutte possono entrare in una legge. Vi sono 
molte disposizioni che si lasciano sempre al criterio di chi 
dirige il manicomio e che tutt*al più possono essere 1* oggetto 
d' un regolamento interno. Convengo dunque col dottor Grilli 
che una legge deve contentarsi di pochi tratti generali e ba- 
dare alle cose più necessarie. Nel Congresso internazionale 
psichiatrico che ebbe luogo a Vienna nel i873, si è &tta qual- 
che proposta a favore dei manicomi! e degli alienati ; ma, se 
ho ben letto, anche quei medici alienisti si limitarono a tre 
quattro brevi articoli nei quali ciò che di più importante fu 
domandato, è la nomina d*una Commissione centrale psichia- 
trica presso il Ministero delllnterno, e la nomina di una Com- 
missione governativa che debba nelle Provincie o nelle regioni 
visitare i manicomii a tempo indeterminato e riferire alla 
Commissione centrale (1). 

Crederei pertanto che quest'argomento debba essere di nuovo 
studiato. Probabilmente i medici alienisti italiani non sono 
mai stati esauditi dal Qoverno, perchè non hanno mai presen- 
tato nessun progetto concreto, lo credo che, se uniremo una 
Commissione che facia questo progetto, otterremo qualche 
cosa. A questo fine proporrei il seguente Ordine del giorno 
{legge), 

Toselli. Approvo completamente l'ordine del giorno Verga. 
Solamente farei domanda al Professore se non crede che sia 
troppo lungo aspettare un altro Congresso, e se non convenga 
lasciare alla Commissione V obligo dì formulare questo rego- 
lamento e di trasmetterlo alla Presidenza della Società la 
quale prenderà poi le misure opportune ? 

(1) Tagéblatt. Settembre 1873. 



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386 

Verga. La Presidenza della Societìi lo dovrebbe in ogni 
caao sottoporre all'approvazione del Congresso. 

Bonomia A me pare oonveniente affrettare questa presenta- 
zione, perchè da fonte sicura so che al Ministero dell' intemo 
si sta elaborando un progetto di organizzazione del servizio 
sanitario dei pazzi e sull'amimasione e licenziamento dei me- 
desimi. Se tarderemo di molto a presentare in progetto quelle 
osservazioni che crediamo opportune, altri ci avrà avanzati. 
Penso dunque col dottor Toselli che si abbia a far presto , 
perchè sul più od il meno delle richieste tutti convengono , 
lasciando per così dire alla Commissione carta bianca ; altri- 
menti saremo prevenuti. Ho detto questo perchè fui richiesto 
direttamente di libri , e U persona che attende a questo la- 
voro è molto dotta e molto operosa, ed ho ragione di credere 
che quanto prima questo progetto si sottoporrà all'approvazio- 
ne del Parlamento. 

Pres, Farò una osservazione sola al proposito od è : o che 
questo impiegato presenta una Circolare ministeriale, e questa 
potrà essere modificata ; o presenta un progetto di legge, ed 
allora sarà sottopOFto al Parlamento e discusso. 

Qrillh Sento aneh* io il bisogno di tranquillarmi intomo 
alla necessità di far presto » e voglio credere che se il Con- 
gresso si radunerà fra due o tre anni sarà sempre in tempo , 
e sarei ben contento che arrivasse preciso in modo da non 
lasciarsi dimenticare. Pere per tutti i casi potremmo oggi 
stesso deliberare che la Presidenza della Società nostra, nel 
caso che vedesse presentata all' Ordine del giorno del Parla- 
mento una Legge sugli alienati, avesse giù in pronto il suo 
progetto colle considerazioni oggi accennate, perchè venisse 
presentato al Governo e di 11 al Parlamento senza bisogno 
di radunare il Congresso. Bingrazio poi il prof. Livi delle gen- 
tili parole a me dirette, e lo ringrazio di avere rettificato che 
quella Legge in Toscana è più antica di quanto la dissi. Io dissi 
del Ibf^S, perchè fu sanzionata in quell'anno dal Governo, e per- 
chè le leggi si sogliono omai chiamare colla data della firma 
del Sovrano. La Legge toscana del 1838 coincide precisamente 
colla legge francese. Il prof. Verga citava nel suo Ordine dd 
giorno la legge francese ; mi piace di ricordare che quella è 
la stessa della nostra del 1838, colla differenza che in Francia 
è il Prefetto, invece in Toscana è il Tribunale che decreta. 



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887 

Accetto l'Ordine del giorno del prof. Vérga. Solo lo preghe- 
rei che, mentre dice : che incarica la Commissione di stadiare 
la legge del Belgio , di Franda , e di Toscana , aggiungesse 
€ che la Legge Toscana è caldamente raceommandata dame- 
rei che fecero pratica di essa per pia di trentasei anni. > 

Verga. Questo incido si pn^ benissimo aggiungere all'Ordine 
del giorno. 

Del resto voglio anch'io tranqnll!are il mìo amico dott. Bo- 
nomi, facendogli osservare che il nostro Statato organico pro- 
Tede a tutto. Quando si annunsiasse Ticìna la discussione in 
nirlamento di una legge sngfì alienati e sui manicomi! ( e 
tatti dobbiamo desiderare questa sorpresa), noi saremmo au* 
torìzzati dallo Statuto (Art. 6) ad aprite un Congresso straor- 
dinario. 

Toselli. Il prof. Verga non crede ohe noi possiamo accele- 
rare la publicazione di questo progetto di legge ? Se esso deve 
essere discusso e approvato da un Congresso , otterremo noi 
tanto risultato nei soli otto giorni che deve durare il Con- 
gresso? 

Verga. Badi il dott. Tossili che noi in questo stesso Con- 
gresso abbiam visto come un lungo Regolamento di 45 arti- 
coli può essere approvato quasi senza discussiime, in una sola 
seduU. 

Pres. Dò lettura di nuovo deirOrdine dei giorno Verga, col- 
raggtuiita volata dal dott. Orilli, e lo metto ai voti. 

« Visto che il voto manifestato dagli alienisti italiani nel 
1862 al Congresso di Siena e nel 1873 al Congresso di Roma 
di una Legge che riguardi i manioomii e li alienati di tutta la 
Penisola, non fu preso in consid^aziooe ; visto che una tal 
Legge è sempre d'interesse grandissimo e che esiste in quasi 
totte le nazioni civili ; il Congresso freniatrieo d' Imola nella 
speranza di aver miglior fortuna quando presenti un concreto 
prM^etto di legge airAutoritìt suprema dello Stato, delibera di 
creare una Commissione la quale rediga cotesto progetto. 

« La Commissione è pregata di volersi informare delle leggi 
esistenti in Francia , nel Belgio e di quella che vige in To- 
scana , che è caldamente raccomandata da quwiti ne hanno 
fiitta esperimento, non che dei progetti di legge che furono 
piesmtarfìi al Parlamento Subalpino dai dottori Bertini e Bo- 
naoossa e finalmente degli studti già fotti su quest'argomento 



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1 



S88 

dai dottori CastigUom , Ghialasdi , Girolami e da altri , e di 
portare il sao progetto di legge alla diacassione e all' appro* 
nazione dei colleghi nel proasimo veataro Congresso. » 

Bonomi. Domanderei h, parola per nna spiegazione. Se Tim- 
ptegato del Ministero sapendo che una ComuaiBdione stata 
nominata da noi per questo progetto , si rivolgesse a lei , la 
Gommi83Ìone avrebbe aatoritk di esporre il suo modo di ve* 
dere sui punti piii discussi ? 

Pres, La Commissione è una emanazione del Congresso e 
come tale può benissimo entrare in commonicazione e in di- 
scussione coir impiegato del Ministero. 

Bonomi, Mi pare però che dovrebbe essere accennata questa 
lar^ facoltà data alla Commissione, 

Pres. Quando se ne tien nota nel processo verbale, basta. 

KOrdine del giorno Verga messo ai voti è approvato. 

Pres. Sesta ora a sapere di quanti membri deve essere 
composta questa Commissone. 

Verga. Il numero lo vorrei ristretto a tre. Pochi ma buont 
Massimo d'Azeglio si persuase che c'è tanto meno a sperare 
dalle Commissioni, quanto più si sorpassa il numero di tre. 

Si procede alia votazione per ischede, per la nomina della 
Commi^^sione, e sono nominati a scrutatori perla votazione i 
dottori Gilforti e Monti. 

Sortono eletti i profesaori Verga, LoUi e Livi. 

Pres. Molti sono i temi che dovrebbero essere discussi, ma 
non o'*è il tempo necessario in queste tornate , le quati si 
accostano al loro fine. Sarebbe bene intanto fissar la nostra 
attenzione sui temi da discutersi nel futuro Congresso, e 
quindi io invito i membri della Società a recarsi dal Comi- 
tato delle proposte per fargli conoscere su questo argomento 
le loro idee. 

Oggi noi dovremmo trattare della nomina della Presìdenia 
della Società freniitrica, delFimpiego dei fondi che abbiamo; 
della sede del futuro Congresso, ecc. Ma mancando molti dei 
nostn colleghi , che volentieri prenderebbero parte alla trat- 
tazione di questi argomenti , io dichiarerò sciolta la seduta. 

Grilli. Domando la parola per una mia propoeta. 

Pres. Ha la parola. 

Grilli. Alla nostra Società appena nata i fondatori pen- 
sarono che era necessario un nome; esitarono fra i nomi di im- 



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.889 
tkiatria^ frenopatia ed altri, e finirono p6r bottezzarb So- 
eietà freniatrica. U prof. Livi cbe alla somma dottriDa scien- 
tifica nnisco profondi stndii flìdogicì , non poteva a meno di 
proporre nn nome purìssimo. La parola infatti % opportuna, 
perchè 'derivata legittimamente dal greco e perchè esprime 
precisamente il concetto che la Società si propone. Mi per- 
metto però di osservare che, di fh)nte ai pregi di qaesta pa- 
rola freniatrica , esiste nn difetto , ed è che nessuno la in- 
tende. I giornali politaci atmanriarono che in Imola sarebbesi 
adunata la Società fremaùrica e molti mi domandavano che 
fosse e di che si trattasse , cosicché per liberarmi dalla noia 
di sempre rispondere, avrei detto non la conosco, se così di- 
cendo non mi fossi rinnegato. Forse anche qui in Imola, città 
appartenente a provincia , che si distingue meritamente col 
nome di dotta, molti sulle prime si saranno domandati che 
cosa sono? D*onde vengono? Che cosa è questa freniatria^ 
La parola è greca , ma tutti non sanno il greco quantunque 
possano essere istruiti, e quindi proporrei che alla denomina- 
zione di Società freniatrica si sostituisca quella di Società 
degli alienisti italiani. 

So bene che anche la parola di alienasti non si potrebbe 
dire rigorosamente italiana, ma tutti la intendono, e ciò deve 
servire a farla perdonare. Pacio poi osservare che io non di- 
struggo il primo battesimo : io voglio soltanto dare alla no- 
stra Società un sopranome che valga per Tnso commune. 

Verga. Prego il dott. Qrilli a volere recedere dalla sua idea, 
poiché egli non otterrebbe più di quello che abbiamo già. Egli 
vorrebbe dare il sopranome di Società degli alienisti italiani 
alla nostra ; ma è quello che già le diedero altri e io stesso, 
qoando mi occorse di parlare a persone estranee alla Società. 
Non è edificante poi che una Società nel bel suo primo anno 
dì vita rinneghi il suo nome di battesimo. Se al dott. Grilli 
non piace il nome di Società freniatrica, ninno gli impedisce 
di usare quello di Società dei medici alienisti. Altrimenti la 
Società dovrebbe spezzare il suo sigillo , cambiare il timbro 
delle soe carte ; e tutto per una questione di parole. 

Chrilli. lo ritiro il mio Ordine del giorno. 

La seduta è levata alla 1 3i4 pom. 



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890. 

^MJTA DEL 26 SETTEMBRE. 

La sedata è aperta alle ore 11 1[4. 

Prea. Annuncio al Congresso die dei tre indiridai ad 
quali giorni sono fa praticata la trasfusione del sangae, uno 
che era affetto da lipemania stupida, nella sera ineominciò a 
parlare, chiese cibo e seguitò ad esprimere qualche idea, ma 
poi è ricaduto nel primiero stato. 

Quanto agli altri due individui, se nessun miglioramento si 
è osservato, non si è pur avuto nessun cambiamento dannoso. 

Dopo ciò , invito il Segretario a dar lettura dei processi 
verbali delle sedute antecedenti. 

BonAgli. Legge e chiude la lettura con parole d' encomio 
agli stenografi sig. Avv. O. Vincenzi e sig. T. Qamberìni per 
la esattezza dei resoconti , avuto riguardo alle difficoltà che 
dovettero incontrare come profani alla scienza neir indovinare 
termini tecnici che mal giungevano al loro orecchio , e al 
poco tempo che loro rimase da impiegare nella tradazione. 

Pres. Dò la parola a dii ha da leggere rapporti sugli sta- 
bilimenti visitati. 

Porporati. Legge (1). 

Pres. Fino ad ora si sono trattati argomenti di grande 
importanza e ve ne sarebbero altri , ma mi dispiace che do- 
mani si chiude il Congresso. 

Fra le cose di importanza vi è la proposta dei temi da 
trattare nel futuro Congresso. 

Una proposta ò stata presentata dal prof. Verga così con- 
cepita : € E importante il determinare quali cause di pazzia 
figurino più in Italia , le fisiche o le morali. Le altre nazio- 
ni si sono già espresse su questo argomento. 

Si dovrebbe pertanto nominare una Commissione che stu- 
diando sui rendiconti publicati in questi ultimi anni , e sa 
quelli che si publicheranno nel venturo biennio, e compulsando 
ben anche i singoli Direttori dei manicomii, chiarisca la que- 
stione e riferisca. 

Verga. Le ragioni principali che mostrano la importanza di 
<)uesto argomento sono già enunciate. 

(i) La sna Relazione sui manicomio Imolese sarà publicata nel- 
V Archivio. 



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391 

Non ho bisogiK) di dire quanto m importante il determi- 
nare non solo se preralgano le cause fisiche o le morali , ma 
quali delle une e delle altre siano tra noi più operose. Ben 
si intende che qui si vuole specialxnente vedere il dominio 
delle causa occasionali e non delle disponenti, che formano una 
classe a parte. L* argomento è stato trattato largamente in 
Francia, e pare che si sia concbiuso che ivi predominano le 
€ause morali. In Italia non si sono fatte che ricerche troppo 
parxiali. Qualche schiarimento potremo avere dalla Tavola sta- 
tistica che abbiamo adottata in questo Congresso, ma un la- 
Toro apposito non sarebbe certamente superflao. 

Pres. Se nessuno domanda la parola, noi potremo nominare 
la Commissione in fine di questa seduta. 

Verga. L'argomento è di tale natura che la nomina della 
Commissione può essere deferita alla Presidenza. 

Prea. É però meglio che si facia dal Congresso. Prima di 
passare ad altre proposte, do la parola al professor Livi, per* 
ehè riferisca su di un suo progetto di manicomio. 

n prof, Livi presenta in due grandi tavole il disegno 
colorito del suo progetto. La prima rappresenta , veduto a 
voi d'uccello un vasto parco , in cui fra prati , hoschetti e 
giardini si vedono sporse qua e là piccole villette di varia 
forma e grandezza^ tutte di stile pompeiojno. Tre fabricati 
si distinguono fra quelli per grcmdiosità ed eleganBa , il 
Tivoli nel me$$o^ la Locanda e la C€isa del Direttore. 

L'altra tavola rappresenta in piccolo la pianta e la fac- 
e iota d'una villetta per un malato solo. 

I disegni sono del valentissimo ingegnere Architetto Ca- 
sali di Beggio. 

Livi. Mi sono permesso di presentare al Congresso un mo- 
dello, non di una Casa di salute, ma d'una Villa di salate, che 
dovrebbe essere adiacente al Manicomio di Seggio e i)reoi8a- 
mente in uno dei vasti prati che stanno dietro il Manicomio 
stesso. Questa Villa di salute dovrebbe essere esclusivamente 
destinata per malati facoltosi : e non solamente dovrebbe ser- 
vire per li alienati tranquilli ma anche per altri individui che 
fossero affetti da qualche nevrosi scompagnata da alterauone 
mentale. In questa Villa di salute non vi dovrebbe essere 
quella stretta disciplina che è necessaria nei manicomii. I ma- 
lati dovrebbero vivere fin dove fosse possibile la vita di fiit^ 



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392 

miglia. Si intènde bene ete disciplina, sorveglianza e regola 
vi sark, ma qn^ste dovrebbero trasparire il meno possibile. 
Mi h venuto in mente questo progetto, perchè al manicomio 
di Reggio nrge di prove lere locati per accogliervi alienati fa- 
coltosi, ed io ho voJnto affatto sbandire Taspetto d*an grande 
casamento che ci da subito Tidea di manicomio o spedale. 

Qui invece sono tante abitazioni disseminate in vasta area 
e in mezzo a grandi giardini. Ve ne hanno di qnelle che sono 
capaci d*nn solo malato (si inteade bene) assistito da un suo 
servente o da un parente: ve ne sooo capaci di due, tre, 
quattro malati, ed altre ancora dove il malato può convivere 
colla sua famiglia, e ve ne hanno pure delle più grandi dove 
un maggior numero di malati possono convivere assieme. 
Nella parte pih centrale di questa Villa di salute vi è un edi- 
lizio più grande, una specie di Tivoli y destinato ai convegni 
geniali per i malati, nel quale si deve trovare teatro , caffè , 
sale di bigliardo , di lettura , ecc. I malati che lo frequente* 
ranno nel giorno e alla sera , lo frequenteranno come si Gai- 
rebbe in una città qualunque : dovranno pagare i divertimenti, 
i giuochi, le bibite , ecc. , eome è nell'uso commmie. 

In faccia poi al Tivoli ridiede un fabricato che appartiene 
in parte al manicomio fenmiile, ivi avrebbe luogo una specie 
di Bistorante o Locanda dove i malati andrebbero a fare i 
loro pasti. Ivi sarà anche uno stabilimento balneare e sale 
idroterapiche. 

Airingresso di questa Villa di salute dovrà esservi la casa 
del Direttore. E per fadlitare meglio a^l esso la direzione e 
la sorveglianza vi sarebbe una specie di ufficio telegrafico per 
le communicazioni coUe diverse sezioni. 

I malati che potranno essere accolti nella Villa di Salate, 
oltre ad un assistente proprio, dovrebbero avere anche assistenti 
con nome e in veste di giardinieri , caffettieri, ecc., i quali 
mentre attendono alle loro &eende dovrebbero sorvegliare i 
movimenti dei malati. E coloro tra questi che potessero esaere 
presi da un accesso maniaco o mostrassero tendenze pericolose 
e pei ')Uali non fosse conveniente la vita libera delia Viila , 
sarebbero trasportati al manicomio e sottoposti alle discipline 
inteme del medesimo. 

Ho voluto dare sì neirinsieme che nei particolari un aspetto 
di stile pompeiano allo stabilimento , perchè questo stile ad 



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ma certa semplioità gaia ed eleguite ooneilia la mag^e e- 
eraomia. Trattandosi poi non d* nn grande casamento, ma di 
pìeoole villette, è sperabile che pih &cilmente e 6olle<»tamente 
si poBsa attaare. 

Debbo poi dichiarare ohe la primissima idea d*una Villa 
di salate siffatta non è mia , è dell'egregio mio amico archi- 
tetto Azzurri di Roma. Io non feci che semplicizzaria, e met- 
terla in armonia con 1* Istituto di S. Lazzaro : e mi presi la 
libertà di presentarla al Coiiftresso perchè vi porti sopra la 
sua attenzione colla speransa di riportarne un voto approva- 
tiTo che mi renda pih sicuro del mio operato. 

Tres. Per l'esame dei disegni sospendo per un poco la se- 
duta onde ciascun membro possa inrenderne co{i;aizione. 

Ripresa la seduta il Presidente apre la discussione sul 
progetto Livi. 

Bonfigli. Io mi permetto di &re qualche osservazione so- 
lamente sulla convenienza di dare un voto al progetto pre- 
sentato. 

A me pare che dando questo v^ qui per qui, si verreb- 
bero a troncare con una certa arditezza molte questioni che 
tuttora esistono nel campo della freniatrìa , sulla maggiore o 
minore convenienza di tenere sotto una stessa direzione ed 
amministrazione ammalati pensionanti , e ricoverati gratoita- 
mente, sulla maggiore o minore conrenienza di ospitare in un 
manicomio un gran numero di pazzi, sulla opportunità di far 
eonvivejre o no coi malati persone della loro famiglia, ecc. A 
me parrebbe che il progetto dovrebbe essere molto studiato 
prima d' essere votato. Dippih facto osservare, che nel progetto 
bellissimo del prof. Livi si tratta di una specie di Casa di sa- 
faite per malati che pagano pensione. Io non so quanto sia con- 
veniente che il Congresso si debba occapare d' uno stabili- 
mento che deve formare fino ad un certo punto oggetto di 
speculatone. In questo caso potrebbe darsi che i Direttori di 
manicomii privati ei altri si rivolgessero di tanto in tanto 
al Congresso per domandare un voto e servirsene poi a fa^ 
vorìre la speculazione loro : non dioo que$)to per il profes- 
sor Livi il quale non vi ò interessato pnnto. Debbo poi an- 
che osservare che vi è un precedente e cioè che neir anno 
scorso a Roma l'Azzurri e il Fiordispini presentarono un progetto 
die fu mostrato a tutti i membri del Congresso. Si ammirò. 



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39i 

se ne prese atto , ma non ti pose in votasione ; che ami se 
qualcuno disse qualche oosa perchè venisse votato , altri si 
ricosarono decisamente. 

Livi. Io non so in che potrebbe rimanere offesa la dignità 
del Congresso quando gli piacesse di dare un voto di appro- 
yazìone al mio progetto» dopo averlo preso in considerazione , 
voto eh' io tengo in molto conto. Si tratta del resto di cosa 
nuova, e V avere V approvazione d^ Congresso mi parrebbe 
cosa legittima per me a desiderarsi, e anche non disonorante 
pel Congresso medesimo ad accordarla. 

n dott. Bonfigli ha detto che questa Casa di salute porte- 
rebbe ad una mescolanza di naalati pensionanti coi communi s 
il che non è. 

Ha detto anche che non gli pare meritarsi tutta la conside- 
razione del Congresso uno stabilimento il quale deve servire 
ad accogliere soltanto malati facoltosi. 

E perchè un povero alienato è ricco, non ha diritto di es- 
sere soccorso dai medici con tutti quegli argomenti che la 
psichiatria può insegnare e che sono più confacenti alla sua 
posizione sociale? 

Il dott. Bonfigli ha pure ricordato che la Sezione freniatrica 
di Boma non si pronunziò per nulla su un progetto simile al 
mio presentato dalV architetto Azzurri. La ragione fu semplice: 
è precisamente perchè l'Azzurri ed il medico Fiordispini non 
domandarono un voto di approvazione al Congresso medesimo. 
Espressero solo la loro opinione e il loro progetto. Io mentre 
mi compiacerei certamente di avere l'approvazione del Con- 
gresso , non intendo di insistere , e vi rinunzio , dolente di 
avere promosso questa inutile polemica. 

Bonfigli. Il prof. Livi mi ha fatto dire qualche cosa ch'io 
non ho detto, o forse io mi sarò espresso male. Ha detto, 
eh' io ho accusato il suo progetto di portare la mescolanza 
fra malati ricchi e poveri , no I io non ho detto questo. Di- 
ceva solo che con quel progetto si vengono a mettere sotto 
la stessa Direzione ed Ampainistrazione malati ricchi e poveri 
e ciò è questionabile se sia utile o no. Noto per incidenza , 
che secondo il progetto Livi, i ricchi abitanti del villaggio di 
salute, mostrando tendènze pericolose, vengono trasportati al 
manicomio e sottoposti alle regole interne del medesimo , il 
che vuol dire, che vengono frammischiati agi' infermi poveri. 



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3d5 

Non ho pnre inteso di dire, che ai malati rìochi noa si debba 
aver cura. Io non sono nn riccofobo e vorrei ehe i ricchi fos- 
sero cnstoditi come tutti li altri uomini, ma vorrei ancora 
che a costruire i manicomii pei ricchi ci si pensasse dall'i n- 
dustria privata, come ci si pensa infatti. E non vorrei che un 
Congresso si avesse ad occupare di cose che riguardano sol- 
tanto l'industria privata e mirano alla speculazione. Per rap- 
porto poi al progetto dell* ingegnere Azzurri, non si domandò 
il voto, però si fece circolare la voce pel Congresso che quel 
progetto dovesse venire votato , e vi furono persone che si 
opposero. 

Verga. Verrei volentieri col mìo voto in soccorso al pro- 
fessore Livi che amo e stimo tanto , ma io vedo in ciò che 
egli dimanda un precedente pericoloso , un precedente da 
schivarsi. Ogni direttore di manicomio publico o privato 
potrebbe recare ai Congressi dei progetti, e per quanto que- 
sti fossero frivoli ed anche ridicoli, i Congressi non potreb- 
bero dispensarsi del pronunziare su di essi un voto. Il pro- 
getto del Livi ò tutt'altro che frivolo , ma preso in conside- 
razione ci conduce a ciò. I Congressi non si occupano che di 
questioni scientifiche e di tesi generali ; ed io vorrei che al 
nostro Statuto si aggiungesse un articolo in questo senso. 

lo prego pertanto il prof. Livi a contentarsi che sì dica 
che il Congresso esaminò con interessamento il bel disegno 
presentato da lui e vide con soddisfazione che in Italia si 
pensa a provedere anche i facoltosi di manicomii degni della 
scienza e della civiltli. Bichiedere un voto deciso di approva- 
zione sarebbe troppo, tanto pih che il semplice disegno e le 
poche parole colle quali fu illustrato dal professor Livi non 
bastano per un voto coscienzioso. 

Livi. A me preme rispondere una sola cosa ed è che mi rin- 
cresce che possa essere venuto anche lontanamente il sospetto 
che il progetto che mi permisi di presentare parta dall* am- 
ministraziono del Manicomio e includa una speculazione. Tut- 
t* altro; questo progetto ò nato nella mia debole testa per 
provedere il frenocomio di Regjjio di locali atti a collocarvi 
i ricchi. D'altra parte se effetti utili ed economici potranno 
yenime in seguito (che io non so) quando si possa provedere 
ai vantaggio, al bene, e morale e fisico dei malati , non dob- 
biamo precludere la vìa che possa più facilmente e spedita- 



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390 

mente c^ndnrvi. Del rimanente a me basta che il Congresso 
abbia rivolto li occhi su questo progetto informemente abboz- 
zato per la brevità del tempo, ed a<*«cetto ben volentieri le ul- 
time cooclnsionì amiche dell'egregio prof. Verga. 

PorporcUi À mio avviso il Congresso potrebbe occuparsi 
del sistema da seguirsi tanto nella cura dei poyeri che dei 
ricchi. Se il prof. Livi avesse domandato il parere del Con- 
gresso sul miglior s'stema di costrurre un manicomio pei 
ricchi, il Congresso potrebbe ben dare il suo giudizio, come 
ha ammesso anche il dott. Verga, perchè allora è una di- 
scussione dottrinale e sistematica su cui il Congresso pub 
esternarsi. Ma trattandosi di cosa particolare, è meglio aste- 
nersi dalla votazione. 

Ponga, L'onorevole prof. Livi forse non ha avuto presente 
nna circostanza tutt' affatto speciale. Sono qui radunati la 
maggior parte degli alienisti italiani ed i manicomii che essi 
governano non hanno la medesima dipendenza. Vi sono ma- 
nicomii che chiamo pubblici nel senso ohe sono sostenuti da 
spese che fa la provincia, e le province non intendono di lan- 
ciarsi in spese di lusso, non essendo obligate ad offrire rico- 
vero a mentecatti agiati. Ma esistono anche manicomii come 
enti autonomi , ovvero speciali , e questi avendo poco a che 
&re colla provincia , possono anche ocenparsi dei pazzi &col- 
tosi. In questa condizione di ente speciale, sta il manicomio 
di Beggio. Ed ecco porche il Livi ha avuto la sua bellissima 
idea. Ma noi è bene che ci limitiamo a quei pazzi a cui de- 
vono provedere le provincie , altrimenti creeremmo imbarazzi 
e forse ritarderemmo la erezione di altri manicomii che sono 
una necessità assoluta. 

Il Congresso potrebbe trovar nM>di di encomiare V egregio 
Livi per l'idea che ha avuta. Ma se andiamo pih in là pre- 
giudichiamo la questione, e noi abbiamo bisogno di doman- 
dare meno che si può perchè ci diano il necessario. 

Pres. Il prof Livi insiste ? 

Livi. Io non insisterò. Presentando il mio progetto, io in- 
tendeva soltanto che se ne approvasse il concetto generale. 
Per quel che riguarda lo schema che è stato delineato in due 
giorni dall*arehitetto, io non intendeva certo che avesse un'ap- 
provazione dal Congresso. 



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397 

Pres. Non essendovi alcaoa prcq^ta concreta si passerà 
all'ordine del giorno. 

Verga* Io avrei preparato il seguente : 

« Il CoDgresao esamina con interessamento i disegni pre- 
aentati dal prof. Livi intorno ad un Ospizio destinato ai pazzi 
&coIt08Ì e senti con soddisfazione le illustrazioni che egli ne 
diede, poiché ciò & sperare che Tltalia potrà col tempo van- 
tare anche per i pazzi £»coltosi Ospizii degni della civiltà 
e della scienza. » 

Pres. Se qualcuno appoggia quest'Ordine del giorno lo met- 
terò ai voti. 

Bonfigìi. Io accordo il mio appoggio. 

Messo ai voti TOrdine del giorno Verga , viene approvato 
all'aoanimità. 

Pres. Ora passeremo ad a^tre proposte. 

Ye ne è una del proti Biffi riguardante la nomina d* una 
CommissìoDe che ri&^risoa sui manìeomii criminali , proposta 
che sarebbe così sviluppata. 

€ Dimostrare la necessi tà di siffatti Asili anche in Italia. 
— Trovarne se h fattibile una piii felice denominazione. — 
StaUlire il numero di quelli Asili occorrenti tra noi. — Trac- 
ciare le condizioni materiali e morali dell'impianto e delFan- 
cbmento opportune per quelli Asili tra noi. — Tracciare le 
condizioni somatiche e morali che devono avere li individui 
da ricoverare in quelli Asili* -— Tracciare le modalità della 
toro ammissione e dimissione dall' Asile e le cautele da pren- 
dersi a loro riguardo anche dopo che sieno dimessi dall' A- 
silo. > 

La proposta messa ai voti perchè sia uno dei temi da pre- 
sentarsi al nuovo Gongressoy ò approvata a unanimità. 

Una proposta presentata dal prof. Ponza viene dal mede- 
simo dopo breve discussione ritirata. 

Pres. Passeremo ad una proposta del prof. Livi riguar- 
dante il sistema colonico applicato ai manicomii, e dò la pa- 
rola a Livi perchè ove il creda svolga la sua proposta. 

Livi. Davanti ad un Congresso di alienisti credo non si 
possa mettere in questione la utilità delle colonie applicate 
ai manicomii. Il sistema coloniale mi pare presenti Y ultimo 
progresso della pratica freniatrica ; io quindi proporrei il sa- 
gnente tema pel futuro Congresso. 



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« Dei modi piii cofivenienti e più utili per V applicazione 
delle colonie agricole alla cara degli alienati. > 

Porporati, Bmgù^ che ci intendiamo sul sistema colonico. 
Si tratta di colonie agrìcole che non abbiano nessun mani- 
comio centrale, ovvero di colonie che sono una dipendenza di 
un manicomio principale ? 

Lioi. Io intendeva la colonia in questo ultimo senso, come 
dipendenza cioè, come complemento del manicomio stesso. 

Pres. Allora metto ai voti la proposta Livi. 

La proposta è approvata airunanimità. 

Pres. Lasciando la scelta della città dove dovrà radunarsi 
il futuro Congresso , alla seduta di diiusura che avrà luogo 
domani, possiamo tratiare oggi del diploma e del modo di 
rimetterlo a quelli che sono stati nominati Soci ot%orarii nel* 
radunanza dell'altro jeri. Qaali sono le idee e le intenzioni 
del Congresso in proposito ? 

Biffi. Fedeli ai nostri principii di economia e di sempli* 
cita di forma, io credo che ci dovremmo contentare di una let- 
tera gentile che la Società stenderebbe ed invierebbe ai Soci 
onorarvi. 

Ponea. Siccome la sede della Società è Milano, città emi- 
nentemente artistica, sarà assai facile trovar modo di fare un 
diploma elegante, semplice e poco dispendioso. Mi pare troppo 
poco mandare solo una lettera. Faciamo come le altre Società, 
associando il buon gusto ali* economia. 

Verga. Io mi rimetto alle decisioni della maggioranza, ma 
facio presente che questo albre spetta alla Presid^za del 
Congresso. 

Pres. Appoggiando la proposta Ponza, credo io pure con- 
veniente fare un modello di diploma economico, semplice. 

Nessuno avendo osservazioni in contrario, la proposta si ri- 
tiene approvata. 

Ora passeremo a trattare dell'impiego che si deye dare al 
capitale sociale. Dò la parola al Segretario-tesoriere BlfB. 

Biffi. Colgo r occasione di presentare ai miei colleghi sen- 
tite grazie pel modo benevolo con cui hanno riconosciuta 
la mia gestione. Per quanto si riferisce al piccolo capitale 
della Società, io spero che, pagate tutte le spese, rimarranno 
in cassa circa L. 1000. I colleghi daranno il loro parere sul 
modo dell' impiego. Però goardiamoci intomo e ricordando 



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899 
le crisi di molte altre Società , noi cte siamo appena nati 
accontentiamoci d'nn interesse mite, ma badiamo all' impiego 
siooro del nostro capitale, che andando di qnesto passo al fu- 
turo Congresso aTremo un piccolo capitale di Lir. 3000. — 
Intanto tiro tempore mi sono permesso di metterlo alla Cassa 
di Risparmio ; dà poco ma è sicoro. 

Lwi. Questo piccolo capitale e quelli che cresceranno hanno 
in vista una destinazione 7 

Verga. Volevo che una parte si potesse erogare a vantag- 
gio iélY Archivio. Parevami sopratutto importante di dare li- 
liertà alla Direzione AeXVArckimo di disporre di una piccola 
somma per inserire in esso i disegni dei migliori manicomii 
che sorgono in Italia, cominciando da quello d'Imola. Sarebbe 
cosa che crescerebbe lustro e importanza al Qiornale e lo ren- 
derebbe pih caro ai suoi associati. 

Biffi. Io credo ohe si dovrà tenere conto anche della prò* 
posta generosa del Ponza di soccorrere qualche collega caduto 
in disgrazia , e di fissare premii per lo svolgimento di temi 
freniatrici. Per ora perì^ conviene procedere guardinghi ed eco* 
nomi, ed accumulare un piccolo fondo di Cassa, lasciando che 
nel venturo Congresso i colleght decidano su quello che sarà 
da farsi 

Pres. Non rimane più che a nominare le tre Commissioni, 
a seconda delle tre proposte, e inUmto chiamo a scrutatori i 
dottori Bergonzi e Yir^o. 

1/ Presta Verga; Commissione di 5 membri. 

Sono eletti: — Brngnoni, Bini , Bastianelli, Virgilio, Pi* 
gnocco. 

2.* Proposta Biffi ; Commissione di 8 membri. 

Eletti : — Biffi, Virgilio, Lombroso. 

3.* Proposta Livi ; Commissione di 3 membri. 

Eletti: -- Porporati, Bonfigli, Ponza. 

Dietro proposta del prof. Verga* il Congresso delibera che 
le Opere presentate in omaggio al Congresso rimangano presso 
la Biblioteca del Manicomio d'Imola. 

La seduta ò levata ad ore 2 pom. 

CEDUTA DEL 27 SETTEMBRE. 

La seduta è sq^^erta aUe ore 11 30 ani 



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400 

T?res. L'Ordine del giorno porta la nomina della città in 
cni do?rà radunarsi il secondo Congresso di freniatria. Come 
si è fatto nell'anno passato a Roma , io inviterò li onorevoli 
membri a fiare una scheda nella quale si» indicata la città in 
cui si desidera che si raduni il Congresso. 

Michetti. Sarebbe bene intenderci prima sul nome della 
città e &re un po' di discussione. 

Pres. Se qualcuno domanda la parola può fare quelle prò* 
poste che crede. 

Michetti. Avrei desiderato prima di tutto che l'Assemblea 
si formasse un concetto dell'opportunità di riunirci in un luogo 
piuttostochè in un altro. A Soma trovai molto opportuno che 
si scegliesse Imola, perchè questa aveva un'importanza spe- 
ciale per la fama del suo nuovo manicomio ; ora preferirei che 
si scegliesse un luogo dove vi fosse uno stabilimento che pr6- 
sentasse qualche cosa di speciale, come un po' di colonia ecc. 
Io sarei quindi per proporre il manicomio di Beggio. 

Verga. Io aveva manifestato il desiderio che nello scegliere 
la località per i Congressi si avesse riguardo a distribuire un 
po' da per tutto la nostra influenza. Avendo avuto luogo que- 
sto Congresso in una città dellltalia superiore, io sarei d'av- 
viso che il prossimo abbia sede in una città delle province 
meridionali. 

MieheUi, L'Italia meridionale non ci presenta che Aversa. 
Sta bene che si vada anche là, ma prescegliere subito quella 
non mi pare che sia il caso, perchè nulla vi ha di nuovo. 

Oilforti. Non posso afifatto dividere l'opinione, che Aversa 
nulla presenti da osservare ; ha un manicomio che conta i suoi 
difetti ma presenta cose anche interessanti. Quindi se è que- 
sta la sola ragione per cui si oppone il sig. Michetti al te- 
nere il Congresso in Aversa, credo che non sia dal lato del vero. 

Pres, Nessun altro domandando la parola, invito i membri a 
venire a deporre le loro schede. 

Eseguito lappello nominale e fatto lo spoglio delle schede, 
viene proclamata per sede del secondo {Congresso la città di 
Aversa. 

Pres. Si tratta ora di scegliere la città che dovrà essere 
sede della Presidenza della Società freniatrica. L'anno scorso 
fu eletta Milano con Verga Presidente e Biffi Segretario ; io 
sarei di parere venisse confermato il voto dell'anno scorso. 



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401 

Michetti. Propongo che per acclamazione si rielegga la stessa 
sede e la stessa Presidenza. 

(Acclamazioni), 

Verga. Io ringrazio dal profondo dell' animo i miei Colle- 
ghi che hanno volato rinovare la loro fede all' antica Pre- 
sidenza. Ciò yaol dire che per lo meno voi credete che noi 
non abbiamo demeritata interamente la vostra fiducia. Io 
però sento il dovere di farvi una dichiarazione ed una pre- 
ghiera. Il mio Segretario dott. Biffi è ancora giovane, sano e 
robusto, ed egli verrà in altri Congressi ad edificarvi per la 
esattezza » la semplicità e il nobile disinteresse con cui sodisfa 
alla sua missione. Ma io sono vecchio e posso senza taccia di 
affettazione parlarvi del dubio pur troppo ragionevole che io 
non veda altri Congressi , e delle poche forze che mi avan- 
zano. La vita, la importanza della Società freniatrica sta nei 
Congressi, è vero ; essi sono il nostro Corpo legislativo, il Tri- 
bunale supremo. Ma la Presidenza della Società è 1' organo 
esecutivo, l'umile servitore di questi padroni che si succedono; 
e appunto perchè tale^ è molto il lavoro che le incombe. Men* 
tre accetto dunque con gratitudine la continuazione dell'ono- 
revole incarico che già mi affidaste, vi prego di avermi anti- 
cipatamente per iscusato se non potrò perfettamente corri- 
spondere ai vostri desiderio {Applausi), 

Pres. Prima di chiudere le nostre sedute permettete eh' io 
mi rallegri con voi, perchè finalmente dopo un lungo desiderio 
riusciste a poter costituire la nostra Società freniatrica, e a 
vedere cosi radunato il 1** generale Congresso. 

Durante questo primo Congresso si sono trattati argomenti 
della massima importanza, quali sono il Kegolamento interno, 
la classificazione delle malatie mentali, la trasfusione del san- 
gue, e la legislazione sugli alienati e sui manicomio CoU'ap- 
provazione del Begolamento interno (1) abbiamo completato e 
perfezionato il nostro Statuto organico e ci siamo così prepa- 
rato un terreno solido su cui camminare. Intorno al secondo 
argomento, era tanto il desiderio e così sentito il bisogno d'una 
classificazione uniforme che dopo matura discussione fa ad- 

(1) Qaento Regolamento verrà stampato e diramato a parte 
assieme allo Statuto organico e airElenco dei membri della So- 
cietà. 



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4(«2 

dottata una proposta che col progresso del tempo e delle os- 
servazioni potrà essere modificata e perfezionata , ma che an- 
che quale è oggi non mancherà di dare buoni frutti. Oltre a 
questo argomento yenne trattato queUo della trasfusione del 
sangue. Furono ascoltati discorsi tanto in favore quanto contro. 
Da tutte quelle dette, sapienti e lunghe disouHsioni si poterono 
ricavare alquanti corollarii , e così ancora dagli esperimenti 
che furono eseguiti nel nostro manicomio : corollarii che furono 
consegnati in un Ordine del giorno che servirà di freno a qual- 
che soverchio ardimento, ed aggiungerà coraggio a chi in certi 
casi non ne avesse abbastanza. Colla discussione sulla legge 
per i manicomii e li alienati e colla Commissione che abbiam 
nominata, noi siam passati dalle sterili aspirazioni ad un &tto 
che il Governo presto o tardi dovrà prendere in considerazione. 
Altri argomentijvi erano, ma la brevità del tempo ne impedi la 
discussione. Tuttavia furono fatte proposte e nominate Com- 
missioni per argomenti importanti, le quali avranno incarico 
di fare studii opportuni per presentarli ad altro Congresso. 
Importantissima poi fu la nomina di Soci onararu scelti fra 
le maggiori celebrità del mondo psichiatrico, perchè con essa 
ci Siam procurati degli efficaci consiglieri , dei validi alleati, 
ed abbiamo estesa la nostra influenza. 

In questo stesso Congresso tutti i nostri argomenti furono 
discussi in presenza di molti alienisti, qui convenuti dalle 
principali città d' Italia. Ebbimo i rappresentanti di Cuneo , 
della gloriosa Torino, dell' eroica Venezia, della gentile R- 
renze, dei celebrati manicomii di 'Reggio , di Ferrara, di Pe- 
saro, di Parma, di Macerata e di Ancona. Anche da Koma 
un illustre scienziato ci mandò le sue adesioni, dolente di non 
poter venire per indisposizione di salute. Né le Provincie me- 
ridionali hanno mancato air appello , perchè si ebbe da Pa- 
lermo un dotto alienista medico di quel manicomio ; egli è 
venuto a sedere in quest* aula ed a votare con noi, e affermò 
insieme all'unità della patria anche quella della scienza. Non 
pochi sono qui venuti dalla classica terra di Lombardia, dalla 
dotta e gentile Milano che^ come per li altri studii, così per 
la psichiatria va tanto distinta fra le città sorelle , avendo 
coW Archivio concorso a difondere li studii della freniatria per 
tutta la Penisola. 

Signori I Voi avete voluto collocarmi sul seggio della Pre- 



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403 
ddenza, benché non avessi titolo alcuno per meritarlo. Con 
questo atto di squisita oortesii^yete voluto dar segno di onore 
Idia città che per pochi giorni vi ha ospitati. Permettete che 
prima di scendere da questo seggio io rivolga i ringraziamenti 
ai miei concittadini che mi haniN) procacciato quest'onore e per 
la benevolenza di cui mi sono sfatti lai^hi. E permettetemi 
pure che interprete dei sentimenti de* miei concittadini io vi 
ringrazi perchè avete scelta questa città per sede del primo 
Congresso freniatrico. La nostra scioiza benché riesca piena 
di amarezze, trova conforto e fsusile accoglimento dovunque si 
mostri, perchè noi abbiamo per unico scopo di procurare il 
maggior bene possìbile agli uomini , seguendo la regola che 
▼iene espressa in quella sentenza < nisi utile est, quod agi^ 
mm, vana est gloria nostra. » (Applausi). 

Verga. I rapporti ormai famigliari e fratellevoli che mi 
strìngono al dott. LoUi, non mi impediranno di fare il mio 
dovere , rivolgendogli sentite grazie per quello che egli ha 
&tto pel primo nostro Congresso. Avendo egli preso gran 
parte a prepararlo ed essendo la preparazione dei Congressi 
compito principale della Presidenza della Società freniatrica, 
egli è particolarmente benemerito della medesima. Egli ha 
voluto anche distribuiroi un suo . lavoro fatto in onore ed in 
memoria di questo Congresso, lavoro ottimamente scrìtto e 
magnificamente stampato, che sarà per noi tutti dolcissimo e 
durevole monumento di questa dttìt , del suo manicomio e 
del Presidente del Congresso. Il dott LoIIi ci ha per sette 
giorni guidati con senno, con tatto, con amorevolezza paterna, 
onde Fattuale Congresso andrà mraiorabile non solo per la 
Bua concordia ma anche per gare di cortesia ; egli ci ha an- 
ticipate le meraviglie del suo manicomio : egli ci ha fornito i 
mezzi per solenni esperimenti ; egli ci ha splendidamente con- 
Titati. Che poteva fare di più perchè il Congresso avesse a 
raggiungere rapidamente, prontamente, felicemente i suoi no- 
bili intenti ? Siano adunque grazie ririssime, eteme al Presi- 
dente del primo Congresso freniatnco italiano. {Applausi). 

Pres. Dichiaro chiuso il Congresso freniatrico. 

Verga. Signori I Non ci separiamo senza mandare una nuova 
itcclamazione al gentilissimo nostro Presidente onorario. 

Tutti. {Viva il eonte CodronehiJ). 



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404 

PmMìI del B. Irtitato IjOJOtlMrdo. — Ricordiamo 
essere fra i concorsi aperti da questo Corpo academico : 

1. Quelli di fondazione Gagnola , sulV elettroterapia appli- 
cata alla risoluzione dei tumori ( L. 1500 e una medaglia 
d*oro di li. 500 pel febraio 1878), e suW ubriachezza in Ita- 
lia confrontata con altri paesi (L. 200 e una medaglia d'oro 
di L. 500, idem pel febraio 1876). 

2. Quelli di fondazione Fossati stri progressi delV anatomia 
e della fisiologia del cervello nel secolo corrente con par* 
iicolare riguardo alla dottrina di Gali (tempo utile per la 
presentazione dei lavori fino al 1 aprile 1876), e sulla clinica 
e la patologia esperimentale del cervelletto in relazione alle 
funzioni assegnate dalla dottrina di Gali a questo viscere 
(tempo utile come sopra fino al 1. aprile 1877). Il premio per 
ciascuno di questi due ultimi concorsi è di L. 2000. 



BIBLIOGRAFIA 

Craniometria degli allenati e dei delinquenti 
in rapporto all'antropologia e alla ntedieina 
legale. — Firenze» 1874. 

È questo uno studio molto interessante col quale il dottore 
Arrigo Tamassia volle vedere fino a qual punto arrivino le 
correlazioni tra il volume, la forma e le alterazioni del cranio, 
e le anomalie psichiche. 

Dirò i principali fotti che emergono da Cfuesti studii. 

1. La media capacità cranica è grandissima neir nomo di 
sana intelligenza , minore negli alionati , minima nei delin- 
quenti. 

2. La media circonferenza del cranio è considerevole negli 
individui sani di mente, meno nei delinquenti e ancor meno 
negli alienati. 

8. La forma del cranio che prevale tanto negli alienati quanto 
nei delinquenti ò la brachicefalia. 

4. L'angolo facciale tende al prognatismo negli alienati e 
più ancora nei delinquenti. 

5. Lo spessore del cranio suole essere ragguardevole sì negli 
alienati che nei delinquenti anche di età avanzata. 

6. Negli alienati e più ancora nei delinquenti si trovano 
per tempo completamente saldate le suture della vòlta cranica. 

7. Anche la fossetta occipitale mediana è più frequente 



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405 

negli alienati e nei deIiiM|uentì cÉe negfli indivìdai sani di 
mente. 

9. La cubatura delle cavità orbitali, presa con sabbia secca 
priva di materie eterogenee, è maggiore nei delinquenti, mi- 
nore nei sani di mente, minima negli alienati. 

10. L* indice cefalo-orbitale, o il rapporto tra la capacità del 
eranio e quella delle orbite, è maggiore negli alienati, minore 
nei sani ai mente e ancor minore nei delinquenti. D'onde ri- 
sulterebbe che nei delinquenti ana massa cerebrale minore di 
quella degli alienati e dei sani di mente ò servita da un or- 
gano visivo più sviluppato di quello degli alienati stessi. 

11. L' indice cefalo-spinale, o il rapporto tra la capacità 
del cranio e Tarea del foro occipitale, mostra che negli alie- 
nati un midollo oblungato maggiore del normale s* innesta 
ad un cervello minore del normale , e nei delinquenti una 
massa cerebrale inferiore a quella degli alienati s* innesta ad 
nn midollo meno voluminoso di quello degli alienati stessi. 

Noi dobbiamo essere grati al valoroso dottor Tamassia per 
queste indagini che devono essergli costata non poca fatica , 
ma non garantiamo ohe altri insistendo nello stesso metodo 
non riescano a corollarii diversi ed anche opposti. Perchè quel 
che FA. ha stabilito entri nella publica coscienza, ha bisogno 
della cresima di osservazioni molto piii numerose. Egli medesimo 
confessò d'aver dedotto i suoi corollarii da un numero troppo 
limitato di crani d'alienati (N. 41) e di delinquenti (N. 66). 
Uè il metodo da lui adoperato, per quanto rigoroso e speri- 
mentale , va del tutto scevro d' obiezioni. I suoi termini di 
confronto sono troppo difficili a determinarsi. Tra i pazzi e i 
delinquenti bisognerebbe distinguere quelli che divennero tali 
per un mero accidente, da quelli che erano portati invincibil- 
mente <killa natura aUa pazzia e al delitio. Anche di quelli 
che si chiamano sani di mente bisognerebbe assicurarsi che 
essi non solo godettero costantemente perfetta salute intellet- 
lettuale e morale, ma che non aveano pur la minima dispo- 
sizione ad impazzare o a delinquere. 

L'A. notò altre anomalie di minor conto, tra le quali pri- 
meggia quella del solco laterale destro deirosso occipitale, che 
in buon numero d'alienati e in maggior numero di delinquenti 
sarebbe pìh sviluppato del sinistro. Questa anomalia è m re- 
lazione col pih frequente scaricarsi del seno longitudinale su- 
periore della dura-madre nel seno laterale destro che nel si- 
nistro, ciò che li anatomici riguardano però come cosa ordi- 
naria. 

r. 



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406 

Osserrazloni ellnléhe ed «natomiehe raccolte 

nel manicomio di Pavia — dal doti. PIO FOÀ'. 

NapoU 1874 

Sono sei osservazioni raccolte con molta diligenza , senza 
preoccupazioni scolastiche, esposte con semplicità e chiarezza, 
e alcune di esse illustrate anche con figure litografiche. 

La prima é la storia d*un maniaco, infaticabile masturba- 
toro, morto di tubercolosi miliare acuta ; nel cranio del quale 
si trovò corrispondere ad una notevole fossetta mediana del- 
Tosso occipitale l'ipertrofia delle tonsille e del verme inferiore 
del cervelletto. 

La seconda riguarda un idiota pellagroso, allotriofago, morto 
di tubercolosi , il cui cranio subscafoideo asimmetrico offerse 
a sinistra una sutura tempore-frontale mediata e a destra on 
osso Wormiano della fontanella laterale enormemente svilup- 
pato ; esso inoltre manca completamente di sutura sagittale, 
e al suo posto nel mezzo si osserva una lievissima cresta. 

La terza Osservazione tratta di un pellagroso morto di tifo; 
nel quale apparve pigmentosi diffusa a molti visceri. 

La quarta si riferisce a una donna affetta da mania di per- 
secuzione, sviluppatasi in seguito a causa morale; nel cui ca- 
davere si trovarono osteomi e calcificazioni della dura-madre, 
con atrofia delle pieghe cerebrali corrispondenti, e mioma in- 
terstiziale deirutero. 

La quinta è la storia d* un alienata cronica emorrofiliaca , 
che non aveva mai soflèrto di cuore nb di polmoni; nella quale 
si trovb una ciste ateromatosa molto grossa tra il cuore e il 
polmone destro. 

La sesta Osservazione finalmente discorre di una donna al- 
coolista con adenoma cistico della tiroidea , affetta da mono- 
mania ambiziosa, che morì d'apoplessia cerebrale. Essa riyelò 
alla sezione , oltre una vasta pozza di sangue nelV emisfero 
destro, ipertrofia eccentrica del cuor sinistro , ateroma lieve 
dell'aorta, infiltrazione adiposa del fegato e mioma interstiziale 
e flbro-miomi molteplici dell'utero. V. 



Dottor Serafino Biffi, Gerente. 



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INDICE GENERALE DELL'ANNO UNDECIMO 



Abusi dell'alcool, della venerei del tabacco e.pazzia, 88. 
Aneorìnna dell' arteria cerebrale anteriore ìmpari, 295. 
Antropofagìa in nn epilettico, 120. 
Argomenti principali trattati nel congresso d'Imola, 401. 
Arterie nntrizie del bnlbo rachidiano , 107. 
Ascoltazione del torace nelle malatìe del cervello ,181. 
Avvelenamento col cloralio idrato ( Un caso di ), 246. 

Bromnro di potassio nelle malatie nervose, 30. 

> ad alte dosi pella goarigione della corea , 119. 

» oontro r epilessia, 182. 
Bulbo rachidiano (Arterie nutririe del) , 107. 

Cardiopatie ; dei rapporti ohe passano fra le cardiopatie e le 

alienazioni mentali , 137. 
Casa di salute in Bapallo , 66. 
Catedra nuova di medicina mentale in Italia, 199. 
Cause prevalenti della pazzia in Italia fisiche o morali , 390. 
Cellule granulari (Sulla presenza e clinica significazione delle 

celiale granulari nel midollo spinale), 284. 
Cellule adipose granulari e granuli adiposi nel midollo spi* 

naie e nel cervello : loro significazione, 288. 



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408 

Cervelletto amano (Sulla fina anatomia del) , 90. 

Cheratite degli alienati , 182. 

Chiaragi ; suo ritratto , 388. 

Cisti volaminosa del cervelletto in un maniaco , 256. 

Cisticerchi nel cervello di nn epilettico, 257. 

Classificazione uniforme delle malatie mentali proposta a sco- 
po particolarmente statistico, 217. 

Classificazione e diagnosi delle malatie mentali , 241. 

Cloralio idrato (Un caso d'avvelenamento col), 246. 

Cloruro dì potassio nella epilessia , 32. 

Colonie applicate ai manicomii, 397. 

Comitati del Congresso d' Imola , 387. 

Commissioni pel futuro Congresso freniatrico, 888, 399. 

Concezioni (Sdoppiamento delle), 22. 

Congresso undecimo degli scienziati in Boma (I medici alie- 
nisti al), 41. 

Congresso (Primo congresso freniatrico italiano a Imola), 321. 

Corea guarita col bromuro di potassio ad alte dosi , 119. 

Corso di frenologia, 186.1 

Corso libero di medicina mentale , 200. 

Coxialgia nervosa (Caso di), 119. 



Decussazione dei nervi ottici , 109. 

Degenerazioni secondarie (Sopra alcuni rapporti esistenti nel 

midollo spinale umano tra le degenerazioni secondarie e i 

processi di sviluppo), 282. 
Demenza paralitica : sua anatomia patologica, 292. 
Diario dei manicomii di Pesaro , di Colomo , di Ferrara , di 

Ancona, 135. 
Diarrea vaso-paralitica dei pellagrosi , 354. 
Discussione sulla classificazione delle melattie mentali, 338. 

> sulla trasfusione del sangue negli alienati, 360. 

> sulla legge riguardante li alienati e i manicomi, 379. 
Disposizioni provisorie per il ricovero nelF Ospitale maggiere 



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409 
di Milano di pazzi a carico della Provincia in attesa del 
loro passaggio al manicomio provinciale , 269. 

Donne nei comparti degli alienati maschi « 47, 54. 

Dura-madre (Tumori primitivi della), 118. 

Elenco dei membri della Società freniatrica italiana, 70. 
Elettricità nella pazzia (Uso della), 244. 
Epilettico antropofago , 120. 
Età infantile (Malatie nella) , 29. 

> critica e malatie mentali, 177. 
Eterotopia della sostanza grigia , 113. 

Frenosi coreica , 357. 
Frenosi ipocondriache , 352. 

Qrannli adiposi e cellule adipose granulari nel midollo spinale 
e nel cervello ; loro significazione , 288. 

Latirismo, 180. 

Legge sui pazzi e sui manicomii^ 61, 878. 

Magnete e pazzi , 27. 

Malatie cardiache e psichiche, 121. 

Mania (La) semplice studiata istologicamente, 128. 

Manicomio provinciale di Aversa, 198. 

> > di Bergamo, 132. 

> > di Cdomo , 197. 

> > di Fermo , 198. 

> > di Seggio d' Emilia , 197. 

> > di S. Lazzaro a Seggio-Emilia. 298. 

> nuovo di Napoli a S. Francesco di Sales , 133. 
Manicomii criminali, 397. 

> a padiglioni disseminati , 62. 
Melancolia catalettica (Della) , 84. 
Membri effettivi della Società freniatrica italiana, 70. 
> onorarli » » 360. 



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410 

Mezzi per prevenire le tendenze distrattrici degli alienati, 

273, 276. 
Microcefalia straordinaria in un adulto , 114. 
Midollo cervicale (Sifiloma snlla porzione inferiore del), 249. 
Midollo spinale (Del cordone posteriore del), 110. 

» (1 suoi cordoni anteriori seguiti nel cervel- 

lo), 112. 

> (Nuclei liberi nella sostanza del), 258. 

» (Sue fibre nervose in rapporto col cervello), 259. 

> (Sopra alcuni rapporti esistenti nel midollo spi- 

nale umana tra le degenerazioni secondarie 
ed i processi di sviluppo), 282. 
» (Sulla presenza e clinica significazione delle 

cellule granulari nel), 284. 
Muschio (Odore di) in due idioti, 28. 

Necrologie , 69. 

Nervi ottici; loro decussazione, 109. 

Nevriasi, 179. 

NevrìUtà, 178. 

Note statistico-cliniche raccolte nelle divisioni per i maniaci 

dell'Ospitale civile di Padova dal 1867 al 1871 , 83. 
Note statistico-cliniche sugli abusi dell' alcool , della venere , 

del tabacco e pazzia , 38. 
Note statistiche della Senavretta in Milano dal 1868 al 1872, 

124. 
Nuclei liberi nella sostanza del midollo spinale , 258. 

Omicidio commesso da un vecchio in corso di lipemania con 

delirio di persecuzione , 158. 
Ordini del giorno approvati dal Congresso d' Imola, 349, 377, 

387, 397. 

Paralisi agitante (Tre casi dì) seguiti dalle autopsie , 286. 



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411 
Pazda (Se e come si possa definire la), 8, 78. 

» ereditaria, 24. 

» che consegne le malatie acute, 122^. 
Peduncolo cerebrale (Lesioni del), 253. 
Pellagra (Trasflisìone del sangue nella) , 198. 
Premi del B. Istituto I^ombardo, 403. 
Premio Fossati , 66. 
Psicosi della vecchiaia , lò7. 

Bapporto statistico del Manicomio di Bergamo , nel biennio 
1872-78, 193. 
Id. di Macerata, nel biennio 1871-72 , 191, 266. 
Id. di Perugia, per li anni 1870-71-72. 184. 
Id. di Pesaro, dal 1867 al 1872 , 190. 
Id. di S. Servolo in Venezia, nel triennio 1871-73, 260. 
Bendiconto della gestione della Presidenza della Società fre- 
niatrica italiana , 328« , 
> economico della Società freniatrica italiana, 357 . 
Bene (Bottura del) in un epilettico , 257. 
Bicovero incriminato di una mentecatta in un manicomio , 
200. 

> di mendicità d'Imola, 378. 

Sdoppiamento delle concezioni , 22. 

Sede del futuro congresso, 400. 

Sifiloma sulla porzione inferiore del midollo cervicale , 249. 

I^mpatieo (Un frammento di patologia del gran), 116. 

> (Osservazioni cliniche ed anatomiche concernenti 
la patologia del gran), 245. 

Società freniatrica italiana, 45, 49, 136, 272, 303, 389. 
Sostanza grigia (Eterotopia della), 113. 
Società di patrocinio per li alienati poveri dimessi dal fre- 
nocomio di Beggio-Eoiilia, 299. 
Statuto organico della Società freniatrica italiana , 50. 
Suicidio indiretto , 25. 



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412 

Trasfusione di sangue nella pellagra, 198. 

» > negli alienati , 271, 364. 

> > iperossigenato, 876. 

Tubercolo nel ponte di Yarolio senza sintomi speciali, 253. 
> > » diagnosticato in vita. 253. 

Tumori primitivi della dura-madre, 118. 

Vecchiaia (Le psicosi della), 167. 
Villa di salute per pazzi facoltosi, 391. 

Urina (L'addo fosforico neir) nelle malatie mentali , 117. 
Uxoricidio (In causa di), 201. 



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AUTORI 



Adriani, 120- 
Asf Burri, 62. 

Bergonei, 38, 200. 
Berthiery 241. 
Berti, 359, 362. 
^i/7ì,46,158,328, 349, 897. 
Bieeozero, 118. 
Bonfigli, 65, 341, 374. 
Bonomi, 379, 386. 
Bozzolo, 118. 
Broton-Séquard, 181. 
Brugnoni, 193. 
JBdrmanii, 121. 

Càlastri, 124. 
Cantane 180, 253. 
Cappelli, 54, 59, 67. 
Cartetti, 201. 
Co^c/K, 198 869. 
Christian, 122. 
Codronchi, 322. 
Couyba, 29. 
Curschmann^ 255. 

De Giovanni, 116. 
Dtire^, 107. 

Ebstein, 295. 
J^man, 113. 

Flechsig, 282. 
Fossa«, 66. 



Frigerio, 28, 84, 190. 

G^7/orW, 340, 859. 

flte/flrt, 90. 

É?riKi, r^45, 382, 388. 

Huppert, 22. 

lìjaschenko , 259. 

Kaateer^ 25. 

Zander, 32. 

Laneoni, 249. 

Ì6*e(fc/f; 112. 

Legrand du Saulle, 24. 

Levinstein, 246. 

im, 47. 63, 199, 201, 298, 

299, 391. 
ZrcZZt, 367. 
JDoZK, 327, 401. 
Lombroso, 50, 256, 257, 

Mandelstamm, 109. 
Jlfewdrf, 117. 
M eschede, 113. 
Jffyer, 288. 
Michaelis, 182. 
Michetti, 61, 65, 356, 366. 
Miraglia, 133, 136, 200. 

JTcri, 59, 67, 183. 



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4U 

Ohersteiner^ 258. 

Pacchiottu 350, 360, 370. 
Pierret, 110. 

Ponza, 271, 273, 371, 396. 
Porporati, 342, 355. 

Radcliife, 179. 
JJa^^i, 182. 

Salerio, 260. 
Solfanelli, 137. 
Solivetti, 28. 
Sucherlandf 177. 

Tam&t^rtm, 201. 
Tarchetti, 119. 
Tafchi'^i Bonfanii, 158. 
TfeòaWi ^., 33. 
r^es, 284. 



««, 177. 
Tonino, 191, 266. 
To^eHi, 357, 378, 
2Votsi(5r, 286. 

UUersperger, 30. 

r^Toa, 3, 42, 50, 72, 217, 

276, 324, 363, 405. 
Visconti, 119. 
Voisin, 123. 
Vulpian, 178. 

TTcft^r, 258. 
Wille, 167. 
TTf^Ziam^, 244. 

Zani, 46. 
^oja, 114. 



mrini ■■OHM»' 



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ARCHIVIO ITALIANO 

PBR LB 

MALATIE NERVOSE 

E Pili PARTICOLARMENTE 
PER LE 

ALIENAZIONI MENTALI 



0R6AI0 BELLA SOCIETli FREIIATRICA ITALIANA 

Diretto dai Dottori 
ANDREA VERGA 

Ptalltison di mcdlobi» mutala iwU'Ofpital» nnsgloie di MilaBO, 

SERAFINO BIFFI 

Hedieo-DiMtlore éèì pTirato Hudoomio » San ColfO« 



ANNO DODICESIMO 



STABIUMEMTO DEI FRATELLI RECHIBDEI 
1875. 



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MEMORIE ORIGINALI 

Sulla cura della diarrea vaso-paralitica dei ca- 
chettici. — Comunicazione preventiva del dottore 
C. BONFIGLI, medico'direttore del manicomio prò- 
vinciate di Ferrara. 

(Letu neirjtdaoaoza del 23 settembre 1874 del primo Googresso 
fì*euiatrico Italiano). 

La diarrea che 8i presenta specialmente in persone 
cachettiche ed affette da malattie del sistema nervoso» 

— che consiste in evacuazioni alvine frequenti di ma- 
terie in massima parte sierose,* — che resiste ostina- 
tamente ad ogni cura operata per mezzo degli astrin- 
genti, dei narcotici, degli alteranti, ecc., — che per 
solito non è accompagnata da sensibilità accresciuta 
del ventre alla palpazione, da lingua intonacata, ecc., 

— e che alla necroscopia il più delle volte non mo- 
stra altro substratum anatomico, all' infuori di un leg- 
giero arrossamento della mucosa intestinale, — io 
chiamo diarrea vaso-paralitica. Tal nome mi sembra 
che meglio d* ogni altro possa convenirle, perchè v'ha 
ragione di credere , che possa esser prodotta da pa- 
ralisi dei nervi vaso-motori della mucosa degli inte- 
stini, causata da deficiente innervazione per malattia 
dei centri relativi, o per partecipazione dell' intero si- 
stema nervoso alla cachessia generale. — Osservo di 
volo, che la natura essenzialmente nervosa di tale 
diarrea si sostiene anche con analogie dedotte dalle 
sperienze fisiologiche, in quanto che uno dei fenomeni 
che soglionsi costantemente presentare negli animali 
a cui si è tolto il cervello è appunto la diarrea. 



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4 

Contro questa diarrea speciale, che, nei nostri ma- 
nicomi particolarmente, è causa prossima della morte 
di molti malati, si è esperimentato ogni rimedio, ma 
quasi sempre inutilmente ; i soli malati che. si riesce 
a salvare, sono quelli, che non ancor giunti all'ultimo 
grado di cachessia, sono ancora sensibili ad una cura 
tonico-ricostituente, ed allora solo vediamo la diarrea 
svanire man mano che la potenza dell' innervazione 
si accresce. In tutti gli altri casi, io ricordo aver ten- 
tato, ma invano, tutti i rimedi dai pratici suggeriti, 
come r oppio, V ipecacuana, la noce vomica, il tannino, 
la radice di colombo, il chinino, il bismuto, il nitrato 
d'argento, ecc., tutto al più in qualche caso riuscivasi 
a diradare la frequenza delle evacuazioni con V uso 
degli oppiacei, forse perchè questi rendendo meno sen- 
sibile la mucosa dell' ultimo tratto del crasso , face- 
vano si, che più di rado si operassero i movimenti ri- 
flessi che promuovono la defecazione. In un caso solo 
r applicazione della corrente elettrica indotta, ripetuta 
per molti giorni, mi servì forse ad arrestare la diar- 
rea in un pellagroso cachettico, che così potette mi- 
gliorare in nutrizione e indi guarire. In qualche altro 
caso però anche questo sussidio terapeutico riuscì inu- 
tile nelle mie mani. 

Di fronte a questo stato di cose è naturale che an- 
ch' io , al pari di molti altri medici dei manicomi , 
torturassi la mia mente, perchè mi suggerisse un mezzo 
per oppormi ad una tanto esiziale manifestazione mor- 
bosa. — Dominato da questo pensiero , non ha gran 
tempo , andava leggendo un lavoro del dottor Sasse 
suir azione fisiologica del clorato di potassa , ed ap- 
prendendo da esso, che questo rimedio sembra agire 
aumentando la contrattilità della tunica muscolare dei 
vasi, senz' altro cercare, cioè senza occuparmi di chia- 



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rire il punto controverso» se tale azione si debba al- 
Facido dorico o alla potassa, pensai che il suddetto 
medicamento dovesse pur trovare la sua indicazione 
nella diarrea a cui cercava rimedio, e mi detti subito 
a sperimentarlo. 

I risultati ottenuti sottopongo ora alla coùsidera- 
zione dei colleghi mediante un' esposizione sommaria 
dei fatti: 

Osservazione I. — L. LenMi, vedova, d*aimi 40, contadina 
povera, da molto tempo cibavasi solo di polenta e beveva 
acqna. Il complesso sintomatico, che dicesi pellagra^ erasi 
mostrato in lei da vari anni. LMnverao 1873-74 ha cominciato 
a farsi taciturna , sgarbata e a delirare, specialmente in ma- 
teria di religione. Viene ammessa al manicomio il 26 marzo 
1874. — Si nota dimagramento generale notevolissimo, colo- 
rito terreo, sguardo fisso, incertezza nei movimenti, polsi pic- 
coli, calorificazìone sotto la media normale. Ha diarrea di 
materie sierose ; la sete non ò accresciuta, la lingua è pulita 
r appetito smisurato. — Dal 26 marzo al 6 aprile fu curata 
con laudano, polveri del Dower e dieta conveniente. — • 6 aprile: 
la diarrea persiste immutata; si prescrìve il tannino. — 15 
aprile: persistendo la diarrea, si unisce Toppio al tannino- 
— 29 aprile: continua la diarrea; si prescrivono due grammi 
di clorato di potassa in 100 di acqua da consumarsi epicra- 
tìcamente ogni giorno. — 1 maggio : la diarrea è diminuita 
per quantità e qualità delle scariche. — 7 maggio: Da due 
giorni la malata non va di còrpo. Si sospende Y uso del clo- 
rato. — Da questo tempo ad oggi (20 sett.) la diarrea non si 
è pia presentata, la malata ha guadagnato progressivamente 
in nutrizione e le facoltà intellettuali si sono abbastanza rior- 
dinate. 

OssBBVAzioHB II. — T. Storori, d* anni 56, coning., conta- 
dina povera, sempre malaticcia e di aspetto cachettico, è stata 



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6 

rìeoverata 4 volte nel mauicomio di Ferrara, perchè affetta da 
delirio triste con idee religiose. L* ultima volta è stata am- 
messa il 9 maggio 1874. — Airammissione mostravasi palli- 
dissima, denutrita e debole da non r^gersi in piedi. L'intelli- 
genza mostrayasi alquanto disordinata, in quanto che l'inferma 
parlava molto e a preferenza di cose religiose. Eravi diarrea 
gravissima con dejezioni di materie sierose; lingua pulita, ap- 
petito conservato. — Sino agli 8 giugno trattata con gli op- 
piacei ecc., nessun mutamento nella qualità e quantità delle 
dejezioni alvine. Si prescrivono 3 grammi di dorato di pò- 
tassa in 100 di acqua, da ripetersi ogni giorno e da consu- 
marsi epicralicamente. — Il 9 giugno : una sola scarica nella 
notte; il 10 nessuna; TU una dejezionedi materie configurate. 

— In seguito la diarrea non si è piti presentata, eccettoc&è 
per due o tre giorni al primo variare della temperatura, ce- 
dendo^ perb prontamente sotto l'uso di poche gocce di laudano. 

— La cura tonica-ricostituente, ha ora migliorato le condi- 
zioni generali dell'inferma ed è scomparsa ogni traccia di di- 
sordine intellettuale. 

OssBRvizioHB lU. — T. Billij vedova, d'anni 70, accattona, 
pellagrosa da parecchi anni. È loquace e commette atti ridi- 
coli al pari di una bambina. È ammessa il 27 giugno 1874. 

— È una donna alta, di buona complessione, ma piuttosto de- 
nutrita, fe priva di tutti i denti, presenta eritema al dorso 
delle mani. Il 30 giugno è presa da diarrea, che continua non 
ostante una dieta conveniente e pozioni laudanizzate. Le de- 
jezioni sono frequenti, abbondanti e molto sierose. — - Il 4 lu- 
glio si prescrivono due grammi di clorato di potassa secondo 
la solita formola ; il 5 le scariche alvine sono meno abbondanti e 
costituite da materie piìi consistenti; il 7, 8, 9 e 10 conti- 
nua il medesimo stato; nei giorni successivi si ha appena una 
scarica nella notte. — U 17 le materie presentansi configu- 
rate. — - Sino ad ora la diarrea non è piti ritornata, e la ma- 
lata ha guadagnato in nutrizione, in forza e in intelligenza. 



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7 
OflsiBTAziONi IV. — L. Andreetti, d* anni 41 , conjugata, 
povera contadina, pellagrosa da anni, è stata altre volte al 
manicomio. La madre ò morta sitofoba per pellagra, il padre 
tubercoloso. Ai primi di giugno 1874 ò presa da insonnia, ce- 
falea, prostrazione di ibrze, smania di giroragare e tendenza a 
suicidarsi per annegamento. È ricevuta nel manicomio il 17 
giugno. Qui mostrasi denutrita in grado massimo e stupida ; 
Tappetito è buono. Il 28 è presa da diarrea sierosa, che dura 
immutata sino al 2 luglio non ostante le «olite cure. — 2 lu- 
glio : si prescrivono 3 grammi di dorato di potassa. Il 4 la 
diarrea ha notevolmente diminuito per quantità delle sca- 
riche e per qualità delle materie. Il 9, essendosi continuata 
la stessa cura, la diarrea era cessata completamente ed era 
avvenuta una dejezione di fecde configurate. — Nel mese di 
agosto, mentre avea già molto migliorato anche in nutrizione, 
fu presa da febbre migliarosa che ebbe breve durata e che ter- 
minò con la guarigione. Ora sta discretamente; è quieta, la- 
vora, ragiona rettamente e mostrasi solo un po' tarda d'intel- 
ligenza. 

OssxBvizioHx V. — Mi Amadea^ conjugata, d'anni 40, con- 
tadina, isterica e pellagrosa. L'anno scorso mostrò pure per 
due mesi Tintelligenza disordinata. — È accolta nel manico- 
mio il 24 giugno 1874. È denutrita, priva di forze, con eri- 
tema al dorso delle mani ; ò mesta, risponde lentamente e dice 
di star molto male; ha diarrea. — U 26 giugno la diarrea si 
sospende con Fuso delle pozioni laudanate. — 15 luglio: è 
tornata la diarrea con scariche sierose frequenti ed abbondanti; 
polveri del Dower con estratto di noce vomica. — 24 luglio: 
la diarrea ha sijBmpre continuato senza mutamenti; clorato di 
potassa grammi 3. — 31 luglio: la diarrea da alcuni giorni 
ò diminuita; si hanno solo due scariche nella notte. — 10 ago- 
sto: la diarrea ò cessata; si sospende Tuso del clorato. — Ora 
sta bene e va di corpo regolarmente. 



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8 

OssBBTAzioHi VI. — C. (xoUerani^ conjagata, d' anni 40, 
contadina povera. Padre, madre e dae sorelle sono stati alie- 
nati di mente. Ha sofferto la fame. Ai primi di giugno di 
quest'anno ha cominciato ad accusare male ai piedi e alle 
mani, a ragionare e ad agire inco^entemente. È accolta nel 
manicomio il 16 giugno. — Denutrizione massima, eritema 
alle mani, color terreo alla faccia, diarrea di materie sierose^ 
che data da molti giorni. Si prescrive subito il clorato di pò- 
tassa alla dose di 2 grammi al giorno. — Il giorno appresso 
la diarrea ò diminuita, il 22 è cessata e si sospende il medi- 
camento. — Il 26 torna la diarrea e si ritorna air uso del 
clorato, alla dose di 3 grammi al giorno. Il 2 luglio persi- 
stendo la diarrea, ed accusando 1* inferma qualche dolore di 
ventre, si unisce ogni giorno un grammo di laudano alla so- 
luzione di clorato. 

n 5 si nota che ò diminuita la quantità delle scariche. — 
17 luglio: persistendo la diarrea (due scariche sierose e ab- 
bondanti ogni giorno), si abbandona Fuso del clorato e si ri- 
corre alle polveri del Dower con estratto di noce vomica. — 
24 luglio : non avendo apportato utile alcuno l'ultima prescri- 
zione, si ritorna all'uso del clorato alla dose di grammi 4 al 
giorno. Dopo due giorni di cura, si' ha una sola scarica di 
materie poltacee, e dopo pochi altri giorni, essendo le feccie 
configurate, si sospende il medicamentOi né più è tornata la 
diarrea. Ora sta bene, ha guadagnato in nutrizione e presto 
andrà a casa. 

Osservazione VII. — B. -Bo«om', d'anni 37; contadina, pel- 
lagrosa da 6 anni, ha avuto un fratello pazzo ed ha vissuto^ 
nella più squallida miseria. Da qualche tempo ha incominciato 
ad avere le forze pih abbattute ed a patire d' insonnia, tri- 
stezza e debolezza intellettuale. Viene accolta nel manicomio 
il 6 aprile 1874. — Fisonomia stupida, nutrizione scadente, 
sguardo vago, lentezza nel rispondere, apatia. — Nei primi 
giorni /deve essere alimentata con la sonda esofagea; dopo poco 



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9 
tempo migliora e mangia da aè. Soffre in seguito di febbri 
intermittenti, che presto vengono debellato col cbinino. — Alla 
metà del mese di maggio è presa da plenrito con scarso es- 
sudato sieroso. — Ai primi di giugno è gnarita dalla plenrito 
e comincia ad arere diarrea; le scariche alvine sono prece" 
àute da lievi dolori addominali. Le care ordinarie continuato 
sino al 24 gingno non danno alcun risaltato. Si prescrìve il 
clorato alla dose di dae grammi al giorno. Il 28 il nnmero 
delle dejezioni alvine da 10 o 12 è ridotto a dne nella gìor* 
nata; le matorìe sono però sempre molto prosciolto. — 17 lo- 
glio: ogni giorno l'inferma ha nella mattina due scariche di 
matorìe diarroiche ; si sospende il clorato e si somministrano 
le polverì del Dower. — 24 lagHo: nessun mutamento nella 
diarrea; si rìtoma all'uso del clorato alla dose di 4 grammi 
al giorno. — 28 agosto: medesimo stato; la dose del clorato 
si porta a 6 grammi La malato presento congiuntivito catar- 
rale doppia. — 10 settembre: La diarrea persisto; si hanno 
in media due scariche al giorno, però sempre accompagnate 
da dolori di ventre, che si risvegliano anche sotto la palpa* 
rione ; Tesarne fisico fi» rilevare un lieve versamento libero 
nella carità del peritoneo. La congiuntivito ha migliorato. — 
Non trovando ultoriore indicanone l'uso del clorato, se ne so- 
spende la somministrazione. 

OssBBViziOHB Yin. — T. M€i8oUif coujugata, 46 anni, con- 
todina estremamento povera. Verso la fine del mese di mag- 
gio 1874 comincia a mostrarsi inquieta senza motivo, e tenta 
percuotore le persone che l' avvicinano. Entra nel manicomio 
{l 4 giugno. — Denutriaone massima, color terreo della pelle, 
eritema al dorso delle mani; è mesta e taciturna. — L'il 
giugno ò presa da diarrea; evacuazioni sierose frequenti ed 
abbondanti. U laudano ecc. non apportano miglioramento. Il 
16 comincia a darsi il clorato alla dose di 3 grammi al giorno, 
n 19 la diarrea è diminuito, il 25 è completomente cessato. 
— - Benché cessato la diarrea, la nutrizione dell' inferma non 



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10 

migliora affatto; sta quasi sempre in letto perchè mal si regge 
sulle gambe; è sucida e come ebete. ^ 9 settembre: rinfbrma 
ha avuto questa notte parecchie scariche diarroiche; clorato 
di potassa grammi 5 — 10 settembre: nessuna dejezione al- 
vina. — 12: una scarica. di materie sierose. — 13 settembre: 
da ieri a stamane tre evacuazioni di feccie prosciolte : dorato 
di potassa grammi 6. -* 14 settembre : ieri nessuna dejeziouf , 
stamane una; clorato grammi 7. — 15 settembre: non è anr 
cera andata di corpo. — 16 : nessuna scarica. — 17: nella notte 
due scariche di materie semìsolide. — - 18: nessuna dejezione. 
— 19: È andata di corpo una sola Tolta; le materie sono 
consistenti, ma non ancora configurate. — 20: ieri ha avuta 
una delle solite dejezioni. 

Ossebvàzionb IX. — P. Bonearà^ Tedova, di 56 anni fa ri- 
cevuta nel manicomio per mania grave il 17 giugno 1867. Al- 
lora era dimagrata ed oligoemica. Dopo qualdie mese migliorò 
in nutrizione e divenne a poco a poco calma e ragionevole. 
Da indi in poi ogni anno, dopo essere stata per qualche tempo 
malaticcia, ricade neiroligoemia, a cui sempre si associa de- 
lirio farioso. — QnesVanno verso la fine dell* accesso (24 lu- 
glio) è stata presa da proftisa diarrea. Si somministra il do- 
rato di potassa alla dose di grammi 3 al giorno. -* Il 26 la 
diarrea è diminuita, il 29 dello stesso mese è comj^letamente 
cessata. — La malata ora sta discretamente, ò quieta e lavora. 

OssuvizioHB X. — J. Tamonij d*anni 88» celibe, contadina 
povera, nata e cresciuta fra gli stenti, fa mestruata la prima 
volta a 25 anni. Nel 1802 dette segni di alienazione mentale, 
che scomparvero dopo 7 mesi. Nel 1872, alUepoca della rotta 
del Po, faggendo l'inondazione, comindò a mostrare nuova- 
mente disordine delle idee, ad accusare cefalea e ad abbando- 
narsi ad atti incoerenti. -^ In tal modo ha continuato a vi- 
vere presso la sua fiimiglia sino ai 18 agosto 1874, in cui fu 
condotta e ricevuta al manicomio. — AI ricevimento si nota 



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11 

nello stato piesente: donna di aspetto lurido, pannicolo adi- 
poso e masse muscolari atrofiche; eritema pellagrosa al dorso 
delle mani e dei piedi, al collo e alle sp^e; inettitudine a 
stare diritta sulle gambe; polso e respirazioni lenti. — Nei 
primi giorni qualche volta mancia spontaneamente e qualche 
altra ricusa il cibo; non risponde alle interrogazioni, è stu- 
pida. — HI settembre è presa senza causa alcuna da diarrea; 
le scariche alfine sono sierose, frequenti e abbondanti. Si pre- 
scrive il durato alla dose di 4 grammi, e siccome la malata 
ricusa tutto ciò che abbia apparenza di medicamento, viene 
somministrato disciolto nel vino. — Il 4 settembre essendosi 
osservata appena una diminuzione della diarrea, la dose del 
clorato si porta a 5 grammi. — 8 settembre: la diarrea è 
cessata; evacuazione di feccie cilindriche. — 11 settembre: sta- 
notte tre scariche diarroiche; la malata ha molto appetito: 
clorato di potassa, grammi 6. — 12 settembre: ieri due sca- 
riche di materie poltacee, stanotte nessuna. — 13 detto: non 
è più andata di corpo. — 14: sino a stamane nessuna scarica ; 
ogp, nel pomeriggio due dejezioni di materie prosciolte. — 
15: stanotte e staniane non è andata di corpo. — 16: nes- 
suna scarica. —17 e 18: tre scariche di materie poltaoee. — 
19: nessuna evacuazione. In questi ultimi tempi la malata ha 
alquanto acquistato in nutrizione; oggi si alza di letto e sì 
regge bene in piedi. — 20. Nessuna dejezione. 

OssBRViziOHE XI. — A. Oaldinoni^ d'anni 19, nubile, pò- 
vera, di complessione gracile, soggetta a cefalea sin dall* in- 
fanzia, non ancora mestruata, in seguito ad insolazione prolun- 
gata e dopo aver sofferta una malattia di petto (f) febbrile, 
comincib a delirare e ad abbandonarsi ad atti incomposti ed 
incoerenti. Fu ricoverata nel manicomio il 4 luglio 1874. — 
È denutrita, pallida, debole ed ha un aspetto da ebete. Non 
mangia se non viene imboccata; emette le orine e le feccie 
senza dar segno di accorgersene, si leva di letto appena si 
cessa dal sorvegliarla e resta in piedi in mezzo alla oamera 



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12 

come una statua. -- Il 12 laglio comincia ad avere molte scarì- 
obe diarroiche. Si prescrivono parecchi rimedi, ma inatilmente. 
Il 26 8ì comincia a dare il clorato di potassa alla dose di tre 
grammi al giorno. Dopo due giorni il numero delle dejezioni al- 
vine diminnisce (3 a inelle 24 ore) e le materie sono meno pro- 
sciolte. Si eleva di un grammo la dose del clorato. — In 
tutto il mese di agosto la diarrea ha continuato sempre, ben- 
ché in lievi proporzioni ; sono passale anche 24 ore senza al- 
cuna evacuazione, ma ogni dejezione è sempre costituita da 
materie diarroiche. — Il 4 settembre la dose del clorato è 
^pinta ai 7 grammi al giorno. Nei giorni successivi si hanno 
una due scariche alvine ogni 24 ore di materie poltacee. — 
10 settembre: clorato di potassa grammi 8. L* inférma man- 
gia con molto appetito ed anzi non si contenta del regime die- 
tetico a cui è sottoposta. La maggior parte del giorno sta in 
uno stato di perfetta apatia, da cui si ridesta solo in seguito 
a scosse ripetute; allora parla e risponde alle interrog^oni 
abbastanza assennatamente. Nella mattina una scarica poco 
abbondante di materie semìsolide. — 11 settembre: stamane 
nn^altra dejezione alvina di materie aggregate benché nel vaso 
natanti nell* orina. La malata pare abbia V intelligenza più 
pronta. — 12 : ieri nessuna dejezione, stamane una poco ab- 
bondante. — 13 e 14 : una scarica al giorno poco abbondante 
e di materie sempre più consistenti. — 15: idem. — 16 set- 
tembre : stamane due scariche alvine di materie alquanto più 
IMTOSciolte; la malata dice aver sofferto freddo nella notte. — 
17 : nella mattina una dejezione di materie più consistenti. 
— 18 : idem. — 19 : idem. 

OssBBVAzioOT XII. — B. Jforwtfott», vedova, d'anni 60. Da 
due anni è malaticcia e tossicolosa, da due mesi va soggetta 
ad insonnia ed allucinazioni. È povera e si è sempre nutrita 
di polenta ed acqua. Il 1 marzo 1874 fu condotta all'Ospedale 
civile, da dove venne trasferita al manicomio il giorno 5, 
perchè il medico curante la dichiarò in stato di dementa fu- 



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13 

rente. — Qui si notò una donna tranqaiUissima, denatritaal 
massimo grado, stremata di fòrze ed affetta da profusa diar* 
rea. — Sino al 20 aprile la diarrea fu combattuta inutilm^ite 
con vari rimedi. Frattanto ai erano formate al sacro vaste 
piaghe da decubito cancr^ose. Si prescrivono due grammi di 
eìorato di potassa. — 23 aprile: nessuna dcgesione alvina; si 
sospende il clorato ; le piaghe di decubito si estendono non 
ostante le cure locali. — 27 aprile: le feccie sono di consistenza 
normale. — 2 maggio: è tornata la diarrea, si prescrive nuo- 
vamente il clorato. ^ 7 maggio: la diarrea è cessata; la ma- 
lata ò debolissima, le piaghe di decubito hanno un pessimo 
aspetto. — 8 maggio: la malata muore nel collapsus alle 4 
e mezza pom. Alla Sessione^ nessuna alterazione nel tubo ga- 
stro-intestinale àll'infuori d'ana lieve injezione arborescente in 
qualche punto circoscritto della mucosa dei tenui. 

OssEsvAzioNi Xni. — M. Manfrini^ celibe, d'anni 34, con- 
tadina povera. Sin dai primi anni di vita si è mostrata idiota. 
Sembra che da molto tempo andasse soggetta ad accessi epi- 
lettici. Essendo inoffensiva, è stata tdlerata nella sua fami- 
glia sino al maggio 1874. In questo tempo però essendo di- 
ventata inetta a levarsi di letto e a stare in piedi, e per con- 
seguenza ad esercitare il mestiere di accattona, i parenti ne 
procurarono il ricovero nel manicomio, col pretesto che ten- 
tava incendiare le altrui proprietà. Al suo ricevimento (5 mag- 
gio) si trovò una giovane di aspetto abbrutito, denutrita al 
grado massimo, con labbra nerastre, alito fetente, gengive 
gonfie e sanguinanti, cicatrici di data pih o meno antica alla 
fronte e al naso, gonfiore quasi erisipelaceo al dorso delle 
mani e sulla fieuscia estema degli avambracci, gamba sinistra 
gonfia e sparsa di macchie livide; ebetismo completo; nessun 
suono articolato. Evacuazioni alvine firequenti ed inavvertite di 
materie sierose. — Clorato di potassa due grammi al giorno. 
— 7 ma^o : diarrea diminuita. — 10 maggio: la diarrea ò 
cessata. — Dallll al 15 : gruppo di accessi epilettici — Il 
30 màggìOy ritornano la diarrea e gli accessi epilettici^ «he 



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vengono ad ogni momento. Si formano al sacro delle piaghe 
di decabito. Non ostante la cnra antiscorbatica le condizioni 
della bocca peggiorano. Si toma a prescrìvere il clorato, ed 
anche qnesta volta dopo dne giorni cessa la diarrea. — Il 4 
gingno la stomatite e le piaghe di decubito hanno preso un 
aspetto cancrenoso; il 10 ritoma la diarrea. La malata muore 
nel collapsus il 22 gingno, dopo essersi notevolmente estesa 
la cancrena alla bocca e al sacro. Alla Seziane gV intestini 
tenui si trovarono normali; solo la mucosa delFintestino retto 
fu trovata ingrossata e coperta di un essudato aderente. 

OsaBBVÀziom XTV. — E. Rie§oli^ d*anni 45, conjugata, po- 
vera tessitrice di campagna, in seguito a fatiche esagerate ed 
a scarsa alimentazione denutrìsce notevolmente e nel marzo 
1874 comincia a delirare, mostrando tendenza al suicidio e 
idee religiose. Qualche riguardo, il riposo ed una migliore nu- 
trizione la guarirono in breve tempo. Bitornata però subito 
sotto riiifluenza delle stesse cause, ai presentò nuovamente il 
delirio ed il 20 luglio 1874 fu trasferita al manicomio. — Qui 
si nota, che la malata è molto magra, che anche i suoi mu- 
scoli sono atrofici e che appena si regge in piedi; parla a 
stento, quasi come un'apoplettica. — Il 26 laglio è presa da 
diarrea di materie sierose, senza perdita d* appetito e senza 
dolori di ventre ; si prescrive il clorato a 3 grammi; il 28 la 
diarrea è cessata. Il 29 la malata ha febbre e durante que- 
sta ragiona rettamente ed accusa molta sete. Nei giorni suc- 
cessivi la febbre continua con lievi remissioni nel mattino; 
tendenza al sopore; cateterismo per paralisi vescicale; lingua 
secca e coperta d'intonaco fuliginoso; ventre gonfio; tumore 
di milza; morte nel coma il 9 agosto, senza che la diarrea si 
fosse più presentata. — Alla SeHone^ intestini tenui e crassi 
di aspetto normale. 

OssEBVAziora XV. — A. Diególi, d'anni 41, contadino po- 
vero, coniugato. Ha sempre difettato di mezzi igienici ed ali- 



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15 

n^ientari; un fratello ed una sorella sono morti di cachessìa 
pellagrosa, il padre mori per apoplessia cerebrale. Quando fa 
ricevuto nel manicomio il 27 maggio 1874^ da sette mesi era 
affetto da diarrea profosa, prostrazione delle forze e debolezza 
intellettaale ; da 20 giorni non dormiva che pochissimo e si 
abbandonava ad«atti incoerenti (si levava di letto, cadendo 
poi in terra, rompeva ciò che gli capitava fra le mani); emet- 
teva le orine e le feccie senza dar segno di accorgersene. Una 
cara fatta in famiglia con astringenti e ricostitaenti a nulla 
aveva giovato. Fa trasferito al manicomio, perchè a casa non 
avevano più biancheria per cambiarlo. — Qui si notò un in- 
dividuo cachettico al massimo grado, inetto a reggersi in piedi 
e ad articolare parola, con labbra aride ed occhi infossati ; 
ogni tanto si osservavano contrazioni fibrillari dei muscoli del 
volto e del collo ; posto a letto, ogni mezz'ora circa aveva una 
scarica di materie diarroiche e quasi sierose. Si prescrive il 
clorato di potassa^ ed 11 giorno 29 non va mai di corpo; frat- 
tanto lo Htato generale dell'infermo peggiora e non può piìi 
deglutire nò cibi, nò medicamenti. Il 80 torna la diarrea ; il 
malato cade nel sopore e muore la mattina del 31 nìaggio. 
— Alla Beinone si trova la sierosa dei tenui injettata, le 
loro pareti assottigliate, e nella mucosa qua e là delle mac- 
chie echimotiche. 

Dalle osserTazioni di sopra esposte, benché ancora 
poco numerose, mi pare possano già trarsi i seguenti 
coroUaij : 

1. Il clorato di potassa esercita senza dubbio una 
azione favorevole nei casi di diarrea vaso-paralitica; 
tale azione si manifesta spesse vòlte anche nel primo 
giorno dì somministrazione del rimedio. 

2, Occorre insistere nella cura per più giorni, af- 
fine di ottenere la cessazione completa della diarrea, 
ed è necessario aumentare la dose del medicamento 
a seconda della gravità del caso. 



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I 



16 

3. Cessata razione immediata del rimedio, cessano 
anche gli effetti favorevoli che ha prodotto > se frat- 
tanto non si è migliorato lo stato generale dell' in- 
fermo; riprendendo però Fuso del clorato, i detti ef- 
fetti tornano a mostrarsi di nuovo (Oss. VI. XII. 
XIII). 

4. Nei casi più gravi di cachessia, congiunti a de- 
pressione massima delF innervazione, il clorato agisce 
più lentamente ; la diarrea sotto il suo uso diminui- 
sce , ma non cessa o ritorna facilmente , e sono ne- 
cessarie dosi più forti del rimedio (Oss. VI, Vili. X. 
XI. XV). In tali casi è a credersi, che la paralisi 
vasomotoria sia tanto avanzata da non poter essere 
modificata che poco dallo stimolo medicamentoso, o 
che siano avvenuti mutamenti organici consecutivi, 
nelle pareti dei vasi (degenerazione grassosa e ami- 
Ioide) e nella mucosa intestinale (stravasi, ulcera- 
zioni ecc.). 

5. n clorato di potassa poco o nessun utile arreca 
quando la diarrea è mantenuta da processi attivi 
nella mucosa degli intestini (enterite catarrale ecc.). 
(Osser. VII). 

6. Per analogia il clorato di potassa dovrebbe riu- 
scir giovevole anche nella diarrea senile, nella pro- 
dromica del colera, ed in certe diarree sierose dei 
paesi caldi. (Un continentale stabilito in Sicilia, da 
lungo tempo soggetto a diarrea, trasse un utile im- 
mediato dall'uso del clorato che io gli prescrissi). 

7. La dose del medicamento può variare dai 2 ai 
10 grammi nelle 24 ore secondo la gravità del caso. 

Queste conclusioni dedotte da osservazioni ancora 
troppo scarse, verranno avvalorate o distrutte da espe- 
rimenti successivi, che raccomando ai miei colleghi. / 
disinganni in terapeutica sono troppo frequenti, e ci 



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autorizzano ad accogliere con una certa riserva ogni 
nuovo metodo di cura; alla sola pratica lunga e co** 
scienziosa spetta il dargli o no la sanzione. — Noto 
qui solo, che io non pretendo aver trovato lo speci- 
fico per curare tutte le diarree dei pellagrosi ecc. ; 
ciò è impossibile ; alcune sono assolutamente incura* 
bili per r avanzata atrofia dei centri d'innervazione , 
o per processi secondarj sviluppatisi negU intestini o 
nelle pareti dei vasi, altre, perchè non congiunte a 
cachessia grave, guariscono anche senza il mio rime- 
dio, ma molte però, che curate altrimenti, finirebbero 
coll'esaurire il malato, io credo che possano col clo- 
rato esser vantaggiosamente combattute. 

Aggiunta 

Sino ad oggi, 16 ottobre, la Masotti {Osserv. Vili), conti- 
nua ad evacuare feccie prosciolte non osùnte Tuso del clorato 
di potassa; mangia, ma non si nutrisce, sta sempre in letto, 
non paria, ò in stato di stupidità completa ed è sudicia ; il 
numero delle evacuazioni ^ però limitato a due o tre nelle 24 
ore ; qualche giorno non è andata affatto 4i corpo ; sospen- 
dendo il clorato, il numero delle dejezioni si accresce. — È 
UH insuccesso, ovvero esistono già nella malata alcune di quelle 
condizioni che rendono inutile ogni cura? Quest* ultima sup- 
posizione diventa più che probabile, quando si ponga ben mente 
allo stato di cachessia gravissima in cui si trova Tinferma. 

La Tamoni (Osserv. X), non ha più avuto diarrea; si ò 
cessato dal somministrarle il clorato; ha guadagnato in nu- 
trizione, ma le sue funzioni intellettuali non si sono affatto 
ridestate. Adesso mostra tendenza alla stitichezza ed occorrono 
spesso dei clisteri per provocare la defecazione. 

La Caldinoni (Osserv. XI), è perfettamente guarita della 
diarrea ; ha molto guadagnato in intelligenza e in nutrizione, 
n 14 ottobre è stata anzi per la prima volta mestruata. 

In questi ultimi tempi il numero delle mie osservazioni si 
è accresciuto di altre due; i malati relativi sono già guariti 
perfettamente della diarrea sotto V uso del clorato. 
Ferrara^ 16 ottobre 1874. 2 



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Trasfusione del sangue — Comunicazione di AN- 
TONIO MICHETTI. 

(Letta al 1/ Congresso dei medici alieoistì in Imola). 

Le prime trasfusioni di sangue umano defibrinato fu- 
rono operate nel manicomio di Pesaro durante la Dire- 
zione del chiarissimo Lombroso ; e di queste V attuale 
Tice-Direttore dott. Frigerio rese conto in una nota pub- 
blicata nella serie 3* volume XXIV del Raccoglitore 
Medico. Io ebbi sempre in pensiero di esperimentare 
questo mezzo di cura, che per molte ragioni stimava de- 
gnissimo di studio: ma non fu che negli ultimi mesi del 
1878 che potei accingermi air opra in due casi dì tifo 
pellagroso. Per verità gli effetti, se non corrisposero pie- 
namente alle mie speranze, in quanto i soggetti sui quali 
resperimento venne eseguito si trovavano in condizioni 
fisio-patologiche deplorevolissime, non ebbi però neanche 
motivo a sconfortarmene, nessun inconveniente avendo 
seguita Toperazione, 

Sospesi ciò non pertanto pel momento, nuovi esperi- 
menti, anche perchè lo strumento di cui ci servimmo, la 
siringa semplice, ed il processo operativo poco mi per- 
suadevano. Io aveva però sempre fermo nelP animo che 
Pillustre Albini avesse impresso un grande e prezioso 
impulso a questo punto della terapeutica, e mi teneva 
sicuro che, quando che fosse, la trasfusione immediata 
avrebbe risoluto trionfolmente il difficile problema della 
sua efficacia! 

È superfluo il dire che le sapienti considerazioni fisio- 
patologiche deir Albini istesso, le precise osservazioni del 
De-Belina, le esperienze del Panum, ecc. ecc., allonta- 
nando i timori che potevano sconsigliare la trasfusione^ 



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ne incìtayano alla prova; tanto più che resi quasi im- 
possibili i perìcoli, mercè la. perfezione degli strumenti, 
la ragione fisiologica pareva ne additasse chiaramente 
r indicazione. 

Quando pertanto lessi la relazione dell'amico e collega 
prof. Ponza sui risultati della trasfusione del sangue ar- 
terioso pecorino, osservati da lui, nel manicomio di Reg- 
gio dove il bravo prof. Caselli l'aveva operata sopra un 
malato affetto da lipemania stupida, io sentii più forte 
risorgere la brama di non essere ultimo a prestare agl'in- 
fermi che mi sono affidati questo, che fin d'allora repu- 
tava potentissimo soccorso. 

Presi opportuni concerti coi dottori Giambattista Fab- 
bri, che più volte aveva praticatala trasfusione del san- 
gue umano defibrinato secondo il processo del Ruggì e 
Blessich, cui era grandemente a cuore il provare gli ef- 
fetti deUa trasfusione immediata del sangue arterioso 
pecorino, con questi distinti e studiosissimi amici ese- 
guimmo gli esperimenti comparativi dei quali intendo ap- 
punto brevemente intrattenervi. 

I. Zamboni Lucia dì Montegrimano, d'anni 56, entrava 
nell'asilo il 27 maggio 1874 per cachessia pellagrosa 
con delirio melancolico. Tornata vana ogni altra cura, 
anche perchè l'ammalata rifiutava il cibo ed i rimedi, 
previo esame stetoscopico, il giorno 12 agosto ultimo 
scorso, alle ore 10 ant. fu dal dott. Frigerio operata di 
trasfusione di sangue umano defibrinato, mediante il si- 
fone modificato dal Ruggi. Prima dell'operazione il ter- 
mometro all' ascella misurava 38* di calore; polso 70 
respirazione 18."* Incettati 25 grammi di sangue per la 
vena basilica^ seguì istantaneamente un forte abbassa- 
mento della temperatura (32*), il polso si depresse, ed 
imponenti sintomi di congestione cerebrale si manifesta- 
rono. Un'ora dopo il calore toma a 38% polso 92% re- 



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20 

spirazione 24/ Praticate applicazioni fredde alla testa 
e conyeDientemente assistita prima delPAve Maria, poteva 
dirsi ritornata allo stato normale; ed il giorno seguente 
sentendo più forte il bisogno di nutrirsi domanda che le 
venga aumentata la dieta. Due giorni dopo però i feno- 
meni di depressione fisiopsichica tornano a presentarsi, 
sì che si tenne per opportuna una seconda trasfusione. 
Il giorno 19 dello stesso mese, premesse le solite inda- 
gini che segnarono 37*^ di calore, 70 pulsazioni, 20 re- 
spirazioni, e pel resto riuscirono negative, Io stesso dot- 
tor Frigerio trasfuse nella basilica del braccio sinistro 
29 grammi di sangue defibrinato. La Zamboni è colpita 
da imponente lipotimia, che malgrado i soccorsi pronta- 
mente apprestati dura oltre mezz'ora. Dopo di che emette 
un lamento indeterminato, ed articola parole inintelligi- 
bili. Il calore intanto sale a 39', le pulsazioni a 74. 
Quando può ferei intendere (circa 20 minuti dopo) si 
crede vicina a morte ed implora aiuto. Né può riaversi 
dalle angosce che la tormentano prima di circa due ore. 
Dopo di che ^i ricompone alquanto e domanda un po' di 
brodo. Alla sera è contenta del proprio stato, e prega 
perchè le sia somministrata maggiore quantità di cibo . . . 
Il miglioramento progredisce così regolarmente che il 
giorno 25 l'ammalata abbandona il letto; e mantenendo 
valido Fappetito , e Tumore più gaio, vale a dire fisi- 
camente, e moralmente molto riordinata, ora convive tran- 
quillissima colle compagne. 

IL Rdmbolotti Veronica d'anni 58, artigiana, entrò 
nel manicomio il 5 luglio 1874. Irritabilissima dì carat- 
tere, sentì profondamente la partenza delP unico figlio 
' per lontano paese onde ne ebbe alterata la regolare fun- 
zione del cervello. Pallida, macilente, stremata, a stento 
si otteneva che accettasse qualche poco di cibo, né mai ab- 
bandonò il letto. In forza di che una piaga al decubito 



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21 
del sacro assumeva proporzioni ogni giorno più vaste. Il 
12 agosto in cui doveva subire la trasfusione, premesse 
le solite indagini che per parte degli organi del torace 
risultano negative, notammo 86* di calore, 71 pulsazioni, 
18 respirazioni. Il dott. Fabbri colla siringa del Buggi 
trasfuse 20 grammi di sangue umano defibrìnato nella 
cefalica del braccio destro. Nessun fenemeno di grande 
momento seguì l'operazione. Se non che dopo circa 20 
minati il calore era salito a SS"", le pulsazioni a 80. Nel 
giorno successivo parve manifestarsi un leggero miglio- 
ramento, in quanto la si prestò più volentieri a man- 
giare, parlò mono stentatamente. Ma fu eflSmero: che 
dopo due giorni la bombolotti era ricaduta nel primiero 
abbattimento, e le piaghe di decubito avevano raggiunte 
proporzioni e natura spaventevoli sì che nel giorno 30 
morì. L'autopsia non rilevò che le lesioni anatomo-pa- 
tologicbe solite a riscontrarsi nei morti d'inedia. 

ni. Paglierani Lucia d' anni 46, contadina di S. Ar- 
cangelo entrava nell'asilo il 25 maggio 1874: per pel- 
lagra con delirio suicida. Affetta anche da metrite ero* 
nica, precedente di molto tompo la mentale infermiti, 
presenta una modificazione rilevantissima nel suo carat- 
tere morale^ che da lieto ed espansivo, si è fatto triste, 
concentrato. Ritiene di essere vittima di un ostinata per- 
secuzione dalla quale vuole liberarsi mettendo fine ai 
suoi giorni. Ebbe un fratello pazzo. Taciturna sempre 
bisogna spesso ricorrere, per nutrirla, alla violenza. Im- 
maginate uno scheletro coperto a pena di sottilissima 
pelle. 

La mattina del 12 agosto notiamo ST di calore, 70 
pulsazioni, 15 respirazioni. Esame clinico negativo. Col 
processo Albini il Blessich trasfonde 15 grammi di san- 
gue arterioso pecorino. Nessuna manifestazione di feno* 
meni cardiaci e cerebrali. Dopo 20 minuti però mentre 



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notiamo un aumento nelle pulsazioni (80) e nelle respi- 
razioni (18), troviamo la temperatura discesa a 3&' 3[5. 
Dopo un ora circa forti brividi, ma di corta durata. À 
mezzogiorno il termometro segna 89,*^ mentre si contano 
32 respirazioni, 100 pulsazioni. A sera il calore* scema 
di oltre un grado, respirazioni e pulsazioni meno fre- 
quenti. 

La Faglierani nel giorno seguente principia a gra- 
dire il cibo, è molto meno concentrata^ parla abbastanza 
di buona yòglia, e mentre si era mostrata perfettamente 
passiva airoperazione, ora prega di non ripeterla, e di 
lasciarla in pace perchè si sente meglio! .... E questo 
è vero: tanto che fino dal 25 u. s. lasciò il letto ; ed 
ora che vi parlo la Faglierani si mantiene in condi- 
zioni da non far più disperare della sua fisica e men- 
tale riabilitazione. 

lY. Casa dei Fabbri Teresa di Bimini , ammessa per 
cachessia pellagrosa con lipemania stupida, venne al 
manicomio in così miserevole stato da far presagire as- 
sai prossimo il di lei giorno estremo. Da lungo tempo 
affetta da diarrea infrenabile, larghe piaghe di decubito 
si associavano a rendere più rapido V esaurimento di 
quella miseranda esistenza. Operata di trasfusione come 
le prime due (premesse al solito le opportune indagini) 
vennero introdotti nella vena basilica del braccio sini- 
stro circa 10 granoni di sangue umano defibrinato. Nes^ 
sun segno di miglioramento ; nessuna manifestazione di 
fenomeni cardiaci o cerebrali. Dopo tre giorni (ili 5) tro- 
viamo fenomeni di congestione polmonale passiva, il 17 
è agonizzante, il 20 cessa di vivere. Il dott. Frigerio 
che la operò di trasfusione, e che ne praticò l'autopsia 
nulla riscontrò nel cadavere , che illustrando , o meno 
Targomento, meriti di esservi qui accennato. 

V. Ferrini Pasquale di Verucchio, d'anni 30, entrava 



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23 
nel manicomio il settembre 1870 come affetto da me- 
lancolia stopida che durava da oltre 6 anni. Ribelle ad 
ogni cara andò sempre peggiorando; sì che assalito da 
melanemia passò nello stato di completa deme&za. Sito- 
fobo nel più largo senso della parola, la sua costante 
occupazione consisteya nel lacerare i propri Testiti ma- 
sticandone i frantumi coperti d'ogni immondizia. Ritenuta 
per convonieute la trasfusione del sangue arterioso, nulla 
risultando dall' esame oggettivo che la controindicasse, 
il 19 agosto ultimo scorso registrammo dS"" di calore, 
59 pulsazioni, 20 respirazioni. C!ol solito processo Albini 
il Blessich trasfonde nel periodo di 15 secondi circa 40 
grammi di sangue pecorino nella ce&lica del braccio si- 
nistro. Succedono immediatamente fenomeni cardio- cefa- 
lici così allarmanti che teniamo per necessario e prati- 
chiamo il salasso di 40 grammi al braccio destro. A 
poco a poco i fenomeni si fanno meno imponenti , le 
pnlsazioni discendono a 40, le respirazioni a 18. U ca- 
lore resta immutato fino al giorno successivo in cui sale 
a 36^ e 3i5. Intanto il Ferrini non solo mangia spon- 
taneamente e con voracità, ma è meno triste ed abba- 
stanza loquace. Non strappa più le vestimenta, né si 
abbandona più a quegli atti inverecondi e turpi che lo 
rendevano estremamente ributtante. 

Dopo il 24 agosto per altro principiò a farsi taciturno 
nn' altra volta: e benché fino ad ora non abbia mai ri- 
fiutato il cibo e mantenga V umore meno recalcitrante, 
pure per molti indizi sembra accennare alle primitive 
morbose tendenze. 

VI. Pironi Michele di Bimini di anni 26 cólto da me- 
lancolia catalettica venne ricoverato nel manicomio di 
S. Benedetto il 7 novembre 1873. Biuscito vano ogni 
tentativo di cura s'andò man mano aggravando così la 
sua infermità da non avvertire più nessun bisogno. Sem- 



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24 

pre fisso eolio sguardo al euolo, subiva ed immobilmeBte 
mauteueva qualunque anche più incofflodo atteggiamento. 
Perchè mangiasse era necessario che V infermiere, dopo 
aTòrgli introdotto il cibo .nella bocca, gli muovesse con 
una certa forza ed in diversi sensi la mandibola. Del 
resto abbastanza robusto, abbastanza bone nutrito. L'a- 
namnesi pochissimo conosciuta, essendo al solito quasi 
del tatto negativa la relazione medica colla quale venne 
accompasrnato al manicomio. Questo però si sa, due non 
fu mni, in altri di sua famiglia, verificata la pazzia, e 
che il paziente non ebbe mai prima di questa, malattìe 
di grave rilievo. 

Proposto per essere operato di trasfusone, dopo le 
consuete indagini stetoscopiche, notammo il calore a 86"^, 
.)e pulsazioni a 70, le respirazioni 20. Trasfasi 20 grammi 
di sangue arterioso pecorino, vediamo la respirazione fani 
più frequente C24> mentre il cafore si abbassa a Si"" ed 
il polso si rallenta fino a 5é. Dura cosi fino a sera, non 
ostwte che andasse prendendo una discreta quantità di 
brodo : finché , durante la notte, polso, calore e respura^ 
zioni troviamo tornate allo stato normale. Il Pironi fralh 
tanto parla abbastanza speditamente^ e quel che è più 
sensatamente; demanda da mangiare» e s^iza bisogno 
delPaltrui aiuto di per sé si ciba; scende dal letto per 
soddisfare ai propri bisogni; e quando alla mattina dopo 
io lo visito e gli chiedo perchò fino allora si fosse osti- 
nato a non mangiare né parlare, risponde franco, per- 
ché era matto. 

Così andarono le cose per due o tre giorni ; ma non 
si fece lungamente attendere il regreBso. A poco a poco 
infatti diviene più concentrato, risponde stentatamente 
alle nostre domande, preferisce lo star solo, non chiede 
più il vitto; in modo da fare chiaramente intrawedere 
che come negli altri, anche in queste i benefici effetti 



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«fella trasfiisione i^r trap]K> Tturno man maiio seompa- 
rrado. DoYeya io, seguendo il consiglio del prof. Albini, 
ripeteie in questlnfimno, ad intervalli più o meno lun- 
ghi, roperaadone ? Forse si : io però non me ne sentii il 
eoraegio. 

Balle storie che venni raccontando, e che furono da 
me con scrupolosa esattezza redatte sugli elementi che 
potei attragere dal doti Frigerio, cui ayoTa specialmente 
lodato di tener dietro all'andamento di cotesti esperi- 
menti, mi sembra questa importantissima deduzione spon« 
taneamente prorompa, die cioè la pratica di trasfondere 
il sangue» da alcuno, con forse troppo calore, amrsati, 
quando sia abilmente condotta, non solo non espone a 
pericoli, non solo non riesce p(Hmicìosa, ma offire a pre- 
ferenza di qualunque altro mezzo di che Tartedel gua- 
rire dispone^ un yalido, sicuro, e quasi istantaneo argo- 
mento per promuovere Fattività del sistema nervoso per 
qualunque cagione indebojita o sospesa. 

Ho già troppo abasato della cortese vostra indulgenza 
per non sentire il bisogno di ringraziarvi e di finire. 
Permettetemi di grazia, non ostante, che in pochissime 
parole vi esponga un mio pensiero sul modo onde mi 
par possibile che la trasfusione del sangue spieghi una 
temporanea efficacia verso certe forme di mentale alie- 
nazione. Io non appartengo al novero di quelli che sti- 
mano il fosforo condizione essenziale del pensiero. Ma 
credo alle dimostrazioni della fisiologia sperimentale ; ed 
ho per fermo, che che ad altri sembri, che l' ossigeno sia 
Teccitatore più omogeneo, più potente della vita del sistema 
nervoso. Ora essendo i globuli fomiti specialmente della 
proprietà di fissare l'ossigeno, non mi pare strano il 
credere che, nell'un modo o nell'altro di trasfusione, im- 
portando una quantità relativamente cospicua di cotesti 
elementi, si determini nel sangue una modificazione alla 



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26 

funzionalità del sistema nervoso centrale eminentemente 

propizia. 

Se non che mi pare che lo scuotimento che deve fard 
subire al sangue amano per la defibrinazione, facilmente 
possa alterare o rompere gran copia di globuli : ed inol- 
tre credo che lo strumento del quale ci è forza servirci 
per la trasfusione mediata, dovendo essere regolato colla 
forza dell'operatore, non garantisca abbastanza quella co- 
stante uniformità d'impulso che ho per necessaria, e che 
la forza automatica del cuore dell' animale meglio assi- 
cura. Ond'è che senza entrare troppo addentro in que- 
ste difficili ricerche* mi limito a concludere essere per 
mio avviso la trasfusione mediata meno da raccoman- 
darsi dell'immediata: la quale in ogni caso io stime- 
rei sempre da preferirsi e per le ragioni che ho rapi- 
damente esposte, e perchè io non ho saputo ancora del 
tutto rinunziare alia tradizione filosofico-medica italiana 
che accorda alla vita una virtù cui i moderni organi- 
cisti più radicali non negano soltanto ma deridono. 



LA TRASFUSIONE DEL SANGUE NEGLI ALIENATL — ife- 

lazione del dottore G. L. PONZA, medico^capo del 
manicomio di Alessandria. 

(Letta al Congresso freaiatrìco d* Imela nella seduta del 28 ottobre 1874) 

Chiarissimi eolleghi^ 

Deas est mortali invare mortaUm. 
C. Plinio. 

Prima di esporvi come, quando e perchè io pure 
volli inaugurare nel manicomio Alessandrino la tra- 
trasfusione diretta di sangue arterioso pecorino — quale 
tentativo di cura in talune franosi — lasciate vi dica 
donde mossi ed ove anelava di giungere. Oentili e 



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dotti come siete permettete vi parli altresì delle mie 
aspirazioni ed insieme delle mie titubanze. 

LMdea di applicare il maraviglioso trovato dell'il- 
lustre Albini anche alla cara dei pellagrosi fa in me 
resa alquanto titubante dai savii e prudenti consigli^ 
che mi vennero da quell'insigne maestro del Mole- 
schott. 

Riproducendovi oggi una parte di ciò che quel chia- 
rissimo fisiologo, con cortesia di gentiluomo e con be- 
nevolenza di scienziato, si .compiacque rispondermi fino 
dal 15 dicembre 1872, troverete facilmente la ragione 
della peritanza, per la quale allora soltanto fui in^ 
dotto a tentare io pure la trasfusione, quando sotto 
l'ispirazione del Livi vedutala praticare dal Caselli nel 
Manicomio di Reggio d'Emilia, potei ritenere, che ta- 
lune prevenzioni di insigni fisiologi, sebbene apparis- 
sero per le esperienze eseguite sopra animali abba- 
stanza legittime, non erano però tali che dovessero 
sconsigliare d'applicare anche all'uomo la trasfusione 
diretta di sangue arterioso pecorino: non ostante che 
colla medesima si dovesse immettere sangue di diversa 
specie. 

Allorquando l'Albini ebbe col fatto luminosamente 
dimostrato, che l'immissione e la miscela di sangue 
di specie diversa poteva effettuarsi senza pericolo e 
senza danno, mi balenò immediatamente l'idea, che 
almeno la trasfusione diretta — quale ricostituente — 
potesse riescire vantaggiosa in quelle frenosi, le quali 
hanno per loro malefico svib-stratum e per conseguenza 
disorganizzante, la cachessia pellagrosa, o, come altri 
amano meglio, V atrofia dei nervi vaso^motori; la quale 
ammorbando parecchi dei ricoverati nei manicomii 
dell'Alta Italia, impedisce ai più dotti e provetti alie- 
nisti di ottenere cure pronte e guarigioni felici ed 



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28 

accresce ìfioltre» in modo spaventevole, la mortalità 
che per essa si verifica sotto le parvenze proteiformi 
di marasmo intestinale o spinale. 

Siccome il fisiologo Partenopeo aveva limitato i suoi 
studii e Tapplicazione della trasfusione diretta di san- 
gue arterioso d'agnello a combattere i disastri di una 
copiosa emorragia, importava necessariamente esami- 
nare per befne, se, senza offesa delle leggi che gover- 
nano la circolazione sanguigna, si potesse anche ap- 
plicare il nuovo sistema per modificare la crasi del 
sangue così alterata ed offesa in molti pellagrosi, ài 
quali specialmente la dispepsia costante impedisce di 
attingere dagli alimenti i principii riparatori capaci a 
fugare l'anemia, che sventuratamente li tormenta e li 
oonsiuna. 

Credendo pertanto che la trasfusione del . sangue 
dovesse essere un vero correttivo della teucocitemia 
dei pellagrosi e ritenendo eziandio (ciò che oggidì e- 
merge siccome un fatto quasi costante e dimostrato, 
ed in relazione a quanto affermerebbero le belle e nu- 
merose indagini istologiche fatte dal Sutterland sopra 
il sangue di 143 alienati) che esista in diverse insanie 
una prevalenza notevole di globuli bianchi sopra i 
rossi, osai proporre al professore Moleschott alcuni 
quesiti onde potere conoscere come , quando ed in 
quali frenosi si potesse, con vantaggio e senza offesa 
delle leggi fisiologiche, applicare la trasfusione diretta 
del sangue arterioso pecorino, richiamando special- 
mente Tattenzione di cosi insigne scienziato sopra gli 
alienati pellagrosi. 

Quel chiaro ed eletto ingegno rispondendo alle mie 
questioni scientifiche, che si compiacque ravvisare ctef- 
tate da nobili aspirazioni e dubbi razionali, aggiun- 
geva « sembrargli che, in presenza di una malattia 



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29 
« come la pellagra» c^ni tentativo fosse commendevole, 
« pord^è non urtasse colle massime della scienza e 
4c non offendesse le regole fondamentali dell'arte; 
« quand'anche quel tentativo avesse un certo che d'em* 

< pirico, di cui difficilmente si spogliano tutte le grandi 
€ idee pratiche» le quali prima sperano la sanzione 
« dell' esperienza» indi la spiegazione della scienza. » 

Se cotesta premessa era tale da infervorarmi viep- 
più nel mio primitivo concetto» siccome ogni preclaro 
ingegno sa con abile e fortunata intuizione preve- 
dere quelle difficoltà» le quali il più delle volte sfo^* 
gono all'occhio volgare» il professore Moleschott volle 
tuttavia con lodevole prudenza circondarla con talune 
riserve, per cui proseguiva: 

€ Se quindi, forte di tali speranze e considerazioni 
« ella vuole intraprendere la trasfusione del sangue 
« presso i pellagrosi, regola suprema dovrà essere di 
« non servirsi se non di sangue umano. Essendoché 
« il sangue di animali trasfuso nella vena dell'uomo 

< predispone ad emorragie, che vennero osservate 

< fatali in casi di trasfusione da una ad altra specie 
« di animali. 

« Dalle esperienze del Panum risultò che bisogna 
« dare la preferenza al sangue deiibrinato sul sangue 
* che si potrebbe direttamente condurre dal sistema 
« sanguigno di un individuo in quello dì un altro. E 

< trattandosi dell'uomo vale tanto meglio che l'espe* 
« rienza abbia fornito tali risultati. Tuttavia Martin 

< ed altri hanno praticato con buon esito la trasfusione 
« del sangue completo, compresa la fibrina. 

€ Non trattandosi nel suo caso di sostituire del 
« sangue perduto per copiosa emorragia, mi pare che 

< le dosi da imm^tt^rsi non dovrebbero essere su- 
€ periori alle 25 o 30 grammo. E volendosi mettere 



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30 

« all'opera ella potrebbe con gran vantaggio valersi 
€ della cooperazione del professore Velia, il quale si 
€ è occupato della trasfusione con quell' ingegno e quel- 
€ Tabilità che tanto lo distinguono. » 

L'autorità incontestata di così grande Maestro, che 
propugnava la trasfusione indiretta, preferendo altresì 
la si facesse con sangue venoso wnano e defibrinato , 
se non spense affatto, contenne assai il mio entusia- 
smo d'applicare alla cura dei pellagrosi il trovato ar- 
dimentoso e mirabile dell'Albini ; per cui rimandai l'at- 
tuazione del mio concetto ad epoca più lontana, ed a 
cognizioni e studi di fatto più precisi e concludenti. 

Ed allora soltanto riaccarezzai l'idea primitiva quando 
seppi reso pubblico nel Num. 4 della Petershurger 
Zeitung, che Gesellius con numerose esperienze era 
riescilo a combattere vittoriosamente ciò che era an- 
cora da molti fisiologi ritenuto come fisiologicamente 
certo e dimostrato; cioè 1. che il sangue di un ani- 
male trasportato nel circolo di un altro di specie di- 
versa, sull'uomo, operasse come veleno, giusta quanto 
pensarono e scrìssero Dieffenbach e Bischoff ; 2. che si 
dovesse unicamente usare nella trasfusione sangue de- 
fibrinato. La defibrinizzazione risguardandosi special- 
mente da Gesellius non solo inutile, ma addirittura 
dannosa ; (per la semplice e naturale ragione, che nel 
sangue flagellato e filtrato trovansi sempre moltis- 
simi coaguli sottilissimi e corpuscoli di sangue riuniti 
in cartocci, i quali potrebbero determinare processi 
embolici funestissimi e sopratutto perchè il sangue 
defibrinato si potrebbe considerare come morto) trasse 
il medesimo a questa profetica conclusione — la tror 
$ fusione del sangue di agnello inaugurerà nella me- 
dicina un* era nuova e veramente vitale. (1) 

(t) Annuario delle Scienze Mediche, 1872. 



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31 
Memore che il Polli (1) aveva scritto» che il sangue, 
anziché an liquido di escrezione, od una soluzione di 
materiali alimentari, sia piuttosto una famiglia di glo- 
buli vivi nuotanti in un liquido plasmatico, il quale 
non è soltanto una c?iaire coulante, come la deffinì 
Bordeu, ma piuttosto un vero tessuto liquido, come 
Tebbe a chiamare più felicemente il Bernard, mi pa- 
reva sempre poco prudente intorbidare colla defibriniz- 
zazione questa coesione così meravigliosa. 

Avevo poi imparato dal bel lavoro dell'Ore, (2) e 
dal più recente di Moncoq, (3) come fosse miglior con- 
siglio trasfondere sangue venoso non defibrinato, per- 
chè — < la defibrination est une mauvaise manoevre, 
quMl faut rejeter, » E non ignoravo che Bernard, 
Magendie e Béhier asserirono che il sangue non tol- 
lera impuQemente la flagellazione, e che i globuli rossi 
con grande facilità e rapidità si alterano sotto Vin- 
fluence des moindres injures; bastando, aggiunge Mon- 
coq, esaminare una gocciolina di sangue esposta per 
poco alFazione dell'aria, o compressa sotto la lamina 
vitrea di un microscopio, per riscontrare sformati i 
globuli rossi se ratiner, se hérisser d'aspérités, se ere- 
neler, en un mot, et àbandonner au serum leur mar 
iière coloraìde. Sapevo inoltre che lo stesso Moncoq 
aveva scritto: « Nul doute que le fait du battage 
< n'expose les globules aux mémes altératipns. Aussi 
4c la defibrination a-t-elle pour conséquence, non seu- 
4c lement de priver le sang d'un principe utile, la fi- 
€ brine, mais éncore, chose plus grave, de porterai* 
« teinte à F integriti de Félément essentiel, le glo- 

(1) Annali di Chimica, settembre i873. 

(2) Étude$ hystorìques el physiologiques sur la tranfuiion du $.mg, 
Piiris, i883. 

(5) Transfuiion insiantanée du $ang, Paris, i874. 



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32 

€ buie, n est certain qn'im teng ainsi batta — à 
« mort — a perdu une partie de ses propriétés; et 
« doit étre moins propre à entretenir Ttu^matose. La 
« filtration à travers le Unge devient nne nouvdle 
« source de dangere, pour des éléments aossi délicats, 
« et aussi vulnérables qae sont les globules* » 

Per tatto questo e per il fatto che il sangae at* 
traversando il filtro potrebbe appropriarsi dei germi 
nocivi o delle spore nuotanti nell'aria^ Béhier, come 
scrisse nella sua tesi di Laurea il giovine Dottore 
Farny, avrebbe pure detto (1) — il faut rejeter la 
défibrination , et recourir à Vemphi du sang en 
nature. 

Il sangue defibrinato pertanto non essendo più del 
vero sangue, la trasfusione di sangue completo fu so- 
lennemente inaugurata nel Gennaio del 1^4 all'Ho- 
tel-Dieu dallo stesso Professore Béhier, il quale tra- 
sfuse un'anemica usando del sangue venoso sommi- 
nistrato dal Dottor Straus nella dose di 80 grammo. 

Con ciò solo la questione della trasfusione diretta 
faceva un passo innanzi, per cui diveniva più viva la 
mia speranza. 

Immaginate per tanto quale dovette essere la mia 
letizia allorché seppi che il Roussel aveva con pieno 
successo trasfuso sangue arterioso d'agnello in alcuni 
pellagrosi. 

Il Dottore Bomba aveva pure letto al Comitato Li- 
gure (2) un'interessantissima monografia sulla trasfu- 
sione diretta del sangue, rivendicando così all'Italia 
l'onore ed il merito di questo importante sussidio te- 
rapeutico. 



(i) Paris, ÌSU. 
(2) Genova, <873. 



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Durante Io svolgimento rapido di questi £atti e sotto 
la più felice inspirazione del professore Livi, nei Ma- 
nicomio di Reggio d'Emilia il valente Chirurgo Caselli 
lavorava assiduo a trasfondere direttamente sangue ve^ 
noso d'agnello, studiandosi altresì di modificare istro- 
menti a procedimento operativo, i quali, semplificando 
Tatto della trasfusione', rendessero eziandio innocua e 
sicura Tardità operazione. 

La mia letizia divenne reale tripudio quando il 10 
maggio 1874 èbbi la fortuna di assistere, invitato, nel 
Manicomio di Reggio, alla terza trasfusione diretta di 
sangue arterioso pecorino sopra un alienato, ivi ricove- 
rato da più mesi, affetto da lipemania stupida con ten- 
denze cataletiche. 

Di quell'evento, che mi parve meraviglioso , come 
ben ricordate, ne feci immediato oggetto di una comu- 
nicazione indirizzata, per organo della Perseveranza (1) 
all'ottimo ed illustre . mio amico e collega il Cav. dot- 
tore Serafino Biffi. Ed appunto prescelsi quella forma 
e maniera di annunzio, affinchè ne venissero più vi- 
vamente sollecitati i medici lombardi ad occuparsi 
seriamente di una questione così palpitante d'attua- 
lità (2). 

E vieppiù infervorato nel mio primitivo disegno, a- 
vendo altresì potuto apprezzare de visu, che talune ap- 
prensioni di fisiologi, sebbene insigni, erano per lo 
meno esagerate, circa le conseguenze funeste presup- 
poste derivabili dalla miscela di sangue arterioso col 
venoso e dall'immissione di sangue di specie diffe- 

(!) Perseveranza, Milano 1 giugno 1874, N. 5242. 

(2) 11 dott. Antonio Strazzella il 15 giugno avendo letta la Perse^ 
tferanza da Varna - Mar Nero - mi scriveva , chiedendomi gli in- 
T tassi colle istruzioni operative gli islromenti da trasfusione. 
Archivio f anno !?.• 3 



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34 

rente, feci premura alFOnorevole Regia Direzione del 
Manicomio di Alessandria, affinchè si fosse compiaciuta 
acconsentire, che io pure applicassi la trasfusione di- 
retta di sangue arterioso pecerìno in talune forme di 
alienazione mentale, le quali meglio corrispondessero 
air identità del caso che avevo veduto operarsi con a- 
bilità e sveltezza prodigiosa dal Caselli ; e sopratutto 
mi fosse lecito applicare la nuova maniera di trasfu- 
sione a qualche lìpemaniaco pellagroso diarroico ospite 
in questo Manicomio. 

La Regia Direzione spinta da quella pietà che Fo- 
nerà, e la contraddistingue, desiderosa di concorrere 
all'incremento della scienza, ed anelando di venire in 
efficace aiuto agli infelici che tanto predilige e cura, 
aderì plaudendo alla mia richiesta, e si offrì anche di 
sopperire ad ogni dispendio per acquisto di attìraglio, 
istromenti ed agnelli. Di grazia unitevi a me per e- 
sprimere a questa benemerita Amministrazione l'espres- 
sione della nostra gratitudine per l'omaggio solenne, 
che Ella volle così rendere alla scienza. (1). 

Fu pertanto il 21 giugno il giorno auspicato in cui 
alla presenza dell' lUus. Comm. Calenda, Prefetto della 
Provincia e Commissario regio del Manicomio, del cav. 
avv. Barberi Presidente dell'Amministrazione, di pres- 



(i) A questo proposito mi compiaccio riprodurre ciò cbe il pro- 
fessore Plinio Schivardi scriveva allo Strambio nella Gazzetta medica 
italiana di Lombardia : 

« Ed altra lode merita il Consiglio Amministrativo del Mtnicomio 
« di Alessandria, che seppe apprezzare degnamente il desiderio del 
« Ponza di studiare, di esperimentare, onde* potere lenire tante mi- 
(( serie. Esso non guardò ad opposizioni, non lesinò sulle spese, non 
« separò, come si fa in tanti altri luoghi la causa del povero da 
« quella della scienza ; ma inspirandosi soltanto allo spirito dei movi 
(( tempi si meritò la riconoscenza di tutti quelli cui sta a caoreil 
« progresso dei buoni studi. » 



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35 

sochè tutti ì medici di Alessandria e di molte altre 
illustrazioni accorse da varie città del Piemonte (1) , 
ebbi anch'io Tenore di inaugurare felicemente la tra- 
sfusione diretta di sangue arterioso pecorino nel Ma- 
nicomio, eseguendola sopra tre alienati da vario tempo 
ivi ricoverati. 

Delle tre trasfusioni praticatesi, due si fecero usando 
le cannule a becco di clarinetto, inventate dal profes- 
sore Caselli, e la terza fu praticata colla cannula tre^ 
quarti, ideata dal dott Trebbi. Gli istromenti erano 
esciti tutti dalla rinomatissima fabbrica di ferri chirur- 
gici dei Lollini di Bologna. 

Io trasfusi un lipemaniaco pellagroso diarroico da 
più mesi. Ed essendo avvenuto che Caselli e Trebbi 
con generoso e delicato pensiero fossero espressamente 
accorsi da Reggio in Alessandria, li pregai di eseguire 
le altre due trasfusioni, le quali si praticarono sopra 
altri due lipemaniaci a tendenze suicide, fra cui uno 
era altresì manifestamente pellagroso. 

In quella circostanza, affinchè i medici convenuti 
avessero maggior agio di farsi un'adeguata idea del- 
l' atto operativo e sopratutto dell' alta sua portata 
come rimedio efficacissimo ed immediato di copiose e^ 
morragie, fu alla loro stessa presenza recisa la giu- 
gulare ad un agnello; ed allorché per la copiosa per- 
dita del sangue fu manifesto lo stato anemico e di 

(1) Eraoo preseoii il cay. prof. Paccbiotti dì Torino, dott. BerntU 
di Torino , eav. prof. Botiiai di Novara , dott. Bomba di Genova , 
dou. cav. Gaire, Bordeaux, Martelli, Squarinì di Novara, medico Ma- 
linverni e dott. Tibaldi di Mortara, prof. cav. Schìvardi di Milano , 
cav. Guata di Valeoz;!, cav. dalt. Yaleraoi di Gasale, Piccena di Ga- 
nelli, cav. Villavecchia di Solerò, Bava di San Salvatore, Tarchetti, 
cav. Arrigo, Gassinelli, Glerici, Parvop2^8U, Salio, cav. Valsecchi, 
Mene veri, Villavecchia, Fassa di Alessandria, cav. Pecco, Yigliani, 
Guasco, Prato, Pinto, Gavigioli, medici militari e GaselII con Trebbi 
di Reggio d'Emilia. 



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36 

vero sfinimento dell'innocente vittima della scienza, 
venne prontamente richiamata a vita colla trasfusione 
diretta di sangue arterioso di altro agnello apposita- 
mente preparato. 

I segni che l'animale dissanguato ripigliava e vita 
e moto furono palesi tostochè gli giunse il beneficio 
dell'onda vivificante. Ed inoltre approfittando che nel- 
l'arteria carotide delFagnello si trovava tuttora infissa 
la cannula, si volle constatare quanto sangue per l'im- 
pulso della tensione arteriosa passasse ogni minuto 
secondo; onde avere una maniera, se vuoisi empirica, 
di valutare quanto sangue si immettesse per ogni 
trasfusione. 11 perchè, raccolto 11 sangue arterioso 
che zampillò a bocca aperta dalla cannula per lo 
spazio di trenta secondi, pesatolo, risultò essere 78 
grammi. 

Quantunque nessuno di noi ignorasse, che altra do- 
veva essere la quantità di sangue che usciva così mi- 
surata ad aria libera ed altra invece quella che do- 
veva superare gli attriti dei vasi venosi, tuttavia ci 
siamo permessi di ritenere che nella trasfusione di- 
retta di sangue arterioso, siccome si pratica cogli istro- 
menti Caselli e Trebbi a calibro identico, si potesse 
presumere che passassero circa due grammo e mezzo 
di sangue ogni minuto secondo. 

Non ci fosse mai sfuggito quest'empìrico apprezza- 
mento, e di pura e semplice approssimazione ! Che ne 
nacque tosto una controversia ardente. E l'idraulica, 
sebbene la meno esatta delle scienze matematiche e 
la quale nelle sue stesse valutazioni, come ad àncora 
di salute, si afferra tenacemente alle tavole degli e- 
quivalenti, per cui trovasi costretta a fare riduzioni 
fino del 60 0[0, si credette autorizzata di tirare per 



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37 
bene le orecchie non solo alla fisiologia (1) ma sopra- 
tutto osò impugnare il fatto pratico stesso del passag- 
gio, al punto di asserire che i moderni trasfusionisti, 
da sognatori sovrani, ignoravano perfino che il san- 
gue non passava affatto! Se mi è lecito oserei chie- 
dere ad oppositore così incredulo : se non fu il sangue 
arterioso dell'agnello dell'Albini che salvò la signora 
che stava morendo per infrenabile emorragia a Napoli, 
quale fu il genio, o la fata benefica, che operò quel 
miracolo? 

Ma dovendo ritornare più innanzi su quest' argo- 
mento, riprendo il filo dei fatti. 

Sappiate adunque che il primo trasfuso, alienato per 
lipemania pellagrosa, da più mesi diarroico, ed a cui 
l'immissione diretta del sangue arterioso fu limitata 
a 24 secondi, tranne un leggiero arrossamento delle 
guance, non ebbe a soffrire altra molestia. Senza sin- 
tomi di rigurgito abbandonò il letto lo stesso giorno 
dell'operazione, prese a nutrirsi regolarmente e con 
profitto; e la diarrea cessò quasi per incanto. 

Il secondo trasfuso, lipemaniaco, con subdelirio di 
persecuzione a tendenze suicide spiccatissime e con 
allucinazioni di udito, nel quale la trasfusione fu spinta 
a 28 secondi, ebbe poco dopo sintomi gravi di rigur- 
gito e qualche apparenza d'incipiente cianosi. 

Nel terzo trasfuso, lipemaniaco a forma angosciosa 
con subdelirio di persecuzione, evidentemente pella- 
groso, che per uno strano deliramente aveva fatto ri- 
petuti tentativi di mutilarsi la lingua 'coi denti e nel 
quale, per espresso desiderio del professore Pacchiotti, 
la trasfusione fu protratta a 32 secondi, ebbe sintomi 
di rigurgito, con orticaria diffusa, tosse secca e vera 

<1) Avpiioiare Alessandrino, N. 91. 



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88 

cianosi, la quale dissipossi prestamente, sebbene in esso 
lui rimanesse un'eccitazione piuttosto vivace. Nessuno 
dei tre operati ebbe movimento febbrile e tutti, contro 
la loro abitudine, si cibarono avidamente. NelF atto 
della trasfusione con apposito salasso fu levato a cia- 
scun operato un po' di sangue. 

Di leggieri capirete, che se desiderai presenti a que- 
sta importante prova varii medici, noi feci già per la 
puerile bramosia di offrire a chicchessia un pubblico 
spettacolo, come con sconveniente sarcasmo fu stam- 
pato da taluno il quale piamente raccomandava anche 
al bargello i trasfusìonisti! Ma lo feci nell'unico in- 
tendimento, che la trasfusione iniziatasi in questa cir- 
costanza servisse di reciproco ammaestramento al nu- 
mero maggiore di medici, i quali, come lo aveva po- 
tuto io, non avevano presenziata l'operazione di Reggio 
d' Emilia. 

E sempre più desideroso che il maggior numero 
possibile dei miei amici e colleghi si facesse più 
presto la mano a questa pratica chirurgica, delle sette 
trasfusioni dirette di sangue arterioso pecorino, a tut- 
t'oggi praticatesi nel Manicomio di Alessandria, io mi 
sono limitato di eseguirne soltanto tre, ed aflSdai le 
altre quattro a Caselli, Trebbi, Pacchiotti ed Arrigo, 
della cui amicizia e sapere altamente mi onoro. Ciò 
che, occorrendo, ripeterò in progresso di tempo, on- 
d'altri si abituino pure per le varie emergenze chirur- 
giche a praticare la trasfusione. 

Soddisfattissimo del risultato ottenuto ed incorag- 
giato dal plauso lusinghiero che mi venne primo da 
quel valente medico di Maurizio Tarchetti, il quale 
pochi giorni dopo mandò alle stampe un'eruditissima 
monografia sullo svolgimento storico della trasfusione 
che giustamente definì trovato e gloria Italiana pro- 



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39 
curai che sì continuasse a trasfondere nel mio Mani- 
comio (1). 

E fu appunto il 30 giugno coli' intervento di molti 
medici già presenti la prima volta e coU'aggiunta di 
altri, venuti da Città e paesi diversi, che il professore 
cav. Pacchiotti trasfondeva quel medesimo lipemaniaco 
pells^roso diarroico Zunino Francesco da Malvicino, 
contadino, d'anni 30, ammogliato con prole, ospitato 
nel Manicomio fino dal 28 giugno 1873, che, come dissi, 
io stesso aveva già operato il 21 giugno. 

L'immissione durò 24 secondi; e quantunque non 
siasi fatta alcuna deplezione né preventiva, né simul- 
tanea, tuttavia, all' infuori di un po' di tendenza al de- 
liquio, non s'ebbe ad osservare alcunché di notevole, 
n paziente avendo subita la prima trasfusione, per via 
della vena mediana sinistra, la seconda gli fu prati- 
cata per la vena mediana destra. 

Sebbene il profluvio diarroico fosse , come fu già 
avvertito, completamenta cessato, volli tuttavia che la 
trasfusione cadesse una seconda volta sul medesimo 
soggetto; onde consolidare viemeglio una guarigione, 
la quale essendo proceduta avventurosamente a passi 
da gigante, credo di avere oggi più che mai il diritto 
di attribuirla» senza iattanza, a questa nuova medi- 
cazione. 

Né finora ebbi alcuna ragione di dolermi della mia 
decisione; che il nostro trasfuso, divenuto completa- 
mente lucido e calmo e desiderando vivamente di rim- 
patriare, potei dimetterlo dal Manicomio il 28 luglio, 
ov'era ospite da tredici mesi. 

E che se ne sia rincasato in eccellenti Condizioni 

(I) Cernii di Manirìuo TarcbetU sulla trasfusione del sangue ope- 
raia nel Manicomio d'Alessandria, — 26 giugno 1874. Tipografia So- 
ciale. 



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40 

fisico-morali, ve lo assicura il fatto, che essendo egli 
assai alto di statura, prima della trasfusione pesava 
soltanto 61 chilogrammi ; mentrechè ripesato il giorno 
stesso della sua escita — quaranta giorni cioè dopo 
la prima trasfusione — fu riconosciuto che aveva rag- 
giunto il peso di 68 chilogrammi. I suoi polsi poi, che 
oscillarono lungamente tra 56 e 60 battute, si erano 
elevati e fissati a 76 pulsazioni. 

Viveva veramente lieto e sef eno nella giusta lusinga 
che da simili premesse, e dai giudizii benevoli ed in- 
coraggianti di varii giornali politici e scientifici (1), 
mi fosse lecito arguire assai bene della trasfusione 
diretta di sangue arterioso d'agnello anche nella cursc 
di talune frenod. E quasi altero che presto sarebbesi 
verificata la profezia del GeseUius, attendevo a conti- 
nuare fiducioso e tranquillo in questi studi , ed in que- 
ste prove predilette; quando, come fulmine a ciel se- 
reno, mi fu lanciato il più curioso anatema (2) che sia 
sfuggito dalla penna di uno scienziato. 

Da un provetto alienista, la trasfusione fu detta ope- 
razione ardimentosa, inutile allo scopo di guarire la 
pazzia, inumana, pericolosa ed insieme priva della san- 
zione dei chirurghi. 

A cosiffatta asserzione, che metteva in dubbio il pro- 
gresso ardimentoso con cui l'antica eia moderna chi- 
rurgia assicurai:ono all'umanità mezzi portentosi di 
cura e di salute , rispose degnamente il professore 
Pacchiotti (3). E gli fu assai facile dimostrare che la 

(1) Perseveranza^ Osservatore^ Gazzetta di Alessandria^ Monferrato, 
IndipendentCy Giornale delle Cliniche^ Diario del Manicomio ffrovin- 
viale di Colorno, Union Medicale di Parigi, Gazzetta del Popolo di 
Torino, JS. 184, Capitale N. i457> Gazzetta Medica di Lombardia. 

(2) Gazzetta del Popolo di Torino, N. 185. 
(5) Gazzetta del Popolo di Torino, N. 186. 



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41 
trasfusione era operazione facile, sicttra, quasi indo^ 
lora. e senza pericolo che aria o coaguli penetrassero 
nelle Tene; ond'ò ch'essa riesciya operazione niente 
affatto imprudente ed inumana. Ed inoltre si compiac- 
que paragonarla ad una gloria chirurgica simile al* 
FoTariotomia, alla cloroformizzazione, alla galvAno-cau- 
stica ed all'iniezione del doralio nelle vene per obliterare 
le varici. 

Ed io sorpreso e mortificato da un attacco così inn 
meritato e da una teoria impingente sul diritto d'ini- 
ziativa sebbene offeso nella mia dignità professionale^ 
tuttavia^ per impedire a me stesso di trascendere colla 
vivacità della risposta ad asserzioni che conducevano 
all'assurdo, mi limitai a contrapporre l'esito documen- 
tato delle dieci trasfusioni a quell'epoca già pratica- 
tesi nel manicomio di Reggio d'Emilia sia dal Caselli 
che dal Trebbi; e feci solenne riserva di appellar- 
mene a Voi così dotti di questa singolare controver- 
sia (1). 

Notate di grazia che le trasfusioni eseguitesi, sia 
nel manicomio di Reggio, che in quello di Alessan- 
dria, erano per l'appunto quasi tutte cadute sopra 
soggetti colpiti da quelle forme di frenosi, contro le 
quali si era presentuosamente sentenziato fosse inu- 
tile la nuova medicazione. 

Ma quantunque neppur oggi io comprenda la ragione 
per cui quell'anatema m'avesse a preferenza colpito — 
essendoché a me non spettasse né il merito, né l'onore 
dell'applicazione della trasfusione diretta di sangue 
arterioso alla cura di taluni alienati — pure inspi* 
randomi a quello stesso sentimento che mi rattenne 
allora, non insisterò oggi oltre sopra questo malaugu- 
rato incidente. 

(1) Gaxutta del Popoh, N. 189. 



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42 

Volendo però esservì espositore fedele, non vi posso 
nascondere che farono molte le noie procuratemi da 
quel singolare giudizio. Che taluno cominciò a rom- 
pere qualche lancia contro l'odierna trasfusione (1); 
per cui la contoversia, sotto l'apparenza di contestare 
unicamente la valutazione della quantità di sangue, si 
spinse fino a diniegare pubblicamente, che il sangue 
potesse passare spintovi dall'impulso della vis a tergo, 
o, meglio, per necessario effetto della tensione arte- 
riosa, setta volte maggiore della venosa. 

E codesti dubbi essendosi fatti balenare pomposa- 
mente, argomentando con destrezza con certe ipotesi 

(I) La Gaietta Medica Italiana di Loni^ardia, scrisse : « Se tutte 
« le scoperti ed i progressi per riuscire ed imporsi air auì versale 
« ebbero bisogno di lotte conti aue ed ostinate , la trasfusione del 
(( sangue fu quella che più n' ebbe a subire. I pregiudizi! religiosi 
(( diedero la mano alla solita opposizione degli invidiosi, dei dappoco, 
« ai quali pare che basti cootinuare nella solita via coir ordinaria 
(( routine , e che fossilizzerebbero la scienza per la propria infin- 
n gardaggine. Ad essi si unisce quello dei facili critici, che non co- 
« noscendo neppar bene V argomento, giudicano di tutto colla mas- 
« sima franchezza , e dandosi l'aria di profeti, sanno predire cosa 
(( avverrà di studi che n m hanuo neppur capito. 

c( Conviene leggere il brillante opuscolo del Polli -* Glorie e sven- 
ti ture della trasfuiione del sangue in Milano — ]>er convincersi che 
« anche iu una città molto avanzata nella coltura possono ripetersi 
ce gli stessi fatti, e per farsi un'iJea delle opposizioni e delia lotta 
c< che Tìllustre scienziato ebbe a soffrire. 

a Le stesse opposizioni, le stesse lotte avvenivano testé in Ales- 
« sandria, quando un valoroso esperìmeautore ed un Intelligente 
a Amministrazione Ospitali era vollero tentarla nei pjzzi- 

€ La trasfusione del sangue è oramai un' operazione che è passati 
«t nella scienza, ed il numero delle trasfusioni eseguite è già grande. 
« Si trasfonde dappertutto, io Germania, in Francia , in Inghilterra. 
(( Invece quando in Alessandria si volle applicarla si andò a scavare 
« tutte le antiche obbiezioni , si rimisero a nuovo le vecchie ubbie, 
« e contro all'operatore si tentò suscitare da ogni parte un nugolo 
« di difficoltà, dalle intemperanze di linguaggio della stampa politica 
c( alle* apparenti ragioni scientifiche degU Invidiosi. » 



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43 

idrauliche, (1) fui costretto dichiarare che i moderni 
trasfiisionisti, sprovveduti finora di esatti manometri 
applicati già, od applicabili per bene agli istromenti 
di trasfusione, onde misurare con esattezza materna** 
tica in quale quantità il sangue arterioso dell'agnello 
potesse arrivare al cuore destro dell'uomo, si doves* 
sero per necessità accontentare, come si accontenta* 
vano, di una valutazione d'approssimazione, usando, per 
così dire, tradurre il tempo che dura l'operazione in 
quantità di sangue penetrante. 

La circolazione arteriosa poi del sangue effettuan- 
dosi sotto l'influsso di una corrente centrifuga e la 
venosa centripeta, le arterie essendo contrattili ed eia* 
etiche, la circolazione, dissi, dovesse ribellarsi al ri- 
gidismo delle ipotesi idrauliche, quali erano state contro 
il mio concetto invocate. 

E per avere il Wolkmann, siccome verificarono e- 
ziandio Valentin, Ludwig, Beclard, Marey, Vierordt 
e Chauveau, stabilito coW Emodinametro di Pouiseuille, 
che la tensione del sangue arterioso corrisponde a due 
metri d'acqua; od in altri termini a 15 centimetri di 
una colonna mercuriale; e la tensione venosa, per 
esperienze ed indagini di Ludarg, essendo tutt'al più 
ed in condizioni particoUuri eguale a 10 o 15 millimetri 
di colonna mercuriale, non esitai più ad affermare, che il 
sangue potesse e dovesse passare nella trasfusione; 
massimechè in mancanza di istromenti che ne desi* 
gnassero la quantità, concorreva virtualmente a dimo- 
strarlo la turgidezza e pulsazione comunicata alla vena, 
l'arrossamento deUe guancie e delle labbra, l'iniezione 
della congiuntiva, il turgore notevole delle giugulari, 
l'imporporaménto rapido e diffuso del collo, del petto 

(i) Avvisatore Alessandrino^ N. 91. 



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u 

e delle braccia, la congestione cardiorcefalica » talora 
il deliquio, la toBse secca e perfino la cianosi^ allorché 
si eccedesse nella quantità immessa, ossia nel tempo 
che durasse Toperazione (1). 

Ed ora aggiungo, che se avvenisse mai che nessun 
manometro potesse funzionare per bene e nel vere 
senso della corrente arteriosa, e che alla valutazione 
empirica non si volesse prestar fede, allora, a quegli 
operatori che desiderassero indagare se il sangue ar- 
terioso arriva ed in quale quantità al suo destino, po- 
trebbe servire l'ingegnoso apparecchio del Malassez, 
che Lionville usò e dal quale si riconobbe che prima 
della trasfusione esistevano soltanto 850,000 globuli 
rossi per ogni millimetro cubo di sangue ; mentre in- 
vece quattro ore dopo la trasfusione i globuli rossi 
erano saliti ad 1,100,000. Erano cioè cresciuti di 
250,000. , 

E questa stessa misurazione continuata per qualche 
tempo permise eziandio di inferirne, che V aumento 
dei globuli rossi camminava di pari passo col miglio- 
ramento progressivo del trasfuso. Fatto' cotesto che fu 
riferito dal Farny allievo del celebre Béhier. 

La terza volta che fu eseguita la trasfusione, la 
volli preceduta da indagini oftalmoscopiche^ che pra- 
ticò il Dottore Manfredi, aiuto distintissimo della cli- 
nica oftalmica dell'Università di Pavia; da analisi chi- 
miche deUe orine, praticate dall' egregio farmacista 
capo dell'Ospedale Divisionario militare; dall'esame 
della temperatura, della respirazione e dei polsi, in- 
stituito dal Professore Cav. Plinio Schivardi; ed infine 
dall'investigazione istologica del sangue, praticata col 



(2) Ponza, Avvisatore Alessandrino^ N. d4. 



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45 
microscopio dal Dottóre Bardeaax; e per ultimo dal 
peso degli operaìidi. 

Il 19 Agosto pertanto trasfusi quello stesso lipema- 
niaco a tendenze suicide, che il 21 Giugno era stato 
operato dal Dottore Trebbi. 

Affetto da delirio di persecuzione aveva però già 
smesso assai di quella smania che lo trascinava ad 
infiggere il capo nella buca delle latrine; per cui nu- 
trendosi meglio, e meno agitato, potei lasciarlo con* 
vivere liberamente cogli altri ricoverati. 

Originario di Novi-Ligure, ammogliato, con prole, 
Ottorino della Banca Popolare^ impazzito per rovesci 
di fortuna, era stato ricoverato* nel Manicomio il 9 
Dicembre 1873. D'anni 42, pesava 44 chilogrammi, a- 
veva le papille ottiche d'aspetto normale con segmen- 
tazione nel pigmento coroideale. Le di lui orine, di 
reazione acida, avevano la densità di 1024, con solfati 
e fo^ti normali, con eccedenza di cloruri. I polsi se- 
gnavano quasi invariabilmente 60 battute ogni minu- 
to; le respirazioni in numero di 20; la temperatura 
a 36, 7. n sangue offrì globuli bianchi oltre il 
normale. 

Non fu assoggettato ad alcuna sottrazione, né pre- 
ventiva né simultanea alla trasfusione. L'immissione 
arteriosa fu limitata a 20 secondi. Ebbe un leggiero 
arrossamento delle guancie e delle labbra; un urto 
solo di tosse secca; e pochi istanti dopo abbandonò il 
letto dell' operazione per andare da sé nel suo dor* 
mìtorio. 

Due ore dopo i suoi polsi erano saliti a 74. Pranzò 
con discreto appetito, ed il giorno seguente gli si per- 
mise di alzarsi dal letto e fu inviato a convivere li- 
bero coi suoi compagni semi-tranquilli. 

L'idea, o meglio la tendenza suicida, pare affatto 



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scomparsa; e di qaando in quando mostra vivo desi- 
derio di rimpatriare. Ripesato, quindici giorni dopo 
la seconda trasfusione, era cresciuto di 3 chilogrammi 
e mezzo. 

In quella stessa seduta Cu pure trasfuso dal Cav. 
dottore Arrigo, Chirurgo primario dell' Ospedale Ci- 
vile, Taltro lipemaniaco a forma angosciosa con ten- 
denze mutilatrici, il quale, doloroso a dirsi! già da 
un mese aveva trangugiato il terzo anteriore della 
propria lingua, che si era amputata di notte tempo 
coi denti fingendo di dormire. 

Trasfuso già una prima volta, il 19 Giugno, dal 
Professore Caselli, lo Spandonaro di Cassine, celibe, 
muratore, d'anni 42, ospitato nel Manicomio il 13 feb- 
braio 1874, prima di questa seconda trasfusione pe- 
sava 47 chilogrammi. Egli aveva papille ottiche di 
aspetto normale, orine leggiermente alcaline della den- 
sità di 1022 con solfati e fosfati normali ed appena 
traccio di carbonati ed urati con eccedenza di cloruri ; 
polsi a 60; respirazione a 18; temperatura a 35, 5; 
ed un'eccedenza notevole di globuli bianchi. 

Per involontaria disattenzione di chi calcolava il 
tempo la trasfusione essendosi protratta ad oltre 34 
secondi e non essendosi fatta alcuna deplezione pre- 
ventiva, pochi secondi dopo la trasfusione, si svolsero 
segni della più viva reazione. Perchè all'arrossamento 
diffuso, alla tosse secca, alla mucosità rossastra, al 
trismo dei masseteri , alla turgidezza delle giugolari 
subentrò una vera cianosi, che fu dissipata con una 
leggiera cacciata di sangue e strofinazioni secche ai 
precordi. 

Appena riavuto ebbe qualche brivido; fu avviluppato in 
una coltre di lana e soccorso con eccitanti diffusivi. 
Due ore dopo era calmo, ed aveva polsi a 72. La 



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notte dormì tranquillo ed il giorno successivo assicurò 
sorridente che se l'avessi lasciato andare a casa, gli 
sarebbe di nuovo cresciuta la lingua. Continuò a nu- 
trirsi più regolarmente del consueto; e ripesato, 24 
giorni dopo, era cresciuto di tre chilogrammi. E quando 
volli trasìfonderlo una terza volta vi si oppose, asse- 
rendo in dialetto, che egli non aveva più bisogno di 
quel salasso alV incontrario. 

Il 5 settembre si fece la quarta seduta e praticai 
la settima trasfusione. B paziente certo Berca di Ca- 
stellazzo Bormida, contadino ricoverato dal 10 agosto 
1873, lipemaniaco a forma stupida, pellagroso con pro- 
fluvio diarroico da oltre tre mesi refrattario ad ogni 
razionale trattamento, aveva la lingua screpolata ed 
affatto spoglia di papille; mucose scolorite ed anemi- 
che; morale assai depresso. Pesava 51 chilogrammi, 
aveva orine alcaline della densità di 1019; urati e fo- 
sfetti quasi normali, e cloruri un po'eccedenti. Il fondo 
dell'occhio d'aspetto normale, temperatura a 36, 8, re- 
spirazioni 22, polsi ad 82 battute; eccedenza di glo- 
buli bianchi. 

Lo stato suo d'anemia m'indusse a non assogget- 
tarlo ad alcuna emissione né preventiva, né contem- 
poranea. La trasfusione durò unicamente 20 secondi, 
ed egli non patì alcuna notevole molestia. Fu osser-- 
vato un leggiero arrossamento delle guance e delle 
labbra, con fugace iniezione delle congiuntive. Pochi 
brividi mezz'ora dopo è poi nessuna reazione febbrile. 
11 giorno susseguente si mostrò più svegliato, si nutrì 
con avidità ed ebbe solamente due scariche alvine 
diarroiche. Il polso fattosi più regolare e pieno si era 
fissato a 72 battute. Dopo dieci giorni cominciò ad e- 
vacuare feccie più figurate , divenne più sereno e più 



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48 

spedito nelle sue movenze. Pesato, 14 giorni dopo la 

trasfusione, era cresciuto di un chilogramma. 

Sebbene alcuni dei più insigni fisiologi abbiano as- 
serito che la trasfusione favorisce le emorragie, pure 
a me non accadde mai di riscontrarne nei trasfusi 
operatisi nel mio Manicomio; che le orine furono o- 
gnora spoglie di emoglobina; per cui non sta vera 
Tematuria asserita da Ponfick; nò mai mi fu dato di 
riscontrare le feccie commiste a sangue. 

Queste sono, illustri e dottissimi CoU^hi, le tm 
della trasfusione diretta di sangue pecorino applicata 
nel Manicomio di Alessandria come tentativo di cura 
in alcune frenosi. 

Ora acconsentitemi che sottoponga alla vostra at- 
tenzione alcune brevi conclusioni. 

So che si trasfuse a Reggio d' Emilia, ad Imola, a 
Pesaro, a Ferrara, a Brescia ed a Bologna. (1) Ma seb- 
bene ne ignori il vero risultato finale, questo mi con- 
sta di certo che sopra oltre sessanta trasfusioni che 
vennero ad arricchire la scienza di una nuova medi- 
cazione, nessuna ebbe per sé stessa conseguenze fatali. 
So che il Tassinardi, rinomato e fortunato trasfusio- 
nista di sangue defibrinato in casi di cachessia palu- 
stre, appena che vide a Reggio operare il Caselli sta- 
bilì di abbandonare la vecchia pratica, per adottare la 
nuova maniera della trasfusione diretta^ Si trasfizse 
eziandio a Bruxelles dal Professore Casse; ed a Lipsia 
da Hasse (2). 

Essendosi trasfuso jt Vienna nella clinica del Pro- 

(1) La Gazzetta Medica Italiana Lombardia^ N. 40, riproduce ooa 
leuera del dott. Rodolfo Rodolfi di Brescia , colla quale aaouozia di 
avere già faite 25 trasfusioni dirette di sangue venoso d' agnello io 
16 pazzi. 

(2) Presse Medicale Belge^ N. 31. Morgagni^ dispensa IX. 



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49 
fbssore Billroth» (1) yi si osò da Steiner sangue ar- 
terioso di cane e più tardi d'agnello. In questa nuova 
yia twapeutica si incede adunque animosi da molti. 

Qualche notevole vantaggio pertanto ottenutosi da 
questo mezzo di cura ed il non èssere avvenuto fin 
qui alcun disastro imputabile all'atto operativo che 
oggidì si compie con maggiore abilità e perfezione che 
non lo si sapesse fare per Y addietro, panni possono 
permettere non sia esagerazione asserire: 

1. Che la trasfusione diretta di sangue arterioso 
pecorino, anche all' infuori delle necessità idrauliche 
aUe quali può brillantemente sopperire in occasione di 
copiose emorragie, può altresì riescire operazione fa- 
cile, sicura,, quasi indolora e vantaggiosa come vero 
e reale ricostituente in alcune frenosi pellagrose : 

2. Che può anche essere vantaggiosamente usata a 
scuotere taluni alienati lipemaniaci stupidi, essendo la 
trasfusione diretta di sangue arterioso un vero ecci- 
tante diffusivo (2) : 

(1) Sperimentale. Wiener Medizinische Wochenschrifi, 

(2) Il giornale medico la Salute e con esso Vlndipendente asseri- 
scono: 

(( Il professore Livi tornò a giustificare il concetto che Io gnida 
« a trasfondere il sangue negli alienati aflfetti da lipemania stupida 
(( con cachessia o senza. 

(( Senza cachessia FefiTetto curativo è certamente più directo e più 
« sicuro. 11 sangue arterioso agisce come analettico difiusivo per ec- 
ce cellenza ; esso sveglia ad azione le funzioni vitali somato-psichicbe 
(c che neHa stupidità rimangono semplicemente assopite. 

(( Nei casi però di cachessia, trasfondendo ripetutamente il sangue 
u arterioso, s'intende iniziata via via nel plasma sanguigno corrotto 
(c una serie di metamorfosi progressive che valgono a ricondurlo nella 
« sua buona crasi. 

(( È un lavoro più lento e graduato , che non dovrebbe mancare 

« di buon effetto; è un bonificare un terreno palustre colle colmate. 

« Ed a sostegno di quest'opinione citò l'esempio del Marcucci, del 

a Roussel, del Postemscki e del Tassinari , i quali se ne valsero in 

Archivio^ armo 12.' 4. 



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50 

3. Che può essere opportuno usarla a combattere là 
deficienza dei globuli rossi, che si osserva assai fre- 
quente in talune insanie, come dimostrò magistralmente 
Sutterland. 

E memore del^ consiglio di Minosse 

Guarda com* entri e di cui ta ti fide : 
Non t'inganni l'ampiezza dell'entrare; (1) 

aggiungo non essere prudente applicarla quando la ca- 
chessia pellagrosa abbia già fatto dei gravi guasti dis- 
organici , ed allorché gli alienati fossero in istato di 
eccitazione maniaca. 

E quando l'avrete veduta praticare, vi convincerete 
facilmente, che la trasfusione non è quell'operazione 
disumana e pericolosa che una chirurgia prudente 
debba respingere. 

Voi tutti ben sapete come uno dei più celebri isti- 
tuti scientifici, quello cioè di Scienze e Lettere Lom- 
bardo abbia per l'appunto institaito un premio rag- 
guardevole da concedersi a chi meglio scriverà sulla 
trasfusione del sangue nelVuomo come innesto ematico. 

Sono vent'anni che in Francia si trasfonde sangue 
defibrinato; ma suir iniziativa più logica ed ardita di 
Béhier ora si trasfonde sangue umano completo. In 

c( varii casi di cacliessie e malattie viscerali, e più che ogni altro il 
« fatto parlante della pellagrosa operata per la terza volta a Reggio 
(( col metodo della trasfusione diretta , nella qaale si é ottenuta la 
« sollecita scomparsa del sintomi più allarmaoU che ne tenevano in 
« pericolo la vita, un deciso rinvigorimento nelle condizioni fisiche , 
« un tneraviglioso riordinamento nelle facoltà intellettuali, » 

Possa ciò almeno servire di ammaestramento a quegli oppositori 
che noo credono ad alcuna guarigione, e persistono spudoratagnoente 
ad abbacinare il pubblico gridando ai trasfu8i<misti, non passa e non 
guarisce I 

(I) Dante — Inferno^ Canto V, terzina settima. 



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51 
Germania la traefasione fu perfino applicata in casi 
di tubercolosi ^Hiseosa, da Fiedler, Sonder, Thurn e 
Brogelmann. 

La trasfusione vuol essere asata con pradenea^ ma 
conviene ripeterla immettendo altresì piccole quantità 
di sangue. Questo savio consiglio, che Tesperienza ap- 
prova» già suggeritomi dal Moleschott» fu pure dato 
dal Farny a nome dell'illustre suo maestro ilBéhier, 
il quale designò eziandio come sintomo di incipiente 
intolleranza per il cuore e per i polmoni di ricevere 
altro sangue, la tosse secca, e r incipiente dispnea. 
Essendoché tanto Tuna che T altra cosa indichino in 
modo sicuro , che il polmone comincia a congestto^ 
narsi. 

Dalla quale congestione scaturiscono la cefalea, Tar- 
rossamento diffuso e persistente della cute^ il deliquio, 
6 la cianosi, quando la quantità del sangue trasfuso 
sia eccessiva. Fenomeni questi che taluno imputò im- 
propriamente all'eccitazione dell'infermo, all'ingresso 
dell'aria e dei coaguli e perfino alla paralisi dei nervi 
vaso-motori. 

Finora nelle trasfusioni dirette eseguitesi non po- 
terono passare né aria, né coaguli ; perché se qualche 
bollicina d'aria può essere rapidamente decomposta 
dal sangue avidissimo dell' ossigeno , i coaguli , qua- 
lora fossero penetrati, avrebbero per lo meno dato 
luogo ad embolismi fatali. Essendoché una volta fòsse 
giunto un grumetto di sangue fino al polmone vi si 
sarebbe annicchiato ospite nefasto e foriero di certa 
morte. Inoltre nelle lezioni di fisiologia del Professore 
Moleschott, raccolte accuratamente dal Dottore Squa- 
rini, a pagina 106, si legge: si volle pure che la fi- 
hrina si coagulasse perchè sottratta alla parete in^ 
tema dei vasi; e di fatti non si coaguia facendola pas^ 



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52 

zare dal vaso di un animale a quello di un altro. 

Su queste basi pertanto, quando avrete udito tutto 
il prò ed il contro, quando avrete potuto giudicare di 
presenza, compiacetevi di incoraggiare questi studii 
coU'autorevole vostro suffragio; ed i trasfusionisti, presa 
maggior lena, con prudente accorgimento cercheranno 
di sciorre quei dubbi che tuttora annebbiano la nuova 
via terapeutica in cui camminano. 

F::lolo almeno in omaggio di quel concetto del ce- 
lebre Moleschott, che quand'anche il tentativo attuale 
di applicare la trasfusione alla cura di talune frenosi 
avesse un certo che di empirico, di cui difficilmente si 
spogliano tutte le grandi idee pratiche^ le quali prima 
sperano la sanzione della esperienza, indi la spiega-- 
zione della scienza, appunto perciò non dev* essere 
trascurata. 

Ma sopratutto appoggiateci perchè da uno studio 
siffatto ne verranno lustro e decoro per la scienza, e 
reali benefizii per Tumanità. 

ISTRDMENTI PER LA TRASFUSIONE. 

Ottemperando al savio oonsiglio deirìosigDe Moleschott, che in data 
17 ottobre 1874 scriveva : — Mi sembra che farebbe cosa utile col- 
Vaggiungere la figura delle cannule y che servono per la trasfusione, 
alla sua Memoria. Trattandosi di divulgare un metodo, il quale an- 
corché non adempisse ancora del tutto le brillanti promesse che sem^ 
bra darci, è di certo meritevole di un esame su larga base , e forse 
destinato a far nascere una rivoluzione nel campo deW intera medi- 
cina, ogni facilitazione diventa un pregio ed un benefizio per ruma- 
nità, ed i cultori della sua salute: — descrìvo qui appresso e per 
disteso gli istromenti aggiungendovi eziandio le figure appositamente 
litografate. 

Alle cannule dell'Albini e del Pothemscky il prof. Azio Caselli di 
Reggio d'Emilia sostituiva quelle che per ripetute esperienze sopra 
animali, e per l'uso sull'uomo, gli sembrarono più atte a semplificare 
l'operazione della trasfusione diretta ; e che in pari tempo lo assi- 
4:uravano che erano attissime ad impedire il passaggio dell'arki a diri 



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coaguli, senza obbligarlo ad usare di alcuna soluzione di carbonato 
di soda. 

Furono pertanto i Lollini di Bologna , fobbrìcanti rinomatissimi di 
ferri chirurgici, quelli che eseguirono i moduli Caselli: per ciò Tar» 
mamentario chirurgico indispensabile per la trasfusione si riduce ai 
seguenti istromeuti. 

Due cannule tagliate a becco di clarinetto della lunghezza di cin- 
que centimetri , munite di due orecchiette onde poterle meglio ma- 
neggiare. Entro queste cannule scorrono per scivolamento due maur 
derioi pieni, i quali mentre all'estremo esterno terminano in uu bot-, 
tono sagomato, all'altro sono invece foggiati a piano inclinato, come 
l'apice delle cannule perforatrici. La punta però dei manderini è 
smussata, ed eccede di tanto la parte pungente delle cannule da 
renderne T introduzione affatto innocua, sia nell'arteria deli' agnello , 
come nella vena dell'uomo. 

Sonvi poi due altre cannuccie rette dello stesso diametro dei 
manderini, lunghe otto centimetri, le quali si uniscono mediante un 
pezzetto di tubo di gomma elastica, che le incappuccia solidamente. 

Di queste cannuccie una ha una biforcazione a forma dì Y, la quale 
sì stacca ad angolo di 25 gradì ed alla distanza di due centimetri 
dall'incappucciamento del tubo di gomma elastica, seguendo però la 
direzione dell'estrenio libero della cannuccia retta. Questa ramifica- 
zione è lunga 3 centimetri. 

La cannula che deve infiggersi nell'arteria dell'agnello, nella metà 
della sua lunghezza, ha un cercine rilevato, onde potervi allacciare 
contro l'arteria, affinchè il sangue sotto l'impulso della tensione ar- 
teriosa non spinga fuori la cannula stessa, e sopratutto per impedire 
che continui a salire verso il capo dell'animale. L'operando pertanto 
riceverà il sangue arterioso nella trasrusione con tutta quella vii a 
Urgo^ con cui lo sospingerà il cuore dell'agnello. 

Essendo couveniente incidere la pelle della vena dell'uomo col 
metodo di Nélaton, bisogna valersi di un piccolo bistoury da fistola 
lacrimale. Occorre eziandio avere sottomano un porta-refe ricurvo 
onde potere sollecitamente passare i fili necessari per le allacciature 
dell'arteria dell'agnello ; tanto per fissare la cannula quanto per al- 
lacciare la carotide deli'anunale appena terminata la trasfusione. 

Un bistoury a manico fisso e panciuto, una pinzetta da dissecca- 
zione, ed una sonda metallica scanneliata e bottonata compiranno 
l'arsenale degli istromenti chirurgici indispensabili all' operazione, 
della trasfusione diretta di sangue arterioso d'agnello. 

Mi compiaccio avvertire che II Caselli ideò due ca ibri di cannule, 
e ciò col prudente accorgimento che il minore potesse essere usato, 
quando l'agnello assai giovine avesse arterie piccine; e la pers4>na 
a trasfondere offirlsse un sistema venoso poco pronunciato e poco 



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54 

turgesceate, come suole accadere nei fio vinetti ^ aelle fiuetalle e 

nelle donne. 

Anche il dott. Trebbi volle portare una modificazione alle can- 
nule Caselli, per cui alla cannula lanceolata a becco di clarinetto 
sostituì una cannula smussa dalla cui estreonità inferiore spunta un 
trequarti, il quale appena entrato neirarteria o nella vena viene ritirato 
e sostituito da un manderino pieno che, per la sua lunghezza oltrepas- 
sando h estremila della cannula, permette di spingerla quanto oc* 
corre, senza pericolo di passare fuor Aiori il vaso sanguigno. Qual- 
cuno preferisce questa cannula trequarti ; ma finora di tutte le tra- 
sfusioni dirette praticatesi la maggior parte furono eseguite cogli 
istromenU Caselli. Debbo ad onor del vero asserire, che anche que- 
sta modiicazione poruu agli Istromenti Caselli fta eseguiu dai pre- 
lodali Lollinì f i quali inoltre seppero congegnare un apposito astuc- 
cio ove si trovano lutti i diversi istromenti chirurgici, indispensa- 
bili alla trasfusione diretta del sangue arterioso , e perfino il rasojo 
per tondere il collo deiragnello. 

Atto opsrìitivo. 

Prescelto Tagnello che deve somministrare Tonda benefica , ed a 
cui Testro poetico e la vena feconda del cav. Professore Laguzzi 
fece dire — 

Minacciato dall'uliime squille, 

Fra le coltri di spasmi e di duol 

Giac« an mesto : le erratiti pupille 

Più non bevon la luce del sol I 
Io m*appre830 a quel mesto che langae 

Co'.raffetto che Dio mi doDò ; 

Nelle vene gli verso il mio sangue 

E col sangue la vita gli dò. — (1) 

lo si corica supino in apposita cnnelta agli angoli superiori della 
quale si allacciano le zampe ripiegate sulle coscie. Lo si imbavaglia 
col morso di ferro del Kaniiichekalter di Czermak^ raccomandato 
per fissare i com'gli ; ovvero con fettuccte di tela che ne immobi- 
lizzano il capo sulla sporgenza esterna e fenestrata della cunetta. 

Ad impedire che nell'atto della disseccazione della carotide faccia 
movimenti, se ne comprìme il rentre con una correggia graduala 
cdiocata nella metà della cunetta. II collo deH'agnello essendo sUto 
previamente raso dalla lana che lo ricopre , si pratica un' incisione 
di otto dieci centimetri ai lati della trachea ; si procede guardin- 
ghi nella disseccazione, si separa colla sonda bottonata II vaso arte- 

(1) Lagnili — L'Agnello della trasfusione. Ai>vUatore^ N. 86. 



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55 
rìosa M nervo imeomogaatrico^ si passano col porta-refe ì Ali per 
allacciature, si afferra Tarteria col pollice ed iodiee della mano sini- 
slra» e colla mano destra s'infiggo la caooula Caselli, ovvero il tre- 
quarti Trebbi ; avendo T avvertema nel primo caso di fare tosto 
scivolare il maoderioo smussato e tai;!iato a piano inclinato onde 
potere spingere innan^J la cannula senza pericolo di perforare ' la 
parete posteriore dell'arteria ; cosa facilissima a succedere a coloro 
cbe non avessero la mano già fatta all'atto operativo. Nel secondo 
caso occorre levare il trequarti per introdurvi tosto il manderino 
ottuso. 

Ciò eseguito si assicura la cannula nell'arteria mediante uno dei 
fili aoieriormente predisposti e la cui allacciatura deve comprendere 
unicamente l'arteria attorno al cercine di cui trovasi munita la can- 
nula. Bisogua assolutamente evitare d! comprendere nel laccio sud- 
detto ti nervo poeumogastrico , perchè la sua inevitabile irritazione 
altererebbe assai il ritmo circolatorio dell' agnello, come ^ hanno di- 
mostrato le magnifiche esperienze dello Schiff, stale riprodotte nel 
volume XI del Untersuchungen del professore Moleschott. 

Cosi prep.vato l'animale , ed H paziente trasfundendo trovandosi 
orizzontalmente coricato in apposito letto , gli si distende il braccio 
ad angolo retto sopra un tavolo cbe porta un rialao mobile , onde il 
braccio del paziente ed il collo dell' agnello possano più tardi tro- 
varsi ad un eguale livello. 

Col metodo Nelaton si incide la pelle della vena dal basso in alto 
col bìstonry da fistola lacrimale. Si fU serrare il braccio del paziente 
con un cordone elastico, affinchè la vena prescelta possa, Inturgidita^ 
emergere tra le labbra della ferita cutanea. 

Allora l'operatore afferra il braccio del paziente come fa chi ese- 
guisce una cacciata di sangue, ed impianta nell% vena la cannula e- 
guale in calibro a quella che sta già nell'arteria dell'agnello. Appena 
l'abbia punta fa scivolare il manderino e spinge innanzi nella vena 
la cannula. 

Fatta avvicinare la cunetta ove sta l'agnello già preparato, la fa 
scivolare sul tavolo, sopra il rialzo del quale fa mantenere disteso il 
braccio. E allorché ravvicinamento sia suffici ente comincia per to- 
gliere il manderino che ottura la cannula dell' arteria, e sotto il zam- 
pillo irruente dei sangue arterioso introduce in questa cannula la 
cannuccia già incappucciata nel tubo di go mma elastica , avvertendo 
di tenere l' indice ed il pollice sopra i due sbocchi d'uscita. E ùl 
ifiMuediatameiite togliere dall' assistente il manderino della caonuki 
che su nella vena, e v' imbocca queir estremo di cannoccia incap- 
pucciata la quale ha lo sfiautoio ad angolo acuto. 

Sotto l'irruenza dell' onda arteriosa la vena si fa turgida. Allora 
ut togliere il laccio che h serrava sopra l'infissione della cannula, e 



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I 



56 

lascia compiersi la trasfusione per tutti quel secondi che ha presta- 
bilito. Per assicurarsi che l'imniissione contìnua, oltre alla pulsazione 
del tubo di gomma elastica intermedio alle cannacele, alla pulsazione 
apparentissima e per V estensione di più centimetri della rena me- 
diana, può sempre alzando il pollice lasciare sfuggire dallo sfiatatoio 
un ondata di sangue. 

Appena terminata l'operazione fa scostare Tanimale : fa togliere la 
cannula dal braccio dell'operato : e se occorresse per qualche ecces- 
siva reazione di levare sangue dall'operato, lo può avere dalla ferita 
stessa della vena, purché allacci come per un salasso ordinario il 
braccio del trasfuso. 

Sarà però più prudente fare una cacciata dal braccio opposto , 
perch'f talora dalla vena che servi per la trasfusione riesce difficile 
avere un zampillo sufficiente. 

Soccorso cosi l'operato, se accusasse brividi di freddo lo si con- 
forterà con qualche leggiero eccitante ; lo si avvilupperà in una col- 
tre di lana e poche ore dopo il medesimo si sarà completamente 
riavuto. 

Talora appena medicato il braccio qualche trasfuso ritorna da sé 
al suo dormitorio, e nella stessa giornata s'alza da letto e riprende 
le sue ordinarie abitudini ed occupazioni, massime se la trasfusione 
ebbe per obbiettivo di ricostituire o di eccitare^ e non già di prov- 
vedere alle esigenze di una copiosa emorragia. 

L'intelligenza del lettore dispensandomi dal numerizzare i vari! 
istromenti, mi permetto pure di non intercalare nel testo la spiega- 
zione delle tavole. 

Brevi appunti intorno alla trasfusione del san- 
gue— cfe/ doU. GIUSEPPE BERGONZI, diReggio- 
Emilia. 
(Memoria letta al 1.^ Congresso dei medici alienisti in Imola). 

Anzi tutto vuoisi osservare se veramente la discra- 
sia sanguigna, propria di alcune lipemanie, della pel- 
lagra e delle pazzie in genere, possa essere curata 
colla introduzione nel torrente circolatorio di un li- 
quido sommamente complesso nella sua costituzione, 
il quale se omogeneo ne' suoi elementi essenziali (al- 
bumina, fibrina, globulina, materie grasse) non si può 
dire che sia tale ne' suoi elementi secondarii (sali, 
principii minerali, ecc.) e quindi resta a vedersi se la 



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eterogeneità per questo riguardo non possa esser tale 
da indurre anche solo per sé stessa un'alterazione dei 
sangue nociva allo stato fisiologico» valutando che in 
ogni animale varia è la potenza degli organi che in 
diverso modo depurano il sangue e lo rendono così 
idoneo alla nutrizione ed all' eccitamento dei diversi 
tessuti : in altri termini varia colla qualità del sangue 
pur anche nei diversi organismi la potenza depurante 
delle diverse glandule. 

Si è detto che alcuni lipemaniaci stupidi (nei quali 
si è praticata la trasfusione) hanno subito dopo» ed 
anche durante la operazione, presentato un certo rialzo 
nelle loro facoltà psichiche che ha perdurato qual- 
che tempo. Ma qui giova osservare che sotto un 
dolore fisico qualunque (che non manca nella detta 
operazione della trasfusione) si nota spessissimo un 
simile rialzo» che pure persiste qualche tempo: così 
avviene quando si medica un vescicante» fenomeno che 
è riprodotto nelle malattie intercorrenti» infiammatorie» 
febbrili» cholera» ecc. Bisogna inoltre riflettere che di 
questo rialzo si può anche accagionare quell'azione 
morale che vengono ad esercitare sul malato e Tappa- 
rato imponente dell' operazione e la vista di tanta 
gente che lo guarda. 

Quanto alla pellagra » o la trasfusione si adopera 
nel principio della medesima » ed allora non si deve 
venire ad un soccorso curativo tanto pericoloso, men- 
tre che può badtare e bastano all'uopo e la cura to- 
nica ricostituente ed i preparati arsenicali ed una bene 
intesa igiene» bagni» vitto carneo» ecc. ; o la trasfu- 
sione si adopera quando la pellagra è assai inoltra- 
ta» quando hanvi le ulcerazioni intestinali e le ede- 
mazie cerebrali e allora qual prò si puote mai spe- 
rare dalla medesima? Sembrami che la trasfusione 



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58 

del sangue (meao ohe nei casi di an^nia acuta) sia 
da paragonarsi all'introduzione che si facesse in uno 
stomaoo fiacco ed inerte di un buon alimento carneo; 
lo stomaco digerirà questo alimento* o piuttosto non lo 
rigetterà da sé? Così per la trasfusione del sangue 
quando il sistema vascolare sia fiacco, quando tutti 
gli organi per mancanza d'influsso innervatore vitale 
sieno depressi, questo po' di sangue che viene intro- 
dotto che cosa potrà mai fare ? non trovando la rea- 
Eione opportuna negli altri tessuti ed organi dell'eco- 
nomia non potrà venire secreto come cosa estranea ? 
Nel caso dell'anemia acuta ognuno capisce facilmente 
come il solo difetto di sangue sia propriamente quello 
che minaccia la vita e come gli organi allora, avendo 
ancora affatto integra la loro fisiologica costituzione, 
possano risvegliarsi sotto il benefizio d'una maggiore 
irrigazione sanguigna, ma non può essere cosi il caso 
quando il difetto di sangue da lungo persistente ha 
già influito a snaturare lo stato degli organi, sicché 
questi ad un contatto di una maggior copia di sangue 
non ponno perciò solo ritornare al pristino grado di 
complessa organizzazione ; cos), ad esempio, un muscolo 
atrc^o non può per quanto s'impregni di sangue ac- 
quistare il pristino suo sviluppo, e la pristina sua po- 
tenza, e ciò si applica al cuore, al sistema vascolare, 
ecc. La trasfusione non può riparare i danni avvenuti 
in un'organismo guasto da una persistente deficienza 
del liquido nutriente, dappoiché colla mancata alimen- 
tazione, e per ciò stesso colla conseguente mancata fun- 
zione molti organi non solo si atrofizzano, ma subi«^ 
scono molte svariate trasformazioni, quali ad esempio 
di tessuto connettivale, adiposo e simili, e riforneiìdo 
a queste masse così alterate il sangue, si alimenterà 
il tessuto trasformato connettivale o adiposo ecc., ma 



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50 
non si rifornirà tessuto nervoso^ muscolare « glandu- 
lare che sia; si avrà quindi uno stato ìperemico di 
organi ancora snaturati, ma non il ritorno dallo stato 
morboso allo st^to fisiologico degli organi che furono 
per la persistente anemia guasti nella loro compage. 

Né forse può riguardarsi la trasfusione del sangue in 
questi casi soltanto inutile, ma anche affatto innocua, 
dappdchò nell'organismo abituato a quella massa di- 
feùiya di sangue tanto se ne mantiene quanto gli or- 
gani capaci sono a produrlo e depurarlo, mentre in- 
trodottane una massa maggiore Tequilibrio non potrà 
più persistere; e sarà il sangue o troppo copioso per 
scorrere nel già ristretto albero circolatorio, o sover- 
diiio agli organi che debbono depurarlo e quindi fa- 
cili le congestioni, i trasudamenti ed ì processi mor- 
bosi devoluti ad una crasi sanguigna alterata da al- 
terata crasi. Ed invero gli sperimentatori pare con- 
siglino ripetute trasfusioni sanguigne, ma iu tal caso 
se l'effetto salutare alla lunga si riesce poi ad otte- 
nere, non si può ancora con logica sicurezza atth- 
baire all'effetto della trasfusione^ ma piuttosto ad altre 
oondiaoni^ in etù essi tengono gl'individui in esperi- 
rimento, né si può in questo caso sostenere die senza 
la trasfusione non si avrebbe attenuto un pari risul- 
tato ponendo l' infermo nelle migliori condizioni igie- 
niche. 

Che il sangue eserciti un'azione eccitante sopra i 
diversi sistemi, specialmente sul nervoso e sul musco- 
lare, questo risulta da molti e indubbi! fatti; ma egli 
é però altresì certo che una congestione può indurre 
effetti opposti» né sempre si ponno togliere così sul- 
Tistante prima che sieno venuti o coagulazioni nella 
massa sanguigna o rottura di vasi, effetti i quali 
ponno essere di un danno irreparabile e quindi il 



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60 

sangue, se pure può qualificarsi per Teccitante più na- 
turale degli organi, non può dirsi egualmente il mezzo 
che l'arte può suggerire più innocuo per risvegliarne 
le funzioni ad ogni evenienza. E queste considerazioni 
sono tanto più da valutare trattandosi della trasfusione 
diretta del sangue, cioè di sangue non defibrinato, il 
quale ha perciò quell'elemento che tanto ne facilita la 
coagulazione sì tosto che esso viene ad intasarsi nei 
vasi, e che viene introdotto nell'albero circolatorio del- 
l'infermo non a piccole riprese, ma colle violente ondate 
spinte da un cuore più o meno agitalo d'un animale. 

Inoltre riflettiamo che dall'anatomia patologica delle 
malattie mentali non ancora siamo cerziorati quanto 
lo stato anormale psichico esclusivamente dipenda dal 
più meno di sangue che irriga la massa encefalica 
anziché dallo stato anatomico, epperò funzionale degli 
elementi specifici nervosi. Qualche volta, tutti lo sanno, 
havvi uno stato di compressione, per tumori, depositi 
di pigmento, degenerazioni, sostituzione di tessuto con- 
nettivale e simili. 

Dunque, concludendo, io direi che la trasfusione del 
sangue non può essere autorizzata che nei casi di 
emorragia talmente copiosa da minacciare rapidamente 
la vita, e ove tutte le altre risorse dell'arte sieno 
esaurite : non mi pare poi lecito per ridonare il bene del- 
l'intelletto ad un individuo, rischiare di mettere in pe- 
ricolo, per le ragioni che ho accennate, la sua vita fisica. 

La lipemania STUProA e la trasfusione del sangue. 
— Consi leraziont ed esempi delprofessoi^e CARLO 
LIVI, Direttore del Frenocomio di Reggio^Emilia. 
(Memoria Ietta al i.* Congresso dei medici alienisti in Imola). 

Io non starò qui a fare la storia della trasfusione 



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61 
ddl sangue. Cantata da' poeti (1)^ invocata da un Pa- 
pa (2)« scomunicata da un altro, proibita da' Tribu- 
nali, esaltata da fanatici e ciarlatani, schernita da 
leggieri spiriti, soggetto di esagerate speranze e di 
grandi disinganni, più volte caduta e risorta nel corso 
de' secoli, la trasfusione sanguigna ha qualche cosa 
in sa che inebria la fantasia, e dee avere pur qual- 
che cosa di intimamente buono e potente che la scienza 
intravede, e l'esperienza, la sola esperienza, è chia- 
mata a sincerare. 

Pure, come italiano, non posso a meno di fare una 
avvertenza, che ridonda ad onore del nostro paese. 

È singolare, guardando la storia della trasfusione 
sanguigna, come le spinte più ardite e felici, li spe- 
rimentatori più temperati e sapienti venissero dsdla 
nostra Italia. 

Senza far conto che primi furono due italiani , il 
Ficino e il Cardano, a darne cenno nelle opere loro, 
è innegabile però che quell'acuto ingegno novatore 
che fu il toscano Francesco Folli, scuolaro del Redi, 
se non può dirsi l'inventore della trasfusione, certo 
fu il primo dopo la lettura del libro di Arveo Sulla 
circolazione a intravederne le utili applicazioni. Fin 
dall'agosto del 1654 egli ne avea tenuto parola con 
Ferdinando li. Granduca di Toscana che fu amico del 
Galileo, e della sua gloriosa schiera di scuolari, e 
cultore e protettore pur esiso di que' nuovi studi spe- 
rimentali. Ma poi cotesta idea, dalla corte di Toscana, 
ove convenivano fra li altri molti scenziati inglesi, 

(f) 0?idio, Metamorfosi^ L. Vii , verso 285. — P. Rodolfo d'Ac- 
qnaviva (1680?) Poema latino De Trasfusione. 

(i) Sismoodì, Storia delle Repubbliche Italiane y T. II. pag. 416, 
Italia 1818. — Reyualdi, Annali EccL 1492, 8 i% P^g* ^^^^ ^« ^<'- 
tateranoy L. XXII, et aliis. 



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«2 

passò in Ingliilterra, è con dispiacere del Follia un- 
dici anni dopo, vi venne tradotta in atto (1). 

n celebre matematico poi » Geminiano Montanari, 
cke fu pare egli de^ migliori allievi della scuola fio- 
rentina, si die a fare esperienze suUi animali in casa 
di Giandomenico Cassini in Bologna. Dissanguato un 
agnello, gli trasfase il sangue d'un altro, e lo fé' so- 
pravvivere ben sette mesi. 

Venne poi il celebre anatomico Guglielmo Riva, il 
quale nel decembre 1667, in quell'anno stesso in cui 
sperimentavano il Denis, il Lower e King, faceva in 
Roma la sua prima trasfusione di sangue animalesco 
nell' uomo. L' esperimento fu solenne, perchè fatto in 
presenza di medici insigni nostrani e stranieri, e di 
magistrati autorevolissimi, i quali con rogito notarile 
ne autenticarono i resultati. Il dottissimo medico te- 
desco, Esler, che vi assisteva, ne dette poi un* accu- 
rata notizia nelle sue Miscellanee dei curiosi deUa 
natura (2). 

Al Riva tennero dietro i professori Paolo Manfre- 
dini e Ippolito Magni suoi coetanei. 

Ma in Francia, dove Tabaso delle buone e sapienti 
cose finisce sempre col metterle in discredito e in 
disuso, la trasfusione sanguigna si attirò addosso una 
ordinanza della Corte di Parigi, la quale proibiva di 



(1) Fraocisci Follii a Puppio , Recreatio physica, in qua de San- 
guinis et omnium viventium analogica circulalione disseritur, Floren- 
liae, 1665, pag. 487. — Del medesioio, Dialogo intorno àUa cultura 
della vite. Firenze, 1670 io 8.** — Stadera medica, a. e. 29. 

(2) Miscellanete cwriosorum^ ecc. — Trium sanguinit transfusionum 
ex anitnalium trium viventium arteriis in trium laborantium morbis 
diversis venas celebratarum, anno ì^^lìnenu decembri Rommy non be- 
stiali more^ sed feliciori et kumano metkodo, prosperoque eventu a 
Joanne Guillelmo Riva. 



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6S 

fare la trasfasione senant T api^rovadoiie d' uà dottoro 
della Facoltà parigina (1668). 

Succede quindi un lungo silenzio, il quale alli ultimi 
del secolo scorso (1762) è rotto da Michele Rosa Mo- 
denese, che viene a sperimentarla nelli animali dinanzi 
allo Scarpa (I). D'allora in poi la trasfusione sanguigna 
rifece, piuttosto rapidam^te, il giro d' Europa , per 
tornare dopo breve tempo a ritirarsi nuovamente in 
silenzio. 

Ma questa volta il sonno fu assai breve, poiché in 
questa seconda metà del secolo, V abbiamo veduta ri- 
sorgere e farsi largo nuovamente nella pratica, meno 
avventata e pretensiosa, ma più calma e prudente e 
meglio diritta con l'occhio allo scopo. 

L'insigne chimico professore Polli, l'illustre zoologo 
professore Copello, e i valentissimi clinici chirurghi, 
l'Albini, il Landi e il Marcacci, per tacere di molti 
altri in Italia, furono quelli che sperimentando sulli 
ammalio sull'uomo, scrivendo o operando, resero ve- 
ramente cosa seria fra noi la trasfusione sanguigna. 
All'Albini poi devesì il merito d'avere pel primo spe- 
rimentata la trasfusione diretta del sangue arterioso 
dall'agnello all'uomo, sebbene il Geeellius in Russia, 
e l'Hasse in Germania, che l'operarono dopo il Cele- 
bre chirurgo italiano, se ne sieno attribuiti ciascuno 
per sé il primato ; fatto non nuovo nella storia delle 
invenzioni italiane (2). 

n nostro frenocomio di Reggio è stato il primo o 
fra i primi in Italia a trasfondere sangue animalesco 

(1) Michele Rosa. Lettere sopra alcune curiosità filosofiche e fisio^ 
logiche, Napoli, 1782. 

(2) V. Vitioli prof. Francesco, Intorno un altro caso di trasfusione 
diretta di sangue in donna anemica operata dal prof. Albini, Morga- 
gni, fase, settembre 187i, pag. 675. 



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64 

nella cura delle frenopatie. La prima trasfosione fu 
fatta il 22 marzo in donna affetta da cachessia pel- 
lagrosa ; e di questo caso diede accurata e dotta rela- 
zione l'egregio mio aiuto dottore Augusto Tamburini, 
che prima aveva pensato ad applicare la trasfusione 
in questa malata (1). 

Dopo l'esempio di Reggio la trasfusione sanguigna 
venne applicata in altri Manicomii, in altre forme dì 
frenopatia, e con esiti diver^. Io, sino da quel primo 
tentativo fra noi, mi posi a pensare seriamente in 
quali frenosi avrei potuto sperimentarla utilmente. 

Ora la prima indicazione chiara e netta che risalti 
alla mente per la trasfusione sanguigna, è senza dubbio 
r anemia, o per dir meglio, T oligoemia e l'ipotrofia. 
Qui, come (^nun wde, Tindicazione emerge tutta da 
una condizione patologica che si rivela per segni evi- 
denti, e non può esservi luogo a questione. 

Ma in quelle frenosi, le quali non lasciano vedere 
cosi chiaro il sustrato patologico, tanto più in quelle 
in cui è dato ravvisare qualche cachessia, o qualche 
morbosità locale di organi o visceri, di dove trarre 
una indicazione razionale? 

Confesso il vero : Tandare al buio non mi piacque 
mai ; è un atto di coraggio, ne convengo, ma che non 
mi seduce. Quindi preferii sempre di tentare la tra- 
sfusione in quelle frenosi, in oii la forma frenica di 
per sé stessa, o uno stato oligoemico o ipotrofico po- 
tessero addimandare codesto elemento vivificatore. Ora 
la lipemania stupida, associata a oligoemia o ipotrofia» 
mi parve fra tutte le frenosi quella, per la quale più 
si convenisse la trasfusione sanguigna ; non tanto per 
la forma sua profondamente astenica, quanto anche per 

(i) V. Sperinipniale, anno 1874. 



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65 
la sua presunta natura patologica, e per le sue com- 
plicanze morbose. 

Che cosa osserviamo noi nella lipemania stupida ? 
Per la forma è certamente qualche cosa di strana- 
mente e arcanamente morboso» che si dilunga dalle 
leggi fisiologiche della vita, e confina con la morte» se 
non dell'organo» della funzione. Noi abbiamo in&itti 
un uomo che non parla» non sente» non si muove» non 
risponde alli stimoli anche più dolorosi. La Oreca sa- 
pienza divinava forse Tindole morbosa della lipemania 
stupida» quando fingeva Niobe» dopo la perdita dei 
figli» cambiata in roccia. In questo morbo tremendo 
le ruote del meccanismo intellettuale appaiono come 
ferme ed immobili» oppure giranti faticosamente e 
ciecamente» senza piil ingranare Tuna nell^altra» senza 
dar vita a un movimento esterno che annunci la vita. 

Tale è la stupidità. Imperocché» o si reputi secondo 
le opinioni diverse delli alienisti» come un'entità mor- 
bosa di suo genere» o come complicanza o sintoma 
della lipemania» o come la espressione più intensa 
della lipemania medesima» questo è sempre vero» che 
la stupidità può essere senza delirio» o con delirio ; 
può essere astenica e passiva» dirò cos)» o sivvero 
iperstenica e attiva. 

Nella prima forma è la vera negazione di ogni atr 
tività spiritale ; un'aura morta grava tutta la intelli- 
genza: lo stupido è un automa. Arrivano al cervello 
da* sensi esteriori le impressioni delle cose; ma il 
cervello non percepisce ; memorie» idee» affetti» voleri» 
passano silenziosi come ombre fuggenti dinanzi alla 
coscienza» che inerte e sonnolenta appena si avvede 
di loro. 

Nella seconda forma al contrario» sotto quelle morte 
Archivio^ anno 12.* 5. 



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66 

parvenze» si nasconde un delirio dei più tormentosi. 
Le più strane illusioni, li allucinamenti più paurosi, le 
fgintasime più dolorose traversano Tanima, si cozzano, 
s'intricano, si svolgono in miUe guise; e Vio attonito 
ed esterrefatto assiste muto spettatore a codesta ter- 
ribile tragedia che si agita tutta nella sua facoltà 
sensitiva ; la coscienza non sa rendersi conto di co- 
teste false imagini; il raziocinio non ha più forza di 
reagire a infrenarle o disperderle ; la volontà è pa- 
ralizzata in ogni suo movimento, ha perduto ogni 
iniziativa ; il malato è immobile e muto. È un orri- 
bile dramma a porte chiuse che si compie silenziosa- 
mente ne' recessi di un sotterranefo profondo. per 
prendere una similitudine dall'organismo medesimo, la 
forma iperstenica è qualche cosa' che si rassomiglia a 
un sogno paventoso, a un incubo ; Y astenica è qual- 
che cosa che assomiglia al sonno. 

Ciò quanto alla forma fenomenica. In quanto poi 
alla condizione morbosa materiale specifica dello stu- 
pore, dobbiamo dire che nulla di certo sappiamo. 

Ciò avviene principalmente, credo, perchè è raro 
assai sezionare un alienato colto da morte in stato di 
stupidità. Che se la stupidità precede di poco la morte, 
chi può dire veramente che le alterazioni organiche 
in cui s'imbatte il coltello anatomico e il microscopio, 
sieno quelle precisamente che di per loro medesime 
si fanno generatrici dello stupore? Che se anche la 
morte colse l'alienato nello stupore, chi ci assicura 
che le lesioni apparenti, siano la causa organica pri- 
mordiale dello stupore, e non piuttosto Y ultima ri- 
manenza, l'ultimo effetto d^un processo morboso più 
intimo che si compì nella compage molecolare della 
polpa nervosa? 

Noi vogliamo saper troppo dalla notomia patologica 



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67 
cerebrale, quando pretendiamo da grossolane altera- 
zioni macroscopiche, e anche microscopiche superstitf 
nel cadavere strappare il segreto del disordine intel- 
lettuale. Noi ci dimentichiamo troppo d'un fatto sin- 
golarissimo e tutto proprio della freniatria, che si sot- 
trae alle ordinarie leggi patologiche, e che non do- 
vremmo perdere di vista giammai. 

Nelle malattìe comuni, a date forme morbose corri- 
spondono il più delle volte date lesioni materiali. Nelle 
nevrosi no: e specialmente poi nelle nevrosi cerebrali, 
vale a dire nelle frenopatie. Qui invece, in una stessa 
forma morbosa, troviamo sovente lesioni anatomiche 
diverse, e in forme diverse una stessa lesione. Il che 
vuol dire che quelle lesióni non possono stare a signi- 
ficare la causa vera patogenica. Sotto cotesto strato 
morboso superficiale, visibile e palpabile, vi dev'essere 
un altro strato profondo, invisibile, nascosto nelli in- 
timi recessi cellulari, dove si elabora e si secerne 
l'umano pensiero, e dove pure si deve elaborare e 
Secernere la pazzia. 

- Ora cotesto strato morboso che sfugge a' sensi e 
a' nostri mezzi d'indagine, dev'essere la causa pato- 
genica primordiale del disordine intellettuale, mentre 
Taitro non è che l'effetto d' un' evoluzione morbosa 
ulteriore, anzi l'ultimo effetto di essa. E mentre que- 
sto varia facilmente da una forma all'altra, quello 
oonvien pure ammettere che sia uno e identico per 
ogni specie e forma di pazzia, e sempre presente. 

n disordine stesso psichico, vale a dire il delirio, 
generato da quel primo disordine molecolare, dee 
feursi alla sua volta generatore anch'esso di nuove le- 
sioni materiali, le quali, moltiplicandosi e assommandosi, 
vengono in ultimo a costituire l'alterazione patologica 
apparente. 



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68 

E allora s'intende^ come questa non debba essere 
sempre una e identica secondo le varie forme di paz- 
zia. Le diverse condizioni organiche individuali , di- 
verse secondo Tetà, il sesso, l'abito corporeo, il tem- 
peramento, la buona o cattiva salute ; diverse secondo 
il vario esercizio intellettuale, secondo Tingegno e Tin- 
dole nativa, e le abitudini del vivere ; la varietà stessa 
delle cause fisiche e morali, che dettero il primo im- 
pulso alla pazzia, tutto deve contribuire a far sì, che , 
la materia organica prenda ciecamente, nelle sue evo- 
luzioni morbose successive, impeti e andamenti mor- 
bosi diversi. 

Ciò posto y s'intende come nella lipemania stupida 
ancora non siasi trovata la vera causa organica pri- 
mordiale. L'Etoc-Demazy credè di averla trovata nel- 
l'infiltramento sieroso delle meningi e delli emisferi 
cerebrali, specialmente delle circonvoluzioni emisferi- 
che. Il cervello così edematoso e tumefatto si trove- 
rebbe come stretto e compresso dentro l'involucro ine* 
stensibile della dura madre e della teca craniense : 
quindi la sospensione delle funzioni freniche e lo stu- 
pore. 

Incidendo la dura madre, dice il Demazy, si trovano 
le circonvoluzioni larghe e spianate : non solchi , ma 
linee sinuose ; il cervello viene a far ernia traverso 
i labbri dell'incisione. La S98tanza degli emisferi è 
umida, spugnosa, infiltrata di siero limpido, che geme 
sotto una lieve pressione alla superficie del taglio: 
pallido è lo strato corticale: la sostanza midollare di 
un bianco smorto : il cervello è più peso e grosso del 
consueto, men resistente al taglio e rammollito. 

Tale la teoria, o, a dir meglio, la descrizione del 
Demazy. Peccato che essa manchi di buon fondamento 
empirico, poiché il Demazy l'avrebbe dedotta da tre 



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69 
fatti soli. Ora fondare ana legge in patologia su tre 
soli fatti è proprio costruir sull'arena. Tanto questo è 
vero, che la maggior parte delli alienisti negano Te- 
dema cerebrale come condizione patogenica della li- 
pemania stupida» o almeno sono ben lontani dal tro- 
varlo così costante come vorrebbe il Demazy. 

Pare, non ne sapremmo negare la possibilità, e 
forse l'edema cerebrale sarà facile a incontrarsi nelle 
forme asteniche della lipemania stupida, dove è ve- 
ramente sospensione, paralisi, assideramento, per così 
dire, delle facoltà morali e intellettive. Difatti questo 
medesimo edema cerebrale si riscontra sovente nelle 
forme afreniche della pazzia, come nella demenza con- 
secutiva e neir ultimo stadio della paralisi progres- 
siva, 

E nella forma iperfrenica? Alcuni parlano di ane- 
mia oligoemia cerebrale. Ma esiste sempre questa 
anemia o oligoemia? No certamente. Io ho veduto 
stupidi con le migliori apparenze di ematosi e di buona 
nutrizione. 

Altri parlano di esaurimento nervoso. Ma non è 
anche questa una parola messa sovente lì, tanto per 
mascherare la nostra ignoranza sulla vera condizione 
morbosa patogenica dello stupore? 

Che se a me fosse lecito avventurare un ragiona- 
mento qualsiasi in proposito, direi che nella stupidità 
iperfrenica, un' alterazione materiale plastica appari- 
scente nella struttura organica può essere anche non 
necessaria, tanto è vero che essa sovente manca. , 

Quello che è necessario, e non deve mancare, seb^ 
bene non sia visibile e palpabile, dev'essere un disor- 
dine nell'aggregato molecolare della sostanza corticale 
emisferica, il quale, lasciando pur aperta la via cen- 
trìpeta delle impressioni esterne , chiude affatto ogni 



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70 

trasmissione delli incitameuti volitivi p dei movimenti 

riflessi, impedisce ogni mo^ e fi^op il linguaggio. 

E che veramente 1^ stupidi^ in molti casi non ab« 
bia per causa organica una lesione macroscopica so- 
stanziale della polpa nervoksa^ che essa dipenda da un 
mero disturbo nell' attitudine molecolare (che mentre 
mantiene la facoltà recettiva^ dirò così» delle cellule 
nervee^ ne impedisce la facoltà reattivaì^ si pare anche 
dal fatto che essa> la stupidità^ quando non sianvi altre 
complicanze morbose, si risolve assai facilmente o 
prende andamento intermittente, alternandosi (siccome 
vedremo in uno delli esempi che addurrò) con periodi 
di lucidità e svegliatezza. 

Ora chi riscuoterà la cellula nervea d^ quest' assi*^ 
deramento, che la mette in balia delle impressioni e^ 
Steriorì e delle faintasime della immaginazione » e le 
toglie il coordinamento de' proprii atti, le toglie la 
manifestazione esteriore d'ogni volere? 

Forse m^ ingannerò : ma io ho sempre creduto 
che il segreto per perfezionare V arte curativa stia 
neU'avvìcinarla più che sia possibile a madre natura. 
Oggi infatti nella medicina è entrato tal movimento^ 
che per doppia strada, cioà con la terapia e Tigieiie^ 
pare la debba condurre a mettersi in braccio più che 
è possibile della b^ona matura. li dei polverosi delle 
vecchie farmacopee se ne vanno, e cedono il posto a^ 
grandi elementi cosmici, L'acqua> Tarla, l'elettrico, la 
luce, il calorico, i climi, i marj, i monti, vanno viOr 
via sostituendosi ai bara,ttoli della farmacia. I vini, le 
acque minerali naturali, il latte fermentato, i sieri, i 
brodi, gli olii animali^ i succhi vegetali, l'alcool, le 
uve, han più fiducia dei preparati artificiali. L'arte 
sente il danno e la vergogna del lungo divorzio, e 
tenta per ogni modo riconciliarsi con la natura : è i| 



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7t 
figliud prodigo che dopo avere dispérso tutto, ricono» 
see la propria miseria e torna all' amplesso paterno. 

Il sangue, il saligne vivido, ealdo, rutilante, uscito 
dalla vena o dall'arteria dell'animale, era stato intra- 
veduto da antico come un potente eccitatore di vita. 
Oggi U fisiologia sperimentale ha spiegato cotesto me- 
raviglioso magistero vitale dovuto al fluido sanguigno. 
n sangue non è a considerarsi solamente come l'em- 
porio dei materiali plastici di cui abbisogna continua- 
mente l'organismo : esso è anche un potere animatore 
per eccellenza dell'operosità funzionale de' vari organi 
e tessuti del corpo. U sangue, dice il Virchow, non 
è soltanto la corrente della materia che scambiasi 
nell'organismo o la via di questo scambio; ma esso 
contiene industri e attivi operai, senza dei quali lo 
scambio sarebbe impossibile ; questi operai sono i glo- 
buli rossi. Sono essi che impregnandosi d'ossigeno a- 
mosferìco, e combinandosi nell'ultima trama capillare 
agli elementi istologici dei tessuti, danno impulso a 
quelli innumerevoli e intricatissimi movimenti mole- 
colari, da coi risulta l'organica nutrizione. I globuli 
dunque sarebbero i veri laboratorii organici, in cui 
la materia di fuori entra e si trasforma : essi sareb- 
bero anche lì eccitatori d'ogni vitale movimento. 

Le belle esperienze del Brown-Séquard provano 
ad evidenza questo potere eccitatore dei globidi rossi. 
Ad un giustiziato in preda alla rigidità cadaverica il 
Brown-Séquard tagliò un braccio. Immantinente si 
ferisce la vena, e inietta nel braccio amputato il pro- 
prio sangue ancora caldo; in breve i mescoli riacqui^ 
stano la loro irritabilità e pi eghevolezza, per ritornare 
più tardi nella rigidità catta verica. In anìmsdi irrigi* 
diti da morte, quattro volte trasfondendo sangue, ar 



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72 

riva a BciogUere la rigidità muscolare . ad xm coniglio 
stacca un membro dal tronco^ e fino oltre quarantena 
ora, a forza dì trasfonder sangue» vi mantiene la con- 
trattilità muscolare. Infondendo sangue sfibrinato, giun- 
ge a far ricuperare le proprietà vitali perdute alle 
fibre muscolari liscie deU^intestino» della vescica, del- 
Tutero, dei bulbi> dei peb\ dell'iride, ecc. Nell'uomo 
avrebbe di tal modo risvegliata la contrattilità delle 
fibre cellule-muscolari dei bulbi pelosi, anche quindici 
ore dopo la morte. Similmente i nervi motori e sen- 
sitivi, come anche il midollo spinale , possono sotto 
rinflusso del sangue riprendere le loro forze vitali 

Non è dunque soltanto, perchè il fluido sanguigno 
appresta il materiale plastico ai tessuti, che i tessuti 
mantengono la loro operosità funzionale; ma è anche 
per un'azione stimolante di contatto che il sangue, o 
per meglio dire il globulo sanguigno, per V ossigeno 
di coi si carica, esercita sulla fibra organica, che la 
fibra viene invitata ad agire. Certamente le membra 
morte o il cadavere , non si appropriano, non si as- 
similano neppure un atomo del sangue trasfuso : ep- 
pure, come si pare dalle dette esperienze» il semplice 
tocco del globulo sanguigno basta per risvegliarle ad 
azione. 

Il globulo sanguigno adunque si può considerare 
come un analettico diffusivo per eccellenza, lavorato 
dalle mani stesse della natura , superiore in virtù a 
quanti ne può somministrare l'arte farmaceutica. 

L'azione stessa ricostituente del sangue trasfuso non 
dee considerarsi nel senso soltanto d'una semplice ag- 
giunta di materiali nuovi a quelli vecchi e scadenti: 
essa è, se non e' inganniamo, cernie l' inoculazione di 
germi prolifici, che deve riescire in ultimo a una ri- 
generazione fisiologica dei tessuti. 



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73 
€ Con podie gocce di sangue ; mi sepTirò delle 
helle parole del Polli, noi introdueiamo mirìadi di glo- 
Indi che a lor volta ne riproducono altri di buona 
lega in mezzi* a quelli deboli e impotenti che Bono 
causa della malattia, e che finiscono per isparìre a 
poco a poco per dar posto alla generazione nuova e 
pia forte, introdotta per mezzo della iniezione meto- 
dica e ripetuta. Il potere eccitante e nutritivo proprio 
di questi piccoli organismi circolanti nel fluido san« 
gnigno, spiega come la trasfusione d'un buon sangue 
può restaurare un corpo viziato dal male. » 

Con questo intendimento il celebre chimico lombardo 
consiglia la trasfusione sanguigna fino nel rachitismo 
e nella ^rofola. E questi intendimenti medesimi pur 
dovettero avere quei medici e chirurghi sapientissimi 
che la proposero e praticarono nella pioemia, ed anche 
nella tisi tubercolare ed in altre malattie diatesiche. 
Quindi non mi si darà torto, se a me venne in pen- 
siero, fidando in questo suo potere eccitante e rico- 
stituente, di sperimentarla nella lipemania stupida. La 
quale, sia che si tragga seco Tidroemia e anche V e- 
dema cerebrale, sia che si accompagni con uno stato 
anemico o oligoemico, o riposi sul suo vero e semplice 
strato morboso nevrotico, troverà sempre nella trasfu- 
mone il correttivo sovrano della mala crasi sanguigna, 
o siwero l'eccitatore più possente del dinamismo vitale 
del sistema nervoso. 

Queste brevi considerazioni mi pareva necessario 
premettere, perchè non si creda che io abbia ricorso ad 
un rimedio di tanta possanza, senza una guida razio- 
nale, per un capriccio di novità- e per la fisima di 
&re un esperimento qualunque su li infelid mutilati 
della ragione che non hanno volontà, né coscienza, né 
parola. 



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7* 

Io non no, se la trasfasiobe sanguigna potrà avere 
altre appliòazioni nelle altre forme di frenopatie. CS^*- 
tamente in quelle ohe lianno per condizione .patoge- 
nica^ p^r complicanza o saccessione morbosa IV 
nemia, Toligoemia, o Tidroemia, senza stati cachettici 
di mezzo^ la trasfusione non potrà a meno di recare 
grande benefizio. Ma nesson" altra frenosi , se io non 
■prendo errore, mi sembra si debba meglio prestare 
a questo sistema curativo di qiiella ohe porta il nome 
di Upemania stupida. L'esperienza sola però sarà quella 
che potrà darmi torto o ragione : ed a questo giudice 
solo io rimetto la lite. 

Intanto eccomi a portare per il primo la mia con^ 
tribuzione di fatti Per ora non ne riferirò che due solL 

U modo di trasfusione da me preferito fu la tra^ 
sfusione eterogenea, cioè di altro animale « diretta e 
di sangue arterioso. Se avessi potuto attingere dal* 
Tuomo» lo avrei &tto ben volentieri, ma ognuno di 
voi intende le difficoltà e li ostacoli ohe vi si op^ 
pongono. Non perchè io cre4a queiMa operazione im- 
possibile all'arte e all'artista che ebbi la fortuna di 
incontrare : poiché la trasfusione arteriosa diretta, da 
uomo ad uomo, si sa che fu proposta e praticata. Ma 
fu per le maggiori difficoltà pratiche che avrebbe, of-? 
ferto, fra le quali la più grave di tutte sarebbe stala 
quella di trovare chi non per una, ma per parecchia 
volte, nella pienezza della salute avesse offerto il sa* 
grifizio. del proprio sangue arterioso. 

Direi quasi di necessità fii scelto il sangue d'agnello, 
come quello che ha globuli piccoli ^la pari di quello 
dell'uomo: fu preferita la trasfusione diretta e arte* 
riosa, perchè non voUi eh» la mano dell'uomo togliesse 
nulla al farmaco daUa naturai, e che questo entrasse 
vergine e puro nelle vene del malato. 



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75 

E qui mi sento in dovere di rendere le più vive 
grafìe all'^tegìo eoU^ed amieo prctf. Azio Ca^seUi» 
il quale accorse sempre volonteroso aUe mie richieste* 
Egl\ con ingegnoso apparecchio, e con strumenti da 
lui ra£Snati, ma più con la sua mano, la quale sembra 
porti scolpito il cito iute etjticunde, rese facile e spe** 
ilito un atto operativo, il quale sarebbe di per sé fra 
i più semplici, e molte volte riesce de' più complicati. 

E lode e gratitudine debbo pure, mei permetta la 
sua troppa mod^tia, al valente mio aiuto dott. Trebbi, 
il quale inventò pur egli un suo particolare strumento, 
e con quello destramente trasfuse il sangue diretta- 
mente ne^ nostri malati. 

E qui mi è lieto dire anche, come il prof. Caselli 
e il dott* Trebbi, avessero poi V onore d'essere chia- 
mati ad Alessandria a trasfonder sangue in alcuni 
alienati dal chiarissimo direttore L. Ponza, che se ne 
era invogliato, assistendo a queste operazioni nel no- 
stro manicomio. 

Ora eccomi agU esempi. 

EsuiPio L — X. . . Z. . , dì . . , d'anni 20, israelita, di pro- 
fessione ingegnere civile, è portato il Z luglio 1873 al Freno- 
comio dì Beggio » come affetto da Upemania stupida. Viene 
dal manièomio Yenéto di S. Servolo. Ha statura piuttosto pic- 
cola, pelle bruna e ricca di peli : peli , capelli e occhi neris-<* 
«uni, e folte sopracigtia : naso un po'aquìlino , labbra grosse, 
zigomi alquanto rilevati, fronte alta : il cranio è dolicoee&lo. 

Ha molti dei segni fisionomici ddla sua stirpe : molto del- 
rimpronta del temperamento bilioso nervoso. È figlio di ma^ 
dre isterica , gracile aasai e delicata ; essa ha un movimento 
8pB8DA)dico deUe p^ebre, quasi contìnuo : nuli* altro sappia^ 
mo^ sua &miglia. Fu buono, ilare, modesto, ma vivo di seìn- 
tire : mostrò, fino da pìccolo, ingq^o non coprane, e il padre 



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76 

fece ogni sforzo per educarlo nella professione d* ingegnere. 
Yisse così sano e tranquillo fino ali* età di 24 anni. Sembra 
che di cotesto tempo prendesse una passione amorosa, ma 
non sappiamo quale ne fosse il soggetto. Sappiamo però^ che 
questo amore contrastato e deluso fu la prima origine dei 
suoi mali. Per avvicinare facilmente cotesta donna sul finire 
del 62, si aggrega a una società carnevalesca, fa mascherate, 
frequenta feste da ballo e veglioni ; si dà a lieto vivere. 

Ma per supplire alle spese carnevalesche è costretto a la- 
vorare molto a tavolino : la mente perb non b più quella, non 
sostiene le lunghe applicazioni : le forze muscolari pure de- 
cadono, la salute fisica deperisce. L* indole del giovane cam- 
bia : fastidioso, superbo , intollerante , taciturno , la famiglia 
noi riconosceva più. Un giorno si sente nello studio un col- 
po di fucile. Accorre la madre, lo trova tranquillo e sicuro, 
dicendo che aveva provato un fucile della Guardia Nazionale. 

Da quel giorno fu guardato quasi a vista. Una sera erasi 
rinchiuso a chiave nello studio, solo, ed al buio. Fu bussato 
invano parecchie volte : finalmente apri e gettossi in braccio 
della sorella, piangendo dirottamente e confessandosi tradito 
da Lei che amava. Era visibilmente alterato. Un medico, man- 
dato a chiamare , giudica si tratti di congestione cerebrale : 
ma non sappiamo quali prescrizioni nel momento facesse. Sap- 
piamo però che il X . • . a consiglio di lui si portava dopo pochi 
giorni a &re una gita a Milano ed a Genova. 

Tornò a casa piti inquieto e torbido di prima. A .... Io 
visita il prof. Berti : dopo pochi giorni è portato a Venezia e lì 
sotto la di lui direzione fa la cura idroterapica e guarisce. 
Erano due anni ; aveva ripreso il lavoro e il vivere tranquil- 
lo di famiglia , quando un giorno incontra per via la don- 
na amata , eh* era ita a stare fuori di . . . . , fatta sposa d'un 
altro. Vederla e riammalare fu tutt' uno. Fu rimandato a 
Venezia per la stessa cura idroterapica ; ma invano. Il 30 lu- 
glio 1872, era tradotto allo Spedale civile di quella città, e 
il 26 settembre passava legato mani e piedi al Manicomio di 



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77 
S. Servolo, come affetto da lipemania con tendenza al sui' 
eidio. Nello Spedale infatti aveva più volte attentato alla 
propria vita col precipitarsi da una finestra , con Io strango- 
larsi e ferirsi : avea cicatrici diverse per la persona. 

Il direttore lo trova cupo, incerto, muto/ con lo sguardo 
sospetto, con un rìso sardonico sulle labbra. A momenti bor- 
botta da solo; risponde ragionevolmente e mostrasi dispia- 
cente d' aver perduto il credito della professione. Tal' altra 
rammenta il nome di colei, e allora & atti d*ira disperata, si 
dà pugni nella testa , e inveisce contro chi attraversò ì suoi 
amori. Difficilmente si riesce ad occuparlo; e poi indispet- 
tito getta via e rompe tutto , disegni , e libri e strumenti. 
Il fenomeno morboso piti grave e ostinato è la tendenza al 
suicidio; per cui è sorvegliato sempre e dovunque. Egli 
tenta rompersi la testa contro i muri, di strangolarsi col faz- 
zoletto con le calze : in giardino cerca precipitarsi giù dalla 
montagnola: due volte con un pugno rompe la finestra, lace- 
randosi una mano, e coi pezzi di vetro cerca ferirsi : di not- 
te si alza, si getta per terra, o sì mette con la testa penzo-* 
Ioni fuori del letto : sta anche de' giorni senza mangiare. 

Talvolta apparisce contento ed allegro : si mostra buono e 
riconoscente ; ma poi improvvisamente si fa cupo e tetro , e 
aggredisce chi lo assiste e sorveglia. Non cerca consorzio ve- 
runo : ò incurante della nettezza, è indifferente per ciò che 
Tattomia ; parla di rado e secco ; grida talvolta senza perchè, 
ride convulsamente : rammentandosi la famiglia, si sdegna. 
Le funzioni organidie sono regolari e mangia d' appetito. È 
curato con digitale, oppio, ferruginosi, mignatte all' ano, ve- 
scicanti, dóccia spinale, ecc. Ma nulla vale a minorare il suo 
male. 

Il 2 luglio 1873 , è portato al Frenocomio di Reggio, con 
tutti i segni della lipemania stt^ida. Non piti impulsi né 
concitamenti, sian pur passeggieri : invece inerzia e passività 
assoluta, continua : lo stupore è nella sua pienezza. Un brac- 
cio alzato, rimane immobile; l'occhio è abitualmente chiuso; 



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78 

il malato non si ciba cbe per ralimentaEione forzata. Là sen- 
sività ^on risponde alli stimoli esteriori: vie anestesia com- 
pleta. È massima la denutrìEÌone : il ventre abitualmente sti- 
tico, si scioglie talvolta iti profusi diarrea. In tale stato pas- 
sa tatto rinvemo; La cerrente elettrica indotta, cui ò ripetu- 
tamente soggetto, non cambia in nulla le sue condizioni 
morbose. 

Solamente air avvicinarsi della primavera , comincia ad a- 
prire li occhi, a fissarli su qualche cosa, e riprendere qual- 
che movimento, a cibarsi con le proprie mani : ma la sua boc- 
ca è sempre muta. Rivede Un fratello, piange , lo abbraccia : 
ma neppure una parola. 

Ai primi di maggio penso alla trasfusione. Il 4 maggio lo 
sottopongo air esame endoculare ; si esaminano le orine chi- 
micamente; il sangue mìcroscropicamente: si esamina il pol- 
so, il calore , il respiro , ed il cuore. Eccone i risultati : 

L* ottalmoscopio mostra il circolo coroideo pallido, i vasi 
retinici aiterìoii e venosi sottilissimi ; la papilla piccola e 
splendente ; i vasi nell' ambito papillare alquanto tortuosi. 

Le orine, air esame fisico-chimico, danno un colore leg^r- 
mente giallognolo, e limpido, senza sedimento di sorta ; peso 
specifico 1,012 : reazione acida : fosfoti alcalini scarsissimi; 
fosfati terrosi scarsi : cloruri e solfati normali : uratì e car- 
bonati scarsi : urofeina pochissima : zucchero e albume nulla. 

L' esame microscopico del sangue dà globuli rossi di colo- 
rito e numero normale: globuli bianchi iu giusta propor- 
zione. 

L' esame del polso , del calore e del respiro nei tre giorni 
innanzi avea dato i seguenii particolari : 



„ . , 1 Mattina: P. 70 
^'''^^- Isera: > 70 


B. 16 


T. 36 li5 


> 14 


> 35 8i5 


8. . > 60 


» 15 


» 36 


3. » 88 


> 20 


> 35 3{5 


Sotto l'ascoltazione il onore dà im 


pulso normale 


i: solamen- 



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79 
te si STverte aiia leggiera accentuazione e bipartizione del se- 
condo anona sulle valvnle aortiche. 

Lo stupore, sebbene non cosi profondo, come in^ inverno, 
continua. Salvo il mangiare da s^, nel rimanente il malate non 
ha iniziativa di verun movimento volontario ; non parla, non 
h un passo nò un gesto : sollevato il braccio, il braccio ri- 
mane li fermb, come in uno stato semicatalettico. 

La mattina del 10 % sottoposto alla prima trasfusione. Dal- 
la carotide dell' agnello il sangue arterioso passa per 15 mi- 
nuti nella vena basilica del malato. Dopo brevissimi istanti 
egli si accende in volto > si rianima , diviene anelante: fa e- 
nergici movimenti ; un insolito rossore invade il torace , il 
volto, le spalle, le braccia, tutto il corpo: e per la prima 
volta dopo si lungo silenzio, apre la bocca a suoni da prima 
inintelligibili : poi dicet intendo che mi hanno fatto male per 
farmi del lene, e confessa che si sente assai meglio. II pol- 
so da 68 sale fino a 80 e il calore da 36 3i5 sino a 37 2t5. 

11 maggio (P. 72. R. 24. T. 36 3i5). La fisonomia man- 
tiensi animata: il colorito piti vivo. Mangia, sì muover e sel^ 
bene a stento, pur risponde alle nostre domande. 11 12 com- 
parisce un lieve movimento fabbrile, sotto il quale il polso sale 
fino a 78 ed il calore fino a 382|5 che poi si dilegua. 

16 maggio, n malato tende a ricadere nello stupore, e vie- 
ne sottoposto a nuova trasfusione, eh' è preceduta da un pic- 
colo salasso. Egli fa qualche resistenza ali* atto operatorio: 
sotto il quale il polso da 80 sale fino a 88. Bitornano i mo- 
vimenti volontari abbastanza vivaci e coordinati; ritoma la 
loquela, prima inintelligibile, poi chiara e ragionevole. 

Dopo questa seconda trasfusione il miglioramento nel fi- 
sico e nel morale ò- pie evidente e durevole. La nutri- 
zione ha avanzato assai : piti fàcile V iniziativa a muoversi ; 
meno restio nel rispondere. Nei tre giorni successivi il pol- 
so si tiene fermo a 88, ed il calore non iscende più sotto 
ai 37. 

30 maggio. Si tenta la terza trasfusione preceduta al soli* 



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80 

to dal salasso. Qaesta volta la resistenza è piti forte, accom- 
pagnata da vive parole e atti piti energici. Sotto Y inonda- 
zione sanguigna si ottiene nn forte concitamento : il malato 
grida, gesticola, si accende di rossore nel viso, nel collo, nel* 
le spalle, sol petto ; il polso si fa piti vibrato ed ampio. Da 
92 scende a 84. Poi questi fenomeni scompariscono e rima- 
ne un*enizione orticaria quanto mai pruriginosa : egli se ne 
lamenta vivamente ; e si gratta di gran forza. 

11 giugno. Tutte le facoltà mentali sono piii sveglie. Per 
la prima volta domanda vestirsi da sé, e si veste esattamen- 
te : per la prima volta parla senza essere interrogato. Prega- 
to da un infermiere che gì' insegni a leggere; lo & di buon 
animo correggendo lì errori e istruendo. Dapprima in pre- 
senza dei medici si teneva silenzioso : ma oggi si fa sentire 
parlare anche in loro presenza : ed il linguaggio è sempre ra- 
gionevole. Giucca alle carte con criterio, memoria e prontezza. 

15 luglio. I fenomeni morbosi prendono andamento inter- 
mittente, lo stupore viene a giorni alterni. Verso sera il ma- 
lato si sveglia, parla, si muove, si dà a insegnar leggere, man- 
gia d* appetito, e così dura fino al pomeriggio del giorno do- 
po. Talvolta ebbe giorni ed ore veramente felici ; si sarebbe 
detto guarito. Una volta racconta minutamente al suo infer- 
miere la sua malattia , le cause prime, i primi sintomi , le 
cure avute, le impressioni dolorose della cura elettrica e del- 
le tre trasfusioni. Ma il giorno dopo ricade nel torpore, nel- 
rinerzia, nel silenzio. 

17. Oggi era giorno di stupore : alle ripetute domande non 
risponde parola. Dettogli che una nuova trasfusione era ne- 
cessaria, al viso, ai cenni , alli atti della persona mostra non 
volerne sapere, poi pronunzia un bel no. Ed insistendo io a 
parlarne, ad alta voce e con un gesto molto espressivo , ri- 
sponde : io le ho già detto un bel no grosso coA, In un 
altro giorno di stupore incitandolo io con simili discorsi , ri- 
solutamente risponde : non voglio operazioni di sorta , è 
ora di finirla. 



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81 

20 luglio. È giorno lucido, però non senza qualche confa- 
sione e ottusità di mente. E portato in sala d'operazione, non 
già per trasfondergli il sangue^ ma con Tintendimento di dar- 
gli una forte scossa morale. Difatti a qualunque apparenza 
di teotatiro si oppone con la parola , il gesto , e la persona, 
e ^mbra deciso alla piti violenta resistenza* L' effetto non 
manca* perchè dopo si dimostra anche più sveglio del solito. 

29. È condotto ad una commedia nel Teatro del Frenoco- 
mio, e vi attende con molto diletto, e conversa molto assen- 
natamente. L' indomani si mostra aperto , franco , disinvolto 
nel muoversi e nel parlare, come non lo avevamo mai 
veduto. Si direbbe perfettamente guarito. 

1. luglio. L'intermittenza continua : ma i giorni lucidi so- 
no pih schietti : i giorni morbosi meno gravi. Egli si occupa 
volentieri in leggere, scrivere e disegnare. La circolazione, la 
respirazione, la termogenesi sono normalL 

La nutrizione d in pieno vigore, e le funzioni organiche 
si compiono regolarmente. Egli rende conto ragionevolissimo 
del proprio stato. Dice che nei giorni di cupo torpore si sen- 
te il capo compresso, specialmente alFoccipite ; sente dentro 
il cranio come de' tumori, delle bolle d'aria che scoppiano. 
Purnonostante anche in que' giorni ha percezione chiara di 
ciò che lo circonda : le idee si sviluppano nella mente , ma 
confuse e intricate, e perciò non sa estrinsecarle; esita, ri- 
pugna anzi a parlare per paura di dire ciò eh' e' non pensa. 
Perchè nel suo intelletto si aggirano sempre vorticosamente 
pensieri o di cose futili e vane, o del proprio io, o idee d'or- 
dine elevato. Quando poi si sveglia da questo torpore , sente 
come sgravarsi il capo da un peso , le percezioni si fanno 
limpide e nette ; i sentimenti e li affetti si ravvivano , e le 
idee sorgono e prendono all' istante persona viva, 

Neppur nel tempo del più profondo stupore gli mancò mai 
la &coltà percettiva, e la coscienza del proprio stato : e de- 
scrive come vivissima l'impressione della corrente elettrica 
Archivio^ anno 12.^ 6. ^ 



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82 

e delle trasfosioni, non pel dolore fisieo quasi nullo, ma pei 

mali imaginari che egli ne temeva. 

20 luglio. Manifestatosi appena il perìodismo, amministrasi 
il solfato di chinino, avvalorato dalla doccia frontale ; ma il 
periodismo non cede. Giorni stupidi succedono ai giorni sve- 
gli I e allora il malato che ieri mostravasi ilare , franco , as- 
sennato, e di non comune coltura, oggi invece si vede immo- 
bile, muto, a capochino , sordo alle domande , indifferente a 
quanto gli passa dinanzi. 

28 agosto. Lo stupore ha ripreso il disopra: non più gior- 
ni interi e lucidi, non piti perfetto risvegliamento delle £et- 
colta mentali. Invece rari e lievi crepuscoli d'una semintelli- 
genza, succeduti da lunga notte di torpore e apatia. 

Bitento la trasfusione ; il malato resiste debolmente : ma 
appena poche gocce di sangue arteiioso erano entrate, che 
per uno di quelli incidenti pur troppo soliti ad avvenire in 
questa operazione, la trasfusione è interrotta. L'agnello con 
un moto violento del capo, strappa i legami della carotide: e 
il pericolo di grumi rimasti all'ingresso della vena ferita, ci 
obbliga a rinunziare ad un nuovo tentativo. 

Oggi, 22 settembre, il malato si mantiene nelle medesime 
condizioni : al solfato di chinino fu sostituito l'arseniato, ma 
inutilmente. Ritenteremo ancora la trasfusione, nella speran- 
za che se questa sola è riuscita a iniziare un qualche riordi- 
namento nelle funzioni freniche di questo individuo , saprà 
anche compirlo. 

Esempio II. — A. ... C. ... di Modena, d' anni 35, celibe, 
è uomo d'alta statura, di temperamento venoso, d'un colorito 
brunastro bronzino, di condizione piuttosto disagiata ; mostra 
in faciiia i segni del vainolo. Il cranio è dolicocefalo con forti 
rilievi occipitali. Fu sempre di corto intendimento , timido , 
meticoloso, torbido, e nemico della fetica. Sa appena leggere 
e scrivere. Non si conoscono disposizioni ereditarie. Solamente 
la madre , si dice , fosse d' indole melanconica e dedita alla 



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vita sedentaria. Qaattro anni circa avanti V insorgere della 
pazzia comiociò a stare da mane a sera rinchinso in nn bi- 
liardo a contare i punti dei giaocitori. Ad onta però del me- 
stiere non ebbe abitudini viziose , e rifaggiva da ogni con- 
sorzio. 

Sembra anzi che in cotesta amosfera infinita di fiati , di 
fame, di nicotina e di bestemmie , crescesse la sua abitoale 
melanconia, e prendesse adagio adagio natnra morbosa ; tanto 
che spesso accennava al desiderio di uccidersi. La morte del- 
la madre che egli amava teneramente , sembra che conden - 
sasse viemaggiormente la tristezza dell' animo. Finalmente 
non ne volle saper pih del biliardo, si rinchiuse in casa , si 
fece più che mai apatico, muto e misantropo. Ivi passava le 
ore intere in letto o accovacciato in nn angolo della casa, 
sucido e lurido delle vesti, cibando a mala pena qualche boc* 
cene, scambiando qualche parola con quei di famiglia, pren- 
dendo rari e brevissimi sonni. 

Ma nel maggio dell'anno corrente 11 tedio della vita si fece sen- 
tire più forte. Cominciò a rifiutare il cibo ; poi tentava ficcarsi 
un giorno un cucchiaio nella gola, ed un altro gittarsi dalla 
finestra. Fu portato allo Spedale ridotto nella massima ipo- 
trofia, e dopo pochi giorni^ il 80 maggio , venne tradotto al 
Manicomio. 

Pallido, estenuato fino all' estrema magrezza , con li occhi 
fissi e smorti» incapace di tenersi in piedi, abbandonato del- 
le membra, emettendo qualche fioco suono e inarticolato, era 
veramente d' un aspetto miserevole a vedersi. Era necessario 
tenerlo in letto, imboccarlo, alimentarlo a forza, e una volta 
fu necessario ricorrere alla siringatura esofagea. 

Fu sottopósto alla cura ricostituente con olio di merluzzo 
ferruginoso, vino di china ferruginoso , vino scelto , brodi ri- 
stretti , e vitto carneo. Ma vedendo che da tutti questi ri- 
medi ottenevamo debolissimo e lentissimo effetto il 20 giugno 
ricorrevamo alla trasfusione sanguigna. 

Precedeva la trasfusione un discreto salasso. Il letto am- 



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piissimo che offriva in qaest' iudividuo il sistema veiiióso ci 
incoraggi ad infondere u^ dose maggiore del consueto, circa 
80 grammi di sangne. Ma sembra cke anche questa dose riu- 
scisse scarsa piuttostochè no, poiché non apparvero ali* occhio 
i consueti segni di forte irrigazione sanguigna alla cute ed 
al capo. 

Bensì osservammo questo di singolare^ che in qnal giorno 
medesimo il malato non rifiutò il cibo, anzi mangiò da sé e 
con molto appetito ; la fisonomia si fece meno triste e più 
sveglia : li atti e le movenze della persona piti valide. 

D'allora in poi il miglioramento fu notevole. Cominciò ad 
alzarsi, a passeggiare da so , a i)arlare : I' appetito non ebbe 
più bisogno d' eccitamenti : mangiava anzi voracemente ; il 
colore pallido andava dileguandosi , e la nutrizione generale 
del corpo andava redintegrandosi sempre più. 

Il 13 loglio nuova e più copiosa trasfusione, che dura 20 
minuti secondi. Questa volta i fenomeni delFinondazione san- 
guigna non mancano. Il viso si & cianotico, il petto, le brac- 
cia prendono un colore rossastro, il respiro si fa affannoso. Il 
malato si lamenta di fiero dolore al capo, al dorso , ed al 
ventre. Sulla sera persiste un certo concitamento, ma senza 
febbre : il malato ò come in suddelirk) ; teme d'avere a mo- 
rire : ma mangia con molto appetito. 

Da questa seconda trasfosione il miglioramento prende an- 
che impulso più forte, sia nel fisico come nel morale. Il ma^ 
lato risponde ad ogni domanda, non ha più idee deliranti, né 
tendenze suicide ; dice anzi di amare moltissimo la vita, de- 
siderare vivamente il ritomo in famiglia, rende esatto conto 
di so. Egli ha fison(»sìia piuttosto ilare e sorridente , cerca 
il moto e il lavoro, e si occupa volontieri nei lavori alla 
campagna. È d'una voracità che sgomenta. 

Ma r appetito non ò solamente esagerato in lui ; ò anche 
pervertito : a lasciarlo fare mangerebbe anche V erba dei 
campi: talvolta fu visto mettersi in bocca anche do sterco. 
Un altro fenomeno anche osservammo che può stare a indi- 



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85 
care una lesione grave della sensivrtà visiva : egli cerca di 
aiBssar con V occhio il sole. 

Ora esaminiamo questi due casi, senza prevenzioni, 
tali quali si presentano nella loro nuda realtà. La- 
sciamo parlare ai fatti il loro linguaggio naturale: 
non prestiamo ad essi il linguaggio che non hanno. 

Il primo caso non è certamente una guarigione ; 
non è neppure un insuccesso. E!sso vi dimostra però 
la grande potenza del rimedio* Abbiamo una cerebro- 
patia che dura con varia forma e vicenda da quasi cinque 
anni, con grave pervertimento delle facoltà morali e 
intellettive^ con impulsi violenti a togliersi la vita, con 
qualche disposizione ereditaria : uno stupore intenso 
tiene da dieci mesi F infelice infermo piombato nella 
immobilità e nell'inerzia: li eccitanti più potenti 
non valgono a riscuotere il malato^ come non avevano 
valso per innanzi i sedativi^ i revulsivi, i ricostituenti, 
a riordinare le funzioni cerebrali. Avevamo dunque 
una malattia cerebrale inveterata, di forme gravissime 
e perciò difficilissima a risolversi. Chi non sa come 
le frenosi, quando hanno già varcato il terzo anno, 
si inscrivano dai medici alienisti nel numero delle 
incurabili? 

La prima trasfusione rompe il lungo silenzio, la 
lunga immobilità : la seconda produce un risveglia* 
mento maggiore: la nutrizione tutta si rianima. La 
terza trasfusione poi rischiara anche maggiormente 
le tenebre di quell'intelletto: la volontà si ridesta e 
va a ritrovare adagio adagio le antiche abitudini. Poi 
l'esercizio fisiologico del cervello si fa intermittente: 
giorni di lucidezza e libertà intellettuale si alternano 
con giorni di ottusità e di stupore. 

Io non lo nego: a questo punto mi pareva d'essere 



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molto prossimo a una guarigione. Alla fine , dicevo 
dentro di me^ anch'io potrò vantare un caso dì gua- 
rigione dovuto a questo sangue amniotico. Un cer- 
vello, pensavo, il quale un giorno si e un giorno no, 
torna al suo esercizio fisiologico, non dev'essere un 
cervello alterato sostanzialmente deve essere un cer- 
vello stanco, un cervello denutrito per lunga inerzia* 
disequilibrato nella sua intima aggregazione molecola- 
re, e quindi disturbato transitoriamente nella sua 
funzione ; deve essere un cervello, il quale facilmente 
potrà redintegrarsi nella sua nutrizione organica, e 
quindi facile a riprendere il suo meccanismo fisiolo- 
gico. Speravo nel chinino, nella doccia frontale, in un 
vitto più sostanzioso : vane speranze ! 

Ebbene, io non dispero ancora della guarigione. Ri- 
tenteremo ancora la trasfusione. Essa ha risuscitato un 
intelletto morto da cinque anni : esso non vive certa- 
mente oggi la pienezza della vita spirituale: non vive 
che a tratti, fugacemente, debolmente. Fidiamo ancora 
nel sangue amniotico, e stiamo poi all'evento. Se la 
trasfusione ci porterà un giorno a veder risanato questo 
tanto travagliato cervello, restituito questo valente gio- 
vane a sé stesso, alla famiglia, alla patria, noi non gride- 
remo per questo al miracolo, alla trovata panacea ; ma 
ci rallegreremo con Tarte e la scienza nostra, e se- 
gneremo il caso lieto ad ammaestramento altrui. Se 
poi, ad onta del sangue trasfuso, questo cervello tornerà 
a secernere deliri e micidiali impulsi, o si addormen- 
terà nella cieca notte dello stupore: e allora noi lo 
segneremo fra' tristi casi che pur troppo non mancano 
nella pratica. Ma non per questo rinnegheremo la tra- 
sfusione, ma andremo sempre innanzi con essa, col 
famoso vessillo Galileiano, che il medico non dovrebbe 
abbandonare giammai, provando e riprovando. 



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87 

Passiamo all'altro caso. Qai è guarigione veramente 
completa? Io amo Farte mìa, ma più mi è cara la 
verità. Amica, ars sed magis amica veritas. 

Quindi bisogna che io abbia il coraggio anche 
qui di rispondere no. Noi abbiamo restituito il malato 
alle condizioni che potremo dire quasi normali per 
lui: questo è vero. Egli era divenuto cupo, muto, i- 
nerte, misantropo: oggi è un uomo che si muove, che 
sorride, che lavora, che parla e ragiona : era sitofobo 
e dalla sitofobia ridotto nella massima denutrizione, 
oggi è un'uomo che mangia, anzi che mangia anche 
troppo, e dopo il pasto ha più feime che prima : è un 
uomo rinutrito e gagliardo. Paragonandolo con quello 
che era prima della trasfusione sembra un cadavere 
resuscitato; e tutto questo benefizio lo deve innega- 
bilmente alla trasfusione. 

Pur nonostante il punto nero, in mezzo a queste 
liete sembianze di sanità, non manca. Quel mangiare 
l'erba^ se non è guardato, mangiare anche lo sterco, 
come qualche rara volta è avvenuto , quel fissare il 
sole a bella posta, intendete facilmente , sono istinti 
innormali, i quali non potrebbero certamente prendere 
il sopravvento, se la ragione, se la volontà non fossero 
offese od affievolite : essi ci mettono in sospetto eh 
qualche cosa di nascosamente morboso può esistere 
Trattandosi di un organo, iPquale segrega idee, san 
timei^ti ed affetti, tutte cose che non si veggono né 
si toccano, io dubito sempre che qualche scintilla di 
focolaio patologico sotto la cenere rimanga sempre. 

Ad ogni modo il trasfuso di Modena rimane sempre 
come un esempio utile a citarsi del potere della tra- 
sfusione sanguigna. Ed io ho voluto riferire questi due 
esempi di trasfusione, i quali mi sembrano fatti ap- 
posta per temperare speranze ed entusiasmi forse ec- 



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cessivi da una parte, e per iscuatere rineredulità ste- 
rile e beffarda dall^altra. Il Frenocomio di Reggio, se 
fa il primo in Italia a trasfondere vivo sangue arte- 
rioso uellì alienati, non so se fosse del pari il più 
fortunato. Ciò poco importa per Y avanzamento della 
scienza. Quello che importa si è, di studiare bene per 
l'avvenire, se la trasfusione sanguigna è un mezzo 
sanativo delle frenosi, e di quali frenosi; studiare 
quali effetti fisici^ idraulici, chimici, catalitici, ana- 
lettici, plastici può addurre : quali pericoli la accom- 
pagnino, quali i mezzi per ovviarli, quali i modi per 
rendere Tatto operatorio più agevole , spedito e si- 
curo. 

Tutte queste indagini fatte tranquillamente, ordina- 
tamente, senza preconcetti nella testa, senza pret^i- 
sioni di voler guarire a ogni costo, senza ambizione 
di facili gloriuzze e fugaci, varranno a sciogliere l'ar- 
duo e complicato problema ddla convenienza ed uti- 
lità della trasfusione sanguigna nella cura delle fre- 
nosi. Vi sono certe questioni, le quali anche nel campo 
della scienza si fanno subito ardenti, e richiedono, non 
solamente molta scienza in chi si accinge a scioglierle, 
ma anche molta coscienza. Ed io sarò scusato, spero, 
da voi, se non potendovi mettere molta scienza (della 
quale sento veramente patire difetto), vi misi tutta 
quella coscienza che procurai sempre di porre nello 

studio e nel pratico esercizio dell'arte mia. « 

t , , ■ - ~ , ' ..II.. . ^ 

VisrTA AL MANICOMIO d' IMOLA. — Relazione del dot- 
tor MICHELANGELO PORPORATI. 

(Letta al 1.* Congresso freaiatrìco io Imola uei 1874). 

Onorevoli Signori! 
Inearieati i sottoscritti dal degnissimo nostro pra* 



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Bidente di TÌsitare il Manioomio di qoeeta città, e quindi 
di riferire al Congresso le impressioni e gli apprez* 
zaoienti noirtri, ci recammo la mattina del 24 cadente 
settembre sul luogo, dove accompagnati dallo stesso 
signor direttore che ci forni eoUa più squisita cor- 
tesia e profonda dottrina le desiderabili informazi<mi 
abbiamo visitato nei suoi particolari lo Stabilimento^ 
ed abbiamo oggi Tonore di riferirvi questa sommaria 
esposizione pur troppo non adeguata all'alto scopo come 
avreste ragione di pretendere. 

Nella parte occidentale e meridionale d'Imola a lato 
dell'Ospedale civile giace Tantico Manicomio, il quale 
per ampiezza e disposizione di locali non corrispon- 
deva più né ai bisogni del Circondario, né tanto meno 
alle esigenze della scienza. Per iniziativa principal- 
mente dell'onorevole dott. LoUi ed in seguito ai di lui 
suggerimenti, la benemerita Amministrazione ospita- 
liera imdese intraprese nel 1869 l'erezione d'un no* 
vello Manicomio a giorno e ad equa distanza dal ci* 
vile Ospitale e dal vecchio Manicomio predetti, in un 
area di terreno sgombra di fabricati , di forma quasi 
quadrata, dell'ampiezza di sette ad otto ettari, fiancheg- 
giata a due lati da un corso d'acqua, in posizione rì- 
dente oome quella che i^rospetta a mezzodì ed a po- 
nente la fertile e ben coltivata campagna. 

U Manicomio dovrà conten^^ circa seicento alienati 
d' ài^bo i sessi , le occorrenti persone di servizio e 
tutti gli annessi richiesti da un coi^ importante Stabi- 
limento. Cominciato nel 1860 è adesso in gran parte 
costrutto , e da quanto esiste al giorno d'oggi si può 
£Bu^ilmente giudicare quale sarà ad opera compiuta. 

L'architettura ideata dall'esimio professore die ne è 
direttore, venne con rara deferenza seguita dal com- 
pianto ingegnere Cipolla, il quale conscio che le cognì- 



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sdoni tecniche richieste al compimento d'un piano di 
manicomio, ospizio specialissimo e dedicato ad una 
classe affatto distinta di malati, non possono aversi 
che dai medici che ne fecero lungo ed accurato stu- 
dio, non dubitò di completare le grandi linee forni- 
tegli dal dott. LoUi, e di seguirne anche nei più mi- 
nuti dettagli i suggerimenti. Da ciò ne nacque che il 
nuovo Stabilimento respira in ogni sua parte lo spi- 
rito dell'uomo tecnico per eccellenza ossia del medico. 
L'appaltatore Giacinto Qallotti secondò colla massima 
esattezza le mire del medico e dell'ingegnere. 

Ma non anticipiamo sui giudizii e tentiamo di dame 
un cenno descrittivo. 

n fabrìcato semplice quanto elegante consta di tre 
corpi centrali, due compiuti ed il terzo da costruirsi. 
Dessi son rivolti a mezzodì, paralleli tra di loro, di- 
stanti l'uno dall'altro di circa cinquanta metri. U primo 
a due piani , oltre al terreno , forma la gran fac- 
ciata dello Stabilimento , ed è destinato a contenere 
la porta d'ingres8o> i parlatorii ed altre sale al piano 
terreno ; al primo (nano poi conterrà la direzione; al 
terzo Talloggio degli impiegati. 

n secondo fsibricato centrale, ad un sol piano sopra 
il terreno contiene la cucina in basso, e la guardar 
roba della biancheria al piano superiore. 

n terzo centrale da costruirsi dietro al secondo avrà 
pure un sol piano oltre al terreno, ed è destina^, al 
piano inferiore ai bagni ed alla Cappella, agli apparec- 
chi d' idroterapia ; al piano superiore alla infermeria 
pei due sessi. 

Questi tre fabbricati centrali egualmente distanti 
tra di loro sono uniti insieme alle loro aU mediante 
due muri laterali paralleli e diretti perpendicolarmente 
ai corpi centrali dal nord al sud i quali lasciano nel- 



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rinterno due ampi! cortili ridadbili a giardino. Dal 
lato esterno poi di ciascano di essi partono cinque 
padiglioni destinati a ricoverare 2ÀVe$t gli uomini, ed 
BlYovest le donne. Ne segue da ciò che ogni sesso 
Ta distinto in cinque grandi scompartimenti, a seconda 
dello stato mentale di coloro che debbono esservi ac- 
colti. Cosi ai due lati del primo fabricato interno 
che forma la gran facciata dello Stabilimento, si ac- 
colgono i pensionarii ed i convalescenti; nel secondo 
padiglione formato dal solo piano terreno li epilet- 
tici, i paralìtici ed i suddi; nel terzo ad un piano 
oltre al terreno come il primo padiglione, i tranquilli ; 
nel quarto gli agitati, e nel quinto i furiosi. 

In essa parte centrale del terzo fabricato interno 
abbiamo detto doversi stabilire al pian terreno i bagni 
e loro annessi, al piano superiore gU infermi sempre 
di entrambi i sessi. 

1 cortili interni poi che debbono costituire la sepa- 
razione dei due sessi sono fiancheggiati nei quattro 
lati da bellissimi portici al pian terreno, e da terrazzi 
più belli ancora al piano superiore, mediante la qual 
disposizione tutte le parti dello Stabilimento sono poste 
in diretta comunicazione tra loro, e merco il sistema 
simmetrico delle linee rette e dei paralleli che domina, 
colla massima facilità rocchio vigile del direttore può 
sorvegliare Tandamento del servizio in tutto lo Sta- 
bilimento. — Ma non solo i cortili divisoriì, ma an- 
cora quelli destinati ai ricoverati, sono almeno da un 
lato fiancheggiati da eleganti portici con colonne in 
ferro fuso sotto cui possono trattenersi e passeg- 
giare gli alienati al coperto di ogni cattivo tempo. 
Ogni sezione è pure fornita d*un modesto giardino in 
cui si coltivano fiori ed aranci. Ogni sezione è capace 
di cinquanta alienati e delle necessarie persone di 



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servizio^ ed è separata dalle vicine per mezzo d'una 
graziosa cinta di mediocre altezza» per il che le varie 
categorie di ricoverati restano tra lore isolate. 

La separazione poi dei sessi è tanto assoluta che 
non solamente non si vedono scambievolmente , ma 
non s'odono neppure da una parte all'altra le grida, 
frapponendosi i due ampii cortili ai porticati di sopra 
accennati. 

Il sistema seguito nella costruzione dei dormitorii 
è misto. Così pei pensionarli, convalescenti , tranquiir 
li, vi sono camere capaci di dodici a sedici letti al 
piano superiore ; pegli agitati, li epilettici e i dementi 
con agitazione e simili vi sono camere da uno, due 
e quattro letti. 

Il pavimento nella divisione dei sucidi è ad asfalto, 
nelle altre è in cotto su dì cui si passa Tolìo di lino: 
quelio delle gallerie nei pianerottoli, a mosaico od an-* 
che ad asfalto, ma dappertutto d'inappuntabile net 
tezza. L'altezza delle stanze e camerini è proporzionata 
alla lora ampiezza, e le finestre ampie ed in perfetta 
corrispondenza tra loro ai due lati mandano in copia 
aria e luce. Le inferriate al piano superiore sono ma- 
scherate nei chiassili che sostengono i vetri. Oltre alle 
finestre poi, a favorire ancora maggiormente la ven- 
tilazione, sono praticati nei muri in alto od in basso 
convenienti ventilatori. Le latrine sono a sistema in- 
glese, per cui le materie cadendo su d'una valvola-fanno 
sgorgare l'acqua che spazza il recipiente di majolica. 
All'estremità di ogni padiglione vi sono le camere per 
le persone di servizio, le quali perciò possono cofi tutta 
agevolezza vigilare il loro compartimento. I letti sono 
tutti forti, in ferro verniciato di bello aspetto. I pa- 
gliericci ed i materassi» ccmimuni a tutti i ricoverati» 



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SODO pai sucidi divisi in tre partii onde agevolarne U 
cambio parxiale. 

Ma non solo la luce e Y aria para abondano nd 
Manicomio imolese, ma ancora Taoqua tanto corrente 
che d^ pozzi» e gli alienisti sanno qual prezioso ed 
indispensabile elemento sia Tacqna per un manicomio. 

A questi pregi se si considera andare unita l'e- 
nergia e r intelligente attività di chi dirige il ser- 
vizio e la docilità di chi Y eseguisce^ non feurà mera- 
viglia se visitando il Manicomio d'Imola s' incontri una 
calma insolita nei ricoverati, e non si senta neppure 
r ombra di quelle emanazioni che tanto fastidio arre- 
cano in altri Stabilimenti anche ben tenuti , ma non 
forniti d'un complesso di così favorevoli circostanze 
come quello di cui parliamo. (1). Essendo ora lo Sta- 
bilimento ancora incompleto , ed oltre a cinquecento 
i ricoverati^ si debbono perciò occupare come dormi- 
torii taluni locali che sono poi in definitiva destinati 
a corridoi, a laboratorii^ od a refettorii, il che si ac- 
cenna onde avvertire che tal cosa non succede di pro- 
posito. Per la stessa causa rimangono ancora nel vec- 
chio Manicomio molti alienati, cioè i furiosi d'ambo i 
sessi, in attesa che sia eretto il loro Comparto. 

Avendo poi coscienza il signor Direttore dell'utilità 
del lavoro specialmente agricolo nd regime degli alie- 
nati , a sua cura , io credo , venne a poca distanza , 
300 metri circa, in un antico convento stabilita una 
colonia (articola, alla quale vanno ogni matino e ne ri- 
tornano la sera una cinquantina di mentecatti lavora- 
tori, con supremo vantaggio fisico e morale. 

<i) Nel 8«rviiio sanitario airOoorevole DireUore Cav. Lolli è ag- 
giunto in qualità di medico assistente l'egregio dottore Achille Mirri, 
che aireletto ingegno uuisce la più squisita bontà d'animo in modo 
da conciliarsi dai ricoverati e dai dipendenti non solo il rispetto, ma 
ancora raffezione 



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Non parliamo dei servizii, e specialmente ddla cu- 
cina centrale facilmente accessibile a tutte le se^ 
zioni, e da cui partono con lodevole precisione le vi- 
vande distribuite in commodi ed adatti recipienti ; non 
delle cure prestate non solo con sapienza ma con af- 
fetto; non insomma del complesso del governo di que- 
sta interessantissima classe di malati , poiché nulla 
scorgemmo che fosse meritevole d'appunto. 

Questi sono i ragguagli che abbiamo voluto esporvi 
sul magnifico Manicomio imolese i quali parranno bene 
incompleti ed anche inutili per voi» onorevolissimi si- 
gnori, i quali lo visitaste con noi, ma che riesciranno 
forse ad invogliare a visitarlo coloro che prenderanno 
in mano gli atti del nostro Congresso. 

Il Manicomio d' Imola posto in sito dove partecipa 
della vita della citt.\ e della campagna, ricco d'acqua 
d'aria e di luce, edificato con eleganza pari alla sem- 
plicità e conforme ai dettati della scienza, sarà, noi lo 
speriamo, un valido strumento di guarigione, secondo il 
pensiero dei più illustri alienisti. Esso invero ritrae 
in ogni suo particolare la mente del medico che lo 
ideò e ne seguì con cura paterna lo sviluppo , come 
ne assicurerà il compimento, e servirà di modello a 
quelli che fossero per costruirsi altrove. 

Ma la buona volontà e la scienza dei medici non 
bastano a riuscire nell' opera, ed io auguro alle città 
sorelle che intendessero d'erigere manicomii che tro- 
vino in un coi medici dotti, come il dottor Lolli, am- 
ministratori civili guidati dall'illuminata filantropia 
che egli ebbe la fortuna d' incontrare nei Rettori 
della Città d'Imola, piccola di spazio ma cospicua per 
spirito di beneficenza e d'ospitalità. 
Imola, 25 settembre 1874. 

Dott. Virgilio. - Dott. Ponza. - Doti. Porporati, Relatore. 



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ANOMALIA CONGENITA DEI RENI , VASTA DISTRUZIONE 
DEL PARENCHIMA NEL RENE DESTRO PER ECHINOCOCCO. 

— Cenni del doti. LUIGI FRIOERIO, fnce-direttore 
del Manicomio di Pesaro. 

L'anomalia del rene, così detto, a ferro di eayallo ò 
abbastanza uota perchè io ne faccia una mÌDUta desw- 
zione ; ed anzi nel 1873 avendola io già riscontrata in 
una alienata di questo Manicomio, ne inviai un disegno 
al chiarissimo mio maestro prof, Sangalli, il quale molto 
mi onorò accettandola benignai^ante. 

In quel primo caso V anomalia non portò seco alcun 
sconcefto uropojetìco. I reni erano situati a cavalcioni 
dell'ultima vertebra lombare ed erano forniti dei rispet- 
tivi vasi sanguigni in nun^ro e posizione normale ; 
li ureteri in numero di due sboccavano regolarmente 
in vescica. 

L'unione fra i due reni sembrava essere avvenuta per 
mezzo delle capsiJe soprarenali, e a tale supposizione mi 
condusse l'avere riscontrato una cavità vuota nel tessuto 
dell'istmo che riuniva i due organi, nonché l'assenza to- 
tale delle capsule medesime. Il secondo caso mi offrì 
materia a più interessanti osservazioni anatomo-patolo- 
giche. 

Biscontrai cioè il rene a ferro di cavallo in un vec- 
chio ottantenne, il quale mori per franosi senile; ad onta 
di si tarda età e delle alterazioni che sto per descrivere^ 
il malato non sofferse mai disturbi nella secrezione ori- 
narla, «lè mai fece altrimenti sospettare di qualsiasi af- 
fezione renale. 

I reni erano accavalcati sulla penultima vertebra 
lombare, non esisteva cavità di sorta nell'istmo (che ri- 
sultava composto da lasso tessuto cellulare), ed i reni 



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saccenturiati trovai aderenti a ciascun rene in prossi- 

mitài dellllo. 

Nessuna anomalia nei Tasi e negli oretm, se si ec- 
citai la minore lunghezza di questi ultimi; il sinistro 
rene tuttavia era assai più voluminoso del destro, e colla 
pressione cedeva come nel comprimere una vescica di 
grosse pareti. 

Tagliatolo, trovai una vasta sacca ripiena di detriti e 
di sangue raggrumato; esaminato al microscopio il con- 
tenuto di quella pozza» riscontrai tre ben distinti uncini 
d'ecMnococco. La distruzione del parenchima renale era 
dunque accaduta in seguito ad infiammazione destata 
dalla presenza del parassita e la mancanza dei sintomi 
che facessero durante la vita sospettare il fatto morboso, 
spiegasi col lavoro suppletorio del rene destro che tro- 
vai perfettamente sano. 

Fin qui il compito del cronista. 

Ora vorrei dire della patogenesi rìsguardante l'anomalia 
in discorso, e volentieri lo farei se non temessi di ejr- 
rare esponendo una qualunque ipotesi groppo ardita. Solo 
noterò la contraria conclusione cui mi trassero i due 
fatti testé accennati : cioè l'assenza in un caso dei reni 
succenturiati, e la presenza dei medesimi nell'altro caso, 
il che appunto distrugge V opinione emessa, secondo la 
quale io giudicava avvenuta l'unione dei due reni du- 
rante la vita entro uterina. 



RIVISTA 

Sarcoma fibro-cellnlare del talami attlel e 
delle eminenze qnadrigemeile. -* Ai 15 agosto 
1873 veniva accolta ndla sala Madonna dell' Ospitale mag- 
giore di Milano, una giovinetta quattordicenne, contadina, 



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ancora impubere. -* Doe mesi prima ^ mentre stara accu*- 
dendo ai laTori campestri, all' improviso presa da Tertigisi e 
cenvnlsioni stramaszb sol terreno. Poco dopo riprendendo i 
sensi s'accorse di aver paralizzati li arti destri. — All'esame 
fisico , praticato l' istesso giorno del suo ingresso nella sala , 
non presentava che nna leggiera midriasi in ambedue li occhi, 
inerzia della pupilla a reagire alla Ince, paralisi completa del 
braedo destro, paresi della gamba corrispondente. Dopo varii 
giorni di benessere , presa da febre e da convalsioni epilet- 
tiformi, divenne soporosa ; dal sopore passò al coma , e dal 
coma alla morte. — All'autopsia si troTarono molteplici 
erosioni della lamina intema del cranio ; iperemia delle me- 
ningi e della massa cerebrale ; il talamo ottico sinistro, assai 
aumentato di volume e di consistenza, raggiungeva il volume 
di un uovo di pollo. Le eminenze quadrigemelle ed il ta- 
lamo ottico destro erano pure più grossi e più duri del nor- 
male. Alla superficie del teglie i talami presentavano un co- 
lore bianco grigiastro con isole di un bianco latteo , ove la 
consistenza era quasi fibrosa. Nel sinistro si notava inoltre 
una cavità necrobiotica capace di un grano di maiz. All'esame 
microscopico talami e tubercoli si videro costituiti di cellule 
ovali fusiformi, con grosso nucleo e scarso protoplasma che 
manda lunghi e sottili filamenti. Osservando una sezione di 
questo tessuto, appare formato dall'intreccio delle cellule coi 
loro prolungamenti. Numerosi sono i vasi sanguigni serpeg- 
gianti nel tessuto, li elementi nervosi scarsi ed assai depe- 
riti. — Tanto dei talami come dei tubercoli quadrigemini 
sono meglio conservate le parti superficiali che le profonde. 
Notevole cosa è poi il trovare nelle sezioni praticate al din- 
torno del focolare necrobiotico , delle cellule giganti. 

Trattavasi dunque di un sarcoma fibro-cellulare, le cui ma- 
nifestazioni morbose rilevate nella paziente , dissentono da 
molte deduzioni fisiologiche che oggidì corrono nella scienza. 
In&tti Longet crede che i talami ottici presiedano ali'inner- 
Archivio, anno 12.® 7 



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Tazione di tutti e 4 li arti , e Schiff li vorrebbe coordinatori 
dei soli arti toraeioi e centri motori ddle dita. Invece si è ri- 
levato in questa ammalata la paralisi unilaterale e mancò la 
paralisi delle dita. 

Assai combattuto e controverso nella fisiologia si è se i 
talami ottici presiedano o meno alle funzioni visive. — Lussana 
e Lemoigne dietro molteplici esperienze si credono autorizzati 
a sostenere, cbe la lesione degli strati superficiali di un talamo 
produce cecità delFocchio opposto ; se la lesione è molto limi- 
tata non produce che una diminuzione della facoltà visiva 
neirocchio opposto al talamo leso; se la lesione è bilaterale, 
Tamaurosi è doppia. Longet invece nega decisamente ai talami 
ogni influenza sulla visione. Della medesima opinione è il pro- 
fessore Oehl, il quale, nel suo Manuale di fisiologia, dichiara 
che i talami ottici sono così impropriamente chiamati per la 
cecità che accompagna di solito li stravasi sanguigni nei me- 
desimi, mentre la perdita della facoltà visiva devesi ripetere 
dalla compressione del sottoposto nervo ottico , e dietro sue 
esperienze si è convinto che, esportati i talami, Tanimale ha 
ancora percezione di luce. Altri fisiologi videro Paccecamento 
deirocchio opposto al talamo leso, quali Panizza, Magendie e 
Belando ; ed il Benzi scrive che uccelli e mammiferi diven- 
tano ciechi dell* uno o di ambedue li occhi , secondo che si 
esportano loro la superficie d'uno o d' ambedue i talami ottici. 

Lussana e Lemoigne nella recentissima e splendida Opera 
loro di fisiologia dei centri nervosi encefalici, a sostegno della 
propria opinione e delle proprie esperienze sulle funzioni visive 
dei talami ottici, ricordano che Foville, Gratiolet, Leudet, Gru- 
veilhier, Sapey, Santorini , Yinslow e Morgagni hanno dimo- 
strato anatomicamente la derivazione delle fibre ottiche dallo 
strato superficiale dei talami. D'altra parte Panizza e Wrolick 
hanno trovato in individui nati ciechi o divenutili, non sola- 
mente Tatrofia delle eminenze quadrigemelle, ma anche l'atro- 
fia dei talami ottici. Ediil Tiedemann ha dimostrato ombrio- 
genicamente V origine dei nervi ottici , non solamente dalle 



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eminenze qaadrigemelle , ma anche dagli strati sap^rfioiaH 
dei talami ottid , prima ancora delta comparsa dei corpi g»- 
dcolati. Anche Scfaiff nega 1* influenza dei talami ottici. Ciò 
non pertanto Lussana e Lemoigne, conclndono che la lama 
ottica che copre i nuclei dei talami e forma le eminenze qaa- 
drigemelle, costituisce il eentro nerroso delle sensazioni ottiche. 
— Yulpian invece non <mde alla derivazione del nervo ottico da 
queste lamine dei talami ottici , basandosi sulle sue ricerche 
anatomiche e su osservazioni patologiche. Ma contro Yul- 
pian sono registrati negli annali della scienza nostra 54 caà 
di alterazione dei talami, in cid le funzioni dell'occhio erano 
più meno profondamente alterate. La doppia midriasi os- 
servata in questa paziente appoggia le esperienze di Benzi , 
Lussana e Lemoigné, i quali hanno constatato che lesioni ai 
talami ottici, producono dilatazione dell' iride. Come pure la 
paralisi completa del braccio , ci dà il diritto di concludere 
con quest^ultimi autori e con Schiff, che i talami ottici pre- 
siedono indubitatamente alla innervazione motrice dell' arto 
superiore del lato opposto. 

È opinione di quest'ultimi autori che le crociate alterazioni 
di motilità dipendano dalla decussazione nella sostanza per- 
forata inferiore delle fibre dei talami ottici, che vanno verso 
il midollo allungato e che si riferiscono ai movimenti delle 
estremità anteriori. Centro invece della decussazione per le 
fibre della visione sarebbe il chiasma dei nervi ottici. 

Da tutti i fisiologi è ammesso che se diviene atrofico un 
occhio , si atrofizza pure il corpo quadrigemino del lato op- 
posto, e secondo Schiff esisterebbe anche un'azione dell'occhio 
sul corpo quadrigemino che gli corrisponde. Vengono quindi 
questi corpi considerati come il centro del senso visivo. Oehl 
e Schiff specificano ancor dippiù le funzioni loro , ritenendo 
che i quadrigemini anteriori si riferiscano alla visione , i 
posteriori ai movimenti Oculari. — Yulpian e Longet riten- 
gono le eminenze quadrigemelle centro dei movimenti del- 
l' iride , ed Oehl le ritiene centro di flessione dell' ottico 



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iull'oi^o-motore, d' onde i movimenti dell' iride e qnoUi del 
bulbo ; e sostiene inoltre che Tiride si fa miotica in ambedae 
li occhi, anche eccitando una sola qaadrigemella. Benzi, Lns- 
sana e Lemoigne dichiarano di non aver visto nò strabismo , 
né paralisi nei movimenti del balbo per la demolizione delle 
eminenze quadrìgemelle, ed opinano che l'innervazione motrice 
dell'iride abbia per centro il midollo allungato e per condat- 
torì il terzo ed il gran simpatico. ^ Floarens pare dice che 
per avere la paralisi irìdea fa d' uopo portare le lesioni fino 
agli strati pedancolarì. 

Attenendoci qaindi alle idee di Valpian , di Longet e di 
Oehl, avremmo dovnto avere la miosi nella nostra paziente, 
stante Talterazione delle eminenze qaadrìgemelle. Invece se- 
condo Benzi, Lussana e Lemoigne, avrebbe dovuto mancare 
la midrìasi e l' inerzia papillare. Bimane così ovvio a com- 
prendersi come queste morbose manifestazioni non procedendo 
dai tubercoli quadrigemeni, n<m potevano ripetere la loro causa 
che da alterazione degli elementi staminali dei talami ottici. 
Infatti Benzi, Lussana e Lemoigne sono d'avviso : 

I. Che una ferita parziale di un talamo ottico nella sua 
parte posteriore cagiona una considerevole dilatazione della 
pupilla neir occhio opposto, e cons^^entem^te una conside- 
revole diminuzione della contrattiliià dell'iride. 

n. L' ablazione totale della metà posteriore esterna della 
superficie di un talamo ottico , non intaccando però il tratto 
(^tico, induce enorme dilatazione della pupilla dell'occhio op- 
posto, ed immobilità assoluta dell'iride. 

Questo caso di tumore oerebrale, convalidando queste espe- 
rienze, apporta fors*anche un'altra deduzione fisiologica so- 
stenuta dai tre ultimi autori , quella cioè di una doppia in- 
nervazione visiva. Essi ammettono che nei talami passino le 
fibre ottiche le quali trasportano ai cervello le sensazioni visive 
da trasformarsi in idee; mentre nella lama dei lobi ottici av- 
verebbe la vera sensazione visiva. Quindi, illesi i tratti ottici, 
decorrenti ai lati dei talami , non è la percezione sensitiva 



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delle impressioni &tte sulla retina che verrà abolita, eibbeno 
la percezione intellettiva andrii gradatamente spegnendosi, per 
lesioni nelle altre parti dei talami. 

Ed il Benzi osservò negli animali nei qnali aveva leso pro- 
fondamente ì talami ottici, lasciando intatti i tratti ottìd^ 
che sapevano schivare li ostacoli messi snl l<»x> c»mmino« 
Benché mi sia lasciato sfogire V opportnnitit di misnrare se 
vi era nella nostra ammalata circoscrizione del campo visuale, 
essa distinse però sempre coll*nno e coli' altro occhio li oggetti 
che la circondavano fino a che cadde nel coma profondo. Ora 
non abbiamo forse noi osservato alla bara anatomica ed aire- 
same microscopico che i tratti ttnperfidali dei talami ottici e 
delle eminenze qaadrigemelle erano , relativamente alle loro 
parti profonde, risparmiati? Non sarebbe questa la ragione 
per la quale la nosira paziente conservò a lungo le percezioni 
visive ? 

Non sarei quindi lontanò dairammettere con Lussana e Le- 
moigne, pel duplice distribuirsi della lama ottica sui talami e 
sui tubercoli quadrigemini, che per mezzo dalla prima noi ve<- 
diamo li oggetti senza tinta, mentre eolla seconda noi rileviamo 
le tinte senza i rilievi di luce. Dal simultaneo loro agire ri- 
sulterebbe la visione distinta. 

L'anatomia patologica viene in appoj^o di queste deduzioni 
fisiologiche. È un fatto raro ma conosciuto dagli ottalmologi 
che le sensazioni delle gradazioni e delle sfumature della luce^ 
possono sussistere senza le sensazioni dei colori. Il prof. Qua- 
glino in&tti descrisse un caso di acromestf sia da emom^a 
cerebrale, nel quale Tindividuo guarito dall'insulto apoplettico 
rimase affetto da emiopia sinistra, e più non sapeva ditcemere 
alcun colile, eccettuato il bianco ed il nero, conservando la vi- 
sione perfetta per tutte le distanze. 

L'anatomìa comparata ccmcorre ad accrescere l' importanza 
fimologica visiva della cortecda ottica dei talami, in quanto 
ohe questa è sviluppata in ragione diretta d^'^altezea della scala 
zoologica, ed è in ragione inversa deHo sviluppo delle eminenze 



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qnadrigemelle. Così nei pesci sono qaest*nltime molto sviluppate 
e mancano i talami ; i rettili hanno uno strato sottilissimo cU 
lama ottica ; un po' i»ti s?ilappata è negli uccelli, ma vieppiù 
si manifesta man mano che si sale negli animali superiori, e 
raggiunge il maximum di sviluppo neiruomo, nel quale le emi- 
nenze quadrigemelle in confronto di quelle dei bruti offrono il 
minimum dello sviluppo. 

Due altri offioii si ascrivono ai.talami ottici, quello cioè di 
essere il centro del sensorio commune e di mandar fibre allo 
stomaco ed agli intestini. La prima opinione da molti fisiologi 
è impugnata, e nella nostra paziente infatti la sensibilità tat- 
tile e dolorifica rimasero sempre intatte. Riguardo alla seconda, 
Schiff ed altri trovarono emorragie, ulcerazioni, rammollimento 
della mucosa gastro-enterica in seguito a lesioni ai talami. 
Nella nostra ammalata mancarono il vomito e la diarrea che 
potevano far sospettare di dette lesioni organiche. 

La diagnosi dei tumori cerebrali anche da insigni clinici si 
ritiene arduo compito , e rimarrà tale fino a che controverse 
saranno le deduzioni fisiologiche. {OagxMa Medica ItaUanOf 
Lombardia y serie VII, tomo I, 1874). 

Dott. Busconù 

Apoplessie eiq^illAri neiritMtifo di Rell sImI- 

«tra, del doti Max Huppert, in Ciolditz. — Sebbene il no- 
stro sistema nervoso centrale, che s* espande ne' due emisferi 
cerebrali, sia in certa maniera doppio, non avviene però che 
col nostro cervello noi pensiamo in modo doppio , come non 
vediamo in modo doppio coi due occhi. Una delle ipotesi 
messe in campo da' fisiologi e psichiatri per spiegare il &tto 
k, che i due emisferi cerebrali funzionino bensì in modo dop- 
pio ma contemporaneamente, in guisa che le sensazioni in 
certo modo si sovrappongano l'nna all'altra, confondendosi e 
unificandosi. Se teniamo conto del fatto che in casi di avan- 
zata atrofia di un emisfero, il sano funziona con sufficiente 
attività, soltanto verificandosi in esso , forse , una pih facile 



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stanchezza, meatre invece le leeieni simmetriche di ambedae 
U emisferi, anche relativamente insignificanti, producono sin-* 
tomi molto considerevoli e più generali , massime di natura 
psìchica , r ipotesi delhi doppia funzione degli emisferi cere- 
brali può già apparire abbastanza giustificata. 

In una Memoria antecedent^nente publicata ( tJéber das 
Vorhommen v. Doppélvorstellungen. Arch. f. PsffchicU., vo- 
lume m, pag. 66), Max Huppert riferiva una serie di osserva- 
zioni dirette a dimostrare che in casi anormali, come per 
li occhi si può avere la diplopia , cosi pel cervello può aversi 
la doppia presentazione di idee ; nella stessa Memoria l'Autore 
asseriva che del fenomeno dovesse essere causa un'alterazione 
elementare di uno dei due emisferi , per cui esso non possa 
fuiKHOnare in equilibrio coiremisfero sano. — Tale supposizione 
dril'unilatenyutà delle alterazioni cerebrali, causahti il singolare 
fenomeno psicopatico dello sdoppiamento delle percezioni, sa- 
rebbe ora confermato iai reperto anatomo-patologico di uno 
degli alienati, (^getto dell'antecedente studio dinico di Huppert. 

Ecco in sunto il reperto : Apoplessie capillari nella metà 
posteriore di una delle circonvoluzioni posteriori, prospiciente 
la scissura del Silvio, dell'itisela di Beil sinistra ; rammolli- 
mento, con leggiera colorazione giallo-rossicda, di una striscia 
di sostanza bianca, della larghezza di due millimetri , esten- 
dente^i dalla sostanza grigia c<ni;ìcale dell* accennata circon- 
voluzione, in connessione pertanto col punto in cui esistevano 
le apoplessie capillari , fino al nucleo lenticolare. ^ Tutto 
l'emisfero destro, minuiaam^te esaminato, perfettamente sano : 
anche nelle parti mediane del cervello , corpo calloso , com- 
messure, non ^e negli organi della base, ponte del Varolio, 
midollo allungato, cervelletto, nervi cerebrali, nulla affatto di 



N<m potendo noi seguire l'Autore nelle disquisizioni ch'egli 
& per spiegare il fenomeno della doppia presentazione delle 
idee, e per mettere in armonia il descrìtto reperto colle di 
lui ammesse spiegazioni del fenomeno psicopatico in questione, 



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Id4 

ci linitoremo a rilevare come le altorazioai esistesseio Belli 
provincia cerebrale , alla quale per ragioni anatomiche (orì- 
gine delle fibre del nervo acnatico) Meynert dà il nome di 
regione iicuatiech H che sarebbe interessante per ciò che, come 
8i rileva daUa storia dioica , il fenomeno della doppia pre- 
sentanone delle idee nell'alienato in questione verificavaaì spe- 
cialmente entro la sfera acustica. (ilreAtt; /«ir P^ycAto^ie und 
NervenkrcMkeiten^ YoL UI, seconda dispensa, pag. 330, 1872, 
e Rivista di Med., Okir. e Terap., fase 21 e 22, 1878). 

Idmrterim mcvfttica centrale. — Su quest'argumoito 
ha scrìtto il nostro dott. Sapolini poche ma sugose pagine 
negli Annali Universali di Medicina (settembre 1874)« che 
saian lette con interesse da quanti vogliono conostere pro- 
fondamente Tergano dell' udito. Egli segue Tarterìa acugHea^ 
una delle principali propagini dell' arteria basilare, fin nelle 
sue più minute diramazioni, e mostra che i suoi rami pih 
inipoi;tanti per la funzione acustica, che sono Tarterìa cocleare 
e l'arteria vestibolare^ escono esilissimi da un arco che essa 
fd all'ingresso del meato uditone intemo« passando al disotto 
«ei nervi settimo ed ottavo e dall' intermedio del Wrisberg, 
e che i suoi rami terminali finiscono coll'anastomizzarsi col- 
r arteria c&rébdlare posteriore. 

Dalla descrizione <^6 il dott. S&polini ci regalò dell'arteria 
acustica, e cui illustrò con tre figure, emergono alcuni osa^V 
larii fisiologici e patologici» di cui diremo i pih importanti. 

1. Mancando Y arteria acustica manca il senso dell' udito. 
Così il doUor Sapolini vide un soggetto cofotico dal lato si- 
nistro , perchè mancava dell'arteria acustica corrispondente. 

2. Biocome Tarteria acustica passa sotto il nervo sesto e poi 
sotto il settimo , l'ottavo e l'intermedio del Wrìsberg , n^e 
congestioni e negli essudati delle meningi potranno avvenire 
paralisi del muscolo retto esterno e dei muscoli fiicdali , in- 
debolimento dell' udito, rumori anormali, ecc. 

3. Impedita la circolaaàione nell'arteria acustica, potrà con- 



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tìmiire l'imgazioae sanguigna alÌ*oréodno per le sne anasto- 
mosi terminali coUe arterie del cervelletto. 

4. Nelle malatìe deU' orecchio intemo giorerà più il san- 
gdsngio alla oerviee, otb oorrisponde Forigine dell'arteria ce- 
rebellare posteriore, che il sanguisugio ai processi mastoidei, 
che ricevono vasi dal sistema carotideo. V. 

Emiplegia di nn iato per emovnigla cere- 
brale del lato eerrispoiideate. — • Il dottore HìEm* 
giagalli publicò nei Commentarti di medicina e chirurgia 
(novembre e dicembre 1874) il caso d*una donna d* anni 65 , 
die la matina del 19 dicembre 1873 « senza prodromi , cadde 
a terra, priva di coscienza e di moto. Si notò respiro sterto- 
roso, ptosi della palpebra superiore sinistra , fkcda manift- 
stamente stirata a destra, saliva colante daU' angolo sinistro 
della bocca. Il braccio e la gamba di questo lato erano masse 
inerti ; pungendole con uno spillo, la paziente non dava segno 
di dolore , dove, pungendo il braccio e la coscia destra, dava 
indizio di sofferenza con particolare contorcimento del viso , 
die rendeva piìi manifesta la paralisi dei muscoli fietcciali del 
hto sinistro. In seguito a largo salasso ritornò la cosdensa , 
ma persistette 1* inceppam^to della loquela e la paralisi di 
senso e di moto del lato sinistA). Inviatala paziente a spor- 
fere la lingua, questa deviava dal medesimo Iato della para-' 
lisi ; poteva perb muovere il braccio e la gamba destra. Con 
questa sintomatologia , coli* aggiunta di catarro bronchiale 
diffuso e di pneumonite ipostatica, essa morì il 3 genajo 1874 

Ali* autopsia si trovò la dura^madre tenacemente adesa al 
Cranio, nessuna diffiorènza di volume e di vasoolarità tra l'uno 
raltro emisfero, ateroma pi uttosta pronunciato della basilare, 
e nel centro del lobo ocdpitale dnistro un focolare apoplet- 
tico della grandezza d*una noce, di data recente , pieno d* un 
grumo sanguigno molle, di color rosso-bruno^ misto a sostanza 
cerebrale spappolata e imbevuta 4i materia colorante del san- 
gue. La sostanza cerebrale limUnfii per il tratto di droa 2 



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millim. è di color rosso-giallognolo , inegoalmente rammol- 
lita (1). 

È Toramente strano come una emorragia circoscritta al lobo 
occipitale sinistro abbia potato produrre emi{d^ia completa 
dello stesso lato e inceppamento i;ra?e e persistente della lo- 
quela. 

Ma non meno interessante né molto diverso parmi un caso 
che io trovo nelle mie più vecchie annotazioni. 

Una monaca benedettina di Pavia, d'anni 30^ verso la metà 
di genajo del 1838 cominciò a sentire un leggiero dolore di 
testa, il quale andò nei giorni seguenti sempre più aggravan- 
dosi senza che ella assegnasse mai al medesimo